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venerdì 18 gennaio 2019

The Oral History: Old Ways (1985) e il tour con gli Int. Harvesters (1984-85)


Neil Young: Andai a Nashville [nel 1983] a registrare un album intitolato Old Ways. Anche quello non piacque [alla Geffen]. Non lo feci uscire. Poi feci un altro album a Nashville [nel 1984] e intitolai anche quello Old Ways. A me piaceva. Loro lo odiavano. Lo pubblicarono ma lo sabotarono, esattamente come i miei due album precedenti. Non li avevo sostenuti perché non erano un successo al botteghino. [8]
[David Geffen] voleva che io facessi merdate che non volevo fare. Così ho detto, “Pagatemi di meno e lasciatemi fare quello che voglio.” Non mi interessavano tutti quei soldi. […] Non servì a niente. […] Voglio che la casa discografica creda in me. Ecco cosa mi piace della Warner Bros. Dovunque io vada nel mondo, loro ci sono. È una compagnia grande. Loro sanno convivere col fatto che potrebbero pagarmi milioni di dollari per un album che ne guadagnerà centomila – se succede, pazienza. Vai in una compagnia piccola, succede questo, li distrugge. Ti senti responsabile. E io non voglio. [1]

Joel Bernstein: Ricordo quando fece ritorno dalla casa di Willie [Nelson]. Sembrava letteralmente Charlton Heston dopo essere sceso da una montagna. Io feci, “Neil, cosa ti ha investito?” Aveva visto la luce. [1]

Elliot Roberts: C'era un nuovo Neil ogni anno. E noi cancellavamo tour a destra e a manca in quel periodo, che era un'altra cosa che agiva contro di noi. Non solo non sapevi cosa Neil stava per fare, ma non sapevi nemmeno se lo avresti avuto a disposizione […]. Potevo tenere Neil fuori dal mercato, le fiere di paese hanno la bella caratteristica che nessuno sa che suonerai tu – e riuscimmo a fare un po' di soldi. Il successo alle fiere di paese fece molto bene a Neil. Il pubblico lo rispettava molto. Quindi lui diceva, “fanculo, non starò a fare dischi per la Geffen, girerò per fiere.” [1]

Young parlando di A Treasure (live 1985): Volevo catturare lo spirito di questa band che suonava insieme, la grandezza di questi musicisti […]. Volevo catturare il gioco di squadra della vera musica country, suonata da veri musicisti country. […] Mi dicevano che non importava quello che avevo fatto, tanto le radio country non lo avrebbero trasmesso, più che altro per via del mio stile compositivo. Avevo fatto uscire cose tipo “Southern Man” e “Alabama”, quindi culturalmente avevano tracciato una linea. Ma anche se non eravamo accettati dalle radio country, eravamo accettati dai musicisti country. […] Suonavano tutti “Southern Man” insieme a me. Non gliene fregava. Non era per quello. […] Se stai per fare qualcosa, lo devi fare fino alla fine. Devi avere i musicisti giusti, e non farli suonare in un altra maniera. Devi suonare con loro nel modo giusto per loro. […] A quel punto della mia vita, la gente che controllava quello che veniva trasmesso alla radio, come veniva trasmesso, era convinta che io sbagliassi nel fare ciò che facevo. […] Ma a me non fregava. Io lo facevo lo stesso. Quando sentirai questo disco capirai il perché. Forse adesso, 25 anni dopo, sarà in giro. Ma il fatto è che non è importante neanche questo. Perché c'era per me e per i musicisti, per chiunque vi abbia fatto parte. [5]
Il gruppo poteva imparare una canzone in mezz'ora, e potevamo suonarla la sera stessa. Non c'era niente che quei ragazzi non sapessero fare. Era una band che poteva suonare qualsiasi cosa e subito, non c'erano impedimenti. Era perfetta per me. [6]
Ho grande rispetto per le radici della musica country. Mentre crescevo in Canada era quello che ascoltavamo alla radio. Poi arrivarono i Beatles e ascoltammo quelli per un po'. […] Quindi ho sempre saputo che sarei tornato alla musica country, è sempre stata alle mie radici. Questi dischi furono registrati nel periodo in cui mi fecero causa per averli fatti, perché non pensavano che fossi veramente io. Io sento che questa musica è molto parte di me, parte di tutto il resto che deriva dalle sue radici. […] Alcuni dei dischi che ho fatto avevano come tracciato una linea tra me e parte dell'establishment della country music. Andammo alla Warner Music di Nashville e ci disse semplicemente... mi disse “non sarai mai trasmesso dalle stazioni radio country, non succederà mai”. Quindi, mi dissi, lo farò lo stesso, lo farò senza le radio country. E lo facemmo. […] Non era proprio un'atmosfera positiva quella in cui lavoravamo, ma sono stato comunque stimolato. […] Eravamo insieme a farlo, dentro queste particolari circostanze, e il pubblico ci amava, era fantastico suonare nelle fiere di paese, mostre, eventi in cui non avevo mai suonato prima. […] Questi musicisti sono stati, per me, tra migliori con cui ho suonato. Sapevano esattamente cosa fare, il modo in cui volevano farlo. Questo è il cuore del disco. Le mie canzoni erano veicoli per i musicisti. Ci sono state due versioni della band, la seconda con un diverso bassista e un diverso pianista. […] Il titolo A Treasure è venuto da Ben Keith, lo definì “un tesoro” dopo averlo ascoltato... ascoltammo il tutto e lui disse “questo è un tesoro”, e poco dopo lo abbiamo perso... mio fratello Ben, conosceva tutti, mi ha presentato tutta questa gente nel corso degli anni, ha prodotto queste cose con me mettendo insieme la band. Registrammo 85 concerti in circa un anno con gli International Harvesters. […] E' tutto dal vivo, dove questa band suonava davvero. [7]

Tim Drummond: [Neil] mi disse, “Puoi suonare un po' di quei giri di basso da due o quattro note come fa Bee Spears nella band di Willie [Nelson]?” Ora, per me Bee Spears è uno dei migliori bassisti al mondo – però risposi, “Be', posso, Neil, però quella è la ragione per cui me ne sono andato da Nashville. Mi sono stufato di suonare quella merda di basso. […] Tu non devi essere come Willie e Waylon [Jennings]. Loro vogliono essere come te – tu sei il nuovo fuorilegge in città. [1]

Elliot Mazer: Dissi a Neil due cose: a) non stava suonando la chitarra. Stava suonando come Waylon – la sua chitarra era appesa al fianco – b) le sue composizioni. Tutte queste canzoni zoppe che voleva registrare, “Are You Ready For The Country parte ottava”. […] Chiamai Neil e gli dissi, “Senti ho questo test pressing del singolo – c'è un piano scordato, il basso suona strambo, il mix è orribile.” Venne fuori che era l'effetto desiderato. [1]

Anthony Crawford: Rimasi lì una settimana senza suonare niente. Aveva una stanza piena di gente a sedere che aspettava i suoi comodi – gente come Waylon. Per me Waylon è il Neil Young della musica country, e Neil lo faceva aspettare. Una cosa odiosa. […] Voleva che cantassi queste parti difficilissime più e più volte, e alla fine dissi “fanculo”. Andava contro tutto quello che credevo fosse Neil, cioè il primo take, il feeling, l'intensità giusta. Non posso dire niente di positivo su quelle sessions. Molte bravissime persone furono coinvolte in una schifezza. […] Neil stava facendo un assurdo disco country. L'album faceva schifo in confronto a quello che era prima – cosa che mi disgustò. Sul primo Old Ways c'era un po' di personalità. Prendi questo e tutto ciò che hai è un manipolo di persone con un buon assegno. [1]

Drummond: Ne fui seccato. Avevano rovinato delle belle canzoni. Lo ascoltai una volta e poi lo gettai via. Penso che Neil stesse deliberatamente cercando di dare alla Geffen una porcata. [1]

Young: Il mio problema, quando facevo dischi in quel periodo, è che non avevo una casa discografica. Non avevo un supporto, quindi per ogni cosa c'era come un demone appollaiato sulla spalla. Avevo questo accento quando cantavo a quel tempo, che adesso mi dà fastidio. Mi gettai nella country music. È tipo uno squillo del telefono, perché non ebbi successo – non perché non fosse la cosa giusta da fare, ma non ero focalizzato nel modo giusto. Se avessi vissuto a Nashville – vissuto la musica, vissuto con quelle persone, scritto le canzoni e quindi fatte in quel modo... Ma era sempre, “hai questo tot di tempo per poterlo fare, devi farlo subito.” Molte cose mi disturbavano. Io ci provavo al massimo. Ma non mi importa cosa pensa la gente della mia musica country. Se non gli piace se la possono infilare su per il culo. Io non la ritengo nemmeno musica country – la penso come la musica fatta con Rufus e Ben […]. Solo perché c'è una steel guitar o un dobro, la gente pensa sia country. Penso che potrei fare buona musica con quei ragazzi, anche adesso. [1]

Elliot Roberts: Neil va a giornate. Se vede qualcosa al notiziario del mattino è capace di parlarne tutto il giorno – e una settimana dopo è tutto svanito. Lui non legge i giornali, non legge sul serio il Time o il Newsweek. Di solito è qualcosa in cui si imbatte – se guarda la tv e c'è un servizio speciale della CNN sulla Bosnia, Neil in due giorni vuole fare un disco e un concerto di beneficenza. O, se non ne sente parlare, lo può ignorare per sempre. […] Un minuto è un democratico di sinistra, il minuto dopo è un conservazionista. Non sai mai con quale Neil stai parlando. […] Era piuttosto offensivo che il Neil Young che aveva scritto “Ohio” simpatizzasse per Reagan – o, peggio, Nixon. Ma è così che si sentiva. […] Dovevo tenerlo lontano dalla stampa. Dicevo loro, “Neil non rilascia interviste! non rilascia interviste!” Lui le avrebbe fatte volentieri, ma ci avrebbe ucciso. [1]

Young: Elliot diceva, “Neil, questa cosa di Reagan, devi smetterla di dirlo in giro!” E io, “lascia che mi demoliscano, lasciami poter ricominciare tutto daccapo”. È un pensiero che mi conforta. Una lavagna pulita. […] Una volta Ellen Talbot mi disse, “Se passi da uno stile all'altro la gente non saprà a quale credere. Non sanno se sei te stesso o qualcun altro, e se lo fai troppo a lungo nessuno ti crederà più.” Io pensai che fosse molto astuto, era proprio vero. Una parte di me è come un attore – se non c'è qualcosa che succede direttamente nella mia vita, posso cogliere dalle esperienze intorno a me e poi, calandomi in qualcun altro, un altro personaggio, posso esprimere diverse sensazioni. E mi piace farlo. [1]

Il materiale di Old Ways lo hai preparato e registrato durante il tour solista di Trans. Quindi anche allora avevi in mente che non staresti rimasto in giro molto con il materiale di Trans.
Young:
Be', non proprio. Pensavo di restarci su quel materiale ma niente dura in eterno. Abbiamo iniziato Old Ways subito dopo Trans e prima di Everybody's Rockin'. Abbiamo registrato “Real Cowboys” e altre otto canzoni a Nashville e poi ho pensato, “ehi, ho voglia di metterci un po' di rock 'n' roll perché queste sono le cose di una volta. Voglio tornare alle radici, voglio tornare indietro”. Abbiamo fatto un paio di canzoni a quel modo e ci siamo fatti prendere la mano e abbiamo finito per fare un disco tutto così. A quel punto mi sono detto, “be' non è certo quel che voglio fare sempre, ma mi sembra qualcosa di unico, perciò facciamolo”. Questo era Everybody's Rockin'. Dopo sono tornato a Old Ways e mi sono detto che era quello che avevo voglia di fare. Ho presentato il disco e mi hanno fatto causa, dicendomi: “non sappiamo cosa stai facendo, abbiamo paura! Hai fatto Trans e poi Everybody's Rockin' e adesso vuoi fare un disco country! Noi vogliamo Neil Young!”. La cosa mi ha confuso perché io ho sempre pensato di essere Neil Young. […] Non credo capiscano che Old Ways è un vero disco di Neil Young, solo che ci sono i violini e la steel. Credo che Harvest, Comes A Time e Old Ways calzino l'un l'altro alla perfezione: la mia idea iniziale con Old Ways era proprio di farne un altro a quella maniera, diverso ma con lo stesso sentimento. Non sto cercando di cambiare il mondo, sto solo cercando di continuare a fare quello che faccio. E l'idea di fare un disco di rock 'n' roll prima o poi è interessante. Io seguo le canzoni, quando mi sentirò di tornare nell'arena lo farò in maniera da aiutare me stesso e la casa discografica. Il tutto a patto che io possa tornare a Nashville quando ne ho voglia e con qualsiasi tipo di musica. Posso continuare a suonare musica country con gli Harvesters. […] [La Geffen] ha una politica che va verso il pop, perciò da un punto di vista discografico con il country non riescono a fare un buon lavoro di promozione. La Warner Country di Nashville è venuta in soccorso della Geffen per promuovere il disco e spingerlo sul mercato degli Stati Uniti. Questo perché la Geffen si sentiva con le mani legate a presentare un disco così alle radio commerciali pop. Non è compatibile con le loro playlist e quindi in questo senso devo essere già più country che rock 'n' roll. Ma le stazioni rock 'n' roll non lo trasmettono perché è troppo country. Quindi se le stazioni country non lo suonano perché vengo dal rock 'n' roll, mi sa che devo aprire una catena radiofonica tutta mia. Il che non mi farà smettere di essere rockettaro: mi piace e quindi lo faccio. Ho un gruppo che può suonare entrambi i generi divertendosi. Non ci deve essere una linea di demarcazione, c'è parecchia gente che apprezza entrambi i generi. Sono le stazioni radiofoniche che li distinguono. Devi andare in un posto per sentirne uno e in un altro per ascoltarne un altro. Ma non deve essere così. [2]

Allora da Old Ways si può trarre la conclusione che qualche volta è meglio arrugginire piuttosto che bruciare? Che è meglio andarci piano?
Young:
Credo che in diversi casi sia meglio, se non parli di rock & roll. Se parli di rock & roll, è meglio bruciare. […] Il rock 'n' roll è come una droga. Non ne prendo molto di rock 'n' roll ma quando lo faccio, cazzo mi ci butto. Però non voglio farlo sempre se no mi uccide: non voglio cazzeggiare con questa musica, perché è davvero come una droga. Quando canto e suono rock 'n' roll sono al massimo delle mie possibilità: sto cercando di vibrare e di far succedere qualcosa, come se ci fosse qualcosa di vivo e visibile. E c'è anche nel country, ma in maniera diversa. C'è una sensazione molto intensa che si prova quando si è tra amici e si fanno considerazioni sul fatto che la gente lavora per vivere, che tutti hanno una famiglia e che quando le cose non vanno bene si aiutano. Quella è la differenza. Per sentirti davvero nello spirito rock 'n' roll devi bruciare quanto puoi finché non ti esaurisci. Poi ti riaccenderai un'altra volta: se facessi così ogni volta morirei, scoppierei. Perciò è un po' per volta, in modo da poterlo fare ancora quando avrò cinquantacinque o sessant'anni. Come Willie Nelson. [...] Rock 'n' roll significa abbandono senza remore, il rock 'n' roll è la causa del country e del blues. Country e blues sono arrivati prima, ma per non so quale ragione, la posizione rock 'n' roll in questa catena è indefinibile, dispersa. [2]

Non ti sembra strano cantare canzoni come “Once An Angel” e parlare della tua famiglia di fronte a dei ragazzi?
Young:
Se riescono a trarne qualcosa è un bene, e la scorsa notte è sembrato di sì. Anche se sono giovani, a molti di loro mancheranno un paio d'anni al matrimonio o ad avere una significativa relazione, e molti sono già sposati. Ci sono molte persone di età maggiore più indietro nell'arena, che non spingono per venire avanti, alcuni vengono perché per loro è storia – vedono qualcosa di cui hanno solo sentito parlare. [4]

A proposito di “Bound For Glory”
Young:
L'ho scritta su un piccolo computer nel retro del mio bus mentre stavo rollando una canna. L'ho scritta con un po' di fumo e un paio di birre. Il bus correva sulla strada e io ho battuto la canzone sui tasti e avevo nel frattempo la melodia in testa. È la mia preferita dell'album Old Ways. [3]

A proposito di “Misfits”
Young:
C'è un tono molto fantascientifico, tipo viaggio temporale, in “Misfits” ci sono diversi luoghi geografici, potrebbe essere tutto successo nello stesso momento. Tutte le scene in quella canzone potrebbero essere avvenute simultaneamente, eppure sono anche separate. È una cosa interessante... Non saprei, mi ci sono voluti solo pochi minuti per scriverla. Ho preso la mia chitarra elettrica una notte in studio, ero da solo, e l'ho alzata a volume veramente alto e ho iniziato a suonare, e l'ho scritta quella notte. Mi ci sono trovato. Buttata giù su un pezzo di carta. Cerco di non pensare alla canzone mentre la scrivo, cerco solo di scrivere. Cerco di non modificarla, perché l'editing è una forma di... ah... so che c'è una fonte dove proviene la musica attraverso te e le parole giungono attraverso te, e l'editing è qualcosa che fai su qualcosa su cui hai pensato. Se ci pensi e cerchi di farla uscire, allora puoi modificarla. Se non ci stai pensando e semplicemente ti lasci libero e la lasci fluire attraverso te, allora modificare è... ti prendi troppe libertà con l'editing. [4]


Fonti
[1] “Shakey” di J. McDonough
[2] Musician 1985
[3] Contemporary Books 1986
[4] Melody Marker 1985
[5] Rolling Stone 2011
[6] Billboard.com 2011
[7] msnmusic.com 2011
[8] Neil Young, “Il Sogno di un Hippie” (2013)