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Neil Young & Stray Gators - Tuscaloosa 1973

Archives Performance Series #04. Il nuovo live inedito è tratto dal tour 1973 con la formazione originale di Harvest. 11 canzoni acustiche ed elettriche, solari e oscure, a cavallo tra il successo e il dolore.

David Crosby - Here If You Listen

Quarto album in appena cinque anni, il nuovo sofisticato lavoro del membro più anziano di CSN&Y, accompagnato da numerosi ospiti, è un'altra prova della sua ritrovata creatività.

Neil Young Archives

Il sito web ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, album, film, inediti, foto, manoscritti, memorabilia, video, radio clips e tanto altro.

Neil Young - Roxy: Tonight's The Night Live

Il nuovo live d'archivio è la testimonianza del celeberrimo tour del 1973 con i Santa Monica Flyers, una selezione dai concerti inaugurali del Roxy Club di Los Angeles.

Neil Young + Promise Of The Real - Paradox

L'ultimo esperimento è un "pastiche" cinematografico surreal-western a base ecologista, più relativo soundtrack che mischia brani live, jam, cover e strumentali.

mercoledì 5 giugno 2019

Neil Young & Stray Gators: Tuscaloosa (Reprise Records, 2019)




1. Here We Are In The Years (3:56)
2. After The Gold Rush (4:42)
3. Out On The Weekend (5:29)
4. Harvest (4:14) 
5. Old Man (4:17)
6. Heart Of Gold (3:48)
7. Time Fades Away (6:10)
8. Lookout Joe (4:59)
9. New Mama (3:01)
10. Alabama (3:50)

11. Don’t Be Denied (8:09)

Live 1973-02-05, Memorial Coliseum, University Of Alabama, Tuscaloosa

Quarto volume della Performance Archives Series, Tuscaloosa 1973 è uno dei live d'archivio da cui non si può prescindere. Fotografa gli Stray Gators, la band con cui Neil Young registrò Harvest, durante il tour immediatamente successivo al successo del 1972, il famigerato Time Fades Away tour da cui poco dopo Neil trasse l'omonimo album.
Chi ama il sound della parte elettrica di Harvest, denso e stratificato grazie alla pedal-steel di Ben Keith, al pianoforte di Jack Nietzsche, oltre al basso di Tim Drummond e la batteria di Kenny Buttrey, amerà alla follia anche Tuscaloosa. Abbiamo per la prima volta la resa elettrica della magica "New Mama", letteralmente da brividi (anche se a nostro parere sembra tagliata nella seconda parte), e la rara ma celeberrima "Alabama", qui resa nelle stesse modalità di Harvest, al punto da sembrare un alternative take dell'album. Possiamo ascoltare "Lookout Joe" finalmente nel suo contesto autentico, mentre "Time Fades Away" e "Don't Be Denied", anche se suonano molto simili a quelle che già conosciamo su Time Fades Away, riverberano di freschezza e potenza.
Il set elettrico in realtà costituisce il secondo tempo del disco, che si apre con due brani completamente acustici, "After The Gold Rush" forse nella sua versione live migliore mai uscita a livello ufficiale, e "Here We Are In The Years", gemma dell'album d'esordio del 69 che finalmente possiamo apprezzare in una versione spoglia, minimal, decisamente più younghiana.
Poi arrivano in fila quattro pezzi da Harvest, dove Neil suona l'acustica ma è accompagnato dalla band: "Out On The Weekend", "Harvest", "Old Man" e "Heart Of Gold". Anche in questa parte, i cultori dell'album si sentiranno a casa, per non dire che avranno la pelle d'oca.
Tuscaloosa è piuttosto breve, 11 canzoni. Sono state escluse per scelta "On The Way Home" e "The Loner". Peccato. Altre canzoni eseguite quella sera ("Southern Man", "Are You Ready For The Country?" secondo SugarMtn) pare non siano state registrate. Godiamoci questa affascinante fotografia, rigorosamente in un oscuro bianconero come suggerisce la classica cover, mentre aspettiamo ulteriore materiale (NYA Vol.2?) tratto da uno dei momenti più creativi e combattuti del nostro canadese.




mercoledì 22 maggio 2019

Words... and numbers. La popolarità di Neil Young nell'era di Wikipedia


Ormai da alcuni anni le classifiche musicali si basano non più solo sulle vendite vere e proprie, ma vengono calcolati anche gli streaming, per “dare una migliore idea del grado di popolarità” di un album o un artista. Ecco, il grado di popolarità è l'argomento di questo articolo. Non è certo un aspetto quantificabile scientificamente: i parametri che si possono scegliere sono molteplici e spesso in contraddizione tra loro.
Nello specifico, baseremo le nostre osservazioni sul numero di visualizzazioni delle pagine Wikipedia di artisti o band selezionati, diciamo otto più due ospiti... scelti ovviamente tra quelli che più stanno a cuore agli amici di Rockinfreeworld.com!
Esiste uno strumento che permette di confrontare tra loro fino a un massimo di dieci voci contemporaneamente. Il programma raccoglie dati dal luglio 2015 ma noi ci siamo affidati solamente agli ultimi dodici mesi, dall'1 maggio 2018 al 30 aprile 2019. E' possibile inoltre scegliere tra vari tipi di grafici: linea, barra, radar, torta, ciambella, area polare. I numeri che troverete qui sotto si riferiscono alle pagine en.wikipedia.org dei vari artisti presi in esame.
Al decimo posto troviamo Crosby & Nash con 33.957 visualizzazioni (una media di 2.830 al mese), mentre se cerchiamo Crosby, Stills, Nash & Young saliamo al quarto posto della nostra classifica con 681.534 visualizzazioni. I Crazy Horse vantano 125.494 visite in un anno alla loro pagina, ma molto meglio fanno i Buffalo Springfield (o meglio, i loro fans) con 525.682.
Del celebre quartetto CSNY, il meno seguito risulta Graham Nash; salendo troviamo Stephen Stills e più in alto ancora David Crosby. I tre insieme non raggiungono il numero che totalizza Neil Young da solo, 2.007.659 (con una media mensile di 167.305).

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A questo punto abbiamo provato a confrontare Young con altri due grandi della canzone americana, Bob Dylan e Bruce Springsteen. Pur essendoci solo quattro anni di differenza tra Dylan e Young e altri quattro tra il canadese e Springsteen, a volte sembra di parlare di tre generazioni differenti, vista la mole di capolavori usciti tra un esordio discografico e l’altro. Beh, nella nostra classifica stravince il Menestrello di Duluth, quasi a quota 3.500.000, che supera il Boss di circa un milioncino di contatti. Per completezza di informazione, Young è comunque davanti a Bob Seger, John Fogerty, Santana, Paul Simon, Grateful Dead… ma dietro a John Lennon, Paul McCartney, Elton John, Willie Nelson, Tom Petty…
Se sbirciate en.wikipedia.org/wiki, poi, relativamente agli album del nostro a vincere è Harvest (182.084 visite annuali), ma After The Gold Rush segue a breve distanza (170.000), poi Tonight’s The Night (111.725), Harvest Moon (109.717) e Rust Never Sleeps (106.559). Déjà Vu di CSNY si inserisce con 154.150.
Non è finita qui. Presi dalla curiosità, ci siamo avventurati tra le pagine Wikipedia di Neil Young nelle più svariate lingue. Ovviamente al primo posto c’è quella in inglese (2.007.659, come si diceva, con 5.500 visualizzazioni giornaliere), seguita dalla pagina tedesca (177.230) e inaspettatamente da quella italiana (144.423... sarà merito della nostra bellissima community?!). Poi francese, spagnola, giapponese e olandese.
Stupisce forse la russa all’ottavo posto, o quella in lingua araba al decimo posto, però qui ci piace segnalare che Harvest (sempre lui!) fu stampato in un considerevole numero di copie per quel mercato (in Libano, per l’esattezza). Bisognerebbe valutare il bacino d’utenza: ad esempio es.wikipedia.org/wiki/Neil_Young è sì quinta, ma non è un risultato eccezionale, considerato che ingloba quasi tutta l’America Latina; del resto, in quel mercato Young non ha mai avuto grossissimi successi, a parte quello discreto di Everybody Knows This Is Nowhere in Venezuela e Hawks & Doves in Messico.

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Altre curiosità? La pagina in lingua cinese è al diciassettesimo posto; ma potrete trovare tante altre lingue asiatiche, o il malgascio, o le varie lingue slave, oppure bretone, catalano, esperanto, thai,  latino… Spesso le notizie biografiche sono ridotte veramente all’osso; talvolta viene riportata solo la discografia (e non sempre completa), con errori, inesattezze e carenza di aggiornamenti.
La pagina italiana? Non è male, comprensiva di biografia e varie sezioni dedicate a vita privata, strumentazione, curiosità, discografia (con segnalazione di alcune cover in italiano), opere letterarie, riconoscimenti e onorificenze.
Non rimane che segnalare un paio di altre lingue nostrane, sardu e lumbaart. Ah, il campanilismo! In attesa di trovare altri modi per misurare la popolarità dello zio Neil, cerco una sua foto intento a mangiare scaglie di Parmigiano-Reggiano… giuro che se la trovo creo subito pr.wikipedia.org/wiki/Neil_Young!!!

Luca "Borderwolf" Vitali, Rockinfreeworld

domenica 28 aprile 2019

Trans oggi: la retrospettiva di Popmatters


Nel 1982 Neil Young si "dedicò a qualcosa a cui non si era mai dedicato": elettronica. Vocoders. Drum machines. Sintetizzatori. Testi a proposito di robot fascisti e "computer cowboys". Canzoni con titoli come "Samples And Hold" e "We R In Control". Lo ha registrato e intitolato Trans. Ha dato i nastri alla Geffen.
Il bizzarro progetto sarebbe stato il primo ad essere pubblicato dall'etichetta per cui aveva appena firmato.
Tra i fan casuali e gli ammiratori, l'album ispira generalmente più perplessità che ira. Risa imbarazzate sono la norma; commenti come "E dopo cosa farà?" sono tanto banali quanto privi di senso. Lo si guarda più come un astratto e largamente inspiegabile evento isolato - qualcosa che Neil fece negli anni 80 e poi si lasciò subito alle spalle - piuttosto che un album dotato di vita e respiro, un documento durevole, qualcosa che uno può ancora comprare nel 2010, esplorarlo e farsi una propria opinione.
Tra i critici di professione, la perplessità spesso ha subito comportato un rifiuto categorico. William Ruhlmann, su Allmusc, dà al disco 2 stelle su 5 e afferma il popolare verdetto: "Trans ha alcune buone canzoni... ma nella sua totalità è un'idea che proprio non funziona". Nel 1996 la MusicHoud Guide to Rock prosegue sulla stessa linea, accostando Trans al seguente Everybody's Rockin': "i più grandi fallimenti [di Neil Young] sono terribili coltellate a generi diversi".
Così, l'album è diventato uno sconsiderato punto di riferimento, insieme ad altri esperimenti bizzarri e pieni di sé di altri nomi importanti che Proprio Non Funzionano (vedi: Metal Machine Music di Lou Reed, Two Virgins di John Lennon, Self Portrait di Dylan). Ha perso la sua peculiarità. Se non è l'album più odiato di Neil Young, è di sicuro quello meno compreso.
Questo è un peccato. Perché è uno dei miei preferiti. E' un lavoro avvincente e singolare; è anche orecchiabile e - sì - sinceramente toccante, almeno in certi punti. Quindi lo difendo.
Lo ammetto: al primo ascolto, Trans può essere un po' stridente. E con "un po'" intendo molto, e con "stridente" intendo scioccante. Voglio dire - per citare una recensione online di un certo "Capn Marvel" - i suoi momenti sonori più selvaggi sono "così lontani dal personaggio, dal punto di vista stilistico e sonoro, da far pensare che il vero Neil Young sia stato rapito dagli alieni e che ci mandi le sue nuove canzoni usando una trasmittente satellitare nascosta nelle profondità del suo colon".
Per il pubblico, è sparita l'inconfondibile impronta di capisaldi folk-rock come "Old Man" e "Hear Of Gold", per lo meno in sei delle nove canzoni dell'album. Sparito è quel gemito familiare, oscurato - letteralmente obliato - da un arsenale di effetti vocali. Spariti anche i ritmi tranquilli folk (al loro posto incalzanti metronomi new-wave), la cadenzata vibrazione acustica, le piacevoli e sottili melodie di Harvest o Comes A Time.
La reinterpretazione di "Mr. Soul" dei Buffalo Springfield su Trans fa da testimone, che muta il riff originale stonesiano in un martellamento robotico. Oppure "We R In Control", dove un minaccioso giro di basso e il ronzio del sintetizzatore fanno da complemento a una delle performance vocali più da brividi di sempre. Young suona completamente posseduto su questo brano, la sua voce abbassata elettronicamente a profondità robotiche che svela un manifesto da incubo stile 1984.
"Controlliamo il cielo televisivo.
Controlliamo l'FBI.
Controlliamo il flusso di calore.
Noi prevarremo e
Eseguiremo.
La nostra.
Funzione."
Scorticate le qualità basilari umane, la canzone è all'estremo opposto di "Tell Me Why" - sul serio, suona più come i Devo durante un assurdo trip da acido, però funziona, perché è audace e melodicamente ricca e selvaggia; è drammatica senza scuse e assolutamente inquietante. Tratti che possono essere facilmente applicati ai lavori migliori e più toccanti di Young - per esempio "Will To Love", o all'altrettanto poco compresa (ed ugualmente sinistra) veglia funebre irlandese che è Tonight's The Night.
Trans, comunque, è diverso. Non ha niente, insomma, del Neil Young celebre negli anni '70 amato dalle radio. Al suo posto: tutte le varietà di "whizzer e twizzer e cose che fanno bwwooing! nella notte" (ancora Capn Marvel). Sì, Neil Young è stato rapito ma non dagli alieni. E' stato rapito da una mania del vocoder e da un'angosciante crisi familiare, la cui gravità è rimasta ignota anche ai fan più incalliti.
Nonostante le texture meccaniche e i freddi sintetizzatori programmati, Trans non è per niente privo di sentimento. Se fate attenzione scoprirete parte della musica più intensa e personale che Young abbia mai registrato, il suo cuore emotivo profondamente nascosto (ma mai compromesso) dal ghiaccio esterno di uno stile alla Kraftwerk.
Ma forse avete bisogno dei retroscena, prima.
Il figlio di Young, Ben, soffre di una grave paralisi cerebrale - è effettivamente incapace di parlare. La battaglia di Young per poter comunicare con Ben fu infinita e straziante e, nel 1982, lo portò a interessarsi alla tecnologia per manipolare le voci, come riflessione della sua incapacità comunicativa. Su Trans, il vocoder è lo strumento predominante, che pone la voce di Young dietro un impenetrabile e guscio di angoscia e non-umanità.
Nel lancinante brano centrale, "Transformer Man" [...], sopra una melodia piacevole e senza età, punta il dito esplicitamente verso la sua devastante barriera. La sezione ritmica staccata e sintetica complica l'iniziale calore della melodia e delle parole - entrambe diventano senza dubbio esplicite nell'esecuzione acustica dieci anni dopo per Mtv Unplugged.
"Così tante cose rimangono ancora da fare
Ma ancora non le abbiamo fatte...
Svelare i segreti.
Lasciaci buttar via le catene
Che ti trattengono."
Il testo della canzone, che si rivolge a Ben in seconda persona, è una toccante lotta contro quell'inabilità verso l'essenziale espressione umana. Ma le sue qualità sonore la ricreano in modo sorprendente. "Devi riuscire a capire, non puoi non capire le parole", ha detto Young della canzone, "e io non riesco a capire le parole di mio figlio. Prova a sentire questo." E io l'ho fatto.
In effetti Trans suona molto meno artificiale e ampolloso del rockabilly retrò che lo seguì subito dopo. "Fai un disco rock 'n' roll", lo supplicavano le masse. E otto mesi dopo Trans fu seguito da Everybody's Rockin' (1983), un nauseante scherzo di 25 minuti, tributo al rockabilly anni '50, e poi Old Ways (1985), un ugualmente scialbo omaggio al country-and-western.
Il paradosso, allora, è che queste escursioni di Young in stili che dovrebbero essere grezzi, terreni e familiari appaiono invece artificiali e pasticciate; quello che invece sembra il suo perplesso flirt con l'elettro-pop sembra invece sincero, emotivo e più diretto al confronto. Everybody's Rockin' abbraccia formule e cliché per il gusto dello stile. Trans forgia il suo personale percorso; anche se il suo stile è stridente, quantomeno valorizza profondità e sostanza.
Trans ha dimostrato, in anticipo ai suoi tempi, che la musica elettronica e la profondità emotiva non si escludono l'un l'altra. Né che debbano essere viste come impulsi in conflitto, anche se l'istinto predominante ci fa mettere James Taylor su un lato e i Kraftwerk sull'altro. Invece, questa giustapposizione centrale, tra la sincera emozione umana e la fredda texture elettronica - con le parole di Young, "dove di incontrano la chimica e l'elettronica" - può essere sorprendentemente potente.
In un'intervista televisiva del 1982, Young ha spiegato i suoi sentimenti sull'argomento:
"La musica elettronica è molto simile al folk per me... è un nuovo genere di rock - è così sintetico e anti-feeling che ha molto feeling... Quindi penso che questa nuova musica sia molto emozionale, perché è così fredda... Ho i miei sintetizzatori e i miei computer e non sono solo."
I lettori dell'epoca pensarono sicuramente che fosse impazzito, ma gli innumerevoli artisti che si dilettavano o proprio lavoravano nell'elettronica certamente lo capirono. Ben prima che i vocoder e le voci robotiche dei Daft Punk facessero da ponte paradossale all'amore e all'affetto umani e genuini ("Digital Love", "Something About Us"), c'era Trans - e in particolare "Sample And Hold" che sembra descrivere un servizio robotico disegna-il-tuo-partner. (I Flaming Lips hanno esplorato un tema quasi identico, anche se non in prima persona, su Yoshimi Battles And The Pink Robots del 2002, e in particolare "One More Robot/Sympathy 3000-21".) Prima della Beta Band unisse suoni folk e strumenti con ritmi e strutture elettroniche su The Three EPs del 1999 (i critici denominarono la fusione "folktronica"), c'era Trans. E prima che Bon Iver e Sufjan Stevens massacrassero i vocoders e le altre texture elettroniche in un folk-indie-pop, c'era Trans.
Gli echi dell'album nella pop music moderna sono tutto fuorché diretti e chiaramente definibili, ma sono durati nel tempo e ci sono davvero, e sono pertinenti a qualsiasi discussione su Trans e sul suo contesto musicale e culturale.
Come se non fosse sconcertante abbastanza, Young inspiegabilmente inizia ogni lato con una luminosa e fiorita canzone d'amore, assurdamente distaccate dai colori musicali e vocali delle tracce chiave. Completamente privi dei marchi di fabbrica di vocoder e sintetizzatori del resto di Trans, "Little Thing Called Love" e "Hold On To Your Love" - più il brano in chiusura, "Like An Inca" - furono registrati alle Hawaii nel 1981 per un progetto poi abortito intitolato Island In The Sun. E sono decenti sebbene siano canzoni pop tralasciabili - chitarra acustica, pedal steel, lussuosi cori; Young canta nel suo registro naturale e inalterato, e i testi sono freschi e dimenticabili come il loro titolo suggerisce. Fanno scaturire la semplice domanda: cosa cavolo ci fanno su Trans.
L'iniziale spiegazione dubbiosa di Young suggerisce che Trans era nato come concept album sull'evoluzione dall'uomo alla macchina; considerate l'iconica immagine di copertina, che mostra da un lato lo Young umano fare l'autostop e dall'altro un robot che lo mima dalla sua metà digitale. Se "Little Thing Called Love" funziona come il punto di partenza umano - il lato destro della copertina - allora "Computer Age" sembra una gentile iniziazione alle chiavi testuali e ai motivi musicali di Trans (in confronto al frenetico assalto di "We R In Control" e "Computer Cowboy"). Sebbene rigidamente governata da una martellante drum machine e dalla linea del sintetizzatore, la canzone è essenzialmente di stampo rock, abbastanza perché i Sonic Youth la scegliessero per l'album tributo del 1989; e non a caso, Young canta l'intero verso prima della trasformazione della voce al vocoder, che poi è dominante fino a quattro canzoni più in avanti, a "Hold On To Your Love".
Più tardi Young riconobbe che le tracce di Island In The Sun erano fuori posto su Trans - costituivano un primordiale tentativo di mascherare il cuore eccentrico del disco mutandolo in un progetto più accessibile ma molto meno integro. Come deduce Mark Prindle nella sua celebre recensione, questi brani convenzionali mancano totalmente dell'obiettivo e della visione che caratterizza i momenti più peculiari (e apparentemente male interpretati) di Trans; la blanda "Little Thing Called Love", per esempio, non fanno altro che rendere più brillante la melodia e il testo di "Computer Age" ("E io sto davanti a te / O non riusciremmo a vederci", canta Young in un tono altissimo, computerizzato, di nuovo richiamando il figlio Ben). E "Hold On To Your Love" non ha niente di "Sample And Hold", un bruciante tributo di 8 minuti all'amore robotico che vede alcuni dei più straordinari lavori chitarristici di Young dai tempi di "Southern Man".
La stranezza finale è che Trans è completamente conciliabile con il resto della carriera di Young. Quello che i critici più ostili all'album non hanno capito è che la prolifica produzione di Young (una media di circa un album ogni 18 mesi tra il 1969 e il 2011) ha sempre avuto come base progetti spontanei e disinibiti. L'immediatezza è la chiave – e se viene troppo misurata, prevista, costruita, sembra pensare Young, la musica perde il suo mordente; meglio procedere senza paura e in barba ai pericoli, e se questo provoca alcuni passi falsi lungo la via, per lo meno non si rimane rintanati al sicuro (vedi: Rolling Stones, Eric Clapton, gli occasionali compagni Crosby Stills & Nash).
Gli anni 80 ci mostrarono una successione a mitraglia di escursioni momentanee in diversi generi: nel trash-rock (Reactor), nell'elettronica (Trans), nel rockabilly (Everybody's Rockin'), nel country (Old Ways), nel synth-pop (Landing On Water), e nel blues (This Note's For You). Prima di questa controversa decade c'è Tonight's The Night del 1975 (registrato nel 1973), un tributo lancinante ad amici morti da poco, scritto per lo più in studio e registrato in take singoli durante alcune notti a base di tequila.
C'è Greendale del 2003, un'intricata opera rock a proposito di Dio-sa-cosa, e c'è Fork In The Road, un concept del 2009 derivato dall'avventura di Young di sviluppare una tecnologia per auto elettriche, e persino Harvest Moon del 1992, un magnifico e intenso disco di ballate folk che era seguito subito dopo al più feroce e feedbackiano tour dei Crazy Horse in più di un decennio (da cui Weld del 1991). Ricordo inoltre che “Ohio”, diventata un'icona di CSNY, fu registrata appena 11 giorni dopo il massacro alla Kent State (1970) di cui parla. Sulla stessa scia, Living With War del 2006 – un fiero e corale disco di protesta che punta il dito esplicitamente contro la guerra in Iraq – è stato scritto, registrato e pubblicato nell'arco di un mese.
Il punto è: la direzione particolare di Trans può essere anche estrema, o indubbiamente bizzarra. Il suo spirito – di avventura e sfizio, di impulso artistico carenato e disinibito – quadra perfettamente nel contesto di un artista che rifiuta di tenere sotto controllo le sue incarnazioni più impetuose. La tendenza ha causato talvolta la frustrazione delle masse, la mortificazione degli ascoltatori. Ma fa parte di quello che rende la musica di Young spesso eccitante, in 40 anni di carriera. Trans può essere il suo esperimento più intimamente intenso e strano. Nel mazzo dei tanti, è anche il jolly.
Il grosso fallimento di Trans, dunque, non risiede nella sua musica o nei suoi testi. Mente nella presentazione e nella promozione – non ne ha. Young fallì completamente nel portare il suo contesto personale a un pubblico indifferente. Combatté la confusione aggiungendo confusione: il sarcasmo inscrutabile, se non proprio privo di senso, di Everybody's Rockin'.
Si trovò anche in brutte acque dal punto di vista legale. Una causa da 3.3 milioni di dollari della Geffen Records seguì l'uscita di quel disco nel 1983. Secondo Geffen, la musica di Young era “diventata non rappresentativa dei dischi precedenti”. La vicenda gli si ritorse contro – più tardi il fondatore dell'importante etichetta si scusò per aver interferito con il processo creativo del suo cliente – ma essenzialmente fu l'espressione del sentimento comune tra il confuso pubblico del musicista: Neil Young alienò con successo i suoi ascoltatori verso un livello commerciale, e Trans sarebbe stato visto come il punto di svolta in questo processo.
Per questo disco, le spiegazioni arrivarono solo anni dopo, come spiegato nella biografia di Young, Shakey:
“Ecco di cosa parla l'album... È l'inizio della mia ricerca di una qualche interfaccia di comunicazione con una persona muta e gravemente handicappata... Ecco cosa cercavo di fare. E fu completamente frainteso.”
Se c'era una chiara connessione tra il Trans concepito da Young e il Trans pubblicato (e arrivato a tutte le altre persone), comunque, essa esisteva solo nella mente dell'artista. Durante la vana promozione del disco, Young propose a Geffen l'idea di un video musicale – qualcosa che tenesse insieme i due capi del disco, o al massimo che fornisse la controparte visuale alle strane e auditive sperimentazioni. Il video sarebbe stato ambientato in una stanza d'ospedale, dove si muovevano sciami di infermiere e dottori elettronici, che si struggevano per un preciso scopo: insegnare a un bambino come premere un bottone. La scena simboleggiava l'obiettivo centrale di Young: la ricerca di un mezzo di comunicazione per qualcuno che è privato delle comunicazioni più basilari, anche (anzi specialmente) se questo mezzo è completamente meccanico.
Il video, comunque, non fu mai realizzato. Mtv era ancora troppo nuova per dimostrare il suo potenziale commerciale, e Geffen si rifiutò di metterci i soldi – anche quando Young si offrì di spendere 200.000 dollari di tasca sua. Avrebbe fatto una differenza una scena di questo tipo? L'album fu bombardato e Young la prese male; la sua idea, così come la sua rilevanza personale, sociale, musicale, erano andate totalmente perdute nella traduzione.
In ogni caso sembra appropriato che questo album, così consumato da un incessante desiderio di rompere la barriera comunicativa, fu infangato a causa dell'incapacità (o della riluttanza) di Young di comunicare quel tema al suo perplesso pubblico. “È comunicazione”, scherzò più avanti il cantautore, “ma non funziona. E questo è anche mio figlio”. Forse anche Trans è questo. O forse dovrebbe esserlo. 

Zach Schonfield, popmatters.com
traduzione: MPB, Rockinfreeworld

domenica 7 aprile 2019

The Oral History: Oceanside Countryside (inedito, 1978)


Neil Young: Quando andai alla Reprise per proporgli Oceanside Countryside, ad ascoltare c'erano Mo Ostin e Lenny Woronker. Mi fidavo dei loro gusti musicali, allora come oggi. Per molti anni i loro pareri sono stati molto importanti.
Oceanside Countryside era un album verso il quale avevo ottime sensazioni. Era un disco piuttosto personale, costituito per la maggior parte di canzoni acustiche senza basso o batteria. Lo realizzai a Fort Lauderdale, suonando da solo, cantando e sovraincidendo qualche strumento acustico. Ero da solo, e andai poi al Triad Recording Studio per sistemare le nuove canzoni. Ne avevo sette, comprese le sovraincisioni che avevo fatto su "Pocahontas", registrata in precedenza all'indigo Ranch di Malibu. Quella versione è poi finita su Rust Never Sleeps.
Dopo i Triad mi recai a Nashville e registrai ai Crazy Mama's (gli studios di JJ Cale) insieme a Rufus Thibodeaux (voilino), Ben Keith (dobro), Karl Himmel (batteria) e Joe Osborne (basso).
Era la prima volta che registravo con Joe Osborne e lui era magnifico. Un grande feeling. E' un musicista leggendario. Sono lieto di averlo potuto sentire. In un giorno facemmo tutte le tracce, mixate e completate. Con noi c'era anche Bobby Charles, l'autore di "See You Later Alligator" e "Walkin' On New Orleans", solo per citarne due. Rideva e scherzava dalla sala controllo, facendo la parte del Mago. Registrammo anche una delle sue bellissime canzoni, "You'll Always Live Inside Of Me". La diedi a Bobby per il suo disco.
Il risultato di queste registrazioni era appunto ciò che portai con me alla Warner Bros a Burbank. Ascoltandolo, loro dissero che le canzoni erano buone ma si sentiva la mancanza del basso e della batteria nelle sette canzoni acustiche, e mi chiesero di considerare di farle con una sezione ritmica per farle suonare più come un disco che non come una demo. Diedi loro ascolto.
"Ok. Posso andare a Nashville e fare qualcos'altro lì. Sarà divertente", dissi. E così feci. Registrai anche qualche altra canzone ai Woodland Studios di Nashville. Il risultato di quel viaggio fu l'album Comes A Time. So che a molte persone è piaciuto... ma non era Oceanside Countryside.
Ieri, ascoltando Oceanside Countryside in auto insieme a John Hanlon, ho bevuto una birra e fumato un po' d'erba. L'ho riascoltato per la prima volta dopo quarant'anni. Quell'album è così libero e aperto, sgombro dalle sezioni ritmiche sovraincise a Nashville... Era vivo, respirava, con tutti gli spazi del mondo. Le chitarre acustiche che avevo strutturato ai Triad si sentivano tutte, nei miei mix originali, così come le avevo concepite in origine. Ascoltarlo mi ha fatto stare bene.
Rimasto inalterato e inascoltato per quarant'anni da quando lo realizzai a Fort Lauderdale, l'album era un soffio d'aria fresca. Era un disco vero, completo. Ascoltarlo mi ha fatto levitare e mi sono sentito appagato. Potevo vedere i volti del Countryside nella mia mente: quei fantastici musicisti. Ha un sound e un sentimento incredibilmente veri. Sono felice di condividerlo con voi molto presto.

Fonte: NYA
Traduzione: MPB, Rockinfreeworld

mercoledì 20 febbraio 2019

The Oral History: Landing On Water (1986)


Young: Avevo bisogno di un cambiamento radicale. Volevo vedere cosa sarebbe successo, cosa sarebbe venuto fuori negli studi di L.A., che tipo di disco avremmo fatto, come lo avremmo fatto. Le voci di quell'album sono piuttosto deboli perché sono state tutte sovraincise. Anche i demo furono sovraincisi, perché le tracce originali furono sovraincise sulle tracce sincronizzate. Non fu un'idea di Danny [Kortchmar]. La colpa fu mia. Avevo quest'idea, volevo vedere cosa ne usciva. Era come un ritorno nella creatività in studio. Ne avevo persa un po'. Landing On Water fu l'inizio – o la fine, dipende da come la vedi. Volevo solo provare qualcos altro, rompere di nuovo... Mi sentivo di morire. Sentivo che se non avessi fatto qualcosa, l'avrei perso. Qualcosa doveva svegliarmi. Quando feci Landing On Water cominciai a funzionare nel verso giusto. Non avevo abbastanza forza per sollevare la chitarra sopra la spalla, ero tutto un dolore, abbassare e alzare le braccia, dolore alla schiena e alle gambe. Era tipo la sindrome post-polio o qualcosa di simile. Ma la superai grazie agli esercizi. Fu l'inizio della mia ricostruzione fisica. Rese la mia musica più aggressiva. Landing On Water fu un esperimento. Ha i suoi punti alti e passi. […] Siamo onesti. Se dovessi dare a qualcuno uno dei miei dischi, non credo che gli darei questo. [1]

Young: Ho combattuto per far uscire ciò che volevo. Penso che molta di questa pressione sia finita nel disco. Le canzoni sono state scritte mentre cercavo di comporre l'album, sempre con reazioni negative da parte della compagnia. Mi sono dovuto battere negli ultimi quattro o cinque anni su un livello artistico, il che mi ha esaurito, ma mi ha anche dato una rinnovata energia. Essenzialmente per cinque anni ho composto, stilisticamente, dei concept album, e ora mi sento proprio di voler fare del rock 'n' roll. Me ne sono allontanato a lungo, così non è finito per annoiarmi. Sono otto anni che non suono del rock, così nell'ultimo anno sono andato in palestra per irrobustirmi, perché adoro fare rock. Con i Crazy Horse posso suonare la mia chitarra, divertirmi e volare. Ecco, per quanto mi riguarda, cos'è il rock 'n' roll. [4]

Niko Bolas: Landing On Water è una gigantesca sovraincisione in presa diretta. Neil voleva usare i demo che aveva registrato con la sua batteria Linn vicino al caminetto, suonando in acustico. Feci otto copie digitali di ciascuna canzone, e quello che fecero fu di suonare dal vivo sopra i demo. Quindi c'erano queste performance live sopra un cantante che non c'era. [1]

Danny Kortchmar: Veniva in studio, urlava per un po' al telefono con la Geffen, poi rientrava nella stanza con un sorrisone da mangiamerda e si fumava uno spinello. Non ho mai visto nessuno ingoiare la merda come ha fatto Neil. L'ha sconfitta del tutto. [1]

Steve Jordan: Molta gente pensa che Danny abbia fatto una sovraproduzione, ma non fu Danny, fu Neil. Neil voleva registrare in digitale, voleva usare il synclavier, e questo è il genere di roba che non contribuisce al rock 'n roll. [1]

Young: Quel disco fu come una rinascita, io che tornavo a L.A. dopo essermi appartato per così tanto. Stavo ritrovando nuovamente le mie radici rock & roll. E la mia risonanza da musicista. Qualcosa si mosse, come un orso che si risveglia. [2]
Non ho più suonato quelle canzoni ma è un disco interessante. Il presidente di una casa discografica europea mi disse che era il disco più claustrofobico che avesse mai sentito e io credo che sia interessante. Lo ascoltò nella sua Porsche ad alto volume. Sentì che era tutto intorno a lui. Fu quando incontrai Niko Bolas. Ci facciamo chiamare “The Volume Dealers” ancora oggi […]. [3]

“Hippie Dream”
Young:
L’ho scritta per Crosby. Ma poteva esserlo anche per me, o per tutti. È sugli eccessi dell’intera nostra generazione. Dagli hippie agli yuppie – voglio dire, è stata veramente un’evoluzione. [2]
È oscura, ma vera. Ho visto persone così intossicate che erano pronte per morire, volevano morire. Avevano mollato, persone con bellissimi sogni, che erano la visione della loro generazione. [4]
Joel Bernstein: Quando la ascoltai mi vennero i brividi. “Hippie Dream” è proprio un ritratto di David. Molto tagliente. [1]
Jordan: La suonammo talmente forte che ci fece male. [1]

“Pressure”
Jordan:
Ci serviva un'altra canzone e venne fuori “Pressure”. [1]
Young: “Drifter” e “Pressure” sono probabilmente le mie preferite. “Pressure” è la migliore. C'è Steve Jordan che urla un paio di volte. Campionai l'urlo e poi lo suonai al synclavier. Lo misi sull'ultima nota - “eeeeaaah!” La Geffen non voleva nemmeno far uscire il singolo. Troppa arte, non abbastanza compromessi. [1]

Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Rolling Stone 1988
[3] web, intervista di Noel Mengel 2008
[4] Ottawa Citizen 1986


giovedì 31 gennaio 2019

"Tuscaloosa sarà il prossimo". Neil Young parla degli Archivi, dei teatri e dell'hi-res


Cominciamo con la storia degli Archivi. Da dove ti è venuta l'idea di trasformarli in un sito web interattivo?
Be', ho cercato di realizzarli in bluray, anni fa. Il bluray era l'unico modo per ottenere la qualità audio che volevo e ha reso possibile altre cose, come mostrare gli artwork e le altre informazioni. A quel tempo la musica sui siti web suonava da schifo. Non volevo che la mia musica fosse conservata in quel modo. Quindi abbiamo deciso di sviluppare un servizio musicale in grado di sostenere l'hi-res audio (alta definizione) e abbiamo finito per creare il primo servizio streaming di quel tipo, il che è piuttosto figo. Le condizioni sono le stesse di Spotify e Apple. Lo puoi ascoltare sul tuo telefono, come gli altri, e la gente a un certo punto dice "wow, questo è molto meglio!"

Qual è stata la parte più difficile nel realizzare il sito?
Abbiamo trascorso molto tempo a sviluppare l'interfaccia per il bluray, ma non potevamo usarla per internet a meno di non avere il servizio streaming in hi-res. Questo ci ha aperto la porta per fare ciò che volevamo. Il progetto Archivi è iniziato quando lavoravo a Ragged Glory [1990]. Abbiamo lavorato a lungo per mettere insieme tutte queste cose, perché abbiamo conservato tutto. Abbiamo tenuto traccia di tutto. E' una cosa molto nerd da un certo punto di vista... La tecnologia è migliorata man mano. Il futuro per il suono della musica è semplicemente incredibile. Sta per arrivare il 5G. Ma anche senza il 5G, noi lo abbiamo fatto funzionare. [...] E' bello poter sviluppare una tecnologia che non richiede niente di particolare. Non hai bisogno di un lettore bluray. Non ti serve niente. Puoi sentirla direttamente dal tuo iPhone o Android.

Sei tentato di rimuovere la tua musica da Spotify e Apple, così che la gente sia forzata a sentirla in alta qualità sugli Archivi?
L'ho già fatto, ma poi l'ho rimessa. E' lì che la gente va ad ascoltare musica. Io voglio che la gente ascolti la mia, non importa cosa devono fare per averla. Io sto solo cercando di dar loro qualcosa di più, ma allo stesso prezzo, perché la musica è sempre musica. Non è che l'hi-res dovrebbe costare il doppio. Dovrebbe essere una scelta della gente. Cos'è che vuoi? Se ti vanno bene gli mp3, tieniti gli mp3.

Ti senti frustrato dal fatto che alla gente non importi della qualità audio della musica e sia felice di usare Spotify o persino Youtube?
No, assolutamente, non lo sono. A frustrarmi è il fatto che la musica abbia subito un peggioramento della qualità, a cominciare dal cd per poi diminuire ulteriormente con l'mp3 e lo streaming. E' peggiorata al punto che la qualità di certe cose equivale a quella di un giocattolo Fisher Price. [...] L'hi-res è la versione digitale di un buon disco in vinile. E' una grande cosa per l'arte.

Come cresceranno e si amplieranno gli Archivi nei prossimi mesi e anni?
Di certo non ci rinuncerò. Faremo tutto ciò che potremo per mettere a disposizione la qualità alla gente che la vuole. Ci sono tante cose pronte. Sicuramente li avrai visti, non è qualcosa che trovi spesso. Puoi davvero visitare un museo, un archivio, e passeggiare tra gli schedari, cercare le cose, scoprire le relazioni tra una cosa e l'altra. Trovi i manoscritti dei testi e i video che non abbiamo mai pubblicato. Trovi parti di progetti non abbastanza lunghi per essere pubblicati, ma che erano validi. Trovi la storia dietro ognuna di quelle creazioni, il contesto dell'epoca e della musica. E' un progetto che vorrei far sentire davvero alla gente. E' per questo che sono ancora qui. Perché ho fatto delle canzoni che la gente ama ascoltare. [...]

Nella timeline degli Archivi ho visto i posti già occupati per Chrome Dreams, Homegrown, Boarding House, Toast e una manciata di altri album inediti. Saranno mai disponibili sul sito?
Stiamo lavorando attivamente su molti di questi proprio ora, siamo nelle fasi della post-produzione e del mastering finale. Ognuno di essi richiede tempo, perché è una cosa speciale, e ce ne prendiamo cura davvero per assicurarci, prima di assemblarlo, di avere le tracce originali alla miglior qualità possibile. Abbiamo tutti gli artwork che erano stati creati allora per quegli album. Il nostro obiettivo è cercare di farne uscire tre o quattro all'anno, perché ne abbiamo davvero tanti. Vogliamo trattare ciascuno di essi come merita. Ognuno deve avere il suo momento, perché è quello il modo in cui sono stati creati.

Archives Vol.2 uscirà anche in cd o avrà solamente una vita digitale?
Archives Vol.2 sarà un classico box set in cd che potrete ascoltare, e che conterrà un libro, molto figo. Contiene tante fotografie. E' fantastico. Se ti piace possedere la tua musica e portarla con te in cd, va bene. Io personalmente amo più i files, oggi. Con i files non sei vincolato al lettore cd. Puoi sentire ciò che sentiamo in studio. E' questo quello che voglio. E' buffo. L'edizione deluxe, prima, erano i bluray e sappiamo tutti che quei box sono fantastici, ma sono davvero una reliquia. Sono già parte di un'altra epoca. [...]

Hai fatto diversi concerti recentemente per gli abbonati agli Archivi. Com'è stato, dal tuo punto di vista?
Grandioso. Sono in tour adesso e sto andando al teatro proprio ora. Il tour per teatri è una piccola cosa rispetto a quello che faccio abitualmente. Voglio solo suonare nei teatri e dimenticarmi delle grandi città. E' bello, nelle grandi città, ma... A Minneapolis ci sono quattro teatri incredibili. Suono in tutti e quattro. Vado da uno all'altro. E sono teatri bellissimi. Sono i veri protagonisti dello spettacolo. Sono stati costruiti negli anni Venti e Trenta, mi pare. Hanno quasi 100 anni. E' come la storia. Sono palazzi costruiti per l'arte. [...] Se vai in questi posti e condividi l'esperienza su NYA, con la gente che ama l'hi-res, gli archivi, segue queste cose... è il mio modo di fargliele avere. E' un gesto verso persone che mi hanno sostenuto, in certi casi, lungo 50 anni. [...] Mi piace ancora quello che faccio e voglio farlo sempre meglio. [...]

Pensi che i giorni dei lunghi tour per stadi siano finiti per te? Farai solo piccoli tour per teatri e occasionalmente dei festival?
Non so dirlo. Ora mi sento di fare questo. Questi tour sono ottimi per me. C'è un target sempre diverso, tutto cambia ogni volta. Non voglio chiudermi in una scatola e dire "non voglio fare questo" o  "non voglio fare quello". Voglio fare tutto ciò che mi sento di fare. Perché se ho le canzoni posso andare là fuori a fare rock e divertirmi. Se la gente mi vuole ascoltare, verrà a vedermi. Mi piace fare gli show più grandi ogni tanto, ma se ne facciamo uno così grande dobbiamo farne anche altri cinque o sei a supporto, prima. Una volta là, suoniamo. Ci scateniamo. Ci lasciamo andare, sul palco. Tutti se lo meritano.

Sei eccitato per i concerti con i Crazy Horse a Winnipeg che farai tra poco?
Sì. Sarà divertente. Stavo parlando con Ralph [Molina] delle canzoni che potremmo fare, e non vedo l'ora. Non c'è niente di meglio che ritrovarsi e suonare insieme.

Ci sarà Nils Lofgren alla seconda chitarra?
Sì. Nils ha suonato su After The Gold Rush e su tutti i miei primi album. Avere i giocatori originali mi dà un sacco di materiale da cui attingere.

Stai lavorando a un nuovo album in questo momento?
No. Ora non riesco a metterci mano. Sto scrivendo delle canzoni, ne ho fatte alcune molto interessanti, credo, dal mio punto di vista. Non so in quale direzione sto andando. Vado e basta. Quando arriverà sono sicuro che lo saprò, ma al momento non lo vedo ancora all'orizzonte.

Quale sarà la prossima uscita degli Archivi? Il live Odeon/Budokan del 1976 con i Crazy Horse?
Quello è pronto. Avrebbe dovuto uscire in circa sei settimane, ma poi ho trovato qualcos'altro che volevo far uscire prima. Odeon/Budokan è pronto, ma Tuscaloosa sarà il prossimo.

Che cos'è?
E' un concerto del periodo subito dopo Harvest e prima di Tonight's The Night. E' affilato, se vuoi il mio parere. E' come quelle canzoni dolci con un lato tagliente. E' un trip essere di nuovo a Tuscaloosa, Alabama, e cantare quelle canzoni da Harvest e da Time Fades Away, che stavamo proponendo prima che l'album uscisse. L'ho trovato e mi sono sentito subito coinvolto. L'intero spettacolo è fantastico, così l'ho messo insieme con [l'ingegnere del suono] John Hanlon. Sarà il nostro prossimo disco. Poi faremo l'altro e, dopo ancora, gli altri. Sono così tanti che cambio idea continuamente. E' bello. E' bello poter cambiare idea.

Dimmi com'è per te scrivere il Times Contrarian. Immagino che applicherai molte lezioni apprese da tuo padre [Scott Young].
Mi piace molto scrivere per il giornale perché lui era un giornalista. Abbiamo molta libertà e nessuna scadenza. Non ci importa di avere dei titoli sensazionali. Cerchiamo di fare con quello che abbiamo, mentre il progetto va avanti. Possiamo scrivere di tutto ciò che vogliamo, non ci sono pressioni. Quello che scrivi viene inserito nella colonna e resta lì finché non scrivi qualcos'altro. L'abbiamo fatto a nostro modo. Mi diverto un sacco, nel farlo.

E non ci sono filtri tra te e i tuoi fan. Parli con loro direttamente, e loro con te.
Nessun filtro. Abbiamo le lettere alla redazione. [...] Tu scrivi una lettera e se questa mi dà degli stimoli io rispondo. Anche se qualcuno semplicemente parla di qualcosa a cui tiene, io la pubblico e la commento. Qualche volta qualcuno mi fa innervosire, e posso parlarne con loro, sul perché pensano che manchi qualcosa, sul perché siamo diversi. E' una bella cosa. E' una conversazione diretta con le persone che amano la musica e ne prendono parte.

Per concludere, stanno facendo il concerto per il 50° di Woodstock. Vorresti suonarci?
Non lo sapevo. Andy, tu sì che sei avanti!

Traduzione: MPB, Rockinfreeworld