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domenica 7 febbraio 2016

The Oral History: Are You Passionate?, 2002


A proposito del titolo del tuo album, cos’è che ti continua ad appassionare alla vita e al lavoro attraverso gli anni?
Young:
Sono nato in questo modo. Non è mai stato un problema per me. L’unica cosa che faccio per fare in modo di continuare, e che se devo cambiare qualcosa la cambio. Molta gente non fa cambiamenti, per la loro concezione di lealtà. […] Ma se sei su una strada e c’è un bivio, e sai da che parte andare e sai che c’è qualcosa che ti frena… Voglio dire, se sei sulla tua strada della vita, la devi seguire. E questo significa fare dei cambiamenti quando non è facile restarci, ma in definitiva ciò ti fa sopravvivere, credo. E ti fa continuare ad essere occupato con le tue cose e andare avanti. Picasso dipingeva ancora a – quanti? – 80, 90 anni? Quindi cosa c’è che possa stoppare qualcuno dall’andare avanti a fare la stessa cosa, così a lungo dal non distrarsi? [1]

Ma da cosa sei partito? Da queste domande che ti poni nei testi delle canzoni, o dall’idea di fare un album vecchio stile r&b con Booker T & the MGs?
Young:
Be’, questo disco funziona davvero bene e ne sono orgoglioso. Mi piace davvero come ogni cosa suona. Ma in effetti, ho iniziato a scrivere queste canzoni durante le session con i Crazy Horse che hanno preceduto questo disco. Quattro o cinque delle canzoni furono scritte con i Crazy Horse, e poi si solo evolute. E quando ho iniziato a registrare con Booker e Duck e Steve e Poncho, tutto si è evoluto, e le canzoni sono ritornate ed erano come dovevano davvero essere. Tutti uniti in un modo più facile di quanto puoi pensare – ho solo lasciato andare, lasciato che accadesse. Sapevo cosa mi faceva sentire bene, e sapevo di voler suonare la mia chitarra più come un sassofono, questa volta. E mi sono sentito come un fiato mentre suonavo la chitarra. [1]

Sei entrato nel sound classico di Steve Cropper molto bene.
Young:
Be’, quando il sound chiama per una certa cosa, è un sound classico che è stato definito e ri-definito lungo gli anni, quindi è come suonare i classici. Semplicemente vai lì, ed ecco la compagnia con cui sei, e questo fa accadere tutto il resto delle cose. Suoni nel modo in cui senti. La mia storia e la mia educazione musicale hanno contribuito a tutti gli ingredienti che uso nella musica. Sono stato sempre un fan del blues e del rhythm & blues sin dai primi tempi – era la prima musica che ascoltavo. Amavo ascoltare una stazione radio di Chicago quando avevo dieci anni. [...] Quindi, sai, il salto nel suonare con Booker T and the MGs è… insomma, adoro tutti i loro dischi. [1]

Nella canzone “Differently” parli delle cose che potevi fare diversamente nel corso degli anni. Cosa cambieresti, se potessi?
Young:
Hmmmm. Non abbiamo abbastanza tempo per dirle tutte! No, sono felice della strada che ho scelto. Non tutte le opportunità sono state gestite correttamente, vorrei che potessero esserci stati meno danni, ma non riesco a vedere niente che avrei fatto diversamente una seconda volta. [1]

Come hai detto in “When I Hold You In My Arms”, “ti devi reggere a qualcosa in questa vita”. E intendi l’amore della famiglia che è il tuo centro in questi tempi turbolenti.
Young:
Sì, è così, e lo puoi vedere dappertutto, in ogni circostanza. Hai visto Black Hawk Down? C’è una scena a metà, un combattimento che è orribile, la più grossa sfiga che puoi aspettarti. E mentre questi missili volano su e giù per la strada, gli elicotteri cadono e i carrarmati devastano tutto, e i ragazzi con le mitragliatrici sul retro delle jeep, nel bel mezzo vedi aggirarsi questa persona anziana, camminare in mezzo agli spari e ai ragazzi feriti a morte. La persona è totalmente sotto shock, non sa quel che fa. Per quella persona, la cosa naturale che fa è reggersi a qualcuno che ama, solo tenersi stretto. E penso sia proprio lì, penso sia in tutti noi. E alcune delle cose che ho visto poi in altri film, non si potrebbero mettere nel mondo in cui siamo ora, mettere insieme queste immagini con quanto accade? È abbastanza terrorizzante. [1]

A proposito di “You’re My Girl”
Parla di tua figlia, giusto?
Young:
Sì. Va al college. Ma non si sta dimenticando di me. [1]

A proposito di “Let’s Roll”
Giudicando dalla tua canzone “Let’s Roll”, sei molto afflitto dalla tragedia del volo 93, forse ancor più di quanto pensasti subito.
Young:
Ovviamente, guardando tutto ciò che la tv ha rivelato, faccio ciò che fanno tutti. Poi ho sentito la moglie di uno dei passeggeri – Lisa Beamer – parlare della telefonata che suo marito aveva fatto all’operatore, dicendo ‘let’s roll’. E parlava di come lui usasse quell’espressione con i bambini quando uscivano per fare qualcosa, quando avevano un lavoro da fare. È una cosa così intensa, un atto eroico e leggendario quello che hanno fatto quelle persone. Senza promesse di ricompensa, niente se non sapere di fare la cosa giusta. E senza avere la possibilità di pensarci o organizzarsi o niente – solo una reazione che è stata eroica e che è costata loro la vita. Che altro puoi dire? Era così ovvio che qualcuno doveva scriverci qualcosa o farne qualcosa.
Ho pensato, ‘be’ ci saranno dieci canzoni chiamate “Let’s Roll” tra una settimana’. Quindi mi sono detto, ‘No, lo lascerò a qualcun altro. Non voglio essere opportunistico, sono sicuro ci saranno altre due o tre canzoni chiamate “Let’s Roll” immediatamente.’ Perché era un’immagine così grandiosa – tutta la storia dell’eroismo dei passeggeri del volo 93. Penso sia una storia leggendaria che deve attraversare le epoche – senza mai essere dimenticata. Quindi fui veramente sorpreso quando non sentii alcuna canzone. E ho pensato ‘Posso sentire questa canzone nella mia testa, nessun’altro l’ha scritta mentre pensavo che lo avrebbero fatto’. Quindi l’ho semplicemente fatto. Non potevo più fermarla. [1]
Sarà male interpretata. L'ho scritta perché la storia mi colpì, un atto di eroismo così incredibilmente puro. Ma sarà male interpretata. [2]

Fonti:
[1] Pulse Magazine 2002
[2] The Guardian 2007