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giovedì 17 agosto 2017

The Oral History: Zuma (1975)


Young: Mentre ero a Chicago [nel 1975, per il funerale della madre di Carrie Snodgrass] chiamai […] i Crazy Horse a Los Angeles per chiedere se potevano venire a suonare con me ai Chess Recording Studios, lo storico studio dove erano stati registrati tantissimi grandi dischi di blues. Avevo già suonato una volta con Poncho a casa di Billy Talbot […]. Poncho si era inserito molto bene e fummo in grado di improvvisare della roba molto figa. […] Quando arrivammo ai Chess Studios, scoprimmo che era ubicato al quinto piano di un vecchio palazzo in mattoni con un'aria antica. Ebbi la sensazione di trovarmi in un luogo sacro. […] In quella seduta registrammo “Changing Highways”. Fu una specie di esperimento con Poncho in studio. Andò bene. Suonavamo alla grande. […] Tornato a Los Angeles mi diedi alla vita di Malibu. […]
Continuavo a scrivere e quando composi “Cortez The Killer” e “Hitchhiker” per registrarle chiamai il Cavallo. Decidemmo che la location ideale era la casa di [David] Briggs a Point Dume, dove c'era il Green Board. Io vivevo pochi chilometri più a nord, vicino a Zuma Beach. Una situazione perfetta per divertirsi. Zuma fu il primo album fatto con i Crazy Horse dopo che Poncho si unì alla band. È uno dei miei preferiti. […] Continuavamo a suonare, un giorno dopo l'altro, e a fare festa la notte. Realizzammo la versione originale di “Powderfinger” che fu messa da parte. Facemmo “Sedan Delivery” che fu messa da parte. Fu registrata la mia canzone “Born To Run”, che rimase incompleta e fu messa da parte. “Ride My Llama” fu finita, missata e poi messa da parte. Registrammo tantissime canzoni che vennero messe da parte, ma su Zuma pubblicammo “Cortez”, “Don't Cry No Tears”. “Stupid Girl” e un mucchio di altri brani. Ha un grande sentimento. Oggi mi piace riascoltarli tutti insieme in una compilation che ho chiamato Dume e che è in The Archives Vol.2. Furono tra i giorni più belli e vivaci della mia vita.

Perché hai lasciato il ranch?
Young:
Era un po’ troppo grosso. C’è stato troppo viavai nell’ultimo paio d’anni. Niente che avesse a che fare con la musica. Solo troppe fottute persone che gironzolavano senza davvero conoscermi. Erano parassiti sia che lo volessero essere o no. Mi vivevano addosso, usavano i miei soldi per comprare le loro cose, il mio telefono per fare le loro chiamate. Un dissanguare generale. Mi ha urtato parecchio quando l’ho scoperto. Non volevo credere che ne traevo vantaggio. […] Non voglio pensare che sia l’unico posto dove posso essere ed essere al sicuro. Mi sento molto più forte ora.
[…] Mi sento molto libero. Non ho più una ragazza. Collego a questo molte cose. Sono tornato a vivere nel sud della California. Mi sento aperto come non lo ero da un bel po’. Esco e parlo con molte persone. Sento come se qualcosa di nuovo sta succedendo nella mia vita. Sono davvero carico dalla musica che faccio ora, di nuovo con i Crazy Horse. Oggi, anche se sto parlando, le canzoni mi passano per la testa. Sono eccitato. [2] 

Come avete fatto a ritrovare l'alchimia?
Young:
Non l'abbiamo mai fatto. Abbiamo semplicemente trovato un'alchimia diversa. È buona, grandiosa, ma non è quell'alchimia. Non puoi mai tornare indietro. È questo il bello di andare avanti. […] Per un amico così vicino come Danny è sempre una esperienza traumatica. Sono certo che tante altre persone l'hanno vissuta. [2]
La morte di Danny ha ucciso la dinamica che era propria dei Crazy Horse, ma non il feeling. Il passato resta ancorato dentro di noi, ma il presente sopravvive. Quando suono con Ralph Molina e Billy Talbot so che gli altri non torneranno, ma il gruppo continua. Quando ho voglia di suonare quella musica, chiamo loro due. [3]

Billy Talbot: Dissi, “hey, ho questo nuovo chitarrista. Lo voglio con noi.” Neil fu sorpreso perché non avevo mai detto una cosa così. Non l'avevo ancora detto neanche a Ralph. […] Dissi, “non ti preoccupare, Poncho può farlo, vedrai.” […] [Le prime prove] furono grandiose. Eravamo alle stelle. Neil adorava il sound, noi anche – era la prima volta dopo la morte di Danny. [1]

Frank Sampedro: Prima incontrai Billy [Talbot]. Era appena tornato dal tour di Tonight's The Night in Europa. […] Ho incontrato Neil ai Chess Records. No, aspetta, è stato nella stanza dell'hotel la sera prima. Era veramente spassoso. Io ero completamente fuori dalla macchina del rock 'n roll in cui era dentro Neil all'epoca. Eravamo nella sua stanza d'albergo e lui stava suonando alcune nuove canzoni alla chitarra. Io cercai di seguirle. Ne suonai un paio e poi passai la chitarra a Ben Keith, dicendo “Ecco, ora suona tu per un po'”. Lui me la restituì dicendo, “No, amico, devi suonare.” Non stavo realizzando che erano le canzoni che avremmo registrato il giorno dopo. Pensavo stessimo semplicemente jammando e fumando erba!
Comunque, era il 1973. Zuma non uscì prima del 1975. Ci volle più di un anno per farlo per via di stupidaggini che succedevano. Billy intervenne in una lotta fra cani, il cane lo morse e lui non poté suonare per cinque mesi. Accadevano cose assurde di questo tipo.
[…] Per me era solo una nuova, grande cosa che cominciava. Ho dovuto imparare molto. Ricordo ai Chess Records, dopo circa quattro ore, uno dei fonici venne da me a dirmi, “Da dove vieni?” Loro erano un'intera famiglia di persone che lavoravano insieme da anni. David Briggs fu di grande aiuto e mi offrì supporto. Io cercavo di ricordare le sequenze di accordi. Inoltre in quel momento della mia vita ero abbastanza fatto. [10]

David Briggs: Poncho non sapeva come suonare, nessuno aveva un tono, niente. La band aveva un volume altissimo in una stanza piccolissima con un soffitto basso e pavimento lastricato e finestre panoramiche intorno. [Il mixerista] Bob Clearmountain non riusciva a far suonare bene la batteria. […] Non ci fu molto lavoro su dischi come quello, ci preparavamo, registravamo e mixavamo sul posto. Ecco perché suonano così crudi ed elementari. Abbiamo fatto molto editing, ho tagliato i momenti piatti dovuti all'improvvisazione. Alcuni take erano lunghi più di dieci minuti. Questo album è tutto una lezione su come Neil Young registra i dischi. Finché lui è grande, non me ne può fregare niente di niente... Neil è molto meglio in casa che non dentro uno studio. […] Durante Zuma Neil era felice come non mai. Una fantastica persona da avere intorno. Un ragazzo felice... eravamo come in crociera, a divertirci... le sessions di registrazione erano solo l'estensione della vita di tutti i giorni. [1]

Sampedro: Non sapevo nemmeno perché ero lì. Stavo come in un sogno. Andavo al bagno per darmi due schiaffi tra un take e l'altro, e mi dicevo, “sono a suonare con Neil Young, porca merda.” Rimasi in quello stato per mesi. L'unica cosa che lui doveva fare era guardarmi di traverso e io smettevo di suonare. […] Mi prodigavo per fare in modo che Neil si divertisse. Aveva pubblicato On The Beach e io lo provocavo, “guarda i titoli, questo blues, quel blues – ora siamo a L.A., ci sono belle pollastre dappertutto, stiamo impazzendo di divertimento, non c'è altro su cui scrivere?” [1]

Young: Zuma fu l’emersione dal buio. I miei migliori album sono quelli fatti con i Crazy Horse. Sono i più fluidi. Zuma fu un grande disco elettrico che proveniva dal luogo in cui il pop lascia il rock & roll. [4]
È un buon album. Ero di nuovo solo e questo si sente. Stessa cosa per American Stars ‘n Bars. [3]
Zuma […] è forse legato al fatto che mio figlio aveva dei problemi con la madre; è ispirato a questo tipo di problemi, è un album molto, molto personale, viene da dentro, la musica lo spiega molto meglio di me. [5]
[Il sound] è piuttosto scarno, vero? Molto rado. Anche secco. Non ci sono forti echi in Zuma. […] Old Black, Fender Deluxe con l'unità per il riverbero, poteva essere un pickup Gretsch. “Drive Back” è solo il Deluxe, puro. […]
Facemmo molte cose illegali e sono fortunato ad esserci oggi per poterlo raccontare... c'erano state delle volte a Zuma Beach – Poncho mi disse che si era sorpreso che io l'avessi fatto. Che la mia mente non fosse andata fuori di senno del tutto. […]
Poncho permise ai Crazy Horse di suonare. Avevamo di nuovo due chitarre, basso e batteria. Rimise la band insieme – grazie a Billy e Ralph che avevano legato con lui. A quel tempo lui non sapeva bene come suonare... il che era perfetto per me. [1]

Sandy Mazzeo: Neil mi disse di avere queste immagini nella sua testa, di uccelli che portavano donne in volo sul deserto, piramidi e cose così. […] [Vedendo il disegno della copertina] Neil disse, “perfetto! È questo! L'hai fatto! E d'improvviso mi ritrovai con un assegno di duemila dollari. Per quei quattro schizzi mi ci erano voluti dieci minuti – sono duecento a minuto. Pensai, “finalmente l'arte inizia a pagare”. [1]

Young: Quella di Zuma è una delle mie cover preferite. Alla Reprise pensarono fossi ammattito. Era concettuale. [1]

Il tuo primo tour fu nel 1976 in Giappone. Come fu affrontare improvvisamente un pubblico così?
Sampedro
: Se guardi le foto, me ne stavo indietro e cercavo di seguire gli accordi! [Ride] Non ero sconvolto, ma al tempo stesso sapevo che dovevo mettermici d'impegno, coinvolgermi e fare da supporto. Per fortuna Neil ha una presenza così enorme che gli serve poco appoggio. Solo qualcuno che lo supporti e la band alle spalle. Billy e Ralph cantavano bene e tutto funzionava. Più siamo andati avanti più siamo migliorati. [10]

Talbot: Suonammo in Inghilterra, Giappone, dovunque tranne l’America. Fu un periodo idilliaco, amico, Neil brillava. Avevamo di nuovo una band. Ho sentito noi suonare come nessun altro potrebbe. Ricordo a Rotterdam che scendemmo dal palco e trovammo Paul McCartney. Avevamo appena finito il set, noi quattro camminavamo per questo tunnel ventoso per tornare ai camerini e McCartney era lì. Mi fece un cenno come, sai, da musicista e musicista. Ho pensato… noi quattro. Loro quattro. Abbiamo una band o cosa? Non pensavo potessimo finire quel tour. Ho una registrazione dal Giappone. In confronto a questo nastro, Zuma suona come quattro persone addormentate sull’amaca a fumare la pipa. Ogni volta che mi sento giù ascolto quella registrazione. [4]

A proposito di “Cortez The Killer”
Young:
Viene dalla mia immaginazione, oltre che dai miei studi scolastici. C’è l’uomo caritatevole e c’è lo stronzo. Pensa a Cristoforo Colombo. Oggi tutti sanno che era un uomo senza valore. E non è neanche arrivato per primo [risate]… Ho sempre sostenuto il principio di rimettere in causa la legittimità delle icone. [3]

Ti identifichi con Cortez?
Young
: Quando è sulla nave, sulla sua strada... Non credo sapesse cosa stava per succedere. Non sono sicuro che alla fine sentisse di aver fatto la cosa giusta. Uccidere tutte quelle persone. […] Penso che cambiò la sua vita, quell'esperienza. In modo da non riuscire più a dormire bene. […]
Quando andavo a scuola, una notte non riuscivo a dormire... avevo mangiato qualcosa come sei hamburger. Mi sentivo malissimo... e questo prima del McDonald... Stavo studiando storia e al mattino mi sono alzato e ho scritto questa canzone. [1]

Sampedro: Avevo un po' di polvere d'angelo. Convinsi Billy a fumarla con me. Registrammo “Cortez”, io sedevo piegato. Quello fu il take. Avevo tutta la canzone rigirata, pensavo che il secondo accordo fosse il primo, erano solo tre accordi. [1]

Molte delle tue canzoni accennano alla reincarnazione. “Cortez The Killer” improvvisamente salta alla prima persona, quando canti “So che lei vive là / e mi ama ancora oggi”. Lo stesso significato esce da “Like An Inca” e tante altre. Credi nella reincarnazione?
Young
: Qualche volta mentre scrivo una canzone posso sentire che ci sono altre cose in me che non sono me. Ecco perché esito nel modificare le canzoni. Se è qualcosa su cui devo pensare e rimuginare, lavorarci su, allora non è buono. Le mie cose migliori semplicemente escono passando attraverso me. Molte volte quello che mi passa attraverso viene da qualche altra parte. In questo senso credo nella reincarnazione. […] C'è un lato della tua mente che tiene a bada l'altra parte che comunica, quella che è veramente sintonizzata con qualcosa. Se lasci aperta quella parte retrostante della mente e ti metti nelle giuste circostanze, riesci a produrre qualcosa che non viene davvero da te. [7]

La storia di quando stavate registrando “Cortez The Killer”, la corrente mancò e voi perdeste tutto l'ultimo verso, è vera?
Sampedro
: Sì, verissima. Controlla pure. Quello che fece Briggs... Non sapevamo perché la corrente era venuta a mancare. Nella stanza dove suonavamo c'era corrente, ma dove lui stava registrando, nella sala controllo, venne a mancare. Quando tornò e tutto riprese, David riavvolse il nastro e riascoltò fino alla parte che mancava, poi, mentre noi suonavamo ancora, fece ripartire e registrò da quel punto. [9]

A proposito di “Danger Bird”
Young
: Una canzone selvaggia. Così lenta e splendida. Briggs la voleva sempre remixare. Io adoravo il mix. È una combinazione di due canzoni. “L.A. Girls and Ocean Boys” non l'ho mai registrata, ma è una parte di “Danger Bird”. Talvolta succede – una canzone non esce, ne scrivo un'altra e dico, “oh, stanno bene insieme!”. […] Talvolta ho un'immagine in mente ma per lo più si lascia volare... Dipende dagli strumentali, dove ti dirigi, cosa vedi. È questo il suo bello – non è come avere un'immagine, ma più immagini. Non vedi sempre esattamente la stessa cosa. Vai verso posti nuovi... è terribile che non ci sia un modo per proiettare quello che hai in mente mentre lo pensi – immagini, suoni, tutto – in modo da poterlo registrare mentre suoni dal vivo. [1]

A proposito di “Don't Cry No Tears”
Carrie Snodgress
: Quando ero soverchiata dai miei sentimenti iniziavo a piangere. Questo faceva saltare in nervi a Neil. Diceva, “non voglio farti questo. È questo che mi trattiene dal chiamarti, perché piangi.”

A proposito di “Stupid Girl”
Sampedro
: Avevo un grammo di fumo, lo misi sul tavolo e Neil fece tutto. Lo guardai e pensai, “non sa nemmeno che cosa ha fatto!” [1]

A proposito di “Barstool Blues”
Il titolo di una canzone che hai scritto da ubriaco.
Young
: “Barstool Blues”. Quella è una buona. Non mi sono ubriacato abbastanza alla fine. [8]
Tornammo a casa dal bar e scrissi quel pezzo. Mi svegliai e, cazzo, non riuscivo a ricordare di averlo scritto. Non ricordavo niente. Cominciai a suonarlo ed era fottutamente alto, voglio dire tre toni più alto di quello sul disco. [1]

Fonti
[1] Jimmy McDonough, “Shakey”
[2] Mojo 1997
[3] Mucchio Selvaggio Extra 1993
[4] Rolling Stone 1979
[5] Best 1976
[6] Rolling Stone 1975
[7] Musician 1985
[8] Contemporary Books 1986
[9] Rolling Stone 2012
[10] Rolling Stone 2013
[11] Neil Young, “Il Sogno di un Hippie” (2013)