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giovedì 29 luglio 2010

Rust Never Sleeps


David Fricke da Rolling Stone, 4 giugno 1987 
Traduzione di Marco Grompi da Rolling Stone Files

Il Rust never sleeps Tour del '78, da cui sono scaturiti due album (la parte elettrica di Rust never sleeps e il doppio Live Rust) e un film-concerto è stata una deliziosa combinazione fra il surrealismo malato di Young e i suoi maggiori successi, a drammatica conferma della sua maturità d'autore e performer nonché del suo amore nei confronti delle eccentricità del teatro del r'n'r. Ma la fantasia younghiana di Rust never sleeps del giovane innamorato del suo nuovo suono selvaggio, simbolizzava anche tutto ciò che era giusto per il rock in un momento in cui tutto sembrava andare storto per questa musica. In un mondo pop appesantito dalla discomusic e da un fatuo rock da stadio, il piccolo Neil col suo gruppo ha tolto tutti gli orpelli rivelando solo l'essenza. Rust never sleeps era la dimostrazione della fede di Young nel vero potere del r'n'r secondo la quale con una grande canzone e un gruppo di buoni amici, chiunque avrebbe fatto tremare la terra. Era facile non cogliere il senso dello show, cosa che all'epoca qualche critico fece. La recensione originale dello spettacolo del 28 settembre a New York fu intitolata "La teatralità rimpicciolisce Neil Young & Crazy Horse". Neil Young insiste che la messa in scena è stata cruciale per la rappresentazione del sogno. Gli annunci di Woodstock, ad esempio, "erano come parte di un libro di storia per i ragazzi, come una bibbia del r'n'r, come se tutta questa storia stesse succedendo di nuovo per loro". Infatti Young ha portato il suo scenario un passo più avanti nel 1986 con una tournée denominata In a rusted out garage Tour nella quale Neil Young & Crazy Horse "provavano" in notturna in un garage suburbano ricostruito dove apparivano i vecchi elementi del Rust never sleeps Tour. "Se Rust never sleeps rappresentava il sogno, il garage era la realtà dello stesso ragazzo che lavora sodo per fare quel gran concerto", dice lui oggi. Young ammette che i grattacieli di amplificazione di Rust never sleeps erano motivati anche da una necessità. Quando lui e i Crazy Horse hanno montato per la prima volta tutta l'attrezzatura per le prove, "abbiamo potuto constatare quant'era brutta a vedersi, ci sono così tante stronzate sul palco e ho pensato: Suona come un unico enorme amplificatore. Perché allora non lo facciamo anche assomigliare a ciò che sembra ?" I road-eyes erano naturalmente folletti modellati sul Jawas di Guerre Stellari: "La saga di Guerre Stellari era appena iniziata ed era una gran cosa per i giovani", dice Young, "così ho preso tutto ciò che poteva fare effetto sui giovani e l'ho mischiato". Ma per Young la parte migliore di quel concerto era quando i Crazy Horse (Billy Talbot, Ralph Molina e Frank Sampedro) a un terzo dello spettacolo inserivano la spina trasformando canzoni come "The loner" e "Welfare mothers" in gloriose dimostrazioni di pirotecnica distorsione: "La cosa di cui sono più felice del progetto Rust never sleeps è il fatto di aver messo i Crazy Horse nella loro giusta prospettiva. Parlo con un sacco di musicisti che mi dicono Perché continui a suonare con questi tipi ? Fanno continuamente errori, il ritmo è irregolare… ma non importa. Ciò che importa è il groove e divertirsi. Non vogliamo essere bravi", ha aggiunto schiamazzando con piglio dispettoso, nella canzone guida del In a rusted garage Tour: "Non è proprio nei nostri piani".