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Neil Young - Songs For Judy

Archives Performance Series #07. Il nuovo live inedito è tratto dai set acustici del tour 1976 e include 22 canzoni eseguite dal solo Neil alla chitarra e al pianoforte.

David Crosby - Here If You Listen

Quarto album in appena cinque anni, il nuovo sofisticato lavoro del membro più anziano di CSN&Y, accompagnato da numerosi ospiti, è un'altra prova della sua ritrovata creatività.

Neil Young Archives

Il sito web ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, album, film, inediti, foto, manoscritti, memorabilia, video, radio clips e tanto altro.

Neil Young - Roxy: Tonight's The Night Live

Il nuovo live d'archivio è la testimonianza del celeberrimo tour del 1973 con i Santa Monica Flyers, una selezione dai concerti inaugurali del Roxy Club di Los Angeles.

Neil Young + Promise Of The Real - Paradox

L'ultimo esperimento è un "pastiche" cinematografico surreal-western a base ecologista, più relativo soundtrack che mischia brani live, jam, cover e strumentali.

domenica 13 gennaio 2019

The Oral History: Old Ways I (inedito, 1982) / Crazy Horse sessions (inedite, 1984)


Neil Young: Andai a Nashville [nel 1983] a registrare un album intitolato Old Ways. Anche quello non piacque [alla Geffen]. Non lo feci uscire. Poi feci un altro album a Nashville [nel 1984] e intitolai anche quello Old Ways. [3]

Elliot Mazer: Neil mi chiamò prendendomi totalmente alla sprovvista - “hey amico, facciamo un disco”. Ero un po' scettico, avevo sentito Trans e pensavo, “quest'uomo si è perso.” […] Gli piacque il sound [registrato in digitale] e come risultato Neil comprò centomila dollari di equipaggiamento Sony. [1]

Quando ti sei disilluso sul sound digitale?
Young:
Circa quando smisi di ascoltare i miei stessi dischi. Old Ways fu il primo. [1]

Inizialmente eri eccitato alla prospettiva?
Young:
Sì. Col digitale puoi fare cose che in analogico non puoi. Il digitale ha un grande controllo, è fantastico da manipolare. Sfortunatamente non stai manipolando quello che vuoi sentire, ma una cosa che ci somiglia. [1]

Perché non continuare a registrare in analogico?
Young:
Perché? Chi lo sentirebbe? Appena lo copi in digitale sparisce comunque... L'avrei fatto solo per compiacimento personale […] [1]

Young: C’era tutto un altro album, l’originale Old Ways, che la Geffen rifiutò. Era come Harvest II. Era un insieme tra i musicisti di Harvest e quelli di Comes A Time. Era stato fatto a Nashville in pochi giorni, fondamentalmente nello stesso modo di Harvest, ed era co-prodotto da Elliot Mazer, che produsse Harvest.
C’erano Harvest, Comes A Time e Old Ways I, che era molto più un disco alla Neil Young rispetto a Old Ways II. Questo è più un disco country – che fu l’immediata risposta dopo che mi citarono per suonare il country. Più cercavano di fermarmi, più io facevo. Solo per fargli vedere che nessuno può dirmi cosa devo fare. […] Ero così eccitato per quel disco. Spedii loro un nastro con otto canzoni. Li chiamai dopo una settimana perché non avevo sentito niente, e dissero, “Be’, sinceramente Neil questo album ci spaventa molto. Non pensiamo sia la direzione migliore per te da intraprendere.”
Avevano Peter Gabriel, quelle cose technopop, ed erano totalmente dentro quel genere di cose. Scommetto che mi hanno visto semplicemente come un vecchio hippy dei Sessanta che ancora cercava di fare musica acustica o roba così. Non mi vedevano come un artista, ma come un prodotto, e questo prodotto non coincideva coi loro piani di marketing. [2]

Tim Drummond: Neil era malato quando iniziò a fare Old Ways [le prime sessions] – il che è il segnale che sta per fare un buon disco. […] Non riusciva a credere, buttava fuori canzoni velocissimo. [1]

Elliot Mazer: La reazione fu, “interessante, ma difficile da vendere.” E successe il peggio. Eddie [Rosenblatt, della Geffen] chiamò Neil e gli dissero che l'album era “troppo country”. Neil quasi scaraventò il telefono fuori dalla finestra. Non lo avevo mai visto così incazzato, era fuori di sé. Quando tornai a casa avevo tipo undicimila chiamate di Eddie. È un uomo simpatico – non stiamo parlando di uno stronzo – e disse, “suppongo di aver rovinato tutto.” Io risposi, “a dir poco.” Quelle due parole, dire che era “troppo country”, misero fine alla loro relazione. [1]

Young: Quasi per vendetta consegnai alla Geffen Everybody's Rockin'. [1]

Mazer: Old Ways era un disco più personale, ma era ancora sorretto da un concetto - “sarò un cowboy, dirò che il rock 'n roll è merda”. È un concetto che passa sopra l'arte, e non va bene. E quando il concetto ne esce vuoto, sei in pericolo. [1]

Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Rolling Stone 1988
[3] Neil Young, “Il Sogno di un Hippie” (2013)


* * *

Larry Cragg: Neil si chiuse insieme al synclavier per settimane. Passò giorni solo a lavorare sul sound della batteria. [1]

Ralph Molina: Neil aveva il trip dello studio: doveva farlo suonare commerciale. Doveva ottenere questo suono possente di batteria. Non voleva avere suoni merdosi, era un'ossessione, voleva il sound di quelle nuove band con colpi potenti. [1]

Frank “Poncho” Sampedro: Mazer ci separò. Non ci vedevamo l'un l'altro, ci sentivamo tramite cuffie. Era una schifezza. […] Neil si alterò. Niente sembrava funzionare. Alla fine, l'ultimo giorno, aveva quel feedback in testa, guardò la sua chitarra e – bam! - la scaraventò contro il muro. Urlò, “il divertimento è finito! Tutti fuori! Tutti quanti a casa cazzo!” […] Fu un brutto viaggio quello di ritorno a casa. Non avevamo concluso niente. [1]

Young: Avevo sentito alla radio questo gran suono di batteria […] Oh, le sessions fecero schifo. Eravamo reciprocamente inibiti – ed eravamo tutti malati […]. Non so perché andammo a New York. Togliemmo gli Horse dal loro ambiente naturale. I Power Station... troppi dischi di successo sono stati fatti lì.
Finì con una gran delusione. Tutti quanti erano delusi e non facemmo niente per molto tempo. Perché non avevamo mai fallito così completamente. Era un periodo duro. Ero molto nervoso di mio in quegli anni – insomma, Briggs era stufo di me. I Crazy Horse avevano una bella patata bollente. Erano tutti seccati perché io registravo con altra gente. Tutti quanti erano seccati con me, ecco. [1]
Ogni volta il primo take non andava bene – ma non potevamo farlo meglio. Stavamo scazzando, facendo errori, ma quando capita e noi ci siamo dentro suona bene. Se però ci sono musicisti veri, tutto va a puttane. Le sessions saltarono. Finì proprio di botto e malissimo perché non avevamo mai fallito così totalmente, senza ottenere nulla. Dopo di quello i Crazy Horse non fecero niente per molto tempo. [2]

I concerti al Catalyst [di Santa Cruz] furono belli violenti.
Young:
Oh sì. “Violent Side” - vorrei che la canzone fosse stata pubblicata com'era venuta quel giorno – e in fondo esiste, ci sono i bootleg. La gente che la vuole sentire può sentirla. [1]
Quelle canzoni furono probabilmente l’ultima cosa valida che feci coi Crazy Horse. [2]


Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Village Voice 1989

giovedì 3 gennaio 2019

Pegi Young 1952-2019 : a unknown legend



Pegi Young, moglie di Neil fino al 2014, madre naturale di Ben e Amber Young, si è spenta il 1° gennaio 2019 a 66 anni, dopo una lunga lotta contro il cancro.

Pegi Young (vero nome da nubile Margaret Morton) è nata il 1° dicembre 1952. L'incontro con il futuro marito Neil Young avviene nel 1974 mentre lavora come cameriera in un locale della California, nei pressi del ranch di Neil, il quale racconterà l'incontro nella canzone "Unknown Legend" (1992, Harvest Moon). Si sposano nel 1978 e in quegli anni hanno due figli, Amber Jean e Ben, oltre al primo figlio di Neil, Zeke, avuto dalla precedente relazione con Carrie Snodgress. Per un caso inspiegabile, sia Zeke che Ben, pur essendo di madri diverse, sono affetti da paralisi cerebrale e questo complicherà le cose nella vita privata di Neil e Pegi. Astrid, invece, soffre di epilessia, ereditata da Neil.
Nei primi anni Ottanta, Neil e Pegi lavorano ai programmi specifici volti a poter comunicare con Ben, la cui malattia comporta un'impossibilità di relazionarsi al mondo esterno. Oltre a ispirare a Neil l'album Trans, questo porta la coppia a fondare nel 1986 la Bridge School, scuola che si occupa di fornire un'istruzione tramite programmi specializzati ai bambini affetti da handicap fisici e comunicativi. Il bisogno di fondare questo istituto deriva anche dal fatto che, quando gli Young ne cercano uno per Ben, non riescono a trovarne nemmeno uno. I concerti annuali di raccolta fondi, dal 1986 al 2016, hanno visto avvicendarsi sul palco tante star della musica americana. Oggi la scuola è riconosciuta a livello internazionale. Pegi siede nel consiglio amministrativo dal 1986 fino alla morte.
A fianco della Bridge School, Pegi contribuisce ad altri programmi e organizzazioni rivolti a persone con gravi disabilità, per esempio l'A.R.T. (Artistic Realization Technologies, organizzazione che promuove strade alternative per l'espressione e la creatività), l'Advisory Council for Lemelson Assistive Technology and Design Center (presso l'Hampshire College) e l'Alliance for Technology Access (organizzazione costituita da 43 comunità sparse per gli Stati Uniti che promuove l'uso della tecnologia come strumento di aiuto e autosufficienza).
Nel 2013, inoltre, Pegi entra nel consiglio amministrativo della Rainforest Connection, il cui scopo è prevenire la deforestazione e promuovere la fertilizzazione dei terreni.
Anche la musica ha una sua parte importante della vita di Pegi. Oltre a organizzare i concerti della Bridge School sin dalla prima edizione, dal 2000 Pegi Young accompagna Neil in alcuni suoi tour svolgendo il ruolo di corista. Nel 2007 inizia una carriera solista con un primo album registrato al ranch, che porta il suo nome, a cui seguono Four Deeds (2010) e Bracing for Impact (2011), portati in tour con la band Pegi Young & The Survivors (i musicisti sono Spooner Oldham, Rick Rosas, Kelvin Holly e  Phil Jones). Nel 2007, 2012 e 2013 si esibisce insieme a Neil al Farm Aid Benefit Concert (un'altra organizzazione benefica, questa volta pro-ambiente, fondata dal marito insieme ad altri importanti musicisti).
Pegi e Neil vivono in California, nel ranch di Neil, fino al divorzio della coppia, che avviene senza tanto clamore nel 2014 (Neil si accompagna poi a Daryl Hannah). La malattia di Pegi non è mai stata resa nota fino alla sua morte, ma è presumibile che nel 2016 (anno della sospensione del Bridge Benefit Concert) Pegi fosse già in cura.



giovedì 13 dicembre 2018

Songs For Judy: recensioni internazionali e italiane


Rassegna stampa internazionale (da Metacritic)

"Un'aggiunta necessaria sullo scaffale di qualsiasi fan di Neil Young."
Classic Rock Magazine, voto 10

"Lungo l'intero album la sua voce è in ottima forma. Anche se non tutte le performance sono rappresentative, sono intime e spesso toccanti, persino davanti a certe platee rumorose. Un ascolto soddisfacente è storicamente importante."
American Songwriter, voto 9

"Bellissimo, bizzarro, Songs For Judy non si lascerà dimenticare."
Uncut, voto 9

"Album come questo sono la cosa più vicina a un viaggio indietro nel tempo per rivedere uno dei nostri eroi in uno dei suoi momenti migliori."
Consequence of Sound, voto 8,3

"Quello che rende questa collezione davvero speciale è il modo in cui queste robuste esecuzioni smentiscono una volta per tutte l'idea che il Neil Young acustico sia triste."
Allmusic, voto 8

"Ci crogioliamo nella calma dell'occhio del violento uragano di Young senza subire la scia di distruzione che l'ha seguito. Un'esperienza intensa e piacevole."
Mojo, voto 8

"Songs For Judy sembra un concept album con un'idea di base stravagante come nel progressive rock, anche se meno appariscente e più confortevole. E' come una fantasia di prati, lune e canyon, di concerti che iniziano dopo la mezzanotte, di avere o creare spazio sufficiente per concedere a Neil Young di suonarci qualche canzone tranquilla."
Pitchfork, voto 8

"Le esibizioni sono fresche e toccanti, e [Young] instaura un rapporto vivace con il pubblico. Nell'attuale pioggia di dischi retrospettivi, questa collezione [...] porta con sé un vero fascino."
Irish Time, voto 8

"Cattura il calore e il fascino di Young al suo meglio."
Islington Gazette, voto 8

"Songs For Judy ci permette di affiancare Young nello sperimentare un nuovo mondo rock."
Rolling Stone, voto 7


Rassegna stampa italiana

"Da queste performance emerge il lato limpido e diretto del bizzoso Neil, felice di poter presentare le sue canzoni in proprio, prive di sovrastrutture e abbellimenti. Senza filtri tra il pubblico e il suo animo a tratti sgangherato, offre tutto il proprio singolare candore nel raccontare storie improbabili su Judy Garland, a cantare - e steccare anche un paio di note - canzoni che rappresentano un’epopea lontana, così come a soffiare con forza nell’armonica a bocca, marcando con un tocco struggente quei territori che col tempo sono diventati una delle sue essenziali cifre espressive."
Rockol, Voto **** (su 5)

"Erano tempi quelli, in cui tra musicisti, giornalisti, membri della crew non esistevano pannelli di separazione. Erano i tempi in cui le star non erano ancora circondate da gigantesche guardie del corpo, avvicinarsi ai bus dei musicisti non rischiavi le mazzate, i giornalisti erano invitati a seguire il tour per intero e non lasciati fuori del camerino e insultati se osavano avvicinarsi. Era ancora il tempo di “music is for free, music is love”, erano tutti una sola comunità di giovani che condividevano l’amore per la musica. Un tempo che probabilmente finì proprio con quel tour di Neil Young nel novembre 1976."
Il Sussidiario, rece positiva

"Come al solito, accanto a canzoni che erano già dei piccoli classici a pochi anni dall'uscita: da ‘Heart Of Gold’ a 'Harvest', al pianoforte di ‘After The Goldrush’ e 'Journey through The Past', il banjo di 'Human Highway', la vecchia ‘Mr. Soul’, Neil Young sorprende sempre il suo pubblico con canzoni nuove che troveranno la via ufficiale su disco solo pochi o tanti anni dopo [...]. Neil Young Al massimo del suo splendore acustico."
Enzo Curelli Blog, rece positiva

"Le versioni grezze delle tracce su Song For Judy riflettono un artista puro e senza paura di permettere alle canzoni di respirare e di trovare la propria forma quando vengono eseguite in un assolo."
skystoneandsongs.it, rece positiva

lunedì 3 dicembre 2018

Neil Young: Songs For Judy (2018, Reprise Records)



“Songs For Judy Intro” – Atlanta, GA – Nov 24 (late show)
“Too Far Gone” – Boulder, Colorado – Nov 06
“No One Seems To Know” – Boulder, Colorado – Nov 07
“Heart Of Gold” – Fort Worth, Texas – Nov 10
“White Line” – Fort Worth, Texas – Nov 10
“Love Is A Rose” – Houston – Nov 11
“After The Gold Rush” – Houston – Nov 11
“Human Highway” – Madison, Wisconsin – Nov 14
“Tell Me Why” – Chicago – Nov 15 (late show)
“Mr. Soul” – New York – Nov 20 (early show)
“Mellow My Mind” – New York – Nov 20 (early show)
“Give Me Strength” – New York – Nov 20 (late show)
“A Man Needs A Maid” – New York – Nov 20 (late show)
“Roll Another Number” – Boston – Nov 22 (late show)
“Journey Through The Past” – Boston – Nov 22 (late show)
“Harvest” – Boston – Nov 22 (late show)
“Campaigner” – Boston – Nov 22 (late show)
“Old Laughing Lady” – Atlanta – Nov 24 (early show)
“The Losing End” – Atlanta – Nov 24 (late show)
“Here We Are In The Years” – Atlanta – Nov 24 (late show)
“The Needle And The Damage Done” – Atlanta – Nov 24 (early show)
“Pocahontas” – Atlanta – Nov 24 (late show)
“Sugar Mountain” – Atlanta – Nov 24 (late show)

L'uscita n°7 della Archives Performance Series è un live album che ci permette di ascoltare quasi tutte le canzoni acustiche suonate da Neil Young (da solo) nei set d'apertura del tour del 1976 (con i Crazy Horse). Rappresenta la versione ufficiale delle famose "Bernstein Tapes" che da tempo circolano come bootleg.
Armato di chitarre, banjo, pianoforte e organo, Neil snocciola più di venti brani dal suo repertorio classico e recente (s'intende di quel periodo, ovviamente) e le esegue con una certa effervescenza che distingue questo live dai più meditativi concerti acustici di epoca precedente già usciti nella serie Archivi.
Le rarità non mancano. Diverse canzoni debuttano proprio in quel periodo: "White Line" (qui per la prima volta in versione acustica; alla fine del 1975 era stata suonata una sola volta con i Crazy Horse), "Too Far Gone", "Pocahontas", "Campaigner", "Give Me Strength" (uscita per la prima volta solo in Hitchhiker l'anno scorso), "No One Seems To Know" (inedita assoluta se escludiamo l'apparizione nel film Trunk Show). Altre, pur già eseguite dal vivo in precedenza, a quell'epoca erano inedite: "Love Is A Rose" e "Human Highway", quest'ultima suonata al banjo.
Inoltre, di "The Losing End", "Here We Are In The Years" e "Roll Another Number" non esiste nessun'altra versione acustica in solitaria nelle uscite ufficiali. Infine ci teniamo a sottolineare che la versione qui presente di "The Old Laughing Lady" si conclude con un riff e un paio di versi aggiuntivi che sembrano un brevissimo medley: nelle versioni che circolano su bootleg questa parte viene intitolata "Guilty Train" (anche se non la si può considerare una canzone).
Abbiamo detto quasi tutte perché c'è un assenza rispetto al catalogo completo delle acustiche del 1976, ed è "Old Man". La consideriamo un'omissione perdonabile viste le esecuzioni live acustiche già presenti nei live precedenti.
La compilation fu curata in origine da Cameron Crowe e Joel Bernstein, come si legge nelle liner-notes dell'album che abbiamo tradotto qui, quando si pensava a una pubblicazione negli anni Settanta. Il tutto è stato poi post-prodotto da John Hanlon per l'attuale uscita.
Nel complesso, pur non essendo un live denso di magia come Massey Hall o Canterbury House, Songs For Judy è un saporito collage di un periodo creativamente intenso per Neil Young. Che ci lascia con l'acquolina in bocca... in attesa della parte elettrica (che arriverà presto con l'annunciato Odeon Budokan 76).

MPB, Rockinfreeworld

venerdì 16 novembre 2018

The Oral History: Everybody's Rockin' (1983)


Young: Quasi per vendetta consegnai alla Geffen Everybody's Rockin'. Volevano più rock 'n roll. Quella era lo slogan: “dunque volete più rock 'n roll? Okay, bene. Lo posso fare. In effetti mio zio era un rocker, e io farò lui.” Mi calai in quel tipo. Lo divenni per mesi. Ero fuori, fu come un film per me. Nessuno lo vedeva a parte me, ma chi se ne frega. È difficile per gli altri riuscire a capirmi quando faccio queste cose, per via di come sono. […] Rivolgendomi indietro agli anni Ottanta, quando non è difficile da accettare è quantomeno forte. Ero veramente a mio agio con le cose che facevo negli anni Ottanta, nonostante sono stato sputtanato a causa di esse. Perché sentivo ogni cosa che facevo. C'era un enorme abisso tra me e gli altri. Ed ecco perché la gente diceva, “ecco, vedi, ha perso il contatto, è partito” e cose così, perché stavo proprio in un altro posto. Per me aveva senso ogni cosa che facevo, e dovunque andassi la gente diceva “ma che cazzo stai facendo? Perché stai facendo questo? Stai sistematicamente distruggendo le possibilità di vendere dischi.”
[…] Stavo per registrare “Don't Take Your Love” - era fresca e pronta a decollare, avevo tutto ben chiaro. Ero a New York, volevo andare a registrare, e non mi diedero lo studio. Non mi aiutavano. Questo mi mandò fuori di testa. Credo che ci fosse qualche tipo di problema con Everybody's Rockin'... Ne avevano stampate poche copie e, là fuori, nessuno lo aveva degnato di nota. Non passava in radio. Non lo avevano spinto, non lo volevano fare. Questo per me era un punto critico. Tutti dicevano che ero perduto. Del tipo “Neil Young, sì, esisteva negli anni 70, ora non sta facendo più nulla di utile – quindi meglio che non lo lasciamo registrare, lui non sa cosa sta facendo.” Non facevo musica per metterla nelle mani di quegli stronzi fottuti – non capivano cosa cazzo era la musica. [1]

Elliot Mazer: Consegnali l'LP, Eddie mi chiamò e si congratulò: “È un buon disco.” Voglio dire, lo presero bene inizialmente – andarono a comprare una Cadillac rosa per un concorso di Mtv, fecero diverse cose. [1]

Karl Himmer (batterista): Neil disse, “tutto ciò di cui hai bisogno è un rullante, una grancassa e un piatto.” [1]

Ben Keith (chitarra solista): Neil disse, “voglio qualcuno che suona come se il gruppo non fosse molto capace.” Io dissi, “bene, non sono capace.” Lui disse, “ottimo, ci sarai!”. [1]

Tim Pope (video-maker): Prima di conoscerlo pensavo che Neil fosse un vecchio hippie bastardo […]. Poi pensai che fosse dolce. È fiducioso quando ci lavori insieme. Se gli piaci, se vede che sei la persona giusta, ti da carta bianca. [1]

Young: [Il video di] “Wonderin” fu una sua idea, completamente. Ho fatto solo quello che ha detto lui. Ricordo che alla fine voleva che avessi un aspetto più devastato […]. Il video è una forma d'arte, di espressione. Si possono fare bei video. Non succede molto spesso, ma potrebbe. [1]

Elliot Roberts: [David Geffen] si sentiva preso in giro da Neil - “Neil mi dà questi album esoterici per fottermi”. La prese sul personale. […] David venne da me e mi disse, “Senti, devi parlare con Neil. Dovete fare un disco di Neil Young, sappiamo che è capace di farlo eccome. Eccome. Perché non lo vuole fare per me? Ne ho bisogno adesso.” David pensava che Neil avesse questo disco nel suo taschino e che potesse tirarlo fuori a piacimento. “Puoi fare Harvest 2 quando vuoi. Che ci vuole?” […] La sola cosa che io non posso dire a Neil – nemmeno andare sull'argomento – è che cosa lui deve registrare. In ventisei anni non ho mai suggerito il genere di cose che dovrebbe scrivere. Non funziona così. Se lo avessi pensato, francamente glielo avrei detto. Ma proprio non è così. Se tu solo dici, “amico, quel pezzo sarà un gran singolo”, Neil non solo non lo pubblicherà come singolo ma lo caccerà fuori dall'album. E quindi non potevo aiutare David. […] Si sentì veramente tradito da Neil, smise di considerarlo un amico e cominciò a pensarlo come uno che lo pigliasse in giro e lo danneggiasse. Poi David capì che io non avevo idea di cosa avrebbe fatto Neil, che non potevo dirglielo e di certo non potevo assicurargli che sarebbe diventato commerciale. Allora scattò la causa legale. [1]

Young: Vedi, la Geffen pensava che io dovessi essere una superstar – come Eric Clapton. Non conoscevano la strada che avevo imboccato. […] Lui voleva fare i milioni di dollari – io ero su un altro pianeta. Ricevetti la denuncia a casa. Il tizio venne davanti alla mia porta. Pensai che fosse piuttosto buffo – essere “anticommerciale”, “suonare cose non rappresentative”. Ma la realtà di non avere più soldi, voler fare musica e non essere in grado di registrare, e tutte quelle cazzate mi tenevano legato. Era una questione di ego. David la prese sul personale che io facessi dischi per la sua etichetta che non vendevano […]. Ne parlammo diverse volte. Secondo lui stava facendo la cosa giusta. Voleva riportarmi coi piedi sulla terra. Era seccato per via della sua compagnia, riteneva che io dovessi essere una grossa star, e non lo ero. Ero più interessato a essere me stesso, a fare ciò che volevo. Fu una brutta situazione. Non potevo fare dischi, non avevo abbastanza soldi per fare questo o quello, dovevo uscire a suonare per racimolare soldi per i dischi […]. Ero isterico, stavo andando nei matti. [1]

Roger Katz: Sentiva che il mondo gli cadeva addosso, sentiva di essere fottuto. La cosa più difficile era aver fatto tutti quei sacrifici per Ben e poi avere quella situazione con la Geffen e vedere – non voglio chiamarlo il suo impero – vedere che tutto si stava disintegrando. Era sotto pressione per vendere le auto, i trenini, la barca per poter mantenere il ranch. Ma l'impatto più a lungo termine fu quello emotivo. Si domandava cosa dovesse fare e chi dovesse essere e dove stesse andando la sua musica – la possedeva ancora per poter scrivere belle canzoni e suonare? A volte si sedeva e parlava delle altre cose che poteva fare con la sua vita se non fosse stato una rock star. In quel periodo scese profondamente in se stesso. [1]

Young: Nessuno di quei dischi fu fatto solo per essere uno scherzo. Ero dannatamente serio riguardo quello che facevo perché avevo disperatamente bisogno di fare qualcosa. Allo stesso tempo però durante gran parte degli '80 non volevo che molti dei miei sentimenti più profondi riguardo la vita e tutto uscissero allo scoperto. Avevo un sacco di pensieri oscuri che pesavano sulla mia mente e legati alle esperienze che capitavano strettamente alla mia famiglia. [3]
 
Hai perso parecchio pubblico con quest’album…
Young:
Be’, era buono tanto quanto Tonight’s The Night per quel che mi riguarda. Il personaggio era forte, la storia era buona ma sfortunatamente la storia non apparve sul disco. Prima che avessi la possibilità di finirlo mi fermarono. La Geffen cancellò un paio di sessions in cui avrei dovuto fare due canzoni - “Get Gone” e “Don’t Take Your Love Away From Me” – che avrebbero dato un maggior significato agli Shocking Pinks. Ma se non hai visto gli show non sei in grado di entrarci del tutto. Ovviamente non c’era niente di così intenso come in Tonight’s The Night. C’era una piccola profondità nel materiale, ovviamente. Sono tutte canzoni “superficiali”. Ma vedi, era un tempo in cui la musica era così, e tutte le pop stars erano così. Ed era buona musica, molto buona. Quando ho fatto i dischi tipo Everybody’s Rockin’ e tutti li hanno coperti di merda… Sapevo che potevano farlo. Cosa sono, stupido? Dovevano pensare che fosse la miglior cosa che io avessi mai prodotto? Ovviamente sapevo che non era così. Era una via di distruzione che tracciavo. Senza averlo fatto non sarei capace di fare quello che faccio ora. Se ho costruito qualcosa, devo sistematicamente buttarlo giù prima che la gente decida “Oh, ecco come possiamo definirlo”. […] Accadde solo che io non ero più accessibile. Per quel che mi riguarda, quei dischi (Trans, Everybody’s Rockin’, Old Ways) sono buoni tanto quanto gli altri dischi che ho fatto. Forse i miei anni 80 musicali dovrebbero essere visti come un unico disco. Forse sarebbe più semplice da capire per la gente.
[…] In effetti è divertente: i REM stavano per firmare con la Geffen, poi hanno sentito che mi avevano citato legalmente, quindi hanno troncato i contatti con la Geffen e hanno firmato con la Warner Bros. La Geffen ha perso i REM solo per aver fatto causa a me dopo Everybody’s Rockin’. [2]

Mi piacque molto la tua dichiarazione dopo aver appreso la notizia della denuncia da parte della Geffen: "Essere denunciato per non aver fatto un disco commerciale dopo vent'anni di carriera è meglio che vincere un Grammy". […]
Young:
Everybody's Rockin' non è un album rockabilly. È old rock 'n' roll, old pop rock 'n' roll. Rockabilly è la musica che suonano gli Stray Cats, molto meno basata sul blues di quanto lo fosse quella di Everybody's Rockin'. In quel disco c'era il rhythm 'n' blues bianco con venature pop che andavano per la maggiore nei Fifties, ma nessuno se n'è accorto. Hanno continuato a chiamarlo rockabilly. Alla Geffen non furono molto soddisfatti dalle vendite, ma forse dimenticavano che erano stati loro a spingermi a realizzare un disco del genere. Io avevo consegnato loro il primo Old Ways, completamente diverso da quello che è stato poi pubblicato anni dopo. Ritenevo che in quei nastri ci fosse materiale per un grande album. Non piacque a quelli della Geffen. Dissero: "Questi nastri ci spaventano. Perché non fai un disco rock 'n' roll?" Così tornai a casa e cominciai a pensare al r'n'r di trent'anni fa. E nacque Everybody's Rockin', che considero il miglior album che ho realizzato negli anni trascorsi alla Geffen. [4]

“Payola Blues”
Hai subito accuse per quella canzone?
Young:
Sì. Suppongo ci fossero diverse critiche, una sorta di imbarazzo per certe persone. Ma era tutto per divertirsi. Comunque è davvero così, tutti lo sanno. Tutto è per il denaro, tutto quanto. Tutti coloro che non lo pensano mentono a se stessi e agli altri. Quello che succede di nascosto è solo affare di quella gente, credimi. Questa è l'America: so che c'è la bustarella e che ce ne sono molti tipi... quando è l'artista a mettere i soldi, e quando ce li mette la casa discografica. […] In questo modo i grandi restano grandi. […] Dopo un paio di cose che sono obbligati a trasmettere perché piacciono alla gente ne fanno una meno bella e a quel punto devi ungere perché passino il tuo disco. […] È lo stile americano. [1]

Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Mojo Magazine 1995
[3] Vox 1990
[4] Mucchio Selvaggio 1988
[5] Musician 1985


sabato 10 novembre 2018

The Oral History: Reactor (1981)


David Briggs: Neil non incitava i Crazy Horse in quegli anni. Aveva perso il controllo della sua vita privata, e tutto il resto andò di conseguenza. [1]

Il programma influì sulla musica?
Young: Totalmente. Anche nel processo di registrazione. Per diciotto mesi, l'unico momento in cui potevo registrare era fra le due e le sei del pomeriggio. Io ero solito registrare di notte, nel cuore della notte. Non potevo per via del programma. […] Il programma influì su tutto. Su ogni fottuta cosa. […] Poi non potemmo più reggerlo. C'era troppo stress e poco miglioramento. […] Decidemmo di passare a un altro programma che richiedeva meno della metà del tempo. Ne fummo veramente contenti. [1]

Young: Non abbiamo speso il tempo che dovevamo nel registrare Re-ac-tor. […] Fu penalizzato dagli impegni che gravavano sulle nostre vite. Vedi, eravamo coinvolti in un programma a tempo pieno, 15-18 ore al giorno, con mio figlio Ben per 18 mesi. Era qualcosa di onnicomprensivo ed ebbe effetti diretti sulla musica di Re-ac-tor e Trans. [2]

Frank “Poncho” Sampedro: Ci siamo trovati a registrare Reactor. Neil aveva dei problemi personali a causa del figlio handicappato e passava molto del suo tempo con lui. Per questa ragione non abbiamo dedicato a quel disco l'attenzione necessaria. È stato un po' buttato là, lui non era concentrato molto sulla musica e credo che ascoltando il disco lo si intuisca. [3]
Reactor mi scioccò, non riuscivo a credere che fosse stato fatto in quel modo. Pensai che avremmo potuto farlo in maniera molto migliore se avessimo registrato di più. [4]

Young: Era un quadro troppo grande da capire. Troppo. Pegi distrutta, entrambi scioccati. Non potevo crederci. Le madri dei miei due figli handicappati erano due donne diverse. Non poteva essere successo due volte per caso. Mi ricordo fuori dall’auto, guardare il cielo e cercare un segno, chiedendomi “Che cazzo sta succedendo? Perché diavolo i bambini sono in questa situazione? Cosa posso fare? Dev’esserci qualcosa di sbagliato in me”. [5]

“Surfer Joe and Moe the Sleaze”
Frank “Poncho” Sampedro:
Molti dei take non avevano un gran groove. “Surfer Joe” andava prima veloce poi lenta, quindi non facevamo altro che battere qualsiasi cosa trovassimo per creare il ritmo – tamburelli, pezzi di metallo, battevamo le mani. Tutti quelli che lavoravano al programma venivano lì e battevano qualsiasi cosa trovassero. Neil diceva, “è abbastanza buona”. Facevamo compromessi. [1]
Prendiamo “Surfer Joe And Moe The Sleaze”. L'abbiamo suonata in Australia e dopo Neil era tutto un “E' stupenda.” Io dissi, “Che è successo al verso che diceva, 'Ricordi mia sorella Flo e qualcosa a proposito del lungomare e della ruota panoramica'.” E lui, “Oh sì, quello era il verso più bello.” Poi abbiamo riascoltato il disco e quel verso non c'è nemmeno lì. [6]


Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Mojo Magazine 1995
[3] Musician 1987
[4] Musician 1991
[5] Village Voice 1989
[6] Rolling Stone 2013