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Neil Young & Crazy Horse - World Record

Nuovo album del Cavallo prodotto da Rick Rubin, undici tracce che spaziano tra ballad e garage-rock, tra intimismo ed ecologia, proseguendo sulla linea tracciata dai precedenti lavori.

Neil Young - Harvest 50th Anniversary

Box commemorativo per i 50 anni del "disco perfetto", contenente 3 out-takes, il live alla BBC del 1971 (cd e dvd) e il film documentario Harvest Time con sequenze inedite delle session.

David Crosby - Live at the Capitol Theater

Disco live con dvd che ripropone il concerto dell'8 dicembre 2018, durante il tour dell'album Lighthouse, insieme alla Lighthouse Band.

Neil Young. Cercando il nuovo mondo

Risultato di 10 anni di traduzione per NeilYoungTradotto.com e di un'ampia ricerca storico-bibliografica, il libro ripercorre vita e musica dell'artista attraverso i testi delle canzoni.

www.NeilYoungArchives.com

Il sito ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, video, concerti, foto, manoscritti, memorabilia, ma soprattutto contenuti inediti ed esclusivi per gli iscritti.

martedì 6 dicembre 2022

World Record: rassegna stampa italiana


World Record è un disco "normale" di Neil Young, ed è un complimento: lui dice che "arriva da un posto diverso", rispetto all'ultimo "Barn", che è nato fischiettando delle melodie camminando - più o meno come si vede nel video di "Love Earth". Ma il risultato non è molto lontano: una raccolta varia di brani classici, dal country ("Love Earth", appunto), a ballate vintage ("This Old Planet") a cavalcate elettriche. Insomma, Young presenta le sue diverse anime, con i temi tipici della sua musica (su tutti il destino del pianeta), e i Crazy Horse eseguono magistralmente.
Voto 7 (su 10)

[Il disco ha] momenti notevoli, come [...] la lunghissima Chevrolet. [...] Quello che sorprende, prima di tutto, è la continuità compositiva del canadese, che riesce a sfornare un disco dopo l'altro, malgrado l'età. World Record [alterna] ballate a brani rock potenti, nel tipico modo di fare di Young quando si trova in studio con i Crazy Horse.
Buscadero - novembre 2022
Disco consigliato - Voto **** (su 5)

Undici canzoni registrate in analogico, senza sovrastrutture che mantengono intatte purezza e immediatezza con il messaggio davanti a tutto. Messaggi che spesso arrivano con tono nostalgico rivolto a quello che avevamo, abbiamo ancora e forse non avremo più continuando di questo passo, anche se poi a prevalere è un velato ottimismo
Rece positiva

Anche a 77 anni, Neil Young è come quei giovani audaci surrealisti che imbrattano un quadro per dare una scossa al mondo; si diverte, suona, compone e canta; ci invita a combattere il cambiamento climatico come un ragazzo ardito che ha ancora tutto l’avvenire davanti. World Record è un’ode alla terra, l’apocalittico songbook di appunti di un cantautore scuro e abbagliante che suona, compone e canta perché non riuscirebbe a vivere altrimenti. Finché ha voglia di fare musica Young la farà.
Rece positiva

Neil Young ha scelto, fedele alla sua storia e al suo personaggio, la via più contradditoria e frenetica: pubblicare ogni singolo gesto, qualsiasi idea lo ispiri al momento, affezionato alla prima impressione. [...] World Record è il riflesso delle vere e proprie ossessioni di Young, non solo in termini di messaggio (semplice, sincero e naif come ci ha più volte abituato), ma anche e soprattutto di una musica che non vuole cedere a troppi ripensamenti, buona la prima, nel segno dell’istinto. Con tutti i pregi (pochi, siceramente) e i difetti (molti, specie se si pubblica un disco ogni sei mesi) che questo atteggiamento riverbera anche sulle dinamiche dei Crazy Horse.
Rece media

La mano del produttore si sente nella fase di cattura dei suoni, che risultano molto naturali, ricchi di ambiente, e in una certa attenzione nel limare sbavature e imperfezioni [...]. Neil Young sorprende per vitalità ed energia, “World Record” sorprende meno, ma si attesta sullo stesso livello di Barn.
Voto 6.5 (su 10)

A tenere legata l’opera, riflessioni su passato, presente e futuro del nostro pianeta, e ciò che significa viverci.
Voto 6.5 (su 10)

World Record è un disco brutto, a tratti imbarazzante. [...] Eppure, alla fine di una scaletta che meriterebbe complessivamente un voto parametrato su temperature polari, ci sono i 15’ e 15’’ di Chevrolet e sembra, per una volta, che il tempo non sia passato.
Voto 6 (su 10)

Se pur ripresosi in parte con il successivo Barn, con World Record, dispiace ma tant’è, siamo nuovamente di fronte ad un lavoro fiacco e di scarsa ispirazione, quasi fosse una brutta copia del già interlocutorio e stanco Broken Arrow. La magia degli album con i Crazy Horse sembra ormai svanita.
Voto 5 (su 10)

"E intanto Neil Young non sbaglia un disco"


venerdì 2 dicembre 2022

Neil Young: abbracciare l'imperfezione. L'intervista del New Yorker


Dal 1968, Neil Young - nato a Toronto nel 1945 - ha fatto musica rauca e dura con la chitarra, sia come artista solista che con la sua band di supporto di più lunga data, i Crazy Horse. A volte ha virato verso un folk rock dal cuore tenero, come membro dei Crosby, Stills, Nash & Young e in dischi come Harvest, il suo quarto LP e l'album più venduto del 1972. Young ha passato la maggior parte degli ultimi cinquant'anni a sostenere le cause ambientali, anche (o soprattutto) quando nessuno era disposto ad ascoltarlo. Nella title track di After The Gold Rush del 1970, sognava un'apocalisse climatica, astronavi che sorvolano la Terra per raccogliere e riutilizzare le sue ricchezze: "Look at Mother Nature on the run / In the nineteen-seventies", canta, con la sua voce acuta e scheggiata. La mia versione preferita della canzone è stata registrata dal vivo alla Carnegie Hall e presenta solo la voce e il pianoforte di Young. Sembra sia tanto un lamento quanto un avvertimento.
La scorsa settimana Young ha pubblicato World Record, il suo quarantaduesimo LP in studio, un album incentrato quasi esclusivamente sul combattere il cambiamento climatico. Young ha descritto l'esperienza di scrittura come quasi soprannaturale: mentre passeggiava quotidianamente sulle Montagne Rocciose, dove trascorre del tempo con sua moglie, l'attrice Darryl Hannah, si è ritrovato a fischiettare melodie sconosciute, che poi si sono trasformate in storie. Nessuna di esse sembrava proprio sua. "Sembravano provenire da uno spirito diverso, mentre giorno dopo giorno camminavo tra gli alberi e la neve con i miei due cani che mi correvano intorno", mi ha detto di recente, durante una chiamata via Zoom da un ufficio di Santa Monica. Indossava una maglietta nera con il disegno di un cuore umano sul davanti. "Una melodia diversa con un sentimento diverso deve provenire da una persona diversa", ha detto Young. Era semplicemente nel posto giusto per ricevere le canzoni.
C'è una spontaneità viscerale in tutta la musica di Young, che ora è diventata il segno distintivo del suo lavoro: un abbraccio molto deliberato e molto umano verso l'imperfezione. Forse "imperfezione" è una parola troppo giudicante; le performance sono "reali". World Record, che è stato co-prodotto da Rick Rubin, è stato registrato dal vivo e mixato su nastro analogico. In un post sul suo sito web, Young ha scritto, a proposito delle sessioni: "La vera magia è quella che dura, e noi pensiamo di averla".
La conversazione che segue è stata condensata e modificata.

World Record ha una scioltezza e una spontaneità che è rara nelle nuove registrazioni. Mi ricorda un po' l'ascolto dei vecchi dischi a 78 giri: la maggior parte dei primi artisti che registravano avevano solo tre minuti davanti al microfono, e a volte le cose diventavano un po' selvagge, un po' libere. Come si fa a coltivare di proposito questa sensazione in studio?
Neil Young: Penso che debba avvenire spontaneamente. Una cosa che molti hanno detto di questo disco è che sembra provenire da un altro luogo o da un altro tempo. Non ha alcuna attinenza con l'ultimo disco o con quello precedente. Le melodie di otto o nove canzoni mi sono venute in mente mentre passeggiavo. Sapete come funziona. Magari stai facendo una passeggiata con il cane o qualcosa del genere, e inizi a fischiettare una melodia. Magari non è una melodia che ti interessa; magari stai immaginando di assistere a una parata da qualche parte, e la banda sta suonando proprio questo. Allora mi sono detto: "Aspetta un attimo, ho il mio telefono", un vecchio telefono con una videocamera davvero stravagante, così l'ho accesa e ho girato un filmato mentre camminavo fischiettando. Sono andato avanti così per settimane. Portavo con me il mio piccolo flip phone e registravo qualsiasi cosa iniziassi a fischiettare senza sapere cosa fosse. Niente parole, niente strumenti, niente toni, niente accordi: solo il ritmo del camminare e del fischiettare. Ed è così che è iniziato.
Poi ero a Malibu e stavo pensando di registrare con i Crazy Horse. Mi sono ricordato che avevo queste registrazioni in tasca. Ho iniziato ad ascoltarle e ho buttato giù i testi. Non ho mai corretto nulla, a parte la mia ortografia, che è terribile. Usavo il computer invece di scrivere a mano... Io non uso mai il computer, quindi è stato strano... E ascoltavo questo tizio che fischiettava una melodia e io inventavo le parole. Era quasi come se stessi scrivendo insieme a qualcun altro.

Sembra che tu stia descrivendo un'esperienza metafisica, quasi una canalizzazione.
Sì, esattamente. È stato davvero molto fluido. Ho fatto tutte e otto le canzoni in due giorni, senza mai cambiare una parola. Magari inserivo un ritornello o lo spostavo in un altro punto. Ho chiamato lo studio, Shangri-La, e l'ho prenotato. Adoro quel posto. Ho detto: "Vorrei iniziare verso il primo maggio". Era aprile, c'era la luna piena, quella strana luna di sangue: era il periodo in cui scrivevo queste canzoni, tutte le parole. Ho guardato il programma del mese successivo e ho pensato: "Se arriviamo un paio di settimane, venti giorni prima della prossima luna piena, ci saremo quando sarà all'apice". Ha funzionato.

Mentre camminavi e fischiettavi, in che modo il paesaggio e la musica dell'ambiente sono entrati nelle tue melodie?
Stavo camminando lungo un sentiero innevato, su e giù per le colline e attraverso una bellissima pineta. Una ruggine delle piante aveva ucciso tutti i pioppi: ce n'erano milioni, ovunque, morti. Nessuno sa perché. Ad ogni modo, mentre camminavo, con questi alberi morti o morenti, ecco spuntare dei pini tra gli alberi morenti. Questi piccoli pini, i pini Ponderosa. Sono alberi incredibili, bellissimi. Camminavo fischiettando e registrando con il mio telefonino e ogni tanto mi fermavo e mi sembrava di sentire un rombo. Ho cercato di coglierlo. Era una cosa a bassissima frequenza nel terreno. Non so cosa fosse e non sono ancora riuscito a capirlo.


In che modo hai portato le registrazioni telefoniche in studio con i Crazy Horse?
La prima cosa che facevo la mattina era bere un po' di caffè e fare una strofa e un ritornello di una canzone. Dovevo imparare gli accordi. Suonavo l'organo a pompa o il pianoforte, a volte la chitarra. Facevo una strofa e un ritornello di una canzone, poi la mandavo a Billy [Talbot], perché lui suona il basso e deve conoscere i cambi. Ma non la mandavo a Ralph [Molina] o a Nils [Lofgren]. Ralph non ascolta mai. Potrebbe farlo, ma probabilmente no. Nils avrebbe imparato troppo. Così ho evitato. Ho fatto tutte le otto canzoni, con i cambi di accordi, le chiavi e lo strumento. A quel punto avevo sia la registrazione dalla fotocamera del telefono, dove a volte si vedono i cani che corrono accanto ai miei piedi mentre cammino, e le altre registrazioni che ho fatto per i ragazzi.
Quando eravamo pronti a partire, ho chiamato Rick [Rubin]. Io e Rick avevamo già lavorato insieme in passato. Ci piace molto lavorare insieme e ci divertiamo molto ogni volta che facciamo qualcosa. L'ho chiamato e gli ho detto: "Senti, ho prenotato lo studio. Sei in zona?" Aveva subìto un incendio in casa, dove era rimasto incastrato al secondo piano. Aveva subito un'intossicazione per via del fumo, quindi la sua voce era strana, ma mi ha detto: "Sì, voglio venire in studio, ci vediamo lì". Parlava a bassa voce. È così che è andata.

Mi piace soprattutto l'organo a pompa in "Walkin' on the Road (to the Future)" e "The Wonder Won't Wait": aggiunge questo suono ansimante e lamentoso. È quasi come se un'altra persona, un altro paio di polmoni, fosse improvvisamente nella stanza.
È uno strumento bellissimo. Ha il pompaggio, l'aria che si muove e il volume. Se si usa una sola nota, il volume è più alto che se si usano due note. Tutto cambia mentre si suona, perché si fa uscire l'aria. Non sono molto bravo. Lo suono, ma si vede che non so bene quello che faccio.

Sembra che tu e Rick Rubin abbiate approcci insolitamente compatibili alla registrazione. Cosa ti è piaciuto in particolare del lavoro con lui?
Facciamo come una cronaca delle cose. O meglio, io faccio la cronaca di un'esperienza. Suono le canzoni, lo facciamo dal vivo e le catturiamo così, mentre avvengono. Rick è un genio. È così facile, perché ama la musica. Non troverete una persona che ami la musica più di Rick. Si dedica a preservarla. Se si parla di un ambientalista che cerca di salvare la Terra, lui lo fa con la musica. Questo è il suo modo di vederla. È una cosa fantastica. La sta vivendo. Ha fatto dei dischi molto belli in altri generi, ma per lui sono tutti la stessa cosa. È tutta musica. Ci abbiamo lavorato insieme ogni giorno, seduti sul divano, ascoltando, facendo cambiamenti. Appena iniziamo a stancarci, ce ne andiamo. Non lavoriamo duramente, lavoriamo finché non abbiamo ottenuto qualcosa, poi ci fermiamo sentendoci bene, e poi torniamo. A lui piace il flusso delle cose. È così che gli piace vivere la sua vita, indipendentemente da ciò che fa. Abbiamo molto in comune sotto questo aspetto.

Molti dei testi sono ottimisti o, perlomeno, suggeriscono che se amiamo nel modo giusto, se amiamo in modo altruistico, se ci prendiamo cura gli uni degli altri e del pianeta, tutto è possibile. Avete dovuto lavorare per arrivare al cuore della speranza?
Sì. In modo naturale, senza sapere che stava accadendo. Sono sempre consapevole di ciò che succede nel mondo. Ma queste canzoni vengono da persone diverse. Sono tutte mie, ma parlano di cose diverse e provengono da luoghi diversi. Mi sento connesso alla visione del disco in modi differenti: ci sono tutti questi personaggi. Il punto di vista di "Love Earth" e quello di "Break the Chain" sono del tutto diversi. Non è la stessa cosa, e allo stesso tempo lo è. Non voglio andare troppo fuori tema, comunque. C'è un fischio che proviene dalla foresta; c'è un'intera specie di alberi morti proprio di fronte a te, e non si tratta di pochi alberi, ma di chilometri e chilometri. Quindi, con questo background e sapendo cosa sta succedendo nel mondo... Non vorrei soffermarmi troppo su questo, ma credo che siano tutti terrorizzati.

Sì, direi di sì.
Ma non sono terrorizzati dalla politica. Sono terrorizzati, punto. A causa del [cambiamento climatico] e di come non lo stiamo affrontando. Ci sono tutti quei network televisivi che si fanno la guerra a colpi di personalità, schierando una parte contro l'altra, dicendosi addosso per quello che hanno fatto a tizio, per quello che hanno quasi fatto a caio... e così via. Il motivo per cui tutti sono così tesi per le cose di cui parlano, a mio avviso, non ha nulla a che fare con le cose di cui parlano. Penso che abbia a che fare con ciò che sta accadendo al pianeta. Questo è ciò che penso. Quindi è da lì che parto.
Non ci siamo ancora resi conto che [al cambiamento climatico] non interessiamo. È un po' come un virus. Non gli importa. Ha una cosa da fare e la sta facendo. Non è un film di fantascienza, è reale. Solo perché è scienza non significa che si possa ignorare. Ma noi la compartimentalizziamo. Non guardiamo alla situazione come dovremmo. Mi immagino il cinese, il russo, l'americano, la tedesca, i leader di tutti questi Paesi, il sudamericano, tutte queste persone insieme sul palco, che parlano una per una, nella loro lingua, al mondo, con i sottotitoli. Dobbiamo arrivare al punto in cui ci riuniamo tutti insieme e ci rendiamo conto che siamo tutti sulla stessa Terra e che c'è un modo per risolvere la situazione. Dobbiamo coltivare cibo e carburante. [...]


Per alcuni musicisti, l'idea di fare arte nel bel mezzo di una crisi - ad esempio durante la pandemia o di fronte a una catastrofe climatica in corso - può sembrare piccola, sciocca o insignificante. L'imperativo dell'artista è quello di realizzare un lavoro personale e importante per lui, ma c'è anche una questione più ampia: l'arte può aiutare a risolvere i problemi? Ce la può fare?
Beh, io ho un piano. Ci sto lavorando con un paio di amici da circa sette o otto mesi. Stiamo cercando di capire come fare un tour autosufficiente e rinnovabile. Tutto ciò che muove i nostri veicoli, il palco, le luci, il suono, tutto ciò che lo alimenta dovrà essere pulito. Non ci sarà niente di sporco in noi. Lo prepariamo e lo facciamo ovunque andiamo. È una cosa molto importante per me, se mai uscirò di nuovo... e non sono sicuro di volerlo fare, lo sto ancora valutando. Ma se mai lo farò, voglio essere sicuro che tutto sia pulito. Qual è l'ultima cosa che ricordi di aver mangiato a un concerto, e quanto era buona? Veniva da una fattoria a chilometro zero? Non credo. Veniva da un'azienda agricola di quelle che ci stanno uccidendo. Ho lavorato all'idea di portare il cibo, le bevande e il merchandising in un ambito in cui tutto è pulito. Mi assicurerò che il cibo provenga da veri agricoltori. Una volta che sarà in funzione e che avrò finito la mia parte di tour, non ci sarà motivo per fermare la cosa. Il tour può continuare con un altro headliner. Si tratta di sostenibilità e rinnovabilità nel futuro, di amare la Terra per quello che è. Vogliamo fare la cosa giusta. L'idea è più o meno questa.

Nel documentario sulla realizzazione di Barn, il vostro disco precedente, ho notato un cartello luminoso nel fienile dove avete registrato che recitava semplicemente "love". In che misura l'amore - amore romantico, amore familiare, amore per il pianeta - è una forza che guida il vostro lavoro?
È un sentimento molto positivo. A volte si traduce in rabbia e altri sentimenti negativi perché è gestito male: è la vita. Ma tutto ciò che cerco di fare si basa su sentimenti positivi. Ci deve essere un modo per ottenere un cambiamento. Ci deve essere un modo per aiutare. Non credo che si possa farlo urlando contro le persone o chiamandole per nome. Non significa che la tua politica debba essere uguale a quella di qualcun altro. Bisogna solo che tutti si uniscano per farlo. Ecco perché molte di queste canzoni parlano alle persone come se fossero un gruppo.

L'idea del "noi", del collettivo, è una presenza potente nel nuovo disco. La cultura occidentale, con la sua costante enfasi sull'individuo, ci ha portato a credere che il dolore e l'amore siano sentimenti personali. Eppure qualcosa nei tuoi testi indica un modo diverso di intendere l'amore e il dolore, che sono universali, condivisi. Adoro il ritornello di "This Old Planet", che contiene un'affermazione molto semplice ma molto profonda: "Non sei solo, su questo vecchio pianeta".
Grazie. Lo sento anch'io. Dobbiamo unirci. È tutto ciò che so. Quando il virus ha colpito, tutti erano terrorizzati. Non sapevano cosa fare. Come poteva bloccare tutto? E poi la cosa successiva è stata: "Wow, avete visto quanti uccelli ci sono?" Nelle città, la gente vedeva cose che non aveva mai visto prima. Il pianeta ci stava parlando. Non sapevamo nemmeno che stesse accadendo, talmente eravamo concentrati sul virus. Ma vi ricordate che la gente parlava degli uccelli nel proprio quartiere? Non sapeva che ce ne fossero così tanti e cantavano tutti. E il cielo, quanto era bello?

Questo è il vostro secondo album in meno di un anno. Fino a che punto pensi che la tua nuova musica sia in collegamento con la tua vecchia musica, o che il tuo io attuale sia collegato al tuo io passato?
In questo caso, molto poco. Perché le canzoni sono nate dal non pensare. Vengono da un altro luogo. Le ho raccolte camminando in diverse zone della foresta. È un gruppo di persone che canta su quella che sembra una situazione comune. Non posso dissociarmi da quell'esperienza e dire: "ho scritto questo, ho scritto quello". Per me non ha senso. È molto diverso da quello che ho fatto in passato. Per me è stato un dono: ho dovuto lavorarci su, ma tutto mi veniva incontro, da ogni parte. Non so cosa significhi, ma spero che accada di nuovo. Mi piace.

La copertina dell'album presenta una bellissima fotografia di tuo padre. Dove e quando è stata scattata?
Credo sia stata scattata negli anni Cinquanta, probabilmente a Toronto. All'epoca mio padre lavorava per il Toronto Globe and Mail. Sta camminando per strada. È una bella foto di lui. C'è qualcuno che sa dove sta andando!

Tuo padre era un giornalista sportivo e scriveva anche romanzi. Hai imparato da lui a raccontare storie?
Mi chiamava Windy: per lui il mio nome era quello. Aveva una routine. Nel pomeriggio, salivo nella soffitta della nostra vecchia casa di legno, salendo tutti i gradini per arrivare al quarto piano. C'erano un paio di finestre che davano sul tetto. Lui era lassù alla sua scrivania, con fogli dappertutto, a battere su questa macchina da scrivere Underwood. Io entravo e lui diceva: "Ehi, Windy, che succede?" "Oh, niente, papà, volevo solo salutarti". Io restavo lì per un po' e lui tornava a scrivere. Diceva: "Se vengo qui e non ho niente da scrivere, appena mi siedo so cosa scrivere". Ecco cosa mi ha trasmesso.

Perché ti chiamava Windy?
Non lo so. [Ride] Mi chiamava Windy. Il vento che soffia nella mia testa, credo sia questo il motivo.


Nelle note di copertina hai inserito la data di nascita di tutte le persone coinvolte nella realizzazione di World Record. Cosa l'ha ispirata?
È una registrazione di cose accadute, e queste sono informazioni sui partecipanti. Ho fatto un passo indietro e l'ho guardato in quest'ottica. C'è una foto di me e mia madre che ci guardiamo, di mia sorella e di mio fratello, tutti loro sono lì dentro e sono una parte importante della mia vita. Questi sono i pensieri di quelle persone, che stavo canalizzando; è da qui che è nato tutto questo.

Molto di ciò di cui abbiamo parlato mi sembra legato all'idea che sia incredibilmente facile perdere il contatto con la propria umanità mentre si partecipa al mondo moderno. Ma c'è qualcosa nel guardare la data di nascita di qualcuno e ricordare che siamo arrivati tutti qui allo stesso modo. Prima non c'eravamo, poi c'eravamo.
Tutti noi abbiamo un numero.

Tu conservi un incredibile archivio del tuo lavoro, sul tuo sito. Un paio di anni fa ha incoraggiato Joni Mitchell a fare lo stesso. Da quanto tempo siete amici?
Siamo amici da quando avevamo vent'anni. Lei ha una collezione enorme di materiale; le ho solo suggerito di organizzarlo in un certo modo. Avevo questo strumento e se voleva usarlo poteva farlo. Così si è messa all'opera per organizzare il tutto. Sta facendo progressi. Lo sta facendo a modo suo. Non sta usando lo stesso tipo di approccio che ho usato io, ma sta arrivando allo stesso punto. Ha molti quadri, una collezione d'arte incredibile, bellissime opere di musica e poesia. È una vera artista.

Ti sei mai trovato a rivolgerti a un altro modo di fare arte?
Non proprio. Mi diletto a dipingere acquerelli, ma solo ogni tanto. Ho realizzato alcuni lavori artistici sulle mie auto preferite. Ho disegnato tutte le auto e le ho dipinte. È stato divertente.

Suoni la chitarra da più di cinquant'anni. Continui a imparare cose nuove sullo strumento?
Sempre. In realtà non ci penso più molto. Quando suonavamo queste canzoni, mi sentivo fare cose che non avevo mai fatto prima, ma sembrava che fosse una cosa naturale. È bello.

Hai mai avuto il blocco dello scrittore?
No. Non l'ho mai avuto. Non mi capita. Se succedesse, andrei da un'altra parte, a lavorare su qualcos'altro. Faccio altri progetti: sto costruendo un plastico ferroviario all'aperto, che è stato molto divertente. Mi porta in un altro mondo. Non c'è pressione. Ho un amico che mi aiuta a costruirlo. Ci passiamo giorni e giorni e giorni e settimane e mesi. Se sei bloccato, devi uscirne. Devi uscirne.

A settantasette anni, hai mai pensato alla pensione?
Non mi sembra un'ipotesi da escludere. Potrebbe succedere. Arrivi a un punto della vita in cui le cose accadono ovunque intorno a te, e i tuoi amici se ne vanno e non tornano più. Le cose cambiano. Abbiamo finito di registrare verso la fine di maggio. Sono passati sei mesi. Per me è un tempo lungo da aspettare. Non ho mai aspettato così tanto per pubblicare un disco.

Ritardi nella produzione?
Il vinile. Ci vuole tanto tempo. Perché le case discografiche, nella loro saggezza, vedendo che cosa fantastica fosse il digitale, hanno venduto tutti i posti in cui producevano dischi. Ora la gente vuole i dischi e non ci sono impianti in cui produrli, quindi ci vogliono mesi e mesi e mesi per avere il vinile. In definitiva, il vinile è molto meglio.

Hai detto che la musica, quando è buona e quando è suonata in uno stereo adeguato, "suona come Dio". Ti sei anche opposto a Spotify. Ad aprile ha ritirato la tua musica dalla piattaforma. È stata una decisione difficile da prendere?
No. Non ci ho nemmeno pensato molto. Mi sono svegliato una mattina e stavo leggendo di come un sacco di persone stavano morendo negli ospedali a causa di informazioni errate sul Covid. Stavano prendendo decisioni sbagliate, e la notizia veniva da un tizio su Spotify. Ho pensato: "Ma che diavolo, quel tizio è su Spotify? E sta dando informazioni sbagliate sul Covid, come se non fosse importante?". Non ci ho nemmeno pensato. Ho semplicemente detto al mio management: "Toglietemi da Spotify, non voglio più essere su Spotify". Mi è sembrata una cosa semplice. Non ricordo il nome del tizio, ma ho detto loro: "Se lui rimane, io me ne vado". Qualsiasi cosa vogliano fare, va bene; solo che io non voglio farne parte. Non voglio che la mia musica venga suonata lì.

C'è stata qualche resistenza da parte del suo management?
Tutti mi hanno sostenuto al cento per cento. Tutti loro sapevano ciò che io ignoravo, ma comunque non hanno obiettato. A questo punto, per me non ha più importanza.

A dicembre ripubblicherai Harvest in occasione del suo cinquantesimo anniversario. Avevi appena ventisette anni quando Harvest uscì per la prima volta e arrivò al primo posto. Per me c'è una linea di collegamento, dal punto di vista dei testi, con World Record, in quanto entrambi gli album parlano un po' del tempo. In un certo senso, tutti i tuoi lavori parlano del tempo.
C'è qualcosa di uguale. Ma non so cosa sia. "Vecchio, dai un'occhiata alla mia vita"... potrei scriverlo per me, per qualcun altro, per uno di quei ragazzi che fischiettano nella foresta. Chi lo sa? Non lo so. Sono felice che sia stato un disco di grande successo, e non ho idea del perché.

Ho scoperto che Harvest, così come World Record e molti dei tuoi dischi, è un ottimo compagno. La tua musica mi dà molto conforto.
Sono molto felice di sentirlo. È una notizia meravigliosa. Grazie mille. È a questo che serve la musica. Se la sensazione è buona, puoi farla diventare tua.

Traduzione MPB, Rockinfreeworld

giovedì 1 dicembre 2022

Billy Talbot: passato, presente e futuro dei Crazy Horse. L'intervista di Aquarium Drunkard


"Quando mi sono unito ai Crazy Horse e abbiamo iniziato a suonare, mi è sembrato ovvio che questa band fosse molto più divertente di tutte le altre in cui avevo militato", racconta Neil Young al biografo Jimmy McDonough in Shakey. "E notai che alcuni dei musicisti con cui avevo suonato nelle altre band pensavano che questi ragazzi non fossero molto bravi. Eppure a me piacevano. E parecchio, in effetti. Mi stavo divertendo un sacco a suonare con loro. Con chi altri potevo suonare la chitarra per sette minuti, cantare una strofa e fare un altro assolo di cinque minuti? In Crosby, Stills, Nash & Young no di certo. Ma soprattutto era una cosa semplice: tutti volevano solo fare musica e non importava nient'altro".
Sono passati più di 50 anni da quando Neil si è unito ai Crazy Horse, e ancora non importa nient'altro. Young ha appena pubblicato World Record, prodotto da Rick Rubin, il suo terzo album con la band in altrettanti anni. I Crazy Horse hanno affrontato alcuni cambiamenti negli ultimi anni, con il polistrumentista Nils Lofgren che ha sostituito il chitarrista di lunga data Frank "Poncho" Sampedro, ritiratosi recentemente alle Hawaii. Ma il cuore del gruppo è rimasto lo stesso del '69: il batterista Ralph Molina e il bassista Billy Talbot, che insieme hanno fornito la base ritmica elementare su cui Neil ha fatto affidamento per tutti questi anni. 
"Billy è la ragione per cui i Crazy Horse sono grandi", ha detto Young di Talbot. "Il suo modo di suonare il basso è dannatamente sentito e grande. Le note sono enormi". 
Aquarium Drunkard ha incontrato Talbot dalla sua casa in South Dakota per avere informazioni sul passato, il presente e il futuro dei Crazy Horse.


Ho ascoltato World Record e ho pensato a quanto siano belle le voci di sottofondo dei Crazy Horse. Potresti riportarmi ai primi tempi, anche prima dei Crazy Horse? Danny & The Memories... eravate un gruppo vocale, giusto?
Billy Talbot: Esatto! Il video di noi due su YouTube è davvero bello, quando facciamo "Na na na na"... lo adoro. Era su un sistema chiamato Scopitone. Ci hanno registrato e hanno fatto quel piccolo film o quello che è. È molto interessante perché mia moglie, che all'epoca viveva nel New Jersey con il suo defunto marito, entrò in questo bar e c'era questa macchina Scopitone. E quella nostra canzone in particolare veniva suonata, capisci? Il suo futuro marito era lì, e lei non ne aveva idea. Ma la guardò e le piacque. Me ne parlò anni dopo.
Mi piacevano Danny & The Memories. Ci piaceva cantare insieme. Cantavamo nei vicoli, per strada. Facevamo di tutto per riunirci e cantare e fare quel tipo di armonia. Mi piacevano gli Skyliners. Tutti quei gruppi vocali di quei tempi. Siamo arrivati tardi sulla scena, ma era il tipo di musica che piaceva a tutti noi: a me, a Ralph [Molina], a Danny [Whitten] e al nostro amico Ben Rocco. 
Ancora oggi ci piace fare armonia. E lo stesso vale per Neil! Quando ci siamo uniti con lui, è venuto fuori che amava fare parti armoniche. Ci è sempre piaciuto. Venivamo da lì. In qualche modo, Neil dal Canada, Ralph e io dall'area di New York e Danny Whitten dalla Georgia e dall'Ohio, ci siamo ritrovati tutti insieme a vent'anni e ci siamo trovati bene. E la cosa è andata avanti negli anni. 

Alla fine sono nati i Rockets - voi eravate una band di Los Angeles sulla Sunset Strip, proprio nel cuore di quella scena.
Sì, abbiamo suonato al Whisky [A Go Go] e in un sacco di altri posti. I Rockets... Avevamo Bobby Notkoff che suonava il violino elettrico e i fratelli Whitsell, oltre a Ralph, Danny e io. Era semplicemente... era bellissimo. C'erano momenti di slancio nella musica. Bobby è morto nel 2018... era un musicista incredibile. Abbiamo fatto uno spettacolo allo Shrine Auditorium, c'erano altre band che suonavano con noi. Voglio dire che sono diventati abbastanza famosi... 

Era lo spettacolo di cui volevo chiedere. Ho sempre guardato questo poster dei Rockets, di Sly & The Family Stone, di Paul Butterfield e dei Velvet Underground, pensando: questo è uno dei più grandi concerti degli anni '60!
Esatto [ride]! Ricordo che avevamo un piccolo piano quando eravamo lassù. Alla fine, dovevamo scendere dal palco in momenti diversi. La musica continuava fino a quando non rimaneva solo il batterista. Solo Ralph doveva rimanere sul palco. Ma a Ralph non piaceva! [Ride] Non gli piaceva essere lasciato lassù da solo, così è sceso subito dalla batteria. Era solo una piccola cosa che avevamo programmato e che pensavamo sarebbe stata bella. Non ha funzionato, ma è normale. Me lo ricordo, tra le tante cose.


E poi, a un certo punto, hai incontrato Neil Young. Ricordi il tuo primo incontro con Neil? 
Vivevo a Laurel Canyon e sentivo parlare di Neil. Anche lui viveva lì, in un certo posto. Così sono andato a trovarlo per vedere come stava. Mi disse: "Abbiamo appena registrato una cosa con gli Springfield e la mia chitarra ha un tono incredibile!" In quel momento lo rendeva davvero orgoglioso. Così l'ha suonata per me e ci siamo divertiti molto. 
Poco dopo è venuto a trovarci nel quartier generale dei Rockets, una casa che avevamo a Lauren Canyon. Siamo stati insieme. E poi è tornato. E poi è tornato di nuovo. Ben presto abbiamo suonato un po' di musica insieme, in salotto. All'inizio era solo acustica. Una cosa tira l'altra e in men che non si dica abbiamo registrato Everybody Knows This Is Nowhere. 

È successo piuttosto in fretta.
Di solito Neil è fatto così. Se decide di fare qualcosa, vuole farlo il prima possibile. 

Cosa pensi che lo abbia attirato verso i Rockets?
Non ne sono sicuro, semplicemente avevamo qualcosa che gli piaceva. Una volta è venuto con noi al Whisky [A Go Go]. Bobby Notkoff non partecipava. Era in balconata ad ascoltarci. Stavamo tutti suonando e ci stavamo divertendo, e poi Neil ha voluto fare di più. Ci ha chiamati a casa sua e ci ha detto: "Forse tu, Danny e Ralph potete venire qui e possiamo fare qualcosa?" È stato quello il punto di partenza.

Sono sempre stato curioso di sapere di quei primi giorni sul palco. Non ci sono registrazioni dal vivo della band nel 1969, per quanto ne so.
Abbiamo suonato molto. Non abbiamo registrato molto, però. È difficile ricordare quel periodo. [Ride] Come va la tua memoria? Quanti anni hai? 

Ne ho 43. 
Immagina se ti chiedessero qualcosa che è successo 60 anni fa. [Ride] Ci sono epoche diverse, quello che facevamo a 20 e 30 anni, a 40 e 50... ora siamo a 70 anni! È una specie di sistema di decadi quello in cui ci troviamo.

Bene, passiamo alla storia più recente! Negli ultimi tre dischi dei Crazy Horse è rientrato nella band Nils Lofgren, anche se ovviamente era già stato con voi in passato. Come ha cambiato i Crazy Horse? 
Beh, è un musicista molto versatile. Ha molta energia. Una buona energia. È riflessivo. Vuole solo aggiungere qualcosa al mix. Neil suonerà l'acustica, l'elettrica, il pianoforte o qualsiasi altra cosa. E Nils troverà la cosa migliore da aggiungere. Suona tutti questi strumenti diversi. Si tratta solo di trovare quello giusto per integrarsi con noi, per aiutarci a suonare come si deve. 

Che differenza c'è rispetto a quando Poncho faceva parte della band? 
Poncho è un vero "segno di terra". A dire il vero, non è un segno di terra, ma è un ragazzo di terra. [Ride]. Ha i piedi per terra. Suona grandi parti di chitarra ritmica che sono semplicemente forti. Abbiamo avuto un bel rapporto con Poncho, io e Ralph per anni. Ci manca molto. Ma aveva bisogno di ritirarsi e l'ha fatto. Sono felice per lui. 

E Ralph? Siete nella squadra da così tanto tempo. Cosa ti piace di più del fatto di suonare con lui? 
È come un fratello. È mio fratello. È come acqua che si riversa nella musica, ma è ancora così solido. La vive e aggiunge sentimento alla musica. Ed è bellissimo. Canta anche incredibilmente bene. 

Voi due suonate ancora bene insieme. Su World Record avete coinvolto Rick Rubin per fare un disco con gli Horse: che effetto ha avuto?
Rick è molto organizzato. Ha il suo studio a Malibu, chiamato Shangri-La, che era un posto dove viveva The Band. L'ha reso un vero e proprio ambiente artistico. È tutto bianco sulle pareti, tutto bianco nelle sale, tutto bianco sul pavimento. Ed è un posto fantastico per registrare. Ha un grande ingegnere del suono, Ryan Hewitt, che ha portato qui da Nashville. Hanno lavorato insieme allo Shangri-La negli ultimi due anni. Hanno un ottimo rapporto.
Rick ci ha aiutato nello stesso modo in cui David Briggs ci ha aiutato anni fa. Si assicurava che tutto venisse registrato nel modo giusto, quando doveva essere registrato. Quando eravamo pronti a suonare, loro erano pronti a registrarci. È importante che tutti questi elementi si uniscano al momento giusto. Rick è bravo in questo.


Quanta preparazione fate prima di entrare in studio? Neil vi manda canzoni, demo, idee in anticipo? 
Sì, mi ha mandato in tutto otto o nove canzoni. Me ne mandava alcune una settimana, alcune altre quella dopo. Mi mandava solo due strofe e un ritornello, o qualcosa del genere, e mi diceva: "C'è dell'altro, ma questo è l'essenziale". Io ero in grado di imparare i cambi e di sapere cosa sarebbe successo. Questo mi ha aiutato molto nella registrazione.

I testi sono importanti per te in quella fase? 
Presto attenzione ai testi. All'inizio, però, mi interessa soprattutto la sensazione del basso. Poi, una volta capito il feeling, ho il tempo di entrare nella canzone per quanto riguarda il testo. Ma Neil è sempre interessante, per non dire di più. Quindi non mi preoccupo troppo di questo. Mi piace essere sorpreso e coinvolto dalle parole di Neil nella canzone.

Come al solito, Neil affronta qualche argomento più oscuro in certe canzoni, ma nel complesso ho avuto l'impressione che World Record sia nel complesso ottimista. O forse "ottimista" non è esattamente la parola giusta.
Ottimista è una buona parola. 

Tu condividi questo ottimismo?  
Sì, lo condivido. Lo condivido nella vita. So che non abbiamo scelta. O saliamo sul carrozzone e ci buttiamo nella mischia, o scivoliamo giù e ci deprimiamo per tutto quanto. C'è abbastanza per essere depressi. Ma c'è anche molto per essere ottimisti. Questa è la vita e non abbiamo tutte le risposte. 

Hai un brano preferito del nuovo disco? 
Mi piacciono tutti. Mi piacciono molto "The Long Day Before" e "Walkin' On The Road (To The Future)". Adoro "Chevrolet". Sono molto contento di averla fatta. È lunga 15 minuti ed è un viaggio così bello. È stata circa la terza volta che abbiamo provato a suonarla. Alla fine l'abbiamo capita tutti, l'abbiamo suonata ed è stata fantastica. È andata così.

È fantastico avere un'altra lunga epopea dei Crazy Horse. Allo stesso tempo, sento che è un po' diversa dalle altre. È unica. 
Per quanto riguarda questo aspetto, è incredibile... Da "Cowgirl in the Sand" e "Down By The River" a "Chevrolet". Sono tutte grandi jam dei Crazy Horse, ma ognuna di esse è unica. Come riuscite a farlo? Non rispondiamo mai a questa domanda perché quello che facciamo... è farlo, punto e basta! Ci si ritrova nel bel mezzo di "Chevrolet" a fare i salti mortali. Si attraversano colline e valli, si superano ruscelli e fiumi. Ci si muove per 15 minuti. Non ci poniamo domande. Ci lasciamo portare dallo stupore e dopo ci ritroviamo a godercelo. 

Con "Chevrolet", sapevate già in anticipo che si sarebbe trasformato in qualcosa di grande e lungo? 
Sapevamo che sarebbe andata in quella direzione, che sarebbe stata qualcosa da godere e da suonare. Non avevamo idea di quanto sarebbe durata, o se saremmo mai riusciti a imbroccarla bene. Non possiamo metterci questo tipo di pressione. Non vuoi sapere tutto, giusto? La vuoi fare senza conoscerla. È meglio. Se la si conosce troppo bene, non diventerà quello che può diventare, diciamo così. Non sarà così piacevole per l'ascoltatore. E non piacerà nemmeno a noi. Probabilmente non ci piacerà affatto.


"Chevrolet" mi porta alla prossima domanda, perché mi piacerebbe sentire i Crazy Horse suonarla dal vivo. È una cosa che succederà? So che Neil è titubante all'idea di riportare tutti in tour. 
Non è quello, è il pubblico. Non vogliamo portare 10.000 persone in una sala e vederle ammalarsi perché volevano venire a vederci. È una cosa terribile. Questo è il motivo principale per cui non abbiamo suonato. Stiamo [aspettando] di sentirci a nostro agio con tutto questo. A quel punto torneremo a suonare. 

Ha senso. Per me, egoisticamente, dovreste venire in Colorado e suonare di nuovo a Red Rocks, un grande spazio all'aperto. 
Sì, un bel posto all'aperto. Un bel posto all'aperto. Ci piace Red Rocks. Ci piace molto il Colorado. Siete fortunati a vivere lì. Ma amo anche il Sud Dakota. Siamo quasi vicini di casa. [Ride]

Con cosa ti tieni occupato quando non registri con Neil? 
Suono con la Billy Talbot Band, la stessa band da almeno 20 anni. L'anno scorso i ragazzi sono venuti a casa mia e abbiamo registrato. È andata molto bene. Abbiamo un disco in uscita a breve, All Roads Lead Home. Nils, Ralph e io contribuiremo con tre canzoni ciascuno. Abbiamo registrato separatamente durante la pandemia, ma le stiamo mettendo insieme. Anche Neil ha inserito una canzone. Quindi ci siamo tutti e quattro. Se tutto va bene, uscirà a marzo per i Neil Young Archives. Tutte le strade portano a casa.


Traduzione fornita da Paolo Palù
Revisione di MPB, Rockinfreeworld


martedì 29 novembre 2022

Confrontarsi con la mortalità. World Record recensito da Spectrum Culture


A partire da Greendale del 2003, gran parte del lavoro di Neil Young con i Crazy Horse si è concentrato su questioni ecologiche e, purtroppo, sembra appropriato che, proprio nel periodo in cui arriva World Record, il capo delle Nazioni Unite abbia avvertito che la possibilità di evitare un disastro ambientale globale si sta riducendo. È una situazione disperata, che inizialmente evoca in Young la replica stanca e tenera di "Love Earth". Quasi infantile, straziante e semplice, con un'atmosfera alla McCartney, è allo stesso tempo dolce, deliziosa e amaramente elegiaca: "Il cielo era blu e l'aria così pulita / L'acqua era cristallina / Vivevamo sotto il sole e avevamo tutto / Vivevamo un sogno". È un'affermazione azzeccata, perché ovviamente da un certo punto di vista è così semplice: i problemi ci sono, possono essere risolti, ma non li stiamo risolvendo, e il fatto che si permetta che il disastro si verifichi per ragioni essenzialmente finanziarie è quasi incredibile. Eppure eccoci qui.
L'iconografia dominante dell'album è un miscuglio di cieli blu, foglie d'autunno e addii, ma dal punto di vista sonoro si tratta di uno spaccato abbastanza vario dei soliti stili dei Crazy Horse. L'iniziale "Love Earth" e "Overhead" sono entrambe caratterizzate da un suono caldo e leggero, guidato dal pianoforte, sebbene la chitarra pesante e stracciata, tipica di Young, faccia la sua gradita comparsa nella tristissima "I Walk With You (Earth Ringtone)", mentre la bella e riflessiva nostalgia di "This Old Planet (Changing Days)", con la sua fisarmonica e il suo pianoforte ricchi e strutturati, è una delicata ballad alla Harvest Moon. In un certo senso, "nostalgia" è una parola fuorviante, perché la canzone, con il suo testo attentamente studiato, guarda indietro a quella che sembra essere un'evocazione dettagliata e volutamente idilliaca dell'infanzia. Ma i dettagli effettivi, se li si osserva, sono ancora più o meno applicabili nel 2022, anche se potranno sembrare pittoreschi tra appena un decennio. "Quando eravamo bambini / Il sole sorgeva e tramontava e i giorni cambiavano / Il grande cielo blu e l'acqua scintillante / Quel fiume scorreva proprio in mezzo alla nostra città / Nel suo percorso verso il lago".
World Record è un album pervaso da una sorta di luttuosa incredulità, oltre che rabbia, e non mancano i tipici momenti heavy dei Crazy Horse, come il gospel abrasivo di "Break the Chain" e il basso e l'organo rumorosi e ossessivi in "This World (Is In Trouble Now)". Ma anche se gran parte della ragion d'essere dell'album consiste nell'infierire contro il tramonto della luce piuttosto che accettarlo ciecamente, la sua musica è al massimo dell'efficacia in canzoni delicate ma dirette, come la calda "The Long Day Before" che procede a tempo di valzer. In queste canzoni, l'approccio lirico di Young, sempre piuttosto diretto, è privo di fronzoli in modo ammirevole, quasi prosaico, ma funziona ancora quando canta: "Al telegiornale in TV / Non ne parleranno mai / In prima pagina su internet / Non vedrai mai / L'elefante nella stanza / Che sta accadendo proprio ora (...) È così enorme che non lo puoi vedere / È più grande di te e me insieme".
È importante notare che, sebbene World Record sia pieno di sconforto, non si tratta affatto di un album senza speranza, ma di un album vitale che invita all'azione, anche se questa azione è volta a salvare e prevenire il peggio piuttosto che a riportare indietro l'orologio. Young è stato solo raramente un autore convincente di quella che si potrebbe definire musica felice, e quando si tratta degli aspetti più evangelici e positivi dell'album, i suoi testi sono meno incisivi. Pochi potrebbero, spero, dubitare della sua sincerità - o non essere d'accordo con i suoi sentimenti - quando in "Walkin' On The Road (To The Future)" canta: "Camminate con me, fratelli e sorelle del futuro, verso il mondo come lo conosciamo e la Terra come la conoscevamo, mano nella mano e pugno contro pugno, senza più armi e senza più guerra, senza più guerra, solo amore". Ma per quanto questo messaggio sia cruciale, è l'unico momento dell'album in cui Young sembra una reliquia disperatamente ottimista di un'altra epoca, piuttosto che un osservatore impegnato del XXI secolo.
Su canzoni più personali e più complesse dal punto di vista lirico, come i 15 minuti epici, feroci e straziati di "Chevrolet", va molto meglio. Questo è in parte dovuto al fatto che l'aspetto desolato e apocalittico dell'intero album si scontra con l'esuberanza e la vitalità implicite nel suonare del rumoroso, elettrico rock'n'roll con i Crazy Horse. Quando il feedback di "Chevrolet" si spegne e qualcuno dice "è stato divertente", sta dicendo una verità fondamentale che rafforza piuttosto che compromettere il percepibile senso di urgenza trasmesso dall'album. In confronto, la coda finale della fragile voce sussurrata e del pianoforte elettrico di "This Old Planet Reprise" non lascia dietro di sé altro che un silenzio ferito, com'è giusto che sia.
Per certi versi, World Record è praticamente la seconda parte di Barn del 2021, ma è probabilmente un album superiore. Alcune canzoni sono migliori di altre, ma nessuna si avvicina a essere un riempitivo e la produzione ha l'immediatezza e il calore che Rick Rubin ha apportato al lavoro degli artisti fin dagli anni Novanta, arricchito da frammenti dei rumori di studio e dalle chiacchiere lasciate alla fine dei brani. L'interazione quasi telepatica dei Crazy Horse tra di loro e con Young è come sempre impressionante, mai forzata, ed è ancora migliore quando evitano di smussare gli spigoli grezzi lasciandoli invece in bella mostra.
La musa di Young ha sempre risposto al meglio a situazioni intense ed emotive, e cosa potrebbe essere più disperato della fine di ogni cosa? Come in FOREVERANDEVERNOMORE di Brian Eno, disco di tutt'altro tipo, questo è il suono di un anziano statista che si confronta non solo con la propria mortalità, ma con quella di tutti, ed è merito di Neil Young se riesce a farlo in modo così diretto senza creare un album di inascoltabile cupezza. Con l'aggravarsi della situazione globale, senza dubbio ci saranno sempre più album come questo. Sarebbe bello pensare che le generazioni future li troveranno così pittoreschi e divertenti come l'isteria per il 2000 ci appare oggi... ma quali sono le possibilità?

Voto 8 (su 10)
Will Pinfold, Spectrum Culture

Traduzione: MPB, Rockinfreeworld

sabato 26 novembre 2022

Neil Young, il cuore di un hippie - L'intervista del L.A. Times su World Record e Harvest Time


Poco dopo le 11, il vecchietto arriva con qualche minuto di ritardo e sorride chiedendo qualche minuto in più: "Ho degli huevos in arrivo", spiega. Poi si avvicina al pianoforte nell'angolo della sala. Non appena le sue mani toccano i tasti, la melodia che riempie la stanza è spezzata, giocosa, bella, inconfondibilmente sua, come se stesse firmando il suo nome su una lavagna: Neil Young è nell'edificio.
Quell'edificio è lo studio Shangri-La di Rick Rubin, in cima a una collina che domina Zuma Beach. Oggi Neil Young indossa flanella scura, jeans grigio scuro e comode scarpe da ginnastica da passeggio, e un cappello nero sui suoi lunghi e fini capelli grigi. La spilla nella fascia del cappello dice "CANADA". Ha l'odore di uno che ha in tasca parte di uno spinello. Ha 77 anni meno una settimana e, visto di profilo, sembra il ritratto che userebbero se mettessero il volto di Neil Young sulla faccia di una moneta. Ha gli stessi occhi selvaggi di sempre, lo stesso sorriso da bombarolo.
Young non vive più a Malibù dal 2018, quando lui e la moglie Daryl Hannah hanno perso la loro casa nell'incendio di Woolsey. Ma il luogo è molto presente nella sua mitologia. Ha trascorso del tempo qui negli anni '60, con i Buffalo Springfield; lui e i Crazy Horse hanno registrato qui il trascendentale Zuma nel 1975. All'epoca, Shangri-La era lo studio e la club house della band e, quando Young viveva a pochi minuti dalla PCH in Sea Level Drive, ogni tanto faceva un salto per stare in compagnia e suonare. (Per quanto si sappia, nulla di tutto ciò è mai stato registrato, il che può suggerire quanto si siano divertiti tutti).
Young e Rubin (che ha acquistato lo Shangri-La nel 2011) sono amici da anni e hanno già registrato insieme, ma il nuovo "World Record" - il 42° album in studio di Young, uscito questa settimana - è la prima pubblicazione di Young che vede Rubin come produttore. Rubin descrive il suo coinvolgimento come una felice coincidenza. "Dovevo essere dall'altra parte del pianeta a registrare un altro progetto, e l'universo ha messo degli ostacoli per evitare che ciò accadesse", ha detto Rubin in un'intervista via e-mail. "Neil mi ha chiamato proprio quando il mio programma di viaggio è cambiato. Un intervento divino".
Quando il momento si presenta, lo si segue; questa è sempre stata la strada di Neil, e lo è ancora. La maggior parte delle canzoni di World Record gli sono venute in mente a Young mentre portava a spasso i suoi cani in Colorado lo scorso inverno. "È stato incredibile perché camminavo senza pensare a nulla", racconta Young. "Ogni giorno c'era una nuova melodia. Veniva fuori dall'aria, e questo è insolito". Ha catturato i primi demo usando la "piccola e divertente fotocamera pixelata" del suo flip phone, poi ha scritto i testi, velocemente, in circa due giorni.
Quando lui e i membri dei Crazy Horse - il bassista Billy Talbot, il batterista Ralph Molina e il chitarrista Nils Lofgren - si sono riuniti allo Shangri-La, Young ha condiviso i suoi demo con la band in una serie di chiamate FaceTime. Ma è arrivato senza idee preconcette su come avrebbe dovuto suonare il disco. "Le canzoni hanno portato Neil dove volevano andare, e lo potete sentire", dice Rubin, che fa notare che le registrazioni sono durate circa tre settimane, ma la maggior parte di take finiti sull'album sono stati fatti durante la prima settimana.
Come in molti degli album di Young del XXI secolo - da The Monsanto Years del 2015, che criticava l'agrobusiness, a Colorado del 2019 - il tema dominante è l'ambiente, la cui situazione preoccupa Young più che mai. Ma questa volta canta di più di ciò che potrebbe essere possibile: cieli limpidi, acqua pulita, un mondo senza guerre. Una vita fa, il ghigno di Young anticipava il punk; a 80 anni suonati, osa sognare un'umanità unita e una natura che guarisce, come se il tempo non lo avesse privato di nulla, a parte il suo cinismo.


Hai detto che questo album è iniziato con melodie che ti sei trovato a fischiettare mentre camminavi in un campo. Dov'eri?
Neil Young: Durante una passeggiata che facevo tutti i giorni, di circa tre o quattro miglia, sulle Montagne Rocciose a 2500 metri o giù di lì, in mezzo alla neve.

Avevi una meta particolare?
Avevamo una specie di punto d'arrivo, perché qualcuno mi avrebbe incontrato lì, e c'era un orario approssimativo in cui sarei probabilmente arrivato, e se non l'avessi fatto, sarebbero venuti a cercarmi. Avevamo un piano.

Capita spesso che ti vengano in mente canzoni quando non hai uno strumento in mano?
Non ho un metodo. [Ride] Quando succede, smetto di fare tutto il resto. Qualsiasi cosa stia succedendo, se ho una melodia in testa che non se ne va, trovo un modo per metterla giù. Per me è un dono che non posso ignorare.

Ma è stato insolito trovare improvvisamente tutte queste canzoni in una volta sola? 
Non ci ho nemmeno pensato. Sono venute fuori in modo così naturale... È quasi come se le avesse scritte qualcun altro. Come se l'avesse fatto un ghostwriter. E non le ho mai messe in dubbio. Avevo tutte le melodie e poi, intorno alla luna piena di aprile, in due giorni, ho scritto tutti i testi. E poi non ho mai cambiato nulla. Non un segno di punteggiatura, non una parola, niente. È molto insolito.

La cosa divertente è che, anche se le creavi in modo deliberatamente casuale, c'è una coesione tematica in queste canzoni. Una volta hai fatto un disco intitolato Living With War; questo potrebbe chiamarsi Living With Climate Change. È solo questo che hai in mente di questi tempi?
Ho in testa un sacco di cose del genere. Molte persone dicono che siamo alla fine della nostra civiltà. Lo sento molto forte intorno a me. Il clima sta cambiando così velocemente... Non ci rendiamo nemmeno conto della velocità con cui sta accadendo. E credo che questa sia la radice di molta della rabbia che proviamo. È tutta paura. Non credo che abbiamo davvero paura che certe persone arrivino e distruggano la vita dei bianchi. Credo che tutti abbiano paura della stessa cosa: di ciò che sta accadendo sul pianeta. Quindi mi piace l'idea che tutti se ne rendano conto e si uniscano. Mi immagino i leader mondiali che parlano insieme sullo stesso palco, dicendo al mondo cosa sta succedendo. Smettiamola di competere l'uno con l'altro e cerchiamo di salvarci il culo e di salvare il pianeta.

Ecco cosa c'è di interessante in questo disco. Ci sono tutte le ragioni per essere cinici e pessimisti sull'argomento, ma tu canti di speranza. 
Oh sì, sento molta speranza. Le cose potrebbero cambiare rapidamente. Ma dobbiamo fare un passo indietro e amare la Terra in ogni modo possibile. Le auto elettriche sono una buona cosa, ma non sono la soluzione. Il peggior contributo al cambiamento climatico è dato dagli allevamenti industriali. Abbiamo molte persone, ma non abbiamo bisogno di usarli per sfamarle. Li usiamo per fare fortuna con l'alimentazione. Invece di ammassare i maiali l'uno sull'altro in un edificio di metallo con ventilatori e antibiotici per avere wurstel Oscar Mayer, dobbiamo lasciare che i maiali escano, vadano in giro, facciano buchi nella terra con le loro zampe. Così, quando piove, ci sono dei piccoli buchi e l'acqua entra. Ci sono tanti motivi per cui questo aiuterebbe. E poi i maiali fanno la pipì dappertutto. Anche quella va a finire nella terra. Così, invece di avere un terreno arido, ci metti la mano dentro e ci sono i vermi. È viva. Stiamo facendo tutto al contrario perché pensavamo di poter fare una fortuna. E abbiamo fatto una fortuna. Ma ora dobbiamo pagare gli arretrati. [Ride].


Compirai 77 anni tra una settimana o poco più. Sembri più un hippie di quando avevi 22 anni. 
Lo prendo come un complimento. Dobbiamo solo fare la cosa più naturale. Ed è proprio questo il senso di World Record. Se andiamo avanti insieme, potremmo farcela. Questa è la forza che non abbiamo mai esercitato.

Che si tratti di agricoltura di fabbrica o di tutto il lavoro che hai fatto per sostenere la musica digitale ad alta risoluzione, sembra che tu stia cercando di far capire alla gente la stessa verità: che i guadagni a breve termine hanno conseguenze di vasta portata. Con il digitale, si trattava di sacrificare la qualità del suono per vendere più iPod e iPhone... 
Ci stanno 5.000 canzoni su quel dispositivo e suonano tutte di merda. Ognuna di esse. Perché si ha meno del 5% dei dati necessari per ascoltarle. Nell'analogico, ogni parte del suono era presente. Ecco cos'è l'analogico. Non è diviso in piccoli pezzi. È brutto quello che ha fatto il digitale. Brutto.

Non per diventare morboso - che tu possa correre a lungo - ma stai per compiere 77 anni. Se uno di questi cambiamenti dovesse avvenire, pensi che sarà qui per vederlo?
La vita è una cosa strana. Non posso saperlo. Sono felice di essere qui oggi, e so che per certi versi non sono più solido come prima. Per altri versi invece sono più solido di prima. Una parte di me dice che non voglio più andare in tournée. Non me la sento in questo momento. Ma d'altra parte, e se me la sentissi? Quindi al momento non ho idee in merito. Ma se dovessi andare in tournée, lo farei solo in posti che servono cibo proveniente da fattorie locali. Questo lo so. Sto lavorando con delle persone per cercare di farlo, ma non è ancora successo. Quindi non lo farò finché non succederà. E forse per allora non avrò più voglia di farlo. Potrei fare qualcos'altro. Ho appena scritto un altro libro. Lo sto editando ora. Si chiama Canary.

È il tuo romanzo di fantascienza?
Sì. Ci ho lavorato per un anno e mezzo. [Ride] È così grande. Non riesco nemmeno a descriverlo.

Nell'ultimo decennio hai pubblicato molta musica inedita - due cofanetti Neil Young Archives e altro ancora, oltre ad alcuni album veri e propri che non avevano mai visto la luce. Preparando questo materiale per la pubblicazione, che cosa ha imparato su te stesso o sul tuo lavoro? 
Sono contento di aver continuato a muovermi. Non sono riuscito a finire alcune cose perché ero preso da qualcos'altro.

Quando hai messo da parte delle cose, di solito era questo il motivo? 
Di solito è perché venivo distratto da qualcosa di nuovo. Ma a volte non ho voluto pubblicarli perché li sentivo troppo miei e non volevo che uscissero in quel momento della mia vita. Così è stato per Toast [registrato nel 2000 e 2001, inedito fino a luglio di quest'anno]. Ed è sottile. Puoi ascoltare Toast e non renderti conto di cosa stava succedendo. Ma Toast era un disco molto personale per me, e non l'ho pubblicato per molto tempo. Ce ne sono altri di questo tipo negli archivi. Ho in cantiere una cosa fantastica, probabilmente l'anno prossimo, intitolata Mirrorball Live, con i Pearl Jam. C'è un film e un album. E ce ne sono altri che non ricordo. Sto preparando la lista per il Volume IV degli Archives. Il Volume III è stato completato ed è in produzione.

Mi è stato consigliato di non soffermarmi troppo su questo, ma sta per uscire anche un'edizione per il 50° anniversario di Harvest. 
Già. Sono passati cinquant'anni da quando ho fatto quel disco.

Una volta hai scritto che Harvest, e in particolare "Heart of Gold", ti hanno messo "in mezzo alla strada". La pensi ancora così? 
Beh, il successo di quel disco... Harvest era un buon disco, ma non era migliore di molti altri. Era solo un altro disco. Ce ne sono altri molto più convincenti. Ma era il suo momento. Tutti erano pronti a fare Harvest, io ho fatto Harvest e poi, wow, guardate cosa è successo. Ma poi siamo andati avanti. Dovevo allontanarmi, non è quello che voglio essere.

Hai realizzato Harvest Time, il documentario che accompagna la nuova ristampa di Harvest. Com'è stato guardare il te stesso ventiseienne che veniva intervistato mentre realizzava il disco? Hai riconosciuto quel ragazzo? Le sue risposte, i suoi pensieri?
Alcune di esse. Ero molto giovane, stavo appena rendendomi conto di cosa stava succedendo nella mia vita. E avevo appena avuto un colpo di fulmine. Avevo appena pubblicato After The Gold Rush, stavo facendo Harvest e stavo girando un film. Quindi c'erano molte cose in ballo. Ma è solo un altro disco. Solo un altro disco. Penso che [il film] racconti bene la vita dell'epoca. E ci sono tutti. C'è Carrie Snodgress, la mamma di mio figlio Zeke. C'è anche Jack Nitzsche. Tutti gli Stray Gators [la band] - Tim Drummond, Kenny Buttrey, Ben Keith - sono tutti lì. C'è anche Elliot Mazer [il produttore]. Queste persone non ci sono più. Tutti quelli che ho appena citato.



Che effetto fa rendersene conto?
Non lo so. Non so cosa pensare. Succederà a tutti, prima o poi. Capisco che potrei girare l'angolo e che potrebbe succedermi qualcosa, ma non ci penso. Voglio godermi la giornata e andare a nuotare questo pomeriggio. Sono caduto mentre camminavo, circa tre settimane e mezzo fa, e mi sono fatto male al ginocchio. E sta ancora guarendo. Quindi voglio entrare in piscina, usare il ginocchio e capire se sta funzionando.

Hai smesso di fumare erba nel periodo in cui hai scritto il tuo primo libro, Waging Heavy Peace.
L'ho fatto, ma poi ho ricominciato a fumare. [Ride] E poi ho smesso di nuovo. Sono molto più lucido quando non fumo.

Smettere di fumare non sembra aver influito sulla tua produttività. Influisce sulla tua arte? 
Non credo. Mi piace l'arte quando sono fatto. È divertente. È la cosa migliore. L'erba esiste per un motivo. O non è qui solo perché non è buona. [Ride] Ed è nei negozi ora, se questo significa qualcosa. Non vado quasi mai in quei negozi, perché devi dare un documento d'identità e io non posso farlo. Ma posso procurarmela. Si trova in giro.

Sì, immagino che sia passato un po' di tempo dall'ultima volta che hai dovuto preoccupartene.
Non ho problemi con quello. Non c'è nessun problema. Io e i miei amici la possiamo avere tutti. Posso sempre chiamare Willie. Potrebbe averne un po'. [Ride] Non è fantastico Willie Nelson? Compirà 90 anni. L'anno prossimo farà un concerto per il suo compleanno. Io ci sarò.

E suona ancora!
Suona benissimo. Willie è come un fiore. Cresce e cambia continuamente.

All'inizio dell'anno hai tolto la tua musica da Spotify perché lo ritenevi complice della diffusione della disinformazione sui vaccini. 
Sì, è vero.

All'epoca molti hanno fatto notare che sia tu che Joni Mitchell, che ha ritirato pure la sua musica da Spotify, siete entrambi sopravvissuti alla poliomielite, una malattia che è stata in gran parte debellata dai vaccini. Questo ha reso la decisione più personale per te?
Quello che mi ha dato fastidio è stato sentire i medici che parlavano di come la gente stesse morendo a causa della disinformazione, e una delle fonti principali fosse questo programma su Spotify. Mi sono svegliato e ho chiamato Frank [Gironda, manager di Young] e gli ho detto: "Frank, togli la mia roba da Spotify". E tutti pensavano che fosse uno scherzo. Ma poco dopo hanno capito che non lo era. Per me non fa alcuna differenza che metà delle mie entrate dallo streaming provengano da Spotify. O meglio, provenivano. [Ride] Ora provengono da altri posti, perché la gente deve ancora averla, la musica. Ovunque la si ascolti, suona meglio. Amazon... Puoi dire quello che vuoi sulle persone che lavorano nei magazzini e tutto il resto. Il fatto è che sta mettendo sul mercato musica digitale ad alta risoluzione. È un bene per la musica. Io sono qui per la musica.

Credo che si tratti sempre di capire dove tracciare il confine, giusto? 
Sì, è vero. O di cambiare il punto in cui si trova.

Alex Pappademas, Los Angeles Times
Traduzione fornita da Paolo Palù e revisionata da MPB, Rockinfreeworld



giovedì 24 novembre 2022

Neil Young: World Record, il clima e l'attivismo - L'intervista di AARP



In un'età in cui alcuni rocker si stanno esaurendo, Neil Young (77 anni) non potrebbe essere più entusiasta riguardo la musica, il pianeta e il potere dell'amore. Queste passioni convergono nel suo nuovo album, il dodicesimo in dieci anni, World Record, pubblicato il 18 novembre. È accompagnato dai Crazy Horse (la sua band di sempre dal 1968) e prodotto da Rick Rubin (famoso per aver realizzato album di riferimento con chiunque, dai Run-DMC a Johnny Cash). L'album esamina lo stato precario della Terra con pathos, speranza, tristezza e frustrazione. Young propone dieci nuovi brani, tra cui la gioiosa e melodica "Overhead", la straziante "This Old Planet (Changing Days)" e l'irrequieta "The World (Is In Trouble Now)". [...]
In autobus con la moglie Daryl Hannah, il Padrino del Grunge ha parlato via Zoom con AARP di World Record e della ristampa per il 50° anniversario del suo classico Harvest.

Come spieghi la tua duratura, alchemica compatibilità con i Crazy Horse?
Neil Young: È un'amicizia. È una cosa davvero naturale. Dopo cinquant'anni di dischi insieme, abbiamo ancora quel groove, qualunque esso sia.

Hai detto che World Record ha comportato "poco pensiero ma molto sentimento", ma contiene alcune delle melodie più belle che hai scritto. Come si è evoluto questo album?
Il disco è stato un dono. È nato dal nulla. Io e Daryl eravamo in Colorado e stavo facendo una passeggiata. Stavo fischiettando una specie di marcetta. Ho capito che era una nuova melodia. Il giorno dopo ho iniziato a fischiettare un'altra melodia. L'ho registrata nel mio telefono. È continuato a capitare per giorni e giorni. Più avanti ho pensato: "non mi dispiacerebbe fare un disco con i Crazy Horse", e mi sono ricordato del telefono cellulare e di quelle registrazioni. Ho scritto tutte le parole dell'intero disco in due giorni. Non ho mai smesso di scrivere e non ho mai corretto una parola.

È affascinante dal punto di vista sonoro: è pieno di suoni accidentali e di strumenti inaspettati, e in gran parte non è sostenuto dalla chitarra.
Ho suonato solo tre canzoni con la chitarra. In un paio di canzoni ho suonato degli accordi per evocare un suono come di temporale. In altri ho suonato l'organo a pompa o il pianoforte, strumenti che di solito non suono. Quando Nils [Lofgren] ha suonato la chitarra, abbiamo usato i suoni generati casualmente dai suoi accordi. A volte sembra che si senta qualcuno cantare o parlare, ma non è così. Ci siamo lasciati trasportare da questi suoni.


La canzone "Love Earth" è un appello a prendersi cura del pianeta. Molte persone credono che sia troppo tardi.
Io non lo credo. Non è mai troppo tardi per amare. Se ami qualcosa, te ne prendi cura. Se tutti si rendessero conto che è questo che dobbiamo fare, sarebbe così unificante.

L'album suona come un San Valentino per il pianeta e come un ammonimento, ma nonostante la situazione sia disastrosa, il tono è costruttivo piuttosto che arrabbiato.
Il futuro ci vuole uniti tutti insieme. Nel presente, invece, ci stiamo combattendo l'un l'altro. La gente sente cose brutte: la Terra non è più la stessa, non c'è niente da fare, abbiamo perso l'occasione... Questo li spaventa. Quindi reagiscono in modo eccessivo a una sensazione, sbagliando la diagnosi della causa della loro rabbia, e si arrabbiano con tutto. I media non capiscono e non si assumono la responsabilità di comunicare quello che sta accadendo, perché il quadro generale non vende. L'immagine piccola si vende molto bene. Sotto sotto, tutti sanno che il cambiamento climatico è fuori controllo e che non stiamo facendo quasi nulla. Alla fine i leader mondiali discuteranno di ciò che sta accadendo e di come possiamo lavorare insieme. È inevitabile.

"This Old Planet" guarda con nostalgia a un'epoca in cui la natura non subiva così tanta pressione.
È nostalgico perché parla di come, tanto tempo fa, le stagioni fossero normali. È nostalgia per la Terra per come può essere. Ho visto cambiare le stagioni molte volte e ho apprezzato la bellezza della caduta delle foglie. Queste cose hanno un effetto cumulativo su di me. Ci riguarda tutti. È il tuo posto ed è il mio posto. Puoi fare la tua parte per migliorare la situazione, anche solo evitando di lasciare accesa la tua auto quando sei fermo. Quando sono cresciuto io non c'erano i disordini che ci sono ora.


"Chevrolet" usa abilmente il linguaggio delle auto in un contesto personale, ma riflette anche la tua passione per i veicoli d'epoca. In quale misura sei riuscito a liberarti dall'uso dei combustibili fossili nella tua vita quotidiana?
Devo ancora vincere alcune sfide importanti. Abbiamo trovato il carburante R99, che è un diesel rinnovabile. È molto più pulito di qualsiasi altra cosa. Rappresenta il nostro maggior utilizzo di combustibili fossili. Per le mie vecchie auto sto passando all'E100, che è etanolo al 99%. È il carburante più pulito del pianeta. Il problema è che ha un'autonomia inferiore a quella della benzina, quindi ho bisogno di serbatoi più grandi. Il bello è che possiamo coltivare biocarburanti. Il brutto è che la gente pensa che possiamo sostenere le quantità industriali. Naturalmente, ciò significherebbe OGM e allevamenti in fabbrica. Questo sarebbe distruttivo per il pianeta.

Come fondatore del Farm Aid, hai esaminato questo problema per decenni. Quanto è grave?
A mio avviso, le fattorie industriali hanno dato il via al cambiamento climatico e a tutte quelle cattive abitudini nel cercare di ottenere dalla Terra più di quanto la Terra darebbe naturalmente, e di accelerare tutto per fare più soldi.

È necessario che altri artisti si uniscano al movimento ambientalista?
Non posso parlare per gli altri artisti. Vorrei che l'energia di Kanye fosse impiegata per affrontare il cambiamento climatico. Non riesco a credere al successo di alcuni di questi giovani artisti. Fa sembrare la mia carriera come quella di un giornalaio. Milioni di miliardi di dollari. Avere tutto questo e non usarlo? Vorrei che le Kardashian avessero a cuore il cambiamento climatico, così i giovani lo sentirebbero di più. Io posso anche parlarne, ma loro non lo capiranno. Ma non mi fermerò.

Le preoccupazioni per il clima hanno messo a dura prova i vostri piani di tournée.
Abbiamo preso accordi per avere il carburante R99 con cui viaggiare e alimentare i locali. La prima cosa a cui penso ora sono le concessioni. Il cibo proviene da allevamenti industriali, da maiali ammassati l'uno sull'altro in edifici metallici con ventilatori e antibiotici. Ecco da dove vengono gli hot dog. Se non riesco a convincere [il promoter e operator] Live Nation che questi posti devono essere sostenibili, sono finito. Molte persone che amano la mia musica vorrebbero avere cibo pulito e non sostenere le infrastrutture che hanno causato il cambiamento climatico. Non voglio celebrare il passato mettendo in pericolo il futuro. Se non riescono a ripulire tutto, io non vengo.


A gennaio hai lasciato il servizio di streaming Spotify dopo che questo non ha ritirato le informazioni false sui vaccini Covid.
Sono rimasto un po' sorpreso dal comportamento del [fondatore di Spotify] Daniel Ek, che ha parlato più di soldi che di altro. Ma va bene così. Non giudico gli altri per quello che fanno. Non sosterrò le persone che sostengono la disinformazione sul virus, che sta causando la morte di molte persone. Questa gente che fa tutti questi soldi con le menzogne è la malattia dei media.

La cover di Beck della sua canzone "Old Man" per una pubblicità della NFL ha fatto scalpore perché lei ha sempre rifiutato ogni offerta di commercializzazione della sua musica.
È stata una gestione sbagliata. Mi è stata presentata in modo non corretto e non ho preso la decisione giusta. Io amo Beck. Non sapevo che avrebbe fatto una pubblicità per il calcio con la mia canzone. Non credo che lui sapesse che era una pubblicità. Qualcuno ci ha guadagnato, e non sono stato io. Non voglio essere pagato. Vorrei che non fosse mai successo. Gli incidenti capitano.

Negli ultimi decenni sono emersi pochi grandi artisti rock. L'hip-hop è il genere dominante e secondo Billboard il rock ha raggiunto il suo apice nel 1983, quando occupava il 60% delle posizioni in classifica. Che cosa è successo?
È arrivato il digitale. È stato il momento in cui sono usciti i CD. Il livello di qualità del suono era inferiore. La vecchia musica che tutti noi ascoltavamo era un universo di suoni. Muoveva le nostre anime. Ora quell'universo è scomparso.

Una sontuosa ristampa per il 50° anniversario di Harvest è in uscita il 2 dicembre, insieme a un documentario, Harvest Time. È stato l'album più venduto del 1972, e lo status di celebrità che ti ha portato ti ha quasi convinto a ritirarti dalle scene.
Non capivo cosa stesse succedendo. Ancora oggi non ne capisco alcuni aspetti. Fondamentalmente, cerco di ignorare tutto questo perché non ha nulla a che fare con quello che sto facendo. Sto cercando di creare musica. Quando la musica arriva, sono pronto e tutto il resto si ferma. Questo è il modo in cui vivo la mia vita. Non vado a caccia di musica. Non sto davanti alla buca con il fucile ad aspettare che il coniglio esca.

Edna Gundersen,  AARP
Traduzione: MPB, Rockinfreeworld