Featured Posts

Neil Young - Songs For Judy

Archives Performance Series #07. Il nuovo live inedito è tratto dai set acustici del tour 1976 e include 22 canzoni eseguite dal solo Neil alla chitarra e al pianoforte.

David Crosby - Here If You Listen

Quarto album in appena cinque anni, il nuovo sofisticato lavoro del membro più anziano di CSN&Y, accompagnato da numerosi ospiti, è un'altra prova della sua ritrovata creatività.

Neil Young Archives

Il sito web ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, album, film, inediti, foto, manoscritti, memorabilia, video, radio clips e tanto altro.

Neil Young - Roxy: Tonight's The Night Live

Il nuovo live d'archivio è la testimonianza del celeberrimo tour del 1973 con i Santa Monica Flyers, una selezione dai concerti inaugurali del Roxy Club di Los Angeles.

Neil Young + Promise Of The Real - Paradox

L'ultimo esperimento è un "pastiche" cinematografico surreal-western a base ecologista, più relativo soundtrack che mischia brani live, jam, cover e strumentali.

domenica 7 aprile 2019

The Oral History: Oceanside Countryside (inedito, 1978)


Neil Young: Quando andai alla Reprise per proporgli Oceanside Countryside, ad ascoltare c'erano Mo Ostin e Lenny Woronker. Mi fidavo dei loro gusti musicali, allora come oggi. Per molti anni i loro pareri sono stati molto importanti.
Oceanside Countryside era un album verso il quale avevo ottime sensazioni. Era un disco piuttosto personale, costituito per la maggior parte di canzoni acustiche senza basso o batteria. Lo realizzai a Fort Lauderdale, suonando da solo, cantando e sovraincidendo qualche strumento acustico. Ero da solo, e andai poi al Triad Recording Studio per sistemare le nuove canzoni. Ne avevo sette, comprese le sovraincisioni che avevo fatto su "Pocahontas", registrata in precedenza all'indigo Ranch di Malibu. Quella versione è poi finita su Rust Never Sleeps.
Dopo i Triad mi recai a Nashville e registrai ai Crazy Mama's (gli studios di JJ Cale) insieme a Rufus Thibodeaux (voilino), Ben Keith (dobro), Karl Himmel (batteria) e Joe Osborne (basso).
Era la prima volta che registravo con Joe Osborne e lui era magnifico. Un grande feeling. E' un musicista leggendario. Sono lieto di averlo potuto sentire. In un giorno facemmo tutte le tracce, mixate e completate. Con noi c'era anche Bobby Charles, l'autore di "See You Later Alligator" e "Walkin' On New Orleans", solo per citarne due. Rideva e scherzava dalla sala controllo, facendo la parte del Mago. Registrammo anche una delle sue bellissime canzoni, "You'll Always Live Inside Of Me". La diedi a Bobby per il suo disco.
Il risultato di queste registrazioni era appunto ciò che portai con me alla Warner Bros a Burbank. Ascoltandolo, loro dissero che le canzoni erano buone ma si sentiva la mancanza del basso e della batteria nelle sette canzoni acustiche, e mi chiesero di considerare di farle con una sezione ritmica per farle suonare più come un disco che non come una demo. Diedi loro ascolto.
"Ok. Posso andare a Nashville e fare qualcos'altro lì. Sarà divertente", dissi. E così feci. Registrai anche qualche altra canzone ai Woodland Studios di Nashville. Il risultato di quel viaggio fu l'album Comes A Time. So che a molte persone è piaciuto... ma non era Oceanside Countryside.
Ieri, ascoltando Oceanside Countryside in auto insieme a John Hanlon, ho bevuto una birra e fumato un po' d'erba. L'ho riascoltato per la prima volta dopo quarant'anni. Quell'album è così libero e aperto, sgombro dalle sezioni ritmiche sovraincise a Nashville... Era vivo, respirava, con tutti gli spazi del mondo. Le chitarre acustiche che avevo strutturato ai Triad si sentivano tutte, nei miei mix originali, così come le avevo concepite in origine. Ascoltarlo mi ha fatto stare bene.
Rimasto inalterato e inascoltato per quarant'anni da quando lo realizzai a Fort Lauderdale, l'album era un soffio d'aria fresca. Era un disco vero, completo. Ascoltarlo mi ha fatto levitare e mi sono sentito appagato. Potevo vedere i volti del Countryside nella mia mente: quei fantastici musicisti. Ha un sound e un sentimento incredibilmente veri. Sono felice di condividerlo con voi molto presto.

Fonte: NYA
Traduzione: MPB, Rockinfreeworld

mercoledì 20 febbraio 2019

The Oral History: Landing On Water (1986)


Young: Avevo bisogno di un cambiamento radicale. Volevo vedere cosa sarebbe successo, cosa sarebbe venuto fuori negli studi di L.A., che tipo di disco avremmo fatto, come lo avremmo fatto. Le voci di quell'album sono piuttosto deboli perché sono state tutte sovraincise. Anche i demo furono sovraincisi, perché le tracce originali furono sovraincise sulle tracce sincronizzate. Non fu un'idea di Danny [Kortchmar]. La colpa fu mia. Avevo quest'idea, volevo vedere cosa ne usciva. Era come un ritorno nella creatività in studio. Ne avevo persa un po'. Landing On Water fu l'inizio – o la fine, dipende da come la vedi. Volevo solo provare qualcos altro, rompere di nuovo... Mi sentivo di morire. Sentivo che se non avessi fatto qualcosa, l'avrei perso. Qualcosa doveva svegliarmi. Quando feci Landing On Water cominciai a funzionare nel verso giusto. Non avevo abbastanza forza per sollevare la chitarra sopra la spalla, ero tutto un dolore, abbassare e alzare le braccia, dolore alla schiena e alle gambe. Era tipo la sindrome post-polio o qualcosa di simile. Ma la superai grazie agli esercizi. Fu l'inizio della mia ricostruzione fisica. Rese la mia musica più aggressiva. Landing On Water fu un esperimento. Ha i suoi punti alti e passi. […] Siamo onesti. Se dovessi dare a qualcuno uno dei miei dischi, non credo che gli darei questo. [1]

Young: Ho combattuto per far uscire ciò che volevo. Penso che molta di questa pressione sia finita nel disco. Le canzoni sono state scritte mentre cercavo di comporre l'album, sempre con reazioni negative da parte della compagnia. Mi sono dovuto battere negli ultimi quattro o cinque anni su un livello artistico, il che mi ha esaurito, ma mi ha anche dato una rinnovata energia. Essenzialmente per cinque anni ho composto, stilisticamente, dei concept album, e ora mi sento proprio di voler fare del rock 'n' roll. Me ne sono allontanato a lungo, così non è finito per annoiarmi. Sono otto anni che non suono del rock, così nell'ultimo anno sono andato in palestra per irrobustirmi, perché adoro fare rock. Con i Crazy Horse posso suonare la mia chitarra, divertirmi e volare. Ecco, per quanto mi riguarda, cos'è il rock 'n' roll. [4]

Niko Bolas: Landing On Water è una gigantesca sovraincisione in presa diretta. Neil voleva usare i demo che aveva registrato con la sua batteria Linn vicino al caminetto, suonando in acustico. Feci otto copie digitali di ciascuna canzone, e quello che fecero fu di suonare dal vivo sopra i demo. Quindi c'erano queste performance live sopra un cantante che non c'era. [1]

Danny Kortchmar: Veniva in studio, urlava per un po' al telefono con la Geffen, poi rientrava nella stanza con un sorrisone da mangiamerda e si fumava uno spinello. Non ho mai visto nessuno ingoiare la merda come ha fatto Neil. L'ha sconfitta del tutto. [1]

Steve Jordan: Molta gente pensa che Danny abbia fatto una sovraproduzione, ma non fu Danny, fu Neil. Neil voleva registrare in digitale, voleva usare il synclavier, e questo è il genere di roba che non contribuisce al rock 'n roll. [1]

Young: Quel disco fu come una rinascita, io che tornavo a L.A. dopo essermi appartato per così tanto. Stavo ritrovando nuovamente le mie radici rock & roll. E la mia risonanza da musicista. Qualcosa si mosse, come un orso che si risveglia. [2]
Non ho più suonato quelle canzoni ma è un disco interessante. Il presidente di una casa discografica europea mi disse che era il disco più claustrofobico che avesse mai sentito e io credo che sia interessante. Lo ascoltò nella sua Porsche ad alto volume. Sentì che era tutto intorno a lui. Fu quando incontrai Niko Bolas. Ci facciamo chiamare “The Volume Dealers” ancora oggi […]. [3]

“Hippie Dream”
Young:
L’ho scritta per Crosby. Ma poteva esserlo anche per me, o per tutti. È sugli eccessi dell’intera nostra generazione. Dagli hippie agli yuppie – voglio dire, è stata veramente un’evoluzione. [2]
È oscura, ma vera. Ho visto persone così intossicate che erano pronte per morire, volevano morire. Avevano mollato, persone con bellissimi sogni, che erano la visione della loro generazione. [4]
Joel Bernstein: Quando la ascoltai mi vennero i brividi. “Hippie Dream” è proprio un ritratto di David. Molto tagliente. [1]
Jordan: La suonammo talmente forte che ci fece male. [1]

“Pressure”
Jordan:
Ci serviva un'altra canzone e venne fuori “Pressure”. [1]
Young: “Drifter” e “Pressure” sono probabilmente le mie preferite. “Pressure” è la migliore. C'è Steve Jordan che urla un paio di volte. Campionai l'urlo e poi lo suonai al synclavier. Lo misi sull'ultima nota - “eeeeaaah!” La Geffen non voleva nemmeno far uscire il singolo. Troppa arte, non abbastanza compromessi. [1]

Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Rolling Stone 1988
[3] web, intervista di Noel Mengel 2008
[4] Ottawa Citizen 1986


giovedì 31 gennaio 2019

"Tuscaloosa sarà il prossimo". Neil Young parla degli Archivi, dei teatri e dell'hi-res


Cominciamo con la storia degli Archivi. Da dove ti è venuta l'idea di trasformarli in un sito web interattivo?
Be', ho cercato di realizzarli in bluray, anni fa. Il bluray era l'unico modo per ottenere la qualità audio che volevo e ha reso possibile altre cose, come mostrare gli artwork e le altre informazioni. A quel tempo la musica sui siti web suonava da schifo. Non volevo che la mia musica fosse conservata in quel modo. Quindi abbiamo deciso di sviluppare un servizio musicale in grado di sostenere l'hi-res audio (alta definizione) e abbiamo finito per creare il primo servizio streaming di quel tipo, il che è piuttosto figo. Le condizioni sono le stesse di Spotify e Apple. Lo puoi ascoltare sul tuo telefono, come gli altri, e la gente a un certo punto dice "wow, questo è molto meglio!"

Qual è stata la parte più difficile nel realizzare il sito?
Abbiamo trascorso molto tempo a sviluppare l'interfaccia per il bluray, ma non potevamo usarla per internet a meno di non avere il servizio streaming in hi-res. Questo ci ha aperto la porta per fare ciò che volevamo. Il progetto Archivi è iniziato quando lavoravo a Ragged Glory [1990]. Abbiamo lavorato a lungo per mettere insieme tutte queste cose, perché abbiamo conservato tutto. Abbiamo tenuto traccia di tutto. E' una cosa molto nerd da un certo punto di vista... La tecnologia è migliorata man mano. Il futuro per il suono della musica è semplicemente incredibile. Sta per arrivare il 5G. Ma anche senza il 5G, noi lo abbiamo fatto funzionare. [...] E' bello poter sviluppare una tecnologia che non richiede niente di particolare. Non hai bisogno di un lettore bluray. Non ti serve niente. Puoi sentirla direttamente dal tuo iPhone o Android.

Sei tentato di rimuovere la tua musica da Spotify e Apple, così che la gente sia forzata a sentirla in alta qualità sugli Archivi?
L'ho già fatto, ma poi l'ho rimessa. E' lì che la gente va ad ascoltare musica. Io voglio che la gente ascolti la mia, non importa cosa devono fare per averla. Io sto solo cercando di dar loro qualcosa di più, ma allo stesso prezzo, perché la musica è sempre musica. Non è che l'hi-res dovrebbe costare il doppio. Dovrebbe essere una scelta della gente. Cos'è che vuoi? Se ti vanno bene gli mp3, tieniti gli mp3.

Ti senti frustrato dal fatto che alla gente non importi della qualità audio della musica e sia felice di usare Spotify o persino Youtube?
No, assolutamente, non lo sono. A frustrarmi è il fatto che la musica abbia subito un peggioramento della qualità, a cominciare dal cd per poi diminuire ulteriormente con l'mp3 e lo streaming. E' peggiorata al punto che la qualità di certe cose equivale a quella di un giocattolo Fisher Price. [...] L'hi-res è la versione digitale di un buon disco in vinile. E' una grande cosa per l'arte.

Come cresceranno e si amplieranno gli Archivi nei prossimi mesi e anni?
Di certo non ci rinuncerò. Faremo tutto ciò che potremo per mettere a disposizione la qualità alla gente che la vuole. Ci sono tante cose pronte. Sicuramente li avrai visti, non è qualcosa che trovi spesso. Puoi davvero visitare un museo, un archivio, e passeggiare tra gli schedari, cercare le cose, scoprire le relazioni tra una cosa e l'altra. Trovi i manoscritti dei testi e i video che non abbiamo mai pubblicato. Trovi parti di progetti non abbastanza lunghi per essere pubblicati, ma che erano validi. Trovi la storia dietro ognuna di quelle creazioni, il contesto dell'epoca e della musica. E' un progetto che vorrei far sentire davvero alla gente. E' per questo che sono ancora qui. Perché ho fatto delle canzoni che la gente ama ascoltare. [...]

Nella timeline degli Archivi ho visto i posti già occupati per Chrome Dreams, Homegrown, Boarding House, Toast e una manciata di altri album inediti. Saranno mai disponibili sul sito?
Stiamo lavorando attivamente su molti di questi proprio ora, siamo nelle fasi della post-produzione e del mastering finale. Ognuno di essi richiede tempo, perché è una cosa speciale, e ce ne prendiamo cura davvero per assicurarci, prima di assemblarlo, di avere le tracce originali alla miglior qualità possibile. Abbiamo tutti gli artwork che erano stati creati allora per quegli album. Il nostro obiettivo è cercare di farne uscire tre o quattro all'anno, perché ne abbiamo davvero tanti. Vogliamo trattare ciascuno di essi come merita. Ognuno deve avere il suo momento, perché è quello il modo in cui sono stati creati.

Archives Vol.2 uscirà anche in cd o avrà solamente una vita digitale?
Archives Vol.2 sarà un classico box set in cd che potrete ascoltare, e che conterrà un libro, molto figo. Contiene tante fotografie. E' fantastico. Se ti piace possedere la tua musica e portarla con te in cd, va bene. Io personalmente amo più i files, oggi. Con i files non sei vincolato al lettore cd. Puoi sentire ciò che sentiamo in studio. E' questo quello che voglio. E' buffo. L'edizione deluxe, prima, erano i bluray e sappiamo tutti che quei box sono fantastici, ma sono davvero una reliquia. Sono già parte di un'altra epoca. [...]

Hai fatto diversi concerti recentemente per gli abbonati agli Archivi. Com'è stato, dal tuo punto di vista?
Grandioso. Sono in tour adesso e sto andando al teatro proprio ora. Il tour per teatri è una piccola cosa rispetto a quello che faccio abitualmente. Voglio solo suonare nei teatri e dimenticarmi delle grandi città. E' bello, nelle grandi città, ma... A Minneapolis ci sono quattro teatri incredibili. Suono in tutti e quattro. Vado da uno all'altro. E sono teatri bellissimi. Sono i veri protagonisti dello spettacolo. Sono stati costruiti negli anni Venti e Trenta, mi pare. Hanno quasi 100 anni. E' come la storia. Sono palazzi costruiti per l'arte. [...] Se vai in questi posti e condividi l'esperienza su NYA, con la gente che ama l'hi-res, gli archivi, segue queste cose... è il mio modo di fargliele avere. E' un gesto verso persone che mi hanno sostenuto, in certi casi, lungo 50 anni. [...] Mi piace ancora quello che faccio e voglio farlo sempre meglio. [...]

Pensi che i giorni dei lunghi tour per stadi siano finiti per te? Farai solo piccoli tour per teatri e occasionalmente dei festival?
Non so dirlo. Ora mi sento di fare questo. Questi tour sono ottimi per me. C'è un target sempre diverso, tutto cambia ogni volta. Non voglio chiudermi in una scatola e dire "non voglio fare questo" o  "non voglio fare quello". Voglio fare tutto ciò che mi sento di fare. Perché se ho le canzoni posso andare là fuori a fare rock e divertirmi. Se la gente mi vuole ascoltare, verrà a vedermi. Mi piace fare gli show più grandi ogni tanto, ma se ne facciamo uno così grande dobbiamo farne anche altri cinque o sei a supporto, prima. Una volta là, suoniamo. Ci scateniamo. Ci lasciamo andare, sul palco. Tutti se lo meritano.

Sei eccitato per i concerti con i Crazy Horse a Winnipeg che farai tra poco?
Sì. Sarà divertente. Stavo parlando con Ralph [Molina] delle canzoni che potremmo fare, e non vedo l'ora. Non c'è niente di meglio che ritrovarsi e suonare insieme.

Ci sarà Nils Lofgren alla seconda chitarra?
Sì. Nils ha suonato su After The Gold Rush e su tutti i miei primi album. Avere i giocatori originali mi dà un sacco di materiale da cui attingere.

Stai lavorando a un nuovo album in questo momento?
No. Ora non riesco a metterci mano. Sto scrivendo delle canzoni, ne ho fatte alcune molto interessanti, credo, dal mio punto di vista. Non so in quale direzione sto andando. Vado e basta. Quando arriverà sono sicuro che lo saprò, ma al momento non lo vedo ancora all'orizzonte.

Quale sarà la prossima uscita degli Archivi? Il live Odeon/Budokan del 1976 con i Crazy Horse?
Quello è pronto. Avrebbe dovuto uscire in circa sei settimane, ma poi ho trovato qualcos'altro che volevo far uscire prima. Odeon/Budokan è pronto, ma Tuscaloosa sarà il prossimo.

Che cos'è?
E' un concerto del periodo subito dopo Harvest e prima di Tonight's The Night. E' affilato, se vuoi il mio parere. E' come quelle canzoni dolci con un lato tagliente. E' un trip essere di nuovo a Tuscaloosa, Alabama, e cantare quelle canzoni da Harvest e da Time Fades Away, che stavamo proponendo prima che l'album uscisse. L'ho trovato e mi sono sentito subito coinvolto. L'intero spettacolo è fantastico, così l'ho messo insieme con [l'ingegnere del suono] John Hanlon. Sarà il nostro prossimo disco. Poi faremo l'altro e, dopo ancora, gli altri. Sono così tanti che cambio idea continuamente. E' bello. E' bello poter cambiare idea.

Dimmi com'è per te scrivere il Times Contrarian. Immagino che applicherai molte lezioni apprese da tuo padre [Scott Young].
Mi piace molto scrivere per il giornale perché lui era un giornalista. Abbiamo molta libertà e nessuna scadenza. Non ci importa di avere dei titoli sensazionali. Cerchiamo di fare con quello che abbiamo, mentre il progetto va avanti. Possiamo scrivere di tutto ciò che vogliamo, non ci sono pressioni. Quello che scrivi viene inserito nella colonna e resta lì finché non scrivi qualcos'altro. L'abbiamo fatto a nostro modo. Mi diverto un sacco, nel farlo.

E non ci sono filtri tra te e i tuoi fan. Parli con loro direttamente, e loro con te.
Nessun filtro. Abbiamo le lettere alla redazione. [...] Tu scrivi una lettera e se questa mi dà degli stimoli io rispondo. Anche se qualcuno semplicemente parla di qualcosa a cui tiene, io la pubblico e la commento. Qualche volta qualcuno mi fa innervosire, e posso parlarne con loro, sul perché pensano che manchi qualcosa, sul perché siamo diversi. E' una bella cosa. E' una conversazione diretta con le persone che amano la musica e ne prendono parte.

Per concludere, stanno facendo il concerto per il 50° di Woodstock. Vorresti suonarci?
Non lo sapevo. Andy, tu sì che sei avanti!

Traduzione: MPB, Rockinfreeworld

venerdì 18 gennaio 2019

The Oral History: Old Ways (1985) e il tour con gli Int. Harvesters (1984-85)


Neil Young: Andai a Nashville [nel 1983] a registrare un album intitolato Old Ways. Anche quello non piacque [alla Geffen]. Non lo feci uscire. Poi feci un altro album a Nashville [nel 1984] e intitolai anche quello Old Ways. A me piaceva. Loro lo odiavano. Lo pubblicarono ma lo sabotarono, esattamente come i miei due album precedenti. Non li avevo sostenuti perché non erano un successo al botteghino. [8]
[David Geffen] voleva che io facessi merdate che non volevo fare. Così ho detto, “Pagatemi di meno e lasciatemi fare quello che voglio.” Non mi interessavano tutti quei soldi. […] Non servì a niente. […] Voglio che la casa discografica creda in me. Ecco cosa mi piace della Warner Bros. Dovunque io vada nel mondo, loro ci sono. È una compagnia grande. Loro sanno convivere col fatto che potrebbero pagarmi milioni di dollari per un album che ne guadagnerà centomila – se succede, pazienza. Vai in una compagnia piccola, succede questo, li distrugge. Ti senti responsabile. E io non voglio. [1]

Joel Bernstein: Ricordo quando fece ritorno dalla casa di Willie [Nelson]. Sembrava letteralmente Charlton Heston dopo essere sceso da una montagna. Io feci, “Neil, cosa ti ha investito?” Aveva visto la luce. [1]

Elliot Roberts: C'era un nuovo Neil ogni anno. E noi cancellavamo tour a destra e a manca in quel periodo, che era un'altra cosa che agiva contro di noi. Non solo non sapevi cosa Neil stava per fare, ma non sapevi nemmeno se lo avresti avuto a disposizione […]. Potevo tenere Neil fuori dal mercato, le fiere di paese hanno la bella caratteristica che nessuno sa che suonerai tu – e riuscimmo a fare un po' di soldi. Il successo alle fiere di paese fece molto bene a Neil. Il pubblico lo rispettava molto. Quindi lui diceva, “fanculo, non starò a fare dischi per la Geffen, girerò per fiere.” [1]

Young parlando di A Treasure (live 1985): Volevo catturare lo spirito di questa band che suonava insieme, la grandezza di questi musicisti […]. Volevo catturare il gioco di squadra della vera musica country, suonata da veri musicisti country. […] Mi dicevano che non importava quello che avevo fatto, tanto le radio country non lo avrebbero trasmesso, più che altro per via del mio stile compositivo. Avevo fatto uscire cose tipo “Southern Man” e “Alabama”, quindi culturalmente avevano tracciato una linea. Ma anche se non eravamo accettati dalle radio country, eravamo accettati dai musicisti country. […] Suonavano tutti “Southern Man” insieme a me. Non gliene fregava. Non era per quello. […] Se stai per fare qualcosa, lo devi fare fino alla fine. Devi avere i musicisti giusti, e non farli suonare in un altra maniera. Devi suonare con loro nel modo giusto per loro. […] A quel punto della mia vita, la gente che controllava quello che veniva trasmesso alla radio, come veniva trasmesso, era convinta che io sbagliassi nel fare ciò che facevo. […] Ma a me non fregava. Io lo facevo lo stesso. Quando sentirai questo disco capirai il perché. Forse adesso, 25 anni dopo, sarà in giro. Ma il fatto è che non è importante neanche questo. Perché c'era per me e per i musicisti, per chiunque vi abbia fatto parte. [5]
Il gruppo poteva imparare una canzone in mezz'ora, e potevamo suonarla la sera stessa. Non c'era niente che quei ragazzi non sapessero fare. Era una band che poteva suonare qualsiasi cosa e subito, non c'erano impedimenti. Era perfetta per me. [6]
Ho grande rispetto per le radici della musica country. Mentre crescevo in Canada era quello che ascoltavamo alla radio. Poi arrivarono i Beatles e ascoltammo quelli per un po'. […] Quindi ho sempre saputo che sarei tornato alla musica country, è sempre stata alle mie radici. Questi dischi furono registrati nel periodo in cui mi fecero causa per averli fatti, perché non pensavano che fossi veramente io. Io sento che questa musica è molto parte di me, parte di tutto il resto che deriva dalle sue radici. […] Alcuni dei dischi che ho fatto avevano come tracciato una linea tra me e parte dell'establishment della country music. Andammo alla Warner Music di Nashville e ci disse semplicemente... mi disse “non sarai mai trasmesso dalle stazioni radio country, non succederà mai”. Quindi, mi dissi, lo farò lo stesso, lo farò senza le radio country. E lo facemmo. […] Non era proprio un'atmosfera positiva quella in cui lavoravamo, ma sono stato comunque stimolato. […] Eravamo insieme a farlo, dentro queste particolari circostanze, e il pubblico ci amava, era fantastico suonare nelle fiere di paese, mostre, eventi in cui non avevo mai suonato prima. […] Questi musicisti sono stati, per me, tra migliori con cui ho suonato. Sapevano esattamente cosa fare, il modo in cui volevano farlo. Questo è il cuore del disco. Le mie canzoni erano veicoli per i musicisti. Ci sono state due versioni della band, la seconda con un diverso bassista e un diverso pianista. […] Il titolo A Treasure è venuto da Ben Keith, lo definì “un tesoro” dopo averlo ascoltato... ascoltammo il tutto e lui disse “questo è un tesoro”, e poco dopo lo abbiamo perso... mio fratello Ben, conosceva tutti, mi ha presentato tutta questa gente nel corso degli anni, ha prodotto queste cose con me mettendo insieme la band. Registrammo 85 concerti in circa un anno con gli International Harvesters. […] E' tutto dal vivo, dove questa band suonava davvero. [7]

Tim Drummond: [Neil] mi disse, “Puoi suonare un po' di quei giri di basso da due o quattro note come fa Bee Spears nella band di Willie [Nelson]?” Ora, per me Bee Spears è uno dei migliori bassisti al mondo – però risposi, “Be', posso, Neil, però quella è la ragione per cui me ne sono andato da Nashville. Mi sono stufato di suonare quella merda di basso. […] Tu non devi essere come Willie e Waylon [Jennings]. Loro vogliono essere come te – tu sei il nuovo fuorilegge in città. [1]

Elliot Mazer: Dissi a Neil due cose: a) non stava suonando la chitarra. Stava suonando come Waylon – la sua chitarra era appesa al fianco – b) le sue composizioni. Tutte queste canzoni zoppe che voleva registrare, “Are You Ready For The Country parte ottava”. […] Chiamai Neil e gli dissi, “Senti ho questo test pressing del singolo – c'è un piano scordato, il basso suona strambo, il mix è orribile.” Venne fuori che era l'effetto desiderato. [1]

Anthony Crawford: Rimasi lì una settimana senza suonare niente. Aveva una stanza piena di gente a sedere che aspettava i suoi comodi – gente come Waylon. Per me Waylon è il Neil Young della musica country, e Neil lo faceva aspettare. Una cosa odiosa. […] Voleva che cantassi queste parti difficilissime più e più volte, e alla fine dissi “fanculo”. Andava contro tutto quello che credevo fosse Neil, cioè il primo take, il feeling, l'intensità giusta. Non posso dire niente di positivo su quelle sessions. Molte bravissime persone furono coinvolte in una schifezza. […] Neil stava facendo un assurdo disco country. L'album faceva schifo in confronto a quello che era prima – cosa che mi disgustò. Sul primo Old Ways c'era un po' di personalità. Prendi questo e tutto ciò che hai è un manipolo di persone con un buon assegno. [1]

Drummond: Ne fui seccato. Avevano rovinato delle belle canzoni. Lo ascoltai una volta e poi lo gettai via. Penso che Neil stesse deliberatamente cercando di dare alla Geffen una porcata. [1]

Young: Il mio problema, quando facevo dischi in quel periodo, è che non avevo una casa discografica. Non avevo un supporto, quindi per ogni cosa c'era come un demone appollaiato sulla spalla. Avevo questo accento quando cantavo a quel tempo, che adesso mi dà fastidio. Mi gettai nella country music. È tipo uno squillo del telefono, perché non ebbi successo – non perché non fosse la cosa giusta da fare, ma non ero focalizzato nel modo giusto. Se avessi vissuto a Nashville – vissuto la musica, vissuto con quelle persone, scritto le canzoni e quindi fatte in quel modo... Ma era sempre, “hai questo tot di tempo per poterlo fare, devi farlo subito.” Molte cose mi disturbavano. Io ci provavo al massimo. Ma non mi importa cosa pensa la gente della mia musica country. Se non gli piace se la possono infilare su per il culo. Io non la ritengo nemmeno musica country – la penso come la musica fatta con Rufus e Ben […]. Solo perché c'è una steel guitar o un dobro, la gente pensa sia country. Penso che potrei fare buona musica con quei ragazzi, anche adesso. [1]

Elliot Roberts: Neil va a giornate. Se vede qualcosa al notiziario del mattino è capace di parlarne tutto il giorno – e una settimana dopo è tutto svanito. Lui non legge i giornali, non legge sul serio il Time o il Newsweek. Di solito è qualcosa in cui si imbatte – se guarda la tv e c'è un servizio speciale della CNN sulla Bosnia, Neil in due giorni vuole fare un disco e un concerto di beneficenza. O, se non ne sente parlare, lo può ignorare per sempre. […] Un minuto è un democratico di sinistra, il minuto dopo è un conservazionista. Non sai mai con quale Neil stai parlando. […] Era piuttosto offensivo che il Neil Young che aveva scritto “Ohio” simpatizzasse per Reagan – o, peggio, Nixon. Ma è così che si sentiva. […] Dovevo tenerlo lontano dalla stampa. Dicevo loro, “Neil non rilascia interviste! non rilascia interviste!” Lui le avrebbe fatte volentieri, ma ci avrebbe ucciso. [1]

Young: Elliot diceva, “Neil, questa cosa di Reagan, devi smetterla di dirlo in giro!” E io, “lascia che mi demoliscano, lasciami poter ricominciare tutto daccapo”. È un pensiero che mi conforta. Una lavagna pulita. […] Una volta Ellen Talbot mi disse, “Se passi da uno stile all'altro la gente non saprà a quale credere. Non sanno se sei te stesso o qualcun altro, e se lo fai troppo a lungo nessuno ti crederà più.” Io pensai che fosse molto astuto, era proprio vero. Una parte di me è come un attore – se non c'è qualcosa che succede direttamente nella mia vita, posso cogliere dalle esperienze intorno a me e poi, calandomi in qualcun altro, un altro personaggio, posso esprimere diverse sensazioni. E mi piace farlo. [1]

Il materiale di Old Ways lo hai preparato e registrato durante il tour solista di Trans. Quindi anche allora avevi in mente che non staresti rimasto in giro molto con il materiale di Trans.
Young:
Be', non proprio. Pensavo di restarci su quel materiale ma niente dura in eterno. Abbiamo iniziato Old Ways subito dopo Trans e prima di Everybody's Rockin'. Abbiamo registrato “Real Cowboys” e altre otto canzoni a Nashville e poi ho pensato, “ehi, ho voglia di metterci un po' di rock 'n' roll perché queste sono le cose di una volta. Voglio tornare alle radici, voglio tornare indietro”. Abbiamo fatto un paio di canzoni a quel modo e ci siamo fatti prendere la mano e abbiamo finito per fare un disco tutto così. A quel punto mi sono detto, “be' non è certo quel che voglio fare sempre, ma mi sembra qualcosa di unico, perciò facciamolo”. Questo era Everybody's Rockin'. Dopo sono tornato a Old Ways e mi sono detto che era quello che avevo voglia di fare. Ho presentato il disco e mi hanno fatto causa, dicendomi: “non sappiamo cosa stai facendo, abbiamo paura! Hai fatto Trans e poi Everybody's Rockin' e adesso vuoi fare un disco country! Noi vogliamo Neil Young!”. La cosa mi ha confuso perché io ho sempre pensato di essere Neil Young. […] Non credo capiscano che Old Ways è un vero disco di Neil Young, solo che ci sono i violini e la steel. Credo che Harvest, Comes A Time e Old Ways calzino l'un l'altro alla perfezione: la mia idea iniziale con Old Ways era proprio di farne un altro a quella maniera, diverso ma con lo stesso sentimento. Non sto cercando di cambiare il mondo, sto solo cercando di continuare a fare quello che faccio. E l'idea di fare un disco di rock 'n' roll prima o poi è interessante. Io seguo le canzoni, quando mi sentirò di tornare nell'arena lo farò in maniera da aiutare me stesso e la casa discografica. Il tutto a patto che io possa tornare a Nashville quando ne ho voglia e con qualsiasi tipo di musica. Posso continuare a suonare musica country con gli Harvesters. […] [La Geffen] ha una politica che va verso il pop, perciò da un punto di vista discografico con il country non riescono a fare un buon lavoro di promozione. La Warner Country di Nashville è venuta in soccorso della Geffen per promuovere il disco e spingerlo sul mercato degli Stati Uniti. Questo perché la Geffen si sentiva con le mani legate a presentare un disco così alle radio commerciali pop. Non è compatibile con le loro playlist e quindi in questo senso devo essere già più country che rock 'n' roll. Ma le stazioni rock 'n' roll non lo trasmettono perché è troppo country. Quindi se le stazioni country non lo suonano perché vengo dal rock 'n' roll, mi sa che devo aprire una catena radiofonica tutta mia. Il che non mi farà smettere di essere rockettaro: mi piace e quindi lo faccio. Ho un gruppo che può suonare entrambi i generi divertendosi. Non ci deve essere una linea di demarcazione, c'è parecchia gente che apprezza entrambi i generi. Sono le stazioni radiofoniche che li distinguono. Devi andare in un posto per sentirne uno e in un altro per ascoltarne un altro. Ma non deve essere così. [2]

Allora da Old Ways si può trarre la conclusione che qualche volta è meglio arrugginire piuttosto che bruciare? Che è meglio andarci piano?
Young:
Credo che in diversi casi sia meglio, se non parli di rock & roll. Se parli di rock & roll, è meglio bruciare. […] Il rock 'n' roll è come una droga. Non ne prendo molto di rock 'n' roll ma quando lo faccio, cazzo mi ci butto. Però non voglio farlo sempre se no mi uccide: non voglio cazzeggiare con questa musica, perché è davvero come una droga. Quando canto e suono rock 'n' roll sono al massimo delle mie possibilità: sto cercando di vibrare e di far succedere qualcosa, come se ci fosse qualcosa di vivo e visibile. E c'è anche nel country, ma in maniera diversa. C'è una sensazione molto intensa che si prova quando si è tra amici e si fanno considerazioni sul fatto che la gente lavora per vivere, che tutti hanno una famiglia e che quando le cose non vanno bene si aiutano. Quella è la differenza. Per sentirti davvero nello spirito rock 'n' roll devi bruciare quanto puoi finché non ti esaurisci. Poi ti riaccenderai un'altra volta: se facessi così ogni volta morirei, scoppierei. Perciò è un po' per volta, in modo da poterlo fare ancora quando avrò cinquantacinque o sessant'anni. Come Willie Nelson. [...] Rock 'n' roll significa abbandono senza remore, il rock 'n' roll è la causa del country e del blues. Country e blues sono arrivati prima, ma per non so quale ragione, la posizione rock 'n' roll in questa catena è indefinibile, dispersa. [2]

Non ti sembra strano cantare canzoni come “Once An Angel” e parlare della tua famiglia di fronte a dei ragazzi?
Young:
Se riescono a trarne qualcosa è un bene, e la scorsa notte è sembrato di sì. Anche se sono giovani, a molti di loro mancheranno un paio d'anni al matrimonio o ad avere una significativa relazione, e molti sono già sposati. Ci sono molte persone di età maggiore più indietro nell'arena, che non spingono per venire avanti, alcuni vengono perché per loro è storia – vedono qualcosa di cui hanno solo sentito parlare. [4]

A proposito di “Bound For Glory”
Young:
L'ho scritta su un piccolo computer nel retro del mio bus mentre stavo rollando una canna. L'ho scritta con un po' di fumo e un paio di birre. Il bus correva sulla strada e io ho battuto la canzone sui tasti e avevo nel frattempo la melodia in testa. È la mia preferita dell'album Old Ways. [3]

A proposito di “Misfits”
Young:
C'è un tono molto fantascientifico, tipo viaggio temporale, in “Misfits” ci sono diversi luoghi geografici, potrebbe essere tutto successo nello stesso momento. Tutte le scene in quella canzone potrebbero essere avvenute simultaneamente, eppure sono anche separate. È una cosa interessante... Non saprei, mi ci sono voluti solo pochi minuti per scriverla. Ho preso la mia chitarra elettrica una notte in studio, ero da solo, e l'ho alzata a volume veramente alto e ho iniziato a suonare, e l'ho scritta quella notte. Mi ci sono trovato. Buttata giù su un pezzo di carta. Cerco di non pensare alla canzone mentre la scrivo, cerco solo di scrivere. Cerco di non modificarla, perché l'editing è una forma di... ah... so che c'è una fonte dove proviene la musica attraverso te e le parole giungono attraverso te, e l'editing è qualcosa che fai su qualcosa su cui hai pensato. Se ci pensi e cerchi di farla uscire, allora puoi modificarla. Se non ci stai pensando e semplicemente ti lasci libero e la lasci fluire attraverso te, allora modificare è... ti prendi troppe libertà con l'editing. [4]


Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Musician 1985
[3] Contemporary Books 1986
[4] Melody Marker 1985
[5] Rolling Stone 2011
[6] Billboard.com 2011
[7] msnmusic.com 2011
[8] Neil Young, “Il Sogno di un Hippie” (2013)

domenica 13 gennaio 2019

The Oral History: Old Ways I (inedito, 1982) / Crazy Horse sessions (inedite, 1984)


Neil Young: Andai a Nashville [nel 1983] a registrare un album intitolato Old Ways. Anche quello non piacque [alla Geffen]. Non lo feci uscire. Poi feci un altro album a Nashville [nel 1984] e intitolai anche quello Old Ways. [3]

Elliot Mazer: Neil mi chiamò prendendomi totalmente alla sprovvista - “hey amico, facciamo un disco”. Ero un po' scettico, avevo sentito Trans e pensavo, “quest'uomo si è perso.” […] Gli piacque il sound [registrato in digitale] e come risultato Neil comprò centomila dollari di equipaggiamento Sony. [1]

Quando ti sei disilluso sul sound digitale?
Young:
Circa quando smisi di ascoltare i miei stessi dischi. Old Ways fu il primo. [1]

Inizialmente eri eccitato alla prospettiva?
Young:
Sì. Col digitale puoi fare cose che in analogico non puoi. Il digitale ha un grande controllo, è fantastico da manipolare. Sfortunatamente non stai manipolando quello che vuoi sentire, ma una cosa che ci somiglia. [1]

Perché non continuare a registrare in analogico?
Young:
Perché? Chi lo sentirebbe? Appena lo copi in digitale sparisce comunque... L'avrei fatto solo per compiacimento personale […] [1]

Young: C’era tutto un altro album, l’originale Old Ways, che la Geffen rifiutò. Era come Harvest II. Era un insieme tra i musicisti di Harvest e quelli di Comes A Time. Era stato fatto a Nashville in pochi giorni, fondamentalmente nello stesso modo di Harvest, ed era co-prodotto da Elliot Mazer, che produsse Harvest.
C’erano Harvest, Comes A Time e Old Ways I, che era molto più un disco alla Neil Young rispetto a Old Ways II. Questo è più un disco country – che fu l’immediata risposta dopo che mi citarono per suonare il country. Più cercavano di fermarmi, più io facevo. Solo per fargli vedere che nessuno può dirmi cosa devo fare. […] Ero così eccitato per quel disco. Spedii loro un nastro con otto canzoni. Li chiamai dopo una settimana perché non avevo sentito niente, e dissero, “Be’, sinceramente Neil questo album ci spaventa molto. Non pensiamo sia la direzione migliore per te da intraprendere.”
Avevano Peter Gabriel, quelle cose technopop, ed erano totalmente dentro quel genere di cose. Scommetto che mi hanno visto semplicemente come un vecchio hippy dei Sessanta che ancora cercava di fare musica acustica o roba così. Non mi vedevano come un artista, ma come un prodotto, e questo prodotto non coincideva coi loro piani di marketing. [2]

Tim Drummond: Neil era malato quando iniziò a fare Old Ways [le prime sessions] – il che è il segnale che sta per fare un buon disco. […] Non riusciva a credere, buttava fuori canzoni velocissimo. [1]

Elliot Mazer: La reazione fu, “interessante, ma difficile da vendere.” E successe il peggio. Eddie [Rosenblatt, della Geffen] chiamò Neil e gli dissero che l'album era “troppo country”. Neil quasi scaraventò il telefono fuori dalla finestra. Non lo avevo mai visto così incazzato, era fuori di sé. Quando tornai a casa avevo tipo undicimila chiamate di Eddie. È un uomo simpatico – non stiamo parlando di uno stronzo – e disse, “suppongo di aver rovinato tutto.” Io risposi, “a dir poco.” Quelle due parole, dire che era “troppo country”, misero fine alla loro relazione. [1]

Young: Quasi per vendetta consegnai alla Geffen Everybody's Rockin'. [1]

Mazer: Old Ways era un disco più personale, ma era ancora sorretto da un concetto - “sarò un cowboy, dirò che il rock 'n roll è merda”. È un concetto che passa sopra l'arte, e non va bene. E quando il concetto ne esce vuoto, sei in pericolo. [1]

Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Rolling Stone 1988
[3] Neil Young, “Il Sogno di un Hippie” (2013)


* * *

Larry Cragg: Neil si chiuse insieme al synclavier per settimane. Passò giorni solo a lavorare sul sound della batteria. [1]

Ralph Molina: Neil aveva il trip dello studio: doveva farlo suonare commerciale. Doveva ottenere questo suono possente di batteria. Non voleva avere suoni merdosi, era un'ossessione, voleva il sound di quelle nuove band con colpi potenti. [1]

Frank “Poncho” Sampedro: Mazer ci separò. Non ci vedevamo l'un l'altro, ci sentivamo tramite cuffie. Era una schifezza. […] Neil si alterò. Niente sembrava funzionare. Alla fine, l'ultimo giorno, aveva quel feedback in testa, guardò la sua chitarra e – bam! - la scaraventò contro il muro. Urlò, “il divertimento è finito! Tutti fuori! Tutti quanti a casa cazzo!” […] Fu un brutto viaggio quello di ritorno a casa. Non avevamo concluso niente. [1]

Young: Avevo sentito alla radio questo gran suono di batteria […] Oh, le sessions fecero schifo. Eravamo reciprocamente inibiti – ed eravamo tutti malati […]. Non so perché andammo a New York. Togliemmo gli Horse dal loro ambiente naturale. I Power Station... troppi dischi di successo sono stati fatti lì.
Finì con una gran delusione. Tutti quanti erano delusi e non facemmo niente per molto tempo. Perché non avevamo mai fallito così completamente. Era un periodo duro. Ero molto nervoso di mio in quegli anni – insomma, Briggs era stufo di me. I Crazy Horse avevano una bella patata bollente. Erano tutti seccati perché io registravo con altra gente. Tutti quanti erano seccati con me, ecco. [1]
Ogni volta il primo take non andava bene – ma non potevamo farlo meglio. Stavamo scazzando, facendo errori, ma quando capita e noi ci siamo dentro suona bene. Se però ci sono musicisti veri, tutto va a puttane. Le sessions saltarono. Finì proprio di botto e malissimo perché non avevamo mai fallito così totalmente, senza ottenere nulla. Dopo di quello i Crazy Horse non fecero niente per molto tempo. [2]

I concerti al Catalyst [di Santa Cruz] furono belli violenti.
Young:
Oh sì. “Violent Side” - vorrei che la canzone fosse stata pubblicata com'era venuta quel giorno – e in fondo esiste, ci sono i bootleg. La gente che la vuole sentire può sentirla. [1]
Quelle canzoni furono probabilmente l’ultima cosa valida che feci coi Crazy Horse. [2]


Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Village Voice 1989

giovedì 3 gennaio 2019

Pegi Young 1952-2019 : a unknown legend



Pegi Young, moglie di Neil fino al 2014, madre naturale di Ben e Amber Young, si è spenta il 1° gennaio 2019 a 66 anni, dopo una lunga lotta contro il cancro.

Pegi Young (vero nome da nubile Margaret Morton) è nata il 1° dicembre 1952. L'incontro con il futuro marito Neil Young avviene nel 1974 mentre lavora come cameriera in un locale della California, nei pressi del ranch di Neil, il quale racconterà l'incontro nella canzone "Unknown Legend" (1992, Harvest Moon). Si sposano nel 1978 e in quegli anni hanno due figli, Amber Jean e Ben, oltre al primo figlio di Neil, Zeke, avuto dalla precedente relazione con Carrie Snodgress. Per un caso inspiegabile, sia Zeke che Ben, pur essendo di madri diverse, sono affetti da paralisi cerebrale e questo complicherà le cose nella vita privata di Neil e Pegi. Astrid, invece, soffre di epilessia, ereditata da Neil.
Nei primi anni Ottanta, Neil e Pegi lavorano ai programmi specifici volti a poter comunicare con Ben, la cui malattia comporta un'impossibilità di relazionarsi al mondo esterno. Oltre a ispirare a Neil l'album Trans, questo porta la coppia a fondare nel 1986 la Bridge School, scuola che si occupa di fornire un'istruzione tramite programmi specializzati ai bambini affetti da handicap fisici e comunicativi. Il bisogno di fondare questo istituto deriva anche dal fatto che, quando gli Young ne cercano uno per Ben, non riescono a trovarne nemmeno uno. I concerti annuali di raccolta fondi, dal 1986 al 2016, hanno visto avvicendarsi sul palco tante star della musica americana. Oggi la scuola è riconosciuta a livello internazionale. Pegi siede nel consiglio amministrativo dal 1986 fino alla morte.
A fianco della Bridge School, Pegi contribuisce ad altri programmi e organizzazioni rivolti a persone con gravi disabilità, per esempio l'A.R.T. (Artistic Realization Technologies, organizzazione che promuove strade alternative per l'espressione e la creatività), l'Advisory Council for Lemelson Assistive Technology and Design Center (presso l'Hampshire College) e l'Alliance for Technology Access (organizzazione costituita da 43 comunità sparse per gli Stati Uniti che promuove l'uso della tecnologia come strumento di aiuto e autosufficienza).
Nel 2013, inoltre, Pegi entra nel consiglio amministrativo della Rainforest Connection, il cui scopo è prevenire la deforestazione e promuovere la fertilizzazione dei terreni.
Anche la musica ha una sua parte importante della vita di Pegi. Oltre a organizzare i concerti della Bridge School sin dalla prima edizione, dal 2000 Pegi Young accompagna Neil in alcuni suoi tour svolgendo il ruolo di corista. Nel 2007 inizia una carriera solista con un primo album registrato al ranch, che porta il suo nome, a cui seguono Four Deeds (2010) e Bracing for Impact (2011), portati in tour con la band Pegi Young & The Survivors (i musicisti sono Spooner Oldham, Rick Rosas, Kelvin Holly e  Phil Jones). Nel 2007, 2012 e 2013 si esibisce insieme a Neil al Farm Aid Benefit Concert (un'altra organizzazione benefica, questa volta pro-ambiente, fondata dal marito insieme ad altri importanti musicisti).
Pegi e Neil vivono in California, nel ranch di Neil, fino al divorzio della coppia, che avviene senza tanto clamore nel 2014 (Neil si accompagna poi a Daryl Hannah). La malattia di Pegi non è mai stata resa nota fino alla sua morte, ma è presumibile che nel 2016 (anno della sospensione del Bridge Benefit Concert) Pegi fosse già in cura.