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martedì 23 dicembre 2014

Further down the numbers: Neil Young in classifica nel 2014


Un milione e cinquecentomila copie vendute nel mondo!
Non esaltatevi e non eccitatevi, però, perché è la cifra totale raggiunta dai dischi di Young usciti nel nuovo decennio, sommandoli tutti da Le Noise a Storytone. Ora, è vero che le vendite dei dischi sono ormai ridicole (dal 2000 al 2014 una riduzione del mercato discografico dell’80%!!!) però qualche domanda alla Reprise se la staranno ponendo, anche perché specialmente il 2014 è stato commercialmente per il canadese un vero e proprio flop.
In questi ultimi anni qualche riconoscimento dall’industria musicale (e non solo) è arrivato: Le Noise è stato certificato Gold in Canada (ma Americana ha venduto ben di più) approfittando dell’appeal della coppia Young/Lanois, Angry World ha procurato un Grammy nel 2011 come Miglior Canzone Rock, Neil è stato insignito del Premio MusiCares Person of the Year e del President’s Merit Award, ha suonato alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici a Vancouver. Young ha presenziato in vari programmi televisivi, da Conan O’Brien al Colbert Report, al Tonight Show. È stato ospite in serate di gala in onore di musicisti quali Paul McCartney, Bruce Springsteen e Willie Nelson, prossimamente sarà a quella dedicata a Bob Dylan. Ha contribuito ad organizzare le varie edizioni del Farm Aid e del Bridge School Benefit.
È stato in tour in mezzo mondo, manifestando, testimoniando e suonando anche in favore dell’ecologia. Ha jammato, live o in studio, con i Pearl Jam, con Dave Grohl, con i Black Keys, con i My Morning Jackets, con Jerry Lee Lewis, con Elton John, con Willie Nelson, con Jack White, con Norah Jones, con i Beach Boys; ha saltuariamente ritrovato Crosby, Stills, Nash e addirittura i Buffalo Springfield.
Ha creato un servizio musicale digitale ad alta qualità quale Pono. Ha inciso tre dischi nuovi di studio, due live dal passato, due album di covers, scritto due libri. Nessun altro dei “Grandi” è attivo come lui. Nessuno.
Eppure non vende. Indipendentemente dalla qualità dei dischi, non vende. L’album 1989 di Taylor Swift ha venduto 1.300.000 copie nella settimana di uscita, solo negli Stati Uniti. L’ultimo disco di Young a superare questa quota negli U.S.A. è il Greatest Hits, ora verso 1.600.000 copie (in 10 anni), altrimenti bisogna risalire ad Harvest Moon (ben oltre 2.000.000 in 22 anni) e più indietro ancora si risale ai seventies.
Tornando al nostro milione e mezzo di inizio articolo, va così ripartito: Le Noise 350.000, A Treasure 100.000, Americana 350.000, Psychedelic Pill 360.000, Live At The Cellar Door 135.000, A Letter Home 100.000, Storytone 65.000. Sono stime, non dati ufficiali, e bisogna calcolare che Storytone è uscito solamente da poco più di un mese.
Guardiamo allora, e questi sì che sono dati ufficiali,  le copie vendute negli U.S.A. nella settimana d’esordio (nella seconda, mediamente, il calo è tra il 50 e il 70%): Le Noise 31.000, A Treasure 16.000, Americana 44.000, Psychedelic Pill 35.000, Live At The Cellar Door 24.000, A Letter Home 16.000, Storytone 11.000. E riportiamo anche i picchi in classifica: 14° Le Noise, 29° A Teasure, 4° Americana, 8° Psychedelic Pill, 28° Live At Cellar Door , 13° A Letter Home, 33° Storytone.
Per fare qualche paragone, i recenti Jackson Browne (15°), John Mellencamp (18°) e Lucinda Williams (13°) hanno venduto ciascuno 20.000 copie all’esordio, l’undicesimo volume delle Bootleg Series di Dylan 21.000 (sommando le due edizioni), il box live del 1974 di CSN&Y 24.000 (sommando le varie edizioni), Willie Nelson 37.000 (5°), Bob Seger 60.000 (3°), Tom Petty 131.000 (1°).
È evidente che proprio in particolare con Storytone qualcosa non ha funzionato; elenco alcune possibili cause in ordine sparso: troppi dischi pubblicati, il fastidio creato alle grandi corporations con la battaglia sull’ecologia (corporations che controllano i quotidiani che hanno stroncato il disco, quotidiani nemici ormai fin dai tempi di Living With War), la cattiva pubblicità derivata dal divorzio con Pegi e la storia con Daryl Hannah (con relativi servizi sui giornali scandalistici… Neil Young! A quasi settanta anni!), i tour fatti troppo presto rispetto all’uscita del disco, l’ennesima scaletta del disco sbagliata (personalmente credo non ne abbia azzeccata una dalla scomparsa di David Briggs), i fans ancora disorientati dal disco precedente (“belle canzoni, ma perché registrarle così male?”, oppure “che bisogno c’era di un altro disco di covers a nemmeno due anni da Americana?”), lo streaming completo del disco (quanti download illegali ne saranno stati fatti?) ben prima della data di uscita prevista.
Peccato, perché ritengo Storytone un grande album, sia nella parte orchestrale che in quella acustica, ma perché Who’s Gonna Stand Up? nella versione live + overdubs non è stata inserita?
Come al solito, con Young si ha la sensazione dell’occasione persa, si pensa più a quello che avrebbe potuto essere che a quello che è stato, ma d’altra parte, chi come me lo segue dagli anni ’70, conosce bene pregi e difetti del personaggio!
Insomma tirando le somme il disco più venduto di Neil Young quest’anno è stato il Greatest Hits!
Per vendere un milione e mezzo di copie nel mondo ci son voluti cinque anni e sette dischi: l’ultimo album del canadese a raggiungere questa cifra da solo è stato Mirror Ball, a parte il solito Greatest Hits che ha ormai superato globalmente i 3.000.000, mentre Harvest rimane irraggiungibile attorno ai 16.000.000.
Da qualche parte ho letto: “ogni volta che ascoltate Taylor Swift, Neil Young muore un po’. Per favore, non uccidete Neil Young”.

Luca “Borderwolf” Vitali

Leggi le classifiche complete nelle nostre news:
Live at Cellar Door
A Letter Home
Storytone
Psychedelic Pill
Americana
A Treasure
Le Noise