Featured Posts

Neil Young - Songs For Judy

Archives Performance Series #07. Il nuovo live inedito è tratto dai set acustici del tour 1976 e include 22 canzoni eseguite dal solo Neil alla chitarra e al pianoforte.

David Crosby - Here If You Listen

Quarto album in appena cinque anni, il nuovo sofisticato lavoro del membro più anziano di CSN&Y, accompagnato da numerosi ospiti, è un'altra prova della sua ritrovata creatività.

Neil Young Archives

Il sito web ufficiale dove potete rivivere l'intera carriera di Neil Young: canzoni, album, film, inediti, foto, manoscritti, memorabilia, video, radio clips e tanto altro.

Neil Young - Roxy: Tonight's The Night Live

Il nuovo live d'archivio è la testimonianza del celeberrimo tour del 1973 con i Santa Monica Flyers, una selezione dai concerti inaugurali del Roxy Club di Los Angeles.

Neil Young + Promise Of The Real - Paradox

L'ultimo esperimento è un "pastiche" cinematografico surreal-western a base ecologista, più relativo soundtrack che mischia brani live, jam, cover e strumentali.

martedì 27 luglio 2010

I giardini della mente. Articoli su David Crosby



I giardini della mente di David Crosby
di Paolo Vites da JAM

I "mind gardens" di David Crosby, come titolava la sua splendida composizione dei tempi dei Byrds, sono stati il terreno fertile su cui si è sviluppata tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta la mente più lucida della California. David Crosby è l’uomo che ha rappresentato al meglio la coscienza di una generazione che ebbe il coraggio di sfidare il "moloch" dell’imperialismo americano e allo stesso tempo coltivare sogni gentili profumati di ‘erbe’ e incenso. A quasi sessant’anni, quei "giardini della mente" di David Crosby sono ancora aperti al mondo.
C’è una scena nell’ultimo, splendido film di Cameron Crowe (Almost Famous/Quasi famosi: se pensate di essere appassionati di rock, dovete vedere quel film) in cui un gruppo di roadie si sta giocando a carte le groupie degli Stillwater, la band al centro del film. A un certo punto uno di loro dice di avere la miglior erba disponibile sul mercato, un vero sballo. "Sono sicuro che è la migliore perché me l’ha data Crosby", dice. Proprio quel Crosby: David Crosby, il fondatore dei Byrds, il fondatore di CSN, l’ex guru di tutti i freak e dei California dreamers del mondo. In un’intervista surreale come poche altre della mia vita (se oggi Crosby non fosse un attivissimo sostenitore della lotta contro la droga, penserei che si era fumato l’impossibile), se avessi chiesto a Croz, come lo chiama l’amico Neil Young, un parere su quella battuta, probabilmente mi avrebbe mandato definitivamente a quel paese. C’era già andato vicino quando gli avevo chiesto di raccontarmi qualcosa del tour della reunion di CSN&Y dell’anno scorso, ma che volete farci, David Crosby è sempre stato un amabile piantagrane, uno che non si è mai nascosto dietro a una finta cortesia di comodo, sin da quando sul palco del leggendario Monterey Pop Festival, nel 1967, ebbe la bella idea di esibirsi prima con il suo gruppo, i Byrds, e poi anche con i Buffalo Springfield, facendo incazzare non poco Roger McGuinn, che poco dopo infatti lo avrebbe licenziato in tronco. Oggi David Crosby è sempre più entusiasta della sua esperienza con i CPR, dopo il bell’esordio di un paio di anni fa di cui si parlò forse più per la presenza nel gruppo del figlio James Raymond, ritrovato dopo averlo dato in adozione trent’anni prima e diventato anch’egli musicista provetto. "Siamo una vera band, adesso, molto di più di quando incidemmo il primo disco dei CPR", mi dice Croz. "L’approccio alla registrazione di Just Like Gravity (il nuovo disco dei CPR, nda) è stato decisamente diverso. Questa volta abbiamo potuto registrare con un batterista e un bassista che lavorano con noi da quasi due anni. Il gruppo ha avuto modo di suonare insieme parecchio tempo, e a differenza di quel che accade quando un gruppo arriva al secondo disco, il nostro secondo album ha un sacco di ottime canzoni. Succede spesso che nel primo disco vengano realizzate le idee musicali che un gruppo ha coltivato a lungo, magari anche per quindici anni, mentre il secondo lo si fa nel giro di un anno, con poche idee. Io e James ci siamo trovati in un momento creativo particolarmente felice, avevamo un sacco di ottime canzoni da registrare." Crosby tiene a sottolineare come i CPR siano un’autentica band: "Questa volta siamo riusciti a raggiungere quello che era il nostro scopo sin dall’inizio: essere un vero gruppo, non David Crosby accompagnato da qualche musicista più o meno bravo. Questo è il disco di una vera band". Uno dei brani più belli del disco è sicuramente Jerusalem Syndrome, un pezzo che porta proprio la firma di Raymond. Vorrei chiedergli cosa ne pensa delle sorprendenti capacità compositive del giovane figlio, ma mi interrompe: "Ehi, ti piace quella canzone? Vuoi sapere di cosa parla?". Naturalmente, Croz, e chi avrebbe mai il coraggio di dirti di no… "Succede", mi racconta entusiasta come uno scolaretto, "che a molta gente che va in pellegrinaggio in Terra Santa, in Israele, capita di avere una specie di esperienza catartica. Gli uomini tornano credendo di essere Gesù, le donne Maria Maddalena. Impazziscono! E succede davvero spesso. Chiamano questa forma di malattia mentale ‘la sindrome di Gerusalemme’. Non avevo mai sentito dire questa cosa, è stato mio figlio a leggerne su una rivista e non ha potuto resistere alla voglia di scriverci una canzone a proposito". Neanch’io avevo mai sentito prima una cosa del genere… E mi verrebbe voglia di chiedergli che tipo di letture fa suo figlio, ma evito. Un altro grande pezzo del disco è la title-track, questa volta a firma David Crosby, un intenso brano dai toni bluesy in cui si ascoltano solo la magica voce di Crosby e i suoi altrettanto magici tocchi di chitarra acustica, una canzone che riporta di schianto al Crosby leggendario di brani come Triad o Orleans di tanti, tanti anni fa… "Just Like Gravity è stato l’ultimo pezzo che abbiamo deciso di includere. Stavo semplicemente registrando un demo perché gli altri potessero aggiungere l’accompagnamento adatto, ma dopo averla sentita hanno detto: ‘No, è perfetta così, non ha bisogno di altro’." E in effetti è proprio un pezzo perfetto così, ricco di quei profumi di California che un tempo fecero sognare un’intera generazione e forse anche qualcosa di più. Non posso che chiedergli qualcosa sul suo modo di suonare la chitarra, uno stile fascinosissimo che mi ha sempre incantato: "Suono soprattutto la chitarra acustica perché mi piace davvero farlo. Molto spesso, anzi praticamente sempre, accordo la chitarra in modo diverso dallo standard: uso le cosiddette accordature aperte. Ho ascoltato parecchia musica jazz quando ero giovane, e lo faccio ancora oggi, e non potendo suonare il tipo di accordi che si usano nel jazz con una normale accordatura, ho imparato ad accordare la chitarra in modo da suonare il più simile possibile a un musicista jazz". I CPR saranno in Italia per due date molto attese, il 20 luglio a Milano e il 21 a Lucca. Che tipo di spettacolo sarà? "Ci sarà materiale da ogni tipo di gruppo di cui ho fatto parte, dai Byrds fino a canzoni ancora inedite che abbiamo composto l’altra settimana. È incredibile, ho appena finito una canzone nuova l’altra sera. Un tempo ero soddisfatto quando riuscivo a comporre tre buone canzoni in un anno, ma questo è davvero un momento speciale per me Naturalmente la maggior parte dello show sarà incentrato sul nuovo disco, perché non vediamo l’ora di suonare dal vivo quelle canzoni." Durante il mese di luglio in Italia ci sarà un vero e proprio revival del miglior California sound: oltre a Crosby, si esibiranno Neil Young e, per la prima volta nel nostro Paese, gli Eagles. "Saranno tutti ottimi concerti", dice diplomaticamente. "Ero e sono ancora ottimo amico degli Eagles, sono persone meravigliose. Il loro disco che amo di più è sicuramente Hotel Cali-fornia." I CPR incidono per la Samson, una piccola etichetta indipendente: "Internet è un aiuto formidabile per promuovere la propria musica in modo indipendente. Passo un sacco di tempo ogni giorno su Internet, è una realtà che mi affascina completamente. Siamo solo agli inizi, ma credo che la Rete cambierà completamente il mondo. E per quanto riguarda la musica, Internet offre ai giovani musicisti la possibilità di farsi conoscere, cosa che le case discografiche non danno loro nel modo più assoluto. Le case discografiche oggi sono dirette dagli avvocati e dai commercialisti, che non sono in grado di capire se una canzone è meglio del proprio naso". Il reunion tour di CSN&Y è stato uno dei più grandi eventi della passata stagione concertistica, ma sfortunatamente è stato limitato agli Stati Uniti. Quando gli chiedo come mai neanche un concerto in Europa, Croz appare alquanto risentito: "Non è stata mia la decisione di non suonare in Europa. Quando Neil (Young, nda) sarà disponibile, siamo pronti a suonare in ogni altro angolo del mondo". E l’atteso disco dal vivo di cui si parla ormai da mesi e mesi? "Abbiamo registrato ogni singolo concerto e ci sono delle buone possibilità che venga pubblicato un grande disco dal vivo." Qual è il ricordo più bello che conserva di quella esperienza? "Non c’è un singolo momento di quel tour che ricordo in modo particolare, perché è stato tutto estremamente eccitante. Neil, in particolare, è una persona talmente creativa, è sempre pronto a portare ogni cosa verso i suoi limiti estremi." È stato pubblicato da circa un anno un nuovo libro di David Crosby, dopo la bella autobiografia che uscì negli anni Ottanta. Questa volta il libro (Stand And Be Counted) racconta il rapporto tra musica rock e impegno civile: è un’appassionata storia del coinvolgimento dei musicisti rock nelle cause sociali, raccontata da uno che è stato sempre in prima fila in queste occasioni. "Non c’è solo il libro, c’è anche un documentario della durata di quattro ore dallo stesso titolo che è stato trasmesso in America sul canale Learning. Ne abbiamo fatto una versione divisa in due puntate da due ore ciascuna, da trasmettere nel resto del mondo, spero già questa estate almeno in Europa." Un vecchio amico di Crosby, Bob Dylan, ha appena compiuto 60 anni. Lui li compirà il prossimo 14 agosto. Lo saluto chiedendogli se quando aveva vent’anni e muoveva i primi passi nel mondo della musica avrebbe mai immaginato di trovarsi a sessant’anni a fare ancora grande musica rock. Ridacchia: "No, non pensavamo assolutamente che saremmo stati ancora dei musicisti rock a sessant’anni. Vorrei averci pensato almeno una volta, mi sarei preso maggior cura di me".


 ***


da Mucchio Selvaggio




Foto di Guido Harari e Testi di Joni Mitchell e Peter Gabriel dal libro Fotografie In Musica di Guido Harari