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Neil Young Archives Vol.2 1972-1976

11 anni dopo il primo volume, Neil Young riapre i suoi archivi: 10 dischi, di cui 7 inediti, con le session (quasi) complete di Tonight's The Night, Zuma, Homefires, la Stills-Young Band, il primo tentativo di Time Fades Away in studio e altro ancora. Nei negozi da marzo!

CSNY - Déjà Vu 50th anniversary

Quadruplo box set per festeggiare il mezzo secolo di questo celeberrimo album, con tre dischi di demo, outtakes e versioni alternative, in gran parte inedite.

Neil Young. Cercando il nuovo mondo

Risultato di 10 anni di attività di traduzione per NeilYoungTradotto.com e di un'ampia ricerca storico-bibliografica, il volume porta finalmente in libreria il percorso umano e musicale del canadese attraverso l'analisi delle sue lyrics.

Neil Young - Carnegie Hall 1970

Come prima uscita della Official Bootleg Series è stata scelta una serata storica: la lunga, intima esibizione acustica alla Carnegie Hall il 4 dicembre 1970.

www.NeilYoungArchives.com

Il sito ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, video, concerti, foto, manoscritti, memorabilia, ma soprattutto contenuti inediti ed esclusivi per gli iscritti.

venerdì 19 marzo 2021

Frank Sampedro racconta il suo passato nei Crazy Horse - l'intervista di Stereogum


Il chitarrista Frank "Poncho" Sampedro ci tiene a sottolineare che il concerto di Neil Young e Crazy Horse del novembre 1990 al Catalyst non è stato solo un riscaldamento. La band stava suonando nuove canzoni da un mese prima di salire sul palco del piccolo club di Santa Cruz, a pochi chilometri dal ranch di Young. La serata è stata filmata e registrata ma tutti i piani per un rilascio ufficiale sono stati subito cancellati. Invece, la band - che include anche il bassista Billy Talbot e il batterista Ralph Molina - pubblicò Ragged Glory all'inizio del 1991 e trascorse la maggior parte dell'anno in tour suonando set aggressivi in location che sminuivano il piccolo Catalyst Club. È uno dei tour leggendari di Young, tenutosi nello stesso momento dell'invasione americana dell'Iraq e del boom del rock alternativo.
Poiché quel tour ha in pratica rilanciato la carriera di Young dopo gli abbastanza disastrosi anni 80, è stato a lungo considerato un momento cruciale per l'artista. E poiché lo spettacolo Catalyst non è mai stato rilasciato ufficialmente, è stato a lungo liquidato come una prova generale per ciò che è venuto dopo. Poncho, tuttavia, crede che sia qualcosa di più. "Suonavamo tre set al giorno, cinque giorni alla settimana, per un mese intero", racconta a trent'anni di distanza. "Non era per niente un riscaldamento!" 
Questo fa del quadruplo live Way Down In The Rust Bucket, il cui titolo deriva da un casuale commento di Young, un'aggiunta convincente al suo vasto catalogo e, secondo Poncho, la testimonianza definitiva dei Crazy Horse. "Nel mio cuore penso che Rust Bucket sia uno dei migliori dischi dei Crazy Horse di sempre." (...)
Poncho è uno dei tanti irresistibili personaggi secondari [della storia di Neil Young], che pur avendo trascorso quasi mezzo secolo nei Crazy Horse veniva ancora chiamato il nuovo arrivato. (...) Si è ritirato dopo il tour Alchemy del 2012, quando l'artrite ai polsi gli ha reso troppo doloroso suonare ("Lungo gli spostamenti, nel bus, tenevo entrambi i miei polsi in secchi di ghiaccio"). Oggi vive e fa giardinaggio alle Hawaii, dove ha parlato a Stereogum di come si è divertito a suonare a Zuma Beach, al Budokan e di come si è "messo in quarantena" al ranch di Young.


Hai già avuto modo di scavare nei recenti Archives?
Sampedro: Non sono ancora andato in profondità, è così travolgente passare attraverso tutta quella roba. Non ho mai veramente ascoltato i dischi che Neil ha fatto con altre persone, e ce ne sono tanti lì dentro. Ma qualcuno mi ha mandato "Powderfinger". È stata una delle prime volte che l'abbiamo suonata, e mi ha spaventato sentirla. Stavamo inciampando, era davvero lenta, e Neil usava parole diverse. Non abbiamo suonato uno dei versi. Ma era davvero bello, organico. Tutti mi dicono che devo ascoltare le registrazioni del Budokan.

Cosa ti ricordi di quello show?
Abbiamo preso dell'acido prima di suonare, io e Billy, il bassista. Stavamo solo cercando di essere tranquilli entrando nel locale, e Billy ha detto, "Wow c'è un sacco di fumo qui dentro". Gli ho detto, "Shhh" perché non c'era alcun fumo. Ma appena lui l'ha detto, io l'ho visto. Il posto era strapieno di gente. Era il 1975 e Neil era enorme in Giappone. Quando siamo atterrati all'aeroporto, abbiamo pensato che ci fosse una specie di manifestazione politica in corso. C'erano tutte queste persone trattenute dietro le recinzioni con cartelli e altre cose. Ma erano fan di Neil. Era incredibile.
Quindi io e Billy eravamo in acido. Ho aperto gli occhi solo un paio di volte sul palco perché la prima volta che l'ho fatto, ho colpito le corde della mia chitarra e ho visto come rimbalzavano sul pavimento e poi di nuovo sul soffitto. "Oh merda, meglio lasciar perdere. Suonerò e basta". Chipmunk stava facendo le luci, era così creativo. Billy e Neil erano ai microfoni a cantare le loro parti, e la canzone stava finendo, e ho aperto gli occhi proprio quando Chipmunk stava sparando l'intera gamma di luci. I Mandela fluttuavano fuori dalle loro teste e andavano verso il pubblico. È stato davvero bello, anche se credo di essermi un po' bloccato. Però ricordavo tutte le canzoni e abbiamo suonato davvero bene quella sera. Era quasi impossibile suonare male, c'era così tanta energia positiva. Io e Billy eravamo davvero aperti a tutto, e Neil era entusiasta di quello che stavamo facendo.

Qualcuno ha notato quanto eravate fuori?
Ho guardato Billy e lui sorrideva e si avvicinava, e stavamo per dirci qualcosa. Ma poi Neil ha fatto questi passi da gigante e ha messo la sua testa proprio tra di noi e ha detto: "Ehi, gente, stasera siamo proprio psichedelici!" Fino alla fine dello spettacolo ho continuato a pensare: "Glielo ha detto Billy? Gliel'ho detto io?" In realtà lui non lo sapeva.
L'intera notte finì per essere una folle stravaganza, perché ci portarono direttamente dal locale all'aeroporto. Dovevamo volare a Copenaghen quella notte, e non avevamo con noi un responsabile o un manager. Questo tizio che ci aveva portato in giro per tutta la settimana continuava a dare a Neil una busta gialla, e Neil continuava a restituirgliela. Nessun regalo. Nessun regalo. Ma lui continuava a darla a Neil. Così alla fine sono andato da lui e gli ho detto: "Fammi vedere cosa c'è dentro, Neil". Erano tutti i nostri passaporti e biglietti! "Ci serviranno queste stronzate, amico!"

Eri nei Crazy Horse da meno di un anno, giusto?
Ovunque si dice che ho iniziato a suonare con Neil nel 1975, ma in realtà ci siamo incontrati e abbiamo iniziato a registrare intorno al 1973. Zuma è uscito nel 75, e penso che abbiamo iniziato a registrarlo nel 74. Billy aveva cercato di interrompere un combattimento tra cani sulla spiaggia ed era stato morso alla mano, così abbiamo dovuto aspettare che si riprendesse. Ci vollero dai sei ai nove mesi prima che potesse suonare di nuovo come se stesso. Ma stavamo tutti insieme e ci divertivamo. Nessuno era impegnato in qualcosa. Era tutto abbastanza libero e semplice. Potevamo suonare un po' o non suonare. Naturalmente, quando siamo cresciuti e abbiamo avuto mogli e figli e tutto il resto, le cose sono cambiate. Avevamo delle responsabilità!

Com'è stato unirsi al gruppo? E' stato difficile sostituire Danny Whitten?
Avevano una bella band ma quando Danny è morto... non è stato come se le ruote fossero cadute, ma d'un tratto c'era una ruota mancante. Quando sono arrivato ero così eccitato di essere in una band. Ho portato un sacco di energia. A quel punto della mia vita avevo rinunciato alla musica, anche se suonavo da quando avevo 11 anni e mi ero trasferito a Hollywood nel 1966 per entrare nelle band e fare dischi. Avevo 16 anni. Ci ho provato con tutte le mie forze senza riuscirci. Avevo fatto domanda per un lavoro all'ufficio postale, avevo venduto le mie chitarre. Ero stanco di non avere soldi per l'affitto, di non avere cibo, di vivere nel mio camion e tutte le altre cose folli che devi fare quando sei al verde. Poi arriva Billy e tutto a un tratto stiamo suonando a casa sua e sto incontrando Neil Young. Proprio quando mi ero arreso ce l'ho fatta.
Ho incontrato Neil a Chicago durante le sessions ai Chess Records. Dopodiché è venuto da noi a Echo Park a Los Angeles, e poi ci siamo trasferiti tutti a Zuma Beach, dove abbiamo iniziato a registrare a casa di David Briggs. Ricordo che Neil venne da me e mi disse, "Poncho, sai, ora mi dirigo a San Francisco". Aveva un posto là, e disse che dovevamo andare con lui. "Oh, amico, stai scherzando? Perché dovremmo lasciare Los Angeles? Questo posto è uno sballo". Eravamo sulla spiaggia! C'erano conigliette di Playboy e ragazze di Hustler e tutto andava bene! Facevamo dischi, suonavamo. Cos'altro si poteva desiderare?

Com'era il nord della California rispetto a tutto questo?
Non ho capito cosa stava succedendo finché non siamo arrivati al suo ranch. Era un altro posto incredibile per fare musica. Siamo stati lì per anni. Questa è la differenza tra allora e quello che sarebbe successo in seguito con i Crazy Horse: Neil diceva, "Penso di avere una canzone", e iniziavamo a suonare insieme. Suonavamo alcune canzoni che conoscevamo e poi ne provavamo di nuove. Registrando e divertendoci. Poi andavamo a mangiare fuori. Dopo un po' Neil ci chiamò e disse: "Ehi amico, ho appena ricevuto una chiamata dalla Warner Brothers, dobbiamo fare un disco". Quello era Zuma. Non avevamo un'idea in mente, una cosa oppure l'altra. Era tutto molto aperto. Stavamo solo suonando e registrando, e non sapevamo cosa gli altri facessero con le registrazioni. Continuavamo a produrne di nuove. Non abbiamo mai pensato di mettere insieme una scaletta di esecuzione o altre stronzate del genere. Ci stavamo solo divertendo.

Lo si può sentire nelle registrazioni degli Archivi. C'è un sacco di energia nei take spontanei. Suonate come una band che si sta godendo l'opportunità di esplorare le canzoni, scavarci dentro.
Ecco perché amo quella versione di "Powderfinger". Mi ha davvero riportato a quei giorni a casa di David Briggs quando le stavamo imparando. Neil non aveva ancora finito di scriverle. Ci muovevamo in punta di piedi. Nessuno di noi conosceva la propria parte perché nessuno ne aveva una. Era tutto molto spontaneo. Stavamo trovando la nostra strada insieme. Ed eravamo rilassati. Nessuno era nervoso. Stavamo solo giocando. Continuavamo a migliorare sempre di più. Era la nascita di una nuova band anche se aveva lo stesso nome.
Poi si passa a Rust Bucket, che è stato 15 anni dopo. Neil ci chiama al ranch e ha circa 12 o 14 canzoni pronte. Abbiamo iniziato a suonarle e poi Briggs ha avuto questa grande idea: "voi ragazzi starete in studio a suonate le canzoni più e più volte, ma non potrete mai ascoltare i playback". "Briggs ascolterà i playback. Ci dirà quando siamo bravi." Abbiamo letteralmente suonato tutte le canzoni, cinque giorni alla settimana, per quattro settimane, senza mai riascoltarle. Abbiamo continuato a suonarle e suonarle e suonarle. A quel tempo avevamo una famiglia e stavamo al ranch di Neil, ma non c'era un telefono nella casa dove stavamo. L'altro giorno ho avuto un flash a questo proposito: è stata la mia prima volta in quarantena! Eravamo rinchiusi!

Come ha cambiato il vostro modo di suonare questa strategia di non riascoltare i playback?
C'erano momenti in cui era frustrante. C'erano momenti in cui pensavi: "Amico, ce l'abbiamo fatta! Questo è il take definitivo!" E poi Briggs viene fuori e dice: "Siete stanchi? Sembra che siate un po' stanchi. Forse dovreste fare una pausa". Briggs non ci ha mai fatto capire quanto fossero buoni o meno. Quando ci sentiva suonare bene ne approfittava per spingerci un po' oltre. Ci avrebbe sbattuto in faccia tutti, persino Neil. Era pazzesco vedere questo tizio mettersi davanti a Neil, dicendogli che non sta cantando bene e che sta solo suonando la chitarra. E Neil rispondeva: "No, no, hai ragione, ne faremo un'altra". Allora tutti noi ci rialziamo e facciamo un'altra take come se fosse questione di vita o di morte.
Briggs aveva quel modo di fare. Ci ha motivato, ha tirato fuori il meglio da Neil. Era divertente il modo in cui lo faceva. Certamente non usava una mano gentile. Ci sgridava, ci intimidiva. "Questo è un gruppo rock and roll? Non dovreste suonare il rock and roll?" Ma quando ci ripenso, tutto quello che ha fatto è stato perfetto. Era la nostra bussola, e ci ha davvero portato dove dovevamo andare. Ha fatto sì che la musica fosse tagliente.

Com'è nato lo spettacolo al Catalyst dopo quella maratona di sessions?
Briggs ha deciso che avevamo finito e ha scelto i pezzi per l'album che è diventato Ragged Glory. Ha detto: "Ragazzi, dovete andare a suonare in mezzo alla gente e ricaricarvi di energia prima di portare questo disco in giro". Così abbiamo suonato al Catalyst. Era un concerto nell'area locale. Conoscevamo metà delle persone presenti. Ci abbiamo messo dai 45 minuti a un'ora solo per entrare, perché fuori parlavamo con tutti. Alla fine dello spettacolo non siamo partiti con un tour bus. Siamo andati al bar e siamo usciti con i nostri amici, per poi tornare al ranch.
C'erano circa 800 persone. È una specie di salone storto, tutt'altro che facile. C'è un'ala che si chiude di lato e c'è un muro che è tutto costituito dai vetri delle finestre. Si può vedere la strada. C'erano persone rimaste fuori che potevano sentirci suonare attraverso le finestre. Ovviamente stavamo suonando forte come l'inferno. Quindi c'era un'intera festa di quartiere fuori dal Catalyst. Non c'era altro posto dove suonare lì intorno, nessun altro posto dove le persone potessero vedere il concerto. Quindi sono venuti tutti ed erano tutti nostri amici. Direi che tutti nell'edificio avevano una storia su Neil. "Oh, una volta ho lavorato nel ranch di Neil." Oppure, "Una volta ho lavorato alla sua macchina". "Gli ho consegnato quella chitarra." Qualcuno mi ha detto di aver raccolto Neil che camminava per strada con il suo cane pochi giorni prima. Tutti avevano una storia. L'intero posto è collegato a Neil e al suo ranch. C'era atmosfera, è stato un bene per noi e per la musica.

Dev'essere stato bello uscire dallo studio dopo un mese.
È una delle cose che lo rendono un concerto davvero speciale. La gente dice che l'album Weld, che è stato registrato nel tour successivo, è migliore. Dicono che lì abbiamo suonato più duri ed è stata una performance migliore, e credo che ci sia del vero. Ma qui puoi sentire l'energia rilassata di quella notte, e l'entusiasmo. Si capisce che non eravamo sotto pressione. Non facemmo riscaldamento. Credimi, conoscevamo le canzoni ed eravamo pronti a partire! Neil era elettrico quella notte. Quando ho avuto il disco per la prima volta e ho messo su "Country Home", la prima traccia, ho dovuto stoppare e rimetterla daccapo ancora e ancora. Non l'avevo mai sentita così. O l'avevo dimenticata.
È stato emozionante sentirci suonare così. Dubito che abbiamo mai più raggiunto questo livello. Nell'ultimo tour, Alchemy, che è stato 30 anni dopo, non suonavamo allo stesso modo. Avevamo imparato molto di più sulla musica e padroneggiavamo i nostri strumenti un po' meglio, e nel complesso forse eravamo una band migliore. Ma non credo che avessimo la stessa esuberanza giovanile e l'abbandono sconsiderato nel fare quello che volevamo, e ridere e divertirci. Eravamo più tecnici. Ovviamente i Crazy Horse non potrebbero mai essere definiti una band tecnica! Ma eravamo al massimo della nostra tecnica.


Traduzione originale fornita da Paolo Palù
Revisione della traduzione: MPB, Rockinfreeworld