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mercoledì 13 gennaio 2016

The Oral History: Silver & Gold, 2000


Neil Young: Ho ripensato a Phil Ochs, Tim Hardin – tutti quei tizi che mi piacevano molto quando iniziai come cantautore e feci tante cose con quel sentimento da coffee-house. Devi solo scrivere, sederti e suonare per qualcuno – e ce l'hai. Non mancava niente. [1]

[…] Quando hai scritto questi pezzi, sapevi di volerli produrre così o hai provato in vari modi?
Young:
Molte di queste canzoni sono state scritte nell’ultimo paio d’anni, forse tre anni. E le ho registrate appena dopo averle scritte. I ragazzi che le suonano sono gli stessi su tutte, praticamente. Sono, ecco, i tipi giusti per questi pezzi. Stavo suonando così a quel tempo e – ho scritto due o tre pezzi e sono venuti – sono volati per tentare di fare questi due o tre pezzi e altri due o tre che già avevo e che avevo provato a registrare prima, senza usarli. Sai, ne ho diverse che indugiano nel limbo. Quindi ne ho aggiunte un paio e avevamo così diverse canzoni da suonare. Sono venuti per tre giorni e abbiamo semplicemente suonato i pezzi e… tant’è. E di nuovo quando ho scritto qualcos’altro di nuovo. [2]

La tua personalità cambia in qualche modo quando stai suonando con, mettiamo, i Crazy Horse o i Pearl Jam rispetto a quando sei nel tono di Silver & Gold?
Young:
Be’, non so se la mia personalità cambia, ma forse si. Quello che cambia sono i brani. I brani guidano l’intera cosa. E io non ho controllo su quale piega le canzoni prenderanno. Io solo – esse sono il riflesso di quanto accade. E io non ho il controllo su quel che accade! [ride] Quindi cambia continuamente. Sai, che posso farci? [2]

Descrivici l’evoluzione di Silver & Gold.
Young:
Cominciò nel 1997 dopo che terminai l’H.O.R.D.E. tour. Rientrai e registrai un paio di canzoni che avevo scritto in viaggio – le registrai da solo in acustico. Poi registrai una manciata di pezzi con la band nel corso del tempo; ogni tre mesi più o meno ci riunivamo e suonavamo un po’. Facemmo anche vecchie canzoni, giusto per noi. [3]

Qual’era la relazione tra Silver & Gold e l’album di CSNY, Looking Forward?
Young:
Quando feci il disco di CSNY, avevo ascoltato diverse volte Silver & Gold senza ancora trovare una sequenza dei brani giusta. Mi sembrava sempre troppo pesante. Quindi quando portai le canzoni dissi “Prendete quelle che volete”. Ho fatto fare a loro. Ho pensato, come tutti quanti, che erano probabilmente la crema. Dall’altra parte forse no, perché le altre crebbero. Senza quelle tre o quattro canzoni, Silver & Gold era andato a un altro livello.
Andai alle Hawaii dopo aver finito l’album di CSNY. Quando tornai, pensai “Bene, ho queste canzoni in cui credo davvero”. Ci pensai sull’aereo mentre tornavo e abbozzai un ordine e i nastri che volevo sentire. Il giorno dopo dissi “Fatemi sentire queste”. Io stavo fuori tra gli alberi e me le fecero sentire. Avevamo questa roulotte per fare i mix e i mastering parcheggiata tra gli alberi. Girovagavo mentre le sentivo. Per me suonavano magnificamente. Non le ho cambiate di una virgola. [3]

Come relazioni Silver & Gold agli altri tuoi album?
Young:
È simile a After The Gold Rush in quel senso. È il disco più intimo nel senso di feeling e trasparenza. Rappresenta me a questo punto. [3]

Le canzoni sono necessariamente autobiografiche?
Young:
Vado dentro e fuori l’aspetto autobiografico. Ma sono per la maggior parte mischiati insieme e alcune di esse non riguardano proprio me. Riguardano tutti i tipi di cose, ma è il mio punto di vista. Penso che sia abbastanza rivelativo il modo in cui ti muovi sulle cose. [3]

Sembri passare da un album con uno stile ad un altro. C’è logica nel tuo metodo? Ogni album è una risposta al precedente?
Young:
Non c’è vera logica. Posso anche fare due album rock in fila o posso farne due tranquilli. Posso fare album totalmente diversi al punto che la gente si chiede che diavolo sto facendo. Dipende. Le canzoni dettano la direzione. Non c’è modo di raccontare dove provengono le canzoni, o quando. Non c’è bisogno di un piano. Io aspetto e basta. Non ho proprio idea come sarà la prossima canzone che scriverò. Se ci pensassi, non scriverei nel modo mio. [3]

Scrivi sempre?
Young:
Ho un quaderno nella mia stanza. Ho una chitarra. Ho un piano. Dovunque vado voglio avere gli strumenti. Pianoforti dappertutto nella stanza. Questo è un lusso. [3]

Nei testi delle canzoni di Silver & Gold l’amore appare come la definitiva ancora di salvezza per l’uomo.
Young:
Sono diventato un padre di famiglia, ma questo non è un freno alla mia arte. Mia moglie e i miei figli alimentano e incoraggiano quel che faccio. Questo per me è l’amore. La ricompensa di un lungo periodo di vita trascorso con una persona che ti dà la spinta per andare avanti. Sono in controtendenza: oggi i matrimoni si celebrano e vanno a rotoli nel giro di pochi mesi, la gente è travolta dalla frenesia degli affari, gli artisti vendono 20 milioni di dischi in un anno poi spariscono. Ma sono le cose durature che fanno girare il mondo. Le altre sono solo accessori. [4]

C’è la tendenza a ritenere che la vita familiare strangoli la creatività in favore della routine.
Young:
È un pensiero controverso. Ma fondamentalmente credo che le persone che patiscono la routine della vita familiare non sono oneste fino in fondo con sé stesse, non guardano con lucidità e chiarezza alla propria posizione in seno alla coppia. Non c’è creatività che scaturisca da un’anima che non riesce a vivere una vita autonoma. Devi essere te stesso per essere creativo. La creatività è un processo naturale, solo una deviazione dell’io può bloccarla. Ci sono delle domande che uno dovrebbe sempre fare in un rapporto di coppia: sono me stesso? Riesco a esprimere me stesso? Ho la possibilità di esprimere quel che mi passa in mente in modo costruttivo? Solo se le risposte sono positive una relazione può essere gratificante. [4]

 
Questo è sempre stato il suo punto di vista o è un equilibrio che ha maturato con l’età?
Young:
L’ho appreso alla scuola della vita. Bisogna essere fortunati per riuscire ad arrivare al punto in cui certe evidenze balzano agli occhi. Quando si è fidanzati, si prendono le cose molto seriamente, si fanno progetti per tutta una vita. Da sposati si cerca di realizzarli, e qualche volta si rimane schiavi degli impegni presi. Se non si riesce a superare il fatto che l’entusiasmo e la passione dell’inizio trasformarsi necessariamente in una profonda amicizia è difficile impostare una relazione a lungo termine. [4]

Riesce facilmente a riconoscersi in un mondo che cambia così vorticosamente?
Young:
Il problema, semmai, è come riuscire – noi che siamo cresciuti in un mondo diverso – a comunicare con i giovani. E come dir loro come comportarsi. Poiché non abbiamo altro da offrire se non il nostro bagaglio. Non c’è altro modo di scoprire il nuovo mondo se non guardando negli occhi dei nostri bambini. Noi non possiamo dirgli altro che: sii te stesso e sii creativo. [4]

Stavo guardando il dvd [Silver & Gold] ed ero anche allo show qui ad Austin. Sul palco sei in questo cerchio di chitarre e banjo. E quando ti guardavo mi domandavo cosa attraversa la tua mente quando cambi la chitarra e scegli la canzone.
Young:
Be’, lo show ha una sorta di struttura. Le canzoni sono intercambiabili. Quindi non sono così sicuro di quale canzoni farò quando salgo. Tuttavia c’è una sequenza che si sviluppa. A volte devio da essa, a volte no. Ma quando esco e mi siedo con le chitarre attorno e tutto, è molto confortevole. E sul pavimento alla mia sinistra c’è generalmente il mio gigantesco raccoglitore con circa 600 canzoni o 400 o qualcosa di simile. E sono tutte in ordine alfabetico così posso orientarmi e – se non ricordo una canzone o qualcosa – posso scorrerle. E dopo do giusto un’occhiata, me le ricordo. E poi – be’, è piuttosto semplice. Faccio show acustici da, dunque, metà anni ’60. E sono sempre andato avanti e indietro tra suonare da solo e suonare con una band. Molte delle canzoni… Abbiamo chiamato il dvd Silver & Gold perché penso ci siano otto canzoni del nuovo disco. Ce ne sono anche alcune vecchie, un paio – c’è “Philadelphia” e “Harvest Moon” e “Long May You Run” e qualcos’altro dovrebbe esserci. Ma in primo luogo c’è il materiale dell’album, eseguito dal vivo però. E in quest’epoca, sai, le canzoni rientrano in un format oppure no. Non c’è davvero un format in cui le mie canzoni rientrano – che sono su questo album. Quindi la mia idea di pubblicare il dvd della mia performance è cercare di creare un’altra via per le persone di familiarizzare con questa musica, nel caso non la sentissero alla radio. Voglio dire, la suoniamo lì stanotte perché è quello che facciamo. Ma, e questa è una gran cosa – ma in realtà quando senti queste canzoni, sono così sottili che forse non le faranno mai per radio. Voglio dire, tu devi fare quello che devi perché la gente conosca. C’è così tanto in giro che se io non faccio niente, la gente non si accorgerà neanche che il disco esce. E io amo questo disco. Ho messo cuore e anima in esso. Quindi lo supporto al meglio che posso entro i limiti del buon senso, si spera… [2] 

A proposito di “Good To See You” e  “Without Rings”
La prima canzone di Silver & Gold suona molto diretta. Sembra che tu abbia l’ispirazione e ti siedi a scrivere. È così facile davvero?
Young:
Sì, perché è così che accadde per quella. L’ho scritta sul mio bus in Florida da qualche parte. C’era una tempesta ed ero nel corso del tour H.O.R.D.E. E, sai, dovevamo fermarci per una mezz’ora o simile. Quindi sono andato sul bus, sul retro. La mia voce era bassa perché stavo suonando con i Crazy Horse e urlavo e strillavo continuamente. Quindi era davvero bassa. E scrissi questo paio di pezzi. “Good To See You” era una. E “Without Rings”, penso, l’altra che scrissi quel giorno o giù di lì – su un pezzo di giornale. Ricordo che avevo un pezzo di giornale con questi pennarelli e scrivevo sopra le altre scritte. Mi piace vedere le scritte sopra le figure e l’altra roba, quando lo guardi non è così distinto. Sembra solo un grosso – niente, in realtà. Solo confuso, sparso. È confortevole lasciarlo in giro. Non devi nasconderlo. Quando scrivi qualcosa su un pezzo di giornale, è come una nota, sai. In ogni caso sono andato troppo oltre da quello che volevi sapere. [2] 

A proposito di “Silver & Gold”
Un paio di canzoni del nuovo album risalgono ai primi ’80. Una è la title-track. Come può una canzone come quella non essere registrata per tutti quegli anni?
Young:
Be’, “Silver & Gold” credo che la scrissi in – non so se nel 1981 o 1982. E la registrai parecchie volte. La provai più volte. Ed era così divertente, come canzone. Viveva con la chitarra. È tutta lì. È sempre un genere di pezzo che lo fai la prima volta ed è bello, suona bene. E poi lo fai la seconda volta ed è come, sai… perché lo stai rifacendo? L’hai già fatto. È una cosa così semplice – l’avevo fatto bene la prima volta e tempo che la band lo imparasse, suonava forzato e non potevo sentirlo. Lo registrai, mi pare, per 11 volte con diverse persone in tutte le configurazioni possibili. E li abbiamo tutti… nessuno di essi è brutto da sentire. Ma questo finale torna semplicemente alla sua radice, mi sono seduto con la chitarra e l’ho suonato e ho detto, “Ecco qui”. Perché adoro la canzone e la sento, adesso, e significa qualcosa per me ora. Quindi l’ho fatta. Quando sono tornato dall’H.O.R.D.E. tour un paio d’anni fa, sono andato in studio, mi sono seduto e l’ho fatta il giorno dopo che ero tornato, mi pare. [2]

Le canzoni sembrano condividere lo stesso feeling. Furono scritte in un breve periodo?
Young:
Alcune di esse sì. Anche se non nello stesso momento, furono scritte col medesimo stato mentale. Erano state messe da parte per una ragione o l’altra – quelle vecchie, quelle che hanno aspettato sino ad ora per uscire. “Silver & Gold” fu registrata 11 volte e non me ne piaceva nessuna perché la band la faceva apparire forzata. La canzone era così semplice che se la facevi partire pensavi “Wow, è terribile, sarebbe meglio in modo più semplice”. [3]

A proposito di "Buffalo Springfield Again"
Silver & Gold è in qualche modo anche il disco dei ricordi. Una canzone si chiama “Buffalo Springfield again”. Come le è tornata in mente la vecchia band?
Young:
L’ho scritta un pomeriggio mentre ero in giardino. C’erano Pegi, mia moglie, e i bambini seduti sull’erba. C’era una radiolina sintonizzata su una FM country che gracchiava. A un certo punto ho sentito la voce dello stesso disc jockey che lavorava in quella emittente trent’anni fa, quando ero con i Buffalo. Ed era proprio lui. Con la identica voce di alora che annunciava “Kind Woman”. I ricordi sono riaffiorati, l’ho scritta di getto. È solo una canzoncina, non ci sono dentro idee né rimpianti. Non sono un nostalgico. [4]

Sembri avere un tono riflessivo nella maggior parte dei pezzi. Se dovessi classificarle, le giudicherei tutte canzoni d’amore, anche “Buffalo Springfield Again”.
Young:
Sono il tipo di canzoni che devono essere suonate in un modo che sia autentico. Devi come recapitarle, consegnarle. Non c’è davvero modo di spiegare come stanno insieme se non che ho lasciato che ognuna prendesse la sua strada. Alcune sono piuttosto vecchie. Altre sono nuove dal mio tour acustico. Effettivamente il disco fu finito quasi completamente quando facevo quel tour. Le sole due canzoni non complete erano “Buffalo Springfield Again” e “The Great Divide”, che ho registrato ad Austin. [3]

C’è un verso in “Buffalo Springfield Again” che allude a una possibile riunione della band. Li riunirai in occasione del box set che uscirà tra poco?
Young
: Non so se gli Springfield suoneranno mai ancora. Ho suonato un paio d’anni fa con Dewey Martin e Bruce Palmer al mio ranch, un paio di giorni. Non suonavo molto perché mi ero appena tagliato il dito. Ma ci divertimmo, quindi tutto è possibile. Scrissi “Buffalo Springfield Again” prima di quello? Sì... È come il suo stesso sound – come una domenica pomeriggio. [3]
 
Fonti:
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] KSRG Radio 2000
[3] Amazon.com 2000
[4] Musica 2000