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martedì 18 febbraio 2014

"La musica è la mia salvezza". Interviste a David Crosby (pt.2)


E' curioso: quando hai iniziato andavano di moda i singoli. Poi è venuta l'epoca degli album, e ora siamo tornati ai singoli.
In effetti, credo che ora stiamo andando verso un territorio totalmente inesplorato. Abbiamo pensato se far uscire una, due o tre canzoni inizialmente, a circa un mese l'una dall'altra. Penso sia uno scenario plausibile. Il problema, ed è il motivo per cui abbiamo deciso di non farlo, è che quando fai la riunione con la major hai una sola possibilità - non puoi tornare sui tuoi passi. Ecco perché non lo abbiamo fatto, ma ci abbiamo pensato seriamente. E, lo sai, io non ho problemi a rompere le regole. [Ride] Sono fatte per essere rotte. Ma credo che le mie nuove canzoni funzionino bene tutte insieme, come piece. Se ascolti l'intero album, tutto assume un senso, ogni canzone si aggancia alla successiva.

Hai registrato alcuni album in periodi davvero difficili. Dejà Vu per esempio è nato in un momento molto agitato.
Oh sì, il peggiore.

Ora ho la sensazione che tu viva felicemente. [Crosby sogghigna.] E' difficile scrivere se sei contento? Pensi che il conflitto renda migliore l'arte?
No, no. Non direi. Il conflitto, a mio avviso, non sempre conduce all'arte. Può farlo, ma nel lungo termine, secondo me, è fallimentare. Quando abbiamo registrato Dejà Vu, per esempio, non eravamo in conflitto tra di noi. Io avevo perso la mia ragazza [Christine Hinton, uccisa in un incidente d'auto]. Ero parecchio incasinato. Qualche volta arrivavo in studio, mi sedevo sul pavimento e piangevo. Gli altri avevano difficoltà ad affrontare tutto ciò - quindi anche affrontare me. La salvezza è stata la musica. Mi ha tenuto insieme, ci ha tenuti insieme, dandoci quello che i francesi chiamano la raison d'être. Avevo bisogno di un motivo per continuare a vivere, ed era quello - la musica. Dopo Dejà Vu, lo studio era l'unico posto dove mi sentivo a mio agio, quindi ci sono rimasto. Avevo molte canzoni, quindi ho registrato If I Could Only Remember My Name.

Oggi registrare un album è molto diverso da allora. Cosa ti manca di quei giorni? La velocità? Lo studio?
Be', oggi è diverso - questo è sicuro. Mi piace la tecnologia che abbiamo a disposizione oggi perché ti dà molte possibilità. Per esempio, non avremmo mai potuto realizzare questo disco, un tempo, senza soldi. Ci sono state un paio di tracking sessions, siamo stati ai Groove Masters, ma era come un supermercato. E se mio figlio non avesse avuto uno studio - ha trasformato il garage in uno studio di alto livello - se non avesse avuto Pro Tools o Logic... Penso che abbiamo usato Logic perché siamo persone da Apple... senza tutto ciò non avremmo potuto fare l'album. Non potevamo permetterci uno studio. Inoltre, non volevo avere un prestito da parte di una casa discografica, che è essenzialmente ciò che si faceva un tempo. Loro agiscono come una banca: ti anticipano i soldi e poi ti chiedono il 300% degli interessi. Non volevamo imboccare quella strada. Non riesco ancora a credere che ce l'abbiamo fatta. Al termine, ci siamo guardati e ci siamo detti, "wow, l'abbiamo fatto - e suona fantastico!"

Come è arrivato Mark Knopfler su "What's Broken"?
Sai, è la generosità degli amici. Un mio grande amico, Adolfo Galli, è un promoter italiano - il migliore, in effetti. Lavora anche con Mark, là. Quindi ha detto al manager di Mark [con accento italiano]: "sai, è David Crosby, è bravo. Penso che possa essere bello per lui e Mark fare qualcosa insieme". Ho parlato con il manager, che mi ha detto che Mark non fa questo genere di cose, registrare con altra gente. Ma io ho detto, "posso semplicemente mandargli una canzone, per sapere cosa ne pensa Mark? Perché per me sarebbe un grande onore fare musica con lui, lo adoro!".

Gli hai dato pareri o indicazioni su cosa volevi da lui?
Nulla. Gli ho mandato la canzone e i miei pensieri fluttuavano in aria. Ho cercato di non pregiudicare la situazione - non puoi far piacere qualcosa a qualcuno. Nash e io siamo una sorta di professionisti nelle armonie vocali - la gente ci chiede di farlo continuamente. Ti potrei elencare 10 dei dischi di punta degli ultimi due anni su cui abbiamo collaborato. E ci piace farlo perché siamo bravi e amiamo la musica. Ma non lo facciamo se non sentiamo prima la canzone e vediamo se vale la pena. Ed è solo per gli amici - di solito, per gli amici. Intendo dire che persino per uno come David Gilmour, che di certo è di prima classe, prima vogliamo sentire la canzone - e lui lo sa. Quindi ascoltiamo e diciamo, "sì, lo facciamo. La mettiamo qui, proprio qui. Oooh, sì, so esattamente cosa fare!". E poi inizia il botta e risposta. Ecco come funziona agli alti livelli. Con la mia canzone, ho avuto risposta da Mark che mi ha detto, "Sì, è una bellissima canzone. Lo potrei fare". E ci ha rispedito indietro quello che senti nel disco. Non si tratta solo del fatto che è un eccezionale chitarrista, è un signor musicista nell'arte di fare un disco. Capisce pro e contro delle cose, come dare le giuste vibrazioni, e tutte queste cose. Lui sa! E' davvero molto, molto bravo. Mi ha dato molto - e neanche lo conosco. Lo ha fatto per via della musica. E' un livello più alto. E' così che funziona. Il risultato è un grande pezzo musicale.

"Holding On To Nothing" è così scarna - essenzialmente la tua voce, una chitarra e la tromba di Wynton Marsalis. Era così che la sentivi mentre la scrivevi?
Sì. E' probabilmente la mia miglior performance vocale sul disco. E' venuta in modo meraviglioso. C'è un poeta che lavora in una libreria della città in cui vivo - un uomo davvero forte che si chiama Sterling Price. Spedisce le sue poesie agli amici. Qualche volta sono della dimensione di un haiku, qualche volta sono più lunghe. Ne ho letto uno e ho detto, "Sterling, questo suona come il primo verso di una canzone. Me ne puoi scrivere un altro? Stessa dimensione, stesso schema di rime?" Me ne ha mandato un altro, ed era bello. Ho detto, "Ne hai un altro?" Lui: "Non saprei". "Be', sai che cos'è un ritornello? Ora te lo mostro - ecco come funziona". E così è nata la canzone. Lui ha scritto il ritornello e un altro verso, e io ho creato la musica su quelli. L'ho cantata ed era ottima. L'ho suonata a Sterling, che è scoppiato in lacrime - non aveva mai scritto una canzone prima. Poi l'ho mandata a Wynton, e come Mark Knopfler ha detto: "Oh sì, potrei fare qualcosa su questo brano". Il modo in cui entra nella canzone, al momento giusto, quel timbro... Io adoro Miles, ma penso che Wynton Marsalis sia il meglio del meglio. Wynton ha uno dei timbri migliori, e ha scelto sempre le note migliori - ha così tanto gusto. Siamo amici, ma questo non ha influenzato il fatto che voleva farlo. Doveva essere un pezzo buono abbastanza per coinvolgerlo.

Parlando di timbri, il suono delle chitarre elettriche su "Set That Baggage" è in puro stile CSN - luminoso, frastagliato e scintillante.
Be', quello è Shane Fontayne. Ha suonato per Springsteen, Sting... Quando l'ho trovato stava suonando per un tizio che è probabilmente il miglior autore del paese, Marc Cohn. Gli abbiamo rubato Shane - lo ammetto. Capisco cosa intendi, parlando del suono. E' eccezionale. Shane ha quella vibrazione, è un musicista fantastico. Ma, di nuovo, non è che gli abbiamo dato una direzione - si tratta di trovare i migliori musicisti. Chiami quelli davvero profondi, che sono completamente dentro alla musica. Quindi gli canti le canzoni, gli dai le parole, ma non gli dici cosa vuoi. Devi lasciare che sentano da soli il modo in cui coinvolgersi. Ecco come devi fare per tirarne fuori il meglio.

"If She Called" rimanda a "Guinevere"...
Sai, lo dicono tutti, ed è completamente diversa. Non ha la stessa accordatura. L'arpeggio è simile, ma non ha nemmeno lo stesso pattern. La canzone è nata quando stavo in un hotel in Belgio. Guardavo giù dalla finestra su una strada di bar per turisti. C'erano delle battone. Erano giovani ragazze dai volti freddi e tremanti con delle gambe sottili, che venivano sicuramente dall'Europa Centrale o da qualche orribile posto dove i loro genitori sono stati uccisi. Cercavano di adescare gli ubriachi, e guardandole ho pensato: "Dov'è che sta il loro cuore? Dov'è che mettono l'anima, il loro spirito e le cose più importanti, mentre fanno questo?" E' un modo così disperato di guadagnarsi da vivere, no? Sì, è la professione più vecchia del mondo, ma non può essere quella giusta. E' una strada terribile su cui essere. Non sono mai andato con una puttana, ma ho una buona immaginazione, quindi quando ci pensavo su - "Dov'è nascosto il loro cuore?" - la canzone è venuta da sé.

Suppongo che hai una bella collezione di chitarre. Quali sono quelle principali che hai usato sull'album?
Sì, ho una collezione piuttosto ricca. Ho usato un'ottima Strat del '54 su "If She Called", ma non è mia; l'ho chiesta in prestito a un amico, Albhy Galuten. E' una chitarra bellissima - e molto, molto costosa. Io ho tre D45 molto buone. Le porto con me in tour. Molta gente non porta le proprie chitarre buone in tour, ma io le adoro e adoro suonarle, quindi le uso. Ho una Gibson J200 che il Custom Shop ha realizzato per me, si chiama Rosewood J200. Il Custom Shop costruisce strumenti veramente ottimi. Per quanto riguarda le elettriche, suono di solito una Anderson Strat, molto buona davvero. Ho anche una Alembic a 12 corde, vecchia di 30 o 40 anni. La fecero per me... cavolo, parecchio tempo fa. Penso sia la miglior 12 corde al mondo, meglio della Rickenbacker. Non so suonarla la Rickenbacker - il collo è troppo stretto. Roger McGuinn la suona perché sa suonare il banjo.

Credi mai che il tuo talento di chitarrista venga offuscato talvolta? Suoni accanto a gente come Stephen Stills, Roger, Neil Young...
No, non lo credo affatto. Sono felice per come stanno le cose e soprattutto per il fatto che ho la possibilità di comporre, che è la cosa più importante. So suonare piuttosto bene una chitarra ritmica. Ci sono tizi che farebbero meglio. Quel chitarrista ritmico dei Daft Punk - hai presente? [Ride]. Oh sì, lui è eccezionale. Mi trovo bene sulla chitarra, ce la metto tutta. Ma so che non sarò mai bravo come Stephen, non in questa vita. Non sarò mai bravo come Neil, non in questa vita. O David Gilmour, alla cui Fender dovrebbero erigere un monumento, o nessuno dei grandi chitarristi - Eric! Ce ne sono a dozzine. Non amo la competizione, comunque. Mi piace suonare la chitarra elettrica, ma non mi aspetto di farlo come Jimi Hendrix. E' buffo: sono stato seduto proprio accanto a lui, accanto ai suoi amplificatori. Sono uscito di soppiatto nel buio, proprio prima che lo colpissero con un riflettore. E' successo in un posto a LA - non ricordo dove. Mi sono appoggiato ai suoi amplificatori per sentire la vibrazione nel mio stomaco. Wow! [Ride] Che sensazione.

Posso solo immaginarmelo.
Era più tranquillo di quanto ti possa immaginare - non un tipo schizzato, esibizionista. Era tranquillo, normale. Un grande talento, una persona profonda.

Hai 72 anni ma la tua voce è ancora lodevolmente intatta. Come mai, secondo te? Di sicuro non ti sei preso sempre cura di te stesso.
[Ride] No, anzi... Ho abusato parecchio della mia gola, fumando di tutto. Bevevo, tempo fa, ma non proprio nel modo in cui gli alcolizzati trincano whisky. Non sono mai stato un bevitore - non controllo la sbornia. Non so come mai la mia voce funzioni; sono solo fortunato... e ne sono grato. Mi impegno davvero molto per non sforzarla. E' proprio buffo, amico. [Ride]

E poi c'è il modo in cui tu, Graham e Stephen armonizzate, che è ancora di una bellezza unica. Ne discutete di ciò che fate, o è puro istinto?
E' molto naturale, viene da sé. Graham è il maestro universale delle armonie. In realtà penso di esserlo io, ma dico che è lui. [Ride] E' eccezionale, e Stephen è molto bravo. E' un'alchimia spontanea; lo sapevamo dal primo momento che l'abbiamo sentita. Stephen e io cantiamo un pezzo, e Graham dice: "Lo potete rifare?" Noi lo rifacciamo e lui: "Un'altra volta". E questo è tutto. Appena ho sentito le voci di noi tre insieme, sapevo che cosa sarebbe successo. Era stupefacente. Eravamo a casa di Joni. Stephen è assolutamente convinto che fosse casa di Cass. [Ride] E' buffo - insiste ancora. Dopo tutti questi anni insiste ancora, ma è nel torto più completo.

Qualche anno fa, CSN aveano iniziato a realizzare con Rick Rubin un album di cover. Nessuna possibilità di riprendere in mano la cosa?
Penso di sì. Sospetto fortemente che lo completeremo. Sai, solitamente siamo noi a produrre noi stessi, ma lui ha davvero del talento, quindi volevamo provare e vedere se funzionava, se si creava dell'alchimia. Abbiamo registrato alcune cose, ma non si è creata. Lui è bravo, sta facendo cose molto belle nella sua vita. La sua importanza è grande e se l'è conquistata da solo. Una dote rara.

Graham mi disse che voi volevate mettere sul disco due canzoni dei Beatles, mentre Rick soltanto una.
Sì, quella era una brutta cosa. Ne stavamo considerando diverse. Quando ci ha detto che ne avremmo messa solo una, era un po' troppo del tipo: "sono io che comando". Troppo dittatoriale; non andava bene. Perché dev'essere una cosa reciproca quella di fare un disco. Queste cose le impari.

Joe Bosso, MusicRadar
traduzione per Rockinfreeworld di Matteo 'Painter' Barbieri