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sabato 23 maggio 2015

The Oral History: Time Fades Away, 1973


Neil Young: Avevo la band di Harvest di nuovo insieme, e volevo che anche Danny si unisse. […] Ma era già perso. Completamente fuori forma. L'ultima volta che lo vidi era devastato. Non riusciva a ricordare cosa stava facendo durante le sessions. Ho dovuto dirgli che era fuori dalla band. Tornò a casa e morì di overdose. Una cosa devastante. [1]
Time Fades Away è l'album che mi piace meno. Penso sia il peggior disco che abbia mai fatto – ma come documento di quanto mi stava accadendo, fu un grande disco. Ero sul palco a suonare queste canzoni che nessuno aveva mai sentito, e le registravo, e non avevo la band giusta. Fu un tour così disagevole. Doveva essere una cosa colossale – Harvest era appena uscito e mi avevano organizzato novanta serate in città diverse. Mi sentivo come un prodotto, e avevo questa band di musicisti di fama che non potevano sopportarsi l'un l'altro. Era tutta una barzelletta.
[…] Non ricordo granché di quel tour. Non ricordo di essere stato molto insieme ad altri. Stavo per lo più da solo. [1]

Elliot Roberts: Ogni volta che Neil ha avuto un grande successo, ha dovuto fare qualcosa per contrastarlo o altrimenti non era contento. Sempre. La sua vita intera. Ad ogni grande album ha fato seguire qualcosa di pazzesco. [1]

Perché questo periodo oscuro?
Young
: Oh, non lo so. Probabilmente la morte di Danny mi ci ha fatto cadere. Danny Whitten. È successo proprio prima del Time Fades Away tour. Doveva essere nella band. Abbiamo provato con lui e lui semplicemente non riusciva. Non ricordava niente. Era totalmente fuori. Lontano. Ho dovuto dirgli di tornarsene a L.A. “Non sta succedendo, amico, non sei abbastanza insieme a noi.” Lui ha detto, “Non ho dove andare, come lo dirò ai miei amici?” Quella notte mi hanno chiamato da L.A. per dirmi che era morto di overdose. Mi mandò in pezzi. Mi si è fottuto il cervello. Amavo Danny, mi sentivo responsabile. E dovevo subito cominciare questo grosso tour in queste enormi arene. Ero veramente nervoso e… insicuro.” [2]

Perché dopo hai prodotto un album live?
Young
: Pensavo fosse valido. Time Fades Away era un album davvero nervoso. Che era esattamente com’ero io nel tour. Se ti siedi a sentire tutti i miei album, c’è un posto per quello. Non è che lo prendi ogni volta che vuoi sentire della bella musica, ma se fai il percorso è importante. Ogni disco, per me, è come un pezzo di autobiografia. Non posso scrivere lo stesso libro ogni volta. Ci sono artisti che possono. Fanno uscire tre o quattro dischi ogni anno e ognuno suona maledettamente uguale all’altro. Grande. Qualcuno cerca di arrivare a tante persone e da loro il tipo di musica che sa che vogliono. Ma questo non è il mio percorso. Il mio è di esprimere cosa ho in testa. Non mi aspetto che la gente ascolti la mia musica sempre. […] [1]

Time Fades Away, come successore di Harvest, avrebbe potuto essere un grandissimo album…
Young
: Se fosse stato commerciale. [2]

Così com’è, è uno dei tuoi dischi che vende meno. Sapevi che ti stavi sacrificando, all’epoca?
Young
: Probabilmente lo sapevo. Immagino che avrei potuto venir fuori con il perfetto successore. Da grande vincitore. Ma sarebbe stato qualcosa che chiunque si aspettava. E se lo avessero avuto avrebbero capito che io ero tutto lì e che per me era tutto lì. Mi sarei fatto il ritratto nell’angolino. Il fatto è che io non sono quella solitaria e indifferente figura con la chitarra. Non sono più così. Non voglio sentirmi come le persone aspettano che io mi senta. Nessuno si aspettava Time Fades Away e non sono dispiaciuto di averlo fatto. Non avevo bisogno di soldi, non avevo bisogno di fama. Devi continuare a cambiare. Camice, ragazze, qualunque cosa, preferivo cambiare e perdere un po’ di gente per strada. Se questo è il prezzo, lo pagherò. Non me ne frega un cazzo se il mio pubblico è cento o cento milioni. Non mi fa differenza. Sono convinto che quello che vendo e quello che faccio sono due cose completamente diverse. Se si incontrano, è una coincidenza. Apprezzo solo la libertà di fare un disco come Tonight’s The Night se lo voglio fare. [2]

Young: Proprio non mi piace che la gente mi dica cosa devo fare. Non volevo che la gente mi dicesse che se avessi fatto altri dischi come Harvest avrei avuto successo. Lì ho capito che dovevo distruggere tutto quello che avevo creato per poter andare avanti. Ho messo in atto quella che ho chiamato audio verité. A un certo punto dei musicisti bravi e affermati attraversano il muro. […] È l'altro lato, dove c'è soltanto tono, sound, ambiente, paesaggio, terremoti, immagini, fuochi d'artificio, il cielo aperto, edifici che crollano, strade sotterranee che collassano... Quando arrivi a quel punto, la musica prende quel tipo di atmosfera, e non si traduce nel modo in cui l'altra musica si traduce. Quando sei dall'altro lato, non torni indietro. Non conosco molti musicisti che abbiano provato ad andare al di là del muro. Io adoro andarci. [6]
 
Time Fades Away non fu registrato in digitale nel '73?
Young:
No, fu registrato attraverso una consolle Quad-8 CompuMix, una delle prime consolle computerizzate. Fu mixato direttamente sui master; anziché copiare i master, ne faceva uno dopo l'altro. Ma in effetti fu un mezzo fallimento. [7]

Elliot Mazer: Carrie andava e veniva. Era sempre lì a rollare spinelli e aveva questo gruppo di persone folli intorno. C'era una vibrazione bizzarra nella loro relazione e non credo che piacesse molto a Neil. Qualcosa non stava andando per il verso giusto e credo che lui lo sapesse. [1]

Leo Makota: Neil era un po' strano in quel tour. […] Cercava di cavar fuori un determinato sound e apparentemente non lo trovava mai, così al sound-check erano grandi, ma la sera lo show non funzionava. L'umore di Young non è mai apparso felice o a suo agio, per cui si era in una situazione in cui tutti cercavano di compiacerlo e nessuno ci riusciva. [3]

Roberts: Tutto si rivoltò contro di lui. Non sapeva come gestire gli amici che costantemente gli chiedevano soldi. Si ribellò contro il successo, iniziò a vedere cosa aveva fatto alla gente. Io avevo paura di andarmene. Se lo avessi lasciato, sarebbe stato perduto. [3]

Ralph Molina: Cominciò a svilupparsi una fotografia che divenne Tonight's The Night. [3]

Kenny Buttrey: I sound-check erano incredibilmente tesi. [1]

Johnny Barbata: Neil era pietrificato, terribilmente insicuro. Una notte disse “Fanculo, non posso più accettare questa merda. Il tour era gigantesco e sfuggiva alla sua presa. Era spaventato a morte. [1]

Young: Per Buttrey non fu un periodo facile. Proprio non ingranava con la musica. Non era tagliato per quel tipo di musica. Era totalmente a disagio. Non era Buttrey che non andava, il problema veniva da me. La colpa era mia se il tour non funzionava. Cercavo di costringere la band a fare qualcosa che non poteva. Avrei dovuto avere probabilmente Billy e Ralph, con Jack e Ben, ma allora non lo sapevo. [1]

Quando Buttrey se ne andò [e subentrò Barbata], la situazione migliorò?
Young
: Un pochino, ma realmente no. […] Non mi divertii. Non ci furono molti sorrisi. Non era il tour che ti aspettavi da me a quel punto della mia vita. La musica non serviva a ripagare. […] Per quanto i musicisti di Harvest fossero una grande band, non era la stessa cosa dei Crazy Horse o dei Buffalo Springfield. Me ne stavo rendendo conto ed era frustrante. […] Fu un tour lunghissimo ed ebbe effetti fisici devastanti su di me. […] L'unica cosa che rimpiango è di non essere andato in tour con i Crazy Horse a quei tempi. Ma non c'era più Danny. Non c'erano Crazy Horse. A un certo punto del tour iniziai a bere. Parecchia tequila. […] Mi faceva fuggire dalla realtà delle cose. Tutta la gente che era con me, improvvisamente fu a un nuovo livello di successo. Concerti tutto esaurito notte dopo notte. Nessuno aveva mai visto un successo di tale portata prima. La gente impazzì. Tutti volevano di più di quanto gli bastava la settimana prima. Di più e di più e di più, tutto il tempo. Tutti quanti. [1]

Perché passasti alla Flying V? [la chitarra che Neil suonò solo nel tour del '73]
Young
: La Old Black aveva perso i pickup. Adoravo Lonnie Mack e pensai che con una Flying V avrei potuto ottenere lo stesso sound, ma non fu così. Non restavo accordato. [1]

Joel Bernstein: Neil detestava l'incapacità del pubblico di seguirlo in quella nuova fase. Come poteva un ragazzo visto come il dolce hippie sorridente, che beveva nel fienile, a uscire da sé e urlare al pubblico? L'hippie se n'era andato. [1]

Young: Quei concerti enormi... li ho fatti e mi ha fatto bene per capire che sono in grado di farli... ma […] non riuscivo nemmeno a vederli, capisci, e so che loro non riuscivano a vedere me... Ho dovuto tagliare tutte le sottigliezze della mia musica per proiettarla a diciottomila persone... La mia musica è essenzialmente sottile... ecco perché voglio tornare a suonare nei club […]. Posso sentirmi ancora un musicista e non un circo... [1]

A proposito di “Don't Be Denied”
Young:
Ha molto a che fare con Danny. Tutti i grandi eventi finiscono per ispirare canzoni, e quello fu proprio un evento grosso. Credo sia stato il primo evento vita-morte così grosso, nella mia vita, che influì sul serio in ciò che cercavo di fare. Come quando muore uno dei tuoi genitori, o un amico, devi ritornare in asse con ciò che stavi facendo – perché capisci che la vita è così temporanea. Quindi vuoi dare il meglio che puoi finché sei qui, e dire qualsiasi fottuta cosa tu abbia da dire. Esprimerti. Cosa ho imparato? Be', che Danny mi mancava molto. Come persona. Fu una perdita enorme. [1]

“Don’t Be Denied” è una delle tue più belle canzoni, la più apertamente autobiografica…
Young:
Sì, certo. È una di quelle, in ogni caso. Un’altra è chiamata “Hitch-hiker”. È contemporanea a “Don’t Be Denied” del 1975 e parlava di tutte le diverse droghe che avevo preso. Cominciai dal principio e percorsi i miei anni in base all’uso di droga, disegnando parallelismi con altre cose. È una canzone molto interessante. [ride] Alla fine ne presi una parte e la inglobai in “Like An Inca”. Soltanto il ritornello rimaneva, mentre i versi li gettai. “Hitch-hiker” è probabilmente bootleggata, ora, perché la suonai sei o sette volte durante alcuni tour acustici negli anni 90. [5]

A proposito di “The Bridge”
Sesso e peccato sembrano collegati nelle tue canzoni. Quando menzioni il sesso – in “Saddle Up The Palomino”, “Love In Mind”, “Cowgirl In The Sand” – di solito c'è un senso di colpa.
Young:
Non saprei. Sembra ritornare in tutte queste canzoni... Penso che il sesso sia una strada che non ho esplorato molto a fondo nella mia musica. Forse c'è continuamente da imparare. Per qualche motivo mi fa sentire di non saperne abbastanza per parlarne apertamente. “The Bridge” è effettivamente la prima scoperta: “un fiume sulla tua pelle”. “I Believe In You” è un'altra ancora. [4]
Fonti:
[1] Jimmi McDonough, “Shakey”
[2] Rolling Stone 1975
[3] Rolling Stone 1979
[4] Musician 1985
[5] Mojo Magazine 1995
[6] New York Times 2000
[7] billdeyoung.com 1997