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martedì 28 maggio 2013

Frank Sampedro racconta la storia dei Crazy Horse



A Central Park avete suonato “Fuckin' Up”, dall'album Ragged Glory. È la canzone-singolo di Neil Young che preferisco. Tutti fanno errori ed è liberatorio il fatto che Neil abbia scritto una canzone così bella a riguardo. Puoi cantarla e ridere delle tue paure.
C'è stato un periodo in cui Neil iniziava col dire, “Ricordo il giorno che guardavo nello specchio, guardavo solo dentro lo specchio, e mio padre mi disse, 'Ragazzo, sei proprio un cazzone'.” Tutti abbiamo avuto giorni come quelli. Stai facendo qualcosa e improvvisamente sei colto in fragrante.

Ragged Glory è un grande disco. Voi ragazzi ne avete fatti un po', ma mi piace in particolar modo quello.
Mi è piaciuto molto quel tour. Suonavamo tre ore ogni sera. Eravamo capaci di suonare fintanto che ci rendevamo conto di aver lasciato tutto sul palco. Ora vorrei che avessimo più tempo per suonare.

Fu il tour con i Sonic Youth e i Social Distortion. Adoro i Sonic Youth e credo siano stati molto influenzati da voi. Ne avete mai parlato con Thurston Moore?
Ho parlato con Thurston qualche volta. Thurston è come uno storico della musica; parla di questo e quel genere di musica. Dopo un po' mi infastidisce perché io non divido la musica in categorie. Alla fine gli ho chiesto, “che genere di band siamo noi?” Lui ha detto, “voi siete solo una fottuta band di rock 'n' roll”. Quando abbiamo iniziato suonavamo musica folk, e poi tutto a un tratto facevamo del rock, e poi del punk-rock, e poi siamo diventati i padrini del grunge. Ma sono solo i nomi che voialtri vi inventate.

La vostra capacità di vederla come la stessa musica è parte del vostro peculiare genio. Voi attraete gente che non gradisce il rock che è venuto dopo il 1982, e anche gente che non apprezza il rock venuto prima del 1982. Non credo ci siano molti altri, nell'ambiente, che possano vantarsene.
Mi sorprende vedere nel pubblico dei ragazzi più giovani dei miei figli che cantano le canzoni. Vedo le loro labbra muoversi. Non conosco nemmeno io tutte le parole di “Powderfinger”, una canzone che ho suonato milioni di volte, e ci sono questi ragazzini che la cantano con noi. Ho sempre ritenuto la musica come qualcosa che unisce la gente. La prima volta che sono entrato nella band, nel '75, accendevi la radio e c'era un pezzo rock, poi un pezzo gospel, poi folk, bluegrass, Ramblin' Jack Elliot, Bob Dylan e Aretha Franklin, tutti sulla stessa stazione. Ora è storia. Ora la musica viene usata per separare le persone: “io sono un tipo hip-hop”, “io sono blues”, “io sono jazz”, “io odio il rock 'n' roll”. Non è questa la mia visione della musica. La musica dovrebbe essere qualcosa che tutti dovrebbero ascoltare insieme a chiunque altro, non importa quale, e non sentirsi separati come avviene oggi.

A New Orleans è un po' così. Abbiamo una stazione radio, WWOZ, che mischia davvero i generi. E molti musicisti passano per vari generi. Un giorno fanno jazz tradizionale, il giorno dopo garage rock.
C'è tanta buona musica lì – rock, jazz, blues, gospel. Hai ragione, è un posto dove ancora quest'idea sopravvive. Suonare generi diversi di musica ti dà la possibilità di esprimere parti diverse di te stesso. Non penso che nessuno sia soltanto una cosa, spero che tutti quanti siamo più complessi di così.

Suonerete qualcosa di particolare a New Orleans? So che Neil è un fan della musica di questa città.
Potremmo decidere in camerino con cosa partire o qualcosa del genere, ma Neil può scegliere qualsiasi canzone voglia. È molto bravo nel sentire come andranno le cose. La cosa peggiore è essere limitati dal tempo, così non si può suonare tutto ciò che si vuole. Siamo molto eccitati dal nostro nuovo disco, tutti quanti noi. Americana era un bel disco ed è stato molto divertente da registrare, ma erano le canzoni che mia madre mi cantava. Non coglievano davvero il mio cuore e la mia anima come quelle di Psychedelic Pill. Il nuovo materiale ci ha coinvolto emotivamente. Volevamo davvero suonarle, queste canzoni. Ci sono molti pezzi che vorremmo fare, ma non abbiamo tempo. Una volta – nell'epoca in cui mi ero appena unito alla band – salimmo sul palco e Neil disse, “Facciamo 'Last Trip to Tulsa'”. Adoro quel pezzo e l'ho ascoltato un sacco di volte, ma non l'ho mai suonato con lui. Io risposi, “Senti, non lo conosco”. Lui disse, “Oh, Poncho, è soltanto Re-La-Sol, suona semplicemente quelle note.” E naturalmente ci sono altri 20 accordi su quella canzone. Ma basta seguirlo. Neil può fare qualsiasi cosa desideri e credo che ciò ci renda ancora freschi e al passo.

Sono stato colpito da entrambi gli album. Americana mi ha spiazzato perché conoscevo queste canzoni sin dall'infanzia ma non le avevo mai sentite suonare così.
Allora, abbiamo registrato “Gallows Pole”. Era veramente fico, suonare questi strani accordi jazzati, e Neil quell'assolo bizzarro. Tre giorni dopo ho saputo il titolo, e mi sono detto, “Ma è lo stesso pezzo che fecero i Led Zeppelin?” Ti rigiro la domanda: qual'è stato il tuo primo pensiero dopo che hai ascoltato “Drifting Back”?

Mi sono sentito come in sogno, ipnotizzato.
L'abbiamo fatta una volta, poi un'altra volta in studio, poi ho riascoltato la registrazione con Neil per cinque volte. Ogni volta, alla fine di quel pezzo, era come... “Dove mi trovo?” Desideri che non finisca. È una cosa strana, è come andare in trance. Sono felice che tu l'abbia detto, perché è la stessa cosa che capita a me, senza sapere perché. Mi chiedo come sarebbe farla in apertura a un concerto.

Specialmente dopo aver letto il libro di Neil, perché riguarda quello, è il libro tradotto in riff. Come se il libro lo avesse messo nello stato mentale per scrivere queste canzoni.
Infatti lo stava scrivendo nello stesso periodo. Un intervistatore mi ha chiesto, “Com'è Neil da sobrio?” Quel che posso dire è che lavora sul libro, su tonnellate di musica, sul suo progetto audio, il Pono Digital Music Service, sul progetto LincVolt, e ha dei film in uscita. Ha due dischi. Ha tutta questa energia, lavora a tutti questi progetti, ha un sorriso enorme in faccia, e penso che l'abbia trasferito a noi, come se tutto fosse possibile. Sono molto felice di questo disco. Americana avrebbe potuto essere il nostro ultimo album, e non sto dicendo che questo potrebbe esserlo, ma che avrebbe potuto finire tutto dopo Americana. Avere questo disco, Psychedelic Pill, mi eccita tanto quanto mi eccitò aver fatto Zuma, il mio primo album con i Crazy Horse, mi sento nello stesso modo.

A che distanza avete fatto Psychedelic Pill dopo Americana?
Alla fine di Americana Neil ha detto, “Bene, non ho nient'altro da registrare, ora”. Ci riunivamo ad ogni luna piena per registrare e io ho detto, “Neil, siamo abbastanza famosi per le nostre jam, e qui non ce ne sono”. Neil ha risposto, “Sì, hai ragione, forse dovremmo metterci una canzone jammata, ma io non ce l'ho”. La volta dopo che ci siamo trovati, Neil ha suonato due accordi e ha cantato al microfono, ma non riuscivamo a capire le parole; penso che ci stesse ancora lavorando. Abbiamo suonato per 26 minuti e quella alla fine è diventata “Drifting Back”. Abbiamo fatto così ogni volta. La prima volta che ci siamo trovati, avevamo una jam che però non è stata registrata perché l'equipaggiamento non era pronto. Ma dal momento in cui abbiamo finito Americana e tutto era a posto, ci hanno registrato, ed è eccitante che tutti lo sentano, incluso noi perché non ci siamo mai messi ad ascoltare tutto quanto. Ci sono un paio di momenti dove io sbaglio, o Neil sbaglia, e io ho detto, “Dovremmo tagliarli...” ma Neil ha risposto, “E come si capirà che passiamo da una parte a un'altra? Fanno parte del viaggio”. Credo che la parte più grande della grandezza di Neil sia che lui vede il disegno complessivo. Molta gente avrebbe tagliato questi errori, ma Neil li vede come arte. Non è una canzone, non è un prodotto da vendere, per lui è un dipinto. Perché dovresti cancellare quelle due macchie gialle e arancioni?

Anche “Twisted Road” e “Walk Like a Giant” sono parte di quel viaggio. “Twisted Road” non è lunga, nel disco, ma in concerto potreste sempre riadattarla.
E poi c'è “Ramada Inn”, quando ho riascoltato la registrazione ho pianto. È un argomento [la relazione a lungo termine] in cui tutti siamo passati. È così melodica e spettrale. Penso che avrà lunga vita quella canzone.

“Walk Like a Giant” si volge indietro all'idealismo della fine dei '60 e dei primi '70. A quell'espressione di ottimismo sono state segate le gambe durante gli anni successivi. Neil sembra voler dire che non ha senso smettere di provarci.
Ci sono ancora delle cose che devono essere indirizzate o portate a termine. Se non hai speranza, cosa ti rimane?

Nel libro, quando parla di riunire i Crazy Horse, Neil scrive: “parlerò con Poncho e sentirò se lui c'è”. È davvero una questione di essere o no disponibile quando lui arriva con una nuova idea?
Io sono cresciuto a Detroit in un quartiere squallido. In tutta la mia vita ho passato parecchi problemi, tre o quattro relazioni terribili, divorzi. Ho lavorato al Tonight Show per due anni e mezzo, che è stata un sgobbata davvero dura. Per fortuna c'era Kevin Eubanks, un altro chitarrista con cui potevo relazionarmi. Dopodiché, mi sono ritirato. Ora sto alle Hawaii e ho incontrato una donna che mi accetta per come sono. Non ho molti soldi e non ne spendo molti, ma sono felice di ciò che ho e non sono mai stato così felice nella mia vita. Quando Neil arriva e mi chiede “Vuoi andare in tour?” Ovviamente io voglio suonare con la band e voglio fare tutto questo, ma ho anche paura di perdere ciò che ho. È stata una decisione sulla quale ho dovuto riflettere. Sei la prima persona che me lo ha chiesto e questa è la mia risposta sincera. Una parte di me vuole starsene qui. Lei mi ha chiesto, “Perché devi andare?”. Be', sono nella band, devo farlo.

Sei stato in questa band per 37 anni...
E sono ancora considerato il nuovo arrivato...

Nel modo in cui tu e Neil suonate insieme, create un sound del tutto vostro e che definisce ciò che i Crazy Horse sono.
Molti gruppi possono suonare due accordi e magari fanno schifo, ma noi ci mettiamo davvero il cuore, e andiamo sempre più in profondità. Due accordi non ci annoiano perché abbiamo grandi cuori e grandi spiriti, e suoneremo finché non ci fermerete.

Tu fai cose interessanti. Una sequenza di accordi e poi una di armoniche, lavorando magari su una singola nota e lasciando che si costruisca. Qualche volta sembra che il tuo tono si sciolga mentre suoni.
Potrei sembrare pigro ma sto su una cosa anche molto a lungo. Per me, se non suona male allora è buono. Non sono molto strutturato. Neil può dire, “Stavi facendo accordi diversi”, ma non averlo notato perché suonava giusto.

Neil parla spesso dei Crazy Horse nel libro. “Tutte le galoppate sul Cavallo non devono avere una destinazione” è una delle cose che dice.
Chiunque può dire, “Amico, devi suonare quegli accordi”. Neil invece mi guarda e sorride. Dopo il Farm Aid siamo partiti per il tour. Abbiamo riso, è stato uno dei momenti più belli in anni e anni, ci siamo divertiti tantissimo insieme, dicendoci: “Come si rapporta Neil a tutto questo?” E Billy ha risposto: “Neil salta sul Cavallo Pazzo e cavalca fin dove vuole”.

Lo definisce il veicolo che gli permette di entrare in contatto con la musa. Lo si può sentire in Psychedelic Pill. Questa è roba grezza che viene direttamente dal cuore.
Americana era fico, ma le canzoni scritte da lui ci hanno toccato emotivamente, e adoro questo album. Mi ricorda come mi sentivo quando ascoltai per la prima volta “Cortez” o “Hurricane”.

Un'ultima domanda. C'è stata una pausa di nove anni per i Crazy Horse. Ogni volta potrebbe essere l'ultima volta, per voi. Vi sentite proprio come se potrebbe essere l'ultima cavalcata della band?
Non so dirti se ci fa sentire così, ma dentro di me mi dico di godermela finché posso perché sì, potrebbe essere l'ultima volta. Alla nostra età, e con tante persone intorno a te che ora mancano, non si può mai sapere. Potrei alzarmi da questa sedia, inciampare sul letto e cadere battendo la testa sull'angolo del tavolo, e sarebbe finita, perché io ogni tanto perdo l'equilibrio. Non penso che questo sia il nostro ultimo tour perché non è questo che sentiamo, ma tutte le altre circostanze potrebbero fare in modo che vada così. Io lo prendo come se potrebbe essere l'ultimo perché voglio godermelo e divertirmi al massimo, finché lo posso fare. Quando tutti quei tizi sono saliti sul palco per “Rockin' In The Free World” a Central Park, mi ha fatto andare alle stelle. Pensi di aver fatto tutto ma invece non è così. C'è ancora parecchio da fare. Non so se sarò preparato, ma voglio esserlo e sono pronto a farlo.

John Swenson, offbeat.com, 2013