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martedì 23 giugno 2015

The Oral History: Homegrown, inedito 1975


Neil Young: Quando arrivammo a Nashville [nel 1975] andammo dritto agli studi per registrare. A quel tempo, Nashville era il posto giusto per quelle canzoni. Avevamo parecchi bravi musicisti in studio, perché Ben [Keith] conosceva tutti. […] Ci sistemammo ai Quadraphonic Sound su Sixteenth Avenue con Elliot Mazer alla regia. I Quad erano studi piccoli, costruiti in una casa, come gran parte degli studi di Nashville, con un'atmosfera e un sound intimi. Era il preferito di cantanti-cantautori come me. Il primo giorno a registrare c'erano Kenny Buttrey alla batteria, Tim Drummond al basso, Ben Keith alla steel e io alla chitarra acustica. Questi musicisti erano noti come gli Stray Gators di Harvest ed erano tutti di prima classe, pieni di anima. […] Registrammo una canzone chiamata “Frozen Man” che avevo scritto ad Amsterdam. […] Kenny aveva altre session in agenda, quindi ci lasciò dopo la prima. Qualche giorno dopo tornammo in studio con uno dei più grandi batteristi del nostro tempo: Levon Helm di The Band [per il brano “Daughters”]. Più tardi quello stesso giorno registrammo […] “Try”. Il tempo con Levon stava per esaurirsi quindi facemmo l'ultima […] “The Old Homestead”. Dopo un take, Levon mi guardò e mi chiese: “cosa succede al ritmo qui?” Aveva notato che stavo cercando di trattenerlo mentre lui cercava di spingerlo. Dissi: “Credo che stiamo andando troppo veloci, così ho rallentato”. Mi guardò con quel suo sguardo e rispose: “Non farlo. Non combattere il ritmo.” Non lo dimenticherò mai. Quelli sono i momenti in cui apprendi. Non sai mai quando arrivano. […] Incidemmo molte canzoni. Decisi di intitolare l'album Homegrown. Fu completato e tutt'ora è inedito perché stavo facendo così tanti album, in quel periodo, che non c'era abbastanza tempo per pubblicarli tutti. Una delle ultime canzoni che feci […] era chiamata “Star Of Bethlehem”. […] Credo che Homegrown fosse uno dei miei album migliori e spero esca nella sua forma originale un giorno. [4]
Non è mai uscito e c'è anche la copertina da qualche parte. Io con una pannocchia. La fece Tom Wilkes, lo stesso tipo che aveva fatto quella di Harvest. Homegrown è l'anello mancante tra Harvest, Comes A Time, Old Ways e Harvest Moon. Penso che fossi sull'orlo quando feci Homegrown. Ero piuttosto fuori. Come perduto. Ma al contempo avevo molta libertà di andare dove volevo e fare ciò che volevo – ecco perché furono scritte tante canzoni e ci furono tanti spostamenti. Rompere con Carrie e perdere la mia famiglia... Era la mia prima famiglia. C'era mio figlio. Pensai di aver fatto un terribile errore. […] Sin dall'inizio c'era un nonsoché di claustrofobico. […] Carrie mi fece un brutto incantesimo. Era negativa, un sacco di viaggi mentali, di menzogne. […] Guarda le canzoni che facevo prima di conoscere Carrie - “Old Man”, “Heart Of Gold”, “Tell Me Why”. Poi guarda quello che è venuto dopo... [1]

Elliot Mazer: Il tema di Homegrown fu essenzialmente il crollo della sua relazione con Carrie. Fu intenso, come cercare di fare un album nel bel mezzo della 42° strada o del Vietnam. Fu un periodo straordinario. Se tu fossi un documentarista e dovessi filmare la vita di una persona, quello è ciò che vorresti – il periodo più intenso ed emotivo della sua vita. Ecco un ragazzo che passa per l'inferno, ed è come una fottuta catarsi per lui – un'opportunità per buttar fuori queste canzoni. È stato un grande sollievo. [1]

Sandy Mazzeo: Ricordo che Neil mi diceva che il fantasma della madre di Carrie faceva rumori in casa sua. Di sicuro ci fu una notte in cui eravamo nel salotto di fronte al fuoco, e c'erano stati suoni metallici e boati tutt'intorno. Neil diceva “vedi, vedi?”. […] Neil lasciò il ranch, doveva cambiare aria. Troppi fantasmi. [1]

Carrie Snodgress: Mangiavamo di fronte al fuoco e Neil era distante, distaccato. […] Questa era l'atmosfera e io la cattiva ragazza. […] Quando mi portò all'aeroporto era dolce e solidale […]. Disse “chiama per qualsiasi cosa, ma sappi che è finita. Sul serio. È finita”. [1]

Emmylou Harris: Eravamo io, Neil e una bottiglia di tequila. [1]

Elliot Mazer: Mi spiegò che non poteva sentire l'album tutto insieme, era troppo intenso. Io dissi, “tu non ascolti mai i tuoi dischi comunque”. [1]

Frank Sampedro: Registrammo per alcuni giorni [con i Crazy Horse] ai Chess Records, poi Elliott [Roberts] a metà session disse a Billy e Ralph che potevano anche andarsene. Ovviamente non lo disse a me, ma se loro andavano anche io andavo. Quindi quella notte erano piuttosto seccati. Non capivano cosa stava succedendo. Penso che fosse per via di quella roba country. Lui stava suonando “Stars of Bethlehem” e quelle canzoni che alla fine registrò a Nashville. Al ritorno in hotel, ricordo di aver visto Billy e Ralph davvero seccati. [3]

Young: Molte persone direbbero sicuramente che è migliore [di Tonight's The Night]. C’è della roba molto bella su cui Emmylou Harris ha fatto armonizzazioni. Non so. Quel disco può essere più vicino a quello che le persone vorrebbero sentire da me ora, ma è un album troppo giù. È il lato oscuro di Harvest. Molte delle canzoni hanno a che vedere con la rottura tra me e la mia vecchia ragazza. Era un po’ troppo personale… mi spaventava. In più ho appena fatto uscire On The Beach, probabilmente uno dei dischi più depressi che abbia mai fatto. Non voglio arrivare a un punto da cui non posso risalire. [2]

Fonti:
[1] Jimmy McDonough, “Shakey”
[2] Rolling Stone 1975
[3] Rolling Stone 2013
[4] Neil Young, “Special Deluxe”