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giovedì 8 agosto 2013

Rolling Stone intervista Billy Talbot (2013)

Da dove stai chiamando?

Dal South Dakota. Intorno a me c'è la prateria. Dovunque volga lo sguardo, c'è erba.

Sembra bello. Pensi di essere una delle pochissime rockstar che vivono in South Dakota?
[Ride]
Non mi vedo come una rockstar, ma potrei anche dire che è così. Non conosco nessun altro che bazzichi questo posto.

Mi è piaciuto molto il tuo nuovo album. Non è quello che mi aspettavo da te, ma vorrei iniziare chiedendoti un po' della tua vita. Mi puoi raccontare, innanzitutto, della prima volta che hai conosciuto Neil Young?
Ci siamo incontrati a casa mia, la prima volta. Venne da me per via di una nostra amica, Autumn, che lo aveva portato nella stanza dove io e Danny [Whitten] stavamo suonando la chitarra. Lui ci ha fatto "Mr. Soul" ma non nel modo in cui era stata registrata dai Buffalo Springfield. Era in una chiave diversa, in Si, e la schitarrava. Pensai fosse figa. Poi sono andato a trovarlo a Laurel Canyon, dove viveva. Feci un giro là dove stava lui, aveva da poco registrato alcune cose con i Buffalo Springfield. Mi mostrò come usava la pedaliera per tenere una nota lunga anche quanto tutta una canzone. Poi un'altra ragazza, Robin Lane, lo riportò a casa nostra, e lì chiaccherammo e sicuramente suonammo un po'. Ho dimenticato esattamente cosa successe, ma in quel periodo registrammo il disco dei Rockets [prima dei Crazy Horse], e lui allora stava a Topanga Canyon. Gli facemmo sentire il disco e lui volle unirsi a noi in un'occasione nella quale suonammo al Whisky. Poi chiamò Ralph, Danny e me nella sua casa a Topanga per provare a suonare "Down By The River". Subito decise di registrare.

In quel momento voi avevate la vostra band. Non vi fu nessun'esitazione nel diventare la sua band spalla?
Non ne abbiamo mai veramente parlato. Siamo andati da lui e lui disse, "andiamo in studio e registriamo un po' di queste canzoni. Magari ci chiameremo Crazy Horse." Non parlò di noi come band di supporto o altre cose del genere. Disse solo che erano i Crazy Horse. Quindi noi quattro andammo in studio e registrammo. Alla fine, anche se non ricordo esattamente quando, disse che tutti, incluso il suo manager, volevano la band come Neil Young & Crazy Horse. Era abbastanza imbarazzato, ma a noi stava benissimo.

Il primo album ha davvero vinto la battaglia contro il tempo.
Sì, penso sia eccezionale. Penso vi sia anche un riflesso dei Rockets. Devo menzionare tutti quegli anni con me, Danny, Ralph, i fratelli Whitsell e Bobby Notkoff, nei quali facevamo lunghissime jam a uno, due, tre accordi. Qualche volta andavamo avanti per un'ora. Ci venivano naturali. Bobby faceva assoli al violino e George Whitsell alla chitarra ci dava alla grande. E così George Leroy. Danny, Ralph e io tenevamo alto il ritmo. Quando Neil ci convocò per "Down By The River" scivolare nello strumentale fu istintivo. Facemmo per istinto ciò che sapevamo, e andò avanti parecchio perché Danny, Ralph e io avevamo le nostre dinamiche naturali. Neil è un musicista molto emozionale, come lo era Bobby, quindi calzava a pennello con noi. Insieme era stupendo.

In molti, tra cui David Crosby, hanno criticato il vostro modo di suonare, sostenendo che non siete musicisti professionisti. Vi fa infuriare?

Non mi urta affatto. Anzi, mi piace.

Come mai?

Perché non ho mai voluto essere come qualcun altro. Ho sempre pensato che se sei semplicemente te stesso... Chi può dire chi sei fino a che non fai qualcosa per dimostrarlo? Quindi continui ad andare avanti. Non so quanto sia bizzarro suonare rock 'n roll a 70 anni, gente che ti dice che sei bravo come quando ne avevi 20 o 30. Non so se sia diverso, perché non ho mai vissuto prima d'ora. Soprattutto non mi sono mai aspettato di fare le cose che fanno gli altri.

David Crosby letteralmente ha detto: "il bassista dei Crazy Horse andrebbe abbattuto".
Sì, be'... [Ride] Scommetto che ha cambiato idea durante gli anni, qualche volta, su e giù... E magari quando l'ha detto dovevo veramente essere abbattuto, perché lui non è mica male.

Tornando a Everybody Knows This Is Nowhere, che cosa ricordi dell'incisione di "Cinnamon Girl"?

Ricordo che era una di quelle belle. Era veloce. La imparammo velocemente e la registrammo. Danny e Neil erano soliti accordarsi in toni più bassi, io mi adattavo alle modifiche e al riff che facevano loro, al modo in cui Neil lo aveva scritto. Andò bene, per me, nessun problema. Quando arrivò la strofa, la mia parte mi venne naturale. Adoro quando capita così. Quando passammo allo strumentale, era favoloso fare la strofa solo con gli strumenti. Aveva qualcosa che la rendeva bellissima, e la cogliemmo. La cosa che ricordo di più è che mi sentii davvero bene.

Saltiamo a Tonight's The Night. Che cosa ti ricordi di quella?

Era un intero album, non solo una canzone. Ricordo quando stavamo facendo tutta una serie di canzoni nuove sullo stesso tema di "Tonight's The Night", come "Open Up Your Tired Eyes" e altre del genere. Mi ha aperto gli occhi letteralmente sul modo in cui i dischi non devono essere fatti, cioè "impratichiamoci su questa canzone, sovraincidiamo alcune voci, mettiamo delle armonie..." Questo è un modo, ma Tonight's The Night non fu fatto così. C'era molto feeling e molta integrità. Vera integrità che finì tutta sul disco. Mi piaceva molto, l'integrità musicale.

La leggenda dice che eravate fatti e ubriachi per gran parte del tempo. E' vero?

Non credo sia del tutto vero. Il tour lo fu molto più delle sessions. Le registrazioni furono... alcuni momenti nell'arco di una settimana, più o meno, nei quali eravamo lì. Ci furono forse due o tre periodi di 4 o 5 giorni e poi avevamo terminato. Neil usò ciò che c'era lì. Ma eravamo relativamente sobri. Nessuno si era ubriacato, che io sappia, fumammo solo un po'. Forse c'era anche un po' di polvere bianca, a quei tempi, ma sarà stato di notte molto tardi, ma non ci spingevamo mai troppo a notte fonda. Il succo era già stato spremuto.

Molti fan lo ritengono il suo miglior disco. Sei d'accordo?
Di sicuro è uno dei miei preferiti, se non il mio preferito. Ma adoro la versione registrata di “Like A Hurricane” e penso che siamo stati fortunati a coglierla. Ti coinvolge e ti infiamma immediatamente. Attrae la tua attenzione.

Il tour di Tonight's The Night fu un periodo difficile? Facevate un set di canzoni per lo più inedite e in alcune serate ripetevate la stessa canzone anche tre volte.
Be', era la celebrazione di due vite che non erano più insieme a noi. Portarlo in giro fu come fare una veglia irlandese in tour. Piuttosto bizzarro, se ci pensi.

Comunque vi furono degli spettacoli molto intensi.
Sì, vero. E io c'ero dentro completamente. Io approvavo tutto ciò che c'era. Per fare il mio ultimo disco, On The Road To Spearfish, c'è voluta tutta la saggezza che ho accumulato negli anni. Come rendere grande una performance. Come registrare la vibrazione, il modo migliore per tirar fuori il meglio da tutti. E la lezione migliore, in questo senso, fu Tonight's The Night.

Passiamo a “Cortez The Killer”.
Recentemente l'ho riascoltata sull'album dopo 20 anni. Ho pensato fosse davvero una grande incisione. Una delle nostre migliori canzoni e tra quelle che preferiamo. Il momento in cui la attacchiamo, sul palco, è sempre un grande momento dello show. Poi diventa un piccolo mistero, il che è sconcertante. Dopo otto anni che non la suoniamo, è come se te lo ricordasse, “non mi suoni per otto anni e vuoi che sia sempre disponibile per te?” Per volere cosmico, quando la vogliamo non viene. Non siamo stati contenti finché l'ultima volta a Dublino non ne abbiamo discusso. Vale per molte altre. Più noi siamo uniti come persone, meglio è. In questo modo le cose funzionano. Riguardo alla registrazione, ricordo che fu un momento speciale per Poncho, Ralph, Neil e io. Lo stesso vale per le altre canzoni di Zuma. Di sicuro conosci la storia a proposito dell'interruzione del nastro perché la corrente andò via mentre registravamo. Non ce ne accorgemmo e continuammo a suonare. Perdemmo un verso, ma Neil disse che era un verso che si poteva perdere.

Morirei per sentirlo, quel verso, o almeno leggerne il testo.
Sì, be', ci sono parecchie cose che Neil ha fatto di cui nessuno sa nulla.

Passiamo a “Ramada Inn” da Psychedelic Pill. Mi piace veramente tanto, quella.
La ritengo una canzone a scoppio ritardato. L'abbiamo fatta una volta sola ed è quella sul disco. La abbiamo fatta dal vivo in tutti i concerti. Mi vengono in mente solo due occasioni nelle quali non è riuscita molto bene. Non è solo la canzone. È quando entriamo in queste parti strumentali tutti insieme. Neil suona in un certo modo, e serve la dinamica. L'emozione sale e scende. Quando dico che non è venuta bene due volte sulle 50 o 60 totali, intendo che non c'era l'insieme che avrebbe dovuto esserci.

La versione sul disco è quindi il primo take?
Sì. La registrazione è una delle versioni del pezzo. È buona e credo abbia l'insieme. Di fatto, quando l'ho sentita la prima volta ho pianto. La colpa è della canzone stessa, ciò che dice, il tema di cui tratta. Penso che l'abbiamo sviscerata bene. Probabilmente l'abbiamo resa spesso dal vivo anche meglio che sul disco.

Non preferiresti registrare i dischi dopo i tour in modo da avere più familiarità con le canzoni?
Ci penso, sì, ma ci sono gli album live. Comunque ci penso alle volte, anche se non sarebbe proprio come cogliere il... Quando suoniamo, catturiamo la canzone e la rendiamo reale. Poi possiamo uscire e proporla dal vivo. Sappiamo dove ci porta. E non facciamo mai le stesse parti strumentali due volte. Cambiamo sicuramente tante cose. Tante cose cambiano nel suonare una canzone per anni e anni. Fa parte della sua crescita.

E' una mossa intrepida quella di suonare così tante canzoni nuove in tour. "Walk Like A Giant" va avanti per 25 minuti, un terzo dei quali sono di feedback alla fine.
E' quello che facciamo. Siamo una rock 'n' roll band. C'è una certa tattica nell'essere una rock 'n' roll band. Ad esempio avere le palle.

Sarebbe facile suonare due ore con una o due canzoni nuove. E' quello che fanno molte altre band nella vostra posizione.
Quando eravamo in Australia stavamo nello stesso hotel dei Kiss. Abbiamo sentito uno di loro che diceva, "Il mio è il miglior concerto del mondo. Faccio le stesse 17 canzoni da 35 anni." Non ci troviamo molto d'accordo. Il nostro lavoro non è facile e non deve esserlo. Noi siamo sempre sull'orlo a cercare, esplorare i limiti di ciò che facciamo e di chi siamo, senza tregua. A un livello spirituale e cosmico, non per suonare come degli hippie, ma non suoniamo bene fino a che non siamo connessi per davvero, sull'orlo di tutto.

L'ultima data del tour è il 7 settembre in Virginia. Dopo sarà finita?
Penso di sì. Ci sono due concerti in Canada e uno in Virginia. E' in lista anche il Farm Aid ma non so se lì suoneremo.

Nella speranza che sia finita solo fino al prossimo album e tour.
Sì. Penso che ci sarà una prossima volta, ma chi lo sa. Davvero, non lo so. Se non succederà, OK. Abbiamo suonato molto in giro per il mondo e siamo andati fuori moda. Non me ne frega molto di andare fuori moda. Come dice Neil Young, "meglio bruciare subito che svanire lentamente".

Alcune serate sono state filmate. Ci sarà un film concerto, un album o qualcosa del genere?
Sicuramente. L'idea è di catturarlo per poter avere la possibilità di avere tutto questo.

Avrebbe senso partire da Rust Never Sleeps, poi Weld, poi Year Of The Horse e infine Alchemy.
Sì, lo avrebbe. Vedremo cosa succede. Ma credo proprio che succederà. Non ci penso per quanto riguarda me, ma penso solo agli show e al suonare. Sono concentrato su questo.

Spostiamoci sul tuo nuovo album solista. Hai detto di esserti ispirato all'ultimo disco di Warren Zevon.
Sì. Mia moglie e io lo ascoltavamo poco dopo che se n'era andato. Mi ha molto ispirato. Era così intimo e sincero. Sentivi la sua anima.

C'è un tema che porta avanti l'album?
Ha preso quella strada, anche se non me lo aspettavo. Le canzoni "On The Road To Spearfish", "Big Rain", "The Herd", "Cold Wind", "Runnin' Around" e "Miller Drive" mi sono uscite quando andavo nel Dakota con mia moglie. Guidavamo per il Montana e il Wyoming e passavamo per queste piccole città. Mia moglie viene da una piccola città del Nord Dakota. "Cold Wind" si riferisce a quella città. "Big Rain" parla del nostro ranch. "On The Road To Spearfish" viene dai viaggi verso casa.

E' un disco molto riflessivo, dolce. L'ho ascoltato a ripetizione. Mi aspettavo pezzi in stile "Welfare Mothers", e invece è tutt'altro.
L'idea è questa. Speravo che la gente lo apprezzasse abbastanza per percepire le cose. Non so se hai sentito Alive In The Spirit World, ma questo lo ritengo un secondo disco molto appropriato. La band è cresciuta e tutti e due i dischi rappresentano davvero ciò che sento in profondità.

Sembra che ci hai messo parecchio a fare questo.
Sì, ho iniziato a lavorarci nel 2005. Non riesco a essere produttivo come lo è Neil. Nel frattempo lui avrà fatto uscire cinque album. Noi non avevamo budget né aiuto da parte di nessuno, ma tutti e due i miei dischi alla fine sono usciti. Siamo andati lenti perché non avevamo un'etichetta e sapevo sarebbe stato difficile farli. A dirla tutta, non avevo tutti questi soldi da investire.

Andrai in tour?
Vorrei. Quando ho terminato con Neil e i Crazy Horse ho in progetto di fare qualcosa.


Come fan, la lunga pausa tra i tour di Neil Young e Crazy Horse risulta frustrante. Per te è frustrante il fatto che sia Neil a decidere quando registrare e quando andare in tour?
Penso sia nelle mani di Dio, e Neil non è Dio. La lunga pausa credo sia servita molto. Io ho fatto un disco che adoro. Inoltre l'assenza di Neil e i Crazy Horse ha fatto levitare i fan dappertutto. Credo sia una buona cosa.

E' notevole che stiate per entrare nei vostri 70 ma il vostro sound sia esattamente lo stesso.
E' notevole che siamo in salute e che siamo ancora qui a farlo.

Ralph ha 70 anni, ma la sua batteria è indistinguibile da quella di 40 anni fa.
Io direi che è persino migliore. Credo che suoniamo meglio di prima. Siamo cresciuti e abbiamo fatto progressi. David Crosby potrebbe persino apprezzare alcune mie parti di basso ora. Inoltre, i fan ci adorano. Noi ci piacciamo. Tutta la gente che ci adora si mette insieme e non gliene può fregare di cosa pensa qualche singolo individuo, soprattutto quelli che hanno interessi di parte. Io non direi mai niente di denigratorio su un'altra band, soprattutto una in cui suona Neil, perché è troppo difficile essere obiettivi.

Dev'essere divertente suonare un pezzo come "Powderfinger" e vedere il pubblico che diventa matto.
Sì, è grandioso. Ho iniziato questo viaggio a 16 anni quando ho lasciato New York. Ci pensavo già dai 14 anni. Sono andato in California e per tutto il tempo sono stato impegnato in una ricerca. Ralph e io abbiamo iniziato a suonare e cantare insieme due anni dopo, e per i 50 successivi lo abbiamo sempre fatto in una certa maniera. Come sezione ritmica, si può dire che abbiamo il rispetto di tutto il mondo. Ci sono poche sezioni ritmiche rimaste le stesse in tutta la storia del rock, e noi siamo una di queste. E' una gran soddisfazione. Il fatto che siamo in una band e abbiamo il nostro sound unico, è la cosa più soddisfacente. Io compierò 70 anni a ottobre. Mia moglie li ha appena compiuti. Viviamo ancora le nostre vite e io riesco ancora a pensare in modo creativo. Penso alla prossima canzone. Proprio adesso ho delle canzoni nel mio fienile.

Hai mai pensato di scrivere un libro? Sicuramente la tua vita è stata epica e gran parte delle cose la gente non le conosce.
No. Penso che lascerò che siano le canzoni e quel paio di interviste a dire tutto. Ho scritto una canzone, di cui ancora non so il titolo, che parla di qunado ho lasciato New York e ho incontrato Danny e Ralph e poi Neil, e poi della morte di Danny e dell'arrivo di Poncho. Ho scritto quella canzone, ma non è un libro. Ce ne sono abbastanza di libri sulle vite di tizi del rock 'n' roll.

A me è piaciuto molto il libro di Neil.
Sì, pure a me. Il suo stile di scrittura è spassoso. Leggo molti libri e ho trovato il suo stile davvero interessante. La miglior parola per descriverlo è "innocente".

Ti importa che il tuo nome non sia conosciuto? Tutti sanno chi sono i Crazy Horse ma non tutti sanno i nomi dei musicisti. Ti ha mai dato fastidio?
No. E' una cosa positiva. La cosa importante è la musica e la band. Per i nomi individuali è come per i 1927 Yankees. Alcuni ne conoscono un po', ma è la squadra a essere famosa. Non che ci stia paragonando ai 1927 Yankees perché, Gesù, ci siamo lontani. Ma sono felice di come le cose sono andate. Ci penserà la storia, che si scrive da sola. Io non sarò più vivo, quindi non mi sfiora.

Tu no, ma credo che tra mille anni la gente ascolterà ancora "Down By The River".
Bene. E' questo che voglio che duri per sempre. Se uno vuole chiedersi chi è che suona il basso, scoprire il mio nome e le parti che faccio, grande. Ma tutto il disco in sé stesso, il fatto che Neil decolli con la chitarra, e Danny... E' di questo che sono fiero. E' questo che mi rende felice. E' questo ciò per cui voglio essere conosciuto, come parte di. Non importa se è Billy Talbot. Conta solo la musica.

Andy Greene, Rolling Stone
traduzione di Matteo 'Painter' Barbieri