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Neil Young & Crazy Horse - Colorado

Il ritorno del Cavallo tra le nevi del Colorado. L'ultimo album mescola il grunge di protesta alle ballad intimistiche, regalando momenti di puro incanto.

Neil Young & Stray Gators - Tuscaloosa 1973

Il nuovo live d'archivio è tratto dal tour 1973 con la formazione originale di Harvest. 11 canzoni acustiche ed elettriche, solari e oscure, a cavallo tra il successo e il dolore.

Neil Young Archives

Il sito web ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, album, film, inediti, foto, manoscritti, memorabilia, video, radio clips e tanto altro.

domenica 19 gennaio 2020

A Heart of Tube: numeri e considerazioni su Neil Young e Youtube


La parodia di Neil Young in un episodio di I Griffin
(https://www.youtube.com/watch?v=W4QcXygj0b8)
“Heart Of Gold” è il singolo di maggior successo di Neil Young. Nel 1972 arrivò al numero 1 negli U.S.A. e in Canada e raggiunse la Top Ten in vari paesi un po’ in tutti i continenti. Il 26 gennaio 2020 questa canzone festeggerà i 49 anni dalla sua prima apparizione live; il caso vuole che fu in Colorado, esattamente dove ora Neil ha casa. Da allora è stata suonata in concerto ben 850 volte, ed è la canzone più  proposta da Young on stage. Possiamo quindi dire senza tema di smentite che è la canzone più rappresentativa del catalogo younghiano? O almeno che la è stata? La è ancora?
Nell’era in cui per stilare le classifiche di vendita ci si basa anche su streaming e video, cerchiamo di rispondere affidandoci soprattutto a YouTube e al numero di visualizzazioni. Prendiamo in considerazione i dati degli ultimi 12 mesi.
L’unica canzone a insidiare il primato di “Heart Of Gold” pare essere “Harvest Moon”, in odore di sorpasso. La tendenza è confermata anche dai dati Spotify relativi allo streaming: nel 2019 “Heart Of Gold” è stata ascoltata circa 45.000.000 di volte contro i circa 39.000.000 di “Harvest Moon”, portando i rispettivi totali a circa 129 e 86 milioni. Insomma, in un anno “Harvest Moon” ha quasi raddoppiato.
Piccola digressione riguardante gli album: nel 2019, in tutto il mondo, Harvest ha collezionato streams per l’equivalente di circa 85.000 copie vendute, mentre Harvest Moon e Rust Never Sleeps, rispettivamente secondo e terzo in classifica, si sono fermati a circa 40.000 e circa 28.000.
Su YouTube, nell’ultimo anno Neil Young ha totalizzato oltre 98.000.000 riproduzioni, 17 dei quali solo di “Heart Of Gold” e quasi 16 di “Harvest Moon”. Seguono “Old Man”, la versione live della stessa “Heart Of Gold”, “Four Strong Winds” (siete sorpresi?), “The Needle And The Damage Done”, “Rockin’ In The Free World”, “Down By The River”, “Out On The Weekend” e “Sugar Mountain”.
New York, Chicago e Los Angeles sono le città con più visualizzatori, seguite da Londra, Parigi, Quezon City, Sidney, Bangkok, Dallas e Melbourne, mentre Milano è dodicesima. I paesi principali sono Stati Uniti (41,5 milioni), Canada, Inghilterra, Germania, Francia, Italia, Filippine, Australia, Brasile e Spagna. In Italia vince Milano (quasi 590.000, sui 3.550.000 totali), poi abbiamo Roma al secondo posto (440.000), quindi Torino, Bologna, Napoli, Firenze, Genova, Venezia, Verona e Catania.
Ecco, in Italia “Heart Of Gold” ha goduto esattamente del doppio delle visualizzazioni rispetto ad “Harvest Moon”. Però, ad esempio, negli States e in Canada è proprio “Harvest Moon” a vincere il duello.
Nelle classifiche di alcune nazioni abbiamo scovato alcune sorprese. Nelle Filippine (ma anche a Hong Kong e Singapore) la canzone più vista è di gran lunga “Four Strong Winds” (1,5 milioni) seguita da “I Believe In You” (550.000) e, solo al terzo posto, “Heart Of Gold” (260.000). Addirittura, in alcuni paesi dell’Est europeo compare tra le prime dieci “Guitar Solo #5” dalla colonna sonora di Dead Man. “Are There Anymore Real Cowboys?” è in classifica in Brasile, in Argentina, in Messico, insomma un po’ in tutta l’America Latina, e anche in Sud Africa. In Tailandia c’è la recentissima “A Rock Star Bucks A Coffee Shop” (da The Monsanto Years). In India c’è “It’s A Dream” (da Prairie Wind). Qua e là appare “Long May You Run”, che nella classifica generale è l’undicesima, mentre “Cinnamon Girl” è solo la diciottesima. Poche menzioni per le canzoni di Colorado, disponibili però solamente dalla fine dello scorso ottobre. Purtroppo non è possibile avere dati riguardanti un mercato enorme come potrebbe essere quello della Cina, essendo laggiù YouTube, come altri siti web,  bloccato dal governo.
Per fare paragoni nello stesso arco temporale, le canzoni di Bob Dylan hanno totalizzato 108.000.000 riproduzioni. “Like A Rolling Stone” (quasi 12 milioni, quindi meno sia di “Heart Of Gold” che di “Harvest Moon”) è davanti a “Hurricane” e a “Mr. Tambourine Man”. Stati Uniti e Inghilterra, seguiti da Brasile e Italia, sono i paesi principali. Tra le città, Londra sopravanza New York (bella sorpresa!), Milano è ottava, Roma decima.
Bruce Springsteen ha totalizzato, nel corso del 2019, 351.000.000 di visualizzazioni. I brani più visti sono stati “Dancing In The Dark” (oltre 57 milioni), “Streets Of Philadelphia” (31 milioni) e “Tougher Than The Rest” (appena al di sotto dei 18 milioni). L’Italia (25,8 milioni) è seconda solo agli Stati Uniti (74 milioni) tra i paesi principali, ma Milano è la prima città (4,3 milioni), seguita da Londra, Lima, Roma e New York.
Tornando a Neil Young, la risposta ai quesiti posti all’inizio è sì: vince ancora e sempre “Heart Of Gold”, dunque. Ma qualcosa sta lentamente cambiando. Rimanendo in ambito YouTube, “Harvest Moon” nella versione di Reina del Cid risulta essere la cover con più visualizzazioni nel corso dell’anno appena finito: 1.225.000, addirittura in soli sei mesi, essendo stata pubblicata ad inizio luglio. Lo sterminato canzoniere di Young viene rivisitato incessantemente dai suoi colleghi, che ripescano anche le canzoni più oscure e meno famose.
E nell’attesa che dalle varie uscite discografiche (nuove o d’archivio, effettive, annunciate, rimandate, promesse, cancellate, sperate, o solo sognate) arrivi un capolavoro che ci possa accompagnare per anni come è stato per “Ohio” o “Hey Hey My My”, ci sarà comunque sempre almeno una garage band pronta a mettere in repertorio, magari massacrandola,  ma comunque sempre cantandone a squarciagola il ritornello, quell’inno arrabbiato, straccione e indispensabile che è “Rockin’ In the Free World”.

Luca Borderwolf Vitali, Rockinfreeworld

martedì 7 gennaio 2020

Voyage: la lunga odissea di David Crosby


Oltre alla superba resa audio e al libro con note e fotografie, il grande pregio di Voyage – analogamente a quelle di Stephen Stills e Graham Nash di cui abbiamo già parlato – è di raccogliere sotto lo stesso tetto la produzione di David Crosby, spaiata lungo quattro decenni di Crosby Stills & Nash, Crosby/Nash, Crosby Pevar Raymond e dischi solisti. Una vera odissea, quella di Crosby... Una vita lunga e travagliata che a grandi momenti musicali ha affiancato difficili periodi di isolamento, tossicodipendenza e problemi di salute. Tuttavia, o forse proprio per questa sua anima indomabile, la sua ricercatezza chitarristica e compositiva e il suo timbro stilistico sono subito evidenti a qualunque orecchio, e hanno segnato la storia del rock. Basti pensare alla fama del primo disco solista If I Could Only Remember My Name (persino l'Osservatore Romano lo considera tra i 10 dischi imperdibili, simbolo di una generazione), o ai titoli più rappresentativi di CSN(&Y), come “Wooden Ships”, “Dejà Vu” e “Long Time Gone”. In anni recenti Crosby è tornato in forma e ha prodotto quattro nuovi album in pochi anni, successivi a questa antologia.
Voyage parte con i Byrds, band in cui David Crosby militava in gioventù (nello stesso momento in cui Stills e Young avevano i Buffalo Springfield a Los Angeles, e Nash gli Hollies in UK): dai Byrds ritroviamo la monumentale “Eight Miles High”, “Renaissance Fair” e “Everybody's Been Burned”, quest'ultima la prima canzone – dice Crosby nelle note del bellissimo libretto in allegato – “scritta da me con cambi relativamente sofisticati, la prima di cui sentirsi orgoglioso”.
Arrivano poi i successi di Crosby, Stills, Nash (& Young) nel biennio 1969-70. “Wooden Ships la scrissi nella cabina della mia nave, la Mayan. Avevo già la musica. Paul Kantner scrisse due versi, Stephen un altro, e io aggiunsi quelli in chiusura. […] Presi in prestito la prima frase da un canto di una chiesa Battista […]. Immaginammo noi stessi come i pochi sopravvissuti, fuggiti su una barca, che potessero ricostruire la civiltà”.
“Guinnevere si riferisce a tre donne. Ve ne posso rivelare due. Una era Joni [Mitchell], nel terzo verso […]. Christine in quello centrale. Quella degli 'occhi verdi' non ve la posso dire”.
“Long Time Gone”: “avevamo perduto JFK, poi Martin Luther King, quindi Bobby Kennedy. […] Ero infuriato”.
“Dejà Vu”: “quando avevo 10 o 11 anni, qualcuno mi fece salire in barca e io sapevo come guidarla. Ho pensato, 'devo averlo già fatto'. Poi qualcuno mi ha messo in testa l'idea della reincarnazione e... boing!”
Nash racconta che Christine, la ragazza di Crosby a quel tempo, “venne uccisa tre giorni prima della registrazione di “Almost Cut My Hair” […], brano che significò molto per noi come insieme musicale”.
Nel 1970 iniziano le sessions di If I Could Only Remember My Name, nelle quali Crosby lavora con Jerry Garcia, Jorma Kaukonen e altri musicisti della scena. Voyage contiene ben cinque estratti dell'album, fondamentale non solo per lui ma per la storia della musica.
“Tamalpais High”: “Tutti credono che si riferisca al monte Tamalpais. È buffo perché invece, parla della Tamalpais High School alle 3 del pomeriggio quando le ragazze scappano via […]. Ma Mt. Tamalpais fu molto importante per me. […] Trascorsi molto tempo lassù dopo che Christine morì”.
““Laughing” nacque mentre guardavo George Harrison andare dal Maharishi. Volevo dirgli, 'guarda che nessuno ha la risposta. Nessuno'. […] Non sempre riesci a ottenere pezzi come “Laughing”. In quel periodo Stephen Bancard registrava le chitarre acustiche come nessun altro”.
“Music Is Love” nasce da un'improvvisazione di Crosby, Nash e Neil Young: “dissero che dovevo metterla nel mio disco”.
“Song With No Words”: “Si era creata questa gigantesca, fantastica alchimia. […] Lo scopo dell'arte musicale è farti provare emozioni. Non servono per forza le parole”.
“What Are Their Names?” “è stato un gran colpo di fortuna. Andai in studio e iniziai a suonare qualcosa alla chitarra, e Garcia cominciò a suonare con me. Poi [Phil] Lesh ci ascoltò e si unì, quindi si unì anche Neil. Puoi quasi sentirci camminare per la stanza […] e iniziare a suonare”.
“I'd Swear There Was Somebody Here”: “Stephen Bancard mise a punto questa favolosa eco perché io potessi creare qualcosa. […] Mi sembrava che Christine fosse lì. La potevo avvertire”.
L'anno dopo è la volta del primo disco insieme a Graham Nash. “La vita non mi aveva ancora tradito prima della vicenda di Christine. Tutto d'un tratto passai dall'esser parte del più grande gruppo del mondo, dal successo più totale, al non avere più nulla. “Where Will I Be?” è una triste canzone di un periodo della mia vita in cui ero perduto. È la domanda alla risposta di “Page 43”. […] Scrissi “Page 43” nella cabina della mia barca a Sausalito. Ero musicalmente influenzato da James Taylor”. Alla domanda se la “pagina 43” si riferisce a un libro specifico, Crosby dice di no.
“Critical Mass” viene registrata in quel periodo, ma utilizzata nel 1975 come introduzione a “Wind On The Water”, title-track del secondo disco di Crosby & Nash.
Da quest'album provengono i brani che seguono: “Carry Me” (“Il terzo verso parla di mia madre”), “Bittersweet” (“Mi sono svegliato una mattina – Nash non era ancora alzato – e ho cominciato a buttarla giù […]. Per l'ora di cena era registrata”) e “Naked In The Rain” (“Ho avuto un'allucinazione che avevo già tentato di descrivere. […] Hai presente il verso che dice fluttering pages of faces, no two alike? Parla di quello”).
Il primo disco si chiude con un brano dal terzo album di Crosby & Nash, Whistling Down The Wire (1976). “Ero decisamente contento di “Dancer”. L'avevo scritta sulla 12 corde molto tempo prima di registrarla. E' un pezzo strano, ma vivace, con parti vocali interessanti […]”.
“Quando vado a dormire la mente affollata – il livello della mente dove queste parole prendono forma – comincia ad appisolarsi. E i livelli dell'immaginazione e dell'intuizione […] hanno per un secondo la possibilità di emergere, prima di scendere nell'incoscienza. E in quella piccola finestra qualcosa balza fuori, io mi tiro su cercando la lampada e scrivo pagine di testi, freneticamente. Ed è successo un sacco di volte. La prima volta, ricordo, fu “Shadow Captain” molti anni fa. Ero a duemila miglia nell'oceano sulla mia barca, erano le tre di notte, e mi sono alzato e ho scritto l'intero testo, parola per parola, poi sono tornato a dormire. Non avevo mai pensato, prima, niente di quella canzone, nessun immagine o concetto.”
Dopo i fasti di inizio decennio, poi sfociati nel devastante Doom Tour di CSNY del 1974, e dopo le suddette collaborazioni con il fidato Nash, David Crosby si sta isolando e sta per essere sopraffatto dall'abuso di droghe, cercando ancora di “spiegare a me stesso e a chiunque mi ascoltasse questo bisogno di comunicare le mie esperienze, che in me è fortissimo, quasi disperato. Ecco il nucleo della canzone”, ovvero “In My Dreams”, la seconda tratta dal disco capolavoro CSN (1977, quello con la barca in copertina).
“Delta” è del 1980 (apparsa in Daylight Again, 1982) ed è stata “l'ultima canzone completa che ho scritto per anni. […] Senza Jackson [Browne] questa canzone non sarebbe mai nata”.
Tra i Settanta e gli Ottanta, la vita di Crosby è scandita da arresti, prolungate detenzioni in carcere e duri programmi di riabilitazione. Il suo secondo album solista, Might As Well Have A Good Time (1980), non viene pubblicato in quanto sopraggiungono altri problemi personali e una disputa con la casa discografica. La sua carriera riprende dapprima con un nuovo, poco felice album di Crosby Stills Nash & Young (American Dream, 1988), di cui fa parte la bella “Compass”, che Crosby inizia a scrivere proprio durante il suo periodo in carcere: “ho pensato, questo sono io – è il mio genere di cosa, è ancora viva in me […]”.
In seguito Crosby produce nuovo materiale per un album solista, Oh Yes I Can, che contiene “Tracks In The Dust”, “una di quelle storie che solo ogni tanto mi vengono in mente”. Segue Live It Up con CSN (1990), tra cui spicca la sua “Arrows” scritta in collaborazione con Michael Hedges: “Fare una severa introspezione e affrontare la realtà su se stessi ci rende persone migliori”, racconta Crosby. Nel 1992, ormai riabilitato e tornato in forma, Crosby produce un disco di canzoni scritte in collaborazione, Thousand Road: in Voyage sono incluse “Hero” con Phil Collins e “Yvette In English” con Joni Mitchell.
Ma le peripezie non sono finite: prima si deve sottoporre a un trapianto di fegato e poi si ricongiunge a un figlio sconosciuto, tale James Raymond, un musicista tutt'altro che alle prime armi. Nasce così, nel 1998, il progetto CPR insieme a Raymond e Jeff Pevar, che costituisce l'inizio di una nuova fase creativa molto felice per David. Il ritrovato equilibrio, personale e musicale, si apprezza già dalle prime note di “Rusty And Blue”: “E' parte del torrente musicale che ha iniziato a defluire in me con i CPR. Come gran parte delle mie canzoni, è nata dal legno e dall'acqua. L'ennesima dove puoi sentirci l'oceano”.
“Somone She Knew” nasce a seguito della visione del film La Leggenda del Re Pescatore, ed è intrisa ancora una volta dal ricordo di Christine. Si continua poi con “Breathless”, “Map To Buried Treasure” e “At The Edge”, tutti brani molto sentiti.
Conclusa la parentesi di CPR (“il progetto costava troppo per mantenerlo in vita” ha detto recentemente Crosby), nel 2004 Crosby e Nash tornano assieme per un bellissimo doppio album scritto ed eseguito in collaborazione con Raymond e Pevar (la loro collaborazione continua tutt'ora). “Through Here Quite Often”, secondo Graham Nash, è una “splendida, struggente canzone costruita sulle osservazioni di David in un coffee shop, guardando questa cameriera che era così gentile, in molti modi diversi”.
Il disco si chiude con la rivisitazione di Crosby e Hedges del tradizionale “My Country 'Tis Of Thee”.
Il terzo disco di Voyage si intitola Buried Treasure: è il vero “tesoro sepolto” che l'antologia ci regala, sedici estratti dagli archivi di David Crosby che vanno da versioni alternative di canzoni celebri a pezzi del tutto sconosciuti.
Si comincia con quattro demo risalenti al 1968. “Long Time Gone” e “Guinnevere” in sorprendenti esecuzioni a più chitarre e percussioni: “[...] deliziose. Pensavo di stare facendo un disco, allora, anche se non sapevo per chi. Quindi andavo in studio”, ricorda Crosby. Poi “Almost Cut My Hair” e “Games” in solitudine.
Dell'anno successivo sono “Triad” e “Dejà Vu”, quest'ultima nella base acustica di Crosby e Nash sulla quale fu poi “costruito” il resto della canzone insieme a Stills e Young.

mercoledì 1 gennaio 2020

Carry On: il meglio del poliedrico Stephen Stills


Il quadruplo box set di Stephen Stills ripercorre una prolifica carriera solista e come componente di CSN(&Y), Manassas e Buffalo Springfield, fornendoci un quadro dell'ecletticità di questo musicista, che ha sempre saputo spaziare abilmente fra rock, country-rock, folk, blues, latino e gospel. Come gli altri box, di cui abbiamo già parlato, Carry On è stato voluto e curato da Graham Nash e tutti i brani sono proposti in versione rimasterizzata.
Il primo disco si apre con un assaggio inedito dello Stills amatoriale: "Travelin" è una folk-song del 1962 registrata per la radio in Costa Rica, dove il giovane Stephen viveva in quegli anni. La sua famiglia infatti si sposta spesso tra Illinois, Costarica e Cuba, e questo dà a Stephen la possibilità di sviluppare influenze musicali assai diversificate, una musicalità e un talento poliedrico. Sin da bambino impara a suonare molti strumenti: pianoforte, chitarra, batteria e percussioni.
Con il secondo brano, "High Flyin’ Bird" (1964), un tradizionale folk, facciamo la conoscenza della sua band di epoca scolastica, gli Au Go-Go Singers, dove militava anche Richie Furay. Pochi anni dopo, come sappiamo, Stills e Furay incontrano Neil Young e Bruce Palmer e formano i Buffalo Springfield, uno dei gruppi più importanti del rock westcoastiano attivo tra il 1966 e il 68. I successivi brani del cd provengono dalle varie sessions dei Buffalo e ci danno un'ampia dimostrazione del talento compositivo, chitarristico e vocale di Stephen Stills. Non ci sono inediti da "Sit Down, I Think I Love You" a "For What It's Worth", "Special Care", "Uno Mundo" e "Four Days Gone", ed altri ancora, ma vale la pena ricordare quest'ultimo in quanto versione demo (inserito in precedenza nel box retrospettivo dei Buffalo del 2001).
Il 1968 segna l'incontro con David Crosby e Graham Nash. Di quell'anno possiamo ascoltare prima di tutto una versione acustica solista di "49 Reasons", ovvero la prima idea di quella che diventerà poi "49 Bye-Byes" sul primo album di CSN. Poi abbiamo un breve "best of" del lavoro di Stills tratto da CSN (1969) e Dejà Vu (CSNY, 1970, dove alle danze si unisce anche Young): tra i capolavori, "Helplessly Hoping", "Suite Judy Blue Eyes", "Carry On" e "4+20". Il materiale registrato inizia a essere molto, così troviamo anche qualche inedito: le demo di "So Begins The Task" e "The Lee Shore" (quest'ultimo scritto da Crosby ma eseguito da Stills, che sovraincide tutti gli strumenti tranne la batteria di Dallas Taylor), e un mix alternativo di "Carry On" (a cui segue un mix alternativo di "Woodstock" di Joni Mitchell già apparso nel box set CSN del 1991).
Come gli altri membri del supergruppo, anche Stills coltiva una propria identità come solista. Con il secondo disco abbiamo uno scorcio proprio di questa parte di carriera, che inizia nel 1970 con l'album omonimo (che ha subito molto successo arrivando nella Top 10 di Billboard), e prosegue con Stephen Stills 2 del 1971 (più meditato, meno spontaneo e "grezzo" del primo). Stills ama lavorare con altri musicisti e le sessions sono ricche di ospiti: su "Go Back Home" c'è Eric Clapton, su "Old Times Good Times" c'è Jimi Hendrix. Tra i vari brani menzioniamo "Love the One You're With", presentato con il mix inedito del 45"; "No-Name Jam", inedita jam di Stills e Hendrix; "The Treasure" nella sua prima versione studio inedita, al pianoforte; "Do for the Others" in versione live inedita del 1971.
Nel 1971, durante il tour del secondo album solista, da circostanze casuali nascono i Manassas: Stills unisce le forze con Chris Hillman, Dallas Taylor, Al Perkins e altri. Una band importantissima anche se dalla vita breve, destinata a lasciare un'impronta su molti gruppi successivi, di cui troviamo qui vari estratti fondamentali ("Johnny's Garden", "It Doesn't Matter", "Colorado") ma nessun inedito. Tra gli ultimi brani del secondo cd, "Find the Cost of Freedom" (CSNY) in versione live inedita del 1971, e un inedito in studio del 73, "Little Miss Bright Eyes".
Il terzo disco dell'antologia ci proietta dapprima nella seconda metà degli anni 70, poi nei primi anni 80, ancora un periodo produttivo per Stills, che pubblica altri album sia solisti (in particolare Stills e Thoroughfare Gap) che come membro di CSN (CSN 1977, Daylight Again, Allies). Nonostante l'evidente calo qualitativo, dovuto anche a problemi personali, vi troviamo dei brani memorabili, come "Turn Back The Pages", "First Things First", "My Angel", "As I Come of Age", "I Give You Give Blind", "See the Changes". Dopo il tour del 1974 e i vani tentativi di una reunion in studio, CSN&Y non riescono a combinare un album e il progetto si trasforma nella Stills & Young Band (Long May You Run, 1976). Un brano come "Black Coral", qui presentato con le armonie originali di CSN&Y, ci fa rimpiangere ciò che avremmo potuto ascoltare.
I successivi brani pescano qua e là offrendo una selezione variegata del periodo, con poche ma pregevoli rarità: "Cuba al Fin" in versione live tratta dall'introvabile Havana Jam (1979), "Know You Got to Run" e "Crossroads/You Can't Catch Me" in versioni live inedite, "Feel Your Love" e "Raise A Voice" (CSN, già editi in box set o come bonus track).
Dagli anni 80 ai giorni nostri, Stephen Stills non ha hai smesso di suonare sebbene con minor frequenza e un calo anche qualitativo delle sue composizioni. Negli anni 80 in particolare, il sound di Stills, così come quello dei compagni, inizia a "snaturarsi" finendo per rovinare idee interessanti. Il quarto cd di Carry On è quello meno coesivo, riparte da Daylight Again di CSN passando per la bella "War Games" scritta per l'omonimo film, aggiunge un inedito live del 1984 intitolato "Welfare Blues" e un riarrangiamento in studio del 1989 di "Church (Part Of Someone)", quindi una succinta selezione da Live It Up (CSN, 1990), Stills Alone (1991), After The Storm (CSN, 1994), Man Alive! (2005). Tralascia le due reunion di CSN&Y, American Dream e Looking Forward, se non per "No Tears Left" che qui troviamo in una versione live inedita del 1997. Inedite dal vivo anche le cover di "Girl from the North Country" (Bob Dylan) "Ole Man Trouble" (Otis Redding).

MPB, Rockinfreeworld

domenica 22 dicembre 2019

L'uomo nello specchio si racconta: Reflections di Graham Nash


Reflections, pubblicato nel 2009, è un box set di 3 cd più libro che offre una retrospettiva inedita sulla carriera quarantennale (all'epoca dell'uscita) di Graham Nash. Entriamo in dettaglio in questa meravigliosa e monumentale opera.
Il primo disco si apre con tre estratti della band che segna l'esordio di Nash, gli Hollies, nati in Inghilterra nel 1961 e diventati celebri dal 1963 (in anticipo sia sui Byrds di Crosby che sui Buffalo Springfield di Young e Stills): “On A Carousel”, “Carrie Anne” (dedicata a Marianne Faithfull) e la superba “King Midas In Reverse”. Nelle note, a proposito di quest'ultima Nash dice: “La scrissi in Jugoslavia. La mia relazione con gli Hollies era già diventata tesa e, nonostante il disco venne acclamato dalla critica, commercialmente fu un fiasco. Lì capii che il mio tempo con la band stava per giungere al termine.” Anni dopo “King Midas”, autentico gioiello, verrà ripreso insieme a CSN e immortalato in 4 Way Street.
Nel 1967 David Crosby e Stephen Stills si portano via Nash (la loro leggendaria battuta: “Okay, chi di noi due va a rubarlo agli Hollies?”). Da quel momento nasce un sound che, più che influenzato, avrebbe scosso nelle sue basi una generazione e un'epoca musicale, per attraversare poi cinque decadi.
Dal primo disco di CSN (registrato all'inizio del 1969 con un grande lavoro di sovraincisioni in studio) troviamo qui i capisaldi di Nash. “Marrakesh Express” deriva dalla passione per “le storie di Allen Ginsberg e William S. Burroughs in Marocco alla fine dei '50, ero costantemente incuriosito da quel luogo e da quella cultura. Questa era la storia di un viaggio in treno da Casablanca a Marrakesh... Speravo di cogliere le visioni, i suoni e gli odori del viaggio.”
“Pre-Road Downs” (di cui celeberrima è la versione live in 4 Way Street) fu scritta per Joni Mitchell: “Realizzai che avremmo dovuto separarci mentre io andavo in tour con David e Stephen, e quanto sarebbe stato triste per me. Fu scritta nel salotto di casa sua a Laurel Canyon, nello stesso posto in cui noi tre cantammo insieme la prima volta”.
Infine “Lady Of The Island”, realizzata nell'arco di un solo take. Si prosegue col naturale seguito di quell'album, ovvero Deja Vu, i cui brani furono registrati alla fine dello stesso anno. Qui CSN, per così dire, fanno l'upgrade alla versione 2.0: Deja Vu infatti è targato CSN&Y. Neil Young viene chiamato in causa, all'inizio solo perché CSN sono a corto di musicisti per poter andare in tour. Young canta su pochi brani e li vuole incisi in presa diretta, dal vivo in studio, senza troppe sovraincisioni, cosa che li distingue nel sound rispetto a quelli firmati Nash, che invece hanno una produzione "patinata" analoga a quelli del primo album.
“Our House” nasce ancora a casa di Joni Mitchell: “Capitammo in un negozietto di antiquariato sulla cui finestra c'era un bellissimo vaso di cristallo che Joni volle comperare. Quando fummo a casa... apparve la canzone. A quel tempo era una cosa normale.”
A proposito di “Teach Your Children”, forse la sua pietra miliare, Nash dice: “Cominciai a capire che se non avessimo insegnato ai nostri bambini un modo migliore per relazionarsi al prossimo, l'immediato futuro dell'umanità era in dubbio.” La pedal steel è suonata da Jerry Garcia (Grateful Dead). La versione di Reflections è un mix alternativo.
“Right Between The Eyes” è la prima chicca offerta dal box set: una versione studio incisa dal solo Nash a fine '69 (ma composta un anno prima, “una confessione a un amico”). La conoscevamo solo per la versione dal vivo presente su 4 Way Street.
Dal settembre 1970 fino ai primi mesi del ‘71, Nash incide il suo primo album solista, Songs For Beginners, collaborando con amici e colleghi (tra cui Crosby e Garcia). E’ un album fondamentale per l'artista e Reflections ne offre un corposo estratto.
“I Used To Be A King” è l'ideale evoluzione di “King Midas In Reverse”: “Finire un'intensa relazione e perdere quel 'filo d'argento' è devastante”. Deriva dalla rottura tra Joni e Graham, e anche “Simple Man” è frutto di quel triste momento. Ad amori successivi invece sono dedicate “Better Days” e “Sleep Song”.
“Man In The Mirror” deriva dalla “influenza degli scritti di George Orwell”. “Military Madness” è un inno contro la guerra ma è anche intimamente dedicata ai genitori: “E' triste dover cantare ancora questa canzone dopo quasi 40 anni”, scrive Nash.
Infine “Chicago/We Can Change The World” si riferisce ai subbugli di Chicago durante il Democratic Convention del 1968. Tutti questi brani sono presentati in missaggi alternativi, ma le differenze con gli originali sono davvero minime.
Alla fine del 1971 Nash e Crosby vanno in studio per il loro primo album come duo. Nash, in un aneddoto, racconta che incontrò Bob Dylan in un hotel e gli fece sentire la sua ultima composizione, “Southbound Train”: “Alla fine della canzone trattenni il fiato in attesa di un suo commento. Ci fu una lunga, lunga pausa. Poi lui disse 'Cantala di nuovo'. Io fremevo.”
Per “Immigration Man”, invece, “Mi arrabbiai per il casino che fece l'ufficio immigrazione in un aeroporto canadese, così scrissi furiosamente il testo di questa canzone sulla prima pagina di Cronache Marziane di Ray Bradbury”.
All’inizio di un lungo periodo creativo, dall'estate 1973 Nash comincia a lavorare al suo secondo album, Wild Tales. La title-track menziona “una delle più orribili storie a proposito del matrimonio” raccontata da un amico di Elliot Roberts (manager), “una storia vera, in ogni parola.”
Si passa poi a “Prison Song” (che cita il caso di un uomo incarcerato per dieci anni in Texas per il possesso di uno spinello) e “Oh! Camil (The Winter Soldier)” (dedicata a un soldato).
A proposito di “On The Line”, Nash racconta che un uomo, una volta, “mi raccontò la storia di come questa canzone gli cambiò la vita.” “Another Sleep Song”, infine, fu scritta nel salotto di Barbra Streisand: “Realizzai nuovamente che la fama non è tutto quello che si pensa. A quel punto della mia vita avevo bisogno di svegliarmi da ciò che mi stava succedendo.”
Anche questi brani sono proposti in mix alternativi. Il primo disco si conclude qui, al gennaio 1974.
Dopo il trionfale tour di CSN&Y del 1974, un nuovo album del supergruppo non riesce a emergere (a causa, così pare, di scarsità di materiale da parte del trio). Ma Graham Nash non è per niente in pausa creativa, e nemmeno Crosby, così i due uniscono le forze per realizzare, nel 1975, il loro secondo album insieme: Wind On The Water.
Il secondo cd di Reflections si apre sulle note della suite “To The Last Whale”, forse la prima canzone esplicitamente ecologista di Nash, influenzata anche dalle vacanze di mare che il gruppo fa sul veliero di proprietà di Crosby. La canzone si apre con un’introduzione vocale a cappella risalente al 1970, che sfocia armoniosamente nelle parti incise da Crosby e Nash nel 1975.
Si continua con la bellissima “Fieldworker”: “Nel 1975 fui invitato a un party dal mio amico David Geffen. Migliaia di dollari erano stati spesi, ogni cosa era impeccabile. […] Più tardi guidai verso i magazzini alimentari dei lavoratori immigrati nella città di Delano. Inutile dire l'assoluto contrasto con Los Angeles da cui provenivo, […] mi disturbò profondamente. Crosby e io abbiamo fatto molti concerti a beneficenza delle organizzazioni agricole.”
“Cowboy Of Dream” deriva dalla reunion di CSN&Y ed è ispirata in particolare da Young. Su “Love Work Out” partecipano molti musicisti tra cui Jackson Browne.
Tra il 1975 e il '76 Crosby & Nash sono già al lavoro sul terzo album, Whistling Down The Wire, dai toni più meditativi e rilassati. Vi appartengono “Marguerita” che deriva da “un pomeriggio soleggiato con amici in piscina”, e “Mutiny”, dal nome dell'hotel in cui alloggiano “a Miami nel 1976 per tentare un album di CSN&Y”.
Proprio dalle session abortite di CSN&Y proviene “Taken At All”, pubblicata anche sul box retrospettivo CSN del 1991, ma qui presentata “nell'originale mix che abbiamo trovato negli archivi... un take molto spontaneo”.
A fine 1976 iniziano i lavori per quello che forse è il vero capolavoro del trio CSN, l'omonimo album uscito nel 1977 con la barca in copertina. Nash, forse al suo apice creativo assoluto, arriva con una manciata di brani che di per sé sorreggono l'album intero. “Just A Song Before I Go”, fedelmente al suo titolo viene composta un'ora prima di volare da Maui a L.A.
“Cold Rain” nasce in Inghilterra durante una visita alla madre: dall'hotel “vedevo la gente andare e venire per i propri affari, combattendo contro la pioggia e il nevischio, e la canzone nacque delicatamente. David Crosby ti direbbe che se vuoi davvero capire Graham devi ascoltare attentamente questa canzone.”
Celebre è la genesi della leggendaria “Cathedral” e Nash la esplicita nelle note alla canzone. “Una bellissima e soleggiata mattina, a Londra, un mio amico e io prendemmo dell'acido e facemmo un giro in una limousine […]. Arrivammo alla Winchester Cathedral. Camminando per le navate della chiesa sentii una sensazione veramente strana alle gambe. Mi indusse a guardare in basso e scoprii che ero sulla tomba di un soldato ucciso lo stesso giorno in cui sono nato, 143 anni prima. Forse io ero lui? Lui era me?”
Con Earth & Sky, terzo lavoro solista, si passa al 1979. Nel frattempo Nash ha acquisito la cittadinanza statunitense e ha fondato, insieme ad altri musicisti, la Musicians United for Safe Energy. Da qui comincia a evidenziarsi il distacco compositivo tra Nash e i compagni Crosby e Stills. Pur entrando in una decade musicalmente distruttiva per il genere tipico di CSN(&Y), Nash manterrà sempre un buon livello qualitativo.
“Barrel Of Pain” è una riflessione nonché denuncia su certe scelte nucleari del governo USA nei primi anni '70. “Magical Child” è dedicata al primo figlio di Nash e Susan, la sua seconda e attuale moglie, e nella canzone ci sono le prime note suonate dal bambino all’armonica. Con “Song For Susan” e “Wasted On The Way” si entra a pieno titolo negli anni '80 e nel nuovo album di CSN, Daylight Again. Gli arrangiamenti artefatti che imponeva la moda del periodo penalizzano le composizioni e le armonie dei tre. Nonostante questo, molte composizioni sono pregevoli.
“Love Is The Reason” si colloca in questo periodo ed è tratta da una colonna sonora: “Il mio amico Cameron Crowe un giorno mi chiese se avevo una canzone per il suo primo film Fuori di Testa. Sul momento non l'avevo... ma due giorni dopo l'ho avuta.”
“Raise A Voice” (1983) è l'unico estratto di Allies, nuovo album parzialmente live di CSN. Negli anni successivi Nash incide diverse cose che finiranno in parte nel suo quarto album solista, Innocent Eyes (1986), in parte nella reunion poco felice di CSN&Y, American Dream (1988) e in parte resteranno inedite.
Abbiamo “Clear Blue Skies”, originaria del 1985 e poi presa da CSN&Y: “Sono stato fortunato a vivere nel Nord Pacifico per trent'anni. L'aria è pulita e luminosa e c'è un forte contrasto con cieli sopra molte città di questo pianeta dove l'aria è quasi irrespirabile. Penso che lo stato dell'ambiente sia cruciale per la sopravvivenza come specie.”
“Lonely Man” è un'inedita dedicata a Susan: “prima di incontrarla ero un uomo solo malgrado tutti i meravigliosi amici che avevo”. “Sad Eyes” è presa da Innocent Eyes, di nuovo dedicata a Susan. “Water From The Moon” è un'altra inedita: “Stavo guardando gli Oscar e sentii il discorso di Linda Hunt […]. Disse che le risposte ai nostri problemi cadono come acqua dalla luna. Mi colpì la sua onestà e scrissi questa in risposta.”
Infine, “Soldiers Of Peace”, con la quale si chiude il secondo disco di Reflections, tra tutti è forse il brano più dimenticabile di Nash, tratto da American Dream.
Il terzo cd si apre con un altro tribolato lavoro targato CSN degli anni 80: Live It Up. “If Anybody Had A Heart” non è composta da Nash, ma da “due nostri grandi amici. L'abbiamo sentita e abbiamo voluto registrarla immediatamente”. La successiva “Chippin' Away”, invece, è tratta dal precedente Innocent Eyes.
Di nuovo da Live It Up, abbiamo poi due brani che ben rappresentano il buon livello compositivo affossato da un sound innaturale: “After The Dolphin” (che parla di un pub inglese bombardato durante la Prima Guerra Mondiale) e la bellissima “House Of Broken Dreams”. Di quest'ultima Nash racconta: “Passo un bel periodo dell'anno nella mia casa alle Hawaii. Un giorno David Gilmour venne a visitare l'isola. Prese la mia casa sulla baia, io sapevo che era lì, così chiamai. Lui rispose 'House of Broken Dreams'. Ciò che disse mi aveva stupito e ricordo di avergli risposto che mi serviva solo un ritornello.”
Gli anni '90 iniziano con alcuni concerti dove il sound originale riappare con una nuova dose di brillantezza, impreziosito dalla collaborazione di nuovi e giovani musicisti tra cui Jeff Pevar (che diventerà poi un habitué dei successivi progetti di CSN e, in anni recenti, di David Crosby). Nash propone nuovo materiale.
“Unequal Love” (“scritta per un amico che era in quel tipo di relazione, diciamo così, non equa”) appare qui in una versione live del 1993; la conoscevamo sul disco di CSN After The Storm. Anche “Liar's Nightmare” fa il suo esordio, nella spoglia e brillante versione live che troviamo qui (vedrà la luce su album dieci anni dopo in Songs For Survivors). “Qualche anno prima ero stato sottoposto a un intervento al ginocchio destro... niente di serio, ma le droghe che ti somministrano sono diaboliche. Sono stato in questo crepuscolo per un po' di tempo e ho assistito a eventi strani. La melodia della canzone viene da 'Fair Nottamun Town' di Jean Ritchie, degli anni '50.”
Da After The Storm, disco che segna la rinascita di CSN per quanto sia tuttora sottovalutato, è tratta “These Empty Days” (pensata originariamente per un film). La produzione di Nash, seppur in minore quantità, sembra rifiorire da un punto di vista creativo nella terza fase della sua carriera.
“Heartland” apparirà su Looking Forward (CSN&Y, 1999): “Sono io che ricordo quante bellissime persone e luoghi ho incontrato nei miei viaggi per gli Stati Uniti finché non ne sono diventato cittadino”. “Two Hearts” (1998) è una collaborazione tra Nash e Carole King ed è completamente inedita.
“Try To Find Me” viene inciso nel 2000 ma è un pezzo più vecchio, apparso solo talvolta in concerto: “La notte del primo Bridge Benefit Concert, nel 1986, mia moglie Susan mi disse che aveva visto una cosa che la aveva fatta piangere. Dietro al palco, dove sedevano i bambini della scuola, c'era un ragazzino sulla sedia a rotelle vicino a una ragazzina anch'ella sulla sedia. Era stanca e cominciava a piagnucolare. Susan vide il ragazzino che lentamente, timorosamente, allungava la mano verso quella di lei e gliela teneva, e lei smise di piangere. Quando Susan me lo raccontò io realizzai quanto dev'essere dura avere un cervello che funziona all'interno di un corpo che non funziona altrettanto bene.”
Tra il 2000 e il 2004 Nash registra il suo ultimo album solista, Songs For Survivors, e poi si riunisce a Crosby dopo oltre vent'anni per un nuovo album insieme. “Behind The Shades” è un'inedita scritta da un vecchio amico, risalente al 2000. “Michael (Hedges Here)” viene registrata da Nash nel 2000 per poi confluire in versione diversa su Crosby & Nash (2004). “Fui devastato dalla perdita di Michael, non solo un musicista incredibilmente dotato ma anche il tipo d'uomo che mette in moto il cuore del mondo ogni giorno.”
“I Surrender”, “Live On (The Wall)”, “Grace” e “Jesus Of Rio” provengono proprio dal bellissimo Crosby & Nash. “Dirty Little Secret”, denuncia storica di un fatto di razzismo, è tratta invece da Songs For Survivors. Inedita invece “We Breath The Same Air”: “Mi è stata spedita, e ho pensato che fosse perfetta per gli Hollies”.
Chiude l'antologia la composizione più recente e inedita, datata 2008, “In Your Name”: “L'uccisione di esseri umani da parte di altri esseri umani nel nome del rispettivo 'Dio' mi è sempre sembrata blasfema e, giudicando dalle reazioni che abbiamo avuto in concerto, quello che ho scritto ha toccato un nervo scoperto. Questa canzone è una piccola preghiera. Vi auguro la pace.”
Gran parte dei brani sono presentati con mix alternativi ma, come già detto, le differenze sono molto sottili. Un bel pregio di Reflections è il fatto che propone i brani in versione rimasterizzata; il riversamento audio è impeccabile.
Graham Nash è certamente uno dei migliori artisti della sua generazione e della scena musicale westcoastiana (sebbene le sue origini siano inglesi); oltre che musicista è anche un eccellente fotografo (come dimostra il libro Eye To Eye, 2004). Musicalmente, rispetto ai compagni di gruppo, è forse quello più “inquadrato”, cioè con meno escursioni fuori genere: il suo timbro pop-rock è una sorta di marchio di fabbrica. Ed è grazie a questa antologia che si può vedere dall'alto la sua produzione, altrimenti spezzettata, per averne un quadro d'insieme che rende la dovuta giustizia a questo grande artista. Ascolto dopo ascolto, il valore e la piacevolezza di Reflections non possono che crescere.

MPB, Rockinfreeworld



lunedì 16 dicembre 2019

Neil, i Crazy Horse e Colorado: intervista a Nils Lofgren


Neil ha slittato la possibilità di date dal vivo con i Crazy Horse al 2020 dicendo che vuole concentrarsi sui suoi film per il resto del 2019. Bruce Springsteen ha dichiarato che tornerà in sella nel 2020 con la E Street Band. […] Come ci si sente a essere qualcuno che lavora a fianco di due cantautori e bandleader di questo calibro?
Ci sono grandi somiglianze tra Springsteen e Neil in quanto nessuno dei due gestisce al dettaglio quello che si suona. Vogliono entrambi ascoltare le tue idee. Quando ci sei dentro ti permettono di provare emozioni vere nel tuo lavoro. Lo preferiscono. Questa è una cosa bellissima. […]

Hai lavorato varie volte con Neil o i Crazy Horse, dal disco che la band ha fatto senza di lui nel 1971, così come nei suoi album After The Gold Rush (1970) e Tonight’s The Night (1975). Hai trovato che le dinamiche sono cambiate lavorando a Colorado?
Ho incontrato Neil quando avevo 17 anni. In realtà l'ho incontrato 50 anni esatti fa lo scorso maggio mentre suonava alla Cellar Door (a Washington) quando era in tournée con Everybody Knows This Is Nowhere. La mia band, i Grin, era diretta a Los Angeles, e mantenendo la parola, quando siamo arrivati Neil mi ha portato dal (produttore) David Briggs, che mi ha preso sotto la sua ala, e quando ho compiuto 19 anni mi ha fatto partecipare a After The Gold Rush. Questo è stato un grande affare. Ora, molto prima che io arrivassi i Crazy Horse avevano in progetto di creare il loro album senza Neil, con il loro cantante Danny Whitten. Mi invitarono a unirmi a quell'album, che è stato un altro grande onore. Poi purtroppo Danny è morto e questo ci ha condotto a quella “veglia funebre” che è Tonight’s the Night. Più tardi (negli anni '80), ho fatto l'album "Trans" di Neil e sono andato in tournée con lui. Abbiamo questo rapporto che, a parte le mie cose soliste e con i Grin, è la mia relazione musicale più lunga - la mia famiglia musicale di più lunga data.

Avere Neil che ti chiama di punto in bianco è come avere un fratello che ti chiama per un favore?
Mi ha chiesto di fare un salto, così a freddo, per cinque concerti (in California) per commemorare Tonight’s The Night (nel 2018). Poi abbiamo fatto alcuni spettacoli a Winnipeg. È stata una gioia vedere insieme Neil, Billy e Ralphie. Sarei salito sul cavallo e poi sarei caduto giù. Quella sera a Winnipeg è stata una grande, selvaggia cavalcata. Il cavallo non mi ha mai sbalzato. [Ride.] Sono stato in sella tutta la notte.

Ha funzionato da catalizzatore per le cose successive?
Neil ha detto che aveva iniziato a scrivere qualcosa per noi. Mi ha telefonato e mi ha detto che aveva queste canzoni per noi, chiedendomi se potevo andare a Telluride due settimane per iniziare a registrare un disco prima dell’inizio della tournée solista. Mi hai chiesto dei dischi precedenti. Ti dirò che allora c'erano degli estremi. Tonight’s The Night, ad esempio. Danny Whitten, Jimi Hendrix, Janis Joplin... tante persone erano morte. Era un disco oscuro ma curativo, che trattava tutte queste morti. Ci sedevamo in studio, bevevamo tequila, fumavamo una o due canne. Non iniziavamo nemmeno a suonare prima di mezzanotte, poi andavamo avanti fino all'alba. Eravamo più giovani. C'era molto dramma, e non solo per via dei nostri amici ed eroi che morivano. Era l'intero clima dei diritti civili e del Vietnam. Succedevano molte cose pesanti.

Qualcosa di simile sembra esserci anche nel 2019.
Avanti veloce ai giorni nostri, e siamo tutti molto stagionati. C'è esperienza e una certa fiducia. C'è anche pace. Billy è rimasto bloccato in una bufera di neve ed era in ritardo di un paio di giorni. Quindi abbiamo avuto la possibilità di fare un po’ di sci. Mia moglie Amy è una grande sciatrice. Andavamo in giro, era il cambio di stagione e Telluride era vuota, una vera città fantasma. Moltissimi cani che correvano in giro e venivano da noi. Cenavamo con Neil e Daryl (Hannah), è stato bello vedere Neil così felice, come se avesse trovato un'anima gemella. Sembrava così concentrato mentre si approcciava a questo disco, così vicino a casa sua tra le montagne del Colorado. Penso che ci fosse una pace e una centralità che tutti noi avevamo e portavamo in Colorado, che non avevamo in Tonight's The Night. Il fatto che possiamo farlo 50 anni dopo non ha prezzo.
C'è una canzone nell'album, "I Do" ... Cantiamo "Grazie per aver fatto di nuovo tutto questo. Lo faremo proprio come facevamo allora." È lui che parla di quello di cui sto parlando ora. Riuscite a crederci? Siamo ancora in piedi dopo tutti questi anni e stiamo creando qualcosa di nuovo. Ralphie è divertente. Siamo rimasti buoni amici. E continuava a dire a Neil che dovevamo fare qualcosa di nuovo. Però non puoi forzare nulla. Fortunatamente siamo tutti qui, entusiasti di avere una band. Abbiamo anche avuto qualche problema tecnico.

Come si vede in Mountaintop, il documentario-verità sull'album.
Registrare presenta sempre delle sfide. Forse qualcuno non aveva abbastanza ossigeno quel giorno. Però siamo usciti dallo studio con queste demo sapendo che avevamo le canzoni e il cantante. Qualunque ostacolo ci fosse sulla strada, saremmo stati pazienti e avremmo registrato quelle cose. È stato bellissimo.

C'è stato un brano particolarmente difficile durante le sessions di Colorado?
Mi viene in mente "Olden Days". Avevamo una demo molto rozza di Neil fatta in casa con un piccolo microfono e una chitarra acustica. Riflettendo sulla demo, Neil ha mantenuto l’acustica e io gli ho detto che ci sentivo una fisarmonica. Mentre procedevamo, Neil è uscito dalla cabina. Stava pensando. Ha detto: "Prima di farla in modo standard, chitarra acustica e fisarmonica, sulla falsariga di "Harvest Moon", vediamo cosa succede con un sound elettrico più pesante. Evitiamo gli effetti, mettiamo la chitarra cruda nell'amplificatore senza nient'altro". Ora, sarebbe stato bello se lo avessimo fatto nel primo modo. Ralphie avrebbe usato i pennelli. Non appena abbiamo acceso le elettriche, però, ci siamo resi conto che sarebbe stato un vero album dei Crazy Horse.
C'è un messaggio su "Rainbow of Colors" che è davvero celebrativo. Sto aspettando che uno dei candidati ci salti sopra. C'è "Green is Blue", che vede me all'elettrica e lui al piano, ma con delicatezza. Se uno di noi doveva passare all'acustica, lo faceva. Ogni volta che potevamo, però, avremmo mantenuto le chitarre elettriche approcciando tutto con il tocco più tipico dei Crazy Horse.

Qual è stata la prima traccia che avete registrato per Colorado?
Stavamo cenando con Neil e Daryl, parlando delle demo e della canzone "Eternity" e del "clickety-clack", così io ho iniziato a ballare il tip tap in salotto. Dieci anni fa mi sono operato a entrambi i fianchi. Troppa pallacanestro, troppe piroette sul trampolino. Ho iniziato a ballare il tip tap. Neil pensava che fosse una cosa carina, quindi due giorni dopo ci siamo sistemati in studio e Neil ha detto: "Inizieremo con “Eternity”, e Nils ci farà ballare un po'". Come se fossero percussioni. È stato divertente. Neil suonava dal vivo, e il resto di noi suonava sulle tracce di piano e voce.
Prima di iniziare, Neil ci ha avvertito che aveva due o tre tracce dal vivo prese da concerti acustici, delle quali amava la voce e non voleva assolutamente cambiarla. Quindi ci ha fatto suonare tutti dal vivo sopra quelle. Eravamo tutti in studio, con le cuffie, a suonare dal vivo sopra la sua voce. Penso che questo abbia dato il tono. È emotivo e grezzo. Quando Neil ci ha inviato le demo, ha detto: "Non pensarci troppo". Voleva che ci familiarizzassimo con i cambi, ma senza creare le parti a tavolino. “Aspettiamo e vediamo cosa succede quando iniziamo a sentirci l'un l'altro”. Questo è sempre un ottimo modo di fare le cose con Neil. Tempo e programma permettendo, Neil, io e i Crazy Horse usciremo per suonare un po’ di tutto questo dal vivo.

[…] Come reagisci ai testi in qualità di musicista e compositore? Nel caso di Neil, ad esempio, esegui ciò che lui ha scritto? In che modo suonano i testi?
In primo luogo rispondo al cantato e al suono della voce. Nel caso di Colorado avevo delle semplici demo di Neil e capivo la maggior parte dei testi. Una volta che ci siamo riuniti in studio, ho preso il foglio dei testi e ho iniziato rapidamente a leggerli, in modo da non avere sorprese. Quindi suono seguendo la voce e la melodia, ma devo sapere cosa stanno dicendo. O meglio, non "devo", ma è d’aiuto farsi un'idea delle parole scritte, in modo che quando sto elaborando anche quelle facciano parte del processo. C'è anche l'istinto. A volte vuoi allontanarti da quello che dice il testo. […]

Traduzione: MPB, Rockinfreeworld

mercoledì 11 dicembre 2019

La crisi climatica, la musica digitale e i 50 anni dei Crazy Horse: interviste a Neil Young


La tua cavalcata con i Crazy Horse dura da 50 anni, sin da Everybody Knows This Is Nowhere nel 1969. Come ti senti a riguardo?
E’ grandioso. Voglio che continui ancora. Siamo ancora qui per la stessa ragione: servire la musica. Abbiamo sempre fatto questo. Non faremo un disco scadente dopo essere stati insieme per 50 anni. Questo disco non è poi così diverso dal nostro sound di allora. C’è la stessa scintilla di giovinezza.

Gran parte di Colorado è incentrato sul cambiamento climatico e sull'ambiente.
È la sola cosa che conta davvero. La gente per strada non è in grado di vedere al di là di una settimana. Non stanno pensando ai loro figli o ai loro nipoti. Io non volo più, tranne che in Europa. Non posso fare ciò che sta facendo Greta Thunberg. Lei è eccezionale. Ho provato a raggiungerla ma non ci sono riuscito. […]

“Rainbow Of Colors” parla di intolleranza e immigrazione.
Rifiuto apertamente l’idea di tener fuori le persone e costruire mura. Non ha senso. Una cosa che vedo è che tutti stanno cercando di allontanarsi dalle zone calde, le regioni equatoriali. Più ti avvicini all’equatore, più i problemi politici aumentano e credo che esista una correlazione con il cambiamento climatico. L’immigrazione secondo me è una delle conseguenze della crisi climatica. Le persone si stanno muovendo oltre i confini perché nel posto dove stanno si ammalano. In questo momento il nostro non è un buon pianeta.

Se la radio non passerà Colorado, chi lo ascolterà?
Chi lo sa? Sarà ciò che sarà. Oggi la gente non acquista cd, ascolta in streaming, quindi non sai come andrà a finire. Non c’è nessun riscontro. Nessuno è stato in grado di spiegarmi come vengo pagato per lo streaming. Apparentemente non hanno la tecnologia per dirti quante volte vengono riprodotte le tue canzoni. Quindi lo sto gettando in un buco nero.

Nel 2014 hai lasciato la tua storica casa californiana, il Broken Arrow Ranch di Redwood, e hai divorziato da tua moglie Pegi dopo 36 anni di matrimonio. Lei è morta a gennaio per colpa del cancro. Come hai vissuto queste perdite?
Pegi è stata una perdita devastante. Era una madre fantastica e ha fatto così tanto che nessun altro sarà mai in grado di fare lo stesso. Il ranch era un posto bellissimo, ma andare avanti non è mai una brutta cosa. Lì ho trascorso un periodo davvero bello quando ho cresciuto i miei figli.

Come ti stai adattando all’invecchiamento?
Sto cercando di prendermi cura di me stesso. Daryl è di grande aiuto. È molto orientata alla salute, cosa che io non sono mai stato. Ora sto camminando e nuotando. Ho perso sui 15 chili in 6 mesi. È bello non portarseli più in giro.

C’è qualche ragione per cui non hai annunciato tour per questo album?
Mi hanno appena offerto milioni di dollari per portare in tour Harvest. Tutti quelli che hanno suonato su Harvest sono morti. Non voglio farlo. Che ne dici di piantare anziché raccogliere? Se decido di partire mi piacerebbe fare un tour della democrazia con varie persone, cambiandole strada facendo. Non destra o sinistra. La democrazia non sei tu dalla tua parte e io dalla mia solo per vedere chi vince.

Ora che hai il tuo streaming ad alta risoluzione, Xstream, stai riversando la tua eredità sui Neil Young Archives.
Ci sarà tutto ciò che ho fatto, in ordine cronologico, alla massima qualità possibile. Lo sto facendo per me stesso prima di tutto, e per tutti coloro a cui interessa. Amo prendermi cura della musica e non mi importa se ci guadagno. C’è così tanto materiale… Tra Ragged Glory e Weld feci un concerto a Santa Cruz con i Crazy Horse, registrato con sei videocamere e il miglior sistema digitale disponibile ai tempi. Abbiamo fatto tre set e un bis. Potrebbe essere la miglior performance dal vivo dei Crazy Horse e la abbiamo appena scoperta. Cercheremo di ricavarne un disco.

In To Feel The Music [il nuovo libro scritto insieme a Phil Baker, ndt] racconti l’ascesa e la caduta di Pono, il tuo lettore digitale ad alta risoluzione. Dove hai sbagliato?
Pono ha avuto un buon inizio. Ha dimostrato che la gente voleva qualcosa. Ero nella corsia sbagliata, quella per il download. Tutti gli altri erano in quella dello streaming. Sono stato cieco, ma lo streaming faceva schifo. È stato un mio errore.

Ti senti più positivo riguardo ai miglioramenti della qualità audio?
Amazon è la prima grande azienda a proporre l’alta risoluzione [Amazon Music HD, ndt]. Loro hanno visto la luce. A loro piacciono le cose dirompenti e hanno fatto un grande favore alla musica. […] Sono molto più avanti di Apple e Spotify. […]

Quando è probabile una riunione di Crosby, Stills, Nash & Young considerando che David Crosby ha bruciato così tanti ponti?
Crosby dovrebbe scrivere un libro introspettivo: “perché la gente non mi parlerà più”. Ha fatto molta musica per molto tempo. Non so cosa sia successo con David. Non ho niente da dire. Adoro Stephen, adoro Graham. Se una reunion capitasse, sarebbe una sorpresa. Non chiuderò la porta a nulla. […]

In qualità di co-fondatore del Farm Aid, come vedi lo stato dell’agricoltura in America?
Dico di buttare giù tutto e ricominciare. Stiamo danneggiando la terra continuando a crescere così. L’agricoltura industriale è una piaga sulla terra. Hanno sostituito tutti i lavoratori che amavano la terra e se ne occupavano. […] Abbiamo bisogno di leader mondiali dotati di cervello. Niente più agricoltura chimica. Basta usare semi OGM. Perché i semi devono essere di proprietà di qualcuno? Io dico che sono proprietà di Dio.

Pensi di continuare a lavorare a tempo indeterminato?
Non potrei mai fare un tour di pensionamento. Mi sentirei come Cher. Non bisogna andare in pensione a meno di non essere più interessati a niente. Io lo sono ancora. Suonare è un po’ più difficile oggi rispetto a prima. Non ci sento più così bene come prima. La mia voce non è più come prima. Mostrami qualcosa che sia come prima! Mi sento bene per il futuro. L’idea è non smettere mai di muoversi.
aarp.org, 2019


Neil Young: [Mountaintop, il documentario delle sessions di Colorado] parla della creazione della musica. È la storia della musica. Tutti devono sapere cosa stanno facendo lì dentro. Non stanno facendo altro che quello. Se stai suonando una canzone, dovresti davvero suonarla una volta e basta. Se la esaurisci per accontentare l’ingegnere del suono, procurati un nuovo ingegnere. Loro dovrebbero sapere come si fa. Non si può prendere tempo. […]
Di solito prendi uno dei migliori [take] e sei a posto. Se non va bene, significa che non avresti dovuto essere lì. Tutti dovrebbero conoscere la canzone, i suoi cambi, la melodia. Dovrebbero sapere di cosa parla la canzone prima di andare in studio. Non la dovrebbero mai prosciugare a furia di prove. I musicisti entrano e suonano, la suonano una volta e hanno finito. Se la vogliono suonare 100 volte per renderla perfetta, va bene, ma quello è il disco di qualcun altro.
Questo è il patto: ottieni l’atmosfera, ascolti la canzone, la vivi. Vedi nella tua mente le immagini che hai pensato quando la stavi scrivendo. Nessuna quantità di aggiustamenti cambierà questa cosa. Si vedrà se correggere alcune cose o meno, ma il fatto è che se quell’atmosfera c’è, è l’unica cosa che conta. Puoi avere anche un disco perfetto, ma non sarebbe la stessa cosa. Quindi è così che faccio perché è quello che mi piace fare. […]
Non vedo l’ora di cominciare a lavorare sulle prossime cose. Stiamo cercando tutto ciò che abbiamo, come gli inediti con i Crazy Horse e i Pearl Jam. È un’incredibile quantità di materiale. Stavo andando piuttosto veloce negli anni 70, 80 e 90. Ho fatto più dischi e più film di quanti ne potessi pubblicare. Non ho nemmeno avuto la possibilità di finirne alcuni. Lo sto facendo adesso, mentre ripercorro quei progetti decidendo se sono abbastanza buoni o meno, se c’è il feeling. A volte c’è da fare un po’ di lavoro per renderli tecnicamente migliori. C’è così tanto da fare in futuro… […]
cbc.ca, 2019


Neil Young: Ho superato tutti i test, ho il mio appuntamento e se tutto va come previsto farò il mio giuramento di cittadinanza. […] Resterò comunque un canadese: non c’è nulla che mi porterà via questo. Ma vivo qui, pago qui le mie tasse. La mia bellissima famiglia è tutta qui – loro sono americani – e intendo votare. […] Abbiamo un’emergenza climatica e i governi non agiscono. […]
Gli Horse non hanno un programma. Sta tutto nel feeling: certe canzoni, luoghi, tempi. È così che sono i nostri strumentali. Come facciamo a sapere dove stiamo andando? Come siamo riusciti a fare una jam così melodica quando non l’abbiamo mai suonata prima? È così che vogliamo essere. È quasi come il jazz, ma non come quello. […]
Ho ricominciato a fumare [marijuana]. Mi ero fermato per un po’, poi ho ricominciato, ma sono molto più sano di prima. Peso quindici chili in meno rispetto ad allora. La mia vita è piena di esercizio, felicità e creatività. Quindi sono molto felice. […] E’ un nuovo mondo. Grazie a Dio mi sono sposato con Daryl. […] Facciamo sempre cose insieme. Apprezziamo la vita. Siamo felici. […]
Non saprei cosa dire [sul documentario Mountaintop]. Mi ha aperto davvero gli occhi. Rivela molto di quello che avviene, più di quello che la gente di solito sa. È stata Daryl a volerlo fare, io non volevo, all’inizio. Ho detto di no, perché sarebbe stato d’intralcio alla musica. Poi abbiamo provato e alla fine ho detto, ok, va bene.
L.A. Times, 2019


Neil Young: I Promise Of The Real hanno un’energia straordinaria, un gran feeling, ed è stupendo suonare con loro. Detto questo, i Crazy Horse non sono una grande band e non sempre hanno un gran feeling, eppure sono capaci di arrivare in posti dove non posso andare con nessun altro. So che con loro posso dividermi in due, diventare cosmico, andare dove voglio quando suoniamo gli strumentali e la band inizia a diventare come un grande, unico battito cardiaco. È questa la cosa speciale che sperimento solo con i Crazy Horse. Altri ragazzi hanno le loro band e sarà così anche per loro. Per me questa è la band più cosmica con cui abbia mai suonato, punto. Non ci sono confronti. […]
Ci siamo resi conto che Poncho non riesce più a essere dei nostri, sta alle Hawaii e si sta dando da fare. Adoro Poncho, ma abbiamo deciso che avremmo continuato comunque. […] [In studio] abbiamo iniziato facendo qualcosa che non avevamo mai fatto prima, solo per vedere cosa sarebbe successo. […] Ogni volta che fai una canzone è un’opportunità per definirla, capire cosa significa e come ti senti a riguardo. Se senti tutto questo mentre la suoni in diretta, è fatta, hai già il pezzo. Succede così solo una volta, quando c’è quel feeling. L’ho sentito in un paio di canzoni, sapevo che erano pronte e non volevo rifarle.
Wired, 2019


Traduzioni: MPB, Rockinfreeworld