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giovedì 29 luglio 2010

Oh Lonesome Me: Don Gibson, chi era costui?


Canzone fondamentale per comprendere il cosiddetto "Nashville sound" della RCA inventato a cavallo degli anni '50 e '60 dal musicista/produttore Chet Atkins con l'ausilio del pianista Floyd Cramer. Sintetizzando al massimo, gli strumenti che avevano caratterizzato la musica country degli anni precedenti (violino, steel guitar, banjo) venivano abbandonati per essere sostituiti da un sound più moderno, meno naif e, soprattutto, più appetibile per il pubblico musicale urbano che non gradiva il suono "country" e spesso lo disprezzava, bollando questa musica con i termini non lusinghieri di "Hillbilly" o "redneck". Quindi, chitarre amplificate, basso elettrico, batteria più potente, cori femminili in primo piano e abbandono dei luoghi comuni della letteratura country nei testi delle canzoni (tradimenti, assassinii, treni, hoboes, orfanelli derelitti, e disgrazie in vario assortimento).
Don Gibson, anche compositore del brano, era stato fino a quel momento un cantante di "Hard country"; l'incontro con Chet Atkins lo trasformò completamente, facendolo pervenire ad un successo, sia nel country che nel pop, che nessuno avrebbe potuto immaginare: basti dire che la canzone si fermò al primo posto nella hit parade country per 8 settimane e raggiunse il numero 7 in quella pop. Ancora oggi, può accadere che il tassista che accompagna i turisti in giro per Nashville, davanti al Baltimore Courts Hotel, si fermi e annunci, da buon cicerone, che in quel luogo Don Gibson scrisse "quella" canzone. Il brano si presenta a ritmo sostenuto, pur essendo le parole malinconiche; Don Gibson evita di far vibrare la voce, per cui ogni verso sembra quasi un lamento. Notevoli l'accompagnamento in controtempo della chitarra stoppata e l'assolo a metà canzone; nelle note di registrazione dell'epoca, non compare il nome del chitarrista ma lo stile, unico ed inconfondile, è quello di Chet Atkins. Piacevolissimi gli interventi vocali dei Jordanaires, con i loro "waw waw" e "doom pah pah" per tutti i due minuti e mezzo della canzone. Tra le millanta versioni esistenti, si devono almeno ricordare quelle di Johnny Cash, Bobbi Martin, Craig Douglas, Stonewall Jackson, Loggins & Messina, Nancy Sinatra e Lee Hazlewood, The Kentucky Headhunters, quest'ultima molto più recente. Abbastanza nota anche la versione del 1970 di Neil Young nel suo album forse più famoso: "After the gold rush".