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Neil Young - Homegrown

Il celeberrimo album inedito del 1975, rimasto fino a oggi negli archivi, vede finalmente la luce in via ufficiale. 12 canzoni, tra inedite e prime versioni di brani già conosciuti, provenienti da un momento d'oro per il Canadese. Imperdibile!

Neil Young & Crazy Horse - Colorado

Il ritorno del Cavallo tra le nevi del Colorado. L'ultimo album mescola il grunge di protesta alle ballad intimistiche, regalando momenti di puro incanto.

Neil Young Archives

Il sito ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, video, concerti, foto, manoscritti, memorabilia e contenuti esclusivi per gli iscritti.

venerdì 7 agosto 2020

La causa di Neil Young contro Donald Trump

Da it.businessinsider.com

Young vs. Trump: è questo il titolo dell’ennesimo (chissà se ultimo) fascicolo legale aperto contro Donald Trump. A muovergli causa, questa volta, è l’icona rock Neil Young che sostiene che la campagna per la rielezione del Presidente avrebbe violato le leggi sul copyright suonando le sue canzoni durante manifestazioni ed eventi politici. Il canadese ha contestato l’uso di "Rockin in the Free World" e "Devil’s Sidewalk" per quella che ha definito una “campagna antiamericana di ignoranza e odio”. Le canzoni sono state usate anche di recente, nel (non) raduno di Tulsa e in quello sui monti Rushmore lo scorso 4 luglio. Young ha affermato di essersi lamentato dell’uso della sua musica da parte di Mr Trump dal 2015, ma di essere stato “intenzionalmente” ignorato. Il cantante, che ora è ufficialmente cittadino americano dopo aver vissuto nel paese per decenni, chiede danni fino a 150.000 dollari. La campagna Trump non ha ancora commentato.

Rassegna stampa principale italiana:

La Repubblica

Corriere della Sera

Quotidiano.net

Il Fatto Quotidiano

Rockol

Sky Tg24

lunedì 27 luglio 2020

Woodstock - Back To The Garden: il set completo di CSNY


Il gigantesco box-set uscito nel 2019 per il 50° anniversario di Woodstock, intitolato Back To The Garden (38 dischi con i 3 giorni di musica al completo) contiene un intero cd dedicato a Crosby Stills Nash & Young. Finalmente possiamo ascoltare il loro set (18 agosto 1969) per intero, compresa la "Sea Of Madness" di Young originale (in tutte le edizioni precedenti per questo brano è sempre stata inserita una versione live eseguita al Fillmore East). Anche "Wonderin'" è inclusa qui per la prima volta.
Sebbene l'audio non sia ovviamente di qualità ineccepibile in tutte le tracce, questa testimonianza è davvero preziosa per i fan di CSNY: il concerto di Woodstock rappresenta infatti la seconda apparizione in pubblico del supergruppo, che aveva debuttato solo due giorni prima, il 16 agosto, a Chicago.
Stampato in un numero di copie limitato, visto anche l'impegno, è molto difficile da recuperare nella sua interezza (esistono varie versioni, sia fisiche che mp3, che presentano soltanto una selezione delle tracce; nel primo link Amazon alla fine dell'articolo è presente "Sea of Madness"). Ma con un po' di impegno è possibile trovare in rete il set di CSNY...


Di seguito la tracklist così come riportata sul sito della Rhino-Warner.

CROSBY, STILLS & NASH
Featuring/DAVID CROSBY: guitar, vocals • STEPHEN STILLS: guitar, vocals • GRAHAM NASH: guitar, vocals
 
1. “Tell ‘em who we are, man” [1:02]
2. SUITE: JUDY BLUE EYES [8:38]
3. BLACKBIRD [2:45]
4. HELPLESSLY HOPING [3:05]
5. GUINNEVERE [5:55]
6. MARRAKESH EXPRESS [2:36]
7. 4 + 20 [2:44]

CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG
Featuring/Same as above, adding NEIL YOUNG: guitar, piano, vocals • GREG REEVES: bass • DALLAS TAYLOR: drums

   8. MR. SOUL [6:31]
   9. I’M WONDERIN' [1:51]
  10. YOU DON’T HAVE TO CRY [3:31]
  11. “Is everybody ready?” [0:46]
  12. PRE-ROAD DOWNS [2:51]
  13. LONG TIME GONE [6:12]
  14. BLUEBIRD REVISITED [4:32]
  15. SEA OF MADNESS [2:52]
  16. WOODEN SHIPS [6:45]
  17. FIND THE COST OF FREEDOM [2:09]
  18. “Good luck, fellas” [1:19]
  19. 49 BYE-BYES [5:19]



mercoledì 15 luglio 2020

Homegrown First Draft: la prima stesura e le tracklist inedite


Alla fine dell'estate 1974, il tour per arene di CSN&Y (il famigerato Doom Tour su cui potete leggere più informazioni QUI) fa tappa in UK per il concerto al Wembley Stadium, a cui Neil Young fa seguire un breve periodo di vacanza in Europa. Johnny Rogan, in Neil Young: Zero To Sixty, racconta: «dopo il suo soggiorno ad Amsterdam, Young aveva in mente l'acqua [...] e compose con ardore una manciata di nuove canzoni accomunate dal tema dell'acqua [...] che secondo lui avrebbero dovuto costituire il cosiddetto water album: "Frozen Man", "Star Of Bethlehem", "Maui Mama (Hawaiian Sunrise)", "Deep Forbidden Lake", "Love Art Blues" e "Vacancy". C'era anche una title-track già pronta, "Mediterranean", che rappresenta il desiderio di Young di prendersi una vacanza dalla celebrità. [L'album] non andò in porto a causa di quelli che successivamente furono definiti "problemi tecnici" [...], Young decise subito di registrare un lavoro completamente nuovo.»
Questo nuovo lavoro sarà Homegrown, la cui genesi viene raccontata da Rogan in questi termini: «dopo un mese concluse la sua vacanza e rientrò al ranch il 13 ottobre [1974] per un ultimo tentativo di risollevare il suo rapporto con Carrie [Snodgress, la sua prima moglie]. [...] Il dualismo che aveva drammatizzato in "Love Art Blues" si era virtualmente concluso con la vittoria dell'arte sull'amore.»
Nonostante il songwriting tradizionale e le atmosfere musicali pacate e nostalgiche sullo stile di Harvest, la forza compositiva di Homegrown sta tutta nei toni tragicamente romantici scaturiti dalla rottura con Carrie. "Un album depresso", ha detto in seguito Young, oltre che fortemente intimo. Per questa ragione dopo la seduta di ascolto, nel 1975, scelse di non farlo ascoltare a nessuno e pubblicare Tonight's The Night (che, casualmente, era sulla stessa bobina).
Il risultato di tutto questo è che tra il giugno 1974 (una sola session, poi le successive a partire da settembre di ritorno dal tour CSN&Y) e il gennaio 1975, Neil Young andò in studio varie volte per registrare numerosi pezzi, accumulando materiale che poi utilizzò solo in parte frammentandolo dal contesto originale.
I pezzi attualmente pubblicati, sia sulla versione di Homegrown finalmente uscita per la serie Archives, sia su altri album e raccolte sparse, ci danno un'idea delle principali sessions di quel periodo. Naturalmente l'elenco che per ora riusciamo a stilare (per il quale ringraziamo Renzo Cozzani) è parziale, in attesa che nuove pubblicazioni completino il mosaico.

Studio, Broken Arrow Ranch
74/06/16 Love Is A Rose
74/06/16 Pardon My Heart (con Crazy Horse)
74/06/17 Trough My Sails

Ramport Studios, Londra
74/09/12 White Line

Quadrafonic Sound Studios, Nashville
74/12/11 Separate Ways
74/12/11 The Old Homestead
74/12/11 Try
74/12/13 Deep Forbidden Lake
74/12/13 Homegrown
74/12/13 Star Of Behtlehem

Studio, Broken Arrow Ranch
74/12/31 We Don't Smoke It No More
75/01/04 Vacancy

Village Recorders, Los Angeles
75/01/21 Florida
75/01/21 Kansas
75/01/21 Little Wing
75/01/21 Mexico

Mancano all'appello tutti i brani di cui abbiamo conoscenza diretta (per esempio attraverso demo circolate tra i collezionisti) o indiretta (riferimenti scritti) che avrebbero potuto far parte dei concept originali di Mediterranean e Homegrown. I due progetti si intersecano senza una precisa linea di confine: nonostante l'idea del primo avesse a che fare con le isole e il mare, già da "Pardon My Heart" e "Love Is A Rose" (registrate nel giugno 74) trapelano le difficoltà sentimentali di Neil al cuore di tutte le composizioni successive. L'interesse per le mete tropicali sembra in effetti rappresentare il disperato bisogno di fuga, isolamento e pace, un nuovo inizio e un nuovo ambiente da esplorare per Young, che, guarda caso, proprio su una spiaggia di Malibu chiamata Point Dume, poco dopo (maggio 75) comincerà a registrare Zuma insieme ai "nuovi" Crazy Horse con Sampedro al posto di Whitten.
Lasciando per ora da parte Mediterranean (finché Archives Vol.2 non ci darà ulteriori delucidazioni a riguardo), di Homegrown conosciamo alcune sequenze di canzoni differenti rispetto a quella considerata per la pubblicazione dell'album nel 2020, che secondo quanto dichiarato da Neil rispecchia l'originale decisa nel 1975.

fonte: neilyoungarchives.com
Considerando la lunghezza di tre di queste liste (una ha 16 canzoni, un'altra solo 5 e una 7), più che vere e proprie tracklist sembrano semplici liste di brani considerati per il disco. Una soltanto potrebbe di fatto essere una bozza di tracklist e infatti è molto simile a quella effettivamente pubblicata. (Potete esplorare questi e altri memorabilia all'interno della scheda di Homegrown su NeilYoungArchives.com.)
Facciamo qualche considerazione.

#1
  1. Long May You Run: versione antecedente a quella incisa per l'album omonimo.
  2. Barefoot Floors: inedita.
  3. Homefires: inedita.
  4. Bad Fog [Of Loneliness]: brano del 1970 mai incluso su album e qui riconsiderato.
  5. Give Me Strength: versione antecedente ma probabilmente molto simile a quella inclusa in Hitchhiker.
  6. Carmelina: presumibilmente è Saddle Up The Palomino, versione antecedente a quella su American Stars 'n Bars.
  7. Looking For A Love: versione antecedente a quella incisa per Zuma.
  8. Like An Inca: versione antecedente a quella inclusa su Trans.
  9. Day And Night: presumibilmente è Sad Movies, inedita.
  10. Hawaii: versione antecedente ma probabilmente molto simile a quella inclusa in Hitchhiker.
  11. Deep Forbidden Lake: la versione che conosciamo in Decade.
  12. Try: la versione che possiamo ascoltare nell'attuale Homegrown.
  13. Homegrown: la versione che possiamo ascoltare nell'attuale Homegrown.
  14. Vacancy: la versione che possiamo ascoltare nell'attuale Homegrown.
  15. Pardon My Heart: la stessa di Zuma, incisa in questo periodo.
  16. Bad Dream: presumibilmente è Kansas, che possiamo ascoltare nell'attuale Homegrown.

#2
  1. Florida
  2. Kansas
  3. Deep Forbidden Lake
  4. Love Is A Rose
  5. Homegrown
  6. Try
  7. Separate Ways
Di questa breve scaletta, l'attuale Homegrown comprende tutte le canzoni tranne "Deep Forbidden Lake" (in Decade).

#3
  1. Try
  2. Love Is A Rose
  3. Homegrown
  4. Separate Ways
  5. We Don't Smoke It No More
  6. White Line
  7. Homefires
  8. Vacancy
  9. Deep Forbidden Lake
  10. Little Wing
  11. Star Of Bethlehem
In base al numero di canzoni, delle quattro è la tracklist che più realisticamente avrebbe potuto essere quella definitiva. L'attuale Homegrown comprende tutte le canzoni tranne "Deep Forbidden Lake" (in Decade) e "Homefires" (ancora inedita).

#4
  1. White Line
  2. Vacancy
  3. Daughters
  4. Love Art Blues
  5. Try
Rimangono fuori dallo Homegrown pubblicato, e inedite, due canzoni su cinque: "Love Art Blues" e "Daughters".
    I master di Homegrown negli Archivi di Neil [neilyoungarchives.com]

    Tirando le somme, ecco quali sono i desaparecidos del periodo stando alle varie fonti che abbiamo consultato (non è certo se esista per tutti una registrazione in studio).

    Inediti su album
    • Homefires
    • Love Art Blues
    • Daughters
    • Barefoot Floors
    • Hawaiian Sunrise
    • Pushed It Over The End
    • Mediterranean
    • Frozen Man
    • Four Walls
    • Tie Plate Yoddle #3

    Editi su album in altre versioni
    • Changing Highways
    • Hawaii
    • Give Me Strength
    • Long May You Run
    • Looking For A Love
    • Like An Inca
    • Saddle Up The Palomino

    A questo punto non rimane che attendere l'uscita (imminente, pare) di Archives Vol.2 per ascoltare altre incisioni di questo fertile periodo. Rispondendo ad alcune domande sul NYA-Times Contrarian, in più occasioni Neil ha anticipato che il Vol.2 comprenderà un disco intitolato The Old Homestead con almeno una parte di questi brani, tra cui la title-track, "Homefires" e "Hawaiian Sunrise" (gli unici nominati in modo diretto).


    Fonti:
    - NeilYoungArchives.com
    - Sugarmtn.org
    - Stefano Frollano - Neil Young: Discografia Illustrata
    - Johnny Rogan - Neil Young: Zero To Sixty


    MPB, Rockinfreeworld

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    venerdì 3 luglio 2020

    Homegrown: rassegna stampa italiana


    In quegli anni Young stava attraversando un periodo difficile, mentre la relazione con l'attrice Carrie Snodgrass (i due erano legati dal 1971), stava finendo e molte delle canzoni che stava scrivendo erano riferite proprio a questa vicenda. Canzoni "troppo personali" disse Young a Cameron Crowe in un'intervista per Rolling Stone dell'epoca. Il cantautore aveva messo tutta la sua sofferenza nella musica, ma non si sentiva a suo agio nel farla ascoltare al mondo.
    TGcom24, comunicato 

    “Non chiederò scusa”, annuncia Young nella prima canzone, Separate Way, mentre le parole si fondono con la pedal steel di Ben Keith. In Mexico piange la sua perdita su poche note di pianoforte: “Il sentimento è svanito, perché è tanto difficile tenersi stretto un amore?”. La lenta Try è lievemente più ottimistica, con Young che canta in modo giocoso: “Tenterei la fortuna, ma cazzo, Mary, non so ballare”, una citazione di una delle battute preferite della madre di Snodgress. E poi c’è Vacancy, pezzo rock con Stan Szelest al Wurlitzer e la frase: “Ti guardo negli occhi e non capisco che cosa nascondono” che sembra rivolta a una ex che per l’uomo è diventata una specie di fantasma.
    Rolling Stone Italia, voto ****½ (su 5)

    Ma cosa dobbiamo aspettarci da un disco di “dolore” inciso fra il 1974 e il 1975? “Una specie di ponte fra Harvest e Comes a time”, come l’ha definito lo stesso cantautore canadese. Un ponte per attraversare il quale bisogna camminare con cautela su sei album non sempre stabili anche se in qualche caso ampiamente rivalutati, sinistri crepitii e ondeggiamenti poco confortanti, sprazzi di luce e rabbia cupa. D’altronde, nemmeno lui si aspettava, all’epoca, che le persone ascoltassero sempre la sua musica: “Se hai intenzione di mettere un disco alle 11:00 del mattino, Tonight’s the night non va bene. Meglio i Doobie Brothers.”
    Auralcrave, voto ***** (su 5)

    Bloccato nel suo mondo fitto di oscurità, il musicista non riusciva a dare un senso compiuto a quel suono così apparentemente semplice e disilluso, nonostante le troppe brutture affrontate: la separazione da Carrie Snodgress, la malattia diagnosticata al figlioletto Zeke e la morte per droga degli amici, il chitarrista nonché membro dei Crazy Horse, Danny Whitten prima e quella del roadie Bruce Berry poi, lo avevano di fatto chiuso in un tunnel di negatività dal quale sarebbe uscito solo diverso tempo dopo e con parecchie ammaccature. In “Homegrown” non ci sono però scatti nervosi, né afflizioni aggiuntive. Neil Young offre con fare quasi rassicurante la variegata gamma delle proprie tristezze, riappropriandosi di quelle radici folk in cui da sempre ha affondato la sua poetica. Tra acustica, armonica e slide, pianoforte e spazzole, le suggestioni bucoliche riempiono le atmosfere dell’album, alternando una moltitudine di umori contrastanti piuttosto lontani dagli ideali hippie evocati in “Harvest”.
    Rockol, voto **** (su 5)

    Si tratta di un disco potente, non meravigliosamente abbacinato in un dolore lattiginoso come On The Beach o febbricitante e dissestato come Time Fades Away, ma perfettamente in bilico tra dimensione acustica ed elettricità come se non fosse possibile tracciare una linea di demarcazione tra di esse, ma anzi componessero uno stesso profilo, la modulazione di una voce soggetta a imprevedibili variazioni di temperatura e (quindi) di fusione. Non si può paragonare tuttavia al lirismo ipnotico di After The Gold Rush, né al turgore levigato di Harvest: in Homegrown si consuma lo spettacolo d’arte varia di un’anima sfocata che ha recuperato in qualche modo un centro di gravità a cui aggrapparsi, anche se non è chiaro quanto sia solido.
    Sentireascoltare, voto 7.4 (su 10) - album Top

    “Un disco pieno di amor perduto” che Neil Young non si è sentito di far uscire quando sarebbe dovuto essere il suo momento per il semplice motivo che, forse, almeno per il suo autore, il momento giusto non era affatto quello. [...] La fiamma di un amore che si spegne, un artista che respinge i doveri discografici perché ritiene che il proprio stato d’animo sia più importante di qualunque contratto e dodici tracce che si perdono come “lacrime nella pioggia” e che forse mai nessuno più ascolterà.
    Impatto Sonoro, rece positiva

    Gli appassionati del periodo Harvest / On The Beach hanno pane per i loro denti. Innanzitutto per il timbro di voce, poi per brani come Mexico (che può ricordare nella melodia A Man Needs a Maid), Separate Ways, Try. Ma i segnali di evoluzione arrivano presto con l’elettrica Vacancy, e i rumori e la spoken word in Florida. C’è poi una bella ballata country quale Love is a Rose, il blues di We Don’t Smoke It  e le stessa traccia titolo a fare bella mostra della loro qualità. Un disco forse non fondamentale (non troviamo una hit che sarebbe diventata inossidabile), ma utilissimo a riempire un tassello storico e con brani di livello alto come si conviene a un musicista del suo rango.
    Il Popolo del Blues, rece positiva

    Homegrown è semmai affascinante proprio nel mostrare un altro nebuloso scatto di quel caotico periodo, funestato dalle ombre del rapporto in frantumi con la prima moglie Carrie Snodgress e dai problemi di salute del figlio Zeke, integrando il discorso che già ricadeva a cascata sui contemporanei album ufficiali. Spezzato, impreciso, attraversato da bozzetti, vicoli ciechi, canzoni interrotte e momenti di pura illuminazione, Homegrown non possiede la provocatoria liberazione di Time Fades Away, radiografia dal vivo di un crollo umano, né la bellezza adamantita e languida del capolavoro On the Beach, e neppure il disarmonico quanto autentico grido di disperazione di Tonight’s the Night. È piuttosto un saliscendi di emozioni, incise sulla carne viva di Young, il quale, quando trova una pista fuori dalla coltre che lo avvolge, ottiene i risultati sperati, altre volte invece pare semplicemente abbadonarsi all’idea del momento.
    Rootshighway, rece positiva

    Se il dolore non lo si può non affrontare, allo stesso modo non si può non gioire per i piccoli miracoli, come una canzone, un fiore, un tramonto. E non c’è nulla di banale in tutto ciò, solo un sentimento di primitiva malinconia che Neil si tiene addosso da sempre come una coperta pesante ma confortevole. [...] Ascoltando Homegrown, perdendoci in quei 12 brani in perfetto stato di grazia, non sappiamo più che anno è. Non stiamo lì a pensare al genere musicale, a come incasellarlo, a chi somigliarlo, se suona nuovo, se suona vintage. Pensiamo solo a come siano fottutamente belle quelle canzoni. Tante piccole gemme, per un durata totale di 35 minuti. E dentro c’è tutto, il suo country rock, il suo folk, il suo psychedelic, il suo rock blues, il suo proto grunge.
    Rock Garage, voto 10

    Le canzoni che componevano Homegrown erano invece tante, visto che in origine doveva essere un doppio album. Tante di loro finiranno su album seguenti, alcune faranno capolino solo in concerto, altre vedono la luce solo ora. Finalmente! Altre ancora chissà quando? Registrate tra il Broken Arrow Ranch, al Quadrafonic Sound Studios di Nashville e al Village Recorders di Los Angeles, sotto la produzione di Elliot Mazer e Ben Keith con l'accompagnamento di musicisti come lo stesso Ben Keith (steel guitar), Tim Drummond (basso), Levon Helm e Karl Himmel alla batteria.
    Enzo Curelli Blog, voto **** (su 5)

    In "Homegrown" la profonda ispirazione rurale americana tocca vertici altissimi; suoni autentici di amplificatori, Les Paul e Martin d’annata, eco e riverberi naturali ottenuti con microfoni sapientemente posizionati in vecchi fienili o negli studi di Nashville e da qui il sound country/blues che la fa da padrone rispetto al folk dei classici lavori di Neil Young, unito a musicisti d’eccezione. Il tutto, è sono un toccasana per le orecchie dell’ascoltatore contemporaneo.
    GuitarClubMagazine, rece positiva

    Homegrown, raccolta di brani di fine ’74 e inizio ’75, ora che infine esce sul mercato viene annotato come “il” disco mancato di Neil Young. Meglio sarebbe dire “uno” dei dischi perduti: qualcosa è riaffiorato altrove, qualcosa era solo il sogno privato dei collezionisti. Eccolo qua, con tanto di copertina quietamente country: un ragazzino che potrebbe essere Huckleberry Finn di Mark Twain che addenta una pannocchia, un cagnolino interessato, bisonti e fogliame color pastello.
    Il Giornale della Musica, rece positiva

    “Semplicemente non potevo ascoltarle”. Questa la motivazione della lunga attesa. [...] Risultava impossibile per l’autore riascoltarsi in queste esternazioni sonore d’angoscia [...]. Apre il disco un brano che sarebbe potuto diventare un classico. Separate Ways [...] La speranza di fuggire dal dolore espressa in Mexico, lascia spazio alla canzone più nota dell’intero progetto [...] Love is a Rose.
    LaScimmiaPensa, rece positiva

    È interessante notare come, nonostante sia un’opera risalente a 45 anni fa, le tematiche affrontate, ovvero solitudine, malinconia, abbandono, riescano a essere universalmente comprensibili anche al pubblico di oggi e pezzi struggenti come Separate Ways, Love is a Rose e Star of Bethelem riusciranno a essere sempre attuali e non perderanno mai credibilità. Persino la parte strumentale, seppure per ovvie ragioni anacronistica rispetto ai canoni a cui siamo abituati oggi, riesce a essere apprezzabile con i suoi miscugli di chitarre, sia acustiche che elettriche, pianoforti e qualche memorabile assolo di fisarmonica (in Separate Ways e in We Don’t Smoke It No More).
    HeyJudeMagazine, rece positiva

    Young non ha rabbia nel parlare di questo amore finito, traspare anche un certo senso di gratitudine, d’altronde Carrie è pur sempre la madre del suo primo figlio. Sono i ricordi a dare conforto all’artista, alcuni più dolorosi e altri più lievi, più semplici da gestire. In “Separate Ways”, primo brano dell’album, dice “La felicità non è mai passata/è solo un cambio di piano”, poche parole, ma pesanti come 100 libri. La sua voce, stanca e triste, trova ogni tanto una luce più forte come in “We don’t smoke it” che sembra inserito solo per bloccare temporaneamente la tristezza e “Florida”, breve flusso confuso di intense parole.
    Indelebili, rece positiva

    Homegrown è un lavoro pieno di dolore e di rabbia, trasuda tutto il tormento di quei giorni che pian piano si trasforma in un racconto catartico, forse per questo Neil aspetterà così tanto a pubblicarlo; lui stesso ha raccontato che era lì, nascosto in un cassetto, pronto a venir fuori una volta passata la tempesta, una volta metabolizzata la perdita [...] L’anno ‘74-’75 sarà stato pure un periodo nero come la notte più buia per Neil, ma sicuramente rischiarato da sprazzi di profonda ispirazione, quel che ne risulta infatti è un mix perfetto tra dimensione acustica ed elettricità, fra intimità e potenza, come tutta la sua produzione del resto. L’unico difetto dell’album è che dura troppo poco
    OffTopicMagazine, rece positiva

    Circa metà dei brani gli younghiani di ferro li conoscono bene. Il resto è tutt’altro che scarto e accademia. Ad esempio la title track, uno di quei brani gonfi e vagamente ironici che quando li scrive Yioung vanno sempre a bersaglio, o perfino il bluesaccio da jam We Don’t Smoke it No More ( ma tono e clima sembrano dire esattamente il contrario). White Line è una pennellato di saggia melassa, Little Wing dolcezza su dolcezza, Florida una scombiccherata narrazione con tanto di bicchieri da vino percorsi coi polpastrelli. Qua e là a dare una mano Robbie Robertson e Levom Helm della Band, a proposito di specularità con Dylan, e la fata gentile Emmilou Harris. Il viaggio perduto, va da sé, vale tutto il prezzo del biglietto.
    Discoclub, voto 8.7 (su 10)

    Se Neil aveva dei dubbi all’epoca, lo si può comprendere, perché il disco mostra alcuni tratti poco convincenti, in particolare il tentativo di riproporre atmosfere  simili al precedente. La sequenza dal primo al quinto brano sembra infatti ricalcare quella di Harvest; brano per brano, nello stesso ordine, ognuno rimanda, più o meno, a quella tracklist (*). Dal sesto pezzo in poi succede di tutto e  un brano totalmente parlato come Florida risulta del tutto fuori posto, ora come allora… Anche la seguente Kansas sembra incompiuta e cruda, quasi un ritaglio della ben più riuscita Ambulance Blues di  On The Beach. Non va meglio con il rock-blues di We Don’t Smoke It Anymore, che avrebbe ben figurato su Tonight’s The Night. Il disco si riprende con una versione acustica della White Line poi su  Ragged Glory,  che qui fa da trait d’union  con il  disco  della  serenità, Comes A Time. Vacancy  invece  torna a ripercorrere atmosfere harvestiane, rispecchiando un po’ le sonorità di Words.
    TomTomRock, voto 7

    Più che un "Harvest" minore è, infatti, un "Tonight's The Night" rivolto al suo cuore infranto anziché ai lutti amicali. Di quel capolavoro condivide (oltre che lo stesso intorno d'anni) tanto il tono, meditabondo e tribolato, quanto la prassi zigzagante, gli arrangiamenti cangianti da brano a brano, che restituisce uno spettro espressivo eterogeneo per sondare e cantare il dolore da quanti più punti di vista possibili. E come "Tonight's" s'orienta al clima più che alle singole canzoni: nessuna davvero memorabile, ma qualcuna pur pregna di quella lirica tragicità dello Young del periodo. Qualche punto trascurabile tra cui un evitabilissimo interludio, "Florida". Tra le righe è pure il disco "The Band" del canadese (oltre a Robertson compaiono Stan Szelest e Levon Helm), ma c'è anche una Emmylou Harris ancora quasi esordiente.
    Ondarock, voto 6 (su 10)


    sabato 27 giugno 2020

    Homegrown: recensioni internazionali


    Sette canzoni non sono mai state rilasciate prima d'ora, inclusa la sentita "Separate Ways" in apertura. Sopra la solida e minimale batteria di Levon Helm, il coro e Young danno il meglio di sé, tanto melodico quanto meditativo, tanto pensieroso quanto potente. [...] La sciolta "Vacancy" è l'ultima nuova canzone, un instant-classic (se si può definire "istantaneo" un brano rimasto nel cassetto per 46 anni).
    New Musical Express, voto ***** (su 5)

    Homegrown è un'aggiunta essenziale al catalogo di Young e la migliore delle sue numerose pubblicazioni d'archivio da quel Live at the Fillmore East (registrato nel 1970 e pubblicato 36 anni dopo) che è stato altrettanto essenziale.
    Variety, rece positiva

    Homegrown si afferma come un legittimo capitolo - forse persino richiesto - dell'eredità [di Young], l'ennesima audace affermazione di uno dei giganti della musica dell'ultima metà del secolo.
    Paste Magazine, voto 9.2 (su 10)

    Ascoltare queste canzoni (a volte molto familiari) in questa particolare sequenza rappresenta un viaggio che si snoda lungo una strada tortuosa ma offre un'esperienza completa, così come i suoi dischi di metà anni 70. Non è una nota a piè di pagina ma una parte essenziale del catalogo di Neil Young.
    Allmusic, voto ****½ (su 5)

    La [breve] durata della registrazione è sproporzionata rispetto alla sua profondità e intensità. Questa dozzina di brani vantano un audio impeccabile, ma la chiarezza di quei suoni, come quelli che hanno segnato tutte le registrazioni di Neil Young negli ultimi anni, è significativa non tanto come punto forte per la vendita quanto come rappresentazione diretta della purezza delle emozioni contenute nella musica.
    Glide Magazine, rece positiva

    Homegrown non solo è all'altezza della pubblicità che lo definisce un classico perduto, ma la supera.
    Clash Music, voto 9 (su 10)

    Questo è un album che dimostra che qualcosa di bello e duraturo può sorgere anche dalle circostanze più brutte.
    Rolling Stone, voto ****½ (su 5)

    Lo Young che abbiamo qui assomiglia a quello che già conosciamo: che abbiamo incontrato per la prima volta nel suo album di successo del 1972, Harvest, poi di nuovo in Comes a Time nel 1978. ... Quando tutto è già detto e fatto, ne desideriamo ancora.
    Pitchfork, voto 8.8 (su 10)

    Cinque dei 12 brani sono stati precedentemente pubblicati in varie versioni nel corso degli anni. Messi insieme a sette canzoni mai ascoltate in precedenza, l'effetto è quello di percepire maggiormente la tristezza che sta al loro cuore. Ci sono un paio di jam "fumate" piacevolmente buttate lì per alleggerire l'umore, tra cui la canzone che dà il titolo e la divertente "We Don't Not Smoke It". [...] Non dubito che sarebbe stato acclamato nel 1975, ma suona altrettanto dolce e vero nel 2020. Il crepacuore non invecchia mai.
    The Telegraph, voto **** (su 5)

    Homegrown è il suo album più personale. Destinato al rilascio nel 1975, conserva il sound country rock di Harvest ma ha un'atmosfera più intima.
    Independent, voto **** (su 5)

    Non è tutto perfetto: la traccia del titolo, precedentemente rilasciata [in altra versione, ndt], procede innocua al ritmo di una zappa, mentre a metà si presenta la leggermente sgradevole "Florida", un'aggiunta sconcertante. Ma quando Homegrown vola, è un'ulteriore prova al fatto che pochi nella storia sanno raggiungere i picchi emotivi di Neil Young.
    Diymag, voto **** (su 5)

    Con canzoni da tempo considerate tra le favorite, e altre che ora troveranno un pubblico più vasto, Homegrown è finalmente libero di mostrarsi come una raccolta organica e sentita dei tumulti personali che hanno influenzato la venerata produzione di Young degli anni 70.
    Exclaim, voto 8 (su 10)

    L'album è l'anello mancante nel catalogo di Young, tanto per la vita emotiva di Shakey quanto per le sue scelte stilistiche.
    Slant Magazine, voto **** (su 5)

    "Separate Ways" è un dolce inizio, che ricorda "Out On The Weekend" con una deviazione leggermente più amara, che ci ricorda immediatamente che Homegrown avrebbe dovuto seguire Harvest. La voce ossessionante di Emmylou Harris sullo sfondo di "Try" suona evocativa e familiare, un tratto derivante dalle sue frequenti collaborazioni con artisti del calibro di Linda Ronstadt, Gram Parsons e Bob Dylan.
    Beats Per Minute, voto 7.8 (su 10)

    Mentre una manciata di tracce non sono all'altezza della loro leggenda, ascoltare Homegrown dopo tutti questi anni è un bel regalo da parte di Young per le sue legioni di fan ... e, diavolo, per l'umanità.

    Homegrown era abbastanza forte per uscire nel 1975 e Young ha ragione a riesumarlo ora. Ma questo non significa necessariamente che si sia sbagliato allora. Potrà aver messo a nudo la sua anima, ma era abbastanza intelligente da sapere quanto quell'anima fosse diventata fugacemente marcia.
    Classic Rock Magazine, voto ***½ (su 5)

    Col senno di poi, la decisione di Young [di non pubblicarlo in favore di Tonight's The Night, ndt] potrebbe essere stata giusta, ma come tutto ciò che ha fatto, Homegrown ha ancora molto da offrire. In retrospettiva, e considerato tutto ciò, non è una cattiva miscela.
    American Songwriter, voto ***½ (su 5)

    La mancanza di nuovi frutti maturi è probabilmente ciò che rende Homegrown una leggera delusione, ma giudicando in base alla maggior parte degli standard, è una raccolta molto solida che riflette vividamente un capitolo turbolento nella lunga e ricca carriera di Neil Young.
    MusicOMH, voto ***½ (su 5)

    "Separate Ways" e "Try" sono canzoni dolorose ma delicate, "Kansas" riflette delicatamente sulla scena di una notte. Un blues poco significativo e un'inascoltabile sperimentazione sonora di dita strofinate sul bordo di bicchieri contribuiscono poco a un album che è sì una scoperta ma, come gran parte della recente produzione di Young, solo per i più devoti.
    The Observer, voto *** (su 5)

    Voto medio di Metacritic: 8.7