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Neil Young & Crazy Horse - Barn

Il Cavallo di nuovo nel fienile a due anni da Colorado. Il nuovo album contiene 10 nuove canzoni incise sulle Rocky Mountains e filmate da Daryl Hannah.

Neil Young. Cercando il nuovo mondo

Risultato di 10 anni di attività di traduzione per NeilYoungTradotto.com e di un'ampia ricerca storico-bibliografica, il volume porta finalmente in libreria il percorso umano e musicale del canadese attraverso l'analisi delle sue lyrics.

CSNY - Déjà Vu 50th anniversary

Quadruplo box set per festeggiare il mezzo secolo di questo celeberrimo album, con tre dischi di demo, outtakes e versioni alternative, in gran parte inedite.

Neil Young - Carnegie Hall 1970

Come prima uscita della Official Bootleg Series è stata scelta una serata storica: la lunga, intima esibizione acustica alla Carnegie Hall il 4 dicembre 1970.

www.NeilYoungArchives.com

Il sito ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, video, concerti, foto, manoscritti, memorabilia, ma soprattutto contenuti inediti ed esclusivi per gli iscritti.

domenica 23 gennaio 2022

Salvatore Esposito racconta la storia di Rockinfreeworld


In occasione dell'uscita del libro Neil Young. Cercando il nuovo mondo (Zona Music Books, 2021), l'editore Piero Cademartori insieme all'autore Matt Briar, parte dello staff di Rockinfreeworld dal 2013, hanno fatto quattro chiacchiere con il fondatore della nostra community, Salvatore Esposito, che ha ricordato la storia del fan-site italiano di Neil Young e CSNY, dalla nascita a oggi. Un'attività lunga vent'anni, online ma non solo, da sempre svolta con dedizione e amore per la musica. Se ancora non la conoscete vi invitiamo a ripercorrerla con noi!

lunedì 3 gennaio 2022

NYA Concert Timeline, tutti i concerti del 2021 dal migliore al peggiore



Nel 2021 gli scrigni dei Neil Young Archives si sono davvero aperti. Il sito ufficiale ha infatti iniziato a mettere a disposizione, in streaming, una serie di concerti integrali tratti da diversi tour tra i tantissimi che hanno segnato la carriera del canadese (o canamericano, come canta in Barn, il suo ultimo album).
Se non siete ancora abbonati a NYA, correte subito a farlo: potrete accedere a tutti i concerti di cui parliamo qui sotto, già disponibili sulla Timeline, e naturalmente a tutti quelli che saranno pubblicati in futuro, speriamo tanti.
Ecco la nostra classifica degli show finora usciti, dal migliore al peggiore... Be', "peggiore" si fa per dire... Sappiamo bene che di Neil non si butta via niente. Allora diciamo dal più imperdibile a quello solo per hardcore fan.
Buon ascolto!


Solo Tour - 16/10/1969 (3 set) Canterbury House, Ann Arbor, Michigan [setlist] solo
L'uscita di questa storica esibizione, un momento in cui Neil Young stava ascendendo alla fama di rockstar e faceva le sue ultime esibizioni soliste nei piccoli club, è stata una vera e propria rivelazione che non poteva non aprire la nostra classifica. Nessuna delle canzoni di questa lunga serata divisa in 3 set è stata inclusa nei live della Performance Series o in NYA Vol.1, molte canzoni debuttano per la prima volta ed altre non sono mai uscite ufficialmente in versione acustica. Da non perdere: Country Girl, Everybody's Alone, Wonderin, Oh Lonesome Me, Here We Are In The Years, medley Cinnamon Girl-The Loner, Everybody Knows This Is Nowhere, I've Been Waiting For You, Down To The Wire.
Voto: ☆☆ con lode

European Tour (Freedom) - 11/12/1989 Paris, France [setlist] con Frank Sampetro e Ben Keith
Il tour solista del 1989 regala grandi emozioni e finisce in testa alla nostra classifica, non solo perché si tratta del "ritorno" in grande stile di Neil Young dopo le varie sperimentazioni degli anni precedenti, ma perché la scelta è caduta su uno show veramente sentito, privo di cadute o esitazioni, dove l'anima acustica del canadese si mischia con la grinta che caratterizza la sua produzione del 1988/89. Brani "a muso duro" come Eldorado, No More, Crime In The City, This Note's For You, Fuckin' Up e ovviamente Rockin' In The Free World costituiscono i momenti topici di uno show che si fa ascoltare tutto d'un fiato. Eccezionali anche le reinterpretazioni di classici come The Old Laughing Lady e Don't Let It Bring You Down, e non mancano le rarità (Someday, Too Far Gone). A impreziosire il sound intervengono a tratti Ben Keith e Poncho. Da non perdere: Eldorado, No More, Crime In The City, This Note's For You, Fuckin' Up, Rockin' In The Free World.
Voto: ☆☆ con lode

Alchemy Tour - 13/3/2013 Melbourne, Australia [setlistcon Crazy Horse
Una delle performance più memorabili dell'Alchemy Tour, il Cavallo in stato di grazia. Neil imbrocca tutte le canzoni con calma e ispirazione, non c'è un istante di esitazione nei lunghi assolo che possiamo ascoltare in questo show. L'esecuzione di Powderfinger rivaleggia con qualunque altra pubblicata su dischi live. Cortez The Killer è lenta e minimalista, ma viene superata dalla successiva Danger Bird, dove anche le difficili armonie vocali vengono azzeccate. Così abbiamo trenta minuti totali di pura trance. Persino Heart Of Gold, eseguita dal solo Neil alla chitarra e all'armonica, è ispirata come poche, specialmente negli ultimi tempi. Born In Ontario, Walk Like A Giant e Ramada Inn sono in versione persino superiore a quelle di Psychedelic Pill. Il Cavallo non ci fa mancare nemmeno una fugace ma energica scappatella negli anni 80 (Prisoners Of Rock'n'Roll, Opera Star), per poi elevare Hey Hey My My al limite del noise. A corollare il tutto due inedite del periodo: Hole In The Sky (abbastanza trascurabile), Singer Without A Song (bellissima). Forse l'unico tratto in cui si avverte un po' di incertezza è la dilatatissima Like A Hurricane finale (20 minuti). Da non perdere: Powderfinger, Walk Like A Giant, Ramada Inn, Danger Bird, Singer Without A Song, Opera Star.
Voto: ☆☆☆ con lode

USA Tour - 06/11/1976 Boulder, Colorado [setlist] con Crazy Horse
Il più storico dei concerti finora usciti. Siamo in piena epoca Zuma, il primo tour con Frank Sampedro dopo il suo ingresso nei Crazy Horse. Le esecuzioni sono energiche, la setlist variegata e degna di nota dall'inizio alla fine. Un'immersione nelle canzoni del periodo, quasi tutte nuove per il pubblico: Don't Cry No Tears, Drive Back, Cortez The Killer, Homegrown, Like A Hurricane (più veloce delle versioni a cui siamo abituati), Bite The Bullet (antecedente al trattamento country di American Stars 'n Bars). Anche il set acustico rivela momenti alti: l'esecuzione con introduzione di A Man Needs A Maid, e varie canzoni all'epoca inedite: Human Highway, Campaigner, Pocahontas, Too Far Gone. Da non perdere: Pocahontas, Bite The Bullet, Like A Hurricane, Cortez The Killer, Drive Back.
Voto: ☆☆☆☆☆

Solo Tour - 23/3/1999 Los Angeles, California [setlist] solo
Tour acustico memorabile quello del 1999, così come memorabile è lo show selezionato, ventitré canzoni splendidamente eseguite e registrate. Dominano gli estratti da Silver & Gold e Looking Forward, i dischi del momento, e c'è anche Kansas, che ha debuttato per la prima volta dal vivo in quel tour. Ma in generale la chitarra e la voce di Neil regalano versioni eteree e senza tempo di molti classici fra cui On The Way Home, Goin' Back, Cortez The Killer e Don't Let It Bring You Down. Da non perdere: Goin' Back, Cortez The Killer, Kansas, The Last Trip To Tulsa, Good To See You, Distant Camera, Out Of Control, Slowpoke, Looking Forward.
Voto: ☆☆

Australian Tour (Eldorado) - 14/04/1989 New South Wales, Australia [setlist] con Lost Dogs
Di per sé un concerto da cinque stelle se non fosse stato per una resa audio davvero scarna, specialmente nei pezzi elettrici dove la chitarra è quasi inconsistente, e per una Rockin' In The Free World parecchio zoppicante. Resta comunque la testimonianza imperdibile di una delle tante band fugaci che hanno accompagnato Neil, di cui per ora non si è vociferato di nessuna uscita live ufficiale, il che è un vero peccato perché qui ci sono alcune delle migliori canzoni di Neil del decennio (Cocaine Eyes, Eldorado, No More). Possiamo ascoltare finalmente la versione originale di Boxcar. E la grinta dei Lost Dogs fa il resto: persino un vecchio classico country-rock come Heart Of Gold ne esce rinvigorito! Da non perdere: Wrecking Ball, Heart Of Gold, Too Far Gone, Cocaine Eyes, Eldorado, No More, Boxcar, On Broadway.
Voto: ☆☆½

Twisted Road Tour - 29/5/2010 Atlanta, Georgia [setlist] solo
Il tour solista del 2010, a supporto dell'album Le Noise e già oggetto del film Journeys di Jonathan Demme, non è stato il solito concerto unplugged. Qui Neil imbraccia anche la chitarra elettrica e utilizza particolari riverberi anche su quelle acustiche creando un suono avvolgente che eleva il concetto di one-man-band a un livello superiore. Da grande artista le reinterpretazioni di classici come Down By The River, Ohio, Cortez The Killer e Cinnamon Girl. Eccellenti anche le esecuzioni dei brani di Le Noise: le due acustiche Peaceful Valley Boulevard e Love And War, le elettriche Sign Of Love, Hitchhiker, Rumblin' e Walk With Me. Da notare anche tre inclusioni da After The Gold Rush: Tell Me Why, I Believe In You e la title-track, quest'ultima con l'organo che riproduce la fanfara di cui Neil canta nel testo. Anche qui corollano la setlist due toccanti inedite del periodo: Leia e You Never Call. Da non perdere: Down By The River, Ohio, Rumblin', Walk With Me, Peaceful Valley Boulevard, Love And War, Hitchhiker.
Voto: ☆☆☆☆½

Life Tour - 29/08/1987 Mansfield, Massachussets [setlist] con Crazy Horse
Si tratta di una serata insolita, anzi di un tour molto particolare: documenta il periodo di transizione tra i Crazy Horse (reduci dalle fatiche semielettroniche di Life e del precedente Garage Tour tour del 1986) e i Bluenotes (formazione che accompagnerà Young a partire dal novembre di quell'anno). In questi concerti, infatti, fanno capolino le nuove composizioni di stile rhythm 'n' blues che porteranno Young a decidere di scaricare il Cavallo in favore di una nuova band di tutt'altra sonorità. Una scaletta variopinta come poche: il debutto live di Ain't It The Truth, l'inedita acustica Last Of His Kind, le nuove This Note's For You, Big Room e Someday (ma si avverte che i Crazy Horse non sono adatti a questo genere di brani) e qualche ripescaggio del repertorio recente (Mideast Vacation, Long Walk Home, Don't Take Your Love Away From Me). Il tutto condito con diversi classiconi elettrici e acustici per un totale di due ore e mezzo di show. Da non perdere: Last Of His Kind, Don't Take Your Love Away From MeAin't It The Truth, Mideast Vacation, Long Walk Home, Tonight's The Night.
Voto: ☆☆½

Chrome Dreams II Continental Tour - 16/12/2007 
New York [setlist] con Electric Band
Serata ricchissima di un tour molto amato, continuato negli anni successivi arricchendosi ulteriormente. La setlist si divide in un primo set acustico con diverse canzoni rare (Sad Movies, No One Seems To Know, Love/Art Blues, Try, appartenenti al periodo Homegrown) e un proseguimento elettrico con alcuni brani dell'allora nuovo album Chrome Dreams II fieramente rappresentati (bisogna dire che Dirty Old Man, Spirit Road e No Hidden Path hanno sempre suonato meglio live che su disco). Chiude un sorprendete revival del primissimo brano inciso da Neil con gli Squires: The Sultan. Da non perdere: Ambulance Blues, Harvest, Sad Movies, Love/Art Blues, Spirit Road, No Hidden Path, The Sultan.
Voto: ☆☆½

Warmup Tour - 5/8/1997 San Francisco, California [setlist] con Crazy Horse
Prima di due serate di riscaldamento che Neil Young & Crazy Horse fecero nel maggio 1997 in due piccoli locali californiani per prepararsi all'HORDE Tour estivo, in quello che sarebbe stato l'"anno del cavallo". La particolarità di questo show è senz'altro la scaletta: pochissimi classiconi, tante canzoni nuove di quel periodo. Possiamo sentire per la prima volta in assoluto Hard Luck Stories, ripescata da Landing On Water insieme a Hippie Dream. Ci sono ben 4 pezzi tratti dal disco con i Pearl Jam, Mirror Ball di un paio d'anni prima (Truth Be Known, I'm The Ocean, Downtown, Throw Your Hatred Down) e alcuni di Broken Arrow. Anche Crime In The City, Razor Love, Piece Of Crap e Don't Be Denied sono brani ascoltati raramente dal vivo. C'è molta improvvisazione e l'esecuzione non è sempre precisa o convincente, ma l'energia è tanta e i momenti topici non mancano soprattutto nel secondo set. Da non perdere (set 2): Throw Your Hatred Down, Slip Away, Big Time, The Losing End, Razor Love.
Voto: ☆☆

Eurotour 01 - 3/7/2001 Stockholm, Sweeden [setlist] con Crazy Horse
Il fantomatico tour che avrebbe dovuto preludere a Toast, album ancora inedito dei Crazy Horse. Questa serata ci regala una setlist di grandi classici e qualche nuovo brano, con esecuzioni non memorabili ma sempre avvincenti. Da menzionare innanzitutto le due principali tracce inedite, Gateway Of Love e Standing In The Light Of Love, che finalmente possiamo ascoltare in versione ufficiale. Goin' Home è la vera gemma del periodo, ma anche When I Hold You In My Arms è qui presentata in una versione più convincente di quella poi finita su Are You Passionate? Il Cavallo è in ottima forma anche su tutto il resto. Da non perdere: I've Been Waiting For You, Goin' Home, Gateway Of Love, Standing In The Light Of Love.
Voto: ☆☆☆☆

Sponsored By Nobody Tour - 18/08/1988 Toronto, Canada [setlist] con Bluenotes
Anche se la setlist è molto simile a quella di Bluenote Cafè, in questa serata possiamo ascoltare per la prima volta in versione integrale, diciotto minuti circa, di Sixty To Zero (di cui Crime In The City di Freedom è un estratto), oltre ad altri gioiellini "dylaniani" del periodo come Ordinary People e Days That Used To Be e le moltissime canzoni nuove portate in tour dai Bluenotes. Da non perdere: Sixty To Zero, Ordinary People, Days That Used To Be, Bad News Comes To Town.
Voto: ☆☆

Alchemy Tour - 9/3/2013 Hunter Valley, Australia [setlistcon Crazy Horse
Ancora una data australiana dell'Alchemy Tour, con setlist molto simile a quella di Melbourne. Le esecuzioni non sono altrettanto memorabili ma comunque molto intense. Il momento è magico per il Cavallo, non c'è dubbio. Lo mettiamo tra le ultime posizioni solo perché, a parità di canzoni, la prima scelta è Melbourne. Da non perdere: Ramada Inn, Walk Like A Giant.
Voto: ☆☆☆

Rebel Content Tour - 7/6/2016 Belfast, Ireland [setlist] con Promise Of The Real
C'è chi li ama e chi non li sopporta, ma i Promise Of The Real sul palco sanno come incanalare l'energia di Young e assumere tutte le camaleontiche sfumature necessarie al suo vasto repertorio. Questo show ne è la dimostrazione: la band riesce a spaziare tra brani storici e recenti, compresi alcuni ascoltati di rado come Someday, Alabama, Walk On, Words, Vampire Blues, After The Garden e I've Been Waiting For You. Peccato che non sempre i risultati sono all'altezza. Da non perdere: Alabama, Walk On, Vampire Blues, Out On The Weekend.
Voto: ☆☆☆

POTR European Tour - 9/7/2019 Antwerpen, Belgium [setlist] con Promise Of The Real
Un'altra serata con i Promise Of The Real, il cui maggior pregio è la lunga e variegata setlist: da una tonica selezione da Ragged Glory (Mansion On The Hill, Over And Over, Love To Burn, Fuckin' Up), a brani apparsi più raramente che è bello poter riascoltare ogni tanto (The Loner, On The Beach, Throw Your Hatred Down, Are You Ready For The Country, Danger Bird), agli immancabili momenti acustici (Unknown Legend, From Hank To Hendrix, Old Man). Mci sono parecchie stonature e scordature che affossano la resa finale. Da non perdere: Love To Burn, Are You Ready For The Country, On The Beach.
Voto: ☆☆☆

Continental Tour - 22/4/2009 Kelowna, Canada [setlist] con Electric Band
Estratto dall'ultimo tour con Ben Keith, una setlist spettacolare che passa dai sempreverdi alle rarità, a brani dell'ultimo periodo: Pocahontas alla chitarra elettrica, Spirit Road, Light A Candle, Speakin' Out, Tonight's The Night, Feel Your Love, Just Singin' A Song. Allora cos'è che non funziona? Le esecuzioni imprecise, troppo spesso claudicanti, i tanti errori e, non da ultimo, un audio scadente. Davvero troppe debolezze che, a un certo punto, diventano irritanti se si pensa al numero impressionante di serate di questo tour molto migliori di questa che avrebbero potuto essere oggetto di pubblicazione. Da non perdere: Light A Candle, Pocahontas (nonostante manchi una strofa), Feel Your Love.
Voto: ☆☆☆

International Harvesters Club Tour - 06/06/1984 San Jose, California [setlist] con International Harvesters
Gli Harvesters suonano bene, non c'è dubbio, ma il "momento country" di Young non è certo uno dei più interessanti, anzi. Inoltre, una data dell'ultima parte del tour avrebbe se non altro regalato qualche traccia più interessante: la parte migliore del materiale qui presente (un'ottima Southern Pacific dal sapore ferroviario, la rara Motor City) la troviamo già in A Treasure. Ma ci consoliamo con una bella The Ways Of Love e una rarissima Hawks & Doves. Solo per hardcore fan.
Voto: ☆☆

QUI l'elenco di tutto il materiale pubblicato in esclusiva su NeilYoungArchives.com


martedì 21 dicembre 2021

Barn: rassegna stampa italiana


[...] Da un lato canzoni semi acustiche sul modello di Harvest, come "They might be lost" o "Song of the season", che riprende il tema di "Mother nature", da sempre al centro della sua musica. Dall'altro rock blues più sporchi, come "Canerican", dove il didascalismo lo porta a raccontare la sua recente acquisizione della cittadinanza americana [...]. Un disco con alti e bassi, disarmante nella sua semplicità, con un capolavoro: "Welcome back" una piccola "Cortez the killer", ma meno rabbiosa, più delicata e malinconica. [...]
Voto: 7 (su 10)

[...] Barn è un buon disco, non automatico, non “di mestiere”. Ha un suo senso, si inserisce bene in un percorso che da tempo ha imboccato la fase discendente ma senza alcuna intenzione di indicare la data di scadenza (una bella lezione di vita, no?). È più o meno il massimo che potevamo attenderci dal vecchio Loner, ancora capace di procurarci qualche brivido. Di quelli inconfondibili.
Voto: 7 (su 10)

[...] Ralph Molina e Billy Talbot dettano l’incedere erratico che ha fatto la fortuna della band, Lofgren puntella con la ritmica e persino con qualche nota di accordion e piano, ma si tiene un passo indietro, mentre Neil fa semplicemente Neil, rivoltando in maniera maniacale gli stessi accordi, pungendo con qualche scarica statica all’inseparabile Gibson e soffiando indolenti note di armonica. [...] Strada facendo Barn si accomoda così una volta di più tra quelle opere minori dettate dal verbo Crazy Horse. [...]
Voto K (medio)

[...] [I Crazy Horse] sembrano divertirsi ancora tanto con gli strumenti in mano, suonando sotto l'influsso di una luna piena già alta e abbagliati dai tramonti da cartolina che appaiono all'orizzonte tra i lineamenti delle montagne. E poco importa se le grandi canzoni le hanno già scritte e suonate trent'anni fa, quaranta o anche di più, lo spirito sembra essere sempre lo stesso [...]. Barn è un disco che non aggiunge nulla alla storia musicale di Neil Young  ma è una testimonianza vitale di un artista instancabile che vive con passione il presente, alla sua maniera, con semplicità, a volte con disarmante ingenuità, in maniera raffazzonata (molte canzoni sembrano tranciato sul più bello), immerso nella natura. [...]
Recensione positiva





domenica 12 dicembre 2021

Neil Young ha ancora molto da dare - L'intervista di Rolling Stone su Barn, Archives Vol.3 e il Covid


Nel settembre 1971, Neil Young portò Graham Nash a fare un giro in barca sul suo lago e fargli sentire a tutto volume il suo nuovo album, Harvest. Nel suo ranch nel nord della California aveva trasformato casa sua nello speaker sinistro e il fienile nello speaker destro. Dopo aver fatto partire l'album, il produttore Elliot Mazer corse al lago per chiedere come si sentisse. Young in tutta risposta urlò la celebre frase: "più fienile!"
Dopo oltre 50 anni, Young è ancora alla ricerca di "più fienile". Infatti Barn [che significa appunto Fienile, ndt] è il titolo del suo nuovo album con i Crazy Horse, che esce questo venerdì, così battezzato per un altro fienile, quello sulle Rocky Mountains, che ha messo in piedi in nove mesi. Un documentario con lo stesso titolo, diretto dalla moglie di Neil, l'attrice Daryl Hannah, documenta la realizzazione del disco. Si vedono Young, il chitarrista Nils Lofgren, il bassista Billy Talbot e il batterista Ralph Molina passare in rassegna le 10 canzoni in compagnia dei cani di Young, Moon e Mo, di qualche birra fresca e della luna piena nel cielo.
Young ha fatto una chiamata con Zoom dalla sua casa di montagna per parlare del nuovo album e rivelare qualche dettaglio sulle sue prossime uscite - dal terzo volume degli Archivi (che coprirà gli anni 1976-87) all'edizione per il 50° anniversario di Harvest.

Hai registrato Colorado, il tuo precedente album con i Crazy Horse, in uno studio vero e proprio. Perché decidere di tornare in un fienile questa volta?
Be', il fienile è qualcosa che amiamo. Si tratta di uno splendido, vecchio fienile ristrutturato di recente. Fu costruito intorno al 1850. Serviva come fermata per le diligenze, per far riposare i cavalli e pulire le ruote. All'epoca c'erano un paio di altri edifici intorno, dove le persone potevano dormmire, per poi tornare alle diligenze e ripartire. Quindi questa era la sua funzione a metà dell'Ottocento. Lo abbiamo ristrutturato usando il materiale originale, basandoci su alcuni disegni e una fotografia. Stava iniziando ad affondare nel terreno e il retro era distrutto, era davvero stravagante. Ma avevamo a disposizione questi splendidi pini ponderosa, e l'edificio è venuto bellissimo, con tutte queste superfici arrotondate. I tronchi uno sopra l'altro creano un effetto di rotondità. Non ci sono quadrati. I quadrati sono nemici del suono. Creano un'onda stazionaria che fa saltare alcune frequenze, e altre scompaiono. Quindi sei costretto a compensare tutto questo mentre registri. Non abbiamo dovuto fare quasi nulla del genere. Ogni cosa suonava davvero bene dentro questo edificio.

Suoni all'interno di fienili sin dall'epoca di Harvest. Qual è la tua relazione con questi posti?
Quando feci Harvest mi serviva un posto dove suonare. C'era un fienile che sembrava bello e ho pensato che fosse il posto giusto. Mettemmo su un impianto piuttosto buono e ogni cosa venne bene. 50 anni dopo ci stiamo riprovando. Che diamine!

Hai registrato l'album in giugno sotto la luna piena. Perché registrare con la luna piena è così importante per te?
Mi piace farlo perché funziona, nel mio caso. Non so se questo si possa dire per tutti, ma per me funziona perché si può avvertire l'energia del cambiamento nel ciclo lunare. Questa è una cosa di cui la gente è stata consapevole per anni e anni, in particolare in certe culture. Quando arriva la luna nuova, quel giorno ti senti diverso, come voltare pagina. Senti un'energia. Così magari dopo una settimana cominci davvero a sentire qualcosa, di solito qualcosa di positivo e creativo, che ti fa star bene. Ecco perché scegliamo le date delle session sulla base della luna.

Daryl ha inserito molto humour nel documentario su Barn, dal riprendervi mentre cantate di una birra fredda a una scena in cui fai pipì. Cos'è che la rende una brava regista?
Il fatto che è naturale. Ha sempre voluto fare film, sin da quando era abbastanza grande da indossare scarpe da ginnastica. Ama farlo. Ha un grande talento, si immerge completamente, si lascia condurre dalla musica. Abbiamo costruito questo fienile e poi tutto è successo contemporaneamente - suonare, filmare, tutto. Le idee sono arrivate velocemente.

Parliamo della band. Qual è la differenza più grande tra il sound dei Crazy Horse di Poncho Sampedro e di Nils Lofgren?
Poncho è massiccio. E' un chitarrista robusto e grandioso. I suoi accordi sono pesanti. A volte io e lui suoniamo la stessa cosa, e sembra che il suono della chitarra arrivi da un altro luogo, perché suoniamo la stessa nota nello stesso momento. E' semplice ma massiccio. Quello che ha Nils invece è finezza. Lui ascolta attentamente, ed è incredibilmente abile nel muoversi tra i suoi strumenti, non importa quali siano. E' un grande musicista, di classe. Su questo album lo devi sentire. Devi far caso ai dettagli. Anche perché non c'è molto altro. I Crazy Horse sono piuttosto semplici. Apprezzerai Nils per com'è, per ciò che apporta.

Quando guardi indietro ai 50 anni con il Cavallo, c'è un periodo della band che preferisci?
Be', questo mi piace molto. E' molto buono. Mi piace ciò che succede nel presente. Non ricordo che i Crazy Horse siano mai stati meglio in nessun altro momento. Però abbiamo scoperto un concerto. E' uno dei momenti salienti del tour dei Crazy Horse del 1976, con cui avrà inizio il primo disco di Archives Vol.3. E' un concerto incredibile, probabilmente la miglior registrazione dei Crazy Horse che abbia mai sentito. Suono molto buono ed esecuzione pazzesca, a briglia sciolta, senza guardare in faccia a nessuno. Perfetto per il Cavallo, quindi. Sono veramente esaltato a riguardo.

"Canerican" parla del tuo orgoglio come cittadino americano, dopo esserlo diventato l'anno scorso. Cosa ha significato per te poter votare nelle ultime elezioni presidenziali?
E' stato bello votare per Joe Biden, perché è qualcuno per cui puoi nutrire rispetto come persona e che farà del bene al paese. Un buon esempio per i bambini su come si deve agire, come essere educati, risoluti e fare il proprio lavoro. Perciò ho avuto piacere a votarlo. E dopo il precedente round, era essenziale. Ho pensato che il mio voto potesse fare la differenza. Quindi volevo poterlo esprimere e ho fatto ciò che dovevo.
Stranamente, l'altro giorno stavo viaggiando sul mio bus, da qualche parte, abbiamo accostato e una macchina nera è sbucata davanti a noi. Sul finestrino posteriore c'era scritto "Fanculo Biden e fanculo a tutti quelli che hanno votato per lui". Brutte vibrazioni. La guardavo e pensavo, "Spero non colpisca nessuno. Questa macchina è destinata a qualcosa". Di cosa si tratta? Perché essere così arrabbiati? Perché essere così immaturi e infantili riguardo la preferenza per una o l'altra persona? L'idea è cercare di rispettare le opinioni degli altri, credo. E anche se non sei d'accordo con loro, sono pur sempre americani. Hanno un'opinione. Vivono qui anche loro. Sono proprio come te e me. Negli Stati Uniti è così da sempre. Non capisco perché dobbiamo essere così arrabbiati, ora. Ogni tanto questa cosa mi scalda e mi tocca andare negli spogliatoi a raffreddarmi. Vorrei solo che le persone si rispettassero a vicenda e rispettassero le opinioni degli altri. Non li devi mica uccidere perché non sei d'accordo con loro. Non è positivo. Non ne verrà fuori niente di buono.

"They Might Be Lost" è la mia canzone preferita di Barn. Sbaglio nel sentirci qualcosa di triste?
C'è un po' di tristezza. Non so bene cosa sia. Non è triste. E' come documentare qualcosa che sta succedendo, su cui pensi di sapere cosa sta succedendo ma non ne sei sicuro. E' interessante. E' venuta fuori al primo take. Avevo un piccolo giro di accordi che si ripete per tutta la canzone. In ogni caso, ho semplicemente scritto il testo. Non mi siedo a suonare con la chitarra e cantare la canzone. Potrei cantare un verso, o pensarlo mentre suono, o mormorlarlo, o qualcosa del genere. Poi scrivo tutte le parole e cerco di non rivederle più finché non registriamo con la band. Appena prima di farlo, faccio sentire il giro alla band e li lascio suonare per qualche minuto. Poi comincio. Dato che è la prima volta che lo fai, è bello, perché stai scoprendo tutto quanto, sia che funzioni, sia che non funzioni. Puoi improvvisare la tua strada perché non hai niente da seguire. Non c'è una regola. "L'ultima volta è venuta bene, quindi la rifarò in quel modo", ecco, cose del genere non capitano con questo metodo. Quella canzone è un buon esempio di registrare in presa diretta, e testi che ho scritto su un mucchio di foglietti adesivi che ho messo tutti insieme. Poi ho dovuto rimetterli a posto perché avesse senso. A volte scrivo così velocemente che non capisco cosa stia succedendo. [Ride.]

Raccontami del tuo periodo di lockdown. Tra il lavoro sugli archivi e la nuova musica, hai mai avuto momenti di riposo?
Qualche volta, con Darryl. Potevamo dedicare del tempo l'uno all'altro e fare cose insieme, ma lei è molto creativa e ha sempre molto da fare. Quindi abbiamo fatto tutte queste cose, e gli Archivi sono giganti. Il Volume 3 è più grande degli altri due, quasi il doppio più grande. Copre un periodo di tempo maggiore e mi pare contenga 13 dischi. Ne sto facendo di nuovi anche ora. Negli altri Archivi, facevo questo o quell'album. E ci sono i momenti salienti degli album. Andavo in base al periodo e creavo un nuovo album intorno alla realizzazione di quello che è uscito. Per esempio Comes A Time, che, sì, è un album di riferimento. Intorno a quell'album c'era un altro album che avevo fatto poco prima, con circa le stesse canzoni, ma tutte in versione originale. Non è mai uscito. Ora posso farlo uscire e la gente sentirà le versioni originali di gran parte del materiale di Comes A Time. Ho registrato molto in quel periodo, cose mai sentite. Alcune davvero buone. Abbiamo le prove del concerto con Nicolette Larson e la Give To The Wind Orchestra. Facemmo un concerto a Miami, ci stavamo preparando a fare Comes A Time, poi andammo alla Union Hall di Nashville e registrammo le prove su un piccolo impianto a due tracce. Nicolette e io cantammo dal vivo con l'intera band, gli archi e tutti gli arrangiamenti. Ammico, è stupefacente. Ci sono molte cose come questa. Registrazioni che documentano il momento, quando senti la gente che parla in mezzo sovrapponendosi leggermente all'inizio o alla fine delle canzoni. La gente era davvero lì e la musica fluiva davvero.

Sarà meraviglioso sentire le prove di Nicolette.
Oh, è bellissimo. Lei canta divinamente. Potrebbe essere l'apice di qualunque cosa che io abbia mai fatto con lei. Vorrei che fosse uscito anni fa, ma non l'avevo nemmeno mai sentita fino a circa tre mesi fa.

Quali altri momenti topici ci puoi condividere?
Ci sono diverse cose bellissime. Il tredicesimo disco è un album chiamato Summer Songs che registrai e poi misi su uno scaffale perché stavo facendo queste nuove canzoni appena scritte. A quei tempi andavo davvero veloce, scrivevo moltissimo. Buttavo giù una canzone e poi ci cantavo sopra l'armonizzazione, seduto nello stesso posto, dopo aver fatto la prima. Sembra quasi che le due voci siano una sopra l'altra, ha un suono molto interessante. Ho localizzato questo gruppo di canzoni grazie ad alcune domande fatte dalla gente che mi scrive lettere sul sito degli Archivi. Sono davvero utili. Sono l'anima della comunità Archivi - queste persone che scrivono lettere e parlano di cose che ricordano. Io posso andare negli Archivi, trovare le cose e riportare alla luce questi ricordi che la gente racconta. Così ho scoperto Summer Songs, le cui canzoni hanno dato origine poi a quattro album. Sono in versione primitiva, e sono rimaste inascoltate per anni. Il Volume 3 si conclude così, e ci sono altri 11 album prima. E' pazzesco.

Cosa possono aspettarsi i fan per il 50° anniversario di Harvest il prossimo febbraio?
Abbiamo un film da due ore e un disco. E' tutto il "dietro le quinte" di Harvest. Non lo abbiamo ancora mostrato a nessuno - tutti i filmati di repertorio al fienile e con la London Symphony Orchestra. Lo stiamo ultimando, c'è molto materiale.

Sei stato saggio a ritirarti dal Farm Aid ad agosto, dopo l'epidemia della variante Delta. La tua visione dei concerti dal vivo è cambiata da allora?
Tutto ciò che devi fare è guardarti intorno, e ti renderai conto che i media non stanno aiutando. Vorrebbero aiutare, ma in realtà sembra che ci siano molte informazioni fuorvianti e che non abbiamo una guida da ascoltare, nessuno al mondo. La mia idea è folle, perché credo che Putin, Xi e Biden dovrebbero fare una conferenza stampa insieme sul coronavirus. Dovrebbero solo fare una grande dichiarazione su ciò che la gente dovrebbe fare, dirlo al mondo intero una buona volta, come leader dei tre paesi più grandi del mondo, dir loro di cercare di proteggersi a vicenda.
E' stato un duro colpo per l'umanità eppure non andiamo d'accordo e non ascoltiamo. Ci sono così tanti concetti diversi su come affrontare il virus. Dovrebbe essere ovvio che non lo sappiamo davvero. Quindi uscire ed esibirsi... Non riesco immaginare una ripresa televisiva, la band che si diverte, una grande folla e tutto il resto... E' tutto sbagliato. Non è il momento giusto per farlo. Non sappiamo a che punto siamo o cosa stiamo facendo. Molte persone potrebbero tornare a casa e contagiare i propri figli. Non è ancora il momento giusto.
Perché siamo così frettolosi? Non dovremmo. Dovremmo solo adattarci, cercare di avanzare in una direzione. So bene che sto solo farneticando, ma l'idea dovrebbe essere rispettare le differenze reciproche, però ascoltare e ammettere "abbiamo un problema, molte persone stanno morendo per questo, mettiamoci insieme". Avevamo un personaggio politico che ha infangato parecchio questsa cosa e ha fatto sì che molti non ci credessero neppure, facendo in modo che perdessero la fiducia nel sistema e nelle istituzioni. Una sedizione da parte delle precedenti forze di governo.

Molti musicisti chiedono test Covid negativi agli spettacoli, oltre al pass della vaccinazione. Cosa ti servirebbe per sentirti a tuo agio in tour?
Non lo so. Non sono pronto. Non ho visto niente che mi spinga a farlo. Se fai entrare persone sottoposte a test e con certificato di vaccinazione ma stanno arrivando nuovi virus... Di cosa stiamo parlando? Perché non la smettiamo semplicemente di forzare la mano e lasciamo perdere finché non abbiamo tutto sotto controllo? Al momento non è sotto controllo. Siamo così abituati a ottenere ciò che vogliamo quando lo vogliamo. E' l'industria al servizio del consumatore, ormai uno stile di vita. Secondo me dobbiamo fare un passo indietro e cercare di unirci e fare qualcosa insieme, come razza umana, tutti. Abbiamo solo bisogno di unirci. Ecco perché penso che sarebbe davvero bello se i leader dei più grandi paesi del mondo salissero sullo stesso palco, o anche solo in tv, e dicessero tutti la stessa cosa e concordassero sul fatto che è una cosa seria che va affrontata in un certo modo. E' molto più semplice e darebbe risultati migliori di tutti questi modi meschini di governare. Abbiamo bisogno di grandi leader che siano d'accordo sul fatto che siamo nei guai. Dobbiamo farlo. Gli scienziati ce lo confermano. Sono sicuro che i governi di Russia, Cina e Stati Uniti siano d'accordo su ciò che deve essere fatto. Non credo ci siano dubbi.

Di solito sei spontaneo in queste decisioni, ma hai un'idea di come vorresti andare in tour in un mondo perfetto? Da solo in acustico, con i Crazy Horse, con i Promise Of The Real?
Non ho nessun'idea perché non la sento mia. Non so cosa farei. Non voglio mettere a rischio le persone. Non voglio che la gente mi veda in giro e pensi che sia tutto okay. Io non penso che sia tutto okay. Voglio sperare che quando torneremo a suonare dal vivo, toccando ferro, sarà tutto sicuro, ma le cose dovranno essere nuovamente sotto controllo e procedere ferme in una direzione, prima che io torni a fare concerti dal vivo. Prima di tutto i concerti costano una fortuna. Anche i biglietti più economici sono costosi. Quindi le persone arrivano a questa cosa che vogliono davvero vedere perché hanno pagato un sacco di soldi e l'hanno aspettata così a lungo... E se qualcosa va storto? Non sono abbastanza sicuro. Dobbiamo sederci e lasciare che le cose si aggiustino, e poi parlare di tornare. Era troppo presto per il Farm Aid. L'ho detto ai miei amici, ho detto "mi dà una brutta sensazione, non lo posso fare". Non volevo fare da esempio che fosse una cosa giusta.

Hai visto che Joni Mitchell è stata premiata al Kennedy Center lo scorso weekend?
Sì, l'ho vista. Le ho parlato l'altro giorno. Stava scendendo dall'auto per entrare al Kennedy Center, e mi ha detto, "Oh Neil! Mi sento proprio come Cenerentola!" Rideva. E' stato bello sentirla così felice. Ha passato brutti momenti negli scorsi due anni, ma ce l'ha fatta. E' Joni in tutto e per tutto. E' una ragazza così dolce.

La sua Archives Series è stata una tua idea, giusto?
Be', ho detto a Elliot [Roberts], quando era con noi, "Joni ha così tanto materiale, perché non fare qualcosa del genere?" E ho offerto loro la mia piattaforma se volevano usarla, perché poteva essere scoraggiante dover fare tutto quel lavoro. Quindi adesso lo stanno facendo a loro modo. Non importa come lo fanno, l'importante è che ci riescano.

Molti dei tuoi coetanei hanno smesso di fare nuovi album. Cos'è che ti spinge a continuare a creare?
Amo la musica. Se vedi le reazioni che la gente sta avendo a una canzone come "Welcome Back", capirai perché lo facciamo. Raggiunge l'anima delle persone. In questo mondo, con tutto così com'è, è questa è una cosa vera. Mi arriva. Entra nella mia anima. Non succedeva da un po'. Non vuol dire per forza che sia io. Potrebbe essere semplicemente che hanno trovato della musica che gli è piaciuta, così come avviene per tante persone. Ma, sai, leggere quanto alcune persone siano felici di ascoltare le canzoni che ho appena scritto è molto gratificante. Questo mi fa venire voglia di andare avanti. Sto già progettando un nuovo disco. Non riesco a decidere dove farlo, ma ci stiamo lavorando e lo scopriremo. Presto torneremo in studio.

Angie Martoccio, Rolling Stone
Dicembre 2021

Traduzione: MPB, Rockinfreeworld


giovedì 9 dicembre 2021

Barn: rassegna stampa internazionale


[...] "Heading West" è uno di quegli sguardi alla sua giovinezza e alla rottura dei suoi genitori, ma non così dettagliato come "Don't Be Denied" o "Born In Ontario". [...] "Canamerican", dove Young si crogiola per essersi guadagnato il diritto di voto per questo paese (e per Joe Biden), e "Change Ain't Never Gonna", uno dei suoi sproloqui apocalittici, evocano il vecchio brontolio del Cavallo fino a quelle atmosfere eteree e spettrali create da Molina e Talbot. Allo stesso modo "Welcome Back" è di una bellezza muta e strisciante, una "Cortez The Killer" più cupa, mentre "They Might Be Lost", con un altro narratore che attende l'arrivo di qualcosa, suona come un parente lontano di "Powderfinger". Il lato più morbido e sdolcinato di Young si manifesta in "Song Of The Seasons" e "Tumblin' Through The Years", gli inevitabili inni alla moglie Daryl Hannah e alla loro nuova vita insieme, e accidenti se la voce di Young, in particolare il registro più alto, non è invecchiata sorprendentemente bene. L'allegra "The Shape Of You" - no, non è una cover della canzone di Ed Sheeran - è terribilmente sciocca, ma quel falsetto nel ritornello è il suono di qualcuno innamorato che non ha paura di imbarazzarsi ad esprimerlo in pubblico. A volte manca la pesantezza della chitarra ritmica di Poncho, e si vorrebbe che Young avesse dato un'altra occhiata ai suoi testi, che sembrano un po' sottotono e troppo "prima bozza" [...], ma ancor più che in Colorado, il contribudo di Lofgren e la sua interazione musicale con Young - la sua chitarra su "Change Ain't Never Gonna" e parti di pianoforte qua e là - ricordano ciò che ha portato a Tonight's The Night. [...]
Voto ***½ (su 5)

Barn oscilla tra due poli in modo tipico: "Change Ain't Never Gonna" è un esercizio di garage-rock; "They Might Be Lost" è una triste rimuginazione su compagni perduti con implicazioni più ampie. "Today's People" cede a una rabbia furiosa; "Tumblin' Through the Years" evidenzia il suo sentimento con il tintinnio del pianoforte. Le canzoni più deboli dell'album - "Canerican" e la sdolcinata "Don't Forget Love" - sono le più personali. Ma come la maggior parte degli LP di Young con i Crazy Horse, Barn si concentra su una traccia lunga, in questo caso "Welcome Back" di otto minuti e mezzo, che brucia lentamente come le "stelle nel cielo" di cui parla, meditando sul perdere la direzione prima di trovare la pace.
Rece positiva

Questo è un album molto buono. Potrebbe esseci oscurità, fuori, ma il fienile all'interno è illuminato da questi vecchietti che suonano rock e country.
Voto: 9 (su 10)

I Crazy Horse sono un veicolo abbastanza robusto per le polemiche di Young, ma sono un mezzo ancora più forte per la metafisica della loro unione. [...] Quando vuoi che sia dark, nessuno è dark come Neil Young e Crazy Horse.
Voto: 8 (su 10)

Bellezza aspra e rurale, con un senso di speranza. [...] Crudo e aspro in ogni sua parte, l'album cattura il legame telepatico che questi ribelli del rock'n'roll hanno coltivato nel corso degli anni.
Voto: **** (su 5)

Mentre anche le canzoni più autobiografiche ("Old Man") e dolci ("Harvest Moon") di Young offrono un livello di poesia e mistero ai suoi testi,  gran parte del materiale folk qui è abbinato a un fraseggio spesso scadente e banale. [...] Detto ciò, a 76 anni Young sta ancora realizzando album più astuti, pertinenti e valorosi di tutti i suoi coetanei che non si chiamano Bob Dylan.
Voto: 7 (su 10)

Barn è uno sforzo più efficace del suo predecessore (Colorado, 2019), con questa particolare line-up che qui trova il suo terreno.
Voto: 7 (su 10)

Sono canzoni "terrene" da suonare on the road, da assaporare attorno a un fuoco da campo. Sono ben indossate dalla band, e si sente che sono molto amate, proprio come gli stessi Crazy Horse. Sebbene non sia un ascolto sorprendente, è comunque piacevole.
Voto: *** (su 5)


martedì 7 dicembre 2021

Neil Young & Crazy Horse: Barn (Reprise Records, 2021)


1. Song Of The Seasons
2. Heading West
3. Change Ain't Never Gonna
4. Canerican
5. Shape Of You
6. They Might Be Lost
7. Human Race
8. Tumblin' Thru The Years
9. Welcome Back
10. Don't Forget Love


Crazy Horse: Neil Young, Billy Talbot, Nils Lofgren, Ralph Molina

Prodotto da Neil Young & Niko Bolas

Un paio d'anni dopo Colorado, i Crazy Horse (con Nils Lofgren che mantiene il posto di Poncho Sampedro, ormai "in pensione") sono tornati lo scorso giugno sulle Montagne Rocciose per incidere un nuovo album nelle notti di luna piena, all'interno del fienile che dà il titolo all'opera: Barn. Anche stavolta la filosofia del "buona la prima" fa da padrone, e cominciamo col dire che questo si sente.
Se in tempi lontani la spontaneità degli Horse era bilanciata dall'abile lavoro produttivo di David Briggs, e se in tempi più recenti le jam a briglia sciolta di Americana e Psychedelic Pill hanno partorito due ottimi album, la nuova band e il nuovo metodo di lavoro sta producendo album zoppicanti nei quali né Young né, in questo caso, il co-produttore Niko Bolas si prendono il tempo di capire quando una parte (di voce, di chitarra, di batteria) sia non tanto una sfumatura imprevista che arricchisce la vibe del pezzo, quanto un palese erroraccio che la affossa.
C'è però da dire che Barn è un passo avanti rispetto a Colorado, nel quale più di tutti il batterista Ralph Molina viaggiava disorientato. Le canzoni di Barn nel loro complesso sono imbroccate meglio, con alcune sbavature ma anche alcuni momenti topici dove si sente l'alchimia funzionare molto bene. Ma, dobbiamo  dirlo, grazie al tocco delicato apportato da Lofgren, questa alchimia ricorda più la band che suonava Tonight's The Night che non i Crazy Horse propriamente detti, trainati dal muscoloso Poncho in una misura da non sottovalutare.
In effetti dei Crazy Horse di Everybody Knows, Zuma e Psychedelic Pill, in Barn (così come in Colorado) non c'è praticamente nulla. Ciò non deve essere inteso per forza in senso negativo, ma è bene essere consapevoli che si tratta di una band diversa. Canzoni come "Songs Of The Seasons" e "They Might Be Lost" sono senz'altro impreziosite dalla presenza di Lofgren a strumenti diversi. Canzoni come "Welcome Back" e "Heading West" ci fanno invece provare nostalgia di Poncho.
L'altra metà dell'equazione è costituita dalle composizioni. Il livello si mantiene analogo a Colorado, con alcuni momenti alti ma anche cadute di tono a nostro avviso abbastanza imperdonabili. "Songs Of The Season" riesce a creare la giusta atmosfera e il giusto equilibrio tra le riflessioni intime a cui il vecchio Neil ci ha abituati, e la sua vocazione ambientale con cui infarcisce le sue cose più recenti. Non si può non provare un brivido nel sentirlo cantare ancora del Re e della Regina già citati in pezzi del passato come "Broken Arrow" e "Prime Of Life", sebbene sia solo un verso in un brano che spazia dai paesaggi delle montagne alle persone che indossano la mascherina, al legame che unisce Neil alla moglie Daryl, all'andatura del Cavallo. Insomma, di tutto un po', eppure quando Young si limita a osservare - anziché proclamare - non c'è bisogno che scenda troppo in profondità per avere una marcia in più.
Ma il momento acustico più alto (e forse la canzone migliore dell'intero album) è senza dubbio "They Might Be Lost". Anche se Molina perde qualche colpo, anche se il giro di chitarra e di armonica non sono certo innovativi, l'atmosfera c'è tutta e le lyrics disegnano il triste ritratto dell'attesa di qualcuno che non arriva, e forse non arriverà mai, perché "potrebbe essersi perso". A chi si riferisce? Forse ai compagni musicisti ormai scomparsi... Ma la canzone ha un po' della qualità obliqua di certi vecchi brani di Young e può trovare applicazione in contesti diversi. Perché non una diligenza nel vecchio West americano? O in un villaggio indiano come quello che subirà la devastazione dei conquistadores in "Powderfinger"? "They Might Be Lost" è una canzone che richiede un minimo di attenzione per essere apprezzata, e questo è bene: siamo certi che crescerà ad ogni ascolto, anche a distanza di tempo.
A colpire l'orecchio al primo ascolto, invece, è "Welcome Back", diversa da tutto il resto di Barn. Otto minuti, liriche minimali e piuttosto criptiche, niente grandi assoli ma chitarre delicatamente atmosferiche alla Sleeps With Angels. Un capolavoro da greatest hits? No, ma un'interessante aggiunta a quel filone di brani dove è l'Old Black, prima di tutto il resto, a parlare dritto al cuore.
In "Heading West" Neil racconta un frammento della sua infanzia, dopo la rottura dei genitori, quando ricominciò la vita da solo con mamma Rassy. Il brano si accosta quindi a predecessori come "Born In Ontario" e "Don't Be Denied", ma è forse il pezzo più sgangherato da un punto di vista esecutivo, ed è un peccato perché con un take in più avrebbe probabilmente brillato davvero.
A fare il paio con "Heading West" c'è "Canerican", un altro racconto personale, questa volta sull'orgoglio di essere canadese di origine ma, ora, anche cittadino americano. L'orgoglio di votare per la sinistra americana è un tema politico che ha segnato altre canzoni recenti, non certo indimenticabili, come "Already Great" in The Visitor. Ma "Canerican", rivolgendosi a se stesso e non solo al mondo esterno, funziona un po' meglio (un po' come, su Colorado, "Truth Kills" funzionava meglio di "Rainbow Of Colors", o la "Love And War" di LeNoise, da sola, funzionava meglio di tutto Living With War).
Cosa che invece non si può dire per "Human Race", l'ormai tradizionale paternale sul salvare l'ambiente e l'umanità (vedi "Children Of Destiny", "Rainbow Of Colors", "Stand Up" e altre) di cui non sentiamo più il bisogno, specialmente se eseguita come un esercizio di stile svogliato e malriuscito.
Se nel tema politico si mette un po' di sarcasmo e si mantengono toni musicalmente più leggeri, come in "Change Ain't Never Gonna", che fa l'occhiolino al rhythm'n'blues, il risultato è sicuramente più godibile, sebbene niente di memorabile.
Con le rimanenti tracce acustiche le note sono più dolenti, perché mai finora Neil Young ha dimostrato tanta superficialità, sia musicale che lirica, in canzoni sull'amore e sulla vita: "Shape Of You", "Don't Forget Love" e "Tumblin' Thru The Years" sono inconsistenti riempitivi con versi scadenti ("E' una cosa complicata, questa vita / se non fossi qui con te..."), delle quali possiamo salvare solo il tentativo, in "Tumblin", di variare un po' la melodia.
Prendendo il meglio di Barn ("Welcome Back", "They Might Be Lost", "Songs Of The Season", "Heading West") e il meglio di Colorado ("Green Is Blue", "Milky Way", "Help Me To Lose My Mind", "Truth Kills") e cestinando i riempitivi, si otterrebbe un disco in grado di valorizzare abbastanza bene i nuovi Crazy Horse. Ma al momento quello che resta è la sensazione dolceamara di quando le cose, per quanto ci si provi e lo si desideri, funzionino solo a marcia ridotta e proprio non decollino.
Young ha già dichiarato di essere al lavoro su nuove canzoni e di essere pronto a tornare in studio con Lofgren, Talbot e Molina: sta solo decidendo dove registrare. La sua inesauribile creatività ci fa come sempre sperare (forse ingenuamente) che il terzo tentativo sarà quello giusto. Di certo un tour dal vivo consentirebbe alla band di lavorare di più sulle canzoni prima di registrarle, la qual cosa gioverebbe a un eventuale nuovo lavoro in studio. Purtroppo Neil, nell'ultima intervista a Rolling Stone (che a breve tradurremo qui su Rockinfreeworld), ha confermato di non averne l'intenzione finché il pubblico non sarà al sicuro.

MPB, Rockinfreeworld