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L'ultimo esperimento è un "pastiche" cinematografico surreal-western a base ecologista, più relativo soundtrack che mischia brani live, jam, cover e strumentali.

lunedì 2 agosto 2010

CSN (1977)

Il “disco della barca” fotografa il celebre trio anglo/texano/californiano in un ottimo momento d’ispirazione e può essere considerato la loro seconda migliore uscita discografica di carriera, dopo l’inarrivabile “disco del divano”, l’esordio col botto del 1969.
La barca apparteneva a David Crosby, appassionatissimo di vela (oltre che di droghe e musica… in quest’ordine, purtroppo!) e questa foto di copertina non mancò a suo tempo di scatenare (correva il 1977) la contestazione di certi pseudo politicizzati giovanotti, in vena di prendersela anche coi mulini a vento. È scontato che diversi di questi siano, al presente, maturi e distinti signori felicemente in possesso di qualche natante simile, e che con il medesimo scorrazzino appagati per mare, senza più trovarci alcunché di male.
I co-produttori esecutivi Ron e Howard Albert si concentrano sulla resa sonora degli impasti vocali, uno dei pezzi forti del gruppo, riuscendo a fare di “CSN” la raccolta di canzoni più efficace in assoluto per gustarsi l’epocale bellezza dello squisito melange fra la voce angelica e perfetta di Crosby, quella fangosa e nasale di Stephen Stills e quella tenorile e squillante di Graham Nash.
Il primo assaggio di questa magia vocale i tre musicisti lo avevano avuto nel 1968 a casa di Joni Mitchell. Nash racconta ancora come, nel salotto dell’allora sua compagna Joni, egli si fosse inserito d’istinto con un’armonia alta nell’appena assemblata “You Don’t Have To Cry”, che Stills e Crosby avevano preso a canticchiare, perché all’istante ognuno dei tre avvertisse come un cerchio chiudersi, un conto tornare.
Graham fu facilmente convinto a lasciare per sempre l’Inghilterra ed il suo gruppo beat-pop degli Hollies, per associarsi ai due grandi musicisti e compositori americani, reduci rispettivamente da Byrds e Buffalo Springfield e quindi, anche se al tempo inconsapevolmente, già nella storia della musica popolare del secolo scorso. Da quel giorno, un susseguirsi di liti e riappacificazioni, di allontanamenti e di riunioni, di musica sopraffina o di routine da parte loro.
È un fatto comunque che qui, su “CSN”, tutto funzioni benissimo, con gli ingredienti e le sinergie tipici del trio molto ben a fuoco: Stills a fare la parte del leone a livello compositivo e soprattutto strumentale, colla sua prolificità e varietà di stili ed influenze da una parte e colla sua perizia su chitarre, bassi e tastiere dall’altra; Nash a metterci la sua peculiare vena leggerotta ed onesta, comunque perfetta ad intercalare le più corpose intuizioni dei suoi compagni. Crosby infine, già piuttosto in difficoltà con la salute, le polveri le pasticche e gli intrugli vari, a risolvere facendosi dare una mano da session men esterni, o dallo stesso Stills, per arrangiare adeguatamente certi suoi testi.
Per una volta, un loro disco è appunto aperto da una (mezza) composizione di Crosby. Fu la stessa barca immortalata in copertina a suggerirgli il testo della “Shadow Captain” iniziale: David si svegliò in piena notte mentre era al largo della California e, felice e ispirato, buttò giù di getto tutte le parole del brano, tornandosene poi a dormire. In seguito le diede al pianista Craig  Doerge, che ci ha messo del suo e se ne è venuto fuori con una partitura sontuosa: le tre voci dei nostri, mai così potenti e ricche, veleggiano nobilissime sopra abili ed eleganti rivolti pianistici, cospargendo istantaneamente di magia l’ascolto.
Nessun calo, anzi ulteriore emozione al passaggio del secondo brano “See The Changes” di Stills, assai più intimista nell’arrangiamento essendo i vocals guidati da una semplice chitarra acustica. Ancora mirabili armonie a vele spiegate per buona parte del testo, con Stills che “chiude” da solo ogni refrain, alla maniera già adottata anni prima per “Judy Blue Eyes”: i tre minuti migliori dell’album, pregni di classe pura e cesellati da liriche stupende.
Dopo una simile coppia di apertura, il primo brano di Nash sul disco prende l’inevitabile ruolo del freno a mano tirato: dolce, onesta, sentita ma un poco evanescente come da costume, la sua “Carried Away” lo vede al pianoforte, da tempo suo strumento preferito, e ad un breve ma brillante assolo di armonica. È un brano della serie “Crosby & Nash”, David ci mette la seconda voce, Stephen gira al largo.
Per tornare alla grande con la sua latineggiante “Fair Game”. La giovinezza passata fra Panama e Costarica ha sempre donato a Stills una deliziosa e peculiare vena caraibica. Questo episodio e la “Dark Star” che si incontra poco più in là in scaletta hanno caratteristiche ed alta qualità simili: i riff di chitarra acustica e le percussioni danno luce e calore “cubano” al sound, la voce duttile del protagonista ed un paio di suoi ficcanti assoli di chitarra (sempre acustica) fanno il resto: due ottime canzoni.
Fedele come sempre al motto “poco ma buono”, Crosby interviene nel disco con solo due composizioni completamente sue, ambedue ricche delle inusuali, fascinose successioni di accordi nonché del raffinato ed attento arrangiamento vocale che gli è abituale. In “Anything At All” si fa aiutare dal morbido tocco di Doerge al piano, a duettare con le voci senza quasi nient’altro intorno, mentre su “In My Dreams“ ci pensa il compare Stills a condurre con classe il brano pizzicando a dovere le chitarre acustiche, col suo stile pulito e deciso che lo qualifica come uno dei migliori.
“Cathedral”, al centro dell’album, è un episodio di inusuale ampio respiro da parte di Nash: quasi sei minuti fra i meglio apprezzati e ricordati del suo repertorio, anche perché i tre non hanno mai mancato di eseguirla nei concerti a venire. Enfatica, drammatica ed un poco retorica (anche se più che giusta, beninteso) tirata anticlericale, basata a quanto si dice da un suo “viaggio” in acido presso le rovine di Stonehenge, da molti (non da me) viene segnalata come il capolavoro del disco.
Il prolifico Nash firma altre due cose, di nuovo brevi, delicate e accessibili come da suo tipico stile: il singolo senza infamia e senza lode “Just A Song Before I Go”, aperto dal riconoscibilissimo bello stile Stillsiano sulla Gibson solista tenuta con i toni molto chiusi, e la triste ed autobiografica “Cold Rain”, una riflessione sui suoi ricordi d’infanzia nella umida e fredda Manchester, condotta in punta di pianoforte.
Ben altro piglio viene dalla corposa “Run For Tears”, un rock di Stephen nel ritornello del quale si scatenano le tre magnifiche voci, nuovamente potenti e timbricamente ricchissime: sapida e ben riuscita musica californiana, così come nell’episodio di chiusura, la forse più anonima “I Give You Give Blind”.
L’ultimo grande album californiano prima dei difficoltosi anni ottanta, pieni di guai (per Crosby, in particolare) e di musica molto meno gioiosa, attenta e socialmente presente di questa.
Pier Paolo Farina, storiadellamusica.it






Crosby, Stills e Nash sono tornati insieme otto anni dopo il loro primo album. Molte cose sono cambiate nel frattempo in America, Richard Nixon è stato costretto ad andarsene, la lacerante e drammatica guerra del Vietnam si è conclusa, alla Casa Bianca siede ora un presidente democratico, Jimmy Carter, uomo proveniente dal Sud, che sembra tentare di dare un'immagine diversa e non tradizionale al potere...
Crosby, Stills & Nash, pubblicato nel '69, era un album di sogno, un magico piatto girevole, ricco di luce e di speranza, con dolcissimi suoni acustici e taglienti spruzzi elettrici. Pace, amore, emozioni e meraviglie... Crosby era l'ex-Byrd, la voce dell'altra America, dell'America giovane, Stills la splendida chitarra dei Buffalo Springfield, Nash l'ex Hollie, delicato e semplice menestrello bretone. Anche per loro le cose sono diverse ora, il mito si è andato spegnendo dopo la successiva collaborazione con Young, bruciata troppo in fretta, la voglia di fare da sé ha offuscato la loro immagine collettiva. Eppure in tutto questo tempo hanno tentato almeno in tre occasioni di incidere un album in studio come CSN o CSNY. E l'episodio più sfortunato risale al '73 quando era pronto anche il titolo Huma Highway e la copertina con foto di loro quattro scattata davanti a un tramonto hawaiano. C'è stata poi anche la lunga tourneé estiva del '74 che si è conclusa in Europa allo stadio di Wembley, della quale esiste uno stupendo bootleg doppio intitolato We waited three year for this (a compenso della mancata pubblicazione del disco che la doveva accompagnare). Solo Crosby e Nash hanno lavorato insieme con successo in questo periodo e la loro stretta amicizia ha fruttato tre ottimi album. È quindi Stills il ritrovato, la 'nuova' presenza in questa seconda esperienza, veramente eccellente. CSN è un disco di una bellezza affascinante, un lavoro come non si vedeva da tempo. A mio giudizio una delle cose migliori degli ultimi anni. Si, è persino recuperato in parte lo spirito degli inizi, quella carica ideale e psicologica capace di aprire così profondamente le loro menti. C'è una limpida coerenza musicale nel susseguirsi dei brani, tutti di ottimo livello. Ed è proprio Stills a sorprendere; egli sembra aver ritrovato qui l'equilibrio smarrito, specie nella sua scialba prova con Young dello scorso anno. Si muove infatti con una sicurezza inaspettata, ritrova buon gusto e sensibilità. Nash è l'uomo di sempre, tuttavia capace ancora di superarsi e di offrire ulteriori candide immagini. Solo Crosby, in apparenza, sembra fermo, ma le sue canzoni contengono sempre i messaggi più avanzati.
Apre il disco “Shadow Captain”, un brano musicato da Craig Doerge e scritto da Crosby, nuovo appuntamento con il tema del mare. “See The Changes” di Stills è un meraviglioso pezzo acustico, nel quale le armonie vocali dei tre raggiungono toni favolosi: ricorda un poco “4 + 20” e ne è un degno seguito. “Carried Away” è una bella e tenue canzone per piano di Nash, che suona anche l'armonica. “Fair Game” è il momento latino di Stills, che si esibisce in un piacevolissimo assolo alla chitarra acustica. “Anything At All” è una composizione profonda di Crosby, sempre alla rcerca della verità, che racconta di un uomo che sostiene di essere in grado di rispondere ad ogni questione. “Cathedral” di Nash chiude la prima facciata. Pare sia stato iniziata da Graham il giorno del suo 33° compleanno dopo una visita alla cattedrale di Winchester sotto l'effetto dell'acido. È una delle sue migliori composizioni, con un velocissimo coro, nella seconda parte, davvero superlativo. La seconda facciata inizia con “Dark Star”, un'ottima canzone rock di Stills. “Just A Song Before I Go” è un dolce brano d'amore di Nash. “Run From Tears” è forse davvero uno dei migliori pezzi elettrici di Stills. Ancora Nash al piano in “Cold Rain”. “In My Dreams” è un eccellente brano di Crosby con due splendide chitarre acustiche, che richiama alla memoria “Ohio” per il suo crescendo finale. Infine “I Give You Give Blind” di Stills, sofisticato movimento elettrico.
Musicisti già conosciuti, come Craig Doerge, Joe Vitale, Russ Kunkel, George Perry, Tim Drummond e altri minori accompagnano i tre. CSN avrà certamente il successo che merita; speriamo comunque che ne possa seguire anche una tourneé che tocchi magari le principali città d'Europa... 
Raffaele Galli, Mucchio Selvaggio 1977
  

Dal Guerin Sportivo n.33 del 1977