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L'ultimo esperimento è un "pastiche" cinematografico surreal-western a base ecologista, più relativo soundtrack che mischia brani live, jam, cover e strumentali.

giovedì 23 settembre 2010

Neil Young: Heart Of Gold (Paramount/Reprise, 2006)

di Salvatore Esposito
Le due più recenti uscite discografiche di Neil Young, come del resto gran parte della sua più recente produzione, non hanno raccolto il successo che avrebbero giustamente meritato. Prairie Wind è finito presto nel dimenticatoio sia per l’arrivo nei negozi di Living With War, il disco-accusa contro la politica del presidente Bush, sia per la mancanza di una reale promozione live. Senza dubbio sarebbe stato impossibile riprodurre ogni sera l’alta qualità degli arrangiamenti che caratterizzano quel disco, ma discutibile è stata anche la scelta di non riprendere nemmeno un brano nel recente Freedom Of Speech Tour con Crosby, Stills & Nash che avrebbero sicuramente offerto una nuova chiave di lettura a canzoni come The Painter. Lo stesso Living With War, dopo un iniziale successo, è finito in fondo alle classifiche lasciando dietro di se diverse polemiche soprattutto per la critica più reazionaria. L’imminente arrivo sul nostro mercato di Heart Of Gold in DVD, rappresenta però l’occasione giusta per scoprire la resa dal vivo di Prairie Wind ma soprattutto l’opportunità di ascoltare le nuove versioni di alcuni dei classici di Neil. Registrato il 18 e 19 agosto 2005 nel corso di due serate al Ryman Auditorium di Nashvill e diretto dal Premio Oscar, Jonathan Demma, Heart Of Gold, si candida come uno dei più migliori film-concerto degl’ultimi tempi. Al fianco di Neil Young, c’è l’intero cast di musicisti che ha suonato su Prairie Wind, compresi alcuni ospiti di eccezione come Emmylou Harris e Ben Keith, il Fisk Jubilee Choir e un intera sezione di archi. Significativo per comprendere lo spirito che ha animato le riprese è una dichiarazione del regista Jonathan Demme: "Credo che quando si filma la musica dal vivo ci sia il cinema nella sua forma più pura: non ci sono le illusioni del cinema, non ci sono trucchi, è tutto legato al processo creativo della musica stessa e alla possibilità della macchina da presa di raccontare quello che c'è oltre la musica". Alla luce di questa affermazione non sorprende sia il fatto che il concerto sia stato filmato prima che Prairie Wind arrivasse nei negozi per catturare anche l’entusiasmo del pubblico rispetto ai nuovi brani, sia la scelta di posizionare le telecamere in modo che non fossero direttamente visibili allo stesso Young, che da sempre ha mostrato una certa idiosincrasia per le macchine da presa (ricordate la storia di Woodstock quando non volle essere ripreso con CS&N?). Ciò che ne è risultato sono poco più di cento minuti di grande musica accompagnati da riprese eccellenti con inquadrature e colori volutamente vintage. Eccellente è stata la scelta di aprire il film con le interviste a Neil Young e ai vari musicisti, mentre in auto si recano al concerto, un po’ meno quella di dividere asetticamente i brani di Prairie Wind posti tutti in apertura dai grandi classici che al contrario occupano la seconda parte del film. Durante il film è piacevole osservare la grande armonia che regna sul palco tra i musicisti, quasi fosse una grande riunione di famiglia nella casa di campagna, e non è un caso che la Prairie Wind Band sia formata sostanzialmente da collaboratori storici, amici e parenti. Non irrilevanti sono sia le scenografie che variano da brano a brano sia le luci che sottolineano i momenti topici dei vari brani riprendendone le atmosfere. Sembra banale la scelta di far indossare a Neil Young e a tutti i musicisti degli abiti da scena tipicamente country, ma data la cornice storica del Ryman, ci sembra la giusta ciliegina sulla torta. Le rese dei brani di Prairie Wind, rispecchiano grossomodo le versioni in studio, piacciono però le sentite introduzioni ai vari brani nei quali Neil sembra aprirsi completamente al suo pubblico. Neil a voce bassa, ricorda il padre scomparso pochi mesi prima, racconta della sua famiglia, parla della sua chitarra appartenuta ad Hank Williams. Poi arrivano i classici del passato e con loro le emozioni più grandi c’è l’intima resa di I Am A Child (dal repertorio con i Buffalo Springfield), la toccante Harvest Moon, le corali Comes A Time e Four Strong Wind ma soprattutto Heart Of Gold, Old Man e The Needle And Damage Done da Harvest in versioni indimenticabili. Finale mozzafiato con una versione in solitario sui titoli di coda di The Old Laughing Lady, per soli voce e chitarra e con il finale in cui Neil chiude la sua chitarra nella custodia e si avvia verso l’uscita. Il secondo DVD, contiene diversi bonus come un lungo dialogo tra Neil Young e Jonathan Demme, le interviste ai musicisti, un outtake dal film di He Was The King, unico brano di Prairie Wind a non essere incluso e una prova di Neil al piano con il Fisk Jubilee Choir. Ulteriore chicca, che però arriva dal passato, è il filmato relativo alla partecipazione di Neil Young nel 1971 al Johnny Cash Show.