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Time Fades Away: la recensione di Let It Rock Magazine, 1973



Proprio mentre stavo mettendo su il disco entra un'amica. E' depressa come al solito, dice di sentirsi sola, alternando sprazzi di arroganza e di umiltà. Neil Young non le piace. Mi parla dei suoi problemi; io ascolto metà lei e metà il disco. "Non sono mai stata così confusa, e questo la dice lunga", dice con una specie di sorriso. Young borbottava qualcosa sulla "sperimentazione" e la frase successiva che ho colto è stata "I was about as scared as I could be". Restiamo in silenzio per un po', poi lei inizia a camminare avanti e indietro, agitandosi, inveendo contro tutto ciò che le passa per la testa. Alla fine il disco riesce a scalfirla. "Non sopporto questi ricchi stronzi", dice, "non fanno niente, assolutamente niente". Poi scende al piano di sotto per fare una telefonata proprio mentre il caro vecchio Neil cantava "I'm just a pauper in a naked disguise, a millionaire in businessman's eyes, oh friend of mine... Don't be denied.".
Il tono fa le star e ne fa di importanti. Dylan ha venduto molti dischi in paesi dove non molte persone capivano le sue parole, ma di sicuro hanno colto il tono. E se il tono di Dylan era quello di un rifiuto sprezzante e di un sogno potente, allora Young, che ĆØ emerso quando il disprezzo di Dylan ha vacillato, ha il tono della lotta contro l'erosione di quel sogno, dalla gelosia ad Altamont. In quanto a "vedere attraverso le cose", ciò che Dylan rappresentava per Lƀ FUORI, Young rappresenta per QUI DENTRO. Nelle canzoni di Young non c'ĆØ un "loro" onnipresente che funga da bersaglio per la colpa e da deposito per il senso di colpa. Ci sei solo tu... e "you can live your own life, making it happen".
Quindi, se i personaggi di Dylan erano per lo più cattivi, quelli di Young sono per lo più tristi. Canta dell'inadeguatezza provata alla luce dell'intuizione di Dylan, del pensiero che si infrange contro lo scoglio della socializzazione emotiva. Se adesso la tristezza ĆØ la regola, allora il primo passo per minare questa regola ĆØ un'onestĆ  emotiva che non rifugga nĆ© dal lato più brutto - egomania, autocommiserazione, petulanza - nĆ© dalla gioia dell'amore cosƬ com'ĆØ. Il più delle volte ĆØ solo un primo passo, ma a volte "I can love, I can really love". L'unica altra persona che ha cercato di comunicare la realtĆ  emotiva in modo simile ĆØ stato Lennon nel suo primo album. Ora che se n'ĆØ allontanato, Young ĆØ praticamente solo.
Questo album si divide verticalmente in due metĆ . Cinque canzoni si rivolgono verso l'esterno, raccontando un mondo di tossicodipendenti, predicatori, operai, pazzoidi hip-hop che si scaldano con il loro ego. Le canzoni sono costellate di immagini apocalittiche; la voce implora, esorta, ride; la chitarra si agita e la pedal steel si libra, entrambe compresse nello spazio lasciato tra il martellamento incessante della batteria e il tonfo circolare del basso. Un'energia irrequieta bloccata dalla tensione.
Le altre tre canzoni sono introspettive, l'energia incanalata sia nel presente delle situazioni interpersonali, sia in un silenzioso desiderio di pace che non sia un ritirarsi. Il pianoforte scorre, si ferma, risuona... "seen love make a fool of a man, he tried to make a loser win... but I've got nothing to lose I can't get back again... man made rules holding back my love, can't hold it back no more..."
E su entrambe le metĆ  del disco, orizzontalmente, ci sono due forze in gioco: i pazzi che danzano "l'ultimo ballo" nell'occhio del ciclone, e la determinazione nata dall'amore di vedere se stessi, i propri amici e amanti per quello che sono, e di imparare a vivere di conseguenza.
Artaud scrisse che tutta la scrittura ĆØ spazzatura, e suppongo che lo sia anche tutta la musica. Ma vivendo in questo cumulo di spazzatura che chiamiamo realtĆ  sociale, la lotta contro di essa ha bisogno di un po' di calore. Questa musica ce l'ha. Non lasciatevi sfuggire questa occasione.

Dave Downing, Let It Rock Magazine (UK), 1973
Traduzione: MPB per Rockinfreeworld 


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