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giovedì 5 agosto 2010

Shine Silently: Intervista a Nils Lofgren

di Salvatore Esposito da JAM

La vita artistica di Nils Lofgren si lega a doppio filo ai successi di Neil Young, con il quale ha inciso a diciassette anni After The Gold Rush e a venti Tonight’s The Night, e di Bruce Springsteen, essendo un perno fondamentale della sua E-Street Band. Lo abbiamo intervistato in occasione della pubblicazione di The Loner, album tributo a Neil Young e con lui abbiamo ripercorso per intero la sua carriera.

Raggiungiamo Nils Lofgren al telefono, in questi giorni è in convalescenza nella sua casa dell’Arizona a seguito di un intervento di sostituzione delle anche al quale si è sottoposto lo scorso 30 settembre: “Sto molto meglio, me la cavo bene, la riabilitazione richiede un grande sforzo fisico ma anche tanta pazienza ed impegno. Comunque sto andando avanti bene e devo continuare ancora per un po’. Ho dovuto sottopormi a questo intervento perché le mie anche erano andate a farsi friggere a causa dei miei continui salti sul palco, durante i concerti mi piace muovermi molto. I medici mi hanno assicurato che potrò senza dubbio suonare con Bruce (Springsteen ndr) al Super Bowl”. Dopo esserci sincerati delle condizioni fisiche di Nils, cominciamo con la nostra intervista e precisamente con un lungo flashback a partire dalle sue radici italiane: “Si è vero ho radici italiane i miei nonni materni ero originari di Nicosia, un paese della Sicilia, mentre invece mio padre era di origini svedesi. Adoro l’Italia e spero proprio di tornarci quanto prima, dato che ho avuto vari contatti con alcuni promoter per fare qualche concerto”. Il discorso entra nel vivo quando gli chiedo dei suoi primi passi nel mondo della musica: “Ho cominciato a suonare la fisarmonica quando ero molto piccolo e ho proseguito per quasi dieci anni, quando divenni più grande passai poi alla chitarra spinto dalla passione crescente per il rock con il quale ero entrato in contatto ben presto. Vivevo infatti in una piccola cittadina del Maryland poco distante da Washington D.C. e non era molto difficile per me raggiungere la città per vedere concerti rock. Il mio primo concerto lo vidi a dodici anni, quando andai a vedere le le Supremes ad Atlantic City, i suoni della Motown erano incredibili e mi piacevano da morire. All'epoca la radio passava i Beatles, gli Animals, i Rolling Stones e io stesso sono riuscito a vedere i concerti dei Kinks, degli Yardbyrds e dei Cream, posso dire di aver assistito con i miei occhi all'esplosione del rock. La vera rivoluzione arrivò però nel 1965 quando ebbi la fortuna di assistere anche ad un concerto dei Beatles, quello fu l’evento che cambiò completamente la mia vita”. La rivoluzione arrivò davvero con due cover band i Waifs e i Grass: “Più o meno nello stesso periodo formai queste due band specializzate in cover dei Beatles e dei Kinks ma la vera decisione la presi ad un concerto dei Who. Sul palco dietro ai tamburi c’era Keith Moon, fu un concerto fantastico. Ciò che mi sorprese fu il fatto che Pete Townshend durante il concerto dal palco ci invitò a seguirlo dopo lo show all’ Ambassador Ballroom dove si esibiva Jimi Hendrix. Fu quella sera, dopo aver visto prima gli Who e poi Jimi Hendrix, che capii realmente quanta potenza poteva nascere dal rock ‘n’ roll. I miei primi due quarantacinque giri li incisi con Paul Dowell & The Dolphins ma non ebbero molto successo. Mi spostai a New York dove cominciai a fare il musicista di strada al Greenwich Village. Furono giorni molto difficili e mentre giravo tra le varie case discografiche per cercare un contratto, mi beccai anche una polmonite e fui costretto a tornare a casa. Avevo già abbandonato la scuola e i miei volevano farmi ricominciare a studiare, io volevo solo diventare una rockstar. Subito dopo misi su i Grin, con Bob Gordon al basso e Bob Barberich alla batteria. Cominciammo a suonare nelle varie fraternity della zona”. Un forte aiuto al grande salto nello show business arriva grazie all’incontro con Neil Young e il suo produttore David Briggs: “Conobbi Neil e David al Cellar Door a Washington D.C. e diventammo subito amici, trascorsi due giorni con loro e rimanemmo in contatto. Insieme ai Grin mi trasferii a Los Angeles e lì David riuscì a farci diventare la house band di un locale, il Topanga Corral. David ci aiutò molto anche ad incidere il nostro primo disco. Le sessions avvennero in casa e registrammo tutto con uno studio mobile”. 

Proprio sul primo disco dei Grin ancora irrisolto è il mistero che vede Neil partecipare al disco come musicista non accreditato: “Neil, Ralph Molina e Danny Whitten cantano e suonano su See What a Love Can Do e Outlaw mentre i soli Danny e Ralphie cantano in Pioneer Mary”. Il 1970 è l’anno della svolta per Nils Lofgren, mentre proseguono infatti le sessions per il primo disco dei Grin, Neil lo ingaggia per suonare nel suo nuovo album After The Gold Rush: “Fu sempre grazie a David Briggs che riuscii ad avere la possibilità di suonare in quello splendido disco. Neil apprezzava molto i Grin ma volle che io suonassi il piano perché sapeva che avevo studiato la fisarmonica e voleva un suono molto semplice una sorta di base ritmica fatta dal piano. Il risultato fu un disco splendido perché il suono è molto classico. Nello stesso periodo Nils partecipa anche alla realizzazione del primo disco dei Crazy Horse: “Nel 1971 i Crazy Horse decisero di incidere un disco senza Young e scelsero come produttore Jack Nitzsche e io entrai nella band per incidere questo loro primo disco. Per me è senza dubbio il miglior disco dei Crazy Horse, perché c’era Danny Whitten, era lui l’anima della band. Entrai nella band come pianista proprio era accaduto durante le sessions di After The Gold Rush. Lo incidemmo quasi del tutto dal vivo in studio. Il mio brano preferito è I Don’t Wanna Talk About It, che ho spesso suonato anch’io dal vivo. Ricordo che Danny cantava quel brano accompagnato da Ry Cooder che era seduto a suonare splendide parti chitarra con il bottleneck, mentre io e Ralphie facevamo le armonie vocali. Volevano che io lasciassi i Grin per suonare con loro ma non potevo perché ero in tour con la mia band. Se Danny non fosse morto avrebbe certamente dato un seguito migliore a quel disco”. Parlando del primo disco dei Crazy Horse è naturale chiedergli se ha seguito la ristampa con outtakes pubblicata dalla Rhino Records: “E’ stata una bella operazione perché ho avuto la possibilità di ascoltare outtakes che non ricordavo nemmeno più. E’ stato bellissimo sentire ancora una volta la voce di Danny, sono momenti della mia vita che difficilmente si cancelleranno”. Quanto all’esistenza di eventuali altre outtakes dal primo disco dei Crazy Horse Nils dice: “Abbiamo inciso tanto materiale, alcune cose sono state pubblicate sulla ristampa della Rhino altre forse sono ancora nei cassetti, è passato molto tempo e sebbene abbia una bella memoria non ricordo nulla in particolare”. Tornando a Grin è interessante quanto dice riguardo alla loro breve esistenza: “Con i Grin ho inciso quattro ottimi album, e al secondo ha partecipato anche Graham Nash, ma non abbiamo mai avuto un grande successo commerciale sicchè nel 1974 la nostra etichetta ci mise alla porta dicendoci che non riusciva a fare soldi con i nostri dischi. La scelta di dedicarmi alla mia carriera come solista fu molto difficile. Decisi così di imboccare questa nuova strada spinto anche dal mio manager, Art Linson e da Jerry Moss della A&M Records. Fu una sorta di scelta di sopravvivenza, sarebbe stato molto deprimente tornare a suonare nei locali”. Nella discografia dei Grin è sempre mancato un live e Nils a riguardo racconta: “Avevamo inciso un concerto per una trasmissione radiofonica, che avremmo dovuto far uscire come disco dal vivo ma non siamo mai riusciti a farlo perchè non c'è stato mai nessun piano da parte dell'etichetta. Qualche incisione di buona qualità la si può trovare sul sito www.wolfgangsvault.com. Non penso che in futuro ci sarà mai la possibilità di far uscire qualcosa ne tanto meno di veder riunita la band visto che il bassista Bob Gordon è morto. Senza di lui non sarebbe la stessa cosa”. Facendo un piccolo salto indietro torniamo alle sessions di Tonight’s The Night: “Anche quel disco fu un esperienza strepitosa. Neil era molto depresso per la morte di Danny Whitten e di Bruce Berry, era in un periodo nero. Durante le sessions al mattino ci divertivamo in piscina facendo baldoria, la sera c’erano sempre feste mentre la notte era dedicata alle registrazioni. Ci chiamava nel cuore della notte per farci sentire in nuovi brani e dopo averci indicato come voleva che suonassero ci mettevamo a registrare. E’ un disco molto particolare, lo incidemmo quasi del tutto dal vivo è per questo che suona così intenso e allo stesso tempo bizzarro”. 

Sull’esistenza di eventuali outtakes da Tonight’s The Night Nils rivela: “Ricordo qualche brano, come Traces ma in particolare ricordo una versione elettrica strepitosa di Raise On Robbery di Joni Mitchell, che incidemmo una sera con lei”. Negli anni ottanta Nils torna con Neil Young per incidere Trans e per partecipare al tour promozionale: “Anche Trans fu un disco molto particolare per Neil, quei suoni sintetizzati, l’uso del vocoder e del synclavier ruotavano intorno ad un progetto molto più ampio attraverso il quale Neil cercava di trovare una via comunicativa con Ben, suo figlio che è affetto da un grave handicap. Quei brani erano molto semplici, diretti ma allo stesso tempo erano stati concepiti dal punto di vista della macchina e ruotavano intorno al tema dell’incomunicabilità”. Facendo un salto di qualche anno passiamo a parlare del suo rapporto con Bruce Springsteen: “Sono entrato nella E-Street Band per sostituire Little Steven che voleva dedicarsi per un po’ alla sua carriera come solista. Aveva infatti inciso alcuni ottimi dischi e voleva fare nuove esperienze. Bruce mi chiamò per il tour di Born in The U.S.A. fu un esperienza fantastica tanto è vero che sono rimasto sempre nella band anche quando è rientrato Little Steven. Il nostro suolo è diverso, infatti io spesso suono anche altri strumenti come la fisarmonica o la pedal steel”. Passiamo poi a parlare di The Loner, il recente tributo a Neil Young, inciso da Nils: “Ho deciso di incidere un disco per raccogliere quelli che erano i brani di Young che preferivo. Nei credits ho inserito come co-produttore anche David Briggs perché ho inciso questo disco, seguendo quelle che erano le sue idee sulle registrazioni. Ogni brano è stato inciso dal vivo per catturare l’essenza delle canzoni, senza usare sovra incisioni, tutto in modo molto artigianale. Neil sembra aver apprezzato molto, anche se non l’ho sentito direttamente perché è stato impegnato in un lungo tour, ma stando a quanto mi ha detto la moglie sembra sia rimasto molto contento”. L’ultima domanda, prima di terminare la nostra intervista, è sulle sue lezioni di chitarra che da qualche tempo inserisce con costanza in video sul suo sito: “E’ una cosa fantastica internet, mi permette di mettere a disposizione di tutti queste mie lezioni di chitarra, ognuno può scaricarle e penso che questo sia un grande passo avanti anche dal punto di vista del risparmio. Prima per fare qualcosa di simile era necessario produrre una videocassetta da mettere in vendita. Oggi basta una videocamera ed un pc ed il gioco è fatto”.

Nils Lofgren - The Loner: Nils Sings Neil (Hypertension)

A due anni di distanza da Sacred Weapon, Nils Lofgren ritorna alle origini con un tributo a Neil Young, suonato in completa solitudine e in acustico

Già membro della prima line-up dei Crazy Horse e successivamente reclutato da Neil Young per suonare in vari dischi come After The Gold Rush, Tonight’s The Night, Trans e Unplugged e nel tour della Trans Band del 1983, Nils Lofgren ha però costruito la sua fama per essere membro stabile della E-Street Band di Bruce Springsteen. Nonostante tutto, il suo amore per la musica del canadese deve essere ancora fortissimo e non ci sorprende affatto che gli abbia voluto dedicare un intero disco tributo. Così eccoci di fronte a The Loner: Nils Sings Neil, disco che raccoglie quindici composizioni del canadese tutte incise dal solo Lofgren ora al piano ora alla chitarra acustica, proprio quella Martin D18 che fu gli fu regalata dal canadese dopo le sessions di After The Gold Rush, come parziale ricompensa per il lavoro svolto al suo fianco. Inciso tra le mura domestiche e in presa diretta, il disco presenta ben cinque brani dal repertorio dei Buffalo Springfield tra cui spiccano una intensissima Mr.Soul e la sempreverde On The Way Home, mentre la sola Harverst Moon è tratta dal repertorio più recente di Neil Young, nel mezzo stanno versioni da brivido di The Loner, Don’t Be Denied, Don’t Cry No Tears, perle dimenticate come World On A String, Winterlong e Wonderin’. Completano un disco assolutamente affascinate alcuni classici come Only Love Can Break Your Heart, Like A Hurricane e Long May You Run. I dischi tributo non sempre convincono completamente ma in questo caso, Nils Lofgren è riuscito come pochi ad incarnare lo spirito che si cela dietro le canzoni di Neil Young. Insomma The Loner è un disco da non perdere.

Salvatore Esposito