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lunedì 2 agosto 2010

Tonight's The Night - Rassegna Stampa (pt.1)



Un uomo, un cantautore, il più grande di tutti: il dolore e la manifestazione della sofferenza, una copertina nera come la pece, chitarre acide e inquiete visioni, l'esterno interiorizzato e poi esteriorizzato sotto forma di lamento nevrastenico e allucinato, l'atemporalità delle pulsioni umane, l'atto d'accusa contro gli eccessi di un'idealità e la fallace ricerca di una redenzione, il senso di perdita e l'inconsolabile assenza. Il rock'n'roll, la droga, la morte, sintesi del punto di non ritorno della follia autodistruttiva in musica; Neil Young disperato commentatore, Tonight's The Night diario-capolavoro e inesorabile premonitore di vite sacrificate sull'altare del rock.
Descrivere i sentimenti o la manifestazione degli stessi è opera tanto improba quanto inefficace perché significa decontestualizzarli dal vissuto dell'individuo e condurli verso una dimensione abitata da costrutti artificiali, frutto della mercificazione delle idee, della necessità di comunicare; ciò che ne consegue è uno svilimento del messaggio. Parlare di Tonight's The Night, soprattutto, è come banalizzare la profondità di quell'esperienza, ma parlarne vuol dire anche descriverne la magnificenza e sperare che spiriti affini si abbandonino al flusso corrosivo di quelle note. Ed ecco, allora, il lamento ebbro di "Tonight's The Night" aprire il funerale, con i versi "Bruce Barry was a working man/ he used to load that Encoline van", dedicati a Bruce Barry, roadie e amico di Young, morto per overdose di eroina, così come Danny Whitten, chitarrista dei Crazy Horse (ai due sarà dedicato l'intero album). Si racconta che il canadese costringesse i musicisti a suonare di notte, con pochissime ore di sonno all'attivo, e il blues dolente di "Speakin'Out" lascia trasparire quel senso di allucinata stanchezza e velato nervosismo.
Tonight's The Night è un album che trasuda dolore, il dolore di chi ha visto persone amate cadere nell'abisso del peccato senza più riemergerne. Ma la manifestazione della sofferenza è in questo caso catarsi e non semplice autocommiserazione; mezzo attraverso cui affrontare la perdita, toccare il fondo del barile per poi iniziare la risalita. Non sappiamo se Young vi sia realmente riuscito, fatto sta che Tonight's The Night è uno di quei casi in cui arte e vita reale si compenetrano indissolubilmente, rendendo inesistente o quantomeno labile il confine tra mera espressione artistica ed esteriorizzazione di un sentimento. In questo senso, risulta emblematica la struggente "Mellow My Mind", dove il canadese, accompagnato dall'inseparabile armonica, sembra versare lacrime più che cantare. Anche i rock'n'roll più trascinanti sono venati di dolore come ad esempio il boogie allucinato di "World On A String", dove Young fa sfoggio del suo chitarrismo nervoso, accompagnato da una batteria dal pestare metronomico.
Ma il funerale vero e proprio riprende con "Borrowed Tune", piano, armonica e voce sottile ancora soffrente e nostalgica. La chitarra elettrica torna a sferragliare protagonista in "Come On Baby Let's Go Downtown", dinamica blues e ritornello canticchiabile, forse il pezzo più scanzonato dell'album, registrato dal vivo durante un concerto a Fillmore East e che vede Danny Whitten al canto. Ancora atmosfere rilassate nel country di "Roll Another Number", che si riallaccia alle ballate campagnole di Harvest, soprattutto per effetto della steel-guitar di Ben Keith e dell'ottimo lavoro alle background vocals di Molina e Whitten.
"Albuquerque" è uno dei capolavori di Neil Young: uno slowcore ante-litteram dall'incedere marziale, con le chitarre dialoganti (acida quella di Young, desertica quella di Keith), che trasudano psichedelica, modello per le canzoni più sperimentali del canadese (si pensi alla splendida "Cortez The Killer").
Chiude l'opera lo strascinato "talking blues" funereo di "Tired Eyes", in cui Young cerca di dar pace a quegli occhi stanchi che hanno visto il rock'n'roll impossessarsi e devastare le vite di persone care. Gli strumenti si incastrano alla perfezione, cosicché piano e chitarra fungono da accompagnamento al canto, visceralmente doloroso, di Young, mentre l'unica licenza solistica è concessa all'armonica che, come al solito, dipinge una melodia tristissima.
Tonight's The Night è forse il primo concept-album sul dolore della storia del rock, in cui Neil Young, avendo una lucida visione del suo tempo, riesce a cogliere gli eccessi di un'idealità, spostando il tutto nel contesto del suo vissuto personale, elaborando l'esperienza, entrando in dissonanza cognitiva con ciò in cui aveva creduto (operazione analoga fu compiuta dal David Crosby di "If I Could Only Remember My Name").
La grandezza di Tonight's The Night consta nell'essere un'opera a tutto tondo, in cui la profondità dei contenuti è veicolata da un sound originale, immensamente influente sulle successive generazioni di musicisti. Nel country-blues allucinato di "Albuquerque" c'è la maggior parte dell'ispirazione dei Built To Spill, ad esempio, mentre il chitarrismo nervoso del canadese è il sound del grunge e di molti dei gruppi che lo hanno generato (basta alzare il ritmo di una qualunque canzone di Tonight's The Night, per ottenere i Dinosaur jr). Con quest'opera Young si scopre sommo filosofo del dolore, portatore di un messaggio universale e a-temporale, perché frutto dell'esperienza individuale e non di eventi socio-politici, contingenti a un determinato periodo storico, a cui sarebbe giocoforza vincolata la profondità e la portata del messaggio stesso (limite di molta della poetica dylaniana). In una parola sola: immortale. 
Antonio Ciarletta



Dopo la sbornia folk e rilassata dei primi '70, Young entra in uno dei periodi più cupi della vita e della carriera, dando alle stampe un trittico di lavori oscuri e deprimenti, che inizia con lo splendido e selvaggio live Times Fade Away (1973), seguito da un altro album magnifico, On The Beach (1974), per chiudere con Tonight's The Night, uscito per ultimo nel 1975, ma concepito nella fase più nera della crisi, nel 1973, appena dopo la morte per overdose del chitarrista dei Crazy Horse Danny Whitten, e del roadie del gruppo Bruce Berry. Tonight's The Night è un disco, per stessa ammissione di Young, "deprimente al punto da irritare l'ascoltatore", portandolo a spasso dentro la depressione, tra tragedie personali e universali, come in un inferno dantesco. Un disco suonato completamente in presa diretta, senza trucchi, registrato di notte, in uno studio approntato nel retro di un garage, con ciò che rimaneva dei Crazy Horse (Billy Talbot e Ralph Molina) piu Ben Keith alla steel guitar e Nils Lofgren al piano. L'album si apre con la prima delle due versioni della title-track, un blues dilatato, dedicato al roadie Bruce Berry, e accompagnato da un piano doorsiano, che dà al pezzo un'atmosfera lugubre e funerea, accentuata dalla voce lontana e ubriaca di Young. "Speakin Out" è un altro bel blues, arricchito da uno splendido solo di piano, dagli intrecci piano-chitarra, sui quali Young canta con le ultime forze che gli restano. "World On A String" è un brano sull'eroina, a metà tra un boogie nervoso e un punk ante-litteram, ma dall'atmosfera meno pessimista, che avrebbe potuto trovar posto su Everybody Knows This Is Nowhere. "Borrowed Tune" è una ballata struggente per solo piano, voce e armonica, con la melodia rubata alla "Lady Jane" degli Stones, "perché ero troppo devastato per scriverne una mia" (N.Young). "Come On Baby (Let's Go Downtown)" è l'omaggio a Danny Whitten, coautore e voce solista del brano, una cavalcata registrata dal vivo qualche anno prima, che dà un'idea perfetta del groove e del garage sound dei Crazy Horse, tra ritornelli incalzanti e chitarre selvagge. Una pausa rock prima di scivolare nuovamente nella disperazione dell'anima di Young con "Mellow My Mind", forse il picco emotivo del disco, introdotta da un armonica desolata e trascinata dalla voce struggente di Young, rotta dalla disperazione durante il ritornello. Quando Tonight's The Night sembra toccare il fondo, arriva sempre un pezzo che riporta a galla l'ascoltatore per qualche minuto, con il solo scopo di trascinarlo nuovamente giù. Cosi' dopo "Mellow My Mind", ecco "Roll Another Number For The Road" che non avrebbe sfigurato su Harvest, con il suo country arioso, la steel guitar di Ben Keith e un testo in cui Young prende le distanze da Woodstock, e ricorda quanto sia ormai lontano il sogno hippie, nonostante sia passato neanche un lustro. "Albuquerque" è un folk dalle splendide armonie vocali, intriso di tristezza e nostalgia, che traghetta l'ascoltatore fino a "New Mama", una delle melodie più squisite del canadese, con la chitarra a dettare la strofa e un piano liquido a guidare un ritornello malinconico che, per qualche attimo, ci riporta alle atmosfere di After The Gold Rush. Dopo l'aggressiva e minacciosa "Lookout Joe" (puro Crazy Horse sound) il disco sprofonda di nuovo con "Tired Eyes", una talkin' ballad, un folk sulla droga, ispirato da un fatto di cronaca, intensa e resa ancor piu struggente dalle armonie vocali disperate e dall'esecuzione vocale di Young. Tonight's The Night chiude il cerchio con la seconda versione della title-track, più dura, arrabbiata, spinta da una ritmica potente, dalla chitarra e non dal piano, dalla voce di Young che, al contrario della precedente, qui è presente, è in primo piano, e più che desolata, sembra arrabbiata e pronta a dar battaglia per risalire dagli inferi. Tonight's The Night, che all'epoca segnò vendite a dir poco sotto le aspettative, e non fu capito da molti fan e da gran parte della critica, col tempo è stato rivalutato e, addirittura, da certi considerato il primo disco punk della storia. In ogni caso, stupide e postume etichette a parte, Tonight's The Night è il capolavoro di Young, il picco creativo della sua carriera, un concept album ispirato al periodo più buio della sua vita che il canadese, con grande onestà umana e artistica, ha messo sul piatto, coinvolgendo l'ascoltatore, trascinandolo nella disperazione, nella depressione, con un disco notturno e oscuro, che non fornisce alcuna speranza o certezza, sbattendosene del sogno americano. "Se volete sentire un disco alle undici di mattina non mettete Tonight's The Night, ascoltate i Doobie Brothers" (N.Young). 
Alfredo Scacchi


Affrontare la perdita, lo smarrimento è sempre un’esperienza dolorosa. Ma un conto è perdere un mazzo di chiavi, un conto perdere una persona che abbiamo amato, un significato è smarrire la patente, un altro smarrire sé stessi. Neil affronta la perdita di due grandi amici, morti nel modo più crudo che ci possa essere (cercando la felicità attraverso l’annientamento di sé stessi) e lo fa in una situazione personale già priva di agganci solidi nella realtà. Un po’ le proprie idiosincrasie, un po’ le malattie, le crisi epilettiche, un po’ le sfibranti lotte col mercato discografico per continuare ad affermare sé stesso, senza smarrirsi, appunto. Così quando l’amico chitarrista Danny Whitten prima e l’amico roadie Bruce Berry dopo ("a notte fonda raccoglieva la mia chitarra e quando tutti se ne erano andati, cantava una canzone con voce tremante, ma vera, lunga come il giorno") perdono la vita per overdose, il già frastornato Young si riempie di sensi di colpa e affronta la sua discesa negli inferi, aggrappandosi a quello che di più vero gli è rimasto: la musica. È un viaggio nel buio, la vita perde i colori per assumere i toni di un bianco e nero dai forti contrasti (è emblematica la copertina e tutte le foto della busta).
Dai rubinetti del dolore, tutti aperti, non scendono lacrime, bensì amare e acide disamine della realtà da affrontare e a cui arrendersi. La perdita e il suo dolore aiutano solamente a costruire la capacità di affrontare e assorbire altro dolore (purtroppo sarà una costante nella vita del canadese). Ma Tonight’s The Night è anche il capitolo di una lunga carriera fatta di musica, anzi uno dei capitoli più importanti, imprescindibile, assieme al contiguo On The Beach (splendido album blues ispirato alla figura di Charles Manson). Il disco esce due anni dopo la consegna alla casa discografica, a quel tempo irritata dalla produzione del canadese e viene registrato a ridosso del Time Fades Away Tour, subito dopo che Neil aveva allontanato Whitten nel tentativo di scuoterlo dalla dipendenza all’eroina, trovandolo poi invece morto (gennaio 1973) e in seguito alla successiva morte di Berry (luglio). Le registrazioni procedono in un clima allucinante: il canadese costringe tutti a suonare a notte fonda, dopo intere giornate passate senza dormire e questa cornice ossessiva riempie di desolazione e pessimismo la musica, i testi e il modo di cantare stesso. Ma le canzoni sono permeate anche da una estrema dolcezza, lambite da uno sguardo rassegnato ma pieno di amore e compassione per la vita, d’altronde la vita di questi artisti è sempre stata raccontata in modo sincero a aperto attraverso le canzoni stesse (pensiamo a David Crosby).
È il blues a dominare il pentagramma e già insito nella parola stessa (blues, blue) evidenzia e rivela l’abbandono ad una musica in totale sintonia con ciò che si sta raccontando. Dalle laceranti e quasi cronachistiche "Tonight’s The Night", "Tired Eyes", alle dolenti "Speaking Out", "New Mama" e "Lookout Joe" alla serena arrendevolezza cantata in "Borrowed Tune" dove l’autore esprime addirittura l’incapacità fisica ad affidarsi ad un motivo in proprio (lo stupendo brano è eseguito sulle note di "Lady Jane"), fino alla struggente "Mellow My Mind". Neil Young ci è venuto incontro anche così, chiedendoci di lasciare da parte il nostro imbarazzo per offrirgli un abbraccio compassionevole, lo stesso che cerchiamo nei momenti in cui la vita non sembra prendersi cura di noi. 
Pier Angelo Cantù


Nel frattempo, è già pronto il materiale del successivo Tonight's The Night, che il "Cavallo Pazzo" canadese propone in agonizzanti esecuzioni dal vivo, al limite del collasso nervoso. Durante uno di questi concerti, offre da bere a 8.000 persone. Alla fine del tour, sono in molti a darlo per spacciato, compresa la stessa Reprise, che aspetta due anni prima di far uscire il disco. Se On The Beach era un saggio sul dolore individuale, Tonight's The Night (1975) è il lamento funebre di un'intera generazione: l'epitaffio dell'evo hippie, con i suoi sogni sprofondati negli abissi della droga e della violenza. Una "lunga notte dell'anima" resa anche graficamente dalla copertina, nera come la pece. Una meditazione su rock'n'roll, droga e morte, sintesi del punto di non ritorno della follia autodistruttiva in musica. Tutto questo è Tonight's The Night. Ed ecco, allora, il lamento ebbro della title track aprire il funerale, con i versi "Bruce Barry was a working man/ he used to load that Encoline van", dedicati all'amico morto per overdose di eroina. Si racconta che il canadese costringesse i musicisti a suonare di notte, con poche ore di sonno all'attivo, e il blues dolente di "Speakin'Out" lascia trasparire quel senso di stanchezza e nervosismo. Nella struggente "Mellow My Mind", invece, il canadese, accompagnato dall'armonica, sembra versare lacrime più che cantare. Anche i rock'n'roll più trascinanti sono venati di dolore, come il boogie allucinato di "World On A String", dove Young fa sfoggio del suo chitarrismo nervoso, accompagnato da una batteria dal pestare metronomico. Ma il funerale vero e proprio riprende con "Borrowed Tune", piano, armonica e voce sottile ancora soffrente e nostalgica. La chitarra elettrica torna a sferragliare nel blues di "Come On Baby Let's Go Downtown", registrato dal vivo durante un concerto a Fillmore East con ancora Whitten al canto. Il country di "Roll Another Number" si riallaccia invece alle ballate rurali di "Harvest", grazie alla steel-guitar di Ben Keith e ai background vocals di Molina e Whitten. "Albuquerque" è uno slo-core ante-litteram dall'incedere marziale, con le chitarre dialoganti (acida quella di Young, desertica quella di Keith), che trasudano psichedelia. Chiude l'opera lo strascinato "talking blues" funereo di "Tired Eyes", in cui Young cerca di dar pace a quegli occhi stanchi che hanno visto il rock devastare le vite di persone care; piano e chitarra fungono da accompagnamento al canto, visceralmente doloroso, di Young, mentre l'armonica dipinge una melodia tristissima. Tonight's The Night è forse il primo concept-album sul dolore della storia del rock. Young riesce a cogliere gli eccessi di un'idealità, spostando il tutto nel contesto del suo vissuto personale ed entrando in dissonanza cognitiva con ciò in cui aveva creduto (operazione analoga fu compiuta dal David Crosby di If I Could Only Remember My Name). 
ondarock.it


Ad accrescere la depressione, arrivò Tonight's The Night (1975), altro disco funereo registrato due anni prima ma bloccato dal cantante. Si tratta di un concept elegiaco, non solo nei confronti degli amici scomparsi (l'epitaffio sconsolato e sarcastico di “Tired Eyes”), ma dell'intera era hippie e dei suoi ideali alternativi, con l'accento tragico sulla droga, sulla violenza e sulla perversione sessuale che ne sono scaturite. La musica è sferzante come un atto d'accusa contro tutti, e contro se stesso in particolare: il lungo blues ubriaco e auto-ironico di “Tonight's The Night”, il boogie marziale e furente di “World On A String”, l'incalzante ritornello di “Let's Go Downtown “fanno da contraltare alle note stanche di “Speakin' Out”, brano da cocktail lounge, e a “Roll Another Number”, che parodia il country arioso e ottimista di “Harvest”. Tonight è il primo album concept della carriera di Young e probabilmente il suo capolavoro. 
Piero Scaruffi