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lunedì 2 agosto 2010

Neil Young & Crazy Horse: Live Rust (Reprise, 1979)

recensione di Marco Pavan e approfondimenti storici di Salvatore Esposito


Il Neil Young di fine anni '70 era un musicista rispettato, di successo; tutto questo sembra disturbare il canadese, come ha dimostrato il periodo di Harvest. Young sistema le cose dopo un paio di dischi equivoci come American Stars 'N Bars e Comes A Time. Lo fa in due mosse, nel giro di pochi mesi: prima un disco in studio forte e determinato, Rust Never Sleeps , poi un ruggente album dal vivo, Live Rust , dove svela senza finzioni le sue due facce di menestrello romantico e di cowboy punk. Live rust chiude una fase della carriera di Neil; in seguito se ne aprirà una nuova, tremenda, che durerà per quasi tutti gli anni '80. Questo Doppio LP dal vivo (in seguito ristampato in un unico CD) contiene registrazioni dal "Rust Never Sleeps Tour" del 1978, ed è inoltre parte della colonna sonora del film Rust Never Sleeps ma molti brani sono in versione diversa rispetto al film. Famoso per il trucco scenico di musicisti incappucciati e diffusori giganti. La tournèe del 1978 è forse quella più rappresentativa del loner canadese. Giunto ad una maturità artistica piena, Neil Young dà testimonianza di questa formidabile serie di concerti con il disco Live Rust che è a tutti gli effetti il suo miglior prodotto live di sempre. Se con Rust Never Sleeps aveva sfornato il suo manifesto folk e rock nelle due differenti facciate del 33 giri, con Live Rust tenta di tirare le somme di più di 10 anni di intensa e sorprendente carriera compositiva ed esecutiva. Accompagnato dai Crazy Horse, Neil sfodera una serie di classici da far paura, degni di una delle scalette "ogni epoca" che ciascun fan gradirebbe sentire. ' poi giusto ricordare il contesto storico in cui questo disco ed il precedente "Rust Never Sleeps" vengono pubblicati; musicalmente sono gli anni del grande cambiamento portati dal punk e dalla new wave, e poi di risposta dal metal e dal derivato trash metal. Questi generi hanno seppur in discreta misura il loro peso nella composizione e nell'esecuzione di alcuni pezzi; come non ricordare l'incendiaria e fortemente punkeggiante Sedan Delivery? Storicamente invece la fine dei settanta significava molto per l'America, uscita dai sogni di gloria della precedente decade e foriera di una nuova speranza, più concreta, per la successiva decade (Young individuerà questa speranza nell'attore-presidente Ronald Regan, con una delle sue "uscite" politiche fra le più discutibili). Neil Young è in un momento di forma perfetta lo si capisce da tante cose, dal suo trasporto emotivo nel cantare, dalla precisione della sua chitarra acustica, dall'affiatamento con la band in tutti i brani. Una prima parte del disco è dedicata all'esecuzione di vari classici in solitaria, accompagnato dall'acustica o dal piano (come nella memorabile versione di After The Gold Rush). Da segnalare una energica versione del piccolo gioiello che è I Am A Child e una grande My My, Hey Hey che dà prova di come quel nuovo recente album (Rust) sia davvero l'apice creativo del nostro. La "quiete" acustica è smorzata dai potenti accordi che introducono il superclassico When You Dance seguito dalla miglior versione di The Loner che possa esistere, scremata degl'archi e trasformata in un anthem rock dal riff straripante, e vero manifesto di vita di Neil Young. Una nuova parentesi acustica è aperta dal capolavoro di The Needle and The Damage done (introdotta dalle grida "anti-pioggia" invocate dai partecipanti al festival di Woodstock),vero omaggio all'ex Crazy Horse Danny Whitten che è presente nello spirito; si prosegue con una bella versione di Lotta Love, per poi ripartire alla grande con la parte migliore dell'album: vengono sparate di fila le gemme elettriche della già citata Sedan Delivery e di Powderfinger, che in un ideale collettivo potrei considerare la canzone di Young da far sentire ad un neofita (melodia folk sorretta da sapienti accordi di chitarra elettrica, e cantata da una voce mista tra disperazione e gioia). Si prosegue con il filotto finale, una vera cascata di elettricità, un'infilata elettrica con pochi paragoni: Cortez The Killer, che si ritrova con l'assolo iniziale che l'ha resa memorabile, distrutto ricomposto e riaggiustato durante tutto lo scorrere della canzone, poi la mitica Cinnamon Girl, una delle canzoni preferite dal sottoscritto, tanto semplice quanto efficace, Like A Hurricane, davvero magistrale mai così precisa ed evocativa, l'alter ego elettrico Hey Hey, My My fedele trasposizione dal disco "da studio" (con le dovute virgolette, essendo "Rust Never Sleeps" di un live di inediti). Con cosa si finisce? Ma indubbiamente con la cupa ed emblematica Tonight's The Noght…si è proprio ora la notte, quando Neil ha smesso di suonare e di cantare, quando ha smesso di sbatterci qua e là con le sue forsennate rock-songs che raccontano con energia e maestria la storia di un'epoca e di un uomo calato appieno in essa. E dopo aver ascoltato questo disco non è difficile intuire perché i vari Pearl Jam e Nirvana e un po' tutti gli esponenti del grunge e del rock anni 90 vedano in Neil il loro precursore… Live rust resterà per molto tempo l'ultimo Neil Young da ascoltare con vera passione e senza i "se" e i "ma"; poi bisognerà aspettare quasi dieci anni per Freedom. In una sola parola: Epocale!

Live Rust (Novembre 1979, Reprise 2RX 2296)Neil Young & Crazy Horse

Sugar Mountain [4:53]
I Am A Child [2:53]
Comes A Time [3:05]
After The Goldrush [3:38]
My My, Hey Hey (Out Of The Blue) [3:49]
When You Dance I Can Really Love [3:39]
The Loner [4:51]
The Needle And The Damage Done [2:12]
Lotta Love [2:51]
Sedan Delivery [4:46]
Powderfinger [5:29]
Cortez The Killer [7:25]
Cinnamon Girl [3:08]
Like A Hurricane [7:10]
Hey Hey, My My (Into The Black) [4:59]
Tonight's The Night [6:59]

Prodotto da David Briggs, Tim Mulligan e Bernard Skakey

Registrato dal vivo al Boston Garden; Chicago Stadium; St. Paul Civic Center, St. Paul, MN; McNichols Arena, Denver, and the Cow Palace, San Francisco, Oct. 4-22, 1978

IL CAST:
Neil Young - Guitar, Harmonica, Keyboards, Vocals
Ralph Molina - Drums, Vocals
Tim Mulligan - Producer
Dick Pearce - Photography
Elliot Roberts - Director
Frank "Poncho" Sampedro - Guitar, Strings, Keyboards
Billy Talbot - Bass
Bernard Shakey - Producer
David Briggs - Producer

Le Registrazioni Live
Sugar Mountain - 10/22/78, Cow Palace, San Francisco, California
I Am A Child - 10/22/78, Cow Palace, San Francisco, California
Comes A Time - 10/22/78, Cow Palace, San Francisco, California
After The Goldrush - 10/4/78, Boston Gardens, Boston, Massachusetts (Non sicura)
My My, Hey Hey - 10/22/78, Cow Palace, San Francisco, California
When You Dance I Can Really Love - 10/22/78, Cow Palace, San Francisco, California
The Loner - 10/14/78, Chicago Stadium, Chicago, Illinois
The Needle And The Damage Done - 10/15/78, Civic Center Arena, St. Paul, Minnesota
Lotta Love - 10/15/78, Civic Center Arena, St. Paul, Minnesota
Sedan Delivery - 10/22/78, Cow Palace, San Francisco, California
Powderfinger - 10/22/78, Cow Palace, San Francisco, California
Cortez The Killer - 10/15/78, Civic Center Arena, St. Paul, Minnesota
Cinnamon Girl - 10/19/78, McNicholl's Arena, Denver, Colorado
Like A Hurricane - 10/14/78, Chicago Stadium, Chicago, Illinois
Hey Hey, My My - 10/22/78, Cow Palace, San Francisco, California
Tonight's The Night - 10/15/78, Civic Center Arena, St. Paul, Minnesota