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lunedì 2 agosto 2010

Neil Young: American Stars n' Bars (Reprise, 1977)


Hey Hey My My: vien proprio da esclamare, per citare Young, che finalmente siamo (quasi) “out of the blue”. Da oggi infatti, dopo un’attesa che è parsa eterna, sono finalmente disponibili sul formato Compact Disc ben 4 album appartenenti all’era “classica” del leggendario cantautore originario del Canada ma californiano d’adozione, per ascoltare i quali fino ad ora era necessario ricorrere ad usurate copie in vinile: si tratta del criticamente super-acclamato On The Beach del 1974, del buon acustico Hawks & Doves del 1980, del bislacco Re-ac-tor del 1981, e di questo sottovalutato American Stars ‘n Bars, del 1977 (dal catalogo è ancora assente il live del 1973 Time Fades Away, ma restiamo in fiduciosa attesa). All’epoca dell’uscita di Stars’n’Bars, una critica eccessivamente distratta dal contemporaneo movimento punk lo stigmatizzò come altalenante esercizio di stile di un dinosauro declinante; ed anche in seguito i fans di Young non hanno mai del tutto apprezzato questo album che è un po’ un “taglia e cuci” di sessions tenutesi in periodi di tempo diversi. Non si vuole qui affermare che Stars’n’Bars rientri tra i capolavori di Neil Young (che sono i 4 o 5 “soliti” noti) bensì, semplicemente, che si tratta di un “buon” disco del cantautore canadese, e che vale la pena di riscoprirlo. La prima cosa che salta agli occhi è lo scarto stilistico tra la prima e la seconda parte dell’album. Il lato A è registrato con i Crazy Horse e i Bullets nell'aprile 1977. Il lato B contiene materiale inciso con e senza Crazy Horse tra il 1974 e il 1975. Raccontato così sembra un disco slegato e frammentario e invece scivola liscio come un bicchiere di whiskey, ma non è proprio così. Le 5 canzoni che aprono le danze, infatti, provengono da una session di registrazione dallo stile country piuttosto rilassato, con il contributo di amici di nome e spessore quali Linda Ronstadt e la compianta Nicolette Larson, oltre ai fidi Crazy Horse. Si inizia con la elegiaca “The Old Country Waltz”, il cui titolo esprime in toto l’essenza del brano, per passare ad una meno riuscita “Saddle Up The Palomino” (in cui sono in grande evidenza le voci corali di Ronstadt e Larson), a “Hey Babe”, love-ballad che è d’obbligo definire “bella”, alla melanconica “Hold Back The Tears”, per finire sulla note più rockeggianti di “Bite The Bullet”, in cui si incrociano magicamente il violino di Carole Mayedo e la chitarra elettrica di Neil. Fin qui tutto omogeneo, tutto medio-buono. Con la successiva “Star of Betlehem”, frutto di un’altra precedente session, però si cambia passo: rientra infatti a pieni voti tra i classici di Mister Young, possedendo quei caratteri di “deja vu” e apparente semplicità che da sempre costituiscono tratti distintivi della migliore produzione del Mr. di cui sopra. La successiva “Will To Love” (da altra session solitaria), è semplicemente la migliore canzone dell’album: Young dà l’impressione di essere sott’acqua (voce filtrata) e sul punto di annegare, se non fosse per la sua fortissima “will to love”. È una canzone lunga, lunghissima (e verrebbe quasi voglia di dire “sperimentale”), ma non si patisce affatto, potrebbe andare avanti per altri 7 minuti e lo accetteremmo con gioia. Di “Like A Hurricane” – ancora con Crazy Horse ma altra session ancora - c’è poco da dire: melodia struggente travolta nei feedback più contorti e allucinati, è il tour de force che sigilla l'epoca, quasi nove minuti di rimuginazioni e nevrastenia, anche questa volta elettrico, anzi tanto elettrico da rifare il verso a Hendrix. Nel corso degl’anni è entrato di diritto nel repertorio “obbligato” dei concerti elettrici del cantautore. Si chiude con “Homegrown”, breve filastrocca riempitiva di scarso interesse. Non è il caso di tralasciarla, quindi, questa ristampa rimasterizzata (molto bene, tralaltro, con ogni suono al suo posto) di American Stars ‘n Bars, album incoerente sul piano stilistico e privo di un concept unificante (posseduto, ad es. da On The Beach), che vanta però tre-quattro pezzi di livello assai elevato e altri quattro-cinque di pregevole fattura. Non entrerà tra i 50, o 100, migliori dischi degli anni settanta, ma è comunque un “grande” disco di Neil Young. Il che non è davvero poco.
Salvatore Esposito, Rockinfreeworld


Come altri dischi del periodo, American Stars 'n Bars è riflette la prolificità di Neil Young nella seconda metà degli anni 70, l'accavallarsi troppo veloce di formazioni e progetti. Le sessions da cui provengono i brani di questo disco sono molteplici: i Crazy Horse ("Homegrown", "Like A Hurricane"), registrazioni soliste ("Will To Love", "Star Of Bethlehem"), un gruppo country istantaneo (tutto il lato A).
Molteplici, dunque, anche gli stili, dal cantautorale meditabondo di "Will To Love" e "Star Of Bethlehem", al country-folk (ben esemplificato da "Hold Back The Tears" e "Bite The Bullet"), a uno dei più elettrizzanti e celebri numeri dei Crazy Horse, "Like A Hurricane".
Disco spezzato a metà la cui seconda metà vale ben più della prima, che ci dà soprattutto un'idea del percorso curvilineo e sempre mutevole di Young in quegli anni: ad autentici capolavori accosta tentativi frutto di un momento, in collage più o meno riusciti.
Matteo Barbieri, Rockinfreeworld



American Stars'n'Bars (27 Maggio 1977 , Reprise MS 2261) 
Neil Young

The Old Country Waltz* [2:58]
Saddle Up The Palomino* [3:00]
Hey Babe* [3:35]
Hold Back The Tears* [4:18]
Bite the Bullet* [3:30]
Star Of Bethlehem** [2:42]
Will To Love+ [7:11]
Like A Hurricane ++ [8:14]
Homegrown++ [2:20]

Prodotto da Neil Young & David Briggs con Tim Mulligan, eccetto ** Prodotta da Elliot Mazer
Registrato ai Quadrafonic di Nashville; ai Wally Heider Recoding Studios di Hollywood; Broken Arrow Ranch di Redwood City, CA, e agli Indigo Recording Studio di Malibu tra il 13 dicembre 1974 e il 4 aprile 1977.
(*) registrata nell'aprile del 1977, (**) Novembre 1974, (+) Maggio 1976 e (++) Novembre 1975.

Il Cast
(*) Crazy Horse (#2)Billy Talbot: bass
Ralph Molina: drums
Frank Sampedro: guitar, stringman
con l'aggiunta di
Linda Ronstadt: vocals
Nicolette Larson: vocals
Carole Mayedo: violin
Ben Keith: steel guitar

(**) Neil Young: acoustic guitar, harmonica, vocal
Emmylou Harris: vocal
Ben Keith: dobro, vocal
Tim Drummond: bass
Karl T. Himmel: drums

(+) Neil Young: tutti gli strumenti e voce

(++) Crazy Horse (#2)