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The Oral History: Harvest, 1972

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Neil Young: Alla fine del tour [acustico del 1970-71, ndt] andai allo show televisivo di Johnny Cash […]. Oltre a me, alla seconda puntata c'erano James Taylor e Linda Ronstadt. […] Fu lƬ che conobbi il produttore discografico Elliot Mazer, con il quale andammo in studio a provare alcune versioni delle canzoni nuove. C'era anche Tim Drummond, che mise su una grande band insieme a Kenny Buttrey, John Harris, Ben Keith e un altro chitarrista che suonò cose gustose come gli armonici di “Heart Of Gold”. Il sound di questa band era fantastico. James e Linda vennero ad aggiungere dei cori; James suonò addirittura il banjo su “Old Man”. Questa seduta di registrazione segnò un inizio importante per Harvest. Qualche settimana dopo ero a Londra a registrare “A Man Needs A Maid” e “There's A World” con la London Symphony Orchestra, prodotte e arrangiate da Jack Nitzsche. Dopo averle ascoltate […] Jack disse: “Credo sia un po' eccessivo”. Sapevamo che era un'esagerazione m...

The Oral History: After The Gold Rush, 1970

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Neil Young : Di nuovo a Topanga [dopo il tour dei Crazy Horse del 1970, ndt], a casa mia venne Dean Stockwell con una sceneggiatura intitolata After The Gold Rush. L'aveva scritta insieme a Herb Berman e voleva sapere se potevo occuparmi della musica. Lessi la sceneggiatura e la tenni per un po'. In quel periodo stavo scrivendo tantissime canzoni. Alcune sembrava adattarsi perfettamente alla storia. La canzone “After The Gold Rush” fu scritta per accompagnare il protagonista del film mentre trasporta l'albero della vita attraverso Topanga Canyon diretto all'oceano. […] Era un po' demenziale, non certo la classica storia hollywoodiana. Io ero davvero preso. Evidentemente allo studio non piacque perchĆ© non se ne fece nulla. Continuai a registrare quasi tutto l'album nello studio che avevo costruito in casa. Ralphie [Molina dei Crazy Horse, ndt] e Greg Reeves erano la sezione ritmica, Nils Lofgren era soprattutto al pianoforte ma in una canzone anche alla chitar...

The Oral History: il tour e il disco inedito dei Crazy Horse, 1970

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Neil Young: Facemmo un tour per club quando iniziammo – tutto ciò che avevamo era il mio Deluxe, il piccolo ampli di Billy e il Bandmaster di Danny – veramente poca roba. Nessun grosso staff. Nessuna agitazione. Stavamo nel camerino a fumare per poi salire e suonare “The Losing End”, “Cinnamon Girl”, “Everybody Knows” e “Down By The River” oppure “Cowgirl In The Sand” – mai tutte e due insieme, perchĆ© pensavamo non fosse una buona idea suonare cosƬ tanto in un solo set. [1] Mi ricordo Danny che faceva “Look At All The Things”. ƈ un peccato che a quei tempi lui non cantasse un numero maggiore di canzoni sue. […] Io facevo cinque o sei canzoni in acustico, poi veniva fuori il Cavallo e scuotevamo il locale a suon di rock. […] A metĆ  del 1970, al Santa Monica Civic ci fu lo show finale dell'ultimo tour dei Crazy Horse insieme a Danny. […] In quel tour ci esibimmo anche al Fillmore East e di recente ĆØ stato pubblicato un cd che documenta quei concerti all'interno della Perfo...

The Oral History: Everybody Knows This Is Nowhere (1969)

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Neil Young: Dopo gli Springfield […] il problema era che avevo bisogno di una band. Incontrai quei tre ragazzi che erano, per me, i Rolling Stones americani. Non ho mai avuto una serata storta finora con i Crazy Horse. [7] Cominciavo a pensare a quanto fosse divertente suonare con una band: non essere in una band ma suonare con una band, in cui io avrei potuto dirigere la musica e interagire con altri musicisti. Ero stanco delle sovraincisioni. […] Cantare dal vivo in studio fu l'ostacolo successivo da superare. […] Poco dopo l'uscita del primo album Neil Young, ricordo che al Topanga Center incontrai Billy Talbot e Danny Whitten dei Rockets […], li avevo conosciuti al Whisky di Hollywood. […] I Rockets avevano un sacco di amici, tra cui la musicista e cantautrice Robin Lane. Ricordo che era la ragazza di Danny […]. Mi sentivo sempre estremamente a mio agio quando improvvisavo da Danny, Billy, Ralphie, Robin e dai loro amici. […] A un certo punto suggerii di usare il nome ...

The Oral History: Neil Young (1968)

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Neil Young: Quel periodo della mia vita fu meraviglioso. Era tutto bello. Stava per partire la mia carriera solista dopo gli Springfield, oltre al bisogno di essere più indipendente e di cantare più canzoni mie. Ne avevo davvero tante. Avevo conosciuto [David] Briggs e stavamo progettando il mio primo album solista. Le canzoni venivano dal passato e dal futuro, erano quasi tutte sogni, niente di concreto: erano qualcosa da registrare, come ad esempio “Here We Are In The Years”, o per l'espressione di un anelito personale, come “I've Been Waiting For You”. Alcune erano un flusso di coscienza, come “The Last Trip To Tulsa”, senza un pensiero a priori che desse loro una forma. Erano solo canzoni. Allora non c'era molta pressione su di me per eguagliare qualcosa che avevo giĆ  fatto. Quello accadde dopo. Il limite era il cielo. Non avevo idea di cosa stava per succedermi.  […] Nell'agosto del 1968 io e Briggs iniziammo a lavorare insieme al mio primo album da solista....

Una vita sul palco: i live di Concertvault.com

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Sono tanti i concerti di Neil Young che i fan sperano di vedere pubblicati in veste ufficiale, all'interno della Archives Performance Serie o come uscite a se stanti. Tanto per fare un esempio, ci sono ormai trent'anni di Bridge Benefit Concerts negli archivi, pubblicati solo a sprazzi su alcune antologie uscite in esclusiva per iTunes. Young, con le sue innumerevoli formazioni e setlist, ha abituato il suo pubblico a tour sempre diversi, anno dopo anno; l'interesse per il suo repertorio live, in buona parte slegato al percorso discografico, è pienamente giustificato e in pratica costituirebbe, se fosse pubblicato tutto quanto (diciamo un disco live per ciascun tour), una discografia separata con canzoni celebri in molteplici versioni differenti e canzoni inedite altrove. Si può dire che Neil Young è tra i musicisti più bootleggati della storia, e questa ne è la ragione. Recentemente il sito Concertvault.com ha reso disponibili in streaming molti concerti (registrazio...

Quello che non ho: Archives Update (vol.1)

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Ultimo aggiornamento: 14-09-2015 Eccoci a tirare le somme del materiale discografico di Neil Young pubblicato intorno ad Archives Vol.1 1963-1972 , giusto per ingannare l'attesa del Vol.2... Nonostante la sua mole, il primo box set, uscito nel 2009 dopo una ventina d'anni di gestazione, ha tralasciato di contenere diverse cose allettanti (vuoi per necessità, vuoi per scelte non sempre comprensibili). Per essere precisi e avere una visione complessiva del periodo 63-72 (con netta prevalenza 66-72, ovvero dai Buffalo Springfield in poi) non basta la tracklist degli Archivi ma bisogna rintracciare pubblicazioni sparse, alcune in forma liquida (come i download a corredo del cofanetto bluray); soprattutto, però, il pensiero va alle tracce citate in Selected Tracks (il libro contenuto nel box) e ancora in mano alla squadra di Neil. Abbiamo fatto un lavoro di compilazione per stilare un elenco il più possibile esaustivo del materiale recuperabile (pescando tra release ufficial...