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Early Daze: la recensione di Rolling Stone e rassegna stampa internazionale


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Prima di Micah Nelson, prima di Nils Lofgren e prima di Frank "Poncho" Sampedro, c'era Danny Whitten. Il chitarrista originale dei Crazy Horse è morto più di 50 anni fa, ma il segno che ha lasciato su Neil Young e sulla band persiste ancora oggi. Basta guardare uno spezzone del recente tour, ora sospeso, in cui Nelson canta "Cinnamon Girl". In quelle armonie - al tempo stesso dolci e roche, che forniscono sostegno senza mai mettere in ombra, potenti e piene di potenziale - riecheggia Whitten. Lui è lo spirito dei Crazy Horse, che non è mai scomparso. "Ogni musicista ha una persona sul pianeta con cui può suonare meglio che con chiunque altro", ha detto una volta Young. "Una sola. La mia era Danny Whitten".
Whitten morì per un'overdose di alcol e valium nel novembre 1972. Si tratta di un evento così lontano nel tempo che si verificò appena un anno dopo Jim Morrison e, incredibilmente, prima di Nick Drake e Gram Parsons. Come per questi artisti, di solito associamo Whitten alla sua morte. La sua vita tragicamente breve è rimasta impressa in canzoni come "The Needle and the Damage Done", "Don't Be Denied" e, soprattutto, "Tonight's the Night", in cui Young piange la perdita di Whitten e del roadie Bruce Berry.
Ma l'ultima pubblicazione d'archivio di Young, è una celebrazione della vita di Whitten prima della sua prematura scomparsa. Early Daze è un disco breve - solo 10 tracce per un totale di 38 minuti - e non contiene canzoni nuove, quindi gli ascoltatori occasionali potrebbero lasciarlo da parte. Ma il disco presenta la formazione originale dei Crazy Horse (Young, Whitten, il bassista Billy Talbot, il batterista Ralph Molina e il tastierista Jack Nitzsche) ed è pieno zeppo della loro magia, sorprendentemente ancora più sciolta e senza filtri del classico Everybody Knows This Is Nowhere del 1969.
C'è "Look at All the Things", un originale di Whitten, melodicamente denso come la sua struggente "I Don't Want to Talk About It"; e "Come on Baby Let's Go Downtown", in cui la voce di Whitten è così limpida che sembra esser stata registrata ieri. Se la versione postuma di "Downtown" su Tonight's The Night la fa sembrare stregata, questa è selvaggiamente viva, intrisa di grinta.
Come sanno gli irriducibili di Young (o Rusties, come ci chiamano), Early Daze era in cantiere da anni. "Ho fatto un disco, Early Daze, degli Horse, dove si può sentire una voce diversa su 'Cinnamon Girl', dove c'è Danny", ha scritto nel suo libro di memorie del 2012, Waging Heavy Peace. "Cantava la parte alta e si sentiva molto di più. L'ho cambiata in modo da cantare io la parte alta e l'ho pubblicata. È stato un grosso errore. Ho fatto una cazzata. Non sapevo chi fosse Danny. Era migliore di me. Non l'ho capito. Io ero deciso e forse ho contribuito a distruggere qualcosa di sacro, non accorgendomene. Lui non si è mai arrabbiato per questo. Non era quel genere di persona. Eravamo giovani e forse non sapevo cosa stavo facendo. Certe cose vorresti non fossero mai accadute. Ma è andata com'è andata".
Qui si può ascoltare la cruda e diretta "Cinnamon Girl" di Whitten, pubblicata originariamente come singolo. C'è anche la mitica versione dei Crazy Horse di "Helpless", disponibile al pubblico per la prima volta; Young la scartò e la riregistrò con CSNY per Déjà Vu. Infine, anche la sottovalutata "Winterlong" trova il suo momento, una delle preferite dai fan, di cui i Pixies hanno fatto una cover, e che Young ha poi incluso nella compilation Decade. Young ha pubblicato molti dischi d'archivio, ma per i veri fan questo è di grande impatto.
Angie Martoccio, Rolling Stone
Voto: **** (su 5)

C'è una profondità sonora capace di andare oltre lo scheletrico arrangiamento a due chitarre/basso/batteria, anche se il mix mette in risalto il già citato pianoforte elettrico di Nitzsche in "Winterlong". Quest'ultima composizione è apparsa in precedenza solo nell'antologia Decade del 1977. Ma quel pezzo glorioso e dimenticato era comunque diverso da questo, come nel caso di "Wonderin'", un originale di Young che sarebbe poi apparso sull'eccentrico Everybody's Rockin' del 1983.
Glide Review, rece positiva

Sebbene le queste canzoni siano complete e l'esecuzione perfetta, la loro scioltezza dà l'impressione di assistere alle prove - Young notoriamente amava il groove sgangherato dei Crazy Horse, che poteva uscire dai binari in qualsiasi momento, e spesso lo faceva in concerto (e lo fa ancora, come dimostra l'attuale tour estivo della band), ma che riesce anche a dar vita a un rock and roll assolutamente elettrizzante.
Variety, rece positiva

Breve ma sicuramente dolce.
Mojo, voto 8 (su 10)

Aggiunge poco alla nostra comprensione di chi erano, e sono, questi musicisti, ma evidenzia il loro legame originale, una caratteristica che ha permesso alla loro arte di fiorire immediatamente, continuando nel corso dei decenni.
Popmatters, voto 7 (su 10)

Come di solito accade con il materiale d'archivio di questo tipo, non c'è nulla qui che sia migliore rispetto al prodotto finito. Tuttavia, queste tracce ci ricordano con umiltà che ciò che finiamo per sentire come spontaneo e casuale, è molto spesso il risultato di un lavoro di manovalanza ripetitivo e ad alta intensità.
Uncut, voto 7 (su 10)


Traduzione MPB, Rockinfreeworld

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