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Neil Young + Promise Of The Real - Paradox

L'ultimo esperimento è un "pastiche" cinematografico surreal-western a base ecologista, più relativo soundtrack che mischia brani live, jam, cover e strumentali.

sabato 25 giugno 2016

Earth: recensioni internazionali


[…] Earth documenta il Rebel Content Tour, ma va puntualizzato che è ricco di sovrancisioni, migliorie delle intonazioni e, soprattutto, canzoni sottolineate da suoni di animali. Incontrerete un esercito di rane che gracida al termine di “Mother Earth”, uno stormo di oche che starnazzano durante “Country Home” e uno sciame di api che ronzano entusiaste nelle pause di “People Want To Hear About Love”. Il risultato pone Young tra Re Lear e David Attenborough: un patriarca esigente e instabile, audace sostenitore del mondo naturale, i cui amati paesaggi vengono via via erosi dai dogmi del mercato.
Da un punto di vista critico, il Rebel Content Tour ha visto uno Young rinvigorito dalla flessibilità dei suoi nuovi pupilli, i quali gli hanno permesso di estrarre dal cilindro parecchi pezzi rari, tra cui “Alabama”, “Here We Are In The Years” e “Time Fades Away”. Diversi, come “Vampire Blues”, non venivano suonati dai primi anni 70. Alcuni di essi sono nella tracklist dell'album. Earth si basa, seppur vagamente, sulla tematica dell'ambiente che si sviluppa lungo tutta la carriera di Young, dagli anni 70 a oggi, fornendo unità a canzoni prese qua e là tra i decenni. “Vampire Blues” è un assalto all'industria petrolifera, “Country Home” celebra i piaceri della vita in campagna, mentre l'onirica parabola fantascientifica “After The Gold Rush” profetizza il disastro ambientale. Anche “Hippie Dream” (una frecciata a Crosby) prima evoca un'epoca bucolica “quando il fiume era grosso e l'acqua scorreva veloce”, poi tira fuori gli artigli parlando di “stanze piene di etere e uncini per la carne”.
Ascoltare d'un fiato “Western Hero”, “Hippie Dream”, “Vampire Blues” e “Human Highway” - i pezzi più profondi – è da brividi. I Promise Of The Real sono rispettosi degli originali senza essere eccessivamente devoti, contribuendo con agilità e muscoli alle canzoni. Su “Wolf Moon” ricordano il folk degli Stray Gators mentre su “People Want To Hear About Love” si lanciano a testa bassa in rauche cavalcate stile Crazy Horse. Young è felice di lasciar sgranocchiare degli scoiattoli su “Vampire Blues” e aggiusta l'intonazione dei cori dietro “Western Hero” in modo palesemente evidente. È possibile che Young usi l'auto-tune come metafora della modificazione genetica, sottolineando così il suo messaggio.
Young ha già fatto in passato cose come questa – anche Rust Never Sleeps fu largamente sovrainciso rispetto agli show originali alla Boarding House di San Francisco […]. Gioca con gli effetti come un bambino a Natale. Specialmente su “Big Box”, dove l'apice di forte feedback offre spazio per uccelli, clacson, bestiame, vento e fuoco – circa gli ultimi 30 secondi. […] Potreste chiedervi perché Young ha combinato così alcune delle sue canzoni più amate. […] È il mondo di Neil, dobbiamo viverci dentro. Il set termina con una propulsiva “Love And Only Love” da 28 minuti. A un certo punto la canzone scende su delicati toni ambient, per poi crescere in ondate di feedback che ricordano la devastante coda di “Walk Like A Giant”. L'abilità mostrata dai Promise Of The Real in questo disco tacitamente fa sorgere il dubbio che Young non abbia proprio bisogno di richiamare la sua vecchia e fedele band, i Crazy Horse. Questa veste più giovane e vivace potrà non avere l'iconica importanza dei Crazy Horse ma consente a Young di spaziare molto più in largo. […]
Voto 7 - Uncut

[…] La musica e il modo in cui i suoni della natura sono mescolati con essa parla da sé, non richiede nessuna spiegazione. Gli effetti e l'enfasi non sono in alcun modo sgradevoli e dimostrano eloquentemente che in natura ogni cosa è interconnessa e niente è separato. […] Se siete stati fortunati nel vedere Young e i POTR durante l'ultimo tour, non c'è bisogno di dire quanto fosse eccellente la musica. Copriva l'intera gamma tra l'etereo e il rovente. Per i fan dei suoi lavori acustici, qui le vecchie canzoni come “After The Gold Rush” e “Human Highway” sono migliori di qualsiasi altra versione. Le canzoni di The Monsanto Years come “Wolf Moon” e “People Want To Hear About Love” suonano molto meglio dal vivo che non nell'album studio. I fan più accaniti adoreranno la rarissima “Vampire Blues” e l'esplosiva “Love and Only Love”, 28 minuti che sono l'apice di Earth. […]
Earth è un avvincente ed equilibrato album che brilla di luce propria. Dall'inizio alla fine è audace, senza compromessi, variopinto e bellissimo. Come i paesaggi di cui canta, Earth è come una nodosa vecchia quercia destinata a durare.
Voto 8,8/10 - Paste Magazine

Madre Terra non è solo un'eroina per Neil Young, qui, è anche uno strumento musicale. Registrate dal vivo l'anno scorso con il giovane sangue della sua attuale band, le 13 canzoni - pescate dalla sezione ecologia della biblioteca di Young - sono arricchite da cori luminosi, potenza chitarristica extra e il plauso di bestiame, tacchini, insetti e corvi. Ci sono anche tuoni e pioggia battente che annunciano vendetta. Come canta Young in “Mother Earth (Natural Anthem)” da Ragged Glory (1990), “quanto a lungo potrai dare senza mai ricevere?”
Earth include canzoni lontane come “After the Gold Rush” (1970) e “Vampire Blues” (1974, On The Beach). Ma queste performance sono anche più intense, in termini di significato e forza, rispetto al materiale-manifesto di The Monsanto Years (2015). Le giubilanti divagazioni elettriche di “Hippie Dream” e “Big Box” suonano a metà tra il live Weld (1991), un Farm Aid e l'ardore di Freedom. Anatre e oche che applaudono dopo la pazzesca mezz'ora di “Love And Only Love” sono il modo di Young per ricordarci che la natura stessa è musica - il silenzio non è contemplato.
voto 4/5 - Rolling Stone

[…] Earth non è un album live. Per essere registrato in tour ed essere una collezione di canzoni che mettono in guardia sull'alimentazione, c'è poco di naturale od organico in Earth. Diventa chiaro appena si ascolta la traccia tre, una versione jammata della title track di The Monsanto Years, che presenta suoni di animali, cori e aggiustamenti alla voce di Young fieramente sovraincisi, proprio quando lui canta una strofa a proposito di trovare OGM nel proprio cibo. Un po' esagerato? Oh Dio, sì. Ma sembra anche che Young, per la prima volta da un po' di tempo – forse dall'esageratissimo video di This Note's For You – punti proprio alla battuta.
A proposito di battute, parliamo dei suoni degli animali. È stato uno dei punti su cui Young ha insistito durante la promozione del disco […]. A un certo punto non si fa neanche più caso ai corvi e alle rane che rumoreggiano insieme all'applauso del pubblico, occasionalmente (e, pare, arbitrariamente) alla fine di alcuni brani. Per la maggior parte gli animali sono inoffensivi. Sì, non abbiamo mai avuto bisogno di sentire i galli che cantano per immaginare dove si svolge “Country Home”, ma comunque non sono spiacevoli. Quello che attrae l'attenzione è il verso di un animale usato come effetto ritmico, puntualizzare la batteria a suon di corvi gracidanti e mucche muggenti, come se Young avesse noleggiato la tastiera di Ross di Friends. Senza questi, l'album sarebbe stato migliore.
D'altra parte Earth poteva essere un disastro – e a tratti ci va molto vicino. Come la fantascienza "on the road" di Trans o la rock-opera "southern gotic" di Greendale, o come Pono, diavolo, è un progetto così cocciuto da essere poco fruibile a chiunque altro. Qualche volta comunque la resa funziona. Il sciocco, poco orecchiabile botta-e-risposta della nuova canzone “Seed Justice” (quando dico “Combattete per le fattorie e la terra nella buona vecchia maniera”, voi dite “Erano qui dall'alba dei tempi!”) probabilmente non scalzerà via “Like a Hurricane” dalla nostra top 10. Ma il materiale di Monsanto suona molto bene, con “Big Box” che si avvicina all'epicità incendiaria che Young deve essersi immaginato mentre la scarabocchiava su un tovagliolo, sgranocchiando Pirate's Booty e guardando la CNN.
Il nuovo materiale si staglia anche perché Young ha evitato quasi del tutto di includere i brani più riconoscibili del suo lavoro, preferendo invece inserire brani da Sleeps With Angels (1994), Landing On Water (1986) e l'adorato, ma raramente eseguito, On the Beach (1974, parte della Ditch Trilogy). È agli antipodi di un greatest hits, e per un ascoltatore casuale suonerà esattamente come un nuovo album di Neil Young. Sebbene non rappresenti il respiro e la bellezza della musica di Young, Earth serve un diverso scopo, anche più ammirevole.
Il disco ruota su un tema e illustra la dedizione di un'intera carriera verso le tematiche ambientali, dall'avvilente riflessione di “Human Highway” (1978) fino al brano dell'anno scorso “People Want To Hear About Love”. Idee che fanno parte della sua musica da sempre. Quando “After The Gold Rush” fa la sua apparizione al centro dell'album, sembra una canzone attuale (e non solo perché Young ha aggiornato un verso riferendosi a “Madre Natura in fuga nel ventunesimo secolo”). Come disco, Earth è sorprendentemente bilanciato e ben concepito.
Ovviamente il credito va alla sostanza tematica presente nel songwriting di Young, ma anche ai Promise Of The Real, la sua attuale band di supporto guidata dai figli di Willie Nelson, Lukas e Mika. Dopo la loro timida, non molto distintiva performance in The Monsanto Years, ora sono caduti del tutto nel groove, consentendo a Young di suonare più rilassato e spensierato che mai. La sua voce si tende come un elastico sul loro lento e demoniaco shuffle in “Vampire Blues” - una performance racchiusa comicamente in circa 30 secondi di applausi in loop (e il sibilare di insetti). In canzoni come queste, la chimica tra Neil e la band rende Earth un ascolto strano, divertente e soddisfacente, persino quando sfocia nel pontificante o nell'assurdo. Non sarà uno dei lavori migliori di Young, ma Earth ha qualcosa che gli altri dischi di Young da un po' non avevano: è un disco su cui ha speso tempo e attenzione.
Voto 6,5 - Pitchfork


Altre recensioni in breve: [in aggiornamento!]

Da un punto di vista musicale le canzoni sono impressionanti. Young, che non è tra i cantanti più dinamici, qui è notevolmente espressivo.
Voto 8/10 - Blurt Magazine

Subito è disorientante, poi via via – lungo i 90 minuti di durata – diventa ipnotico, rilassante e non tanto distante dalle “installazioni sonore” di Laurie Anderson o Brian Eno.
Voto 7/10 - Classic Rock Magazine

Voto 7/10 - Allmusic
 
Voto 6.7/10 - Entertainment Weekly

Voto 6/10 - American Songwriter