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giovedì 24 settembre 2015

The Oral History: Unplugged / Lucky Thirteen / Philadelphia, 1993-94


A proposito di MTV Unplugged (1993)

Joel Bernstein: [Il feeling di Neil] era morente. Il secondo giorno provarono a fare una delle canzoni, e Neil impazzì perché tutti quanti sbagliavano. Cominciò a urlare, “Non posso crederci cazzo! Non vi ricordate niente di quello che abbiamo fatto ieri!” [1]

Elliot Roberts: Già alla seconda canzone le cose andavano così, “Questa band è totalmente incapace di supportarmi, la musica ora è fasulla e forzata. Ora sono Neil Diamond e non posso credere che ho permesso che accadesse questo – fanculo a Elliot.” […] Era stata una di quelle cose che lo costrinsi a fare. [1]

A proposito di Lucky Thirteen (1993)

Young: [Nel 1987] le cose andavano di merda con la casa discografica […], mi fecero causa perché facevo la musica che volevo io, dicendo che era “non tipica di Neil Young”. […] Ero nel mio studio al ranch a riascoltare i nastri del club tour [dei Bluenotes] per mettere insieme un album intitolato Bluenote Cafè. Avevo appena fumato uno spinello bello grosso ed ero pronto a riascoltare tutti i pezzi di quei concerti, quando Elliot [Roberts] mi chiamò. Disse che la casa discografica aveva lasciato cadere la causa contro di me! […] Tutto ciò che volevano era un “best of” del mio periodo con loro. […] Erano tredici canzoni. Lo intitolai Lucky Thirteen. [2]


A proposito di “Philadelphia” (singolo, 1994)

Young: Sapevo che non sarebbe stato facile. A dirti la verità la canzone ce l'ho in testa da un po' di tempo dal punto di vista musicale. È difficile da suonare e va fatta lenta. “Philadelphia” mi sembra legata a “Will To Love”. Le cose entrano ed escono – appaiono e se ne sono già andate, come l'ombra di una batteria, un cimbalo... [1]

Fonti:
[1] J. McDonough, “Shakey”
[2] Neil Young, “Special Deluxe”