Featured Posts

Neil Young - Songs For Judy

Archives Performance Series #07. Il nuovo live inedito è tratto dai set acustici del tour 1976 e include 22 canzoni eseguite dal solo Neil alla chitarra e al pianoforte.

David Crosby - Here If You Listen

Quarto album in appena cinque anni, il nuovo sofisticato lavoro del membro più anziano di CSN&Y, accompagnato da numerosi ospiti, è un'altra prova della sua ritrovata creatività.

Neil Young Archives

Il sito web ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, album, film, inediti, foto, manoscritti, memorabilia, video, radio clips e tanto altro.

Neil Young - Roxy: Tonight's The Night Live

Il nuovo live d'archivio è la testimonianza del celeberrimo tour del 1973 con i Santa Monica Flyers, una selezione dai concerti inaugurali del Roxy Club di Los Angeles.

Neil Young + Promise Of The Real - Paradox

L'ultimo esperimento è un "pastiche" cinematografico surreal-western a base ecologista, più relativo soundtrack che mischia brani live, jam, cover e strumentali.

giovedì 13 dicembre 2018

Songs For Judy: recensioni internazionali e italiane


Rassegna stampa internazionale (da Metacritic)

"Un'aggiunta necessaria sullo scaffale di qualsiasi fan di Neil Young."
Classic Rock Magazine, voto 10

"Lungo l'intero album la sua voce è in ottima forma. Anche se non tutte le performance sono rappresentative, sono intime e spesso toccanti, persino davanti a certe platee rumorose. Un ascolto soddisfacente è storicamente importante."
American Songwriter, voto 9

"Album come questo sono la cosa più vicina a un viaggio indietro nel tempo per rivedere uno dei nostri eroi in uno dei suoi momenti migliori."
Consequence of Sound, voto 8,3

"Quello che rende questa collezione davvero speciale è il modo in cui queste robuste esecuzioni smentiscono una volta per tutte l'idea che il Neil Young acustico sia triste."
Allmusic, voto 8

"Songs For Judy sembra un concept album con un'idea di base stravagante come nel progressive rock, anche se meno appariscente e più confortevole. E' come una fantasia di prati, lune e canyon, di concerti che iniziano dopo la mezzanotte, di avere o creare spazio sufficiente per concedere a Neil Young di suonarci qualche canzone tranquilla."
Pitchfork, voto 8


Rassegna stampa italiana

"Da queste performance emerge il lato limpido e diretto del bizzoso Neil, felice di poter presentare le sue canzoni in proprio, prive di sovrastrutture e abbellimenti. Senza filtri tra il pubblico e il suo animo a tratti sgangherato, offre tutto il proprio singolare candore nel raccontare storie improbabili su Judy Garland, a cantare - e steccare anche un paio di note - canzoni che rappresentano un’epopea lontana, così come a soffiare con forza nell’armonica a bocca, marcando con un tocco struggente quei territori che col tempo sono diventati una delle sue essenziali cifre espressive."
Rockol, Voto **** (su 5)

"Erano tempi quelli, in cui tra musicisti, giornalisti, membri della crew non esistevano pannelli di separazione. Erano i tempi in cui le star non erano ancora circondate da gigantesche guardie del corpo, avvicinarsi ai bus dei musicisti non rischiavi le mazzate, i giornalisti erano invitati a seguire il tour per intero e non lasciati fuori del camerino e insultati se osavano avvicinarsi. Era ancora il tempo di “music is for free, music is love”, erano tutti una sola comunità di giovani che condividevano l’amore per la musica. Un tempo che probabilmente finì proprio con quel tour di Neil Young nel novembre 1976."
Il Sussidiario, rece positiva

"Come al solito, accanto a canzoni che erano già dei piccoli classici a pochi anni dall'uscita: da ‘Heart Of Gold’ a 'Harvest', al pianoforte di ‘After The Goldrush’ e 'Journey through The Past', il banjo di 'Human Highway', la vecchia ‘Mr. Soul’, Neil Young sorprende sempre il suo pubblico con canzoni nuove che troveranno la via ufficiale su disco solo pochi o tanti anni dopo [...]. Neil Young Al massimo del suo splendore acustico."
Enzo Curelli Blog, rece positiva

"Le versioni grezze delle tracce su Song For Judy riflettono un artista puro e senza paura di permettere alle canzoni di respirare e di trovare la propria forma quando vengono eseguite in un assolo."
skystoneandsongs.it, rece positiva

lunedì 3 dicembre 2018

Neil Young: Songs For Judy (2018, Reprise Records)



“Songs For Judy Intro” – Atlanta, GA – Nov 24 (late show)
“Too Far Gone” – Boulder, Colorado – Nov 06
“No One Seems To Know” – Boulder, Colorado – Nov 07
“Heart Of Gold” – Fort Worth, Texas – Nov 10
“White Line” – Fort Worth, Texas – Nov 10
“Love Is A Rose” – Houston – Nov 11
“After The Gold Rush” – Houston – Nov 11
“Human Highway” – Madison, Wisconsin – Nov 14
“Tell Me Why” – Chicago – Nov 15 (late show)
“Mr. Soul” – New York – Nov 20 (early show)
“Mellow My Mind” – New York – Nov 20 (early show)
“Give Me Strength” – New York – Nov 20 (late show)
“A Man Needs A Maid” – New York – Nov 20 (late show)
“Roll Another Number” – Boston – Nov 22 (late show)
“Journey Through The Past” – Boston – Nov 22 (late show)
“Harvest” – Boston – Nov 22 (late show)
“Campaigner” – Boston – Nov 22 (late show)
“Old Laughing Lady” – Atlanta – Nov 24 (early show)
“The Losing End” – Atlanta – Nov 24 (late show)
“Here We Are In The Years” – Atlanta – Nov 24 (late show)
“The Needle And The Damage Done” – Atlanta – Nov 24 (early show)
“Pocahontas” – Atlanta – Nov 24 (late show)
“Sugar Mountain” – Atlanta – Nov 24 (late show)

L'uscita n°7 della Archives Performance Series è un live album che ci permette di ascoltare quasi tutte le canzoni acustiche suonate da Neil Young (da solo) nei set d'apertura del tour del 1976 (con i Crazy Horse). Rappresenta la versione ufficiale delle famose "Bernstein Tapes" che da tempo circolano come bootleg.
Armato di chitarre, banjo, pianoforte e organo, Neil snocciola più di venti brani dal suo repertorio classico e recente (s'intende di quel periodo, ovviamente) e le esegue con una certa effervescenza che distingue questo live dai più meditativi concerti acustici di epoca precedente già usciti nella serie Archivi.
Le rarità non mancano. Diverse canzoni debuttano proprio in quel periodo: "White Line" (qui per la prima volta in versione acustica; alla fine del 1975 era stata suonata una sola volta con i Crazy Horse), "Too Far Gone", "Pocahontas", "Campaigner", "Give Me Strength" (uscita per la prima volta solo in Hitchhiker l'anno scorso), "No One Seems To Know" (inedita assoluta se escludiamo l'apparizione nel film Trunk Show). Altre, pur già eseguite dal vivo in precedenza, a quell'epoca erano inedite: "Love Is A Rose" e "Human Highway", quest'ultima suonata al banjo.
Inoltre, di "The Losing End", "Here We Are In The Years" e "Roll Another Number" non esiste nessun'altra versione acustica in solitaria nelle uscite ufficiali. Infine ci teniamo a sottolineare che la versione qui presente di "The Old Laughing Lady" si conclude con un riff e un paio di versi aggiuntivi che sembrano un brevissimo medley: nelle versioni che circolano su bootleg questa parte viene intitolata "Guilty Train" (anche se non la si può considerare una canzone).
Abbiamo detto quasi tutte perché c'è un assenza rispetto al catalogo completo delle acustiche del 1976, ed è "Old Man". La consideriamo un'omissione perdonabile viste le esecuzioni live acustiche già presenti nei live precedenti.
La compilation fu curata in origine da Cameron Crowe e Joel Bernstein, come si legge nelle liner-notes dell'album che abbiamo tradotto qui, quando si pensava a una pubblicazione negli anni Settanta. Il tutto è stato poi post-prodotto da John Hanlon per l'attuale uscita.
Nel complesso, pur non essendo un live denso di magia come Massey Hall o Canterbury House, Songs For Judy è un saporito collage di un periodo creativamente intenso per Neil Young. Che ci lascia con l'acquolina in bocca... in attesa della parte elettrica (che arriverà presto con l'annunciato Odeon Budokan 76).

MPB, Rockinfreeworld

venerdì 16 novembre 2018

The Oral History: Everybody's Rockin' (1983)


Young: Quasi per vendetta consegnai alla Geffen Everybody's Rockin'. Volevano più rock 'n roll. Quella era lo slogan: “dunque volete più rock 'n roll? Okay, bene. Lo posso fare. In effetti mio zio era un rocker, e io farò lui.” Mi calai in quel tipo. Lo divenni per mesi. Ero fuori, fu come un film per me. Nessuno lo vedeva a parte me, ma chi se ne frega. È difficile per gli altri riuscire a capirmi quando faccio queste cose, per via di come sono. […] Rivolgendomi indietro agli anni Ottanta, quando non è difficile da accettare è quantomeno forte. Ero veramente a mio agio con le cose che facevo negli anni Ottanta, nonostante sono stato sputtanato a causa di esse. Perché sentivo ogni cosa che facevo. C'era un enorme abisso tra me e gli altri. Ed ecco perché la gente diceva, “ecco, vedi, ha perso il contatto, è partito” e cose così, perché stavo proprio in un altro posto. Per me aveva senso ogni cosa che facevo, e dovunque andassi la gente diceva “ma che cazzo stai facendo? Perché stai facendo questo? Stai sistematicamente distruggendo le possibilità di vendere dischi.”
[…] Stavo per registrare “Don't Take Your Love” - era fresca e pronta a decollare, avevo tutto ben chiaro. Ero a New York, volevo andare a registrare, e non mi diedero lo studio. Non mi aiutavano. Questo mi mandò fuori di testa. Credo che ci fosse qualche tipo di problema con Everybody's Rockin'... Ne avevano stampate poche copie e, là fuori, nessuno lo aveva degnato di nota. Non passava in radio. Non lo avevano spinto, non lo volevano fare. Questo per me era un punto critico. Tutti dicevano che ero perduto. Del tipo “Neil Young, sì, esisteva negli anni 70, ora non sta facendo più nulla di utile – quindi meglio che non lo lasciamo registrare, lui non sa cosa sta facendo.” Non facevo musica per metterla nelle mani di quegli stronzi fottuti – non capivano cosa cazzo era la musica. [1]

Elliot Mazer: Consegnali l'LP, Eddie mi chiamò e si congratulò: “È un buon disco.” Voglio dire, lo presero bene inizialmente – andarono a comprare una Cadillac rosa per un concorso di Mtv, fecero diverse cose. [1]

Karl Himmer (batterista): Neil disse, “tutto ciò di cui hai bisogno è un rullante, una grancassa e un piatto.” [1]

Ben Keith (chitarra solista): Neil disse, “voglio qualcuno che suona come se il gruppo non fosse molto capace.” Io dissi, “bene, non sono capace.” Lui disse, “ottimo, ci sarai!”. [1]

Tim Pope (video-maker): Prima di conoscerlo pensavo che Neil fosse un vecchio hippie bastardo […]. Poi pensai che fosse dolce. È fiducioso quando ci lavori insieme. Se gli piaci, se vede che sei la persona giusta, ti da carta bianca. [1]

Young: [Il video di] “Wonderin” fu una sua idea, completamente. Ho fatto solo quello che ha detto lui. Ricordo che alla fine voleva che avessi un aspetto più devastato […]. Il video è una forma d'arte, di espressione. Si possono fare bei video. Non succede molto spesso, ma potrebbe. [1]

Elliot Roberts: [David Geffen] si sentiva preso in giro da Neil - “Neil mi dà questi album esoterici per fottermi”. La prese sul personale. […] David venne da me e mi disse, “Senti, devi parlare con Neil. Dovete fare un disco di Neil Young, sappiamo che è capace di farlo eccome. Eccome. Perché non lo vuole fare per me? Ne ho bisogno adesso.” David pensava che Neil avesse questo disco nel suo taschino e che potesse tirarlo fuori a piacimento. “Puoi fare Harvest 2 quando vuoi. Che ci vuole?” […] La sola cosa che io non posso dire a Neil – nemmeno andare sull'argomento – è che cosa lui deve registrare. In ventisei anni non ho mai suggerito il genere di cose che dovrebbe scrivere. Non funziona così. Se lo avessi pensato, francamente glielo avrei detto. Ma proprio non è così. Se tu solo dici, “amico, quel pezzo sarà un gran singolo”, Neil non solo non lo pubblicherà come singolo ma lo caccerà fuori dall'album. E quindi non potevo aiutare David. […] Si sentì veramente tradito da Neil, smise di considerarlo un amico e cominciò a pensarlo come uno che lo pigliasse in giro e lo danneggiasse. Poi David capì che io non avevo idea di cosa avrebbe fatto Neil, che non potevo dirglielo e di certo non potevo assicurargli che sarebbe diventato commerciale. Allora scattò la causa legale. [1]

Young: Vedi, la Geffen pensava che io dovessi essere una superstar – come Eric Clapton. Non conoscevano la strada che avevo imboccato. […] Lui voleva fare i milioni di dollari – io ero su un altro pianeta. Ricevetti la denuncia a casa. Il tizio venne davanti alla mia porta. Pensai che fosse piuttosto buffo – essere “anticommerciale”, “suonare cose non rappresentative”. Ma la realtà di non avere più soldi, voler fare musica e non essere in grado di registrare, e tutte quelle cazzate mi tenevano legato. Era una questione di ego. David la prese sul personale che io facessi dischi per la sua etichetta che non vendevano […]. Ne parlammo diverse volte. Secondo lui stava facendo la cosa giusta. Voleva riportarmi coi piedi sulla terra. Era seccato per via della sua compagnia, riteneva che io dovessi essere una grossa star, e non lo ero. Ero più interessato a essere me stesso, a fare ciò che volevo. Fu una brutta situazione. Non potevo fare dischi, non avevo abbastanza soldi per fare questo o quello, dovevo uscire a suonare per racimolare soldi per i dischi […]. Ero isterico, stavo andando nei matti. [1]

Roger Katz: Sentiva che il mondo gli cadeva addosso, sentiva di essere fottuto. La cosa più difficile era aver fatto tutti quei sacrifici per Ben e poi avere quella situazione con la Geffen e vedere – non voglio chiamarlo il suo impero – vedere che tutto si stava disintegrando. Era sotto pressione per vendere le auto, i trenini, la barca per poter mantenere il ranch. Ma l'impatto più a lungo termine fu quello emotivo. Si domandava cosa dovesse fare e chi dovesse essere e dove stesse andando la sua musica – la possedeva ancora per poter scrivere belle canzoni e suonare? A volte si sedeva e parlava delle altre cose che poteva fare con la sua vita se non fosse stato una rock star. In quel periodo scese profondamente in se stesso. [1]

Young: Nessuno di quei dischi fu fatto solo per essere uno scherzo. Ero dannatamente serio riguardo quello che facevo perché avevo disperatamente bisogno di fare qualcosa. Allo stesso tempo però durante gran parte degli '80 non volevo che molti dei miei sentimenti più profondi riguardo la vita e tutto uscissero allo scoperto. Avevo un sacco di pensieri oscuri che pesavano sulla mia mente e legati alle esperienze che capitavano strettamente alla mia famiglia. [3]
 
Hai perso parecchio pubblico con quest’album…
Young:
Be’, era buono tanto quanto Tonight’s The Night per quel che mi riguarda. Il personaggio era forte, la storia era buona ma sfortunatamente la storia non apparve sul disco. Prima che avessi la possibilità di finirlo mi fermarono. La Geffen cancellò un paio di sessions in cui avrei dovuto fare due canzoni - “Get Gone” e “Don’t Take Your Love Away From Me” – che avrebbero dato un maggior significato agli Shocking Pinks. Ma se non hai visto gli show non sei in grado di entrarci del tutto. Ovviamente non c’era niente di così intenso come in Tonight’s The Night. C’era una piccola profondità nel materiale, ovviamente. Sono tutte canzoni “superficiali”. Ma vedi, era un tempo in cui la musica era così, e tutte le pop stars erano così. Ed era buona musica, molto buona. Quando ho fatto i dischi tipo Everybody’s Rockin’ e tutti li hanno coperti di merda… Sapevo che potevano farlo. Cosa sono, stupido? Dovevano pensare che fosse la miglior cosa che io avessi mai prodotto? Ovviamente sapevo che non era così. Era una via di distruzione che tracciavo. Senza averlo fatto non sarei capace di fare quello che faccio ora. Se ho costruito qualcosa, devo sistematicamente buttarlo giù prima che la gente decida “Oh, ecco come possiamo definirlo”. […] Accadde solo che io non ero più accessibile. Per quel che mi riguarda, quei dischi (Trans, Everybody’s Rockin’, Old Ways) sono buoni tanto quanto gli altri dischi che ho fatto. Forse i miei anni 80 musicali dovrebbero essere visti come un unico disco. Forse sarebbe più semplice da capire per la gente.
[…] In effetti è divertente: i REM stavano per firmare con la Geffen, poi hanno sentito che mi avevano citato legalmente, quindi hanno troncato i contatti con la Geffen e hanno firmato con la Warner Bros. La Geffen ha perso i REM solo per aver fatto causa a me dopo Everybody’s Rockin’. [2]

Mi piacque molto la tua dichiarazione dopo aver appreso la notizia della denuncia da parte della Geffen: "Essere denunciato per non aver fatto un disco commerciale dopo vent'anni di carriera è meglio che vincere un Grammy". […]
Young:
Everybody's Rockin' non è un album rockabilly. È old rock 'n' roll, old pop rock 'n' roll. Rockabilly è la musica che suonano gli Stray Cats, molto meno basata sul blues di quanto lo fosse quella di Everybody's Rockin'. In quel disco c'era il rhythm 'n' blues bianco con venature pop che andavano per la maggiore nei Fifties, ma nessuno se n'è accorto. Hanno continuato a chiamarlo rockabilly. Alla Geffen non furono molto soddisfatti dalle vendite, ma forse dimenticavano che erano stati loro a spingermi a realizzare un disco del genere. Io avevo consegnato loro il primo Old Ways, completamente diverso da quello che è stato poi pubblicato anni dopo. Ritenevo che in quei nastri ci fosse materiale per un grande album. Non piacque a quelli della Geffen. Dissero: "Questi nastri ci spaventano. Perché non fai un disco rock 'n' roll?" Così tornai a casa e cominciai a pensare al r'n'r di trent'anni fa. E nacque Everybody's Rockin', che considero il miglior album che ho realizzato negli anni trascorsi alla Geffen. [4]

“Payola Blues”
Hai subito accuse per quella canzone?
Young:
Sì. Suppongo ci fossero diverse critiche, una sorta di imbarazzo per certe persone. Ma era tutto per divertirsi. Comunque è davvero così, tutti lo sanno. Tutto è per il denaro, tutto quanto. Tutti coloro che non lo pensano mentono a se stessi e agli altri. Quello che succede di nascosto è solo affare di quella gente, credimi. Questa è l'America: so che c'è la bustarella e che ce ne sono molti tipi... quando è l'artista a mettere i soldi, e quando ce li mette la casa discografica. […] In questo modo i grandi restano grandi. […] Dopo un paio di cose che sono obbligati a trasmettere perché piacciono alla gente ne fanno una meno bella e a quel punto devi ungere perché passino il tuo disco. […] È lo stile americano. [1]

Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Mojo Magazine 1995
[3] Vox 1990
[4] Mucchio Selvaggio 1988
[5] Musician 1985


sabato 10 novembre 2018

The Oral History: Reactor (1981)


David Briggs: Neil non incitava i Crazy Horse in quegli anni. Aveva perso il controllo della sua vita privata, e tutto il resto andò di conseguenza. [1]

Il programma influì sulla musica?
Young: Totalmente. Anche nel processo di registrazione. Per diciotto mesi, l'unico momento in cui potevo registrare era fra le due e le sei del pomeriggio. Io ero solito registrare di notte, nel cuore della notte. Non potevo per via del programma. […] Il programma influì su tutto. Su ogni fottuta cosa. […] Poi non potemmo più reggerlo. C'era troppo stress e poco miglioramento. […] Decidemmo di passare a un altro programma che richiedeva meno della metà del tempo. Ne fummo veramente contenti. [1]

Young: Non abbiamo speso il tempo che dovevamo nel registrare Re-ac-tor. […] Fu penalizzato dagli impegni che gravavano sulle nostre vite. Vedi, eravamo coinvolti in un programma a tempo pieno, 15-18 ore al giorno, con mio figlio Ben per 18 mesi. Era qualcosa di onnicomprensivo ed ebbe effetti diretti sulla musica di Re-ac-tor e Trans. [2]

Frank “Poncho” Sampedro: Ci siamo trovati a registrare Reactor. Neil aveva dei problemi personali a causa del figlio handicappato e passava molto del suo tempo con lui. Per questa ragione non abbiamo dedicato a quel disco l'attenzione necessaria. È stato un po' buttato là, lui non era concentrato molto sulla musica e credo che ascoltando il disco lo si intuisca. [3]
Reactor mi scioccò, non riuscivo a credere che fosse stato fatto in quel modo. Pensai che avremmo potuto farlo in maniera molto migliore se avessimo registrato di più. [4]

Young: Era un quadro troppo grande da capire. Troppo. Pegi distrutta, entrambi scioccati. Non potevo crederci. Le madri dei miei due figli handicappati erano due donne diverse. Non poteva essere successo due volte per caso. Mi ricordo fuori dall’auto, guardare il cielo e cercare un segno, chiedendomi “Che cazzo sta succedendo? Perché diavolo i bambini sono in questa situazione? Cosa posso fare? Dev’esserci qualcosa di sbagliato in me”. [5]

“Surfer Joe and Moe the Sleaze”
Frank “Poncho” Sampedro:
Molti dei take non avevano un gran groove. “Surfer Joe” andava prima veloce poi lenta, quindi non facevamo altro che battere qualsiasi cosa trovassimo per creare il ritmo – tamburelli, pezzi di metallo, battevamo le mani. Tutti quelli che lavoravano al programma venivano lì e battevano qualsiasi cosa trovassero. Neil diceva, “è abbastanza buona”. Facevamo compromessi. [1]
Prendiamo “Surfer Joe And Moe The Sleaze”. L'abbiamo suonata in Australia e dopo Neil era tutto un “E' stupenda.” Io dissi, “Che è successo al verso che diceva, 'Ricordi mia sorella Flo e qualcosa a proposito del lungomare e della ruota panoramica'.” E lui, “Oh sì, quello era il verso più bello.” Poi abbiamo riascoltato il disco e quel verso non c'è nemmeno lì. [6]


Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Mojo Magazine 1995
[3] Musician 1987
[4] Musician 1991
[5] Village Voice 1989
[6] Rolling Stone 2013

sabato 27 ottobre 2018

Floatin' in a stream: Neil Young e lo streaming, classifiche e dati di vendita


Neil Young e lo streaming, un amore mai sbocciato. Le battaglie del canadese per sensibilizzare i fruitori di musica alla qualità dell’ascolto hanno fatto sì che, nel dicembre 2017, dopo la disastrosa esperienza Pono (un costoso lettore portatile di musica digitale ad alta risoluzione), Young lanciasse il suo neilyoungarchives.com, dove è possibile ascoltare tutta la sua sterminata discografia, dapprima gratis, successivamente con un abbonamento a costo contenuto, in un primo momento solo da computer, in attesa di essere disponibile anche su smartphone. Arrivati in ritardo sulle varie piattaforme di streaming rispetto a tanti colleghi, i dischi di Young vennero rimossi dal luglio 2015 al novembre 2016 in modo quasi totale: quasi, perché i dischi dell’era Geffen rimasero, e anche perché quelli Reprise furono poi resi disponibili all’ascolto almeno su Tidal.
Storia più recente, la causa con Spotify per diritti d’autore mai pagati. Proprio Spotify però, ci viene in aiuto per capire quanto “vendano in streaming” i lavori di Young. Cerchiamo di chiarire il virgolettato. Da ormai diciotto anni consecutivi le vendite degli album musicali calano vertiginosamente, e ormai siamo a livelli degli anni ’60, quando però uscivano molti meno dischi. Si è passati dai 785 milioni del 2000 ai 169 del 2017, venduti in totale negli States.
Per gonfiare un po’ le cifre, con la scusa di verificare così il grado di popolarità di un artista, l’industria musicale ha iniziato a utilizzare i numeri derivanti dallo streaming e sommarli a quelli delle vendite “fisiche” e dei download. Già da alcuni anni, infatti, 10 canzoni scaricate da un album (anche se si tratta della stessa canzone) equivalgono a 1 copia venduta dell’album. Per lo streaming si è stabilito che 1.500 streams di una canzone equivalgono a 1 album “venduto”. Molti paesi adottano ormai il sistema vendite fisiche+download+streaming anche per le certificazioni a Oro e Platino (e presto verranno probabilmente aggiunti anche i video visti su YouTube). Va da sé che gli artisti giovani che vanno per la maggiore, sfornando singoli di successo, in questo modo spopolano nelle classifiche, relegando le vecchie glorie ai margini. È interessante fare il confronto, nei pochi paesi che le hanno a disposizione entrambe, tra le classifiche SPS (sales plus streaming) e quelle Pure Sales (soltanto vendite): spesso, se non sempre, in testa alla prima vi sono nomi che sono molto in basso nella seconda.
Ma a noi interessa Neil Young e vogliamo conoscere quanti dischi ha venduto con lo streaming, sia nel 2018 che in totale. Il suo sito mostra settimanalmente una classifica per gli album e una per le canzoni, ma non ci sono cifre. Ci viene in aiuto Spotify: brano per brano, è possibile sapere il totale degli streams. È sufficiente (si fa per dire, è un lavoro lungo e noioso!) fare il totale delle canzoni di un album e poi dividere per 1500 per avere un primo numero. Sappiamo (da un rapporto del 2018 della IFPI, la Federazione Internazionale dell’Industria Fonografica) che su 272.000.000 utenti del servizio in streaming, 157.000.000 sono utenti Spotify, quindi la formula è fatta.
Di seguito ci sono le seguenti classifiche: una relativa agli ultimi dodici mesi per gli album, quella totale relativa agli album, e quella delle singole canzoni (questa, a differenza delle altre due, riferita solo a Spotify).

Alcune doverose precisazioni:
1) dati ufficiali non ce ne sono, quindi questo lavoro va inteso come una finestra sulle vendite streaming di Young, senza la pretesa di avere la verità in tasca, giusto per averne un’idea che si avvicini il più possibile alla realtà partendo dai dati crudi di Spotify e non avendone dalle altre piattaforme;
2) prima del 2018 il rapporto tra utenti Spotify e utenti globali era di 132 a 212;
3) le raccolte (Decade, Lucky Thirteen, Greatest Hits, Archives Vol. 1) non sono in classifica, perchè le canzoni possono essere calcolate una sola volta ed è stato scelto di farlo per gli album d’origine;
4)  per il motivo di cui sopra, alla voce Storytone - Deluxe, è conteggiata solo la parte acustica;
5) gli album doppi sono contati come singoli; vale a dire, il totale diviso 1500, ma non ulteriormente diviso per 2;
6) Live At Massey Hall 1971 non è su Spotify, in questo caso è stato estrapolato da Archives Vol. 1, e i dati disponibili sono solamente quelli totali e non quelli relativi agli ultimi 12 mesi; anche per Live At Fillmore East, seppur questo reperibile separatamente da Archives Vol. 1, abbiamo disponibili solo i dati totali;
7) oltre a Live At Massey Hall 1971, altre Archives Performance Series non sono su Spotify  e quindi non sono in queste classifiche;
8) i dati sono stati raccolti nei primi dieci giorni dell’ottobre 2018 e confrontati con quelli raccolti a metà ottobre 2017.

Dando uno sguardo alle classifiche, come prevedibile, Harvest stravince, soprattutto trascinato dal singolo “Heart Of Gold”. Tutte le canzoni di Harvest sono sopra il milione di streams (ricordiamo che, nel caso delle singole canzoni, abbiamo preso in considerazione solo Spotify). Lo stesso accade ad altri due dischi: Harvest Moon e After The Gold Rush (a On The Beach manca, ma per un pelo, Motion Pictures). Lo stesso After The Gold Rush è stato superato nella classifica degli albums da Rust Never Sleeps. Nelle due charts possiamo vedere quanto è importante avere una canzone trainante: “Heart Of Gold” (Harvest), “Harvest Moon” (l’album omonimo), “My My Hey Hey” (Rust Never Sleeps), “Rockin’ In The Free World” (Freedom); Like A Hurricane da sola vale ben più della metà di American Stars’n’Bars, e lo stesso si può dire di “Razor Love” in Silver & Gold e “Cortez The Killer” in Zuma.
Ben 76 canzoni hanno superato la soglia del milione, qui sono diventate 77 perché abbiamo inserito, a titolo di curiosità, “Campfire”, duetto con DRAM tratto dalla colonna sonora del film Bright. Hanno avuto un peso positivo nel ranking album degli ultimi dodici mesi i recenti The Visitor, Roxy 1973 e Paradox. Nel computo totale, Hitchhiker è ormai ad un passo dalla Top Ten. Stupiscono in positivo Old Ways e Trans, in negativo Prairie Wind, Psychedelic Pill e Le Noise, ma qui entriamo nel campo delle aspettative soggettive e ci fermiamo.
Dopo tutti questi dati, queste formule, queste cifre, non vi sentite anche voi “like a leaf floatin' in a stream”?

Luca "Borderwolf" Vitali, Rockinfreeworld

Per consultare le classifiche clicca sull'immagine.
Se desideri le classifiche in formato xls clicca QUI e scarica.



domenica 21 ottobre 2018

The Oral History: Songs For Judy (1976)


Cameron Crowe: Io e Joel Bernstein ci incontrammo per la prima volta un mattino del marzo 1974. Era già un giorno di buon auspicio. Neil Young aveva accettato di unirsi agli Eagles per una serata di beneficienza al Cuesta College Auditorium a San Luis Obispo. Eravamo tutti insieme sul bus per risalire la costa. Neil era notoriamente riservato verso la stampa a quel tempo. C'è una foto di quel giorno scattata da Joel. Dietro di me,  Neil sta suonando una prima versione di "For The Turnstiles". (Più tardi, durante quello stesso viaggio in bus, oltrepassando alcune torri di trivellazione petrolifere, iniziò a scrivere una parte di "Vampire Blues".) Io cercavo semplicemente di far sembrare che appartenessi a quel mondo. Diventammo davvero amici quel giorno, Joel, il fotografo (e maestro tecnico delle chitarre) e io, il giornalista. La nostra estetica condivisa era rigorosa. Come fan, amavamo le cose grezze e autentiche. Per esempio, la demo era di solito la nostra versione preferita di una canzone. Joel, come artista, lavorava esclusivamente con la luce che aveva a disposizione. Ci ritenevamo dei documentaristi, lì per cogliere lo spirito nell'aria. Ci eravamo dati persino un nomignolo, Occhi & Orecchie (dal vecchio cinegiornale "Gli occhi e le orecchie del mondo"). Lo siamo anche oggi. Joel e io abbiamo svolto molti incarichi insieme e una delle nostre prime avventure fu per Rolling Stone. Io venni invitato al tour nordamericano del 1976 di Neil Young & Crazy Horse. Joel era già nel tour come tecnico delle chitarre di Neil, e stava già documentando i concerti, registrandoli. Ero in paradiso.

Joel Bernstein: sono stato il fotografo di Neil per il tour di Time Fades Away del 1973; Neil accordava le sue chitarre elettriche e acustiche da solo prima di ogni spettacolo con l'aiuto di un Conn Strobotuner [...]. Prima di andare al tour di Neil avevo ottenuto un registratore portatile Uher in modo da poter ascoltare mentre ero in viaggio le mie registrazioni preferite su cassette ricavate da lp e registratori. Ho chiesto al mio amico Bob Sterne se potevo ottenere un feed del mix PA realizzato dall'ingegnere di Neil, Tim Mulligan, dal mio posto di lavoro sulle chitarre al lato del palco, in modo da poter registrare mentre stavo lavorando.
Non sarebbero stati interessanti per Neil, perché erano cassette mono del mix PA, non adatte per il rilascio. Tim stava anche registrando gli spettacoli su cassetta dalla parte anteriore della sala, e tecnicamente avrebbero dovuto risultare superiori ai miei. Inoltre i precedenti spettacoli dello stesso tour, a Tokyo e Londra, erano stati registrati professionalmente ed erano pronti per diventare un album live. Tuttavia, essendo stato in tournée con Neil per anni, sapevo che ci sarebbe stata magia.
Il palcoscenico era illuminato in modo bizzarro da Chip "L'acido marrone... non è granché buono" Monck. Neil stava al centro, tra due indiani in legno antico, ognuno con una chitarra leggendaria. Uno con una Gibson Flying V e l'altro con l'ancora più rara Gibson Explorer. Non erano belle riproduzioni, erano le chitarre vere.

Crowe: Gli spettacoli erano temerari e belli. Ogni notte. Le serate iniziavano con un set acustico di un'ora di Neil. La parte acustica della sera si trasformava in notte, spesso alimentata da uno spinello o due appena dietro il sipario. Dopo una pausa, Neil e Crazy Horse tornavano per un set elettrico incendiario, pensato anche in base al posto. Ogni notte era un successo. Due anni dopo l'esplosione nelle grandi arene del tour estivo di CSNY nel 1974, Neil tornò con qualcosa di ancora più potente e personale.



Bernstein: Il tour iniziò al Dorothy Chandler Pavilion, nel centro di Los Angeles, il 1° novembre 1976, il giorno prima delle elezioni. Neil ha iniziato con una versione acustica solista di una potente canzone inedita intitolata "Campaigner". Ho subito capito che realizzare questi nastri era stata una grande idea. Presto finii a razziare i centri commerciali alla ricerca di tutte le cassette C-90 che riuscivo a trovare lungo la strada. La parte americana di questo tour fu breve (18 concerti in 12 città, in 24 giorni), ma Neil si esibì al suo meglio, intenso ed elettrizzante. Mentre il tour continuava, il tesoro nelle cassette cresceva, tutte piene di gemme. A metà del tour, in occasione del 31° compleanno, Neil invitò Cameron e me nel suo bus, chiamato Pocahontas, parcheggiato nella neve di fronte all'Edgewater Inn, a Madison. [...]
Neil e io potremmo aver fumato una canna. Poi Neil disse: "Oh, devo fare una telefonata". Questo senza dubbio significava che Neil avrebbe dovuto tornare in albergo, invece rimase in disparte. "Aspetta un secondo," disse, e aprì una valigetta di cuoio sul tavolo. Dentro c'era un telefono che sembrava un arredo scenico del programma televisivo degli anni '60 Get Smart. "È un telefono satellitare", disse Neil. Cos'è quello? È il 1976! Siamo sul suo autobus! Fa una telefonata a Mo Ostin, presidente della casa discografica di Neil, e con nostra grande sorpresa, annulla l'uscita della sua compilation 3-LP Decade; mesi di preparazione, dischi già stampati e programmati per la pubblicazione imminente.

Crowe: (Il pezzo di Rolling Stone era stato preparato per uscire insieme all'album. Ora eravamo tutti e due improvvisamente in caduta libera.

Bernstein: Gli ultimi due concerti del tour beneficiarono del restauro dello storico Fox Theatre di Atlanta, dove stavamo suonando. Dopo il primo spettacolo ci fu un intervallo insolitamente lungo prima del secondo spettacolo di mezzanotte. Per celebrare la fine del loro tour internazionale durato mesi, la band aveva trovato una combinazione eccellente. Si cominciava con Tequila e marijuana. Uno dei risultati, quando iniziò il concerto di mezzanotte, è stato l'impareggiabile discorso in cui Neil evocò lo spirito di Judy Garland, una visione che sarebbe svanita se non in queste registrazioni. Quando finì l'ultimo spettacolo e caricammo i camion per l'ultima volta, Tim Mulligan, il mixerista di Neil, e io ci rendemmo conto che non c'era motivo di andare a dormire; dovevamo prendere il primo volo per San Francisco. Era il Ringraziamento, ma entrambi avevamo un altro concerto più tardi quella sera con Neil... dissero che si sarebbe chiamato The Last Waltz.

Crowe: Joel e io facemmo un patto. Dopo il tour, ci saremmo trovati nell'appartamento di Joel a San Francisco e lì avremmo composto la nostra compilation con il meglio del tour. L'obiettivo era quello di creare la nostra collezione definitiva di performance acustiche ed elettriche. Ognuno presentava una performance di ogni canzone che era stata eseguita, e tutto doveva stare in una cassetta da novanta minuti. Abbiamo iniziato, ovviamente, dai set acustici. Joel ha ascoltato tutte le esibizioni e le ha ridotte alle tre o quattro versioni migliori. In alcuni casi, se Neil eseguiva la canzone solo una volta, quella versione sarebbe inclusa.
Gli spettacoli acustici erano frizzanti, a volte sdolcinati, spesso sorprendenti e sempre toccanti. C'era tanto cose tipo "Losing End" quanto cose tipo "Love is a Rose". Neil si intratteneva regolarmente in conversazioni con il pubblico, incluso un monologo epico durante un concerto ad Atlanta che divenne il pezzo forte della nostra collezione, metà oscuro e metà comico. Young è sempre stato un conversatore molto acuto, ma questa introduzione a "Too Far Gone" fu un viaggio psichedelico verso Oz e ritorno. Per giorni abbiamo ascoltato e compilato. Fu un lavoro minuzioso a un livello delirante. Svegliati, fai colazione, torna alle registrazioni. Decidi quale delle 12 versioni di "Old Laughing Lady" è essenziale. E ricominci. 

Bernstein: Cameron, leggendo il tuo resoconto mi torna in mente quanto sia stato divertente il lavoro di ascolto e di annotazione, e discutere ogni performance fino a quando non abbiamo concordato "eccola, è quella". Dopo che tu e io abbiamo fatto le nostre selezioni, mi sono recato accanto allo studio a casa di Graham Nash, Rudy Records, e ho trasferito ogni canzone che avevamo scelto per ottenere due rulli, uno per ciascun lato di un cassetta. Ho realizzato tre copie a cassetta della compilation su nastro; due sono andati ai due tecnici che mi hanno procurato il feed audio del missaggio PA di Tim ogni sera. [...] A quel tempo, sembrava il modo giusto per ripagarli per aver dedicato del tempo per farlo.
Ho avvertito ciascuno di loro di non copiare il nastro e di tenerlo in un posto sicuro. Alcuni anni dopo, uno di loro ha chiamato per dirmi che non riusciva a trovare la sua copia della cassetta compilata. Poco dopo, una copia di una copia di una copia di quella cassetta divenne il nastro principale per un LP di bootleg; proprio quello che stavo cercando di evitare. Anni dopo, sono stato intervistato per la rivista del fan club di Neil, Broken Arrow, e mi è stato chiesto cosa sapessi riguardo questa compilation misteriosa (ai fan). Ho raccontato la storia al giornalista, che ci ha scritto sopra un pezzo, dopodiché il bootleg è stato denominato "The Joel Bernstein Tape".

Crowe: Non siamo mai arrivati ai set elettrici. L'attenzione ai dettagli di Joel era tale, e il nostro impegno comune nell'esplorazione di ogni crepa della tana del coniglio, che quando finimmo la prima parte eravamo esauriti. Ci prendemmo una piccola pausa. Passarono i decenni, ma tornammo sempre alle gioie di questa compilation. Il tour fu così soddisfacente, così diverso da tutto ciò che il rock sarebbe diventato negli anni successivi, e la nostra umile compilation ha catturato qualcosa di indelebile. Ascoltarla oggi è un po' come scoprire le cartoline spedite da casa. Erano giorni preziosi nel viaggio di Neil Young, una boccata d'ossigeno tra alcune delle sue più grandi avventure. Tutti erano coinvolti in un altro apice della sua carriera, Rust Never Sleeps era proprio dietro l'angolo, e se chiudi gli occhi ti puoi immaginare il brivido che attraversa la sala. È il bicentenario in America, Neil Young e Crazy Horse sono nella tua città, e Neil cammina con la sua acustica. Premere play.

Bernstein: Ci vediamo a casa mia quest'autunno. Iniziamo la compilation della parte elettrica...

Crowe: Mi sembra un'ottima idea. Ricordo una "Cortez the Killer" di 9 minuti dal Dane County Coliseum, a Madison, assolutamente essenziale...

Bernstein: Ecco che ci risiamo...

Fonte: neilyoungarchives.com
Traduzione: MPB, Rockinfreeworld