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lunedì 28 novembre 2016

Interviste a Graham Nash: il nuovo album, gli esordi, la fine di CSNY


L'intervista di Acoustic Guitar

Hai detto che questo album arriva dopo dieci anni di calma piatta nella tua produzione di musica originale. È così che la vedi?
Non tanto nella musica, quanto nella mia vita. Mi piace essere attivo, vivo, e sono stato molto rilassato. Ho fatto delle belle cose, credo. Insieme a Joel Bernstein ho prodotto 16 cd negli ultimi 12 anni: i box set di Crosby e Stephen e il mio, il box set CSNY 1974, degli album di demo e un greatest hits. Inoltre ho fatto 400 concerti in questi dieci anni. Quindi non è che mi sono messo a sedere, ma This Path Tonight deriva dal caos della mia vita personale: il divorzio da mia moglie, la storia d'amore con una bellissima artista di New York, autrice della fotografia in copertina all'album.

Questo album rivela delle esplosioni creative o delle novità nel tuo songwriting?
Sì, è stata proprio un'esplosione creativa quella che dovevo seguire. Intendo dire, ho scritto canzoni in questi 10 anni ma non costituivano un viaggio emotivo come quello che Shane Fontayne e io abbiamo pensato. Mentre viaggiavamo per il mondo condividevamo il bus. CSN e CSNY hanno ciascuno il loro bus, ma con noi salgono vari membri della band, e Shane è capitato sul mio. Così, ho scritto tutti questi testi facendo defluire il mio cuore e la mia anima dentro al mio computer, e insieme abbiamo creato 20 canzoni in un mese, con sentimenti nuovi dovuti a ciò che succedeva nella mia vita personale. Le abbiamo registrate in poco più di una settimana, è stata un'incredibile esplosione di energia creativa da parte di tutti noi.

Quindi il processo creativo è stato questo: hai scritto i testi e poi tu e Shane avete lavorato insieme alla musica?
Sì, esatto. Ed è stato molto interessante perché di solito non sono a mio agio nel comporre con altri. Ma farlo con Shane è quasi come farlo da solo. Mi sono trovato bene con la struttura melodica che ha usato per i miei testi, in questo progetto. Con la prima traccia, “This Path Tonight”, è andata così: gli ho dato il testo sul bus e lui è tornato due ore dopo con questa grande canzone rock. L'abbiamo provata nel camerino della band durante il tour con David e Stephen. Da quel momento è stato ovvio che insieme avremmo scritto belle canzoni.

Com'è stato il processo di registrazione?
Be', prima di tutto, posso produrre i miei album da solo – l'ho fatto per quasi 50 anni. Ma ho avuto completa fiducia in Shane. Gli ho detto che volevo un album immediato, intimo, personale, autentico, e lui ha messo insieme la band. Non avevo mai incontrato alcuni di loro prima. “Ehi, sei tu il batterista, grande, cominciamo”. È stata un'esperienza interessante. “Myself At Last”, la seconda canzone dell'album, è in assoluto il primo take della prima canzone che abbiamo fatto. È così che sono andate queste sessions. Ecco perché abbiamo registrato 20 canzoni in sette, otto giorni.

Queste canzoni hanno un tono riflessivo, a tratti quasi elegiaco.
A 74 anni so di non essere più un galletto, ma nemmeno un vecchio. È interessante arrivare a questa conclusione e fare delle scelte nella mia vita che sono così radicali, così profonde.

Vorrei parlare un po' dei tuoi inizi nella musica. Come hai imparato a suonare la chitarra?
Avevo un amico chiamato Fred More che, per il suo 13° compleanno, ricevette una bicicletta. […] Ovviamente ne desideravo una anche io ma, detto francamente, la mia famiglia non poteva permettersela. La mia seconda scelta fu una chitarra acustica a buon mercato. In seguito, ascoltavo Saturday Club sulla BBC, con Brian Matthews, che portava in Inghilterra Lonnie Donegan e i Vipers e il primo skiffle, e questo ci fece capire che potevano avere una band: bastava una chitarra a buon mercato, un'asse da bucato come batteria e una scatola con un'asta e un pezzo di corda come basso. Puoi davvero suonare. E poi, ovviamente, Radio Luxembourg trasmetteva il primo rock 'n' roll americano, e se il tempo reggeva riuscivamo a captare la top 40 americana: Elvis, Buddy Holly, gli Everly Brothers, Gene Vincent, Fats Domino, Eddie Cochran, Little Richard, e tanti altri.

Quanto è stato facile o difficile trovare la tua strada con la chitarra?
È sempre difficile. C'è sempre un momento in cui pensi che le tue dita si staccheranno, e se non sanguini ci sei vicino. […] Avevamo la passione di comporre, fuggendo da ciò che facevano i nostri padri e i nostri nonni, che erano in miniera o alla fabbrica. I miei genitori compresero la mia passione per la musica e mi incoraggiarono sempre, altrimenti oggi non sarei qui a parlarti.

Il tuo songwriting è cambiato radicalmente dagli Hollies a CSN. Come definiresti questo salto?
Con gli Hollies ho imparato a scrivere canzoni da due minuti e mezzo, da suonare prima del notiziario. Sapevamo come fare dischi di punta, o musica che ti sarebbe entrata in testa dopo giusto due ascolti. Ma i testi erano un po' infantili, sai, da teenager - “Riding along on a carousel” e “Hey, Carrie Anne.” Ma quando arrivai in America e cominciai a frequentare David e Stephen e Neil e Joni, il mio songwriting cambiò. Realizzai che se usavo le idee melodiche apprese dagli Hollies e ci aggiungevo testi migliori, ottenevo canzoni migliori.

Molte delle tue canzoni hanno il pregio di essere dirette e chiare. Come dici in un testo, “sono un uomo semplice e canto canzoni semplici”.
Voglio che capisci sin da subito. Non ti voglio costretto ad arrivare alla fine del terzo ritornello per capire di cosa diavolo sto parlando. Voglio che capisci sin dalla prima strofa, così puoi ascoltare la seconda e la terza e la quarta. Non è facile scrivere canzoni semplici. Molta gente crede che non ci sia bisogno di pensare molto su una canzone semplice, ma io non l'ho mai trovato facile.

Di solito lavori sulle canzoni con una chitarra in grembo?
Posso comporre in qualsiasi situazione mi trovi. Non devo essere per forza in una stanza con un piano o una chitarra. Posso rigirarmi nella mente le mie idee. Ho questo piccolo nastro trasportatore con sopra le canzoni, nella mia mente, che continua a girare finché non ho il tempo per dedicarmi a una canzone. Scrivere canzoni è una forma d'arte interessante, e poca gente sa come si fa. In effetti sono certo che persino molti musicisti non sappiano come si fa. Io stesso non so come facciamo. Voglio dire, come si mettono i sentimenti in musica? Facciamo sculture con l'aria.

Nel tuo libro [Wild Tales] hai scritto che Joni ti ha ispirato nell'usare accordature alternative. Le accordature hanno continuato a giocare un ruolo nel tuo songwriting?
Non le uso molto. Le avrò usate per quattro o cinque canzoni. Non vuoi copiare nessuno e, sai, è impossibile non essere influenzati quando frequenti David Crosby, Stephen Stills, Neil Young e Joni Mitchell.

Una delle canzoni con accordatura diversa è “Lady Of The Island” [scritta in FA FA DO SOL LA DO, ora calata di mezzo tono in MI MI SI FA# SOL# SI].
Sì. L'accordatura che ci mostrò Stephen, fatta tutta di MI a parte un SI [MI MI MI MI SI MI], è davvero magica. Se qualcuno vuole cominciare con le accordature, deve provare questa. È stupenda: è quella di  “Suite: Judy Blue Eyes” “4 + 20” “Pre-Road Downs” “House of Broken Dreams” e, sul mio ultimo album, “Back Home”.

A proposito di Joni, il sound della tua nuova canzone “Target” ricorda molto “California” e altre canzoni di Blue. È stato intenzionale?
No, ma appena ho sentito Shane suonare i primi accordi che aveva scritto per “Target” su quel bellissimo bouzouki comprato da qualche parte in viaggio, ho riconosciuto immediatamente il salute all'album Blue. E c'erano due o tre canzoni su Blue che riguardano me. Amo quell'album. È un'opera splendida.

A quali canzoni ti riferisci?
Be', ovviamente “Willy” [su Ladies Of The Canyon] e “River”. E “My Old Man”. Un periodo interessante della mia vita.

Quando hai scritto per la prima volta “Teach Your Children” aveva un tono completamente diverso, e Stephen lo trasformò nella canzone folk/country che conosciamo. Hai apprezzato subito il cambiamento?
Sì. Ovviamente sono ancora molto inglese, ma allora lo ero di più. Quando ho composto la canzone, l'ho suonata a Stephen. Sembravo Enrico VIII, sai, e Stephen disse, “è una canzone davvero interessante. Non suonarla così, ecco come dovrebbe essere.” E l'ha messa in tono country. Era ovvio che la canzone era molto meglio così, gliene sono sempre stato grato. Inoltre, in “Teach Your Children”, Stephen scrisse la parte in risposta, “Can you hear and do you care / And can you see we must be free to teach your children”. E mise in chiave minore “Wasted On The Way” e cambiò la canzone introducendosi nel ritornello. Quindi ci aiutiamo a vicenda. Se qualcuno ha una buona idea, perché non usarla? Tutti abbiamo contribuito alle canzoni degli altri, entro un certo grado, perché siamo in una band e scriviamo continuamente cercando di migliorare.

È per via delle abilità di Stephen alla chitarra che tu suoni meno in CSN?
Sì. Stephen è un musicista brillante. La verità è che lui ha suonato molti strumenti nel nostro primo album. David e io suonavamo le nostre chitarre ritmiche su “Lady of the Island”, “Pre-Road Downs”, “Marrakesh Express”, “Long Time Gone” e “Guinnevere”, ma Stephen suonava il basso, il pian, il B3, la chitarra solista, alcune chitarre ritmiche. Insomma, era un maniaco. È per questo che, quando abbiamo fatto il primo album, sapevamo che avrebbe avuto successo e che avremmo dovuto andare in tour, perciò Stephen non poteva suonare tutti gli strumenti in tutte le canzoni. Dovevamo chiamare qualcuno che ci aiutasse, e così arrivò Neil.

Con il trio di voci in CSN, utilizzate armonie modali, contromelodie, dissonanze... molte cose che vanno al di là della tipica armonizzazione per terze. Come riuscite a farle funzionare?
Sì, ci siamo divertiti molto con le voci, e cambiamo costantemente. Normalmente la persona che scrive la canzone è quella che segue la melodia. Se è una canzone di Stephen, io e Crosby cerchiamo di capire se andare entrambi sopra di lui o se David va sotto e io sopra. Lo facciamo da sempre. Sia i Byrds che gli Springfield che gli Hollies erano band con buone armonizzazioni. Era parte del nostro mestiere. La nostra scelta era quella che suonava meglio. Se avevamo tre opinioni diverse, riprovavamo la canzone per scambiarci le opinioni, vedere cosa succede e decidere chi avrà l'onore.

Leggendo il tuo libro non si può evitare di evidenziare l'ironia del fatto che una band così famosa per le armonie ha avuto così tanti conflitti e dissapori dietro le quinte.
È vero, ma non si possono avere quattro identità forti in un'unica band e aspettarsi che tutto sia sempre pacifico. Non è possibile.

Hai dichiarato che non ci sarà più musica da CSN e CSNY, ma la band è passata per vari scismi come questo nel passato. Pensi che stavolta sia diverso?
È diverso, stavolta. La questione è più profonda delle divergenze musicali. Ci sono questioni personali tra me e Crosby. Perciò CSN e CSNY sono finiti. È questa la realtà.

La nuova canzone “Golden Days” guarda indietro alla tua vita in musica in modo esplicito. Canti, “ero in una band fatta di amici”. Come la vedi, questa canzone?
La canzone è dedicata alla mia band d'esordio, gli Hollies. Era questa la band di amici nella quale mi trovavo. Quindi la parte centrale parla di quanto difficile fosse la vita, i giorni distrutti dalla Seconda Guerra Mondiale nel nord dell'Inghilterra, mentre la terza parte parla del fatto che credo davvero che fossero giorni d'oro. Ci sono milioni di cose sbagliate nell'umanità, e lo sappiamo tutti – cambiamento climatico, terrorismo, Donald Trump, eccetera. Ma ci sono milioni di cose bellissime in questo mondo e su questa terra che noi non conosciamo perché soltanto le cattive notizie fanno i soldi. Non vieni a sapere di tutte le cose grandiose che succedono, ma ci sono, e io voglio ricordarlo alla gente.