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domenica 21 ottobre 2018

The Oral History: Songs For Judy (1976)


Cameron Crowe: Io e Joel Bernstein ci incontrammo per la prima volta un mattino del marzo 1974. Era già un giorno di buon auspicio. Neil Young aveva accettato di unirsi agli Eagles per una serata di beneficienza al Cuesta College Auditorium a San Luis Obispo. Eravamo tutti insieme sul bus per risalire la costa. Neil era notoriamente riservato verso la stampa a quel tempo. C'è una foto di quel giorno scattata da Joel. Dietro di me,  Neil sta suonando una prima versione di "For The Turnstiles". (Più tardi, durante quello stesso viaggio in bus, oltrepassando alcune torri di trivellazione petrolifere, iniziò a scrivere una parte di "Vampire Blues".) Io cercavo semplicemente di far sembrare che appartenessi a quel mondo. Diventammo davvero amici quel giorno, Joel, il fotografo (e maestro tecnico delle chitarre) e io, il giornalista. La nostra estetica condivisa era rigorosa. Come fan, amavamo le cose grezze e autentiche. Per esempio, la demo era di solito la nostra versione preferita di una canzone. Joel, come artista, lavorava esclusivamente con la luce che aveva a disposizione. Ci ritenevamo dei documentaristi, lì per cogliere lo spirito nell'aria. Ci eravamo dati persino un nomignolo, Occhi & Orecchie (dal vecchio cinegiornale "Gli occhi e le orecchie del mondo"). Lo siamo anche oggi. Joel e io abbiamo svolto molti incarichi insieme e una delle nostre prime avventure fu per Rolling Stone. Io venni invitato al tour nordamericano del 1976 di Neil Young & Crazy Horse. Joel era già nel tour come tecnico delle chitarre di Neil, e stava già documentando i concerti, registrandoli. Ero in paradiso.

Joel Bernstein: sono stato il fotografo di Neil per il tour di Time Fades Away del 1973; Neil accordava le sue chitarre elettriche e acustiche da solo prima di ogni spettacolo con l'aiuto di un Conn Strobotuner [...]. Prima di andare al tour di Neil avevo ottenuto un registratore portatile Uher in modo da poter ascoltare mentre ero in viaggio le mie registrazioni preferite su cassette ricavate da lp e registratori. Ho chiesto al mio amico Bob Sterne se potevo ottenere un feed del mix PA realizzato dall'ingegnere di Neil, Tim Mulligan, dal mio posto di lavoro sulle chitarre al lato del palco, in modo da poter registrare mentre stavo lavorando.
Non sarebbero stati interessanti per Neil, perché erano cassette mono del mix PA, non adatte per il rilascio. Tim stava anche registrando gli spettacoli su cassetta dalla parte anteriore della sala, e tecnicamente avrebbero dovuto risultare superiori ai miei. Inoltre i precedenti spettacoli dello stesso tour, a Tokyo e Londra, erano stati registrati professionalmente ed erano pronti per diventare un album live. Tuttavia, essendo stato in tournée con Neil per anni, sapevo che ci sarebbe stata magia.
Il palcoscenico era illuminato in modo bizzarro da Chip "L'acido marrone... non è granché buono" Monck. Neil stava al centro, tra due indiani in legno antico, ognuno con una chitarra leggendaria. Uno con una Gibson Flying V e l'altro con l'ancora più rara Gibson Explorer. Non erano belle riproduzioni, erano le chitarre vere.

Crowe: Gli spettacoli erano temerari e belli. Ogni notte. Le serate iniziavano con un set acustico di un'ora di Neil. La parte acustica della sera si trasformava in notte, spesso alimentata da uno spinello o due appena dietro il sipario. Dopo una pausa, Neil e Crazy Horse tornavano per un set elettrico incendiario, pensato anche in base al posto. Ogni notte era un successo. Due anni dopo l'esplosione nelle grandi arene del tour estivo di CSNY nel 1974, Neil tornò con qualcosa di ancora più potente e personale.



Bernstein: Il tour iniziò al Dorothy Chandler Pavilion, nel centro di Los Angeles, il 1° novembre 1976, il giorno prima delle elezioni. Neil ha iniziato con una versione acustica solista di una potente canzone inedita intitolata "Campaigner". Ho subito capito che realizzare questi nastri era stata una grande idea. Presto finii a razziare i centri commerciali alla ricerca di tutte le cassette C-90 che riuscivo a trovare lungo la strada. La parte americana di questo tour fu breve (18 concerti in 12 città, in 24 giorni), ma Neil si esibì al suo meglio, intenso ed elettrizzante. Mentre il tour continuava, il tesoro nelle cassette cresceva, tutte piene di gemme. A metà del tour, in occasione del 31° compleanno, Neil invitò Cameron e me nel suo bus, chiamato Pocahontas, parcheggiato nella neve di fronte all'Edgewater Inn, a Madison. [...]
Neil e io potremmo aver fumato una canna. Poi Neil disse: "Oh, devo fare una telefonata". Questo senza dubbio significava che Neil avrebbe dovuto tornare in albergo, invece rimase in disparte. "Aspetta un secondo," disse, e aprì una valigetta di cuoio sul tavolo. Dentro c'era un telefono che sembrava un arredo scenico del programma televisivo degli anni '60 Get Smart. "È un telefono satellitare", disse Neil. Cos'è quello? È il 1976! Siamo sul suo autobus! Fa una telefonata a Mo Ostin, presidente della casa discografica di Neil, e con nostra grande sorpresa, annulla l'uscita della sua compilation 3-LP Decade; mesi di preparazione, dischi già stampati e programmati per la pubblicazione imminente.

Crowe: (Il pezzo di Rolling Stone era stato preparato per uscire insieme all'album. Ora eravamo tutti e due improvvisamente in caduta libera.

Bernstein: Gli ultimi due concerti del tour beneficiarono del restauro dello storico Fox Theatre di Atlanta, dove stavamo suonando. Dopo il primo spettacolo ci fu un intervallo insolitamente lungo prima del secondo spettacolo di mezzanotte. Per celebrare la fine del loro tour internazionale durato mesi, la band aveva trovato una combinazione eccellente. Si cominciava con Tequila e marijuana. Uno dei risultati, quando iniziò il concerto di mezzanotte, è stato l'impareggiabile discorso in cui Neil evocò lo spirito di Judy Garland, una visione che sarebbe svanita se non in queste registrazioni. Quando finì l'ultimo spettacolo e caricammo i camion per l'ultima volta, Tim Mulligan, il mixerista di Neil, e io ci rendemmo conto che non c'era motivo di andare a dormire; dovevamo prendere il primo volo per San Francisco. Era il Ringraziamento, ma entrambi avevamo un altro concerto più tardi quella sera con Neil... dissero che si sarebbe chiamato The Last Waltz.

Crowe: Joel e io facemmo un patto. Dopo il tour, ci saremmo trovati nell'appartamento di Joel a San Francisco e lì avremmo composto la nostra compilation con il meglio del tour. L'obiettivo era quello di creare la nostra collezione definitiva di performance acustiche ed elettriche. Ognuno presentava una performance di ogni canzone che era stata eseguita, e tutto doveva stare in una cassetta da novanta minuti. Abbiamo iniziato, ovviamente, dai set acustici. Joel ha ascoltato tutte le esibizioni e le ha ridotte alle tre o quattro versioni migliori. In alcuni casi, se Neil eseguiva la canzone solo una volta, quella versione sarebbe inclusa.
Gli spettacoli acustici erano frizzanti, a volte sdolcinati, spesso sorprendenti e sempre toccanti. C'era tanto cose tipo "Losing End" quanto cose tipo "Love is a Rose". Neil si intratteneva regolarmente in conversazioni con il pubblico, incluso un monologo epico durante un concerto ad Atlanta che divenne il pezzo forte della nostra collezione, metà oscuro e metà comico. Young è sempre stato un conversatore molto acuto, ma questa introduzione a "Too Far Gone" fu un viaggio psichedelico verso Oz e ritorno. Per giorni abbiamo ascoltato e compilato. Fu un lavoro minuzioso a un livello delirante. Svegliati, fai colazione, torna alle registrazioni. Decidi quale delle 12 versioni di "Old Laughing Lady" è essenziale. E ricominci. 

Bernstein: Cameron, leggendo il tuo resoconto mi torna in mente quanto sia stato divertente il lavoro di ascolto e di annotazione, e discutere ogni performance fino a quando non abbiamo concordato "eccola, è quella". Dopo che tu e io abbiamo fatto le nostre selezioni, mi sono recato accanto allo studio a casa di Graham Nash, Rudy Records, e ho trasferito ogni canzone che avevamo scelto per ottenere due rulli, uno per ciascun lato di un cassetta. Ho realizzato tre copie a cassetta della compilation su nastro; due sono andati ai due tecnici che mi hanno procurato il feed audio del missaggio PA di Tim ogni sera. [...] A quel tempo, sembrava il modo giusto per ripagarli per aver dedicato del tempo per farlo.
Ho avvertito ciascuno di loro di non copiare il nastro e di tenerlo in un posto sicuro. Alcuni anni dopo, uno di loro ha chiamato per dirmi che non riusciva a trovare la sua copia della cassetta compilata. Poco dopo, una copia di una copia di una copia di quella cassetta divenne il nastro principale per un LP di bootleg; proprio quello che stavo cercando di evitare. Anni dopo, sono stato intervistato per la rivista del fan club di Neil, Broken Arrow, e mi è stato chiesto cosa sapessi riguardo questa compilation misteriosa (ai fan). Ho raccontato la storia al giornalista, che ci ha scritto sopra un pezzo, dopodiché il bootleg è stato denominato "The Joel Bernstein Tape".

Crowe: Non siamo mai arrivati ai set elettrici. L'attenzione ai dettagli di Joel era tale, e il nostro impegno comune nell'esplorazione di ogni crepa della tana del coniglio, che quando finimmo la prima parte eravamo esauriti. Ci prendemmo una piccola pausa. Passarono i decenni, ma tornammo sempre alle gioie di questa compilation. Il tour fu così soddisfacente, così diverso da tutto ciò che il rock sarebbe diventato negli anni successivi, e la nostra umile compilation ha catturato qualcosa di indelebile. Ascoltarla oggi è un po' come scoprire le cartoline spedite da casa. Erano giorni preziosi nel viaggio di Neil Young, una boccata d'ossigeno tra alcune delle sue più grandi avventure. Tutti erano coinvolti in un altro apice della sua carriera, Rust Never Sleeps era proprio dietro l'angolo, e se chiudi gli occhi ti puoi immaginare il brivido che attraversa la sala. È il bicentenario in America, Neil Young e Crazy Horse sono nella tua città, e Neil cammina con la sua acustica. Premere play.

Bernstein: Ci vediamo a casa mia quest'autunno. Iniziamo la compilation della parte elettrica...

Crowe: Mi sembra un'ottima idea. Ricordo una "Cortez the Killer" di 9 minuti dal Dane County Coliseum, a Madison, assolutamente essenziale...

Bernstein: Ecco che ci risiamo...

Fonte: neilyoungarchives.com
Traduzione: MPB, Rockinfreeworld