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Visualizzazione dei post da settembre, 2010
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Fork In The Road - Rassegna Stampa pt.2

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Il “Grande Bisonte” è di nuovo in pista, e ogni volta che parla, è come se lasciasse scorrazzare il tempo, tra i canyon delle rughe che solcano il suo volto; e come vecchi capi Sioux, dispensa le scarse dichiarazioni con franchezza e convinzione, senza lasciare la minima possibilità di battibecco. 63 anni passati dall’altra parte della barricata, contro tutto e tutti, sempre a fianco del bisogno e degli ideali. Il marchio di fabbrica Young – anche se qualche volta logorato da scivoloni - surclassa la sua stessa mitologia dove anche le pietre ne conoscono vizi e virtù; Fork In The Road è il disco dell’attualità ecologica e prettamente versato alle fonti di energia alternativa al petrolio, che esce dalle crociate anti Bush di Living With War, ed entra nelle grazie della nuova politica Obamiana con la freschezza indomita di un rockers ventenne. Ma appunto, come ventenni pieni di speranze e molti controsensi e facinorosità ambigue. Non ci sono i “Cavalli Pazzi” al suo seguito, e l

Fork In The Road - Rassegna Stampa pt.1

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Sembrava che gli archivi fossero cosa fatta. Sui grandi negozi on line, come Amazon, era già disponibile l’immagine del box con il pezzo, questo fino a metà febbraio. Poi, di nuovo, il silenzio. Ed ecco che, come è già successo un paio d’anni fa, spunta un disco nuovo. Solo che questa volta non ci possiamo consolare, non è Chrome Dreams. È Fork In The Road. Un disco elettrico, buttato lì senza una canzone degna di nota (o quasi), registrato tra una pausa e l’altra del tour 2008. registrato con la sua touring band (Ben Keith, pedal steel e tastiere, Chad Cromwell, batteria, Rick Rosas, basso, Pegi Young, voce, Anthony Crawford, voce e chitarra) Fork In The Road è un disco poco ispirato. Forse meriterebbe anche tre stelle ma, nell’ottica della discografia younghiana, questo è un album chiaramente minore. Uno che dimenticheremo in fretta. Young non è nuovo a queste capate, già in passato ha propinato dischi inutili, soprattutto negli anni Ottanta, e spesso mostra di lasciarsi trasp

Le Noise - Rassegna Stampa (pt.4)

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Sottile ma nemmeno tanto celato gioco di parole che omaggia apertamente il deus ex machina del disco, Daniel Lanois, e nello stesso tempo sembra presagire l'ascolto tortuoso, tra le curve elettriche, i feedback e le distorsioni che accompagnano la voce di Neil Young, Le Noise è l'ennesimo scarto di un artista a cui si potranno "imputare" molte intemperanze e persino delusioni, ma certo non sarà mai messo alla sbarra per il suo coraggio quasi incosciente. Una irrequietezza, sappiamo bene, che segna il carattere di Neil Young e di conseguenza si ripercuote su un'intera discografia, una carriera che non vuole saperne di adagiarsi, di porgere l'altra guancia, neppure di farsi semplicemente addomesticare. A rischio così di infilare una serie di lavori alternativamente scuri, scialbi, tormentati, insipidi oppure ispiratissimi, a seconda dell'estro transitorio. Dove vada a parare in questa sequenza Le Noise è davvero difficile dirlo, perché le sue contorsioni,

Le Noise - Rassegna Stampa (pt.3)

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L’orso del Canada, Sir Neil Young si schernisce quando alle domande di un intervistatore, sul fatto che il tocco che assalta la sua chitarra oramai è una zampata rabbiosa, radicale e primitiva, risponde sarcastico ….tutto è fatto per essere rotto….. Ed è proprio da prendere in parola, basta entrare nel suono di Le Noise, ultima fatica della sua chilometrica collana discografica, per rendersi conto che l’accoglienza non è morbida affatto e che, sempre sull’elevazione di una scrittura cattedratica, da un colpo di spugna al field melanconico delle antiche praterie per abbracciare la dottrina del rumore e un pelo nuovo da puma selvaggio. Con la complicità del mitico Daniel Lanoise, Young, chiuso nella sua casa di Los Angeles, da solo, senza band e con l’accordatura ferrata di un’acustica e di un’elettrica, da fuoco e passione alla sua rabbia covata da tempo negli interstizi del suo caratteraccio looner e asociale, e le braci che rimangono a sfrigolare sono queste otto tracce dolorant

Le Noise - Rassegna Stampa (pt.2)

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LA NUDA APOCALISSE DI NEIL YOUNG C’è un solitario signore sessantacinquenne col cappello da cowboy e lo sguardo burbero che fa dell’incredibile garage rock. Gli bastano le sue chitarre, un’acustica celestiale su due ballate, ma soprattutto la sua leggendaria Gibson Les Paul roboante e qualche pedale per distorcere il suono. Questo, in tutta la sua fortissima sincerità, è l’ultimo lavoro di Neil Young, Le Noise, che sta per «il rumore», cosa che il nostro sta giostrare molto bene, e per il cognome del produttore. Non c’è altro, solo lui, le chitarre e un produttore, il conterraneo Daniel Lanois (U2, Bob Dylan e decine d’altri) che si è occupato essenzialmente di far «suonare» calda, inquieta e piena di riverberi la stanza di registrazione. «un uomo su uno sgabello e io che faccio la mia bella figura nelle diverse fasi della registrazione», come ha spiegato Lanois, che si è comportato da vero adepto del rocker canadese. «Volevo che Neil capisse che ho passato anni a studiare e ana