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giovedì 22 febbraio 2018

The Oral History: Comes A Time (1978)


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Neil Young: Gran parte di Comes A Time la feci da solo in Florida, con questi ragazzini che stavano avviando uno studio di registrazione – Triad. Era bello. Lavoravamo al pomeriggio per tre o quattro ore, poi tornavamo a casa. Tutto durante il giorno. Chitarre acustiche. Mettevo giù le basi poi facevo sovraincisioni, tutto io. Usai le mie chitarre acustiche, provai diverse cose. Registrai tutta quella roba, “Lost In Space”, “Pocahontas”, “Human Highway”, “Goin' Back”. Pensavo a un disco solista all'inizio, poi andai alla Warner […]. Mo [Ostin] disse, “ci piace, ma se non hai fretta, perché non vedi se riesci a metterci un po' di ritmica? Ci piacerebbe che suonassi con una band. Se non ti piace, fa lo stesso. Ma prova.” Mo non dava mai suggerimenti, e quella volta lo diede. Quindi mi diede qualcosa da fare. Dissi, “sembra divertente, ci proverò – andrò a Nashville, li farò suonare tutti insieme.” Quindi ci furono tutti questi musicisti a suonare sopra le tracce fatte da me. […] A un certo momento pensai che le sovraincisioni funzionavano, specialmente su una canzone, “Goin' Back”.
[…] È il primo disco dove io appaio in copertina sorridendo al pubblico. [1]
Stavo andando in una direzione precisa e poi dovetti andare in tutt’altra, opposta, solo per una questione di pubblicazione. La mia carriera è costruita attorno a una struttura che semplicemente si ripete più volte. Non ci sono sorprese per questo. I miei cambiamenti sono facili da prevedere come il sole che sale e scende. [2]
[…] Doveva uscire un anno fa ma è stato bloccato per problemi di stampa. Lo sento alla radio e sembra bello... Ma adesso sono da qualche altra parte e questo è il rock 'n' roll. [3]

Stavo pensando a un altro episodio nel quale non eri soddisfatto del suono – quella vicenda di quando hai comprato 200.000 copie pubblicate di Comes A Time per distruggerle, nel 1978.
Young:
Oh, quello fu per via di un errore di mastering. Il nastro venne danneggiato durante il trasporto in aeroporto o qualcosa del genere. Dovetti tornare indietro e usare una copia del master – era una copia ma suonava meglio dell'originale. [Con i vinili] ci ho fatto il tetto del mio fienile. Li ho usati come tegole. [4]

Nicolette Larson: Neil e io avemmo una breve relazione, probabilmente niente di più di ciò che capita in un film quando un uomo di spicco e una donna di spicco si imbattono l'uno nell'altra. Cantavamo molto bene insieme. Lui non era molto coinvolto, e io stavo uscendo da una relazione. Qualunque cosa sia stata, entro Natale era finita. [1]

Young: È una ragazza simpatica. Ma io tagliai la corda da quella relazione. Io arrivo a un certo punto, nelle cose, per cui devo lasciare. O lasciare o fare in modo che qualcun altro lasci. [1]

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A proposito di “Comes A Time”
Young:
Una delle mie registrazioni preferite in assoluto è la canzone “Comes A Time” perché ha proprio un gran feeling. La canzone e la performance sono totalmente in armonia. Il cantato di Nicolette è bellissimo. Riesco a rivedere tutte quelle immagini. Quella volta sono andato più vicino che mai alla registrazione perfetta. Karl Himmel tirò fuori un groove di batteria eccezionale e la band era un tutt'uno. Karl ha la capaità di saper suonare due groove insieme, cosa che non ho mai sentito nessun altro fare così bene. È un musicista assolutamente eccezionale. Chuck Cochran fece gli arrangiamenti orchestrali. Rufus Thibodeaux suonava il violino. JJ Cale la chitarra. Ben Keith la steel. Spooner Oldham il piano. C'era una sezione di chitarre ritmiche con sei grandi chitarristi che suonavano tutti delle vecchie Martin acustiche. Suonavano tutti ed era il Wall Of Sound in versione country, la Gone With The Wind Orchestra. Che sound! Poco tempo dopo, ero così esaltato da quell'orchestra che feci un concerto gratuito a Miami. Ci portai tutto il gruppo, suonammo, ma non registrammo. Non posso crederci. Dev'essere stata l'unica cosa che non ho registrato di quello che ho fatto. A quello show suonai “Sweet Home Alabama” e la gente se ne innamorò. […] Però registrammo una prova alla Musicians Union Hall a Nashville, e ho un nastro di quella registrazione fatta con un microfono d'ambiente per gli archivi. Fu un momento aureo. [6]

A proposito di “Goin' Back”
Young:
Fu originariamente incisa ai Triad [Studios]. Feci tutte le chitarre da solo e poi a Nashville ci misi il resto – ad esempio Nicolette. È una delle mie incisioni preferite. È funky. Non che sia tecnicamente favolosa, questo no. Il sound è leggermente farraginoso. C'è un feeling così perfetto. Avevano feeling anche le versioni pulite acustiche. C'è proprio qualcosa di me, in quella registrazione. Racconta una storia - “Goin' Back” è come un residuo dei Sessanta. Non c'è dove andare, dove stare, niente da fare. Puoi andare dove ti pare... [1]
Ben Keith: Fu una grande session. Ogni cosa dal vivo. C'erano tipo trentacinque persone nello studio – percussionisti, timpani, archi, al completo. […] [Nicolette Larson] seguì perfettamente Neil. È la miglior cantante armonica che io abbia mai sentito. [1]
Larson: Cantavamo nello stesso microfono. Potevo guardare i suoi occhi e seguirlo, e questa è l'unica prova che vuole. Neil vuole che tu gli legga nella mente. [1]

A proposito di “Lotta Love”
Larson:
Andai a trovare Neil al ranch, facevamo un giro su un pickup e c'era un'audiocassetta sul pavimento. La presi, soffiai via la polvere e la misi nella radio e uscì “Lotta Love”. Mi disse che l'aveva scritta sulla barca perché il suo equipaggio aveva ascoltato per tre mesi “Rumours” dei Fleetwood Mac. Io dissi, “Neil è una canzone bellissima”. Lui disse, “se la vuoi è tua”. [1]

A proposito di “Motorcycle Mama”
Roger Katz:
Neil è veramente buffo con le donne. Gli piacciono le donne nostrane, le “motorcycle mama”. Ecco il suo tipo. Le regine dei bar, come nelle sue canzoni. […] Preferisce una cameriera a una donna appariscente. [1]

A proposito di “Look Out For My Love”
Young:
Una delle canzoni che registrammo al ranch durante quel periodo [il 1975] si intitolata “Look Out For My Love”. Avemmo parecchi problemi a farla funzionare e XXX. Erano le quattro o le cinque del mattino e la stavamo ancora facendo. Probabilmente era la cocaina a tenerci svegli, altrimenti avremmo lasciato perdere. Fu durante l'introduzione del pezzo che la porta dello studio si aprì e Ellen Talbot, la moglie di Johnny, entrò ballando lentamente e calandosi i jeans, mostrandoci tutto il suo culo. Be', quel take riuscì! Ci svegliò e alla fine ottenemmo il brano. [5]

Frank "Poncho" Sampedro: Fu una maratona. C'erano ragazze che ci preparavano caffè messicani. Restammo alzati tutta la notte senza riuscire a suonarla completamente – sempre un pezzo alla volta. Continuavamo a sballare sempre di più. […] La registrammo quando cominciammo a scendere. Eravamo nel posto giusto per farla. […] Attaccammo alle sei di sera e finimmo alle sei del mattino dopo – l'unico pezzo dei Crazy Horse su cui abbiamo lavorato tutta la notte. Take dopo take. [1]

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Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Mojo Magazine 1995
[3] Rolling Stone 1979
[4] Rolling Stone 2014
[5] Neil Young “Special Deluxe” (2014)
[6] Neil Young “Il Sogno di un Hippie” (2013)