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mercoledì 28 luglio 2010

CSNY: Frammenti da quattro strade differenti


Estratti da "Crosby, Stills, Nash & Young" (ed.Gammalibri) di Pietro Noè e Marco Regali

WOODSTOCK Si tratta di una canzone di Joni Mitchell, che il quartetto (C.S.N.&Y.) ripropone in una spumeggiante versione elettrica (la cantautrice la eseguiva acustica mentre il gruppo inglese dei Matthews' Southern Comfort molto più lenta e delicata, ma forse anche un po' troppo melensa. Una canzone che diverrà l'inno del famoso festival dell'agosto 1969 cui si riferisce (nonostante la Mitchell non vi fosse presente) e che, piuttosto singolarmente, sarà destinata a rappresentare la coscienza sociale di tutta quella generazione di speranza e di ideali in cui Crosby, Stills, Nash & Young così efficacemente si riconoscono portavoci, elementi catalizzatori capaci di far vibrare, con la magica poesia delle loro musiche e lo spessore emotivo delle loro liriche. Il concetto espresso nel testo di Woodstock attiene proprio alla appartenenza, voluta e sentita, di questo mezzo milione di persone a una propria "nation", la woodstock, una partnership costituitasi negli anni con il mondo del rock come background, ma socialmente viva e reale proprio per la comunanza di idee e di valori dei giovani.

HELPLESS (Neil Young) Costruita in modo semplice: una ballata imperniata su tre soli accordi, una canzone elegiaca, dedicata a Tim Hardin, densa di una tenue e accorata malinconia.

TEACH YOUR CHILDREN (Graham Nash) Le songs di Nash sono le più orecchiabili, anche quando toccano temi di un certo impegno, come in Teach Your Children, che tratta dei conflitti generazionali fra genitori e figli e della loro educazione; è questo il primo esempio di vera country-tune incisa da C.S.N.& Y.

OUR HOUSE (Graham Nash) Our house trasuda di sentimenti legati alla pace domestica e alle gioie rurali della vita a due, un'oasi di sogno nella casetta che Graham Nashe e Joni Mitchell andarono ad abitare a Laurel Canyon.

EVERYBODY I LOVE YOU (Steven Stills & Neil Young) Everybody I love, brano duro e rockistico, porta il titolo di una delle ultime poesie scritte da Marilyn Monroe, cui sembra ricollegarsi per la carica di disperato bisogno di aiuto che si avverte fra le righe.

CARRY ON (Steven Stills) Un testo di maniera ma una trascinante melodia per Carry on, canzone corale.

4 + 20 (Steven Stills) Un cupo pessimismo e una passiva rassegnazione, che arrivano fino all'annullamento, all'autodistruzione (il desiderio, la speranza, quasi, che venga la morte) suggellano un episodio acustico che Stills esegue da solo accompagnandosi con la chitarra: 4 + 20.

COUNTRY GIRL (Neil Young) Country Girl, scisso in tre fasi, è forse uno dei momenti più sinfonici del quartetto: una canzone abbastanza lunga (5'05") con tre linee melodiche diverse che si susseguono in un crescendo, anche strumentale, carico di tensione e che si stempea in una deliziosa armonica nel finale.

ALMOST CUT MY HAIR (David Crosby) "Almost cut my hair, musicalmente stupenda, e dal testo mordace, lancia strali e invettive contro i benpensanti, per i quali i capelli lunghi erano sinonimo di sporcizia, anche morale - vedi il musical, e più tardi il film Hair, che mostra la caccia alle streghe dell'establishment, anzi più propriamente, la caccia al capellone - mentre invece costituivano aspetti deliranti della paura delle vecchie generazioni per i "diversi", e per come i giovani sapevano vivere in libertà la propria vita (vedere Easy Rider, e come bene si dipinge l'odio quasi razziale per i freaks.

DEJA VU (David Crosby) Un altro messaggio filosofico che attiene soprattutto alla ciclicità dell'esistenza, vissuto in modo quasi trasposto per la sensazione di ripercorrere strade e luoghi già visti prima, almeno nella propria mente. Musicalmente si presta a improvvisazioni di stampo jazzistico, come mostrerà la versione live.

ON THE WAY HOME (Neil Young) Un vecchio numero degli ultimi Buffalo Springfield [la band cui appartenevano Stills e Young], che rispetta lo spirito con cui è stata composta, mettendo in giusto rilievo il cupo pessimismo del primo Young.

COWGIRL IN THE SAND (Neil Young) In questa canzone Neil Young canta con sfumature sarcastiche la donna puntigliosa e resa cieca dall'orgoglio.

DON'T LET IT BRING YOU DOWN (Neil Young) In quest'altra, dopo aver descritto impietosamente la desolazione che si presenta agli occhi di un uomo che la vita e gli eventi hanno cercato di piegare, sembra quasi indirizzare un monito, quello di non darsi troppo gratuitamente come perdenti, perché - in fondo - sono solo castelli in fiamme.

LOVE THE ONE YOU WITH (Steven Stills) Love the one you with, pezzo corale sempreverde, è accentratore della sommaria e discutibile filosofia stillsiana circa i rapporti con l'altro sesso.

THE LEE SHORE (David Crosby) In questa canzone aleggia lo spettro di lady Cristine, la compagna morta nell'ottobre 1970 in seguito a un incidente automobilistico nei pressi della loro abitazione di Novato. Il tutto si tramuta in un palpitante momento poetico.

TRIAD (David Crosby) "I Birds si erano rifiutati di incidere questa canzone per la scabrosità del concetto espresso e David l'aveva girata ai Jefferson Airplane per l'album Crown of Creation, del 1968. La canzone, che trae ispirazione dal romanzo utopistico Stranger in a Strange Land di Robert Heinlein, tratta di un vissuto senza inibizioni, ma ovviamente mal digerito dalla morale sociale comune.

RIGHT BETWEEN THE EYES (Graham Nash) In Right Between The Eyes esorta a bandire l'ipocrisia in attesa dell'Era dell'Acquario - egli appartiene a quel segno zodiacale - ovvero, in senso psicologico, l'ora della verità.

CHICAGO (Graham Nash) In Chicago il dramma esplode in tutta la sua tensione: i numerosi incidenti verificatisi durante la convention del '68 e filmati nella pellicola di Haskell Wexler hanno ispirato quella che rimarrà una delle canzoni più note di Nash, anche se alcune concezioni idealistiche contenute in essa suonano oggi disarmanti per le loro astrattezza, se non addirittura risibili per la mancanza di senso della realtà, ma - giova ricordarlo - questa era la linea dei tempi

FIND A COST OF FREEDOM (Steven Stills) Un gioiello acustico di Stills, una breve introduzione di chitarra acustica e quindi solo le voci a stagliare quelle immagini cosmiche presaghe di un avvenire drammatico e oscuro.