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martedì 27 luglio 2010

So Hard to Make Arrangements For Yourself: l'intervista di Rolling Stone, 1975


di Cameron Crowe da Rolling Stone, 14 agosto 1975

"Un intervista con Neil Young era una cosa molto rara nel 1975. E' una rara occasione anche 25 anni più tardi. Ero nervoso come l'inferno". - Cameron Crowe - Estate 2000

Vicino ai trent'anni, Neil Young è la più enigmatica delle superstars tanto da emergere dai Buffalo Springfield e da Crosby, Stills, Nash & Young. I suoi a volte criptici studi di solitaria disperazione e la sua voce anti-eroica lo hanno portato ad essere solitario e chiuso. Harvest è stata l'ultima volta che ha trovato il giusto equilibrio tra critica e consenso commerciale, e il suo album successivo ha accresciuto la sua inaccessibilità al grande pubblico. La prima intervista completa per Neil Young arriva in una momento importantissimo della sua vita e della sua carriera. Dopo l'amichevole separazione dall'attrice Carrie Snodgrass, si è trasferito dal suo ranch in Nord California al relativo trambusto di Malibu. Nelle parole di una amico vicino, lui è "in forma smagliante". L'intervista la facciamo mentre attraversiamo la Sunset Boulevard in una Mercedes rossa fittata per tornare poi sul portico della sua casa in spiaggia a Malibu. Collaborativo da un capo all'altro, Neil Young ha fatto una sola richiesta: "Ho solo una cosa in mente", dice prima che il registratore si spenga, "potri ricordare tutto differentemente domani".

Perchè hai deciso di parlare solo adesso? Per i passati cinque anni i giornalisti chiedendo interviste tu rispondevi che non avevi niente da dire.
C'erano molte cose da dire. I non ho mai fatto interviste perchè mi mettevano sempre in difficoltà. Sempre. Loro non erano mai giusti. Non mi piacciono queste cose. Infatti, più non facevo interviste, più loro me ne chiedevano. Ma le cose sono cambiate, sai. Io mi sento veramente libero adesso. Non ho più la stessa vecchia ragazza. Sono tornato a vivere nel Sud della California. Mi sento molto più aperto che in passato. Esco e parlo con le persone. Io mi sento come se qualcosa di nuovo stia succedendo nella mia vita. Sono realmente coinvolto con i nuovi brnai che sto componendo, con I Crazy Horse. Oggi, mentre sto parlando, le canzoni corrono nella mia test. Sono eccitato. Penso che ogni cosa che sto facendo sia valida o differentemente non voglio pubblicarla, ma ho realizzato gli ultimi tre dischi in questo modo. Io spesso ho avuto della cattiva pubblicità per questo. Comunque mi sendo come se fossi uscito da un periodo oscuro. Che sarà documentato nel mio prossimo albu. Tonight's the Night, è l'ultimo capitolo di questo periodo.

Perché un periodo di oscurità ?Neil Young: be', non lo so, forse il via l'ha dato la morte di Danny (Whitten leader dei Crazy Horse, seconda voce e chitarra ritimica di Young), proprio prima del Time fades away tour: doveva essere nel gruppo e noi (Ben Keith chitarra steel, Jack Nitzsche al piano, Tim Drummond al basso e Kenny Buttrey alla batteria) provavamo con lui ma proprio non c'era, non riusciva a ricordarsi niente. Era davvero troppo distante, fuori di testa. Così gli ho dovuto dire di tornarsene a Los Angeles: "Non va, non va proprio vecchio mio, non sei a posto". Lui mi disse soltanto "come faccio a dirlo ai miei amici ?" e poi partì. Quella sera il coroner chiamò da Los Angeles e mi disse che era morto per overdose. Fu come se mi scoppiasse la testa, amavo Danny, cazzo, mi distrusse. Mi sentivo responsabile e in quel momento si partiva per un tour lunghissimo nelle grandi arene. Ero molto nervoso e insicuro.

Ma allora perché hai fatto uscire un disco dal vivo ?Pensavo fosse valido. Time fades away era un album molto nervoso ma, nel corso del tour, quello era il mio stato d'animo. Se mai ti mettessi ad ascoltare tutti i miei dischi, per quello troveresti un posto. Non dico che te lo tireresti fuori ogni volta che ti vuoi godere della musica, ma se stai vivendo qualcosa di strano è importante. Ogni album è come un'autobiografia in evoluzione. Non posso scrivere ogni volta lo stesso libro, ci sono artisti che possono farlo: pubblicano tre o quattro dischi all'anno e ogni cosa suona allo stesso modo. Grande, è gente che cerca di comunicare con il maggior numero possibile di persone e così dà loro il genere di musica che vogliono sentire. Ma non è il mio caso, a me interessa esprimere ciò che ho in mente. Non mi aspetto che la gente ascolti sempre la mia musica. A volte è troppo intensa. Se ascolti un disco alle undici del mattino non mettere Tonight's the night. Ascolta i Doobie Brothers.

Time fades away come seguito di Harvest avrebbe potuto essere un album popolarissimo…Se fosse stato commerciale.

Così com'è, è uno dei tuoi dischi solisti meno venduti. Quando l'hai pubblicato sapevi cosa stavi affrontando ?Probabilmente sì. Immagino che avrei potuto tirar fuori il seguito perfetto, un vero cavallo vincente. Ma sarebbe stato qualcosa che tutti si attendevano, ma così si sarebbe pensato che tutto quello che facevo era lì da capire. Per me sarebbe stata la fine. Mi sarei davvero cacciato in un angolo. La verità è che io non sono quel personaggio solitario e rilassato con la sua chitarra. Non sono più così per niente, né voglio provare dentro di m la sensazione che la gente si aspetti che io sia in una certa maniera. Nessuno si aspettava Time fades away e non mi spiace affatto di averlo fatto uscire: non avevo bisogno di soldi, né avevo bisogno della fama. Devi cambiare sempre, che siano magliette o amanti, qualsiasi cosa cambia. Preferisco continuare a cambiare e perdere molta gente per strada, perché se è questo il prezzo, allora lo pagherò. Non mi interessa che nel pubblico ci siano cento o cento milioni di persone, per me non c'è differenza, perché sono convinto che quello che vende e quello che faccio siano due cose completamente diverse. Se coincidono è un caso. Apprezzo veramente la libertà di poter buttar fuori un disco come Tonight's the night se mi va di farlo.

Eri un po' ubriaco in questo disco...Mi sa che devo dire di aver fatto il mio album più liquido (ride). Hai quasi bisogno di un salvavita per arrivare in fondo a quel disco, ci siamo tutti appoggiati al buon vecchio cactus… e, ripeto, la gente dovrebbe sentire una cosa del genere. Se vogliono davvero un ritratto completo devono sentire l'artista in tutte le circostanze, amico a tutti succede di essere persi, prima o poi succede a tutti. Se non permetti alla tua musica di essere liquida come te quando sei davvero su di giri, stai soltanto fingendo qualcosa.

E' questo il senso dell'album ?No, no, quello è un mezzo per un fine: Tonight's the night è come una lettera troppo carica. Il tutto è in realtà sulla vita, la droga e la morte. Quando noi (Lofgren, chitarre e piano, Talbot, Molina, Keith) suonavano pensavamo tutti a Danny Whitten e Bruce Berry, due parti importanti della nostra unità perduti per overdose. Le sedute per Tonight's the night sono state le prime dalla morte di Danny che hanno visto insieme quel che rimaneva di Crazy Horse. Stava a noi trovare la forza di riempire il vuoto lasciato da lui. Suo fratello Ken dirige lo Studio Intrument Rental dove abbiamo registrato il disco. C'erano delle buone vibrazioni tra noi. Nel lavoro creativo, c'era molta forza che si è trasferita nella musica. E' buffo, perché mi ricordo tutta l'esperienza in bianco e nero. Si andava in studio alle cinque del pomeriggio e si andava su di giri giocando a biliardo e bevendo tequila. A mezzanotte si iniziava a suonare e suonavamo per Bruce e Danny tutta la notte come se stessero per arrivare. Non sono tossico e non ci proverò neppure per vedere com'è… ma eravamo tutti abbastanza su di giri, giusto al limite dove ci si sente davvero spalancati davanti allo stato d'animo. E' stato spettrale, molto probabilmente avverto quest'album più di qualsiasi altra cosa che ho fatto.

Ma perché hai aspettato sino ad adesso per pubblicare Tonight's the night ? Non ha forse quasi due anni?Non l'avevo mai finito. Avevo solo nove canzoni, così invece di completarlo l'ho messo da parte e ho fatto On the beach. Per finire Tonight's the night c'è voluto Elliot (Roberts, il manager). A quei tempi c'era gente pronta a fare della storia di Bruce Berry uno spettacolo per Broadway, tanto che c'era già una sceneggiatura pronta. Mentre ascoltavo dei nastri per questo spettacolo, Elliot tra i vecchi pezzi trovò tre canzoni ancora più vecchie legate a quella storia, "Lookout Joe", "Borrowed tune", "Come on baby let's go downtown", quest'ultima dal vivo al Fillmore East coi Crazy Horse. Pensa che Danny canta addirittura la prima voce in quel pezzo. A quel punto Elliot le ha aggiunte alle nuove canzoni originali, poi le ha messe in sequenza come una storia anche se a quel punto io non pensavo di pubblicarla. Infatti c'era pronto un altro album tutto nuovo, che si intitolava Homegrown, per il quale avevamo già copertina e tutto il resto (ride). Ehi, questo però non lo si ascolterà mai.

Va bene, ma perché ?Adesso ti racconto bene tutta la storia. E' successo durante una festa per l'ascolto in anteprima di Homegrown. Eravamo circa una decina, tutti fuori di testa. Allora ascoltiamo tutto il disco e poi Tonight's the night che per puro caso era sulla stessa bobina: lo abbiamo sentito per farci due risate, ma non c'era paragone.

E hai fatto uscire Tonight's the night così come niente fosse ?No, non perché Homegrown non fosse altrettanto valido, anzi molti direbbero che questo è probabilmente meglio. Io, per esempio, che al primo ascolto Tonight's the night mi è parsa la cosa più stonata che avessi mai ascoltato. Poii alla festa, ascoltando i due uno in fila all'altro, ho iniziato a capire le debolezze di Homegrown e ho scelto Tonight's the night per la sua coesione e la sua forza in generale, l'esecuzione e il sentimento che ha. Già, il tema può essere un po' deprimente, ma il feeling generale è migliore di quello di Homegrown. L'uscita di questo album è quasi un esperimento, tanto che mi aspetto senza problemi alcune delle peggiori recensioni, decisamente le peggiori, che io abbia mai avuto. Intendo solo dire che se qualcuno desidera lasciarsi andare, bene questa è l'occasione buona: indubbiamente ci saranno quelli che lo faranno. Per loro è comunque un bene, perché mi piace vedere la gente che si apre dei varchi giganteschi da sola e per se stessa, fa bene alla loro psiche tirar fuori tutto (ride). Ovunque sia stato suonato Tonight's the night ha tracciato una linea: chi credeva che mai avrebbe disprezzato una mia cosa, è finito dall'altra parte della linea, altri invece che dicevano: "Non riesco ad ascoltare quel tipo, è troppo triste" o qualsiasi altra cosa, come "ha una strana voce" be', ora cambieranno idea. Sono sicuro che alcune parti di Homegrown saranno utilizzate in altri miei dischi, c'è anche del materiale bellissimo con Emmylou Harris ai cori. Non so, vedi quel disco forse piacerebbe alla gente, ma è molto triste, il lato oscuro di Harvest. Molte canzoni parlavano delle mie disavventure sentimentali, insomma era un po' troppo personale… Mi faceva paura e in più era appena uscito On the beach, che probabilmente è uno dei miei dischi più deprimenti. Non voglio toccare un fondo dal quale non riuscirei più a risalire e con questo intendo dire che può essere positivo cadere in basso e guardarsi in giro, ma forse non rimanerci.