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domenica 22 dicembre 2019

L'uomo nello specchio si racconta: Reflections di Graham Nash


Reflections, pubblicato nel 2009, è un box set di 3 cd più libro che offre una retrospettiva inedita sulla carriera quarantennale (all'epoca dell'uscita) di Graham Nash. Entriamo in dettaglio in questa meravigliosa e monumentale opera.
Il primo disco si apre con tre estratti della band che segna l'esordio di Nash, gli Hollies, nati in Inghilterra nel 1961 e diventati celebri dal 1963 (in anticipo sia sui Byrds di Crosby che sui Buffalo Springfield di Young e Stills): “On A Carousel”, “Carrie Anne” (dedicata a Marianne Faithfull) e la superba “King Midas In Reverse”. Nelle note, a proposito di quest'ultima Nash dice: “La scrissi in Jugoslavia. La mia relazione con gli Hollies era già diventata tesa e, nonostante il disco venne acclamato dalla critica, commercialmente fu un fiasco. Lì capii che il mio tempo con la band stava per giungere al termine.” Anni dopo “King Midas”, autentico gioiello, verrà ripreso insieme a CSN e immortalato in 4 Way Street.
Nel 1967 David Crosby e Stephen Stills si portano via Nash (la loro leggendaria battuta: “Okay, chi di noi due va a rubarlo agli Hollies?”). Da quel momento nasce un sound che, più che influenzato, avrebbe scosso nelle sue basi una generazione e un'epoca musicale, per attraversare poi cinque decadi.
Dal primo disco di CSN (registrato all'inizio del 1969 con un grande lavoro di sovraincisioni in studio) troviamo qui i capisaldi di Nash. “Marrakesh Express” deriva dalla passione per “le storie di Allen Ginsberg e William S. Burroughs in Marocco alla fine dei '50, ero costantemente incuriosito da quel luogo e da quella cultura. Questa era la storia di un viaggio in treno da Casablanca a Marrakesh... Speravo di cogliere le visioni, i suoni e gli odori del viaggio.”
“Pre-Road Downs” (di cui celeberrima è la versione live in 4 Way Street) fu scritta per Joni Mitchell: “Realizzai che avremmo dovuto separarci mentre io andavo in tour con David e Stephen, e quanto sarebbe stato triste per me. Fu scritta nel salotto di casa sua a Laurel Canyon, nello stesso posto in cui noi tre cantammo insieme la prima volta”.
Infine “Lady Of The Island”, realizzata nell'arco di un solo take. Si prosegue col naturale seguito di quell'album, ovvero Deja Vu, i cui brani furono registrati alla fine dello stesso anno. Qui CSN, per così dire, fanno l'upgrade alla versione 2.0: Deja Vu infatti è targato CSN&Y. Neil Young viene chiamato in causa, all'inizio solo perché CSN sono a corto di musicisti per poter andare in tour. Young canta su pochi brani e li vuole incisi in presa diretta, dal vivo in studio, senza troppe sovraincisioni, cosa che li distingue nel sound rispetto a quelli firmati Nash, che invece hanno una produzione "patinata" analoga a quelli del primo album.
“Our House” nasce ancora a casa di Joni Mitchell: “Capitammo in un negozietto di antiquariato sulla cui finestra c'era un bellissimo vaso di cristallo che Joni volle comperare. Quando fummo a casa... apparve la canzone. A quel tempo era una cosa normale.”
A proposito di “Teach Your Children”, forse la sua pietra miliare, Nash dice: “Cominciai a capire che se non avessimo insegnato ai nostri bambini un modo migliore per relazionarsi al prossimo, l'immediato futuro dell'umanità era in dubbio.” La pedal steel è suonata da Jerry Garcia (Grateful Dead). La versione di Reflections è un mix alternativo.
“Right Between The Eyes” è la prima chicca offerta dal box set: una versione studio incisa dal solo Nash a fine '69 (ma composta un anno prima, “una confessione a un amico”). La conoscevamo solo per la versione dal vivo presente su 4 Way Street.
Dal settembre 1970 fino ai primi mesi del ‘71, Nash incide il suo primo album solista, Songs For Beginners, collaborando con amici e colleghi (tra cui Crosby e Garcia). E’ un album fondamentale per l'artista e Reflections ne offre un corposo estratto.
“I Used To Be A King” è l'ideale evoluzione di “King Midas In Reverse”: “Finire un'intensa relazione e perdere quel 'filo d'argento' è devastante”. Deriva dalla rottura tra Joni e Graham, e anche “Simple Man” è frutto di quel triste momento. Ad amori successivi invece sono dedicate “Better Days” e “Sleep Song”.
“Man In The Mirror” deriva dalla “influenza degli scritti di George Orwell”. “Military Madness” è un inno contro la guerra ma è anche intimamente dedicata ai genitori: “E' triste dover cantare ancora questa canzone dopo quasi 40 anni”, scrive Nash.
Infine “Chicago/We Can Change The World” si riferisce ai subbugli di Chicago durante il Democratic Convention del 1968. Tutti questi brani sono presentati in missaggi alternativi, ma le differenze con gli originali sono davvero minime.
Alla fine del 1971 Nash e Crosby vanno in studio per il loro primo album come duo. Nash, in un aneddoto, racconta che incontrò Bob Dylan in un hotel e gli fece sentire la sua ultima composizione, “Southbound Train”: “Alla fine della canzone trattenni il fiato in attesa di un suo commento. Ci fu una lunga, lunga pausa. Poi lui disse 'Cantala di nuovo'. Io fremevo.”
Per “Immigration Man”, invece, “Mi arrabbiai per il casino che fece l'ufficio immigrazione in un aeroporto canadese, così scrissi furiosamente il testo di questa canzone sulla prima pagina di Cronache Marziane di Ray Bradbury”.
All’inizio di un lungo periodo creativo, dall'estate 1973 Nash comincia a lavorare al suo secondo album, Wild Tales. La title-track menziona “una delle più orribili storie a proposito del matrimonio” raccontata da un amico di Elliot Roberts (manager), “una storia vera, in ogni parola.”
Si passa poi a “Prison Song” (che cita il caso di un uomo incarcerato per dieci anni in Texas per il possesso di uno spinello) e “Oh! Camil (The Winter Soldier)” (dedicata a un soldato).
A proposito di “On The Line”, Nash racconta che un uomo, una volta, “mi raccontò la storia di come questa canzone gli cambiò la vita.” “Another Sleep Song”, infine, fu scritta nel salotto di Barbra Streisand: “Realizzai nuovamente che la fama non è tutto quello che si pensa. A quel punto della mia vita avevo bisogno di svegliarmi da ciò che mi stava succedendo.”
Anche questi brani sono proposti in mix alternativi. Il primo disco si conclude qui, al gennaio 1974.
Dopo il trionfale tour di CSN&Y del 1974, un nuovo album del supergruppo non riesce a emergere (a causa, così pare, di scarsità di materiale da parte del trio). Ma Graham Nash non è per niente in pausa creativa, e nemmeno Crosby, così i due uniscono le forze per realizzare, nel 1975, il loro secondo album insieme: Wind On The Water.
Il secondo cd di Reflections si apre sulle note della suite “To The Last Whale”, forse la prima canzone esplicitamente ecologista di Nash, influenzata anche dalle vacanze di mare che il gruppo fa sul veliero di proprietà di Crosby. La canzone si apre con un’introduzione vocale a cappella risalente al 1970, che sfocia armoniosamente nelle parti incise da Crosby e Nash nel 1975.
Si continua con la bellissima “Fieldworker”: “Nel 1975 fui invitato a un party dal mio amico David Geffen. Migliaia di dollari erano stati spesi, ogni cosa era impeccabile. […] Più tardi guidai verso i magazzini alimentari dei lavoratori immigrati nella città di Delano. Inutile dire l'assoluto contrasto con Los Angeles da cui provenivo, […] mi disturbò profondamente. Crosby e io abbiamo fatto molti concerti a beneficenza delle organizzazioni agricole.”
“Cowboy Of Dream” deriva dalla reunion di CSN&Y ed è ispirata in particolare da Young. Su “Love Work Out” partecipano molti musicisti tra cui Jackson Browne.
Tra il 1975 e il '76 Crosby & Nash sono già al lavoro sul terzo album, Whistling Down The Wire, dai toni più meditativi e rilassati. Vi appartengono “Marguerita” che deriva da “un pomeriggio soleggiato con amici in piscina”, e “Mutiny”, dal nome dell'hotel in cui alloggiano “a Miami nel 1976 per tentare un album di CSN&Y”.
Proprio dalle session abortite di CSN&Y proviene “Taken At All”, pubblicata anche sul box retrospettivo CSN del 1991, ma qui presentata “nell'originale mix che abbiamo trovato negli archivi... un take molto spontaneo”.
A fine 1976 iniziano i lavori per quello che forse è il vero capolavoro del trio CSN, l'omonimo album uscito nel 1977 con la barca in copertina. Nash, forse al suo apice creativo assoluto, arriva con una manciata di brani che di per sé sorreggono l'album intero. “Just A Song Before I Go”, fedelmente al suo titolo viene composta un'ora prima di volare da Maui a L.A.
“Cold Rain” nasce in Inghilterra durante una visita alla madre: dall'hotel “vedevo la gente andare e venire per i propri affari, combattendo contro la pioggia e il nevischio, e la canzone nacque delicatamente. David Crosby ti direbbe che se vuoi davvero capire Graham devi ascoltare attentamente questa canzone.”
Celebre è la genesi della leggendaria “Cathedral” e Nash la esplicita nelle note alla canzone. “Una bellissima e soleggiata mattina, a Londra, un mio amico e io prendemmo dell'acido e facemmo un giro in una limousine […]. Arrivammo alla Winchester Cathedral. Camminando per le navate della chiesa sentii una sensazione veramente strana alle gambe. Mi indusse a guardare in basso e scoprii che ero sulla tomba di un soldato ucciso lo stesso giorno in cui sono nato, 143 anni prima. Forse io ero lui? Lui era me?”
Con Earth & Sky, terzo lavoro solista, si passa al 1979. Nel frattempo Nash ha acquisito la cittadinanza statunitense e ha fondato, insieme ad altri musicisti, la Musicians United for Safe Energy. Da qui comincia a evidenziarsi il distacco compositivo tra Nash e i compagni Crosby e Stills. Pur entrando in una decade musicalmente distruttiva per il genere tipico di CSN(&Y), Nash manterrà sempre un buon livello qualitativo.
“Barrel Of Pain” è una riflessione nonché denuncia su certe scelte nucleari del governo USA nei primi anni '70. “Magical Child” è dedicata al primo figlio di Nash e Susan, la sua seconda e attuale moglie, e nella canzone ci sono le prime note suonate dal bambino all’armonica. Con “Song For Susan” e “Wasted On The Way” si entra a pieno titolo negli anni '80 e nel nuovo album di CSN, Daylight Again. Gli arrangiamenti artefatti che imponeva la moda del periodo penalizzano le composizioni e le armonie dei tre. Nonostante questo, molte composizioni sono pregevoli.
“Love Is The Reason” si colloca in questo periodo ed è tratta da una colonna sonora: “Il mio amico Cameron Crowe un giorno mi chiese se avevo una canzone per il suo primo film Fuori di Testa. Sul momento non l'avevo... ma due giorni dopo l'ho avuta.”
“Raise A Voice” (1983) è l'unico estratto di Allies, nuovo album parzialmente live di CSN. Negli anni successivi Nash incide diverse cose che finiranno in parte nel suo quarto album solista, Innocent Eyes (1986), in parte nella reunion poco felice di CSN&Y, American Dream (1988) e in parte resteranno inedite.
Abbiamo “Clear Blue Skies”, originaria del 1985 e poi presa da CSN&Y: “Sono stato fortunato a vivere nel Nord Pacifico per trent'anni. L'aria è pulita e luminosa e c'è un forte contrasto con cieli sopra molte città di questo pianeta dove l'aria è quasi irrespirabile. Penso che lo stato dell'ambiente sia cruciale per la sopravvivenza come specie.”
“Lonely Man” è un'inedita dedicata a Susan: “prima di incontrarla ero un uomo solo malgrado tutti i meravigliosi amici che avevo”. “Sad Eyes” è presa da Innocent Eyes, di nuovo dedicata a Susan. “Water From The Moon” è un'altra inedita: “Stavo guardando gli Oscar e sentii il discorso di Linda Hunt […]. Disse che le risposte ai nostri problemi cadono come acqua dalla luna. Mi colpì la sua onestà e scrissi questa in risposta.”
Infine, “Soldiers Of Peace”, con la quale si chiude il secondo disco di Reflections, tra tutti è forse il brano più dimenticabile di Nash, tratto da American Dream.
Il terzo cd si apre con un altro tribolato lavoro targato CSN degli anni 80: Live It Up. “If Anybody Had A Heart” non è composta da Nash, ma da “due nostri grandi amici. L'abbiamo sentita e abbiamo voluto registrarla immediatamente”. La successiva “Chippin' Away”, invece, è tratta dal precedente Innocent Eyes.
Di nuovo da Live It Up, abbiamo poi due brani che ben rappresentano il buon livello compositivo affossato da un sound innaturale: “After The Dolphin” (che parla di un pub inglese bombardato durante la Prima Guerra Mondiale) e la bellissima “House Of Broken Dreams”. Di quest'ultima Nash racconta: “Passo un bel periodo dell'anno nella mia casa alle Hawaii. Un giorno David Gilmour venne a visitare l'isola. Prese la mia casa sulla baia, io sapevo che era lì, così chiamai. Lui rispose 'House of Broken Dreams'. Ciò che disse mi aveva stupito e ricordo di avergli risposto che mi serviva solo un ritornello.”
Gli anni '90 iniziano con alcuni concerti dove il sound originale riappare con una nuova dose di brillantezza, impreziosito dalla collaborazione di nuovi e giovani musicisti tra cui Jeff Pevar (che diventerà poi un habitué dei successivi progetti di CSN e, in anni recenti, di David Crosby). Nash propone nuovo materiale.
“Unequal Love” (“scritta per un amico che era in quel tipo di relazione, diciamo così, non equa”) appare qui in una versione live del 1993; la conoscevamo sul disco di CSN After The Storm. Anche “Liar's Nightmare” fa il suo esordio, nella spoglia e brillante versione live che troviamo qui (vedrà la luce su album dieci anni dopo in Songs For Survivors). “Qualche anno prima ero stato sottoposto a un intervento al ginocchio destro... niente di serio, ma le droghe che ti somministrano sono diaboliche. Sono stato in questo crepuscolo per un po' di tempo e ho assistito a eventi strani. La melodia della canzone viene da 'Fair Nottamun Town' di Jean Ritchie, degli anni '50.”
Da After The Storm, disco che segna la rinascita di CSN per quanto sia tuttora sottovalutato, è tratta “These Empty Days” (pensata originariamente per un film). La produzione di Nash, seppur in minore quantità, sembra rifiorire da un punto di vista creativo nella terza fase della sua carriera.
“Heartland” apparirà su Looking Forward (CSN&Y, 1999): “Sono io che ricordo quante bellissime persone e luoghi ho incontrato nei miei viaggi per gli Stati Uniti finché non ne sono diventato cittadino”. “Two Hearts” (1998) è una collaborazione tra Nash e Carole King ed è completamente inedita.
“Try To Find Me” viene inciso nel 2000 ma è un pezzo più vecchio, apparso solo talvolta in concerto: “La notte del primo Bridge Benefit Concert, nel 1986, mia moglie Susan mi disse che aveva visto una cosa che la aveva fatta piangere. Dietro al palco, dove sedevano i bambini della scuola, c'era un ragazzino sulla sedia a rotelle vicino a una ragazzina anch'ella sulla sedia. Era stanca e cominciava a piagnucolare. Susan vide il ragazzino che lentamente, timorosamente, allungava la mano verso quella di lei e gliela teneva, e lei smise di piangere. Quando Susan me lo raccontò io realizzai quanto dev'essere dura avere un cervello che funziona all'interno di un corpo che non funziona altrettanto bene.”
Tra il 2000 e il 2004 Nash registra il suo ultimo album solista, Songs For Survivors, e poi si riunisce a Crosby dopo oltre vent'anni per un nuovo album insieme. “Behind The Shades” è un'inedita scritta da un vecchio amico, risalente al 2000. “Michael (Hedges Here)” viene registrata da Nash nel 2000 per poi confluire in versione diversa su Crosby & Nash (2004). “Fui devastato dalla perdita di Michael, non solo un musicista incredibilmente dotato ma anche il tipo d'uomo che mette in moto il cuore del mondo ogni giorno.”
“I Surrender”, “Live On (The Wall)”, “Grace” e “Jesus Of Rio” provengono proprio dal bellissimo Crosby & Nash. “Dirty Little Secret”, denuncia storica di un fatto di razzismo, è tratta invece da Songs For Survivors. Inedita invece “We Breath The Same Air”: “Mi è stata spedita, e ho pensato che fosse perfetta per gli Hollies”.
Chiude l'antologia la composizione più recente e inedita, datata 2008, “In Your Name”: “L'uccisione di esseri umani da parte di altri esseri umani nel nome del rispettivo 'Dio' mi è sempre sembrata blasfema e, giudicando dalle reazioni che abbiamo avuto in concerto, quello che ho scritto ha toccato un nervo scoperto. Questa canzone è una piccola preghiera. Vi auguro la pace.”
Gran parte dei brani sono presentati con mix alternativi ma, come già detto, le differenze sono molto sottili. Un bel pregio di Reflections è il fatto che propone i brani in versione rimasterizzata; il riversamento audio è impeccabile.
Graham Nash è certamente uno dei migliori artisti della sua generazione e della scena musicale westcoastiana (sebbene le sue origini siano inglesi); oltre che musicista è anche un eccellente fotografo (come dimostra il libro Eye To Eye, 2004). Musicalmente, rispetto ai compagni di gruppo, è forse quello più “inquadrato”, cioè con meno escursioni fuori genere: il suo timbro pop-rock è una sorta di marchio di fabbrica. Ed è grazie a questa antologia che si può vedere dall'alto la sua produzione, altrimenti spezzettata, per averne un quadro d'insieme che rende la dovuta giustizia a questo grande artista. Ascolto dopo ascolto, il valore e la piacevolezza di Reflections non possono che crescere.

MPB, Rockinfreeworld