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lunedì 2 agosto 2010

Neil Young: Old Ways (Geffen, 1985)

di Salvatore Esposito
"Sono convinto che con Old Ways Neil volesse a tutti i costi dare alla Geffen un disco di merda." così Elliott Mazer commenta Old Ways, la cui storia comincia dopo la controversa pubblicazione di Trans. Neil si mise infatti al lavoro ad un nuovo disco intitolato Old Ways, e nel 1983 ne consegnò alla Geffen una prima versione. Purtroppo però la casa discografica lo rispedì al mittente dicendo che era un disco troppo country e reclamando un prodotto più rock. Neil non si perse d'animo e travestendosi da Elvis regalò alla casa discografica l'ancor più controverso Everybody's Rockin', un disco dai lontani sapori Nashville Sound in cui confluivano una manciata di superclassici rock n'roll. Dopo questo smacco la Geffen lo citò in giudizio, chiedendogli un risarcimento di tre milioni di dollari perchè Neil stava registrando per loro album poco rappresentativi per la sua figura, facendo logicamente diminuire vorticosamente le vendite. Così nel 1984 Young decise di andare in tour e prima tentò di riformare i Crazy Horse poi mise su gli International Harvester e cominciò a girare in lungo e in largo gli States, portando in giro uno spettacolo dai toni fortemente country, segno che la vendetta contro David Geffen stava per arrivare. Arrivò infatti puntualissima quando organizzò presso il Castle Studio di Franklin nel Tennesse una serie di session autofinanziate, deciso di portare a compimento il progetto Old Ways. La vedetta la servì vestito da cowboy, la sua arma è il country più estremista e metodista che possa passare la scena americana. A coprirgli le spalle alcuni musicisti di Comes A Time e nomi di spicco della country music americana come Waylon Jennings, Bela Fleck, e Willie Nelson. Ecco quindi la nuova edizione di Old Ways. Il risultato stando agli stardard country dell'epoca è ottimo e realizza a pieno la possibilità per Neil di conquistare un mercato difficile come quello country, tuttavia rispetto ad Harvest e Comes A Time (predecessori nobili di questo disco), risulta molto meno ispirato e sopratutto nel marasma vendicativo i pochi brani buoni vengono sepolti sotto arrangiamenti pesantissimi o addirittura esclusi come lo stupefacente "inno degl'International Harvester", Gray Riders, Silver And Gold (incisa per la prima edizione e poi recuperata nel recente disco omonimo) o la bellissima Depression Blues (presente in una versione dal vivo in Lucky 13). Tuttavia oggettivamente parlando gli arrangiamenti sono curatissimi, legigati fino all'inverosimile, ma quello che non funziona è la formula usata. Il disco parte in sordina con The Wayward Wind un brano della tradizione country del 1956 che Neil canta in duetto con Denise Draper. Il brano è un anacronistica descrizione della vita di campagna sepolta sul fondo di un arrangiamento orchestrale a dir poco assurdo. Simile è poi l'ancor più assurdo scacciapensieri del country-bluegrass di Get Back To The Country che tuttavia non riesce a martoriare più di tanto un brano che dal vivo era presentato in un arrangiamento davvero travolgente provare per credere un qualsiasi concerto del 1984. Il testo di questa canzone suona come un invito ad abbandonare le brutture della quotidianità e a tornare alla tranquillità della campagna, il tutto però è visto da un punto di vista assolutamente personale. Il disco ingrana finalmente in Are There Any More Real Cowboy? cantata in duetto con Willie Nelson, musicalmente è un brano dalla struttura country-western aperto da un bel solo di armonica e infarcito di pedal steel e chitarre acustiche. A renderlo noioso è un testo sulla ricerca delle tradizioni cowboy dimenticate. Insomma un dipinto della società americana in cui non ci sono più cowboy reali. Che dire era fuori posto all'epoca figuriamoci adesso. Segue la dolcissima Once An Angel, una splendida ballata nel miglior stile younghiano, anche qui però l'arrangiamento è abbastanza cupo ed è preferibile la live version pubblicata su Lucky 13. Il brano che più risente dello stato di instabilità di Neil Young è sicuramente Misfit, intitolata in origine Dakota e che qui viene completamente distrutta della sua natura originaria fino a seppellirla completamente massacrandone il testo e l'arrangiamento. Un delitto praticamente. Il brano migliore è sicuramente California Sunset, registrata dal vivo durante il concerto per il programma televisivo Austin City Limits. Questo brano viaggia su un arrangiamento pimpante e assolutamente travolgente che mostra chiaramente come dal vivo tutto aveva più senso. In questo senso va quindi letta l'intensione di Neil di confezionare un disco ottuso per poi fornirne dal vivo versioni migliori e dimostrare il suo valore al di là delle imposizioni commerciali della Geffen. La title track è sulla stessa linea di Back To The Country almeno dal punto di vista testuale, il resto è da salvare dato il bel sound complessivo del brano. Gl'ultimi tre brani però funzionano e sopratutto si ritagliano nel disco un posto d'onore. Commovente è My Boy, una ballad malinconica suonata al banjo da Neil in cui la semplicità estrema rivela per l'ennesima volta l'amore che Neil ha per il figlioletto Ben. Di altro gusto è Bound For Glory, ennesima storia di beutiful loser che racconta di un autostoppista e di un camionista che si incontrano per caso e tra loro sboccia l'amore. Confrontata con i brani del passato perde ogni bontà ma in questo disco calza a pennello non fosse altro che per la voce di Waylon Jennings che domina tutto il brano e per l'arrangiamento finalmente azzeccato. Chiude il disco Where Is The Highway Tonight? dolce ballata dai toni notturni dove però per apprezzarne il suo senso completo bisogna far riferimento a Lucky 13, vale più o meno lo stesso discorso di Once An Angel. Un ultimo pensiero va alla copertina che ci mostra un Neil avvolto dalla campagna che si incammina verso un sentiero, certo non lo porterà alla gloria ma gl'anni a venire saranno in crescendo. Questo è solo un passo verso la ritrovata gloria.


Old Ways (12 Agosto 1985, Geffen GHS 24068)
Neil Young

The Wayward Wind*** [3:12]
Get Back To The Country [2:50]
Are There Any More Real Cowboys?* [3:03]
Once An Angel [3:55]
Misfits [5:08]
California Sunset* [2:56]
Old Ways [3:08]
My Boy** [3:37]
Bound For Glory [5:49]
Where Is The Highway Tonight? [3:12]

(***) "The Wayward Wind" è scritta da Stan Lebowsky e Herbert Newman ed è una delle canzoni interpretate da Patsy Cline.

Prodotto da Neil Young, Ben Keith, e David Briggs eccetto (*) da Neil Young, Elliot Mazer, David Briggs, e Ben Keith e (**) by Neil Young, Elliot Mazer, e David Briggs

Registrato alla House of David di Nashville tra il 28 e il 29 gennaio 1983; ai The Castle di Franklin, TN tra il 20 e il 30 Aprile 1985; ai Pedernales Recording Studio di Spicewood, TX; "California Sunset" proviene da una registrazione dal vivo con gli International Harvestersal al The Opry di Austin, TX il 22 giugno 1984 nel corso del programma TV Austin City Limits, andato poi in onda il 25 settembre del 1984.

Il Cast
Neil Young: guitar, banjo-guitar, harmonica, vocal
Waylon Jennings: guitar, vocal
Willie Nelson: guitar, vocal
Rufus Thibodeaux: fiddle
Ben Keith: pedal steel guitar, dobro
Tim Drummond: bass
Karl Himmel: drums
Joe Allen: bass (electric & upright)
Ralph Mooney: pedal steel guitar
Hargus "Pig" Robbins: piano
Gordon Terry: fiddle
Joe Osborne: bass
Anthony Crawford: mandolin, vocal
Terry McMillan: harmonica, jew's harp
Bela Fleck: banjo
Bobby Thompson: banjo
David Kirby: guitar
Grant Boatwright: guitar
Johnny Christopher: guitar
Ray Edenton: guitar
Gove Scrivenor: autoharp
Farrell Morris: percussion
Marty Stuart: mandolin
Carl Gorodetzky: violin
Spooner Oldham: piano
Larry Byrom: vocal
Rick Palombi: vocal
Doana Cooper: vocal
Denise Draper: vocal
Gail Davies: vocal
Betsy Hammer: vocal
Pam Rose: vocal
Janis Oliver-Gill: vocal
Mary Ann Kennedy: vocal
Kristine Oliver-Arnold: vocal
Leona Williams: vocal
Strings:
Carl Gorodetsky, leader
George Binkley
John Borg
Roy Christensen
Virginia Christensen
Charles Everett
Larry Harvin
Mark Hembree
Lee Larrison
Betty McDonald
Dennis Molchan
Pamela Sixfin
Mark Tanner
David Vanderkooi
Gary Vanosdale
Carol Walker
Stephanie Woolf