Second Song - rassegna stampa internazionale e italiana
Young ha realizzato uno dei suoi album più toccanti del XXI secolo, al contempo triste e bellissimo.
Uncut, novembre 2026 - 4,5 su 5
Second Song è senza dubbio il suo lavoro migliore dai tempi della travolgente, vasta epopea di Psychedelic Pill (2012), l'ultima grande vetta dei Crazy Horse dell'era Poncho Sampedro.
Mojo - 4 su 5
Second Song contiene cinque nuove canzoni, oltre a due brani scritti negli anni '60 ma finora inediti. La coerenza di stile e qualità è tale che identificare a quale categoria appartenga ciascun canzone non sarebbe un compito semplice. (...) Un disco squisitamente umano che dimostra come Young abbia ancora molto da offrire.
Music OMH - voto 4,5 su 5
Si avverte l'ascolto attento dei compagni di band, intenti a trovare con cautela la propria strada e ad accompagnare ogni svolta con una delicatezza che ben si adatta al materiale. Lo stesso vale per la voce di Young: la musica di Second Songs sembra concepita per mettere in risalto le grida vissute del suo falsetto, ormai logoro ai bordi e capace di rivelare finalmente i segni del tempo, dopo una vita trascorsa a trasmettere una saggezza ben superiore alla sua età anagrafica.
Pitchfork - 7,7 su 10
L'approccio di Young in Second Song, caratterizzato da una certa estemporaneità, a tratti lascia un po' a desiderare. Eppure, sebbene "Earth Girl" avrebbe forse tratto giovamento da una confezione più accurata e artigianale, il suo testo – accattivante ma eccessivamente lezioso – mette comunque in risalto la profondità dei versi della title-track, brano della durata di undici minuti e ventidue secondi.
Glide Magazine - rece positiva
I Chrome Hearts si calano alla perfezione nel ruolo di band di supporto delicata, mentre Young offre nuove riflessioni, pensieri che spaziano liberamente, momenti di splendida tenerezza e alcuni graditi richiami alle versioni passate di sé.
AllMusic - 3,5 su 5
Se però cercate un'altra svolta epocale da parte di questa leggenda capace di trasformarsi continuamente, non è in Second Song che la troverete. Ciò che avete di fronte è invece un ottimo disco che, pur senza reinventare la ruota, si colloca ai vertici di un catalogo illustre.
Exclaim - 7 su 10
Il sublime convive con il discreto e l'inconsistente: un esempio eccellente di album dell'ultima fase di Neil Young, ma pur sempre un album dell'ultima fase di Neil Young.
The Guardian - 3 su 5
A fare la differenza, stavolta, è la qualità della scrittura. Il disco accoglie alcune delle tracce più ispirate dell’ultimo decennio (...). Si tratta di un’epopea sonora che evidenzia una scrittura decisamente più dinamica e a fuoco rispetto a Talkin To The Trees, che pur essendo più grintoso appariva a tratti disordinato e sciatto.
Ondarock - 7,5 su 10
A differenza del precedente lavoro, slabbrato e impulsivo, (...) le atmosfere tendono volentieri nella direzione opposta, facendosi più ondeggianti e riflessive, pur conservando una certa spontaneità, tanto nelle liriche, quanto negli arrangiamenti. (...) L'album aggiunge ulteriore linfa a una poetica in cui gli abituali temi di politica e natura convivono ora con una riflessione sulla mortalità e sull’esistenza mai così esplicita.
Rockol - rece positiva
Ebbene, a ottant’anni oramai compiuti, Neil Young resiste indomito, e con la stampa di Second Song (a nome nuovamente Neil Young and the Chrome Heart) continua a restituire lavori belli, onesti e sinceri.
Freak Out Magazine - rece positiva
Sulla scia dei suoi più importanti dischi acustici, Second Song è una lunga riflessione, il più possibile spontanea, sul ruolo di un ottantenne davanti al trascorrere del tempo. A galla questa volta rimangono i piccoli gesti quotidiani, l'amore e i piccoli e grandi cambiamenti che hanno segnato il percorso. (...) Da tempo attendevo un suo disco così.
Enzo Curelli - rece positiva
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