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Neil Young Archives Vol.2 1972-1976

11 anni dopo il primo volume, Neil Young riapre i suoi archivi: 10 dischi, di cui 7 inediti, con le session (quasi) complete di Tonight's The Night, Zuma, Homefires, la Stills-Young Band, il primo tentativo di Time Fades Away in studio e altro ancora. Prima edizione già sold-out.

Neil Young & Crazy Horse - Return To Greendale

Live album e film tratto dal Greendale tour 2003, quando il Cavallo portò per la prima volta sui palchi questa discussa rock-opera a tema eco-politico.

www.NeilYoungArchives.com

Il sito ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, video, concerti, foto, manoscritti, memorabilia e contenuti esclusivi per gli iscritti.

giovedì 7 gennaio 2021

Neil Young vende a Hipgnosis il 50% dei diritti del suo repertorio: qualche considerazione

La notizia bomba dell'Epifania di quest'anno è stata che Neil Young ha venduto metà dei diritti delle sue canzoni all’Hipgnosis Songs Fund. La notizia è stata ripresa in queste ore dalla stampa internazionale, anche quella italiana, arrivando persino al telegiornale. Ecco qualche articolo:


In rete si parla di circa 1180 canzoni, tra il repertorio solista, quello con Buffalo Springfield e con CSNY, un numero che a leggerlo così corrisponde a circa il doppio delle canzoni ad oggi pubblicate. La cifra a cui sono state vendute non è stata divulgata ma la stima della BBC parla di circa 150 milioni di dollari (in altre fonti si legge solo "oltre 50 milioni di dollari"). In altre parole l'azienda Hipgnosis è ora socia paritetica di Young per l'intero suo repertorio, sia lato autoriale che lato editoriale.
In mezzo a tanta stampa c'è sicuramente po' di superficialità a riguardo, e già qualcuno addita a Young come se si fosse venduto. Dobbiamo quindi fare chiarezza.
Vero: la scelta di Young è sicuramente curiosa considerando la misura in cui si è sempre schierato contro accordi commerciali di qualsiasi tipo. Ma attenzione: vendendo solo il 50% dei diritti, Young mantiene il pieno controllo del suo catalogo, cioè il suo primo interesse. Non si aprirà quindi allo sfruttamento commerciale delle sue canzoni: tutto dovrà passare dalla sua approvazione, così com'è sempre stato. Altri cantautori hanno venduto il 100% dei diritti. Young ha scelto diversamente.
Lo stesso Merck Mercuriadis, proprietario del fondo, ha ironizzato sulla questione dicendo che "non ci sarà mai una Burger Of Gold. Lavoreremo assieme per fare in modo che la musica venga gestita secondo i termini di Neil".
Andrebbe considerato pure che oggi Young ha 75 anni e il mondo della musica è cambiato radicalmente rispetto agli anni di This Note's For You. In qualche modo è un bene per il pubblico del futuro, quello che sopravvivrà a lui, che l'artista si apra a scelte del genere oggigiorno.
La cosa quindi non avrà ripercussioni negative sul progetto Archivi, ancora gestito in prima mano da Young e la sua squadra. Semmai sul lungo termine potrebbe (speriamo) incentivare la pubblicazione di ulteriore materiale.

MPB, Rockinfreeworld

martedì 29 dicembre 2020

Homegrown: sessions complete, evoluzione e tracklist inedite

[ultimo aggiornamento: 29/12/20]

I concept di Homegrown e Mediterranean

Alla fine dell'estate 1974, il tour per arene di CSN&Y (il famigerato Doom Tour su cui potete leggere più informazioni QUI) fa tappa in UK per il concerto al Wembley Stadium, a cui Neil Young fa seguire un breve periodo di vacanza in Europa. Johnny Rogan, in Neil Young: Zero To Sixty, racconta: «dopo il suo soggiorno ad Amsterdam, Young aveva in mente l'acqua [...] e compose con ardore una manciata di nuove canzoni accomunate dal tema dell'acqua [...] che secondo lui avrebbero dovuto costituire il cosiddetto water album: "Frozen Man", "Star Of Bethlehem", "Maui Mama (Hawaiian Sunrise)", "Deep Forbidden Lake", "Love Art Blues" e "Vacancy". C'era anche una title-track già pronta, "Mediterranean", che rappresenta il desiderio di Young di prendersi una vacanza dalla celebrità. [L'album] non andò in porto a causa di quelli che successivamente furono definiti "problemi tecnici" [...], Young decise subito di registrare un lavoro completamente nuovo.»
Questo nuovo lavoro sarà Homegrown, la cui genesi viene raccontata da Rogan in questi termini: «dopo un mese concluse la sua vacanza e rientrò al ranch il 13 ottobre [1974] per un ultimo tentativo di risollevare il suo rapporto con Carrie [Snodgress, la sua prima moglie]. [...] Il dualismo che aveva drammatizzato in "Love Art Blues" si era virtualmente concluso con la vittoria dell'arte sull'amore.»
Nonostante il songwriting tradizionale e le atmosfere musicali pacate e nostalgiche sullo stile di Harvest, la forza compositiva di Homegrown sta tutta nei toni tragici e melanconici scaturiti dalla rottura con Carrie. "Un album depresso", ha detto in seguito Young, oltre che fortemente intimo. Per questa ragione dopo la seduta di ascolto, nel 1975, scelse di non farlo ascoltare a nessuno e pubblicare Tonight's The Night (che, casualmente, era sulla stessa bobina).
Il risultato di tutto questo è che tra il giugno 1974 (una sola session, poi le successive a partire da settembre di ritorno dal tour CSN&Y) e il gennaio 1975, Neil Young andò in studio varie volte per registrare numerosi pezzi, sia da solo che accompagnato da alcuni strumentisti (Ben Keith, Tim Drummond e altri), accumulando materiale che poi utilizzò solo in parte, sparpagliandolo nei dischi successivi e frammentandolo così dal contesto originale.


Le sessions

I pezzi attualmente pubblicati sulla versione di Homegrown finalmente uscita, sul box set Archives Vol.2 e su altre raccolte sparse ci danno un'idea piuttosto completa delle sessions di quel periodo. Le tracce menzionate nel volume allegato agli archivi, ma non (ancora) pubblicate, completano il quadro.

Studio, Broken Arrow Ranch
74/06/15 Love Is A Rose [versione inedita]
74/06/15 Barefoot Floors [inedito]
74/06/15 The Old Homestead [versione inedita]
74/06/15 Love/Art Blues (solo)
74/06/15 Through My Sails (solo)
74/06/16 Hawaiian Sunrise
74/06/16 L.A. Girls and Ocean Boys
74/06/16 Love Is A Rose
74/06/16 Homefires
74/06/16 Pardon My Heart (originale senza sovraincisioni)
74/06/16 Love/Art Blues [versione inedita]
74/06/16 New Mama [versione inedita]
74/06/16 The Old Homestead [versione inedita]
74/06/17 Through My Sails (versione di Zuma)

Ramport Studios, Londra
74/09/12 White Line

Studio, Broken Arrow Ranch
74/11/04 Give Me Strength
74/11/04 Bad News Comes To Town
74/11/04 One More Sign
74/11/04 Frozen Man
74/11/04 Vacancy (solo)
74/11/04 Daughters [versione inedita]

Chess Studios, Chicago
74/12/04 Changing Highways

Quadrafonic Sound Studios, Nashville
74/12/08 Changing Highways [versione inedita]
74/12/09 Changing Highways [versione inedita]
74/12/09 Frozen Man [versione inedita]
74/12/10 Love/Art Blues (con band)
74/12/11 Separate Ways
74/12/11 The Old Homestead
74/12/11 Try
74/12/11 Daughters
74/12/11 Love/Art Blues [versione inedita]
74/12/12 Bad News Comes To Town [versione inedita]
74/12/13 Deep Forbidden Lake
74/12/13 Homegrown
74/12/13 Star Of Behtlehem
74/12/13 Changing Highways [versione inedita]

Studio, Broken Arrow Ranch
74/12/31 We Don't Smoke It No More
74/12/31 Love/Art Blues (con band)
75/01/01 Barefoot Floors [inedito]
75/01/02 Motorcycle Mama [versione inedita]
75/01/04 Vacancy (con band)
75/01/04 Long May You Run [versione inedita]

Village Recorders, Los Angeles
75/01/21 Florida
75/01/21 Kansas
75/01/21 Little Wing
75/01/21 Mexico


L'evoluzione di Homegrown

I progetti di Mediterranean e Homegrown si intersecano senza una precisa linea di confine: nonostante l'idea del primo avesse a che fare con le isole e il mare, già da "Pardon My Heart" e "Love Is A Rose" (registrate nel giugno '74) emergono fortemente i temi sentimentali e il mood piuttosto depresso che caratterizzano tutte le composizioni di questo momento. L'interesse per le mete tropicali sembra rappresentare più che altro il disperato bisogno di fuga, isolamento e pace, un nuovo inizio e un nuovo ambiente da esplorare per Young, che, guarda caso, proprio su una spiaggia di Malibu chiamata Point Dume, poco dopo (maggio 75) comincerà a registrare Zuma insieme ai "nuovi" Crazy Horse con Sampedro al posto di Whitten.
Di Mediterranean non sono emerse bozze di tracklist nemmeno su Archives Vol.2, pertanto è probabile che l'idea sia subito sfumata in qualcosa di differente. Di Homegrown invece conosciamo alcune sequenze di canzoni differenti rispetto a quella considerata per la pubblicazione dell'album nel 2020, il quale (secondo quanto dichiarato da Neil) rispecchierebbe quella decisa nel 1975 per cui fu anche prodotto l'artwork completo.

fonte: neilyoungarchives.com

Considerando la lunghezza di tre di queste liste (una ha 16 canzoni, un'altra solo 5 e una 7), più che vere e proprie tracklist sembrano semplici liste di brani considerati per il disco. Una soltanto potrebbe di fatto essere una bozza di tracklist e infatti è molto simile a quella effettivamente pubblicata. (Potete esplorare questi e altri memorabilia all'interno della scheda di Homegrown su NYA.)

#1 (la più tarda delle varie liste, datata 1975, che contempla alcuni nuovi brani che emergeranno nelle successive sessions per Zuma e American Stars 'n' Bars)
  1. Long May You Run: versione antecedente a quella incisa per l'album omonimo.
  2. Barefoot Floors
  3. Homefires
  4. Bad Fog [Of Loneliness]: brano del 1970 mai incluso su album e qui riconsiderato.
  5. Give Me Strength
  6. Carmelina: presumibilmente è Saddle Up The Palomino, versione antecedente a quella su American Stars 'n Bars.
  7. Looking For A Love: versione antecedente a quella incisa per Zuma.
  8. Like An Inca: versione antecedente a quella inclusa su Trans.
  9. Day And Night: presumibilmente è Sad Movies.
  10. Hawaii
  11. Deep Forbidden Lake
  12. Try
  13. Homegrown
  14. Vacancy
  15. Pardon My Heart
  16. Bad Dream: presumibilmente è Kansas

#2
(di questa breve scaletta, l'attuale Homegrown comprende tutte le canzoni tranne "Deep Forbidden Lake")
  1. Florida
  2. Kansas
  3. Deep Forbidden Lake
  4. Love Is A Rose
  5. Homegrown
  6. Try
  7. Separate Ways

#3 (la più simile a quella finale)
  1. Try
  2. Love Is A Rose
  3. Homegrown
  4. Separate Ways
  5. We Don't Smoke It No More
  6. White Line
  7. Homefires
  8. Vacancy
  9. Deep Forbidden Lake
  10. Little Wing
  11. Star Of Bethlehem

#4 (parziale)
  1. White Line
  2. Vacancy
  3. Daughters
  4. Love Art Blues
  5. Try

Ranch Romances

C'è un'ulteriore "versione tarda" di Homegrown che vale la pena menzionare. Di ritorno dalle sedute di Zuma a Point Dume, tra l'autunno del '75 e l'inverno del '76 Young registra diverse nuove tracce al ranch e compone la tracklist parziale (lato A) per un album dal titolo provvisorio di Ranch Romances. Visto il contenuto, la possiamo considerare più un tentativo di far riemergere il materiale di Homegrown con qualche aggiunta che non una bozza di quello che sarà American Stars n' Bars (il cui progetto aveva tutt'altre basi).

fonte: neilyoungarchives.com

La lista è parecchio rimaneggiata, ma rigira le stesse 7 canzoni.

  1. Lotta Love
  2. Homegrown
  3. Old Homestead
  4. Homefires
  1. White Line
  2. Homegrown
  3. Homefires
  4. Old Homestead
  5. Lotta Love
  1. Lotta Love
  2. Homegrown
  3. Homefires
  4. Old Homestead
  1. White Line
  2. Homegrown
  3. Homefires
  4. Lotta Love
  5. Like A Hurricane
  1. Lookout For My Love
  2. Homegrown
  3. Homefires
  4. Old Homestead

I master di Homegrown negli Archivi di Neil [neilyoungarchives.com]


Fonti
- NeilYoungArchives.com
- Sugarmtn.org
- Stefano Frollano - Neil Young: Discografia Illustrata
- Johnny Rogan - Neil Young: Zero To Sixty


MPB, Rockinfreeworld

venerdì 4 dicembre 2020

Archives Vol.2: rassegna stampa internazionale


Archives Vol. II è l’audioenciclopedia del periodo migliore di Neil Young

Il secondo box set dedicato agli archivi del cantautore è pieno di capolavori, ma anche di canzoni imperfette: «La gente deve sapere che facevo musica ora grande e ora pessima»

Il 26 agosto 1973, Joni Mitchell arriva allo Studio Instrument Rentals di Los Angeles, mentre Neil Young e la sua band – i Santa Monica Flyers – registrano l’ubriaco Tonight’s the Night. Insieme ai chitarristi Ben Keith e Nils Lofgren, il batterista Ralph Molina e il bassista Billy Talbot, Mitchell e Young cantano Raised on Robbery, un brano che presto sarebbe uscito sull’album della cantante Court and Spark.
Se le session di Tonight’s the Night sono state «una veglia irlandese sbronza», come le ha definite Talbot, questa take di Raised on Robbery ne rappresenta l’elogio funebre. Mitchell e Young, due canadesi del segno dello Scorpione le cui strade si sono incrociate ben prima di quella notte, cantano assieme il ritornello, con la voce di Neil che arranca dietro a quella di Joni. “Ehi amore, hai un sacco di soldi”, canta lei su un arrangiamento caotico. “Portaci una bottiglia / Ci rideremo un po’ su / bevo un po’ di Gin / sono cresciuta a rapine”.
Con il tempo, l’apparizione in studio di Mitchell è diventata leggendaria, mentre quella take è rimasta un mistero. Almeno fino a oggi, perché è una delle tante, tantissime gemme di Archives Vol. II (1972-1976), la raccolta di Young accessibile sul suo sito dopo anni di attesa (la versione retail uscirà nel marzo 2021, ndr). Contiene 12 brani mai sentiti prima e 50 versioni inedite di canzoni già note. Se il primo volume del progetto Archives – uscito nel giugno 2009 – era dedicato al lungo periodo compreso fra il 1963 e il 1972, il secondo copre solo quattro anni. È considerato il picco della carriera di Young, un’epoca in cui era talmente produttivo che la sua etichetta non riusciva a star dietro alla sua musica.
Dei dieci dischi del Vol. II, tre contengono materiale uscito in precedenti progetti degli archivi: i live del 1973 Tuscaloosa e Roxy: Tonight’s the Night Live e l’album perduto del 1975 Homegrown. Molte canzoni appaiono in più versioni: Love/Art Blues è inserita tre volte nello stesso disco (The Old Homestead), e ascoltarla ci getta in un loop non troppo diverso da quello della nostra vita durante la pandemia. Il brano è apparso per la prima volta in CSNY 1974, il live uscito nel 2004, ma queste tre versioni sono state tutte registrate al Broken Arrow Ranch di Young. La prima è probabilmente la migliore: Young suona da solo, senza nessuno ad accompagnarlo, ed è difficile non commuoversi mentre racconta di dover scegliere tra le cose migliori che abbia mai avuto.
Per i fan meno hardcore, l’inclusione di materiale già pubblicato e di canzoni ripetute più volte può sembrare noiosa e inutile. I fan hardcore del cantautore, però, non aspettano altro da anni, e saranno più che felici di abbandonarsi a ogni singola variazione di questi pezzi (ehi, The Losing End al Roxy!). L’ossessione per la completezza di Young significa che sono inclusi anche gli errori, e lui ne è perfettamente consapevole.
«Alcune cose sono buone, altre sono spazzatura che non è mai stata pubblicata per un motivo preciso», ha detto del progetto al biografo Jimmy McDonough. «Ma un archivio serve proprio a questo, cazzo, non è un modo per dire: “Ecco Neil Young nella sua magnificenza: la grande, fenomenale, fottuta magnificenza”. Voglio che la gente sappia che ero terribile, spaventato e allo stesso tempo grande. Voglio dare un’immagine realistica, non un prodotto da vendere. E credo che i fan irriducibili vogliano proprio questo: qualcosa di completo».
Vol. II si apre nell’autunno del 1972 e si chiuse con i concerti a Londra e Tokyo con i Crazy Horse del marzo 1976. Il primo disco, Everybody’s Alone, include rarità come Letter from ‘Nam, Come Along and Say You Will e Goodbye Christmas on the Shore. Le registrazioni dei concerti raccontano un Neil Young che ride col pubblico: prima di attaccare L.A. al Memorial Auditorium di Sacramento, nel 1973, canta la seconda strofa di I Got You Babe di Sonny & Cher. «È l’unica volta in tutta la vita in cui ho dovuto scegliere tra Bob Dylan e Sonny Bono», scherza. Lo stesso anno, al Bakersfield Civic Auditorium, introduce Sweet Joni, la sua ballata per Joni Mitchell, dicendo: «Neanche i miei amici più cari hanno mai sentito questa canzone. Potrei sbagliarla completamente!» (per chiudere il cerchio, l’ultima uscita dedicata agli archivi di Mitchell include una cover di Sugar Mountain).
Per quasi due decenni, Neil Young ha chiuso tutti i suoi concerti con Greensleeves, il classico del folk inglese spesso associato al periodo natalizio. Qui chiude il quinto disco, Walk On (1973-1974), in coda al materiale di On the Beach, dopo l’originale Traces e una versione full band di Bad Fog of Loneliness. Per chi è abituato a sentire questo brano così rock e solenne nella versione di Live at Massey Hall 1971, sappiate che qui Young suona più maturo e nobile, aiutato dalle voci di Keith e Molina.
Alcuni degli inediti sono indiscutibilmente splendidi, tra cui Daughters con Nicolette Larson e L.A. Girls and Ocean Boys, uno dei tanti brani ispirati alla fine della relazione con l’attrice Carrie Snodgress. I versi “Perché sei stata con un altro uomo / Tu sei lì e io sono qui” finiranno in Danger Bird, un brano di Zuma. Quell’album è documentato in Dume, disco titolato come la casa di Malibu del cantautore. Segna anche l’arrivo di Frank “Poncho” Sampedro, il chitarrista che è entrato nei Crazy Horse nel 1972, dopo la morte di Danny Whitten, che qui suona il mandolino nella devastante Too Far Gone.
In Vol. II ci sono anche David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash, soprattutto nel nono disco, Look Out for My Love (1975-1976). I momenti forti arrivano tutti dalle incisioni ai Criteria Studios di Miami, soprattutto dalle session in cui Stills e Young registrarono Long May You Run: si scambiano assolo sfrenati in Separate Ways, sull’organo di Jerry Aiello. In quella primavera Crosby e Nash hanno registrato dei cori per Ocean Girl, Midnight in the Bay e Human Highway, anche se Young li eliminerà dall’arrangiamento finale. «Crosby e Nash hanno cantato Midnight on the Bay ed era grandiosa», ha detto a Bill Flanagan di Musician nel 1985. «Dico davvero. Non avrei mai dovuto cancellarli. Ma all’epoca mi sembrava la cosa giusta da fare». Ora ha rimediato al suo errore.
Se Vol. II ci dice qualcosa sulla storia di Young è che all’epoca lavorava con la stessa rapidità di oggi. Prima della pandemia, a 75 anni d’età, faceva i concerti migliori della sua vita, infilando in scaletta brani a sorpresa (come New Mama, per la prima volta dopo 42 anni) e partendo in tour ogni volta che ne aveva voglia (come a Winnipeg con i Crazy Horse, durante un vortice polare). Il fatto che non possa tornare a farlo è una delusione enorme, ma sta cercando di rimediare scavando a fondo negli archivi e progettando un’uscita dietro l’altra. Non possiamo ancora lasciare una sala da concerti accompagnati dalle note di Greensleeves, ma ascoltarla da casa un po’ di conforto lo dà.
Rolling Stone, voto ****½ (su 5)

Per fortuna, l'abbondanza di materiale non porta ad alcuna carenza, sebbene alcune canzoni siano certamente più essenziali di altre. Prese tutte insieme fanno da ulteriore promemoria del fatto che, per tutti i percorsi imprevedibili seguiti da Young nel corso della sua carriera, la sua reputazione di cantautore sagace lo colloca nei ranghi degli artisti rock più encomiabili degli ultimi 50 e più anni.
American Songwriter, voto ****½ (su 5)

Archives II non è solo la celebrazione della ricchezza di una grande musica, ma di coloro che hanno contribuito a realizzarla.
Uncut January 2021 (rece positiva)

Compilato con disciplina, diligenza e non poco amore, Archives Volume II coinvolge con estremo piacere. È principalmente pensato per i fan, ma anche gli ascoltatori più casuali troveranno molto da apprezzare qui.
Classic Rock Magazine, voto ****½ (su 5)

Se il Disco 1 lascia più spazio al divertimento inedito - una pazzesca interpretazione dal vivo della grandiosa Last Trip to Tulsa, pezzo forte dell'omonimo album di debutto di Young - il Disco 6 punta invece sull'introspezione.
The Guardian, voto **** (su 5)

Equivale alla dichiarazione definitiva su un'importante seconda parte della lunga carriera di Young. I tre album pubblicati sotto il suo nome durante questo periodo sono tra i suoi migliori e gran parte del materiale rimanente è servito come base per altri grandi progetti successivi. C'era dell'altro, ovviamente, e i futuri volumi degli Archivi raccoglieranno presumibilmente quelle epoche. Come artista, Young è stato notoriamente imprevedibile nei decenni successivi. Qui, però, in pochi erano migliori di lui.
Ultimate Classic Rock (rece positiva)

A testimonianza della prolificità di Neil Young, il box contiene oltre 130 canzoni ed è lungo quasi otto ore, quasi quanto un audiolibro. E questa è solo la cronaca di tre anni e mezzo, un piccolo frammento della produzione apparentemente inesauribile del musicista. Non si tratta solamente delle canzoni di Young riassunte in una raccolta: la maggior parte delle canzoni sono in versione inedita, live, un mix alternativo, o una canzone originale mai ascoltata prima. La sua vastità è scoraggiante, ma consente una panoramica dell'artista mai avuta prima.
Music.Mxdwn (rece positiva)



Traduzione a cura di MPB, Rockinfreeworld

martedì 24 novembre 2020

Return To Greendale: recensioni internazionali e italiane


Una celebrazione della vita quotidiana che dipinge un ritratto delle varie generazioni della famiglia Green in una città immaginaria della California, mentre viene sconvolta dalle sparatorie e dall'invadenza delle multinazionali. (...) Neil è sciolto, elementare, colloquiale, un po' predicatore, un tocco irascibile. Non ci sono sorprese, ma (...) i Crazy Horse sono un sicuro piacere.
The Times, voto **** (su 5)

Questo disco e il film che lo accompagna sono pieni di dure verità sulla negligenza delle istituzioni soprattutto quando si tratta di affrontare il cambiamento climatico invece di fare profitti a spese dell'ambiente. Questa storia multi-generazionale sembrava destinata sia ai boomers che ai loro eredi, sottolineando che dovremmo preoccuparci tutti dell'amministrazione della Terra in modo progressista e lungimirante. Se questi sentimenti risuonano ancora oggi, è perché Young canta di queste cose da sempre.
Exclaim, voto 8 (su 10)

Va oltre il concetto di brani insoliti, tranquilli e lunghi, e al cuore di questo live set ben registrato ci sono alcune ottime canzoni. I personaggi sono disegnati abilmente, il dolore per la sfortuna della famiglia colpisce profondamente e il messaggio ecologico non esce mai di scena. Con i suoi 80 minuti metterà alla prova la pazienza di tutti a parte i fan più affezionati, ma Neil Young ha sempre premiato chi è paziente.
Guitar.com, voto 7 (su 10)

Anche se la costante attualità di Return To Greendale rappresenta un mezzo per un fine più grande, è nondimeno cruciale per ricordare quanto sia importante rimanere a conoscenza della storia. Anche solo per prendere atto di come le sue lezioni possano cambiare con il passare del tempo... oppure no.
Glide Magazine, rece positiva

Return To Greendale mostra il gruppo in un groove ispirato, con le imperfette poesie di Young (...) sostenute da riff semplici e senza tempo. Il calore ipnotico della sua chitarra diventa il veicolo per testi di matrice folk. (...) Parte del fascino di Greendale risiede nella combinazione creata da Young tra il personale e il politico. Raramente è riuscito a unire entrambi in modo così convincente per la durata di un intero disco.
Riff Magazine rece positiva

La registrazione dal vivo non contribuisce molto a rimodellare il significato dell'album originale, ma il video mostra la realizzazione completa dell'idea di Young.
Spectrum Culture, voto 7.3 (su 10)

Sono altalenanti, paiono muoversi su una curva sinusoidale che non raggiunge picchi altissimi, ma che allo stesso tempo difficilmente tende in basso. Suonano traballanti, nella tipica e quasi unica impostazione dei Crazy Horse. Questo aspetto, in alcuni casi, rende in maniera perfetta l’atmosfera della cittadina che Neil dipinge con i versi. [...] Ma ci sono anche le occasioni sprecate, dove pare mancare sempre qualcosa, quello spunto che poteva fare dell’album un grande album.
Tom Tom Rock, voto 7 (su 10)

Durante il tour d’accompagnamento Neil Young si servì della collaborazione sul palco di molti artisti, cantanti e attori per dare ulteriore stratificazione alla storia del dramma esperito dagli abitanti dell’omonima cittadina. Le 10 canzoni dell’album originale sono suonate in sequenza con il cast che recita i testi aggiungendo quindi ulteriore intensità alla performance. Return to Greendale rende in maniera molto sentita l’esperienza multimediale offerta dallo show
Sentieri Selvaggi (nessuna valutazione)

sabato 21 novembre 2020

Neil Young Archives Vol.2 1972-1976 (Reprise Records, 2020)


Date di uscita:
20/11/2020 Deluxe Limited Edition (3.000 copie, esaurita)
05/03/2021 Deluxe Edition (seconda tiratura) + Retail Edition

* inedito assoluto
# versione inedita
+ pubblicato su singolo 45"



Disc 1: Everybody's Alone (1972-73)

  1. Letter From 'Nam * (NY solo, 15/11/72)
  2. Monday Morning [Last Dance] # (NY solo, 15/11/72)
  3. The Bridge #  (NY solo, 15/11/72)
  4. Time Fades Away # (NY & Stray Gators, 15/12/72)
  5. Come Along And Say You Will * (NY & Stray Gators, 15/12/72)
  6. Goodbye Christmas On The Shore * (NY & Stray Gators, 15/12/72)
  7. Last Trip To Tulsa + (live, NY & Stray Gators, 18/02/73)
  8. The Loner # (live, NY & Stray Gators, 01/03/73)
  9. Sweet Joni *  (live, NY solo, 11/03/73)
  10. Yonder Stands The Sinner (dall'album Time Fades Away, NY & Stray Gators, 17/03/73)
  11. L.A. (Story) # (live, NY solo, 01/04/73)
  12. L.A. # (live, NY solo, 01/04/73)
  13. Human Highway # (Crosby Stills Nash & Young, 29/6/73)
Disc 2: Tuscaloosa (live, NY & Stray Gators, 05/02/73) [già edito, vedi qui]

Disc 3: Tonight's The Night (1973)

  1. Speakin' Out Jam # (NY & Santa Monica Flyers, 25/08/73)
  2. Everybody's Alone # (NY & Santa Monica Flyers, 26/08/73)
  3. Tired Eyes (dall'album Tonight's The Night, NY & Santa Monica Flyers, 26/08/73)
  4. Tonight's The Night (dall'album Tonight's The Night, NY & Santa Monica Flyers, 26/08/73)
  5. Mellow My Mind (dall'album Tonight's The Night, NY & Santa Monica Flyers, 26/08/73)
  6. World On A String (dall'album Tonight's The Night, NY & Santa Monica Flyers, 26/08/73)
  7. Speakin' Out (dall'album Tonight's The Night, NY & Santa Monica Flyers, 26/08/73)
  8. Raised And Robbery [Jony Mitchell cover] * (NY & Santa Monica Flyers + Joni Mitchell, 26/08/73)
  9. Roll Another Number (dall'album Tonight's The Night, NY & Santa Monica Flyers, 09/09/73)
  10. New Mama (dall'album Tonight's The Night, NY & Santa Monica Flyers, 10/09/73)
  11. Albuquerque (dall'album Tonight's The Night, NY & Santa Monica Flyers, 13/09/73)
  12. Tonight's The Night Part II (dall'album Tonight's The Night, NY & Santa Monica Flyers, 13/09/73)

Disc 4: Roxy (live, NY & Santa Monica Flyers, 20-22/09/73) [già edito, vedi qui, ma con una canzone aggiuntiva]

     11. The Losing End #

Disc 5: Walk On (1973-74)

  1. Winterlong (dall'album Decade, NY + B. Keith, R. Molina, B. Talbot, 28/11/73)
  2. Walk On (dall'album On The Beach, NY + B. Keith, R. Molina, B. Talbot, 30/11/73)
  3. Bad Fog Of Loneliness # (NY + B. Keith, R. Molina, B. Talbot, 01/12/73)
  4. Borrowed Tune (dall'album Tonight's The Night, NY solo, 05/12/73)
  5. Traces # (NY solo, 05/12/73)
  6. For The Turnstiles (dall'album On The Beach, NY + B. Keith, 14/12/73)
  7. Ambulance Blues (dall'album On The Beach, NY + B. Keith, R. Kershaw, R. Molina, 25/03/74)
  8. Motion Pictures (dall'album On The Beach, NY + B. Keith, R. Kershaw, R. Molina, 26/03/74)
  9. On The Beach  (dall'album On The Beach, NY + B. Keith, G. Nash, T. Drummond, R. Molina, 28/03/74)
  10. Revolution Blues (dall'album On The Beach, NY + B. Keith, D. Crosby, R. Danko, L. Helm, 06/04/74)
  11. Vampire Blues (dall'album On The Beach, NY + B. Keith, G. Whitsell, T. Drummond, 07/04/74)
  12. Greensleeves [tradizionale] * (NY solo, 08/05/74)
Disc 6: The Old Homestead (1974)

  1. Love/Art Blues # (NY solo, 15/06/74)
  2. Through My Sails # (NY solo, 15/06/74)
  3. Homefires * (NY + T. Drummond, 16/06/74)
  4. Pardon My Heart # (NY + T. Drummond, 16/06/74)
  5. Hawaiian Sunrise #  (NY + T. Drummond, 16/06/74)
  6. LA Girls And Ocean Boys *  (NY solo, 16/06/74)
  7. Pushed It Over The End + (live, Crosby Stills Nash & Young, 27/08/74)
  8. On The Beach # (live, Crosby Stills Nash & Young, 28/08/74)
  9. Vacancy # (NY solo, 04/11/74)
  10. One More Sign # (NY solo, 04/11/74)
  11. Frozen Man * (NY solo, 04/11/74)
  12. Give Me Strenght # (NY solo, 04/11/74)
  13. Bad News Comes To Town # (NY solo, 04/11/74)
  14. Changing Highways # (NY & Crazy Horse, 04/12/74)
  15. Love/Art Blues # (NY + B. Keith, T. Drummond, K. Himmel, 10/12/74)
  16. The Old Homestead (dall'album Hawks & Doves, NY + B. Keith, L. Helm, T. Scribner, 11/12/74)
  17. Daughters * (NY + B. Keith, T. Drummond, L. Helm, E. Harris, 11/12/74)
  18. Deep Forbidden Lake (dall'album Decade, NY + B. Keith, T. Drummond, K. Himmel, 13/12/74)
  19. Love/Art Blues # (NY + B. Keith, T. Drummond, K. Buttrey, S. Szelest, 31/12/74)
Disc 7: Homegrown (1974-75) [già edito, vedi qui]

  1. Separate Ways (NY + B. Keith, T. Drummond, L. Helm, 11/12/74)
  2. Try (NY + B. Keith, T. Drummond, L. Helm, E. Harris, 11/12/74)
  3. Mexico (NY solo, 21/01/75)
  4. Love Is A Rose (NY + T. Drummond, 16/06/74)
  5. Homegrown (NY + B. Keith, T. Drummond, K. Himmel, 13/12/74)
  6. Florida (NY + B. Keith, 21/01/15)
  7. Kansas (NY solo, 21/01/75)
  8. We Don't Smoke It No More (NY + B. Keith, T. Drummond, K. Himmel, S.Szelest, S. Mazzeo, 31/12/74)
  9. White Line (NY + R. Robertson, 12/09/74)
  10. Vacancy (NY + B. Keith, T. Drummond, K. Himmel, S. Szelest, 04/01/75)
  11. Little Wing (NY solo, 21/01/75)
  12. Star Of Bethlehem (NY + B. Keith, T. Drummond, K. Himmel, E. Harris, 13/12/74)

Disc 8: Dume (1975)

  1. Ride My Llama # (NY & Crazy Horse, 22/05/75)
  2. Cortez The Killer (dall'album Zuma, NY & Crazy Horse, 22/05/75)
  3. Don't Cry No Tears (dall'album Zuma, NY & Crazy Horse, 01/06/75)
  4. Born To Run * (NY & Crazy Horse, 03/06/75)
  5. Barstool Blues (dall'album Zuma, NY & Crazy Horse, 03/06/75)
  6. Danger Bird (dall'album Zuma, NY & Crazy Horse, 03/06/75)
  7. Stupid Girl (dall'album Zuma, NY & Crazy Horse, 08/06/75)
  8. Kansas # (NY & Crazy Horse, 12/06/75)
  9. Powderfinger # (NY & Crazy Horse, 12/06/75)
  10. Hawaii # (NY & Crazy Horse, 18/06/75)
  11. Drive Back (dall'album Zuma, NY & Crazy Horse, 22/06/75)
  12. Lookin' For A Love (dall'album Zuma, NY & Crazy Horse, 29/08/75)
  13. Pardon My Heart (dall'album Zuma, NY & Crazy Horse, 16/06/74 + 29/08/75)
  14. Too Far Gone # (NY + F. Sampedro, 05/09/75)
  15. Pocahontas # (NY & Crazy Horse, 06/09/75)
  16. No One Seems To Know # (NY solo, 11/09/75)
Disc 9: Look Out For My Love (1975-76)

  1. Like A Hurricane (dall'album American Stars 'n Bars, NY & Crazy Horse, 25/11/75)
  2. Lotta Love (dall'album Comes A Time, NY & Crazy Horse, 10/01/76)
  3. Look Out For My'Love (dall'album Comes A Time, NY & Crazy Horse, 20/01/76)
  4. Separate Ways # (Stills-Young Band, 03/02/76)
  5. Let It Shine # (Stills-Young Band, 04/02/76)
  6. Long May You Run (dall'album Long May You Run, Stills-Young Band, 05/02/76)
  7. Fountainebleau (dall'album Long May You Run, Stills-Young Band, 08/02/76)
  8. Traces # (dall'album Long May You Run, Stills-Young Band, 08/02/76)
  9. Mellow My Mind # (live, NY solo, 05/03/76)
  10. Midnight On The Bay # (live, NY solo, 30/03/76)
  11. Stringman #  (live+studio, NY solo, 31/03/76 + 01/04/76)
  12. Mediterranean * (NY solo, 01/04/76)
  13. Ocean Girl # (Crosby Stills Nash & Young, 14/04/76)
  14. Midnight On The Bay # (Crosby Stills Nash & Young, 14/04/76)
  15. Human Highway # (Crosby Stills Nash & Young, 15/04/76)
Disc 10: Odeon Budokan (live, NY & Crazy Horse, 10-11-31/03/76)

  1. The Old Laughing Lady #
  2. After The Gold Rush #
  3. Too Far Gone #
  4. Old Man #
  5. Stringman #
  6. Don't Cry No Tears #
  7. Cowgirl In The Sand #
  8. Lotta Love #
  9. Drive Back #
  10. Cortez The Killer #

mercoledì 4 novembre 2020

Neil Young & Crazy Horse: Return To Greendale (Reprise Records, 2020)


1. Falling From Above
2. Double E
3. Devils Sidewalk
4. Leaving The Drive
5. Carmichael
6. Bandit
7. Grandpa's Interview
8. Bringin' Down Dinner
9. Sun Green
10. Be The Rain


Registrato al Air Canada Center, Toronto, il 4 settembre 2003.

Prodotto da Neil Young & L.A. Johnson.

Mixato da Tim Mullingan, eccetto "Bandit" mixata da John Hanlon.


Nel 2003 Neil Young & Crazy Horse tornano in tour portando al pubblico (che nel corso dei decenni ha imparato a conoscere e persino ad amare le bizzarrie del canadese errante) una rock-opera in dieci nuove canzoni. Le melodie sono semplici, molto blues, i testi lunghi e narrativi. Protagonista della storia è la variopinta famiglia Green che abita nel piccolo paesino di Greendale. Alla base delle vicissitudini raccontate ci sono considerazioni sull'ecologia, sulla società dei mass-media e sulla politica. Intendiamoci, la profondità con cui queste tematiche vengono sviscerate non è quella che trovereste in un saggio di Noam Chomsky, ma il risultato è così spontaneo e fresco che si fa piacere forse anche proprio per la sua semplicità da "cittadino medio".

Neil Young è talmente coinvolto in questo progetto che, oltre al disco in studio registrato quell'estate, fa seguire un film home-made (con gli attori, tra cui il compianto Ben Keith, che cantano e si muovono sulle canzoni) e, appunto, un tour con il Cavallo. I concerti non si limitano all'esecuzione della scaletta da parte della band: c'è tutta una scenografia e una coreografia da parte di attori sul palcoscenico. Qui sta la vera forza del progetto: il modo in cui viene reso. Neil ha la libertà di fare le cose come vuole, portando la sua visione al pubblico per com'è, senza intromissioni esterne (ci viene sempre da ripensare al boicottaggio dei video di Trans che affossarono quel progetto, nato come qualcosa di multimediale). Se poi non tutto funziona perfettamente (non si può dire che il film sia granché e l'album è un po' scarno nelle esecuzioni, colpa anche l'assenza di Sampedro) poco male, perché scavando negli Archivi prima o poi verrà fuori qualcosa capace di rendere al progetto la giustizia che merita.

Ed eccoci qui, al giorno in cui esce la Performance Series #16 ovvero Return To Greendale. Dal titolo sembra un sequel, in realtà è soltanto il live album tratto dal concerto del 4 settembre 2003 a Toronto. Frank Sampedro stavolta c'è, sebbene relegato a una posizione marginale, l'organo Wurlitzer. Le versioni live dei brani sono del tutto simili per durata e struttura a quelle dell'album. D'altra parte il "plot" in questo caso era da seguire pedissequamente, essendoci attori e storia. Ma almeno sono un po' più rodate e meno barcollanti, e pur nel suo angolino il Wurlitzer riempie gli spazi rimasti vuoti nel disco. Insomma tutto sommato risultano più convincenti. 

Il pregio particolare di questa uscita è il live film che mostra il concerto dal vivo, con gli attori e la messa in scena attorno alla band. Ancor più che il doppio disco, è il film quello che va assolutamente visto per capire cos'è davvero Greendale. Poi, va da sé, oggi non siamo più nel 2003, Bush è storia passata e certe sfumature non resistono all'usura del tempo. Paradossalmente è proprio il sapore naïve "senza tempo" che in qualche modo Neil è stato capace di infondere alla musica (consapevolmente o meno) a salvare il salvabile. Per esempio la parte in cui il diavolo incarnato si aggira per la città a corrompere le anime, sopra uno dei pezzi più blues della scaletta, è ancora uno dei momenti migliori. 

La pecca, come al solito, è nella gestione puramente discografica dell'uscita: il bluray del live film si trova nel box set più grande e costoso, accompagnato da cd e vinile (sul sito ufficiale si ipotizza una futura uscita stand-alone ma ci crederemo quando la vedremo). Di contro, però, è disponibile gratuitamente in streaming HD per tutti gli abbonati a NeilYoungArchives.com

Una pubblicazione fondamentale? Certo che no. Tra l'altro sta passando in sordina, schiacciata dagli Archives Vol.2 di novembre (proprio come Dreamin' Man passò in sordina nel 2009, anno del Vol.1... a volte sembra ci sia del metodo nella pazzia di Neil). Ma qualunque cosa esca dagli Archivi che fornisca una sfumatura ancora nuova e diversa di un progetto, un tour, un film o qualsiasi cosa, è ben accetta.

MPB, Rockinfreeworld