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lunedì 2 agosto 2010

American Stars 'n Bars - Rassegna Stampa



 
di Marco Regali da Mucchio Selvaggio n.1 (clicca per ingrandire)


American Stars 'n Bars (un titolo emblematico “le stelle e le sbarre americane” che allude alla bandiera americana, con la copertina che pone l'accento sul problema indiano, da tempo discusso negli Stati Uniti) è un album relativamente nuovo; infatti la prima parte del disco presenta quattro brani del 1974 e 1975, incisi con il vecchio gruppo di Young, i Crazy Horse, con la partecipazione in veste di corista di Emmylou Harris, poi diventata famosa come cantante country. “Star Of Bethlehem” è una ballata del 1974 con la consueta introspezione della chitarra di Young, con la Harris che arricchisce la parte vocale; poi “Will To Love”, “Like A Hurricane” e “Homegrown”, quest'ultima del 1976, e sono tre diverse facce di una musica a volte riflessiva, ma che sa essere anche trascinante, in un misto di acustica e sonorità più dure. La seconda facciata è invece materiale registrato lo scorso aprile, con la partecipazione di nuovi “session-men” oltre ai semprepresenti Crazy Horse. Sono due momenti musicali diversi del cantautore e chitarrista canadese, perché i brani “datati” sono decisamente i migliori, con una vena melodica molto soffice e intimista, simbolo di un'attività particolarmente felice e intelligente, fin dai tempi dei Buffalo Springfield, con la sua chitarra immutata nei momenti acustici e temprata in quelli elettrici, in cui Young dimostra di essere ottimo solista. Gli altri brani sono invece più facili all'ascolto e più divertenti, come se Young non avesse preso sul serio l'incisione, in particolare “Saddle Up The Palomino”, decisamente scanzonato, in cui Neil è accompagnato al canto da Linda Ronstadt. Ben Keith, Sam Pedro e Ralph Molina sono i Crazy Horse che rendono ancor più frizzante questo album di Young che, anche se manca di omogeneità, è pur sempre un lavoro onestissimo.
Guerin Sportivo 1977


Pensato e composto molto tempo prima questo album riporta Young alla “regola” della discontinuità, degli alti e bassi. Dopo lo splendido Zuma questo lavoro non convince né il pubblico né tanto meno la critica che resta particolarmente delusa dalla nuova fase artisticamente discendente del cantautore. Anche se non tocca i livelli delle crisi precedenti, American Stars 'n Bars passa inosservato, un album definito di transizione e che segna un nuovo momento di stanchezza. Diviso a metà tra l'elettrico e l'acustico come in due facce diverse, il lavoro propone una voce nuova della musica americana, Nicolette Larson, che è proprio lo stesso Young a lanciare per la prima volta. Ancora una volta forse è stata la fretta, o l'istinto, a far sì che egli non si accorgesse della differenza tra il precedente Zuma e questo disco; una differenza troppo grande perché il suo pubblico non se ne accorgesse. Anche la ricercatezza nei suoni si perde in un progetto nato senza troppa convinzione e stanco dal punto di vista compositivo.
Elia Perboni, Music 1982


Questo nuovo lavoro esce nel giugno '77 ed è un album interessante. È un collage di incisioni recenti e brani inediti (alcuni tratti dal misterioso Homegrown) e ci mostra la gamma della musica younghiana.
Si va dal country alla canzone di protesta, dalla guitar jam alla ballata paranoica. Eppure è un lavoro stimolante, con qualche puntata geniale. "Like A Hurricane" è una guitar jam coi fiocchi, sulla linea di "Cortez", "Will To Love" è strana ed interiore, poi abbiamo "Hold Back The Tears", "Saddle Up The Palomino", "Homegrown".
Paolo Carù, Buscadero 1989


Raccogliticcio e diseguale, frutto ancora di diverse session con diversi produttori. In svariati studi di registrazione, tra la California e Nashville, Briggs, Mullinga e Mazer lavorano con i Crazy Horse arricchiti dai cori di Emmylou Harris, Linda Ronstadt e Nicolette Larson. Si passa dal gran cavaliere elettrico di Zuma al mellifluo narratore di motivi country-rock, annunciati da una copertina stonata di cattivo whiskey canadese e puttane collassate. In alcuni momenti il tono è perfino allegro, scanzonato, e si sofferma più sulla vita da bar che sull'America, per stare al geniale titolo. Popolare “Hold Back The Tears”, più robusta “Bite The Bullet”, ma nulla è ben focalizzato, almeno finché non arriva “Like A Hurricane”, unica traccia veramente notevole del fugace passaggio dell'album.
Mucchio Selvaggio Extra 2004


I guai peggiori appaiono scongiurati, Young è solo uno dei tanti che con l’alcol ha stretto un discreto rapporto di amicizia e sconta in qualche occasione questa debolezza: che attraversi una fase di crisi artistica, che abbia poco da dire e da cantare lo si nota chiaramente in American Stars ‘n Bars, album debole, fatto senza convinzione, slegato e disomogeneo al suo interno, nobilitato solo dalla trascinante, ammaliante “Like A Hurricane” […], ancora una specie di inno, una delle pagine più dirette e comunicative di Young.
da Enzo Gentile, introduzione a “Neil Young” (Arcana 1982)