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mercoledì 1 gennaio 2020

Carry On: il meglio del poliedrico Stephen Stills


Il quadruplo box set di Stephen Stills ripercorre una prolifica carriera solista e come componente di CSN(&Y), Manassas e Buffalo Springfield, fornendoci un quadro dell'ecletticità di questo musicista, che ha sempre saputo spaziare abilmente fra rock, country-rock, folk, blues, latino e gospel. Come gli altri box, di cui abbiamo già parlato, Carry On è stato voluto e curato da Graham Nash e tutti i brani sono proposti in versione rimasterizzata.
Il primo disco si apre con un assaggio inedito dello Stills amatoriale: "Travelin" è una folk-song del 1962 registrata per la radio in Costa Rica, dove il giovane Stephen viveva in quegli anni. La sua famiglia infatti si sposta spesso tra Illinois, Costarica e Cuba, e questo dà a Stephen la possibilità di sviluppare influenze musicali assai diversificate, una musicalità e un talento poliedrico. Sin da bambino impara a suonare molti strumenti: pianoforte, chitarra, batteria e percussioni.
Con il secondo brano, "High Flyin’ Bird" (1964), un tradizionale folk, facciamo la conoscenza della sua band di epoca scolastica, gli Au Go-Go Singers, dove militava anche Richie Furay. Pochi anni dopo, come sappiamo, Stills e Furay incontrano Neil Young e Bruce Palmer e formano i Buffalo Springfield, uno dei gruppi più importanti del rock westcoastiano attivo tra il 1966 e il 68. I successivi brani del cd provengono dalle varie sessions dei Buffalo e ci danno un'ampia dimostrazione del talento compositivo, chitarristico e vocale di Stephen Stills. Non ci sono inediti da "Sit Down, I Think I Love You" a "For What It's Worth", "Special Care", "Uno Mundo" e "Four Days Gone", ed altri ancora, ma vale la pena ricordare quest'ultimo in quanto versione demo (inserito in precedenza nel box retrospettivo dei Buffalo del 2001).
Il 1968 segna l'incontro con David Crosby e Graham Nash. Di quell'anno possiamo ascoltare prima di tutto una versione acustica solista di "49 Reasons", ovvero la prima idea di quella che diventerà poi "49 Bye-Byes" sul primo album di CSN. Poi abbiamo un breve "best of" del lavoro di Stills tratto da CSN (1969) e Dejà Vu (CSNY, 1970, dove alle danze si unisce anche Young): tra i capolavori, "Helplessly Hoping", "Suite Judy Blue Eyes", "Carry On" e "4+20". Il materiale registrato inizia a essere molto, così troviamo anche qualche inedito: le demo di "So Begins The Task" e "The Lee Shore" (quest'ultimo scritto da Crosby ma eseguito da Stills, che sovraincide tutti gli strumenti tranne la batteria di Dallas Taylor), e un mix alternativo di "Carry On" (a cui segue un mix alternativo di "Woodstock" di Joni Mitchell già apparso nel box set CSN del 1991).
Come gli altri membri del supergruppo, anche Stills coltiva una propria identità come solista. Con il secondo disco abbiamo uno scorcio proprio di questa parte di carriera, che inizia nel 1970 con l'album omonimo (che ha subito molto successo arrivando nella Top 10 di Billboard), e prosegue con Stephen Stills 2 del 1971 (più meditato, meno spontaneo e "grezzo" del primo). Stills ama lavorare con altri musicisti e le sessions sono ricche di ospiti: su "Go Back Home" c'è Eric Clapton, su "Old Times Good Times" c'è Jimi Hendrix. Tra i vari brani menzioniamo "Love the One You're With", presentato con il mix inedito del 45"; "No-Name Jam", inedita jam di Stills e Hendrix; "The Treasure" nella sua prima versione studio inedita, al pianoforte; "Do for the Others" in versione live inedita del 1971.
Nel 1971, durante il tour del secondo album solista, da circostanze casuali nascono i Manassas: Stills unisce le forze con Chris Hillman, Dallas Taylor, Al Perkins e altri. Una band importantissima anche se dalla vita breve, destinata a lasciare un'impronta su molti gruppi successivi, di cui troviamo qui vari estratti fondamentali ("Johnny's Garden", "It Doesn't Matter", "Colorado") ma nessun inedito. Tra gli ultimi brani del secondo cd, "Find the Cost of Freedom" (CSNY) in versione live inedita del 1971, e un inedito in studio del 73, "Little Miss Bright Eyes".
Il terzo disco dell'antologia ci proietta dapprima nella seconda metà degli anni 70, poi nei primi anni 80, ancora un periodo produttivo per Stills, che pubblica altri album sia solisti (in particolare Stills e Thoroughfare Gap) che come membro di CSN (CSN 1977, Daylight Again, Allies). Nonostante l'evidente calo qualitativo, dovuto anche a problemi personali, vi troviamo dei brani memorabili, come "Turn Back The Pages", "First Things First", "My Angel", "As I Come of Age", "I Give You Give Blind", "See the Changes". Dopo il tour del 1974 e i vani tentativi di una reunion in studio, CSN&Y non riescono a combinare un album e il progetto si trasforma nella Stills & Young Band (Long May You Run, 1976). Un brano come "Black Coral", qui presentato con le armonie originali di CSN&Y, ci fa rimpiangere ciò che avremmo potuto ascoltare.
I successivi brani pescano qua e là offrendo una selezione variegata del periodo, con poche ma pregevoli rarità: "Cuba al Fin" in versione live tratta dall'introvabile Havana Jam (1979), "Know You Got to Run" e "Crossroads/You Can't Catch Me" in versioni live inedite, "Feel Your Love" e "Raise A Voice" (CSN, già editi in box set o come bonus track).
Dagli anni 80 ai giorni nostri, Stephen Stills non ha hai smesso di suonare sebbene con minor frequenza e un calo anche qualitativo delle sue composizioni. Negli anni 80 in particolare, il sound di Stills, così come quello dei compagni, inizia a "snaturarsi" finendo per rovinare idee interessanti. Il quarto cd di Carry On è quello meno coesivo, riparte da Daylight Again di CSN passando per la bella "War Games" scritta per l'omonimo film, aggiunge un inedito live del 1984 intitolato "Welfare Blues" e un riarrangiamento in studio del 1989 di "Church (Part Of Someone)", quindi una succinta selezione da Live It Up (CSN, 1990), Stills Alone (1991), After The Storm (CSN, 1994), Man Alive! (2005). Tralascia le due reunion di CSN&Y, American Dream e Looking Forward, se non per "No Tears Left" che qui troviamo in una versione live inedita del 1997. Inedite dal vivo anche le cover di "Girl from the North Country" (Bob Dylan) "Ole Man Trouble" (Otis Redding).

MPB, Rockinfreeworld