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venerdì 16 novembre 2018

The Oral History: Everybody's Rockin' (1983)


Young: Quasi per vendetta consegnai alla Geffen Everybody's Rockin'. Volevano più rock 'n roll. Quella era lo slogan: “dunque volete più rock 'n roll? Okay, bene. Lo posso fare. In effetti mio zio era un rocker, e io farò lui.” Mi calai in quel tipo. Lo divenni per mesi. Ero fuori, fu come un film per me. Nessuno lo vedeva a parte me, ma chi se ne frega. È difficile per gli altri riuscire a capirmi quando faccio queste cose, per via di come sono. […] Rivolgendomi indietro agli anni Ottanta, quando non è difficile da accettare è quantomeno forte. Ero veramente a mio agio con le cose che facevo negli anni Ottanta, nonostante sono stato sputtanato a causa di esse. Perché sentivo ogni cosa che facevo. C'era un enorme abisso tra me e gli altri. Ed ecco perché la gente diceva, “ecco, vedi, ha perso il contatto, è partito” e cose così, perché stavo proprio in un altro posto. Per me aveva senso ogni cosa che facevo, e dovunque andassi la gente diceva “ma che cazzo stai facendo? Perché stai facendo questo? Stai sistematicamente distruggendo le possibilità di vendere dischi.”
[…] Stavo per registrare “Don't Take Your Love” - era fresca e pronta a decollare, avevo tutto ben chiaro. Ero a New York, volevo andare a registrare, e non mi diedero lo studio. Non mi aiutavano. Questo mi mandò fuori di testa. Credo che ci fosse qualche tipo di problema con Everybody's Rockin'... Ne avevano stampate poche copie e, là fuori, nessuno lo aveva degnato di nota. Non passava in radio. Non lo avevano spinto, non lo volevano fare. Questo per me era un punto critico. Tutti dicevano che ero perduto. Del tipo “Neil Young, sì, esisteva negli anni 70, ora non sta facendo più nulla di utile – quindi meglio che non lo lasciamo registrare, lui non sa cosa sta facendo.” Non facevo musica per metterla nelle mani di quegli stronzi fottuti – non capivano cosa cazzo era la musica. [1]

Elliot Mazer: Consegnali l'LP, Eddie mi chiamò e si congratulò: “È un buon disco.” Voglio dire, lo presero bene inizialmente – andarono a comprare una Cadillac rosa per un concorso di Mtv, fecero diverse cose. [1]

Karl Himmer (batterista): Neil disse, “tutto ciò di cui hai bisogno è un rullante, una grancassa e un piatto.” [1]

Ben Keith (chitarra solista): Neil disse, “voglio qualcuno che suona come se il gruppo non fosse molto capace.” Io dissi, “bene, non sono capace.” Lui disse, “ottimo, ci sarai!”. [1]

Tim Pope (video-maker): Prima di conoscerlo pensavo che Neil fosse un vecchio hippie bastardo […]. Poi pensai che fosse dolce. È fiducioso quando ci lavori insieme. Se gli piaci, se vede che sei la persona giusta, ti da carta bianca. [1]

Young: [Il video di] “Wonderin” fu una sua idea, completamente. Ho fatto solo quello che ha detto lui. Ricordo che alla fine voleva che avessi un aspetto più devastato […]. Il video è una forma d'arte, di espressione. Si possono fare bei video. Non succede molto spesso, ma potrebbe. [1]

Elliot Roberts: [David Geffen] si sentiva preso in giro da Neil - “Neil mi dà questi album esoterici per fottermi”. La prese sul personale. […] David venne da me e mi disse, “Senti, devi parlare con Neil. Dovete fare un disco di Neil Young, sappiamo che è capace di farlo eccome. Eccome. Perché non lo vuole fare per me? Ne ho bisogno adesso.” David pensava che Neil avesse questo disco nel suo taschino e che potesse tirarlo fuori a piacimento. “Puoi fare Harvest 2 quando vuoi. Che ci vuole?” […] La sola cosa che io non posso dire a Neil – nemmeno andare sull'argomento – è che cosa lui deve registrare. In ventisei anni non ho mai suggerito il genere di cose che dovrebbe scrivere. Non funziona così. Se lo avessi pensato, francamente glielo avrei detto. Ma proprio non è così. Se tu solo dici, “amico, quel pezzo sarà un gran singolo”, Neil non solo non lo pubblicherà come singolo ma lo caccerà fuori dall'album. E quindi non potevo aiutare David. […] Si sentì veramente tradito da Neil, smise di considerarlo un amico e cominciò a pensarlo come uno che lo pigliasse in giro e lo danneggiasse. Poi David capì che io non avevo idea di cosa avrebbe fatto Neil, che non potevo dirglielo e di certo non potevo assicurargli che sarebbe diventato commerciale. Allora scattò la causa legale. [1]

Young: Vedi, la Geffen pensava che io dovessi essere una superstar – come Eric Clapton. Non conoscevano la strada che avevo imboccato. […] Lui voleva fare i milioni di dollari – io ero su un altro pianeta. Ricevetti la denuncia a casa. Il tizio venne davanti alla mia porta. Pensai che fosse piuttosto buffo – essere “anticommerciale”, “suonare cose non rappresentative”. Ma la realtà di non avere più soldi, voler fare musica e non essere in grado di registrare, e tutte quelle cazzate mi tenevano legato. Era una questione di ego. David la prese sul personale che io facessi dischi per la sua etichetta che non vendevano […]. Ne parlammo diverse volte. Secondo lui stava facendo la cosa giusta. Voleva riportarmi coi piedi sulla terra. Era seccato per via della sua compagnia, riteneva che io dovessi essere una grossa star, e non lo ero. Ero più interessato a essere me stesso, a fare ciò che volevo. Fu una brutta situazione. Non potevo fare dischi, non avevo abbastanza soldi per fare questo o quello, dovevo uscire a suonare per racimolare soldi per i dischi […]. Ero isterico, stavo andando nei matti. [1]

Roger Katz: Sentiva che il mondo gli cadeva addosso, sentiva di essere fottuto. La cosa più difficile era aver fatto tutti quei sacrifici per Ben e poi avere quella situazione con la Geffen e vedere – non voglio chiamarlo il suo impero – vedere che tutto si stava disintegrando. Era sotto pressione per vendere le auto, i trenini, la barca per poter mantenere il ranch. Ma l'impatto più a lungo termine fu quello emotivo. Si domandava cosa dovesse fare e chi dovesse essere e dove stesse andando la sua musica – la possedeva ancora per poter scrivere belle canzoni e suonare? A volte si sedeva e parlava delle altre cose che poteva fare con la sua vita se non fosse stato una rock star. In quel periodo scese profondamente in se stesso. [1]

Young: Nessuno di quei dischi fu fatto solo per essere uno scherzo. Ero dannatamente serio riguardo quello che facevo perché avevo disperatamente bisogno di fare qualcosa. Allo stesso tempo però durante gran parte degli '80 non volevo che molti dei miei sentimenti più profondi riguardo la vita e tutto uscissero allo scoperto. Avevo un sacco di pensieri oscuri che pesavano sulla mia mente e legati alle esperienze che capitavano strettamente alla mia famiglia. [3]
 
Hai perso parecchio pubblico con quest’album…
Young:
Be’, era buono tanto quanto Tonight’s The Night per quel che mi riguarda. Il personaggio era forte, la storia era buona ma sfortunatamente la storia non apparve sul disco. Prima che avessi la possibilità di finirlo mi fermarono. La Geffen cancellò un paio di sessions in cui avrei dovuto fare due canzoni - “Get Gone” e “Don’t Take Your Love Away From Me” – che avrebbero dato un maggior significato agli Shocking Pinks. Ma se non hai visto gli show non sei in grado di entrarci del tutto. Ovviamente non c’era niente di così intenso come in Tonight’s The Night. C’era una piccola profondità nel materiale, ovviamente. Sono tutte canzoni “superficiali”. Ma vedi, era un tempo in cui la musica era così, e tutte le pop stars erano così. Ed era buona musica, molto buona. Quando ho fatto i dischi tipo Everybody’s Rockin’ e tutti li hanno coperti di merda… Sapevo che potevano farlo. Cosa sono, stupido? Dovevano pensare che fosse la miglior cosa che io avessi mai prodotto? Ovviamente sapevo che non era così. Era una via di distruzione che tracciavo. Senza averlo fatto non sarei capace di fare quello che faccio ora. Se ho costruito qualcosa, devo sistematicamente buttarlo giù prima che la gente decida “Oh, ecco come possiamo definirlo”. […] Accadde solo che io non ero più accessibile. Per quel che mi riguarda, quei dischi (Trans, Everybody’s Rockin’, Old Ways) sono buoni tanto quanto gli altri dischi che ho fatto. Forse i miei anni 80 musicali dovrebbero essere visti come un unico disco. Forse sarebbe più semplice da capire per la gente.
[…] In effetti è divertente: i REM stavano per firmare con la Geffen, poi hanno sentito che mi avevano citato legalmente, quindi hanno troncato i contatti con la Geffen e hanno firmato con la Warner Bros. La Geffen ha perso i REM solo per aver fatto causa a me dopo Everybody’s Rockin’. [2]

Mi piacque molto la tua dichiarazione dopo aver appreso la notizia della denuncia da parte della Geffen: "Essere denunciato per non aver fatto un disco commerciale dopo vent'anni di carriera è meglio che vincere un Grammy". […]
Young:
Everybody's Rockin' non è un album rockabilly. È old rock 'n' roll, old pop rock 'n' roll. Rockabilly è la musica che suonano gli Stray Cats, molto meno basata sul blues di quanto lo fosse quella di Everybody's Rockin'. In quel disco c'era il rhythm 'n' blues bianco con venature pop che andavano per la maggiore nei Fifties, ma nessuno se n'è accorto. Hanno continuato a chiamarlo rockabilly. Alla Geffen non furono molto soddisfatti dalle vendite, ma forse dimenticavano che erano stati loro a spingermi a realizzare un disco del genere. Io avevo consegnato loro il primo Old Ways, completamente diverso da quello che è stato poi pubblicato anni dopo. Ritenevo che in quei nastri ci fosse materiale per un grande album. Non piacque a quelli della Geffen. Dissero: "Questi nastri ci spaventano. Perché non fai un disco rock 'n' roll?" Così tornai a casa e cominciai a pensare al r'n'r di trent'anni fa. E nacque Everybody's Rockin', che considero il miglior album che ho realizzato negli anni trascorsi alla Geffen. [4]

“Payola Blues”
Hai subito accuse per quella canzone?
Young:
Sì. Suppongo ci fossero diverse critiche, una sorta di imbarazzo per certe persone. Ma era tutto per divertirsi. Comunque è davvero così, tutti lo sanno. Tutto è per il denaro, tutto quanto. Tutti coloro che non lo pensano mentono a se stessi e agli altri. Quello che succede di nascosto è solo affare di quella gente, credimi. Questa è l'America: so che c'è la bustarella e che ce ne sono molti tipi... quando è l'artista a mettere i soldi, e quando ce li mette la casa discografica. […] In questo modo i grandi restano grandi. […] Dopo un paio di cose che sono obbligati a trasmettere perché piacciono alla gente ne fanno una meno bella e a quel punto devi ungere perché passino il tuo disco. […] È lo stile americano. [1]

Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Mojo Magazine 1995
[3] Vox 1990
[4] Mucchio Selvaggio 1988
[5] Musician 1985