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Neil Young & Crazy Horse - Colorado

Il ritorno del Cavallo tra le nevi del Colorado. L'ultimo album mescola il grunge di protesta alle ballad intimistiche, regalando momenti di puro incanto.

Neil Young & Stray Gators - Tuscaloosa 1973

Il nuovo live d'archivio è tratto dal tour 1973 con la formazione originale di Harvest. 11 canzoni acustiche ed elettriche, solari e oscure, a cavallo tra il successo e il dolore.

Neil Young Archives

Il sito web ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, album, film, inediti, foto, manoscritti, memorabilia, video, radio clips e tanto altro.

lunedì 17 giugno 2019

Tuscaloosa 1973: recensioni internazionali


Sebbene il suo Harvest del 1972 fosse l'album più venduto in America quell'anno, Young non era dell'umore giusto per festeggiare. Era scosso dalla recente morte dell'amico ed ex-compagno di band Danny Whitten, che ebbe una overdose fatale la stessa notte in cui Young lo allontanò dalle prove per il tour di Harvest, già teso di per sé. In seguito Young lamentò "problemi di denaro" e a un certo punto i concerti diventarono così traballanti che chiese a David Crosby e Graham Nash di unirsi a lui per aiutarlo sulle armonie vocali. Young era anche turbato dal suo crescente successo da solista, al punto che cercò di svalutarlo riempiendo i concerti di nuovo materiale che il pubblico non aveva mai sentito, anziché muoversi tra le canzoni familiari che definivano già la sua carriera. Forse questo spiega l'arrivo, nell'ottobre del 1973, di Time Fades Away, un frammento del tour costituito dalle canzoni inedite, invece della ricca scaletta del suo concerto del 5 febbraio alla University of Alabama.
Young ha tenuto bloccata quella registrazione per 46 anni prima di selezionarla per la sua serie di Archivi. Meglio tardi che mai. Anche se non presenta la serata completa, questo disco fotografa Young e gli Stray Gators, la sua band tra il 1971 e il 1973, in piena forma. La qualità del suono è sorprendentemente chiara e la band regala una sequenza di brani che include 5 delle 10 canzoni di Harvest, un paio da album precedenti e una manciata di canzoni nuove. I musicisti - Tim Drummond al basso, Kenny Buttrey alla batteria, Jack Nitzsche al piano e Ben Keith alla steel guitar - dimostrano una disinvoltura che ci fa ricredere sul leggendario contesto turbolento del tour. Sembrano rilassati e comodi mentre scivolano pacatamente dietro a Young in modo da consentirgli di portare avanti il concerto senza fargli fare tutto il lavoro pesante. Buttrey crea una struttura senza fronzoli nel semplice ritmo di "Old Man" mentre Keith aggiunge ornamenti alla steel guitar che brillano congiunte al caratteristico tono acuto di Young. Anche se la sua voce è una parte del coro, fa un lavoro ammirevole considerando anche che il campo sportivo in cui suonarono non fu costruito pensando alla fedeltà sonora. (Ma non tutto è andato così bene: Young ha detto che "The Loner" era troppo stonata per includerla.)
Young è altrettanto bravo da solo in "After The Gold Rush", il secondo dei due pezzi solisti che aprono Tuscaloosa. Accompagnata dal pianoforte, la sua voce sembra desolata e piena di desiderio mentre si spinge fino all'apice della sua estensione. Senza i fiati che adornavano la versione in studio, Young alimenta la parte centrale con un assolo di piano semplice e funzionale. Poi, con la band, alza il volume su una versione stridente di "Alabama", canzone forte sulla problematica razziale dello stato omonimo. Non è audace quanto "Southern Man", più tagliente, ma Young non si tira indietro. La chitarra è densa e acuminata su un riff muscoloso, mentre Nitzsche aggiunge sfumature con il pianoforte in chiave minore, il tutto completato da irregolari armonie vocali sul ritornello.
Anche se non è mai stato famoso per le sue battute sul palcoscenico, Young qui si dimostra (relativamente) estroverso e coinvolgente. Introduce "After the Gold Rush" dicendo che "riguarda un sogno che ho fatto una mattina" e dedica "Lookout Joe" alle truppe americane di ritorno dal Vietnam, dove gli Stati Uniti avevano sospeso le operazioni di combattimento poche settimane prima. "Heart Of Gold" inizia con un aneddoto sul rifiuto di concederla in licenza per una pubblicità, ma Young dice subito alla folla, "non battete le mani, me la sto inventando, non è una storia vera“.
Non male per un ragazzo con una vena misantropica piuttosto pronunciata. Eppure la sua figura scontrosa ha a lungo contrastato con gli elementi più teneri della sua musica, che riescono a essere intimi e commoventi, almeno quando non è a tutto volume. Tuscaloosa mette in mostra la gamma completa di Young, il che lo rende un raro scorcio di un artista ormai iconico in un momento in cui stava lavorando per trovare un equilibrio tra la sua soddisfazione e il piacere del pubblico.
Voto 8


C'è qualcosa di speciale in Tuscaloosa. È forse il set che si avvicina di più a fornire un esempio unico del suo dualismo acustico/elettrico e country/rock, quindi uno dei live album che potrebbe andar bene da portare sulla famosa isola deserta o su quell'astronave su cui l'umanità fugge in "After The Gold Rush". [...]
Tuscaloosa non è nemmeno un affresco completo della serata del 5 febbraio 1973; apparentemente il registratore non era acceso all'inizio e alla fine, in più Neil ha lasciato fuori un paio di pezzi nel mezzo perché, beh, lui è Neil. Ma le 11 canzoni qui presenti sono un esaustivo viaggio attraverso il potpourrì dei suoi stili classici: due canzoni acustiche soliste seguite da quattro ballad con tutta la band nello stile dell'epoca, fresco dell'uscita di Harvest. Infine cinque brani completamente elettrici. [...] Gli Stray Gators sono il gruppo che riesce a tirar fuori il meglio almeno dal suo lato più "rurale", ma che oltre a Harvest del 1972 (da cui provengono quattro di queste canzoni) hanno in seguito realizzato i più pesanti Time Fades Away e Tonight's The Night, di cui l'ignaro pubblico di Tuscaloosa ascolta quattro brani in anteprima, due per album. E' particolarmente bello sentire il tocco country di Ben Keith alla pedal steel o alla slide guitar, come su "Lookout Joe" dal sapore southern-rock.
I classici acustici che costituiscono la prima parte del disco sono già stati protagonisti di altre uscite, e questo porterebbe a sottovalutare la loro presenza qui. Nonostante il "fattore-comfort" di canzoni apparentemente rilassate come "Here We Are In The Years" e "Out On The Weekend", basta aumentare il volume e sentire la voce di Young al limite della sua elasticità per ricordarci quanto fossero tutt'altro che confortevoli le correnti sotterranee presenti nel suo materiale, una distopia hippy che è un tema ricorrente nella sua produzione dal 1969 al 2019. Ma sono le canzoni meno vivaci nella seconda metà del set che rendono Tuscaloosa un valido acquisto. L'assolo di "Lookout Joe", incentrata su un veterano del Vietnam con il suo ritornello "i vecchi tempi erano bei tempi", suona come una bevuta per tirarsi su. "Time Fades Away" è uno dei pezzi più veloci nel catalogo di Young e "New Mama", scritta per Carrie Snodgress dopo la nascita del loro figlio, è un raggio di sole piuttosto aggressivo. Il fatto che tutti questi live superino le loro controparti in studio è un valore aggiunto.
Ma se siete qui per Neil Young volete soprattutto le sue canzoni rumorosamente elegiache - vero? La chiusura dell'album, "Don't Be Denied", è un importante recupero di uno dei suoi brani più trascurati. Ascoltando questa versione di una canzone che raramente è apparsa dopo il 1973, vi renderete conto di quanto è autobiografica, rivelando la sublimazione dei traumi familiari del giovane Neil in arte, e dell'agrodolce sapore del diventare "commerciale". La canzone ha anche uno dei riff di chitarra più belli che abbia mai creato. [...]
Voto: 9


Altre recensioni in breve (da Metacritic)

Alcune uscite negli archivi di Neil Young sono state più formali, complete e soddisfacenti quanto Tuscaloosa. Anche se qui mancano due brani rispetto alla registrazione originale, nessun'altra ha la sua stessa importanza "sociale": persino un artista estremamente istintivo come Neil Young non poteva prevedere l'attualità nel 2019 di un album il cui titolo si riferisce allo stato meridionale degli USA. 
Glide Magazine
Voto: 8

Tuscaloosa presenta Neil e la sua band in uno stato d'animo caldo, a volte cupo, ma meno conflittuale, e l'atmosfera qui è nel complesso positiva.
Allmusic
Voto: 8

Tuscaloosa è un documento incredibilmente prezioso di Neil Young nel 1973, quando combatte i suoi demoni di fronte a migliaia di persone e ci consegna alcune delle sue creazioni più sentite.
Uncut
Voto: 8

Alcuni dei momenti migliori degli 11 brani sopravvissuti di questo spettacolo all'Università di Tuscaloosa [...] sono la dolce, elegiaca "After The Goldrush" e l'audace "Alabama".
Mojo
Voto: 6

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Traduzioni: MPB, Rockinfreeworld