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giovedì 31 marzo 2016

Neil Young Greatest Hits: le certificazioni e le vendite nel mondo


Terza compilazione retrospettiva della carriera del canadese, include per lo più brani degli anni ’70, e da quando è uscita sul mercato nel novembre 2004 ha iniziato a “uccidere” le vendite degli altri album del catalogo younghiano. Solo Harvest in Italia e Francia continua tutt'oggi ad avere più successo.
Facciamo un po’ di chiarezza nei dati riguardanti le vendite nel mondo del Greatest Hits di Neil Young.
Negli U.S.A. ha venduto oltre 1.600.000 copie (fisiche+download), sarebbe quindi vicino alla certificazione Doppio Platino. Nel vicino Canada ha venduto oltre 270.000 copie e nel giro di pochi anni sarebbe eleggibile a Triplo Platino. Il fatto è che, almeno negli States, la Warner Bros. Records dimostra di non avere più interesse nei confronti delle certificazioni (che non sono automatiche: le case discografiche pagano la Recording Industry Association of America per ottenerle). Gli ultimi dischi di Young a beneficiare di una certificazione (Gold al traguardo delle 500.000 copie) sono Prairie Wind e Greatest Hits (gennaio 2006).
Negli States il miglior piazzamento in classifica è stato il 27° posto, mentre in Canada il 21° ; in seguito, di tanto in tanto è rientrato nella Top 200. Tuttavia dal dicembre 2014 Billboard ha cambiato il sistema di conteggio per compilare le graduatorie rendendo tutto più difficile. Alla somma degli album “fisici” e digitali (scaricati dalle varie piattaforme digitali) vengono aggiunti i singoli brani vendibili separatamente (ogni volta che vengono venduti 10 brani viene conteggiata 1 copia come album, ma i brani possono anche essere gli stessi conteggiati più volte) e persino lo streaming (1.500 brani danno diritto a 1 album da conteggiare).
Quasi tutti i paesi sono ormai allineati su questa cervellotica decisione, anche se cambiano i criteri: in Italia, ad esempio, gli stream dei brani devono essere 100. Ovviamente, trattandosi di un'antologia, questo disco viene penalizzato nelle classifiche perché le canzoni in streaming vengono conteggiate per l’album di origine (per esempio, “Old Man” viene conteggiato per Harvest). Nel mercato online una delle maggiori piattaforme è iTunes, e Greatest Hits è costantemente nelle posizioni alte in Nuova Zelanda, Israele, Finlandia, Australia e Canada.
Ormai, dunque, parlare di “classifiche di vendita” ha poco senso e le polemiche sono divampate subito furiose con il malcontento tra i chartofili che non accenna a diminuire nemmeno dopo più di un anno. L’agonizzante industria discografica (785 milioni di album venduti nel 2000, 241 milioni venduti nel corso del 2015) si difende sostenendo che, con queste nuove modalità, si ha una più chiara fotografia del successo di un album. Il vicepresidente della sezione chart di Billboard, Silvio Pietroluongo, ha dichiarato: “ora siamo in grado di offrire uno sguardo sulla fruizione dei dischi a prescindere dall’acquisto o dal mero possesso”.
È altrettanto ovvio, però, che le nuove regole vanno a discapito di chi non “fabbrica” singoli che vengono ascoltati più e più volte; sicuramente la vecchia guardia non ha beneficiato di questo cambiamento. Se poi consideriamo che Young ha tolto i suoi dischi Reprise (ma non quelli Geffen) da Spotify ed altre piattaforme digitali…
È interessante seguire la parallela Billboard Top 100 Album Sales, che equivale oggi alla classifica con le vecchie regole: i dischi che qui sono nelle prime posizioni spesso figurano molto indietro nella principale Billboard Top 200, e viceversa. Un esempio? The Monsanto Years (l'album del 2015 di Young) si è piazzato al 21° posto nella Top 200 ma 12° nella Top Sales. Bluenote Cafè (live della serie Archivi, uscito sempre nel 2015), rispettivamente 89° e 54°.
In Europa, Greatest Hits ha appena ricevuto il Platino in Germania per le 200.000 copie vendute. È certificato Platino pure in Inghilterra (300.000 copie) e in Irlanda (15.000), mentre in Belgio ha raggiunto lo status Oro con 25.000 copie vendute. I migliori risultati di classifica sono stati l’8° posto in Irlanda e il 10° in Norvegia. In Italia potrebbe (ma il condizionale è d’obbligo in mancanza di dati ufficiali) aver venduto intorno alle 45.000 copie. Alla fine del 2014 è stato certificato Platino dall’International Federation of the Phonographic Industry per 1.000.000 di copie vendute in totale sul territorio europeo.
Dal mercato asiatico dovrebbero arrivare circa 100.000 copie e lo stesso dicasi per il Sud America (stime molto conservative).
In Oceania le vendite sono ottime: Doppio Platino in Nuova Zelanda (30.000 copie, 9° posto) e Platino in Australia (per 70.000 copie vendute, ma la cifra è ormai raddoppiata).
Il totale delle copie vendute nel mondo dovrebbe aggirarsi quindi sulle 3.400.000 unità. Questo colloca il Greatest Hits del canadese tra i maggiori successi, dopo Harvest, After The Gold Rush, Decade, Everybody Knows This Is Nowhere, Harvest Moon e Rust Never Sleeps.
Per i più curiosi: ricordate il Greatest Hits edito in vinile in Oceania nel 1985 e successivamente in Germania in compact disc? Lungi dal conoscere quante copie furono stampate per il mercato europeo, vi basti sapere che è stato certificato Gold in Australia (all’epoca 50.000 copie) e Platinum in Nuova Zelanda (15.000 copie).
Luca "Borderwolf" Vitali per Rockinfreeworld