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domenica 10 febbraio 2013

Progettando "Archives"


Tutto è iniziato con una tonnellata di materiale. Okay. Un attimo. È iniziato con eventi storici ed esperienze interpersonali che hanno influenzato Neil Young. Lui ci ha scritto sopra una canzone o due. Poi gli anni passano e si rende conto di avere una quantità veramente enorme di materiale. Che è stata poi distillata da Joel Bernstein, archivista di Young, il quale la ha organizzata, stampata e riunita in un raccoglitore spesso quanto un elenco del telefono. Finalmente è atterrato sulla scrivania dell'Art Director della Total Media Group, Toshi Onuki.
Neil ha aspettato tutti questi anni per avere una tecnologia che raggiungesse la sua visione degli Archivi come di una presentazione dell'intera carriera, che è iniziata ora con l'uscita di un box di 10 dischi, Neil Young Archives Vol.1 (1963-1972).
Quando la casa di produzione di Neil, la Shakey Pictures, ci ha contattati per imbarcarci con lui nel progetto, solo una cosa era irremovibile: la musica doveva essere alla più alta qualità possibile. Ogni altra cosa doveva essere costruita attorno a questo. Come descrive Toshi, Joel ha iniziato a parlare della visione di Neil su come presentare gli Archivi. Nello specifico, il significato di ciascuna canzone, come ogni pezzo di memorabilia fosse relazionato a ciascuna canzone (foto, ritagli, testi, audio e video supplementari), e tanto altro. “Ricordo che la conversazione e la descrizione andarono avanti per ore”, ha detto. “Era estenuante e travolgente. C'era un senso di ossessione nel nostro dialogo.” Questa sensazione è diventata il caposaldo di Toshi per il design.
La seconda cosa che Neil voleva era la capacità di ascoltare la musica durante la navigazione attraverso la vasta sezione di materiale nel suo archivio. Questo non è possibile in un normale dvd, dove non puoi avviare il film (o, nel nostro caso, la musica) mentre stai anche esplorando i menù o gli altri file sul disco. È diventato possibile solo con il formato Blu-ray – e prima della creazione di Archives in Blu-ray, un'esperienza multimediale a questa scala non era mai stata tentata.
Rivelazione: io amo il design. Il miglior modo con cui posso descrivere l'esperienza è dire che è stata “analogica” quasi quanto appare. Come una bambina vorrei ascoltare i miei vinili mentre sono seduta per terra a guardare le copertine, prender fuori il foglio dei testi, leggere le biografie della band e le altre note, esplorare l'artwork e le foto del booklet. Attraverso un'esperienza tangibile che mi trascina dentro, ero completamente immersa nella musica.
Il box di 10 dischi è così esaustivo e pieno di memorabilia, rassegna stampa, vecchi biglietti, articoli e foto direttamente connessi alla vita e alla musica di Neil Young che necessita di molto tempo per essere esplorato in tutte le sue parti. Non parlo di lungo tempo nel senso di ore. Parlo di settimane – anche mesi. Se scegli di ascoltare la musica di Archives senza esplorare gli extra, l'esperienza analogica continua in quello che noi chiamiamo il “Programma Principale”. Vedrai il video della canzone che viene riprodotta sul mezzo su cui era stata registrata – bobina, cassetta o vinile, seguendo l'esatta posizione che avrebbe se l'album fosse veramente di fronte a te. Questo era il modo con cui la musica doveva essere vissuta, e Neil Young ha reso possibile magnificamente l'immersione totale nei suoi Archivi.





Journey through the past [Viaggio attraverso il passato]


Neil ha trascorso molto tempo con Toshi a discutere di come gli Archivi dovevano apparire ed essere percepiti. Voleva un design organico e naturale, quasi come se le immagini fossero su una scrivania davanti all'utente. La parte più importante del design era creare un ambiente realistico che fosse anche semplice da navigare. Toshi aveva scartato l'idea di un dvd, e osservava come nella vita di tutti i giorni le persone catalogassero e mettessero via le informazioni. La sua prima fermata fu in un museo, dove vide le classiche vetrine e notò che attorno o sotto ai documenti e ai manufatti c'erano fondali grigi o neri che li rendevano evidenti. Toshi usò questo accorgimento per evidenziare i documenti e gli oggetti personali di Young nella “galleria dei modelli”. Successivamente, Toshi visitò biblioteche e dipartimenti governativi dove le informazioni erano depositate per oltre 50 anni. “Ho trovato cataloghi,” ha detto, “carta stropicciata e invecchiata, annotazioni con scrittura sbiadita, tutto depositato in schedari pieni fino all'orlo.”
Questa era la naturale risposta al dilemma del design. L'utente apre un gigantesco schedario per trovare 10 anni del lavoro di Neil, organizzato in cartelle, per canzoni, in ordine cronologico. Aprendo ciascuna cartella si trovano tutte le informazioni relative a quella canzone: articoli, foto, eventi storici e qualunque cosa abbia influenzato Neil, in quel momento specifico, a scrivere quella canzone.
Il design era interamente organico e naturale, e sembrava giusto per il progetto. Neil accettò.
Pianificammo la produzione in una sala riunioni della Total Media Group, e vennero Will Mitchel e L.A. Johnston dalla Shakey Pictures. L'archivista Joel Bernstein era in comunicazione costante, verificando fatti e raccogliendo altro materiale da includere in Archives. Neil veniva quando poteva, e poteva partecipare tramite webcam o email quando non poteva essere in ufficio.



Harvest [Raccolto]

Abbiamo iniziato il lavoro nell'autunno 2005. “Non penso avessimo capito quanto il progetto era grosso fino a quando non abbiamo avuto tutto in consegna”, ricorda Toshi. È vero. Una volta disposto tutto sul tavolo, abbiamo compreso rapidamente che stavamo guardando suppergiù 3.000 modelli.
All'infuori di quell'enorme compito, sapevamo due cose: sarebbe potuto facilmente diventare un incubo dal punto di vista del flusso di lavoro. Sapevamo anche che dovevamo andare avanti sui file sd-dvd, senza sapere quello che avrebbe richiesto la futura piattaforma high-definition dvd, o come avremmo dovuto comportarci per lavorare su di essa. All'ultimo momento abbiamo capito che il modo migliore per incominciare era creare la grafica originale in hd, per poi ridurla alla versione sd-dvd.
Questa richiede due file per ogni menù: un file per l'immagine di sfondo, e uno per le sub-immagini (animazione dei pulsanti). L'autore del dvd determina il cambiamento di colore per i tre stati (normale, selezionato e attivato) all'interno del programma di authoring. In più, avevamo bisogno di creare quella che abbiamo chiamato pagina didascalica per la maggior parte dei menù (dove il testo apparirà come sovrapposizione all'immagine sullo sfondo fornendone i dettagli). Tutto ciò per 3.000 pagine di sfondo, più 3.000 pagine delle sub-immagini, più tutte le relative pagine didascaliche. Nessuna meraviglia che avevamo più di 20 terabyte di dati nei nostri drive!
Il modo in cui si procede in certi progetti è stabilire un modello di base. Creato un design, si aggiungono i contenuti specifici e lo si applica a ciascuna pagina. Non è così per Neil Young Archives. Ogni singola pagina di menù – tutte le 3.000 – necessitava della sua TLC (Toshi Loving Care, ovvero Cura Amorevole di Toshi). Questo contribuisce a dare senso al contenuto che osservi. In un’immagine un gruppo di persone sta attorno a una Cadillac, nel centro dello schermo. In un'altra, Neil è seduto da solo su un divano, con un punto focale leggermente sotto al centro, e così via. Dopo che ciascuno dei singoli elementi è stato composto, abbiamo inserito il testo in relazione a ogni fotografia, secondo ciò che richiedeva. Piuttosto che un modello, abbiamo lasciato che le immagini guidassero il design, imprimendo quella sensazione organica voluta da Neil.
Questo vale anche per i comuni bottoni dei menù come “Indietro” e le frecce di navigazione. Sebbene fossero state create per essere adatte a tutto e dare una svolta rapida, Neil voleva che si spendesse tempo su ciascun elemento perché apparisse al meglio nell'esatto contesto in cui era inserito.


Ragged glory [Gloria logora]

Con un progetto così dinamico, le modifiche erano inevitabili. Con molte persone a lavorare sui file, il nostro primo obiettivo era determinare gli standard, i protocolli di management, e solide linee di comunicazione. Ciascuno aveva un computer separato, perciò abbiamo preparato un server generale sul quale lavorare. Tutto il resto erano nomi, numeri e cartelle. Toshi creò un archivio ordinato per canzoni per ciascun disco. Ogni canzone aveva la sua relativa categoria: memorabilia, stampa, foto, ecc.. A sua volta, ogni categoria aveva diversi modelli e pagine associate come miniature, gallerie di foto e didascalie.
Poi, per essere certi che tutto fosse nello stesso posto, abbiamo creato dei file pdf separati per ciascuna canzone, con un layer dedicato a ciascun elemento (pulsanti menù, didascalie, ecc..). Questo ci ha aiutato a mantenere insieme tutti i layer, sebbene i file individuali raggiungessero spesso le diverse centinaia di megabyte.
Siamo stati molto attenti anche a mantenere tutto recuperabile, così che potessimo far modifiche più tardi. Uno dei nostri strumenti preferiti era lo Smart Object di Photoshop. Smart Object ci ha consentito di rimpicciolire un'immagine senza perdita di qualità, nel caso in cui dopo avessimo bisogno di riaverla a grosse dimensioni. È uno strumento utile quando il design è dinamico.
Dato che ogni elemento era un’immagine originale scannerizzata, abbiamo tenuto i relativi sbiadimenti, gradazioni di colore e altri trattamenti come layer di aggiustamento. Per avere le cose organizzate e flessibili, abbiamo trattato molteplici layer come Smart Object Subcomp, riducendoli in un unico layer.
Per esempio, potevamo combinare cinque layer in uno, rendendo facile applicare gli effetti a più elementi. Diversamente dalla funzione unione, Smart Object Subcomp ci permetteva di aprire un layer contenente tutti gli altri layer e fare modifiche individuali a ciascuno se occorreva, mantenendo al contempo la tavolozza del layer pulita e chiara. Per sicurezza abbiamo anche conservato le versioni sciolte di ogni file in ogni fase. Non volevamo bloccarci nel ricominciare da zero a mettere le parti insieme.
I nostri file avevano nomi piuttosto semplici. La titolazione cominciava con il none del disco, il numero della canzone, categoria, e talvolta numero della versione. Perciò per il Disco 00 e la canzone 01, i nomi erano circa così:

D00_S01_1608_v10.psd 
D00_S01_log_1228_v10.tiff 
D00_S01_doc1_44_v10.tiff 
D00_S01_doc2_45_v10.tiff 
D00_S01_photo1_2033_v10.tiff 

Abbiamo anche creato file separati per le transizioni da una pagina a un'altra, così come per le pagine dei testi. Quindi nel caso del Disco 00 e canzone 01, abbiamo ancora nomi dei file del tipo:

D00_s01_lyrics_1210_p1to2.mov (transition) 
D00_s01_lyrics_1210_p2to1.mov (transition) 
D00_s01_lyrics_1210_p1.tiff 
D00_s01_lyrics_1210_p2.tiff 

Una volta disegnati tutti i file, li abbiamo convertiti nella più bassa risoluzione del formato sd e aggiunti alle immagini di sfondo, per un totale di tre file per ciascuna pagina: uno sfondo (l'immagine principale), una sub-immagine per i menù, e un file per ciascuna immagine con una relativa didascalia.







Fork in the road [Bivio sulla strada]


Nel febbraio 2008, dopo tre anni nel progetto sd-dvd, è stato annunciato che il formato ad alta definizione sarebbe stato il Blu-ray. In giugno, Neil ha preso parte alla conferenza Java One della Sun Microsystem al Moscone Center a San Francisco, e ha annunciato che avrebbe realizzato i suoi Archivi in Blu-ray. Si può alzare un sopracciglio e chiedersi cosa abbiano in comune Neil Young, gli Archives, i Blu-ray e Java One. La risposta è: molto.
In aggiunta ai vantaggi dinamici descritti precedentemente, il Blu-ray fornisce due metodi di navigazione: hdmv (high definition movie) con molteplici pulsanti di comando e animazioni limitate; e bd-j (blu-ray disk java) che include molteplici opzioni di animazione e molte altre caratteristiche.
Il Blu-ray offre anche il bd-live se collegato a un network. Questo ha permesso a Neil di fornire nuovo materiale attraverso l'uso del bd-live. Ha già distribuito aggiornamenti che includono nuove canzoni, e un blog retrospettivo che scrive usando una vera macchina da scrivere che si porta dietro quando va in tour. (L'esperienza analogica continua!)
Questo ci ha lasciato con due scelte principali. Primo, disegnare un interfaccia che potesse trarre vantaggio dalle opportunità del bd-live, includendo il materiale che Neil avrebbe aggiunto nel contesto. Avevamo anche da ridisegnare tutti gli elementi di navigazione creati nei precedenti tre anni per trarre vantaggio dalle opportunità di navigazione in Blu-ray.
Abbiamo collaborato con la MX Entertainment, con base a San Francisco, per l'authoring, la codifica e la programmazione bd-j, e insieme abbiamo sviluppato un metodo per comunicare ai loro programmatori come ogni disco andava fatto.Basandoci sul puro numero dei modelli, combinati con la sottile logica richiesta dal Blu-ray, abbiamo creato una rappresentazione visuale della navigazione di ogni possibile click. In aggiunta ai precedenti file psd dei menù e dei pulsanti raccolti in layer per ciascun disco, abbiamo illustrato le animazioni dei pulsanti con filmati Quick Time, una lista di modelli con più di 1.000 righe di informazione, e la navigazione con un diagramma di flusso che mostrasse chiaramente i collegamenti di ogni pulsante e ogni menù.
Qui ci siamo presi una pausa e abbiamo tirato fiato. Il precedente lavoro per il dvd era certamente sfruttabile, ma c'era molto da aggiungere e avevamo meno di un anno per completare il design.
Tra le altre cose, dovevamo rivedere i file psd per includere gli elementi dell'animazione per ogni pulsante in ogni stato.
Dopo aver discusso le possibilità con la MX Entertainment, si è deciso di procedere per un'animazione a cinque fotogrammi solo quando il pulsante appariva selezionato. L'opzione “Play All” [Avvia tutto] nel Disco 00 offre un esempio. Quando selezionato, ogni pulsante diventa più grosso e cambia luminosità, in cinque fotogrammi. Disegnandoli, abbiamo creato una cartella per ogni singolo bottone. All'interno della cartella c'erano i layer che contenevano i vari stati dei pulsanti: normale, selezionato (con tutti e cinque i fotogrammi per l'animazione) e attivo.
La risultante tavolozza layer in Photoshop era circa così:

a_playall 
s05_playall 
s04_playall 
s03_playall 
s02_playall 
s01_playall 
n_playall 

Moltiplicate questo per ogni pulsante, poi moltiplicate per 3.000 menù e, improvvisamente, c'è un mucchio di lavoro!



After the gold rush [Dopo la corsa all'oro]

Neil Young Archives Vol.1 si è portato via tre anni di creatività e lavoro della squadra Total Media Group solo per completare il design sd, e un altro anno per il design della versione Blu-ray. La MX ha lavorato instancabilmente sull'authoring e la programmazione per ottenere la piattaforma per Neil. Quando ciò si è combinato con i tesori contenuti negli archivi stessi, il progetto finito ha cambiato le aspettative verso un'esperienza Blu-ray.
Mentre scrivo, gli Archives sono usciti meno di un mese fa, e abbiamo avuto appena il tempo di respirare. Recentemente ci siamo soffermati un momento per riflettere sul design. L.A. Johnson, produttore della Shakey Pictures, ha osservato: “Graficamente, il progetto Archives riflette molto bene la sensibilità di Neil. Toshi ha una prospettiva che solamente uno che non era in America tra i '60 e i '70 può avere. Dato che non aveva pregiudizi sul periodo o sulle sue iconografie, ha guardato le singole immagini per ciò che erano, potendo raffigurarsi l'intero progetto dal punto di vista artistico.”
“Potevo farlo perché non ho cominciato come fan,” ha detto Toshi. “Non conoscevo assolutamente la musica di Neil Young. Dopo aver lavorato ad alcune riprese delle session di Neil, sono arrivato a capire come lavora con la musica. Ho voluto tenerlo presente negli Archivi.”
Durante il montaggio, Toshi non voleva ciò che chiama decorazione dei footage. Essenzialmente, ha inserito dissolvenze d'apertura e chiusura dell'immagine, creando uno spezzone, senza interferire con nient'altro. Il risultato è che la Shakey Pictures e la Total Media Group hanno creato non un semplice cofanetto video-musicale, ma uno scorcio nella vita di Neil Young.
Molte persone chiedono cosa ci sarà dopo. Posso dirvi che Neil è andato a comperare uno schedario vecchio stile. Sta posizionando le canzoni scelte dentro allo schedario, navigando attraverso esse a mano, e noi stiamo per imbarcarci nel Volume 2.





This note's for you [Questa nota è per te]

Con l'eccezione del film “Journey Through The Past” sul Disco 09, ogni disco ha un “Programma Principale” dove l'utente può ascoltare tutte le canzoni in successione. Neil voleva che l'audio fosse in primo piano, così non volevamo creare visivi che potessero distrarre. Toshi e Neil arrivarono alla soluzione mentre lavoravamo al suo Greatest Hits cd/dvd del 2004: l'idea del video come mobilio. “Ho pensato a ciascuna scena come un diorama”, dice Toshi, “come se lo vedessi in un museo scientifico”.
Per riprendere i visivi, abbiamo preparato gli impianti a seconda di come la canzone era stata incisa – bobina, cassetta, vinile, ecc… Neil ha accuratamente disposto memorabilia e fotografie attorno all'impianto nella stanza. Abbiamo ripreso i diorami in hd qui alla Total Media Group. In conformità con la natura organica del progetto, abbiamo effettivamente registrato l'intera canzone così come veniva riprodotta sul suo formato, per poi sincronizzare il suono. Nel caso di un importante pezzo su bobina, Neil ha preso un master di riserva e lo ha aggiunto nell'esatto punto dell'originale. Se si guarda bene lo schermo quando va il registratore, si può vedere l'indicatore VU muoversi in sincronia con la musica. Abbiamo usato lo stesso approccio per ogni formato. Per i dischi vinile, puoi vedere la puntina precisamente da dove inizia il suono fino a dove finisce.
“Penso che il video di un piatto che gira sia davvero seducente,” dice Toshi, “e la qualità del Blu-ray è fenomenale. Posso vedere le impronte digitali di Neil, e la polvere che vola attorno alla stanza dove l'album suona.” 



Traduzione di Matteo ‘Painter’ Barbieri (originariamente apparsa su http://beatblog2.blogspot.it)